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2023-12-13
Alunni islamici contro un dipinto del 1600
Una deriva che in Francia comincia davvero a preoccupare. Lunedì scorso i professori della scuola media Jacques-Cartier di Issou, un piccolo comune francese situato nel dipartimento degli Yvelines, a una cinquantina di chilometri da Parigi, hanno deciso di scioperare in difesa di una loro collega, accusata di aver scioccato i suoi alunni mostrando in classe un quadro raffigurante donne nude. La docente sarebbe per questo colpevole di razzismo nei confronti degli studenti islamici.
Si tratta di Diana e Atteone, opera conservata al Louvre e dipinta dal manierista italiano Giuseppe Cesari nel primo quarto del XVII secolo. Il quadro raffigura il momento in cui, nelle Metamorfosi di Ovidio, Atteone sorprende Diana e le altre ninfe mentre, nude, si lavano alla sorgente. L’obiettivo dell’insegnante era rendere più comprensibile, o magari più coinvolgente, un testo letto in classe. Diversi studenti si sono detti turbati dalla visione di queste donne, accusando la docente di razzismo nei confronti degli alunni musulmani. Secondo la stampa francese, tali discorsi diffamatori sarebbero stati ripresi anche da alcuni genitori dei ragazzi, i quali avrebbero inviato lettere di protesta al preside. Una dinamica non troppo dissimile da quella che, nel 2020, portò all’uccisione e alla decapitazione di Samuel Paty, un insegnante di geografia e storia che, durante una lezione sulla libertà di parola, aveva mostrato le caricature di Maometto pubblicate da Charlie Hebdo. Anche in quel caso, un genitore aveva prestato fede al racconto non veritiero della figlia, dando il via a una campagna d’odio che è poi culminata nel tragico atto di terrorismo.
Questa volta gli insegnanti non ci stanno e hanno deciso di sospendere le lezioni, in quanto ritengono non vi siano condizioni di sicurezza adeguate a condurre una vita scolastica normale. Una sensazione di pericolo giustificata, secondo quanto riporta Le Figaro, dal momento che già due settimane fa un’email del preside alludeva a un clima di tensione presente all’interno dell’istituto. Sempre sul celebre quotidiano conservatore, si legge che venerdì scorso, in un paese a pochi chilometri da Issou, un altro gruppo di insegnanti ha deciso di scioperare dopo aver scoperto che i nomi di due di loro erano finiti in un gruppo Whatsapp di genitori, accomunati dalla contrarietà verso il modo in cui era stato affrontato, in classe, il conflitto tra Israele e Hamas. «Dal caso di Samuel Paty il clima è chiaramente cambiato», ha raccontato a Le Parisien una professoressa francese di liceo. «Già prima era delicato, ma dopo è diventato più forte. Argomenti come l’uguaglianza tra uomini e donne, la sessualità o le crociate sono diventati complicati». Tutti inoltre ricordiamo quando lo scorso ottobre, nei giorni seguenti all’attacco terroristico di Hamas, ad Arras un professore era stato accoltellato e ucciso da un ventenne ceceno, ex studente della scuola. La preoccupazione pertanto è abbastanza diffusa, e non si tratta di una percezione dovuta solo ai recenti fatti di cronaca. «Oggi siamo con le spalle al muro, non ce la facciamo più», ha dichiarato sempre a Le Parisien Élisabeth Allain-Moreno, segretaria generale di Se-Unsa, sindacato che rappresenta gli insegnanti in Francia. «Le cose stanno peggiorando ulteriormente, ma è certo che ci sono più minacce».
Lunedì si è recato a Issou anche il ministro dell’Istruzione, Gabriel Attal, il quale ha incontrato il personale della scuola e ha assicurato «una procedura disciplinare nei confronti degli studenti responsabili di questa situazione». «Nella scuola francese l’autorità non si contesta, si rispetta. Nella scuola francese la laicità non si contesta, si rispetta», ha dichiarato per l’occasione. «Non si distoglie lo sguardo di fronte a un quadro, non si tappano le orecchie durante la lezione di musica, non si indossano abiti religiosi». La laïcité in Francia è un valore assoluto, o almeno così era fino a poco tempo fa, ma anche in Italia è considerato un elemento indiscutibile.
Fatti come questo, però, mettono in luce un errore dei tanti che la invocano come nucleo politico del multiculturalismo, e cioè quello di ritenere che essa possa essere un principio universale riconosciuto da chiunque, a prescindere dall’appartenenza culturale. La laicità, che non è l’ateismo, viene dal cristianesimo («Date a Cesare quel che è di Cesare»). Ora la sinistra, che ha aperto le porte dell’Europa a immigrati di ogni credo e latitudine, invoca la laicità, ma davvero gli illuminati pensano di andare nelle scuole a spiegare a studenti di cultura e religione islamica la lotta al patriarcato, l’educazione affettiva e le teorie gender-inclusive? Forse occorrerebbe riconoscere che la laicità non è un valore neutro a sé stante, ma il frutto di un percorso interno alla cultura occidentale, e che anche i contenuti che la scuola trasmette, senza dover entrare in ambiti che non le competono, non possono che essere impregnati di una tradizione che è la nostra. E che andrebbe dunque riconosciuta e difesa, anche (ma non solo) dal laicismo.
Macron vuole la legge a tutti i costi, ma così rischia il posto all’Eliseo
Un vento di panico soffia sull’Eliseo. Ieri sera il presidente francese Emmanuel Macron ha convocato i ministri dell’Interno, del Lavoro e dei Rapporti con il parlamento, Gérald Darmanin, Olivier Dussopt, Franck Riester, oltre ai capigruppo di maggioranza. Nel pomeriggio la premier Elisabeth Borne aveva annullato una vista a Ginevra dove avrebbe dovuto partecipare al Forum mondiale dei rifugiati. Il no dell’Assemblea nazionale a discutere del progetto di legge immigrazione è stato un pugno nello stomaco di Macron. Ieri, presiedendo il Consiglio dei ministri, il capo dello Stato francese ha deciso di affidare il futuro del progetto di legge a una commissione mista paritaria, composta da sette deputati e altrettanti senatori. L’istanza dovrà discutere e cercare un compromesso. A prima vista, l’opzione scelta dal governo sembrerebbe poter a sbloccare la situazione ma, nei fatti, rischia di complicarla. Questo per due ragioni. La prima è che i parlamentari che comporranno la commissione lavoreranno sul testo approvato dal Senato a metà novembre. La Camera alta francese è controllata da una maggioranza composta dai senatori di destra del partito Les Républicains (Lr). Per questo, il testo approvato dal Senato era molto più restrittivo. Ad esempio, i senatori Lr si erano opposti categoricamente alla regolarizzazione dei migranti clandestini che lavorano nelle cosiddette «professioni in tensione»: edilizia, ristorazione, turismo. Un altro punto fermo posto dalla Camera alta transalpina era la soppressione dell’Ame (Aide médicale d’Etat, la copertura sanitaria pubblica, ndr) anche per i clandestini. Entrambi questi provvedimenti sono stati cancellati prima della votazione all’Assemblea nazionale. All’origine di questi stravolgimenti ci sono le opposizioni di sinistra e l’ala vicina a quest’area all’interno di Renaissance, il partito fondato da Macron. La seconda complicazione che dovrà affrontare il governo è dovuta al fatto che la commissione paritaria verrà formata rispettando la composizione delle due Camere. Questo significa che la maggioranza dei suoi membri sarà matematicamente di destra o estrema destra. È facile immaginare che un’istanza così composta approverà un testo più restrittivo.Nonostante queste difficoltà oggettive Macron non molla e lascia in trincea Darmanin e Borne. Il primo ha presentato le dimissioni, ma l’inquilino dell’Eliseo le ha respinte. A entrambi Macron ha dato un ordine chiaro: picchiare sui Républicains per far ricadere su di loro la colpa di questo fallimento. E così, già l’altro ieri sera, il titolare del Viminale francese è andato al Tg delle 20 di Tf1 per dire che i Républicains erano diventati «la stampella del Rassemblement national» (Rn). Parole definite «indecenti e provocatorie» da parte del numero uno Lr, Eric Ciotti. Ieri, poi, Macron ha rincarato la dose affermando che all’Assemblea nazionale si è formata una «alleanza contro natura» tra le opposizioni. Sempre ieri, il presidente del Rn, Jordan Bardella, ha chiesto lo scioglimento dell’Assemblea nazionale. Un’opzione che farebbe comodo al Rn, in testa ai sondaggi e uscito vincente dal voto della mozione, ma che è invisa ai deputati di maggioranza e dei partiti di sinistra che potrebbero perdere lo scranno. Per ora, quindi, la Camera bassa francese dovrebbe rimanere così com'è ma, se dovesse confermarsi il blocco dell’altro ieri, lo scioglimento sarebbe la sola strada percorribile. Questo senso di impotenza non piace a Macron. Secondo il deputato di estrema sinistra (Lfi) Manuel Bompard, il presidente francese è «drogato di autoritarismo» e «non è più capace di governare il Paese». Altri deputati Lfi si sono rivolti alla Procura per fatti riconducibili «alla corruzione di eletti» da parte di Darmanin. Il ministro viene accusato di aver fatto promesse (costruzione di caserme di gendarmeria) a deputati Lr in cambio del loro voto.
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Studenti musulmani hanno accusato di razzismo un’insegnante francese: aveva mostrato a lezione un quadro con donne nude, opera peraltro esposta al Louvre. La protesta, però, ha scatenato lo sciopero dei docenti contro queste continue intimidazioni.Se la norma sull’immigrazione (già bocciata) non passa, si può tornare alle elezioni.Lo speciale contiene due articoli. Una deriva che in Francia comincia davvero a preoccupare. Lunedì scorso i professori della scuola media Jacques-Cartier di Issou, un piccolo comune francese situato nel dipartimento degli Yvelines, a una cinquantina di chilometri da Parigi, hanno deciso di scioperare in difesa di una loro collega, accusata di aver scioccato i suoi alunni mostrando in classe un quadro raffigurante donne nude. La docente sarebbe per questo colpevole di razzismo nei confronti degli studenti islamici. Si tratta di Diana e Atteone, opera conservata al Louvre e dipinta dal manierista italiano Giuseppe Cesari nel primo quarto del XVII secolo. Il quadro raffigura il momento in cui, nelle Metamorfosi di Ovidio, Atteone sorprende Diana e le altre ninfe mentre, nude, si lavano alla sorgente. L’obiettivo dell’insegnante era rendere più comprensibile, o magari più coinvolgente, un testo letto in classe. Diversi studenti si sono detti turbati dalla visione di queste donne, accusando la docente di razzismo nei confronti degli alunni musulmani. Secondo la stampa francese, tali discorsi diffamatori sarebbero stati ripresi anche da alcuni genitori dei ragazzi, i quali avrebbero inviato lettere di protesta al preside. Una dinamica non troppo dissimile da quella che, nel 2020, portò all’uccisione e alla decapitazione di Samuel Paty, un insegnante di geografia e storia che, durante una lezione sulla libertà di parola, aveva mostrato le caricature di Maometto pubblicate da Charlie Hebdo. Anche in quel caso, un genitore aveva prestato fede al racconto non veritiero della figlia, dando il via a una campagna d’odio che è poi culminata nel tragico atto di terrorismo.Questa volta gli insegnanti non ci stanno e hanno deciso di sospendere le lezioni, in quanto ritengono non vi siano condizioni di sicurezza adeguate a condurre una vita scolastica normale. Una sensazione di pericolo giustificata, secondo quanto riporta Le Figaro, dal momento che già due settimane fa un’email del preside alludeva a un clima di tensione presente all’interno dell’istituto. Sempre sul celebre quotidiano conservatore, si legge che venerdì scorso, in un paese a pochi chilometri da Issou, un altro gruppo di insegnanti ha deciso di scioperare dopo aver scoperto che i nomi di due di loro erano finiti in un gruppo Whatsapp di genitori, accomunati dalla contrarietà verso il modo in cui era stato affrontato, in classe, il conflitto tra Israele e Hamas. «Dal caso di Samuel Paty il clima è chiaramente cambiato», ha raccontato a Le Parisien una professoressa francese di liceo. «Già prima era delicato, ma dopo è diventato più forte. Argomenti come l’uguaglianza tra uomini e donne, la sessualità o le crociate sono diventati complicati». Tutti inoltre ricordiamo quando lo scorso ottobre, nei giorni seguenti all’attacco terroristico di Hamas, ad Arras un professore era stato accoltellato e ucciso da un ventenne ceceno, ex studente della scuola. La preoccupazione pertanto è abbastanza diffusa, e non si tratta di una percezione dovuta solo ai recenti fatti di cronaca. «Oggi siamo con le spalle al muro, non ce la facciamo più», ha dichiarato sempre a Le Parisien Élisabeth Allain-Moreno, segretaria generale di Se-Unsa, sindacato che rappresenta gli insegnanti in Francia. «Le cose stanno peggiorando ulteriormente, ma è certo che ci sono più minacce».Lunedì si è recato a Issou anche il ministro dell’Istruzione, Gabriel Attal, il quale ha incontrato il personale della scuola e ha assicurato «una procedura disciplinare nei confronti degli studenti responsabili di questa situazione». «Nella scuola francese l’autorità non si contesta, si rispetta. Nella scuola francese la laicità non si contesta, si rispetta», ha dichiarato per l’occasione. «Non si distoglie lo sguardo di fronte a un quadro, non si tappano le orecchie durante la lezione di musica, non si indossano abiti religiosi». La laïcité in Francia è un valore assoluto, o almeno così era fino a poco tempo fa, ma anche in Italia è considerato un elemento indiscutibile. Fatti come questo, però, mettono in luce un errore dei tanti che la invocano come nucleo politico del multiculturalismo, e cioè quello di ritenere che essa possa essere un principio universale riconosciuto da chiunque, a prescindere dall’appartenenza culturale. La laicità, che non è l’ateismo, viene dal cristianesimo («Date a Cesare quel che è di Cesare»). Ora la sinistra, che ha aperto le porte dell’Europa a immigrati di ogni credo e latitudine, invoca la laicità, ma davvero gli illuminati pensano di andare nelle scuole a spiegare a studenti di cultura e religione islamica la lotta al patriarcato, l’educazione affettiva e le teorie gender-inclusive? Forse occorrerebbe riconoscere che la laicità non è un valore neutro a sé stante, ma il frutto di un percorso interno alla cultura occidentale, e che anche i contenuti che la scuola trasmette, senza dover entrare in ambiti che non le competono, non possono che essere impregnati di una tradizione che è la nostra. E che andrebbe dunque riconosciuta e difesa, anche (ma non solo) dal laicismo. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/alunni-islamici-contro-dipinto-1600-2666575657.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="macron-vuole-la-legge-a-tutti-i-costi-ma-cosi-rischia-il-posto-alleliseo" data-post-id="2666575657" data-published-at="1702462009" data-use-pagination="False"> Macron vuole la legge a tutti i costi, ma così rischia il posto all’Eliseo Un vento di panico soffia sull’Eliseo. Ieri sera il presidente francese Emmanuel Macron ha convocato i ministri dell’Interno, del Lavoro e dei Rapporti con il parlamento, Gérald Darmanin, Olivier Dussopt, Franck Riester, oltre ai capigruppo di maggioranza. Nel pomeriggio la premier Elisabeth Borne aveva annullato una vista a Ginevra dove avrebbe dovuto partecipare al Forum mondiale dei rifugiati. Il no dell’Assemblea nazionale a discutere del progetto di legge immigrazione è stato un pugno nello stomaco di Macron. Ieri, presiedendo il Consiglio dei ministri, il capo dello Stato francese ha deciso di affidare il futuro del progetto di legge a una commissione mista paritaria, composta da sette deputati e altrettanti senatori. L’istanza dovrà discutere e cercare un compromesso. A prima vista, l’opzione scelta dal governo sembrerebbe poter a sbloccare la situazione ma, nei fatti, rischia di complicarla. Questo per due ragioni. La prima è che i parlamentari che comporranno la commissione lavoreranno sul testo approvato dal Senato a metà novembre. La Camera alta francese è controllata da una maggioranza composta dai senatori di destra del partito Les Républicains (Lr). Per questo, il testo approvato dal Senato era molto più restrittivo. Ad esempio, i senatori Lr si erano opposti categoricamente alla regolarizzazione dei migranti clandestini che lavorano nelle cosiddette «professioni in tensione»: edilizia, ristorazione, turismo. Un altro punto fermo posto dalla Camera alta transalpina era la soppressione dell’Ame (Aide médicale d’Etat, la copertura sanitaria pubblica, ndr) anche per i clandestini. Entrambi questi provvedimenti sono stati cancellati prima della votazione all’Assemblea nazionale. All’origine di questi stravolgimenti ci sono le opposizioni di sinistra e l’ala vicina a quest’area all’interno di Renaissance, il partito fondato da Macron. La seconda complicazione che dovrà affrontare il governo è dovuta al fatto che la commissione paritaria verrà formata rispettando la composizione delle due Camere. Questo significa che la maggioranza dei suoi membri sarà matematicamente di destra o estrema destra. È facile immaginare che un’istanza così composta approverà un testo più restrittivo.Nonostante queste difficoltà oggettive Macron non molla e lascia in trincea Darmanin e Borne. Il primo ha presentato le dimissioni, ma l’inquilino dell’Eliseo le ha respinte. A entrambi Macron ha dato un ordine chiaro: picchiare sui Républicains per far ricadere su di loro la colpa di questo fallimento. E così, già l’altro ieri sera, il titolare del Viminale francese è andato al Tg delle 20 di Tf1 per dire che i Républicains erano diventati «la stampella del Rassemblement national» (Rn). Parole definite «indecenti e provocatorie» da parte del numero uno Lr, Eric Ciotti. Ieri, poi, Macron ha rincarato la dose affermando che all’Assemblea nazionale si è formata una «alleanza contro natura» tra le opposizioni. Sempre ieri, il presidente del Rn, Jordan Bardella, ha chiesto lo scioglimento dell’Assemblea nazionale. Un’opzione che farebbe comodo al Rn, in testa ai sondaggi e uscito vincente dal voto della mozione, ma che è invisa ai deputati di maggioranza e dei partiti di sinistra che potrebbero perdere lo scranno. Per ora, quindi, la Camera bassa francese dovrebbe rimanere così com'è ma, se dovesse confermarsi il blocco dell’altro ieri, lo scioglimento sarebbe la sola strada percorribile. Questo senso di impotenza non piace a Macron. Secondo il deputato di estrema sinistra (Lfi) Manuel Bompard, il presidente francese è «drogato di autoritarismo» e «non è più capace di governare il Paese». Altri deputati Lfi si sono rivolti alla Procura per fatti riconducibili «alla corruzione di eletti» da parte di Darmanin. Il ministro viene accusato di aver fatto promesse (costruzione di caserme di gendarmeria) a deputati Lr in cambio del loro voto.
Ansa
L’amministratore delegato di Rheinmetall, Armin Papperger, ha spiegato al quotidiano Welt am Sonntag che la Francia sta valutando un taglio drastico ai finanziamenti per il carro, la cui entrata in servizio era prevista per il 2040 e che doveva sostituire il Leopard 2 e il Leclerc. «Se hai a disposizione meno soldi», ha sospirato il manager, «non andrai più veloce. E noi siamo già molto lenti». Il Mgcs, finora, ha ricevuto solo 25 milioni. L’interoperabilità dei sistemi d’arma tra Paesi alleati? Può attendere.
Secondo quanto ha riferito venerdì l’Handelsblatt, le banderuole scioviniste dei francesi stanno compromettendo pure un altro programma: l’Eurodrone. Dassault, infatti, avrebbe chiesto un risarcimento ad Airbus perché potrà lavorare solo a una quota minoritaria del progetto, che coinvolge anche Germania, Spagna e Italia.
Se la passava meglio il concorrente italo-nipponico-britannico del Fcas, il Global combat air programme (Gcap). Il jet multiruolo stealth verrebbe costruito da Leonardo, dall’inglese Bae systems e dalla giapponese Mitsubishi. Restano sbarrate le porte ai tedeschi, i quali avevano manifestato interesse per la joint venture dopo il divorzio dai transalpini. Ma adesso sono le turbolenze politiche londinesi a tarpare le ali all’aereo del futuro: Keir Starmer ha perso il ministro della Difesa, John Healey, irritato per gli stanziamenti insufficienti al settore militare. La svolta laburista, pensata per tamponare l’emorragia di voti dirottando risorse sul welfare, potrebbe ripercuotersi sul sodalizio con Roma e Tokyo: i tempi di realizzazione del velivolo (2035) potrebbero dilatarsi.
In un contesto frammentato come quello del Vecchio continente, le liti non devono stupire. Il disimpegno americano, con la prospettiva di un allontanamento dell’egemone, ha innescato la competizione tra Stati di peso comparabile per intestarsi il primato militare, in una fase storica in cui l’hard power sta ridiventando un fattore di potenza cruciale. È l’ennesima dimostrazione che quello dell’orso russo è più un pretesto che un’emergenza: se veramente temessimo l’imminente invasione da parte delle truppe di Vladimir Putin, avremmo un autentico incentivo ad accantonare gli egoismi nazionali. Invece, ognuno va per sé: la Polonia si sta armando fino ai denti e potrebbe ereditare i rimasugli di supporto statunitense che Donald Trump, in cattivi rapporti con Berlino, sta sottraendo alla Germania; il debole governo di Friedrich Merz è riuscito a mettere da parte una cifra monstre - quasi 1.000 miliardi di euro - per rendere la Bundeswehr l’esercito convenzionale più forte d’Europa; la Francia ha meno disponibilità di cassa, ma non può sopportare che il suo dominio bellico venga minacciato; e poi c’è il caso italiano.
Giorgia Meloni sa che il consenso dei cittadini per le politiche marziali caldeggiate da Bruxelles è scarso. I recenti attriti sulla negata sospensione del Patto di stabilità hanno spinto l’esecutivo a congelare l’adesione al fondo Safe, nonostante i malumori del ministro della Difesa, Guido Crosetto. Il quale, nel frattempo, studia un piano per reclutare 40.000 soldati entro il 2033.
Per accedere ai prestiti dell’Ue (denaro che andrà restituito), i progetti devono coinvolgere almeno due Stati membri, a meno che non si tratti di appalti a tempo limitato. Ma se le collaborazioni sono così fragili, per quale motivo dovremmo infilarci in un meccanismo che ci vincolerebbe a elargizioni poco liberali dall’Europa? Magari, a beneficio di Rheinmetall, o di altri concorrenti francesi? Ieri è toccato alla Grecia firmare l’accordo, per pagare un sistema antidroni. Noi non abbiamo difficoltà a raccogliere capitali sui mercati, a tassi favorevoli. Possiamo contare su colossi come Leonardo. Nulla ci impedisce di metterci in proprio e di sceglierci i partner che preferiamo, a prescindere dalla sorveglianza della Commissione. Se il mondo è diventato pericoloso e bisogna attrezzarsi per sopravvivere, non è a Ursula che ci conviene consegnare la nostra sicurezza. Voi comprereste un’auto usata da quella donna?
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L’indagine è nata dalle querele presentate dalle donne vittime di atti sessuali, subiti in occasione della consegna dei prodotti alimentari richiesti online tramite la piattaforma per cui l’uomo lavorava.
Dagli accertamenti è emerso che, l’8 febbraio scorso, il rider, utilizzando l’account di una terza persona, ha appoggiato la bicicletta e ha consegnato a una giovane donna due casse d’acqua all’ingresso dello stabile: a quel punto ha iniziato a palpeggiarle il seno e altre parti del corpo. In un primo momento la vittima è rimasta impietrita e incapace di reagire, poi è riuscita a divincolarsi, scappando nell’androne condominiale ed entrando in ascensore. Ma l’uomo non ha desistito e ha lasciato il condominio solo dopo qualche minuto in cui la ragazza è rimasta chiusa in ascensore.
Successivamente, il 13 febbraio, il rider ha effettuato una consegna all’interno di un palazzo e, con il pretesto di richiedere alla ragazza destinataria dell’ordine una recensione sul cellulare, si è avvicinato e le ha palpeggiato il seno con entrambe le mani. Anche il 16 marzo, sempre all’ingresso di un condominio, l’uomo, impugnando la busta contenente l’ordine, ha infilato la mano sinistra sotto al sacchetto e ha palpeggiato il seno della ragazza davanti a lui. Sono in corso accertamenti relativi ad almeno altri sette episodi, del tutto simili per modalità d’azione.
Le segnalazioni arrivate in merito al rider arrestato, oltre ad essere numerose, risalgono a episodi avvenuti almeno da maggio 2025, un periodo di tempo molto lungo. Per questo, le forze dell’ordine ritengono che i comportamenti penalmente rilevanti dell’uomo appaiano abituali e, pertanto, invitano eventuali altre vittime a farsi avanti e denuciare le molestie subite.
In Toscana, invece, sta per andare a processo un tentativo di stupro ai danni di una novantenne da parte di un tunisino di 59 anni, accoltellato da un familiare sessantaduenne della vittima.
L’incredibile episodio di violenza contro l’anziana è avvenuto a Montespertoli, tranquillo Comune di 13.000 abitanti immerso nelle campagne tra Firenze e Siena.
La vicenda risale alla prima metà dello scorso anno, quando, secondo quanto ricostruito dalle indagini, il tunisino, residente a Colle Val D’Elsa, in Provincia di Siena, aveva accesso all’abitazione della pensionata, dove lavorava come operaio, intento a effettuare alcuni lavori di ristrutturazione all’immobile nel quale viveva la donna. È in quel contesto che l’uomo, stando alla ricostruzione della Procura di Firenze, avrebbe abusato della novantenne. Secondo quanto riporta il quotidiano La Nazione, che cita alcuni virgolettati degli atti d’indagine, la violenza sarebbe consistita «nell’afferrarle la testa con entrambe le mani e nell’iniziare a baciarla sull’orecchio per poi spostarsi verso la bocca», nonché «nel palpeggiarle e stringerle al contempo il seno destro» e a costringerla a subire tali atti sessuali contro la propria volontà.
Venuto a conoscenza dello stupro, il nipote dell’anziana avrebbe affrontato l’operaio tunisino e, dopo aver gridato «cosa hai fatto alla nonna?», lo avrebbe colpito due volte al torace con un coltello lungo 18 centimetri, causandogli ferite guaribili in dieci giorni.
Naturalmente la rissa tra i due non è passata inosservata nella pacifica cittadina e ha portato all’intervento delle forze dell’ordine, dando il via a una doppia indagine da parte della Procura di Firenze, sia sull’accoltellamento che sullo stupro. Nei mesi scorsi il pubblico ministero titolare del fascicolo d’indagine ha chiesto il rinvio a giudizio per entrambi. Il nordafricano è accusato di violenza sessuale ai danni della novantenne, con l’aggravante di aver commesso il fatto approfittando di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la pubblica e la privata difesa, nonché con abuso di relazioni domestiche e di prestazioni d’opera.
Al nipote della donna, invece, dalla Procura viene contestata l’accusa di lesioni personali aggravate dall’utilizzo del coltello, considerato un’arma bianca. I due si incontreranno di nuovo durante l’udienza preliminare, fissata per il prossimo 7 ottobre presso il tribunale di Firenze. E quasi certamente dovranno affrontare un processo a tratti kafkiano, che potrebbe portare alla condanna di entrambi.
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