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2019-08-16
Premier League e Roland Garros su Amazon. L'ecommerce si prende pure calcio e tennis
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Ansa
La rivoluzione è servita. Mentre in Italia ci si appresta alla seconda stagione in cui i diritti televisivi del campionato di calcio di Serie A sono spartiti tra Sky e Dazn, con gli spagnoli di MediaPro interessati a inserirsi sempre sullo sfondo, in Inghilterra da quest'anno per vedere alcune partite della Premier League, l'unica possibilità è avere un account Prime su Amazon. Proprio così, quello che a detta di molti è il campionato più bello e spettacolare al mondo, cominciato lo scorso weekend, sarà disponibile, seppur in piccola parte, sulla piattaforma Prime video. Nel dettaglio il colosso di Jeff Bezos ha acquisito i diritti per la trasmissione in esclusiva di 20 partite all'anno per tre stagioni, per un costo totale di 102 milioni di euro: i 10 match dell'intero turno del Boxing day (la giornata di campionato che si gioca tra il 26 e il 27 dicembre) più altri 10 programmati nel turno infrasettimanale del 3 e 4 dicembre con partite come Manchester United-Tottenham a Old Trafford e il derby del Merseyside tra Liverpool ed Everton ad Anfield Road. Ma non solo. Gli utenti di Amazon Prime potranno trovare sulla piattaforma video anche gli highlights di tutte le giornate del campionato inglese durante tutta la settimana. L'obiettivo di questo esperimento è quello di testare il mercato e vedere quanto e quale pubblico si riesce a generare. Non a caso sono state scelte giornate di campionato in cui la maggior parte dei tifosi e degli appassionati di calcio si troveranno in ufficio, il turno infrasettimanale del 3 e 4 dicembre appunto, oppure in vacanza, il Boxing day del 26 dicembre che in Inghilterra risulta essere in assoluto il turno di campionato più seguito dalle famiglie le quali potranno gustarsi lo spettacolo accedendo tranquillamente al proprio account Amazon Prime (per chi ha già un abbonamento) senza scucire di tasca nemmeno un penny.
Amazon va così a inserirsi in quello che finora in Inghilterra è stato un vero e proprio duopolio governato da Sky e Bt, il più importante operatore di telecomunicazioni inglese. La trasmissione di tutte le 200 partite live, a partire da questa stagione e per le prossime due, è così suddivisa: 128 match a Sky Uk, 52 a Bt Sport e 20 ad Amazon. E le restanti 180 partite? In Inghilterra è ormai tradizione non far trasmettere live alle pay tv tutti i 380 incontri del campionato. Ciò accade dal 1960, anno in cui l'allora presidente del Burnley, Bob Lord, ebbe la lungimirante intuizione di proporre alla Federazione inglese il «3 pm blackout», ovvero la non trasmissione in televisione sul Regno Unito delle partite giocate di domenica tra le 14:45 e le 17:15. Questa «regola» si è rivelata negli anni molto remunerativa per tutto il sistema calcio inglese, soprattutto per i club di fascia media-piccola perché «obbliga» i tifosi a acquistare il biglietto per vedere la partita direttamente allo stadio, motivo per cui gli impianti del calcio inglese registrano quasi sempre sold out.
Tutto questo rappresenta l'inizio di una rivoluzione nel mondo dei diritti televisivi del calcio inglese, perché se finora a far da padrone nel settore della messa in onda di eventi sportivi live sono state le pay tv, da adesso in poi l'ingresso in campo delle piattaforme streaming apre nuovi scenari, anche e soprattutto per i club, la maggior parte dei quali riescono a finanziarsi grazie ai ricavi provenienti proprio dai diritti tv.
Non solo calcio. Nell'interesse di Amazon nell'accaparrarsi la trasmissione di eventi live sportivi rientra anche il tennis. Dopo aver fatto propri negli ultimi anni i diritti televisivi di importanti tornei come gli Us Open, i Masters 1000, l'Atp 500, il colosso dell'e-commerce pianta una bandierina anche in Francia e più precisamente nel Roland Garros. A partire dal 2021 alcuni match dello slam parigino verranno trasmessi in esclusiva su Prime Video grazie a un accordo stipulato con la Federtennis francese e che interrompe il monopolio di Eurosport dopo 27 anni. Un accordo che, come fa sapere la stessa federazione, farà aumentare gli introiti televisivi del 25% fino ad arrivare a 90 milioni di euro. Nel dettaglio la trasmissione delle gare sarà così suddivisa tra France Television e Amazon: i match del lotto 1 andranno in chiaro e in esclusiva sul canale della tv transalpina, quelli del lotto 2 sulla piattaforma Prime; mentre le semifinali e la finale verrà trasmessa da entrambi.
La mossa di Amazon segue in scia quelle messe già in atto di recente dagli altri colossi del web. Twitter trasmette, infatti, da qualche tempo negli Stati Uniti una gara a settimana di Nfl, il campionato professionistico di football americano; Facebook, dopo il tentativo andato a vuoto di aggiudicarsi qualche partita degli ultimi Mondiali di calcio giocati in Russia nel 2018 e l'abboccamento con i diritti della Premier League inglese, ha dovuto ripiegare insieme a Google sul cricket. Anche Netflix non vuole restare indietro e pare voglia avvicinarsi agli eventi sportivi live in Spagna per la trasmissione di alcune partite della Liga, il massimo campionato di calcio iberico. In Italia nessuno di questi operatori si è ancora affacciato né al calcio né agli altri sport, forse perché anticipata dalla piattaforma Dazn, in scena dalla scorsa estate con la trasmissione in esclusiva di tre partite su dieci per ogni turno di campionato di Serie A e dell'intera Serie B.
L'era delle serie tv a tema sportivo: gli spettatori hanno fame di storytelling
Non solo partite. La fruizione del calcio ormai va oltre. A spettatori, tifosi e appassionati non bastano più i classici 90 minuti e i talk show pre e post match. Vogliono sempre di più, ma soprattuto lo vogliono a portata di clic. Vogliono i personaggi, i campioni, il racconto, l'emozione, le imprese. In una parola sola: vogliono lo storytelling. Replicare ciò che ha fatto in passato faceva la Rai con Sfide e che adesso fanno Federico Buffa e Matteo Marani su Sky con Buffa racconta e Storie di Matteo Marani è diventato un core business per chi offre servizi di streaming. Da Amazon a Netflix fino a Dazn. Tutti a caccia di storie da produrre e trasmettere sotto forma di serie tv o docufilm a tema sportivo. Da Cristiano Ronaldo a Lionel Messi, dal Manchester City di Pep Guardiola ai trionfi di Josè Mourinho fino a una sit com su Francesco Totti e famiglia. Ce n'è per tutti i gusti.
This is football (Amazon)
È la nuova serie tv che è in onda su Amazon prime video a partire dal 2 agosto. This is football, nata da un'idea del giornalista inglese John Carlin, ha l'obiettivo di raccontare in sei episodi di un'ora ciascuno sei storie legate al pallone vissuto come sport popolare in ogni angolo del mondo. Si comincia dall'Africa con Redemption, episodio dove viene raccontato il ruolo determinante che il calcio ha avuto nella ricostruzione sociale del Rwanda dopo la tremenda guerra civile che a inizio anni Novanta provocò oltre un milione di morti. Il secondo episodio è intitolato Belief e parla dell'ascesa del calcio femminile; nel terzo, Chance, si tocca il tema dell'importanza dei sacrifici e degli sforzo che i campioni devono sostenere affinché possano raggiungere un risultato; in Love, il quarto episodio, vengono raccontate quattro storie, ognuna ambientata in un posto diverso, nelle quali sono determinanti l'amore e la passione per il gioco del calcio; infine Pride, la quinta puntata incentrata sui vichinghi del calcio islandese, e Wonder, il sesto episodio in cui è narrata la leggenda del calciatore argentino Lionel Messi.
Inside Borussia Dortmund (Amazon)
È in onda proprio in questi giorni, con la prima di quattro puntate fuori il 16 agosto (un episodio ogni venerdì fino al 13 settembre), Inside Borussia Dortmund, la docuserie prodotta da Amazon e dedicata alla squadra giallonera tedesca con approfondimenti esclusivi su tutto (o quasi) ciò che avviene durante la settimana che accompagna il club alla partita del weekend.
Take us home: Leeds United (Amazon)
Altra novità estiva, in onda da agosto su Amazon prime video, è Take us home: Leeds United, ovvero una serie in sei episodi sulla stagione passata, la Championship 2018/2019, della squadra allenata da Marcelo Bielsa a caccia del tanto desiderato ritorno in Premier League dopo 15 anni di assenza. Il tutto narrato dalla voce dell'attore premio Oscar Russell Crowe, tifoso proprio del Leeds United.
Drive to survive (Netflix)
Anche gli appassionati di motori possono trovare qualcosa che li soddisfi. Dopo il grande successo della prima stagione, su Netflix sono cominciate le riprese dei nuovi episodi di Drive to survive, una serie dedicata alla Formula Uno con un focus particolare sui gran premi e i piloti della stagione 2018. «Siamo molto contenti di poter annunciare la seconda stagione di Drive to survive perché così possiamo dare ai fan della Formula Uno la possibilità di vedere i lati nascosti del mondiale, le personalità dei piloti e le emozioni vissute dai team all'interno e all'esterno della pista» ha dichiarato il responsabile dei diritti televisivi della Formula Uno Ian Holmes.
All or nothing Manchester City (Amazon)
Ovviamente non poteva mancare All or nothing Maqnchester City, ovvero il documentario prodotto e distribuito da Amazon sulla stagione dei record della squadra allenata da Pep Guardiola, che nel 2017/2018 ha dominato la Premier League conclusa con 100 punti e una striscia record di risultati utili consecutivi con 18 vittorie e un pareggio. Si tratta di una vera e propria innovazione nel modo di raccontare lo sport più seguito al mondo: otto episodi di circa 50 minuti nei quali il percorso del club inglese è raccontato dalla voce dell'attore britannico Ben Kingsley. Il documentario va oltre: permette ai tifosi di entrare dentro la vita quotidiana del club non solo guardando le gesta di Sergio Aguero, Kevin De Bruyne e tutti gli altri calciatori allenati da Pep Guardiola, ma anche di esplorare le strutture, conoscere da vicino magazzinieri, fisioterapisti, dirigenti, insomma tutto l'universo che gira attorno ai Citizens.
The making of (Dazn)
Spostandoci su Dazn, dal 9 agosto la versione italiana della piattaforma on demand offre ai propri abbonati tre puntate da 25 minuti ciascuna per tre personaggi di assoluto livello: Cristiano Ronaldo, Neymar e Josè Mourinho. L'obiettivo è far raccontare ai protagonisti le partite che li hanno fatto svoltare la loro carriera e li hanno resi campioni. L'asso portoghese, oggi alla Juventus, rivive la partita del 2003 tra Sporting Lisbona e Manchester United, il campione brasiliano racconta l'incredibile match del 2011 terminato 4-5 tra il suo Santos e e il Flamengo di Ronaldinho. L'allenatore portoghese, campione d'Europa sia col Porto nel 2004 che con l'Inter nel 2010, ripercorre la sua iconica corsa dopo un gol segnato dal suo Porto nella gara di Champions League vinta a Old Trafford contro il Manchester United.
Being Mario Gotze (Dazn)
Essere Mario Gotze (Being Mario Gotze) è uscito nel mese di giugno del 2018 su Dazn Germania. In Italia è online da quest'estate e racconta attraverso quattro puntate della durata di un'ora ciascuna la parabola della carriera del trequartista tedesco Mario Gotze, passato dall'essere l'eroe nazionale dopo aver segnato il gol decisivo nei tempi supplementari della finale della Coppa del Mondo del 2014 vinto dalla Germania per 1-0 contro l'Argentina, a calciatore quasi dimenticato appena tre anni più tardi.
Casa Totti (Sky)

Ansa
Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo e la breve esperienza da dirigente nella sua Roma, Francesco Totti è pronto a sbarcare su Sky insieme alla moglie Ilary Blasi con una sit com. Le riprese sono cominciate soltanto poche settimane fa, quindi per la messa in onda degli episodi che racconteranno la vita quotidiana del Pupone ci sarà da attendere ancora un po'. Così come ci sarà da attendere per l'uscita al cinema di Un capitano, un docufilm tratto dall'omonimo libro edito da Rizzoli e scritto a quattro mani da Totti e dal giornalista Paolo Condò.
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Da questa stagione, per tre anni, il colosso americano di Jeff Bezos ha acquisito i diritti per trasmettere in esclusiva 20 partite del campionato inglese per un costo totale di 102 milioni di euro. Dal 2021 toccherà anche all'Open di Francia con alcuni match in onda su prime video.Lo storytelling sportivo va sempre più di moda. La piattaforma di spedizioni, Netflix, Dazn e anche Sky puntano su serie tv e docufilm: da Cristiano Ronaldo a Lionel Messi, da Francesco Totti a Josè Mourinho fino alla cavalcata vincente del Manchester City di Pep Guardiola.Lo speciale contiene due articoli.La rivoluzione è servita. Mentre in Italia ci si appresta alla seconda stagione in cui i diritti televisivi del campionato di calcio di Serie A sono spartiti tra Sky e Dazn, con gli spagnoli di MediaPro interessati a inserirsi sempre sullo sfondo, in Inghilterra da quest'anno per vedere alcune partite della Premier League, l'unica possibilità è avere un account Prime su Amazon. Proprio così, quello che a detta di molti è il campionato più bello e spettacolare al mondo, cominciato lo scorso weekend, sarà disponibile, seppur in piccola parte, sulla piattaforma Prime video. Nel dettaglio il colosso di Jeff Bezos ha acquisito i diritti per la trasmissione in esclusiva di 20 partite all'anno per tre stagioni, per un costo totale di 102 milioni di euro: i 10 match dell'intero turno del Boxing day (la giornata di campionato che si gioca tra il 26 e il 27 dicembre) più altri 10 programmati nel turno infrasettimanale del 3 e 4 dicembre con partite come Manchester United-Tottenham a Old Trafford e il derby del Merseyside tra Liverpool ed Everton ad Anfield Road. Ma non solo. Gli utenti di Amazon Prime potranno trovare sulla piattaforma video anche gli highlights di tutte le giornate del campionato inglese durante tutta la settimana. L'obiettivo di questo esperimento è quello di testare il mercato e vedere quanto e quale pubblico si riesce a generare. Non a caso sono state scelte giornate di campionato in cui la maggior parte dei tifosi e degli appassionati di calcio si troveranno in ufficio, il turno infrasettimanale del 3 e 4 dicembre appunto, oppure in vacanza, il Boxing day del 26 dicembre che in Inghilterra risulta essere in assoluto il turno di campionato più seguito dalle famiglie le quali potranno gustarsi lo spettacolo accedendo tranquillamente al proprio account Amazon Prime (per chi ha già un abbonamento) senza scucire di tasca nemmeno un penny.Amazon va così a inserirsi in quello che finora in Inghilterra è stato un vero e proprio duopolio governato da Sky e Bt, il più importante operatore di telecomunicazioni inglese. La trasmissione di tutte le 200 partite live, a partire da questa stagione e per le prossime due, è così suddivisa: 128 match a Sky Uk, 52 a Bt Sport e 20 ad Amazon. E le restanti 180 partite? In Inghilterra è ormai tradizione non far trasmettere live alle pay tv tutti i 380 incontri del campionato. Ciò accade dal 1960, anno in cui l'allora presidente del Burnley, Bob Lord, ebbe la lungimirante intuizione di proporre alla Federazione inglese il «3 pm blackout», ovvero la non trasmissione in televisione sul Regno Unito delle partite giocate di domenica tra le 14:45 e le 17:15. Questa «regola» si è rivelata negli anni molto remunerativa per tutto il sistema calcio inglese, soprattutto per i club di fascia media-piccola perché «obbliga» i tifosi a acquistare il biglietto per vedere la partita direttamente allo stadio, motivo per cui gli impianti del calcio inglese registrano quasi sempre sold out.Tutto questo rappresenta l'inizio di una rivoluzione nel mondo dei diritti televisivi del calcio inglese, perché se finora a far da padrone nel settore della messa in onda di eventi sportivi live sono state le pay tv, da adesso in poi l'ingresso in campo delle piattaforme streaming apre nuovi scenari, anche e soprattutto per i club, la maggior parte dei quali riescono a finanziarsi grazie ai ricavi provenienti proprio dai diritti tv.Non solo calcio. Nell'interesse di Amazon nell'accaparrarsi la trasmissione di eventi live sportivi rientra anche il tennis. Dopo aver fatto propri negli ultimi anni i diritti televisivi di importanti tornei come gli Us Open, i Masters 1000, l'Atp 500, il colosso dell'e-commerce pianta una bandierina anche in Francia e più precisamente nel Roland Garros. A partire dal 2021 alcuni match dello slam parigino verranno trasmessi in esclusiva su Prime Video grazie a un accordo stipulato con la Federtennis francese e che interrompe il monopolio di Eurosport dopo 27 anni. Un accordo che, come fa sapere la stessa federazione, farà aumentare gli introiti televisivi del 25% fino ad arrivare a 90 milioni di euro. Nel dettaglio la trasmissione delle gare sarà così suddivisa tra France Television e Amazon: i match del lotto 1 andranno in chiaro e in esclusiva sul canale della tv transalpina, quelli del lotto 2 sulla piattaforma Prime; mentre le semifinali e la finale verrà trasmessa da entrambi.La mossa di Amazon segue in scia quelle messe già in atto di recente dagli altri colossi del web. Twitter trasmette, infatti, da qualche tempo negli Stati Uniti una gara a settimana di Nfl, il campionato professionistico di football americano; Facebook, dopo il tentativo andato a vuoto di aggiudicarsi qualche partita degli ultimi Mondiali di calcio giocati in Russia nel 2018 e l'abboccamento con i diritti della Premier League inglese, ha dovuto ripiegare insieme a Google sul cricket. Anche Netflix non vuole restare indietro e pare voglia avvicinarsi agli eventi sportivi live in Spagna per la trasmissione di alcune partite della Liga, il massimo campionato di calcio iberico. In Italia nessuno di questi operatori si è ancora affacciato né al calcio né agli altri sport, forse perché anticipata dalla piattaforma Dazn, in scena dalla scorsa estate con la trasmissione in esclusiva di tre partite su dieci per ogni turno di campionato di Serie A e dell'intera Serie B.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/amazon-calcio-2639754998.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="l-era-delle-serie-tv-a-tema-sportivo-gli-spettatori-hanno-fame-di-storytelling" data-post-id="2639754998" data-published-at="1771660520" data-use-pagination="False"> L'era delle serie tv a tema sportivo: gli spettatori hanno fame di storytelling Non solo partite. La fruizione del calcio ormai va oltre. A spettatori, tifosi e appassionati non bastano più i classici 90 minuti e i talk show pre e post match. Vogliono sempre di più, ma soprattuto lo vogliono a portata di clic. Vogliono i personaggi, i campioni, il racconto, l'emozione, le imprese. In una parola sola: vogliono lo storytelling. Replicare ciò che ha fatto in passato faceva la Rai con Sfide e che adesso fanno Federico Buffa e Matteo Marani su Sky con Buffa racconta e Storie di Matteo Marani è diventato un core business per chi offre servizi di streaming. Da Amazon a Netflix fino a Dazn. Tutti a caccia di storie da produrre e trasmettere sotto forma di serie tv o docufilm a tema sportivo. Da Cristiano Ronaldo a Lionel Messi, dal Manchester City di Pep Guardiola ai trionfi di Josè Mourinho fino a una sit com su Francesco Totti e famiglia. Ce n'è per tutti i gusti. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/amazon-calcio-2639754998.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="this-is-football-amazon" data-post-id="2639754998" data-published-at="1771660520" data-use-pagination="False"> This is football (Amazon) È la nuova serie tv che è in onda su Amazon prime video a partire dal 2 agosto. This is football, nata da un'idea del giornalista inglese John Carlin, ha l'obiettivo di raccontare in sei episodi di un'ora ciascuno sei storie legate al pallone vissuto come sport popolare in ogni angolo del mondo. Si comincia dall'Africa con Redemption, episodio dove viene raccontato il ruolo determinante che il calcio ha avuto nella ricostruzione sociale del Rwanda dopo la tremenda guerra civile che a inizio anni Novanta provocò oltre un milione di morti. Il secondo episodio è intitolato Belief e parla dell'ascesa del calcio femminile; nel terzo, Chance, si tocca il tema dell'importanza dei sacrifici e degli sforzo che i campioni devono sostenere affinché possano raggiungere un risultato; in Love, il quarto episodio, vengono raccontate quattro storie, ognuna ambientata in un posto diverso, nelle quali sono determinanti l'amore e la passione per il gioco del calcio; infine Pride, la quinta puntata incentrata sui vichinghi del calcio islandese, e Wonder, il sesto episodio in cui è narrata la leggenda del calciatore argentino Lionel Messi. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/amazon-calcio-2639754998.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="inside-borussia-dortmund-amazon" data-post-id="2639754998" data-published-at="1771660520" data-use-pagination="False"> Inside Borussia Dortmund (Amazon) È in onda proprio in questi giorni, con la prima di quattro puntate fuori il 16 agosto (un episodio ogni venerdì fino al 13 settembre), Inside Borussia Dortmund, la docuserie prodotta da Amazon e dedicata alla squadra giallonera tedesca con approfondimenti esclusivi su tutto (o quasi) ciò che avviene durante la settimana che accompagna il club alla partita del weekend. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/amazon-calcio-2639754998.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="take-us-home-leeds-united-amazon" data-post-id="2639754998" data-published-at="1771660520" data-use-pagination="False"> Take us home: Leeds United (Amazon) Altra novità estiva, in onda da agosto su Amazon prime video, è Take us home: Leeds United, ovvero una serie in sei episodi sulla stagione passata, la Championship 2018/2019, della squadra allenata da Marcelo Bielsa a caccia del tanto desiderato ritorno in Premier League dopo 15 anni di assenza. Il tutto narrato dalla voce dell'attore premio Oscar Russell Crowe, tifoso proprio del Leeds United. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/amazon-calcio-2639754998.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="drive-to-survive-netflix" data-post-id="2639754998" data-published-at="1771660520" data-use-pagination="False"> Drive to survive (Netflix) Anche gli appassionati di motori possono trovare qualcosa che li soddisfi. Dopo il grande successo della prima stagione, su Netflix sono cominciate le riprese dei nuovi episodi di Drive to survive, una serie dedicata alla Formula Uno con un focus particolare sui gran premi e i piloti della stagione 2018. «Siamo molto contenti di poter annunciare la seconda stagione di Drive to survive perché così possiamo dare ai fan della Formula Uno la possibilità di vedere i lati nascosti del mondiale, le personalità dei piloti e le emozioni vissute dai team all'interno e all'esterno della pista» ha dichiarato il responsabile dei diritti televisivi della Formula Uno Ian Holmes. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/amazon-calcio-2639754998.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="all-or-nothing-manchester-city-amazon" data-post-id="2639754998" data-published-at="1771660520" data-use-pagination="False"> All or nothing Manchester City (Amazon) Ovviamente non poteva mancare All or nothing Maqnchester City, ovvero il documentario prodotto e distribuito da Amazon sulla stagione dei record della squadra allenata da Pep Guardiola, che nel 2017/2018 ha dominato la Premier League conclusa con 100 punti e una striscia record di risultati utili consecutivi con 18 vittorie e un pareggio. Si tratta di una vera e propria innovazione nel modo di raccontare lo sport più seguito al mondo: otto episodi di circa 50 minuti nei quali il percorso del club inglese è raccontato dalla voce dell'attore britannico Ben Kingsley. Il documentario va oltre: permette ai tifosi di entrare dentro la vita quotidiana del club non solo guardando le gesta di Sergio Aguero, Kevin De Bruyne e tutti gli altri calciatori allenati da Pep Guardiola, ma anche di esplorare le strutture, conoscere da vicino magazzinieri, fisioterapisti, dirigenti, insomma tutto l'universo che gira attorno ai Citizens. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem7" data-id="7" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/amazon-calcio-2639754998.html?rebelltitem=7#rebelltitem7" data-basename="the-making-of-dazn" data-post-id="2639754998" data-published-at="1771660520" data-use-pagination="False"> The making of (Dazn) Spostandoci su Dazn, dal 9 agosto la versione italiana della piattaforma on demand offre ai propri abbonati tre puntate da 25 minuti ciascuna per tre personaggi di assoluto livello: Cristiano Ronaldo, Neymar e Josè Mourinho. L'obiettivo è far raccontare ai protagonisti le partite che li hanno fatto svoltare la loro carriera e li hanno resi campioni. L'asso portoghese, oggi alla Juventus, rivive la partita del 2003 tra Sporting Lisbona e Manchester United, il campione brasiliano racconta l'incredibile match del 2011 terminato 4-5 tra il suo Santos e e il Flamengo di Ronaldinho. L'allenatore portoghese, campione d'Europa sia col Porto nel 2004 che con l'Inter nel 2010, ripercorre la sua iconica corsa dopo un gol segnato dal suo Porto nella gara di Champions League vinta a Old Trafford contro il Manchester United. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem8" data-id="8" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/amazon-calcio-2639754998.html?rebelltitem=8#rebelltitem8" data-basename="being-mario-gotze-dazn" data-post-id="2639754998" data-published-at="1771660520" data-use-pagination="False"> Being Mario Gotze (Dazn) Essere Mario Gotze (Being Mario Gotze) è uscito nel mese di giugno del 2018 su Dazn Germania. In Italia è online da quest'estate e racconta attraverso quattro puntate della durata di un'ora ciascuna la parabola della carriera del trequartista tedesco Mario Gotze, passato dall'essere l'eroe nazionale dopo aver segnato il gol decisivo nei tempi supplementari della finale della Coppa del Mondo del 2014 vinto dalla Germania per 1-0 contro l'Argentina, a calciatore quasi dimenticato appena tre anni più tardi. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem9" data-id="9" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/amazon-calcio-2639754998.html?rebelltitem=9#rebelltitem9" data-basename="casa-totti-sky" data-post-id="2639754998" data-published-at="1771660520" data-use-pagination="False"> Casa Totti (Sky) Ansa Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo e la breve esperienza da dirigente nella sua Roma, Francesco Totti è pronto a sbarcare su Sky insieme alla moglie Ilary Blasi con una sit com. Le riprese sono cominciate soltanto poche settimane fa, quindi per la messa in onda degli episodi che racconteranno la vita quotidiana del Pupone ci sarà da attendere ancora un po'. Così come ci sarà da attendere per l'uscita al cinema di Un capitano, un docufilm tratto dall'omonimo libro edito da Rizzoli e scritto a quattro mani da Totti e dal giornalista Paolo Condò.
Ansa
L’estrema sinistra de La France insoumise (Lfi) ha fatto il diavolo a quattro pretendendo, dapprima, che la marcia di Lione fosse vietata dalla prefettura e, poi, gridando al pericolo fascista pronto a incombere sulla città attraverso un’orda di militanti di estrema destra provenienti da mezza Europa. Come se negli ultimi anni gli antifa (anche francesi) non avessero scorrazzato in tutto il continente per andare a picchiare quelli che, secondo loro, erano i fascisti del momento. Il primo a chiedere lo stop del corteo è stato il sindaco ecologista di Lione, Grégory Doucet. Su X, il coordinatore di Lfi, Manuel Bompard, ha auspicato che la manifestazione fosse annullata definendola una «vera dimostrazione fascista» e una «minaccia per gli abitanti».
Ma nonostante le pretese di Lfi e affini, il ministro dell’Interno Laurent Nunez ha autorizzato lo svolgimento del corteo. Ai microfoni di Rtl, Nunez ha detto che «l’organizzatrice si è impegnata a rispettare scrupolosamente le indicazioni fornite», in particolare che «questa marcia abbia un carattere pacifico e che non dia luogo ad alcuna espressione politica». Il ministro ha confermato un importante dispiegamento di forze dell’ordine.
Le allerte per la calata dei fascisti sono state riprese da vari media. Sul sito di France inter si potevano leggere le testimonianze, raccolte a Lione dagli inviati di questa emittente radiofonica di Stato. Una certa Lucie, presentata come una «lavoratrice sociale», sarebbe andata ad avvertire le persone «razzializzate» dicendo loro «evitate di essere lì (sul percorso della marcia, ndr), è possibile che arrivi gente di estrema destra», gente che «ha voglia di battersi». Un altro testimone, un tal Bilel, dipendente di una macelleria, ha dichiarato di aver ricevuto «un volantino distribuito nelle vie della zona» sul quale c’era scritto «fate attenzione, prendete le disposizioni necessarie per la vostra sicurezza e per quella delle persone vulnerabili del vostro entourage». L’edizione francese di Huffington ha fatto una sintesi delle informazioni pubblicate da altre testate con un focus sul profilo dell’organizzatrice della marcia: Aliette Espieux. È stato citato Le Monde, secondo cui la ragazza sarebbe legata alla «galassia di Pierre-Edouard Stérin, in particolare attraverso l’associazione di preghiera Hozanna». Stérin è stato un importante finanziatore dell’applicazione The Fork e cofondatore di Smartbox. Un imprenditore di successo che, però, per i media mainstream transalpini ha un grandissimo difetto: è cattolico e sostiene iniziative ispirate alla sua fede. L’Huffington cita anche il sito StreetPress che rivela un’altra informazione: «Aliette Espieux è sposata con Eliot Bertin, l’ex leader neonazista del disciolto gruppo Lyon Populaire» e «indagato» dopo «l’attacco a una conferenza sulla Palestina. La violenza va sempre condannata ma, scorrendo alcuni media d’Oltralpe, sembra di assistere a un macabro calcolo.
È come se si dicesse, semplificando in maniera un po’ cavaliera: gli antifa hanno ammazzato, ma siccome anche i neonazisti lo hanno fatto, allora siamo pari. Chissà cosa avrebbero scritto varie testate transalpine se avessero indagato sulle azioni e le frequentazioni di certi militanti dell’ultrasinistra antifa. Forse, come ha fatto nei giorni scorsi Adriano Scianca sulla Verità, avrebbero scoperto che alcuni di loro sono venuti a Roma e sono stati persino premiati da un municipio.
Lasciando da parte il trattamento riservato da molti media francesi alla tragedia di Lione, è indubbio che oggi, nell’ex capitale delle Gallie, la tensione sarà alle stelle. Tra l’altro, la famiglia di Quentin non parteciperà al corteo in memoria del giovane e già da giorni invita alla calma. Anche i rappresentanti del Rassemblement national (Rn) di Marine Le Pen non parteciperanno alla marcia di oggi né ad altre iniziative simili. «Vi chiediamo», ha scritto ai dirigenti del suo partito Jordan Bardella, «di non partecipare a queste iniziative né di associarvi il Rassemblement national». Questo perché, ha spiegato ancora il leader di Rn, gli organizzatori di tali eventi «non sono certi» e sembra che la famiglia di Quentin «non sia all’origine di nessuno di essi». Anche il candidato della destra moderata alle comunali di Lione nonché ex presidente dell’Olympique Lyonnais, Jean-Michel Aulas, non sarà presente alla marcia.
Sul fronte delle indagini sui presunti autori del linciaggio di Quentin, Le Figaro ha scritto che uno dei fermati è indagato anche a Parigi. L’individuo sarebbe sospettato di aver partecipato, nel 2024, a un’aggressione ai danni di un adolescente definito «sionista» che è stato obbligato a gridare «viva la Palestina».
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Luigi Di Maio (Imagoeconomica)
La notizia è stata data direttamente su Linkedin da Di Maio, che grazie all’esperienza come ministro degli Esteri nel maggio 2023 è stato nominato rappresentante speciale dell’Unione europea per il Golfo Persico. Nelle scorse settimane il suo nome è circolato anche come possibile coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente. «Assumerò questo nuovo ruolo con l’obiettivo di contribuire al dialogo sulla sicurezza internazionale, le relazioni Europa-Golfo e le dinamiche geopolitiche», ha scritto l’ex ministro.
Il post con la sua nomina ha scatenato gli applausi e i complimenti di sceicchi e manager di fondi e grandi aziende saudite, emiratine e del Qatar. Non è un caso, ovviamente. Si vede che l’ex delfino di Beppe Grillo, in questi due anni e mezzo, si è fatto ben volere da banchieri e manager in tunica bianca. Del resto, come abbiamo imparato a nostre spese, sveglio è sveglio. E anche se da giovane ha pensato più a fare politica che a studiare (ha la maturità classica), tutti coloro che hanno lavorato con lui, ambasciatori compresi, gli riconoscono una grande umiltà e molta voglia di apprendere.
Al King’s College, poi, non fanno certo la carità: i cv li sanno leggere, ma sanno anche pesare le reti relazionali. Così hanno ingaggiato Di Maio per rafforzare il loro prestigioso Dipartimento, dove sui banchi dei master arriva la crema degli ufficiali di Sua Maestà. Di Maio, professionalmente, proviene dal Golfo Persico e guarda caso il primo mercato per l’industria bellica britannica è proprio quello, con l’Arabia saudita in testa alle classifiche con vendite per 4,5 miliardi di sterline tra il 2021 e il 2025 (fonte: governo Regno Unito). E l’anno scorso, per il governo britannico, si è registrato il valore più alto di esportazioni di armi da oltre 40 anni (20 miliardi di sterline).
Di Maio, comunque, era amato a Londra anche prima di essere spedito tra le dune dall’Onu. Ha servito come ministro degli Esteri nel Conte II (2019-2021) e nel governo Draghi (2021-2022) e ha sempre tenuto a rafforzare il più possibile i legami con il Regno Unito, nonostante la Brexit e i tanti dispettucci inglesi ai nostri emigrati. Da ministro e da vicepremier, lo statista di Pomigliano d’Arco ha sempre sostenuto che l’Unione europea non dovesse «punire» il Regno Unito per la sua uscita, allo scopo di evitare choc economici da entrambe le parti. Di Maio ha più volte ribadito «l’amicizia solida» con Londra, anche quando fu eletto Boris Johnson (2019) e ha stretto un grande rapporto con Dominic Raab, ex sottosegretario agli Esteri. Tra i vari campi nei quali ha collaborato con Londra c’è stato anche quello della ricerca sui vaccini. Ma forse uno dei dossier che oggi pesa di più, per la carriera inglese dell’ex grillino, è quello della stabilizzazione della Libia.
L’incarico di docente onorario ha poco peso dal punto di vista didattico, ma consente di fare ricerca. E non è poco per un Di Maio che da ragazzo si iscrisse senza fortuna prima a ingegneria informatica e poi a giurisprudenza. In soli sei anni, è passato da lanciare Lino Banfi sul palco del Teatro Brancaccio come rappresentante dell’Italia all’Unesco a lanciare sé stesso in uno degli atenei più prestigiosi del mondo. Un ateneo che ha sfornato 14 premi Nobel. Difficile che il quindicesimo sia il nostro «Giggino», quello che annunciava da Palazzo Chigi: «Abbiamo abolito la povertà». Ma con uno come lui, mai dire mai.
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Ansa
L’agente, riferiscono ambienti della difesa, è profondamente provato da quanto sta emergendo. Non solo per il peso dell’accusa, ma per la rappresentazione che, giorno dopo giorno, viene restituita del suo operato. Al legale ha ribadito di non aver mai avuto rapporti con gli spacciatori della zona, né contatti opachi con il mondo del boschetto. Una ricostruzione che respinge con decisione e che - sostiene - non ha nulla a che vedere con la sua storia professionale.
Dal punto di vista tecnico, la linea difensiva resta immutata. Per Porciani è difficile sostenere l’ipotesi dell’omicidio volontario a fronte di uno sparo esploso a oltre venti metri di distanza, in un contesto di scarsa visibilità, con una traiettoria che - come emerso dagli accertamenti autoptici - non presenta le caratteristiche di un colpo d’esecuzione. Un solo proiettile, esploso in pochi istanti, dopo essersi visto puntare contro quella che appariva come un’arma vera. «Non avevo alcuna intenzione di uccidere», è il concetto che l’assistente capo continua a ribadire.
In parallelo, dagli interrogatori degli altri poliziotti - difesi dagli avvocati Massimo Pellicciotta, Antonio Buondonno e Matteo Cherubini - emerge una linea difensiva distinta ma convergente su un punto: nessuno di loro avrebbe avuto un ruolo nello sparo. Tutti hanno risposto alle domande del pm Giovanni Tarzia chiarendo di essere arrivati in momenti diversi sulla scena: uno era vicino a C.C. al momento del colpo, gli altri sono giunti subito dopo. Nei verbali, però, ciascuno ha riferito che le fasi successive sarebbero state gestite dal collega più anziano, indicato come il più esperto del gruppo, anche attraverso comunicazioni non veritiere, come quella - contestata - sulla chiamata dell’ambulanza. Per la Procura di Milano uno dei passaggi chiave dell’inchiesta riguarda ciò che sarebbe accaduto nei minuti successivi allo sparo. Dalle verifiche emergerebbe che il collega più vicino all’agente, prima della chiamata al 118 si sarebbe recato al commissariato Mecenate, per poi tornare sul posto con una borsa, di cui gli altri poliziotti avrebbero detto di ignorare il contenuto. Un elemento che rafforza l’ipotesi investigativa secondo cui la pistola a salve trovata accanto al corpo possa essere stata collocata dopo, tesi sostenuta anche dagli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, legali della famiglia Mansouri. Sullo sfondo c’è poi il ritardo di circa 23 minuti nell’allertare i soccorsi, punto centrale dell’accusa di omissione contestata agli agenti.
Sulla vicenda è intervenuto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi: «Sono compiaciuto che la Polizia di Stato sia in grado di fare chiarezza e di non fare sconti a nessuno. Accetteremo con assoluta serenità ciò che emergerà».
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Jeffrey Epstein (Getty Images)
La morte di Virginia Giuffre, la grande accusatrice di Jeffrey Epstein e dell’ormai ex principe Andrea; il libro postumo in cui testimonia ciò che non è riuscita a testimoniare da viva in un’Aula di tribunale e la pressione del mondo Maga vicino a Donald Trump hanno alzato il velo su uno scandalo mondiale. Presidenti, imprenditori, intellettuali e faccendieri, tutti insieme appassionatamente, tutti uniti da lussuria e cupidigia, da interessi e vizi. Non sono un moralista e mi interessa poco in quale letto finiscano la serata gli uomini politici e i grandi imprenditori della rivoluzione digitale. Tuttavia, qui non sono in discussione le vite private delle persone e nemmeno le pratiche sessuali di ciascuno. Nel caso Epstein emerge un sistema fondato sull’abuso, sulla violazione delle regole, sullo sfruttamento delle persone e delle informazioni riservate, sulla capacità di tessere relazioni che andavano oltre gli Stati, gli schieramenti, le aziende.
Dicono che Epstein sia stato un grande manipolatore. Di certo, è stato un uomo che pur non avendo alcun titolo da vantare - non era neppure professore - è riuscito a fingersi prima insegnante, poi banchiere, quindi consigliere speciale di fior di imprenditori e infine intimo amico di magnati e principi. Di lui si può dire che sapeva come sfruttare per il proprio tornaconto l’animo e le debolezze umane. Per anni ha costruito una ragnatela in cui è riuscito a intrappolare aspiranti altezze reali (non c’è solo il figlio prediletto della regina Elisabetta, ma anche qualche altra testa coronata della vecchia Europa), fior di banchieri, capi di Stato, ministri, ambasciatori, artisti. A questi personaggi ricchi e potenti offriva donne, spesso ragazzine minorenni abbacinate dal lusso e dunque facili prede. E negli incontri riservati o nelle feste non mancava neppure la droga, che a quanto pare Epstein faceva coltivare direttamente in una delle sue proprietà, in modo da non rimanere mai senza.
Raccontata così, la storia potrebbe apparire una vicenda assai simile, anche se sviluppata alla grande, a quella di Alberto Genovese, il mago della fintech che a Milano aveva trasformato il suo appartamento in una specie di isola per orge a base di droga. Ma a Terrazza sentimento, dove si impasticcavano e stupravano le ragazze, manca rispetto a Pedophileisland l’elemento del ricatto e del malaffare. Se il fondatore di Facile.it violentava le giovani dopo averle stordite con la droga dello stupro, con Epstein le ragazze erano schiave di una cupola in cui si manipolavano segreti e potere. Le minorenni servivano per ottenere dal principe Andrea le informazioni riservate del governo inglese. I soldi e forse altro erano necessari per avere la compiacenza del primo ministro norvegese Thorbjørn Jagland. E poi c’era Jack Lang, il superministro della cultura di Mitterand e di tanti governi francesi, uno degli uomini più potenti degli Emirati arabi, Bin Sulayem, l’ex funzionaria della Casa Bianca ai tempi di Obama, Kathryn Ruemmler, ora a capo dell’ufficio legale della Goldman Sachs e, sempre vicino a Obama, l’ex segretario al Tesoro Larry Summers, fino a ieri presidente della Harvard University, e poi il genio dell’informatica Bill Gates, con il super genio della cinematografia Woody Allen. L’elenco è lungo, ma l’eterogeneità delle persone coinvolte dimostra che Epstein non si poneva limiti. Da ciascuno, americano o non, ricco o solo potente, poteva riuscire in qualche modo a guadagnare, lavorando sull’eugenetica, la geopolitica o i vaccini. Così ha accumulato un patrimonio enorme, stimato da alcuni come assai vicino al miliardo. Sesso, sangue (a Zorro ranch nel New Mexico sarebbero sepolti i cadaverici di due giovani, strangolate durante un rapporto fetish) e soldi. Un intrigo internazionale al cui confronto ogni altro giallo impallidisce, perché nessun’altra storia ha avvolto nella sua tela così tante vittime e si è diffusa in tutto il mondo, occupandosi di governi, monarchie e persino di pontefici da eliminare. Ma quello che abbiamo finora scoperto forse è solo l’inizio.
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