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2018-04-30
Sotto l'alta moda della lingerie ci sono 55 miliardi e nuovi lavori
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Dimenticatevi i pacchi convenienza di slip bianchi in cotone in vendita a 10.99 euro nel vostro supermercato di fiducia, per la biancheria di lusso si spende sempre di più, tanto che il giro d'affari è arrivato alla considerevole cifra di 110 miliardi di euro.
Victoria's Secret
Largo a pizzi e merletti, intricate combinazioni di lacci e laccetti, velluti, tessuti ricamati o metallizzati con inserti preziosi. E soprattutto via libera all'immaginazione che combina basiche t-shirt bianche, un po' trasparenti, a reggiseni delicati, a triangolo, ma coloratissimi, come quelli in tulle proposti dal lussuosissimo brand francese Eres. La biancheria intima oggi è diventata il centro di ogni look, da quelli più sportivi ai più sofisticati. Quello che prima veniva nascosto, a volte con pudore, o che veniva indossato solo in «occasioni speciali» come arma di seduzione è diventato a detta degli stilisti un must see, qualcosa che va mostrato assolutamente. Merito un po' dei social network e un po' delle passerelle, della discesa in terra degli «angeli» di Victoria's Secret e delle boutique di lingerie che si trasformano in boudoir in cui scambiarsi addirittura consigli sulla propria sessualità, in base a un trend che è in continua crescita dal 2008.
Eres
La vendita di lingerie sembra, infatti, beneficiare di quello che viene comunemente chiamato
lipstick effect, ovvero quel particolare fenomeno per cui nei momenti di crisi economica le vendite di rossetto schizzino invece alle stelle. In questo caso specifico, però, le donne decidono di premiarsi regalandosi un nuovo reggiseno sexy piuttosto che scegliere l'ennesima nuance o profumazione di balsamo per le labbra. Sono i numeri a dimostrare la teoria. Secondo un'indagine svolta dall'americana Transparency market research, nel 2024 il mercato globale della lingerie di lusso svilupperà un fatturato di 55,83 miliardi di dollari, contro i 33,18 miliardi di dollari del 2015 (su un fatturato totale di circa 110 miliardi di euro). Prodotto principe e traino del fatturato, anche in futuro, rimarrà il reggiseno, vera arma di seduzione femminile e oggi principe nell'armadio delle donne. Alcune ricerche hanno infatti evidenziato come ogni donna abbia nel suo armadio circa nove reggiseni e che, nonostante continui a sentire l'impellente desiderio di acquistarne di nuovi, arrivi a indossarne sempre e solamente solo sei.
INFOGRAFICA
A spingere le vendite c'è l'eftetto piscologico. Secondo l'Institute of underwear psychology di Londra, «acquistare biancheria in pizzo, magari colorata, contribuisce a migliorare l'umore del 28% e crea una sensazione di benessere pari a quella che si prova dopo un massaggio di 45 minuti o mangiando il proprio dolce preferito».
C'è da dire anche che frugare in un cassetto pieno di pizzi e merletti, affondare le proprie mani in sottovesti che scivolano tra le dita e nastri e nastrini, è un vero e proprio toccasana anche per la fantasia. E che l'artigianalità ancora oggi è uno dei requisiti principali di chi acquista lingerie di lusso. La Perla, Agent Provocateu, Coco De Mer sono marchi che si differenziano proprio per l'alta qualità non solo dei materiali ma anche della manodopera. La realizzazione di un reggiseno La Perla necessita dai dodici ai quindici mesi dalla creazione alla messa in produzione fino alla distribuzione nelle boutique. Le medesime tempistiche sono necessarie per la corsetteria di Agent Provocateur che richiede almeno un anno di lavoro.
Coco De Mer
In Italia, ad avere un ruolo fondamentale nella vita delle donne è senza dubbio il brand Cosabella. I suoi prodotti combinano il lusso alla comodità quotidiana. Il marchio, nato nel 1983 dalla mente di Ugo e Valeria Campello si distingue infatti per la sua ricca collezione di bralette (quei reggiseni comodi, completamente destrutturati) in pizzo e disponibili in oltre 240 colorazioni differenti, dai toni classici come il bianco, nero e beige ai fluo, degni di party nelle spiagge più alla moda di Ibiza e Formentera.
Cosabella
Ad aver tolto dall'ombra dei vestiti la biancheria intima è stata soprattutto la saga cinematografica di Cinquanta sfumature che ha aperto le porte al mondo del bondage nello stile della lingerie, visto come una vera e propria arte e all'eroticità vista come ingrediente principale quando si parla di intimo femminile. Capofila nella categoria è Bordelle, marchio inglese di lingerie di lusso fondato da
Alexandra Popa nel 2009 e noto poiché combina la componente sadomaso di lacci ed elastici a strutture di reggiseni e body creati in oro 24 carati. «La missione», ha spiegato Alexandra Popa alla Verità, «è quella di creare un prodotto unico nel suo genere ma che sia eterno e che rispetti le tre regole fondamentali della lingerie: ovvero che sia memorabile, provocante e che porti sempre a una reazione da parte di chi la vede o indossa».
Bordelle
Non può che tornare alla mente una frase di
Greta Garbo che descrive alla perfezione il ruolo della biancheria di lusso: «Nessuno la vedrà mai; è terribilmente costosa e nessuno saprà mai che è di seta. Lo saprò io, e camminerò in modo diverso».
I Paesi in via di sviluppo trainano i numeri

Sebbene si tratti di un mercato molto frammentato, l'Italia può dirsi a pieno titolo un'eccellenza nel mondo della lingerie. Su un giro d'affari globale di circa 110 miliardi di euro, un terzo (circa 34 miliardi), è in mano a otto grandi gruppi e tre di questi sono italiani: Pacific global management, la società di Silvio Scaglia che fattura ogni anno circa 300 milioni, Yamamay (sempre 300 milioni) e poi c'è il gruppo Calzedonia con ricavi superiori ai 2 miliardi di euro. Nell'olimpo dei grandi produttori di biancheria intima ci sono anche gruppi stranieri come Triumph (3 miliardi l'anno), Hanes (4 miliardi), Agent Provocateur (8 miliardi) e Limitated Brand con 10 miliardi.
Secondo i dati distribuiti da SitaRicerca (ufficio studi specializzato nel settore moda) e diffusi dal mensile di settore IntimoRetail in occasione del tradizionale incontro annuale degli imprenditori del settore associati a Sistema Moda Italia, a fine 2017 le vendite delle linee di intimo, beachwear e calzetteria hanno registrato un trend lievemente positivo: il business è cresciuto dello 0,2% rispetto al 2016, anno che, a sua volta, si era chiuso con un -0,1%. Il dato risulta ancora più incoraggiante se si considera che nello stesso periodo le vendite degli articoli di abbigliamento hanno registrato un calo dell'1,5%. Andando più nel dettaglio, la calzetteria mantiene il trend dell'anno precedente (+0,7%), mentre le vendite di abbigliamento intimo sono calate dello 0,4%, contro il -0,7% del 2016. Se si considerano invece i settori uomo, donna e bambino, è quest'ultimo a mostrare i segnali migliori (+1,2%). Le vendite dei prodotti femminili, invece, rimangono stabili (+0,2%), mentre l'uomo si mostra ancora in ripresa rispetto a fine 2016, anno che si era chiuso con un calo dell'1%. In termini generali, quindi, le vendite dei prodotti di intimo e calzetteria stanno lentamente, ma progressivamente, risalendo la china: basti pensare che il 2013 si era chiuso con un -6% a valore.
Insomma, il settore è in ripresa. Su un giro d'affari di circa 110 miliardi, secondo la società che si occupa di ricerche di marketing, Variant market research, circa il 25% (27,5 miliardi) del fatturato mondiale della lingerie arriva dal Nord America, il 30% dall'Europa (33 miliardi), il 30% dall'Asia (33 miliardi). Il resto del mondo (prettamente Africa e Australia) fattura invece solo il 15% dei ricavi (16,5 miliardi) globali.
Dando uno sguardo ai singoli Paesi appare chiaro come alcuni di questi rappresentino mercati in piena crescita per il fatturato globale. Secondo i dati che Sistema Moda Italia ha rilasciato alla Verità, nel 2017 le importazioni di intimo in Vietnam, rispetto al 2016, sono aumentate del 44,4%. Lo stesso vale per lo Sri Lanka, dove l'anno scorso sono cresciute del 21,2%. Anche in Europa ci sono dei «fuoriclasse»: secondo i dati dell'indagine, l'anno scorso le importazioni nei Paesi Bassi sono cresciute del 54,6% e del 19,5% in Croazia. Al contrario ci sono Paesi che hanno ridotto le importazioni: la Romania, per esempio, ha perso il 19,4% del giro d'affari, la Tunisia il 14,4% e la Turchia il 12,9%
Tra i Paesi che hanno esportato più intimo nel 2017, invece, troviamo la Russia, con un balzo del 71,4% rispetto all'anno precedente e gli Stati Uniti, con un salto in avanti del 42,3%. In terza posizione c'è la Cina, che ha venduto oltreconfine il 33,6% in più di lingerie rispetto al 2016. Tra chi, invece, ha sofferto, c'è la Croazia, con un crollo del 21,3%. Anche altri Paesi, tradizionalmente ritenuti più sviluppati e dunque più costosi in termini di manodopera, hanno subito una flessione. La Francia, per esempio, ha perso il 2% delle esportazioni nel 2017, la Svizzera lo 0,8% e i Paesi Bassi l'1,4%.
Il trend di mercato appare chiaro e segue quello di tutto il mercato della moda. I maggiori compratori del settore sono tutti i Paesi in via di sviluppo, dove l'intimo - anche di pregio - sta diventando un bene sempre più comune e per questo il fatturato delle importazioni è in crescita. Al contrario, i grandi produttori - Cina, Russia e Stati Uniti - si spartiscono la gran parte delle esportazioni mondiali a sfavore di aree dove la manodopera è piuttosto salata.
Gianluca Baldini
La «regina» del settore: «La trilogia Cinquanta sfumature ha aperto a un nuovo mercato dell'erotismo»

Il quartiere di Covent Garden a Londra nasconde uno dei negozi di lingerie più ricercati al mondo. Coco de Mer nasce nel 2001 e negli anni si afferma sul mercato internazionale come marchio di intimo di lusso, al pari di La Perla, Agent Provocateur e Bordelle. Il suo amministratore delegato è Lucy Litwack, conosciuta come «la regina della biancheria intima» per il suo straordinario curriculum: sei anni con Victoria's Secret, due come brand director a La Perla e infine managing director per il lancio della linea di intimo di David Beckham. Approda a Coco de Mer nel 2001 e nel 2017 decide con l'appoggio di alcuni investitori anonimi di acquistare il marchio dal gruppo Lovehoney per 5 milioni di sterline. L'obiettivo? Sfruttare a pieno il potenziale di Coco de Mer e trasformarlo in un brand globale.
Come si differenzia Coco de Mer da altri marchi presenti sul mercato?
«C'è qualcosa di speciale in un brand come Coco de Mer perché rappresenta la perfetta unione tra moda di lusso ed erotismo, sofisticatezza e sensualità. Coco de Mer è il luogo perfetto dove esplorare le proprie fantasie e dare vita a esperienze uniche. In fondo, la lingerie può creare magie».
Il mercato della lingerie è in fase di crescita. Quali cambiamenti prevede nei prossimi cinque anni?
«La crescita del mercato sta portando alla nascita di tanti nuovi marchi. In parte dobbiamo ringraziare la trilogia di Cinquanta sfumature per aver creato un nuovo mercato dell'erotismo. Immagino un futuro ancora più sexy, dove marchi che producono lingerie ispirata all'arte del bondage potranno crescere in maniera esponenziale. C'è una mentalità più aperta quando si tratta di sesso e piacere rispetto a 10 anni fa; le donne non hanno più vergogna. Credo che sempre più brand specializzati nel ready to wear faranno il loro ingresso nel mondo della lingerie, offrendo sia capi per la casa sia un abbigliamento più sensuale che si ispira alla lingerie».
Le donne sembrano più disposte a spendere grosse somme di denaro in biancheria intima, come lo giustifica?
«Credo le donne si sentano più sicure e hanno così iniziato a dare alla lingerie un'importanza pari a qualsiasi altro capo d'abbigliamento. Indossare un completo di lusso fa sentire una donna sexy e affascinante e questa è una sensazione che può creare dipendenza».
Come descriverebbe il cliente tipo di Coco de Mer?
«Chi viene da Coco de Mer prima di tutto ama il lusso. Quando entra nel nostro negozio di Covent Garden è come se si trovasse in un boudoir, dove non ci sono limiti e si ha la libertà di esplorare la propria immaginazione».
Qual è il vostro target principale?
«Posso dire che la clientela di Coco de Mer è divisa in egual misura tra uomo e donna. Anche per quanto riguarda l'età, chi frequenta il nostro negozio ha dai 30 ai 60 anni».
Come cambia lo stile di una donna di 30 anni da quello di una sessantenne?
«Spesso non c'è una grande differenza tra una donna giovane e una più matura. Ho però notato che mentre una ventenne preferisce un intimo più comodo composto da reggiseni a fascia o comunque meno strutturati insieme a un abbigliamento da casa, con il passare degli anni la donna cerca un look più attraente e ricercato. Sembra che con l'età cresca anche il senso di sicurezza e quindi la voglia di quel qualcosa in più».
Quali sono i vostri capi più venduti?
«Sicuramente la nostra serie Icons. Disegnata a Londra e prodotta con i migliori tessuti ha ormai fatto il giro del mondo. È una collezione che unisce erotismo, eleganza, giocosità e grazia. Sono pezzi senza tempo, che trasmettono un senso di potere ed esprimono grande sensualità, per questo motivo non potevamo che scegliere la nostra brand ambassador Pamela Anderson come modella per la collezione».
Come si comporta un uomo che entra per la prima volta nella vostra boutique?
«Il nostro obiettivo è quello di offrire a chiunque un'esperienza in cui sentirsi a proprio agio. Vogliamo che i nostri clienti possano esprimere liberamente le loro fantasie erotiche, invece che giudicarli. Il nostro negozio è costruito in modo da dare spazio a chiunque e il nostro staff ha un settore in cui eccelle, che sia il fitting, l'intimo di lusso. Cerchiamo di non trattare gli uomini diversamente da come tratteremmo qualsiasi cliente, anche se probabilmente questi ultimi avranno bisogno di qualche aiuto extra per scegliere la taglia giusta o il modello più adatto alla compagna».
Mariella Baroli
Da Milano a Cagliari, le boutique in cui trovare l'intimo su misura

Stringere le spalline. Risistemare la coppa. Tirare la banda laterale perché infastidisce troppo. Non vedere l'ora di tornare a casa e liberarsi di quel marchingegno diabolico che vi stringe il seno. Quante volte in una settimana ripetete queste operazioni? Troppe. Senza dubbio. E il motivo è semplice: avete scelto l'intimo sbagliato per voi.
Il problema è che non avete incrociato sul vostro cammino una «bra lady», una signora in grado di trovare il modello adatto a voi semplicemente utilizzando un metro da sarta e analizzando le vostre abitudini.
Per facilitarvi l'operazione abbiamo selezionato alcune boutique in tutta Italia, alcune delle quali appartengono a Rich (la rete d'impresa italiana in rosa che raggruppa negozi, spesso storici, specializzati in intimo e costumi da bagno di diverse marche) dove troverete ottima qualità, prodotti artigianali e marchi di lusso e personale competente in grado di guidarvi nella scelta dell'intimo perfetto.
Per Manuela Carena, la lingerie è una questione di famiglia. La boutique Bottino è dal 1934 punto di riferimento per ogni donna, anche quelle con forme più generose. Nel laboratorio nascosto all'interno del negozio mamma Bruna modifica, ripara e riadatta qualsiasi capo intimo e da mare, ma non solo. Bottino offre un servizio di bra fitting che permette anche alle donne dalle forme più generose di trovare il reggiseno o il corsetto più adatto alle sue esigenze, senza rinunciare a pizzi e merletti.
Vicino a Milano, più precisamente a Cernusco sul Naviglio, nasce Joly un negozio di intimo che offre molto di più della solite collezioni di marchi prestigiosi. Fondato nel 1965, Joly offre una linea classica da loro creata e una linea natura, prodotta con cotone bio. Insieme alla più speciale linea sposa, è poi possibile creare il completo intimo su misura. Basta prenotare un appuntamento nel loro atelier per scegliere insieme i tessuti e i modelli più adatti al tuo corpo.
Patrycja Kamila Lewicka e Joanna Grunt sono famose per aver portato il «bra fitting» in Italia. Basta andare sul loro sito e prenotare un appuntamento per scoprire che esistono ben 240 taglie di reggiseni e solo due donne su dieci sanno quale comprare. Dopo aver trovato la misura più adatta a voi, Pati e Jo vi aiuteranno anche a scegliere il modello più adatto al vostro fisico: dal balconcino che fa apparire il seno più pieno, al reggiseno senza ferretto per il massimo comfort.
Julia Stefanelli ha dato vita al marchio My Lace Moon partendo da uno dei portali più utilizzati per la vendita di prodotti artigianali, Etsy. Il suo negozio virtuale offre reggiseni, mutande, camicie da dotte e persino vestaglie fatte a mano e prodotte sulle misure della cliente, così da garantire il fit perfetto. Il successo di My Lace Moon ha permesso a Julia di aprire il suo primo studio-atelier a Verona.
Parola d'ordine, trasparenza. Le due giovani fondatrici del marchio, Federica Tiranti e Chiara Marconi hanno deciso di supportare il made in Italy con la loro collezione di lingerie. La loro filosofia è chiamata «slow couture» perché Chité non dipende da trend stagionali. Collezioni mensili uniche e limitate insieme a un attento lavoro di personalizzazione, specialmente sulle loro mutande in tulle ricamato, un vero best seller.
Un negozio di altri tempi che nasconde i migliori marchi della lingerie italiana e internazionale. Una delle più amate località di montagna nasconde anche una delle boutique di intimo più amate dalla clientela vip. Pavimenti e mobilio di legno nascondono cassetti e scaffali ricchi di qualsiasi capo una donna possa desiderare.
Brighenti è uno degli ultimi pezzi della Dolce Vita nella Città Eterna. Il negozio di intimo dove andavano a fare i loro acquisti Sophia Loren e Brigitte Bardot, è un pezzo di storia, iniziata alla fine dell'800. Marchi di lusso e lezioni di stile. Imperdibile «la rubrica della boutique», uno spazio dove la lingerie viene spiegata e raccontata con l'amore di chi fa questo lavoro da decenni.
Sempredonna è una boutique situata a pochi passi da palazzo Vinceremo a Cagliari. Offre consulenze personalizzate. Maria Assunta Pilia, la titolare del negozio, è una consulente d'immagine in grado non solo di trovare il reggiseno perfetto per ogni donna ma anche di consigliare la biancheria intima adatta a ogni tipo di occasione.
Marianna Baroli
I trend del 2018 sono velluto e pizzo

Tradizionalmente il mercato della lingerie non è mai stato guidato dai trend come invece accade al settore dell'abbigliamento, schiavo delle otto settimane di sfilate che mobilitano l'industria della moda ogni febbraio e settembre. Nel corso degli ultimi anni, complice una crescita del settore e il conseguente ingresso di nuove aziende nel mercato così come la necessità di rendersi allentanti per i consumatori più giovani - i famosi millennial - l'universo lingerie si è però trovato a fare i conti con quella che da molti è stata definita una vera e propria «rivoluzione» nel modo di concepire l'intimo. In questo contesto socioeconomico i trend sono quindi diventati uno degli strumenti più utili per garantire un buon fatturato a qualsiasi azienda. Nella nuova stagione i maggiori brand propongono capi declinati su cinque principali caratteristiche, che vanno ad affiancarsi allo stile bondage, reso famoso da Cinquanta sfumature e persistente traino del mercato dell'intimo.
La comodità della bralette
Gli ultimi anni hanno visto un declino nelle vendite di reggiseni push-up. A guidare il nuovo trend che vede reggiseni senza imbottiture e senza ferretto sono le più giovani che, abituate a un look fatto di t-shirt e pantaloni da yoga, prediligono la comodità sopra qualsiasi altra cosa.
Intimo sportivo con loghi
Il «merito» del ritorno del logo è equamente diviso tra i principali brand di lusso, da Dior a Gucci fino al re dell'intimo con i logi: Calvin Klein. Continuiamo a parlare di lingerie comoda, adatta a tutti i giorni e a tutte le necessità che possa avere una donna. I reggiseni sono più coprenti e vogliono fare capolino da top e felpe con bretelle ricche di scritte diverse.
Velluto
Questo è perfetto esempio di come l'intimo venga influenzato dal mercato dell'abbigliamento. Da abiti in velluto sulle passerelle a capi intimi tagliati dallo stesso materiale. Il motivo di questo sodalizio che a primo acchito potrebbe sembrare azzardato è la capacità del velluto di adattarsi a ogni tipo di fisico, mantenendo la sua morbidezza e dando un aspetto quasi romantico a chi lo indossa.
Effetto tatuaggio
Il pizzo è da sempre uno dei materiali più usati nelle aziende di biancheria intima. Solo un accenno può esprimere grande sensualità e questa nuova stagione non è da meno. La chiamano stampa tattoo perché nei nuovi modelli capi completamente trasparenti vengono arricchiti da pizzi colorati a creare un gioco di contrasti tra ciò che si vede e ciò che rimane nascosto.
Mutande peek-a-boo
L'ultimo trend per la nuova stagione immagina la lingerie con tagli rivelatori. Insieme al declino del push-up sembra che la clientela femminile abbia deciso di abbandonare anche l'uso del perizoma, preferendo il classico slip ma senza rinunciare alla sensualità. Nastri e fiocchi cingono i fianchi, mantenendo il lato b quasi completamente scoperto, per sedurre senza cadere nella volgarità.
Mariella Baroli
Continua a leggereRiduci
Il giro d'affari complessivo dell'intimo ha già raggiunto 110 miliardi di euro ed è in mano a otto grandi gruppi. Tre di questi sono italiani, ma il primato dell'export è conteso da Russia e Stati Uniti. A tirare il comparto è la biancheria di lusso: con un business in continua crescita, la sola fascia alta varrà nel 2024 oltre 55 miliardi, la metà del fatturato totale. La differenza con le marche più diffuse? La qualità dei materiali e della manodopera. Agent Provocateur per la realizzazione di un reggiseno impiega fino a un anno di tempo. Intervista con Lucy Litwack, alla guida di Coco de Mer: «Nel futuro le linee si ispireranno all'arte del bondage». L'effetto millennial ha imposto al settore i trend delle passerelle. Ma diversamente dalle taglie di abbigliamento solo per i reggiseni esistono 240 size. Così l'80% delle donne sbaglia l'acquisto. Da Milano a Cagliari le boutique si sono specializzate in attività di «bra fitting», ovvero l'arte di consigliare taglia e modello perfetto. !function(e,t,n,s){var i="InfogramEmbeds",o=e.getElementsByTagName(t)[0],d=/^http:/.test(e.location)?"http:":"https:";if(/^\/{2}/.test(s)&&(s=d+s),window[i]&&window[i].initialized)window[i].process&&window[i].process();else if(!e.getElementById(n)){var a=e.createElement(t);a.async=1,a.id=n,a.src=s,o.parentNode.insertBefore(a,o)}}(document,"script","infogram-async","https://e.infogram.com/js/dist/embed-loader-min.js"); Lo speciale contiene cinque articoli. Dimenticatevi i pacchi convenienza di slip bianchi in cotone in vendita a 10.99 euro nel vostro supermercato di fiducia, per la biancheria di lusso si spende sempre di più, tanto che il giro d'affari è arrivato alla considerevole cifra di 110 miliardi di euro. Victoria's Secret Largo a pizzi e merletti, intricate combinazioni di lacci e laccetti, velluti, tessuti ricamati o metallizzati con inserti preziosi. E soprattutto via libera all'immaginazione che combina basiche t-shirt bianche, un po' trasparenti, a reggiseni delicati, a triangolo, ma coloratissimi, come quelli in tulle proposti dal lussuosissimo brand francese Eres. La biancheria intima oggi è diventata il centro di ogni look, da quelli più sportivi ai più sofisticati. Quello che prima veniva nascosto, a volte con pudore, o che veniva indossato solo in «occasioni speciali» come arma di seduzione è diventato a detta degli stilisti un must see, qualcosa che va mostrato assolutamente. Merito un po' dei social network e un po' delle passerelle, della discesa in terra degli «angeli» di Victoria's Secret e delle boutique di lingerie che si trasformano in boudoir in cui scambiarsi addirittura consigli sulla propria sessualità, in base a un trend che è in continua crescita dal 2008. Eres La vendita di lingerie sembra, infatti, beneficiare di quello che viene comunemente chiamato lipstick effect, ovvero quel particolare fenomeno per cui nei momenti di crisi economica le vendite di rossetto schizzino invece alle stelle. In questo caso specifico, però, le donne decidono di premiarsi regalandosi un nuovo reggiseno sexy piuttosto che scegliere l'ennesima nuance o profumazione di balsamo per le labbra. Sono i numeri a dimostrare la teoria. Secondo un'indagine svolta dall'americana Transparency market research, nel 2024 il mercato globale della lingerie di lusso svilupperà un fatturato di 55,83 miliardi di dollari, contro i 33,18 miliardi di dollari del 2015 (su un fatturato totale di circa 110 miliardi di euro). Prodotto principe e traino del fatturato, anche in futuro, rimarrà il reggiseno, vera arma di seduzione femminile e oggi principe nell'armadio delle donne. Alcune ricerche hanno infatti evidenziato come ogni donna abbia nel suo armadio circa nove reggiseni e che, nonostante continui a sentire l'impellente desiderio di acquistarne di nuovi, arrivi a indossarne sempre e solamente solo sei. INFOGRAFICA !function(e,t,n,s){var i="InfogramEmbeds",o=e.getElementsByTagName(t)[0],d=/^http:/.test(e.location)?"http:":"https:";if(/^\/{2}/.test(s)&&(s=d+s),window[i]&&window[i].initialized)window[i].process&&window[i].process();else if(!e.getElementById(n)){var a=e.createElement(t);a.async=1,a.id=n,a.src=s,o.parentNode.insertBefore(a,o)}}(document,"script","infogram-async","https://e.infogram.com/js/dist/embed-loader-min.js"); A spingere le vendite c'è l'eftetto piscologico. Secondo l'Institute of underwear psychology di Londra, «acquistare biancheria in pizzo, magari colorata, contribuisce a migliorare l'umore del 28% e crea una sensazione di benessere pari a quella che si prova dopo un massaggio di 45 minuti o mangiando il proprio dolce preferito». C'è da dire anche che frugare in un cassetto pieno di pizzi e merletti, affondare le proprie mani in sottovesti che scivolano tra le dita e nastri e nastrini, è un vero e proprio toccasana anche per la fantasia. E che l'artigianalità ancora oggi è uno dei requisiti principali di chi acquista lingerie di lusso. La Perla, Agent Provocateu, Coco De Mer sono marchi che si differenziano proprio per l'alta qualità non solo dei materiali ma anche della manodopera. La realizzazione di un reggiseno La Perla necessita dai dodici ai quindici mesi dalla creazione alla messa in produzione fino alla distribuzione nelle boutique. Le medesime tempistiche sono necessarie per la corsetteria di Agent Provocateur che richiede almeno un anno di lavoro. Coco De Mer In Italia, ad avere un ruolo fondamentale nella vita delle donne è senza dubbio il brand Cosabella. I suoi prodotti combinano il lusso alla comodità quotidiana. Il marchio, nato nel 1983 dalla mente di Ugo e Valeria Campello si distingue infatti per la sua ricca collezione di bralette (quei reggiseni comodi, completamente destrutturati) in pizzo e disponibili in oltre 240 colorazioni differenti, dai toni classici come il bianco, nero e beige ai fluo, degni di party nelle spiagge più alla moda di Ibiza e Formentera. Cosabella Ad aver tolto dall'ombra dei vestiti la biancheria intima è stata soprattutto la saga cinematografica di Cinquanta sfumature che ha aperto le porte al mondo del bondage nello stile della lingerie, visto come una vera e propria arte e all'eroticità vista come ingrediente principale quando si parla di intimo femminile. Capofila nella categoria è Bordelle, marchio inglese di lingerie di lusso fondato da Alexandra Popa nel 2009 e noto poiché combina la componente sadomaso di lacci ed elastici a strutture di reggiseni e body creati in oro 24 carati. «La missione», ha spiegato Alexandra Popa alla Verità, «è quella di creare un prodotto unico nel suo genere ma che sia eterno e che rispetti le tre regole fondamentali della lingerie: ovvero che sia memorabile, provocante e che porti sempre a una reazione da parte di chi la vede o indossa». Bordelle Non può che tornare alla mente una frase di Greta Garbo che descrive alla perfezione il ruolo della biancheria di lusso: «Nessuno la vedrà mai; è terribilmente costosa e nessuno saprà mai che è di seta. Lo saprò io, e camminerò in modo diverso». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/alta-moda-della-lingerie-2562902309.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="i-paesi-in-via-di-sviluppo-trainano-i-numeri" data-post-id="2562902309" data-published-at="1777453526" data-use-pagination="False"> I Paesi in via di sviluppo trainano i numeri Sebbene si tratti di un mercato molto frammentato, l'Italia può dirsi a pieno titolo un'eccellenza nel mondo della lingerie. Su un giro d'affari globale di circa 110 miliardi di euro, un terzo (circa 34 miliardi), è in mano a otto grandi gruppi e tre di questi sono italiani: Pacific global management, la società di Silvio Scaglia che fattura ogni anno circa 300 milioni, Yamamay (sempre 300 milioni) e poi c'è il gruppo Calzedonia con ricavi superiori ai 2 miliardi di euro. Nell'olimpo dei grandi produttori di biancheria intima ci sono anche gruppi stranieri come Triumph (3 miliardi l'anno), Hanes (4 miliardi), Agent Provocateur (8 miliardi) e Limitated Brand con 10 miliardi. Secondo i dati distribuiti da SitaRicerca (ufficio studi specializzato nel settore moda) e diffusi dal mensile di settore IntimoRetail in occasione del tradizionale incontro annuale degli imprenditori del settore associati a Sistema Moda Italia, a fine 2017 le vendite delle linee di intimo, beachwear e calzetteria hanno registrato un trend lievemente positivo: il business è cresciuto dello 0,2% rispetto al 2016, anno che, a sua volta, si era chiuso con un -0,1%. Il dato risulta ancora più incoraggiante se si considera che nello stesso periodo le vendite degli articoli di abbigliamento hanno registrato un calo dell'1,5%. Andando più nel dettaglio, la calzetteria mantiene il trend dell'anno precedente (+0,7%), mentre le vendite di abbigliamento intimo sono calate dello 0,4%, contro il -0,7% del 2016. Se si considerano invece i settori uomo, donna e bambino, è quest'ultimo a mostrare i segnali migliori (+1,2%). Le vendite dei prodotti femminili, invece, rimangono stabili (+0,2%), mentre l'uomo si mostra ancora in ripresa rispetto a fine 2016, anno che si era chiuso con un calo dell'1%. In termini generali, quindi, le vendite dei prodotti di intimo e calzetteria stanno lentamente, ma progressivamente, risalendo la china: basti pensare che il 2013 si era chiuso con un -6% a valore. Insomma, il settore è in ripresa. Su un giro d'affari di circa 110 miliardi, secondo la società che si occupa di ricerche di marketing, Variant market research, circa il 25% (27,5 miliardi) del fatturato mondiale della lingerie arriva dal Nord America, il 30% dall'Europa (33 miliardi), il 30% dall'Asia (33 miliardi). Il resto del mondo (prettamente Africa e Australia) fattura invece solo il 15% dei ricavi (16,5 miliardi) globali. Dando uno sguardo ai singoli Paesi appare chiaro come alcuni di questi rappresentino mercati in piena crescita per il fatturato globale. Secondo i dati che Sistema Moda Italia ha rilasciato alla Verità, nel 2017 le importazioni di intimo in Vietnam, rispetto al 2016, sono aumentate del 44,4%. Lo stesso vale per lo Sri Lanka, dove l'anno scorso sono cresciute del 21,2%. Anche in Europa ci sono dei «fuoriclasse»: secondo i dati dell'indagine, l'anno scorso le importazioni nei Paesi Bassi sono cresciute del 54,6% e del 19,5% in Croazia. Al contrario ci sono Paesi che hanno ridotto le importazioni: la Romania, per esempio, ha perso il 19,4% del giro d'affari, la Tunisia il 14,4% e la Turchia il 12,9% Tra i Paesi che hanno esportato più intimo nel 2017, invece, troviamo la Russia, con un balzo del 71,4% rispetto all'anno precedente e gli Stati Uniti, con un salto in avanti del 42,3%. In terza posizione c'è la Cina, che ha venduto oltreconfine il 33,6% in più di lingerie rispetto al 2016. Tra chi, invece, ha sofferto, c'è la Croazia, con un crollo del 21,3%. Anche altri Paesi, tradizionalmente ritenuti più sviluppati e dunque più costosi in termini di manodopera, hanno subito una flessione. La Francia, per esempio, ha perso il 2% delle esportazioni nel 2017, la Svizzera lo 0,8% e i Paesi Bassi l'1,4%. Il trend di mercato appare chiaro e segue quello di tutto il mercato della moda. I maggiori compratori del settore sono tutti i Paesi in via di sviluppo, dove l'intimo - anche di pregio - sta diventando un bene sempre più comune e per questo il fatturato delle importazioni è in crescita. Al contrario, i grandi produttori - Cina, Russia e Stati Uniti - si spartiscono la gran parte delle esportazioni mondiali a sfavore di aree dove la manodopera è piuttosto salata. Gianluca Baldini <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/alta-moda-della-lingerie-2562902309.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="la-regina-del-settore-la-trilogia-cinquanta-sfumature-ha-aperto-a-un-nuovo-mercato-dell-erotismo" data-post-id="2562902309" data-published-at="1777453526" data-use-pagination="False"> La «regina» del settore: «La trilogia Cinquanta sfumature ha aperto a un nuovo mercato dell'erotismo» Il quartiere di Covent Garden a Londra nasconde uno dei negozi di lingerie più ricercati al mondo. Coco de Mer nasce nel 2001 e negli anni si afferma sul mercato internazionale come marchio di intimo di lusso, al pari di La Perla, Agent Provocateur e Bordelle. Il suo amministratore delegato è Lucy Litwack, conosciuta come «la regina della biancheria intima» per il suo straordinario curriculum: sei anni con Victoria's Secret, due come brand director a La Perla e infine managing director per il lancio della linea di intimo di David Beckham. Approda a Coco de Mer nel 2001 e nel 2017 decide con l'appoggio di alcuni investitori anonimi di acquistare il marchio dal gruppo Lovehoney per 5 milioni di sterline. L'obiettivo? Sfruttare a pieno il potenziale di Coco de Mer e trasformarlo in un brand globale.Come si differenzia Coco de Mer da altri marchi presenti sul mercato?«C'è qualcosa di speciale in un brand come Coco de Mer perché rappresenta la perfetta unione tra moda di lusso ed erotismo, sofisticatezza e sensualità. Coco de Mer è il luogo perfetto dove esplorare le proprie fantasie e dare vita a esperienze uniche. In fondo, la lingerie può creare magie».Il mercato della lingerie è in fase di crescita. Quali cambiamenti prevede nei prossimi cinque anni?«La crescita del mercato sta portando alla nascita di tanti nuovi marchi. In parte dobbiamo ringraziare la trilogia di Cinquanta sfumature per aver creato un nuovo mercato dell'erotismo. Immagino un futuro ancora più sexy, dove marchi che producono lingerie ispirata all'arte del bondage potranno crescere in maniera esponenziale. C'è una mentalità più aperta quando si tratta di sesso e piacere rispetto a 10 anni fa; le donne non hanno più vergogna. Credo che sempre più brand specializzati nel ready to wear faranno il loro ingresso nel mondo della lingerie, offrendo sia capi per la casa sia un abbigliamento più sensuale che si ispira alla lingerie».Le donne sembrano più disposte a spendere grosse somme di denaro in biancheria intima, come lo giustifica?«Credo le donne si sentano più sicure e hanno così iniziato a dare alla lingerie un'importanza pari a qualsiasi altro capo d'abbigliamento. Indossare un completo di lusso fa sentire una donna sexy e affascinante e questa è una sensazione che può creare dipendenza».Come descriverebbe il cliente tipo di Coco de Mer?«Chi viene da Coco de Mer prima di tutto ama il lusso. Quando entra nel nostro negozio di Covent Garden è come se si trovasse in un boudoir, dove non ci sono limiti e si ha la libertà di esplorare la propria immaginazione».Qual è il vostro target principale?«Posso dire che la clientela di Coco de Mer è divisa in egual misura tra uomo e donna. Anche per quanto riguarda l'età, chi frequenta il nostro negozio ha dai 30 ai 60 anni».Come cambia lo stile di una donna di 30 anni da quello di una sessantenne?«Spesso non c'è una grande differenza tra una donna giovane e una più matura. Ho però notato che mentre una ventenne preferisce un intimo più comodo composto da reggiseni a fascia o comunque meno strutturati insieme a un abbigliamento da casa, con il passare degli anni la donna cerca un look più attraente e ricercato. Sembra che con l'età cresca anche il senso di sicurezza e quindi la voglia di quel qualcosa in più».Quali sono i vostri capi più venduti?«Sicuramente la nostra serie Icons. Disegnata a Londra e prodotta con i migliori tessuti ha ormai fatto il giro del mondo. È una collezione che unisce erotismo, eleganza, giocosità e grazia. Sono pezzi senza tempo, che trasmettono un senso di potere ed esprimono grande sensualità, per questo motivo non potevamo che scegliere la nostra brand ambassador Pamela Anderson come modella per la collezione».Come si comporta un uomo che entra per la prima volta nella vostra boutique?«Il nostro obiettivo è quello di offrire a chiunque un'esperienza in cui sentirsi a proprio agio. Vogliamo che i nostri clienti possano esprimere liberamente le loro fantasie erotiche, invece che giudicarli. Il nostro negozio è costruito in modo da dare spazio a chiunque e il nostro staff ha un settore in cui eccelle, che sia il fitting, l'intimo di lusso. Cerchiamo di non trattare gli uomini diversamente da come tratteremmo qualsiasi cliente, anche se probabilmente questi ultimi avranno bisogno di qualche aiuto extra per scegliere la taglia giusta o il modello più adatto alla compagna».Mariella Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/alta-moda-della-lingerie-2562902309.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="da-milano-a-cagliari-le-boutique-in-cui-trovare-l-intimo-su-misura" data-post-id="2562902309" data-published-at="1777453526" data-use-pagination="False"> Da Milano a Cagliari, le boutique in cui trovare l'intimo su misura Stringere le spalline. Risistemare la coppa. Tirare la banda laterale perché infastidisce troppo. Non vedere l'ora di tornare a casa e liberarsi di quel marchingegno diabolico che vi stringe il seno. Quante volte in una settimana ripetete queste operazioni? Troppe. Senza dubbio. E il motivo è semplice: avete scelto l'intimo sbagliato per voi. Il problema è che non avete incrociato sul vostro cammino una «bra lady», una signora in grado di trovare il modello adatto a voi semplicemente utilizzando un metro da sarta e analizzando le vostre abitudini. Per facilitarvi l'operazione abbiamo selezionato alcune boutique in tutta Italia, alcune delle quali appartengono a Rich (la rete d'impresa italiana in rosa che raggruppa negozi, spesso storici, specializzati in intimo e costumi da bagno di diverse marche) dove troverete ottima qualità, prodotti artigianali e marchi di lusso e personale competente in grado di guidarvi nella scelta dell'intimo perfetto. Bottino, Genova Per Manuela Carena, la lingerie è una questione di famiglia. La boutique Bottino è dal 1934 punto di riferimento per ogni donna, anche quelle con forme più generose. Nel laboratorio nascosto all'interno del negozio mamma Bruna modifica, ripara e riadatta qualsiasi capo intimo e da mare, ma non solo. Bottino offre un servizio di bra fitting che permette anche alle donne dalle forme più generose di trovare il reggiseno o il corsetto più adatto alle sue esigenze, senza rinunciare a pizzi e merletti. Joly, Milano Vicino a Milano, più precisamente a Cernusco sul Naviglio, nasce Joly un negozio di intimo che offre molto di più della solite collezioni di marchi prestigiosi. Fondato nel 1965, Joly offre una linea classica da loro creata e una linea natura, prodotta con cotone bio. Insieme alla più speciale linea sposa, è poi possibile creare il completo intimo su misura. Basta prenotare un appuntamento nel loro atelier per scegliere insieme i tessuti e i modelli più adatti al tuo corpo. Pati Jo, Milano e Roma Patrycja Kamila Lewicka e Joanna Grunt sono famose per aver portato il «bra fitting» in Italia. Basta andare sul loro sito e prenotare un appuntamento per scoprire che esistono ben 240 taglie di reggiseni e solo due donne su dieci sanno quale comprare. Dopo aver trovato la misura più adatta a voi, Pati e Jo vi aiuteranno anche a scegliere il modello più adatto al vostro fisico: dal balconcino che fa apparire il seno più pieno, al reggiseno senza ferretto per il massimo comfort. My Lace Moon, Verona Julia Stefanelli ha dato vita al marchio My Lace Moon partendo da uno dei portali più utilizzati per la vendita di prodotti artigianali, Etsy. Il suo negozio virtuale offre reggiseni, mutande, camicie da dotte e persino vestaglie fatte a mano e prodotte sulle misure della cliente, così da garantire il fit perfetto. Il successo di My Lace Moon ha permesso a Julia di aprire il suo primo studio-atelier a Verona. Chité, Genova Parola d'ordine, trasparenza. Le due giovani fondatrici del marchio, Federica Tiranti e Chiara Marconi hanno deciso di supportare il made in Italy con la loro collezione di lingerie. La loro filosofia è chiamata «slow couture» perché Chité non dipende da trend stagionali. Collezioni mensili uniche e limitate insieme a un attento lavoro di personalizzazione, specialmente sulle loro mutande in tulle ricamato, un vero best seller. Le Colibrì, Courmayeur Un negozio di altri tempi che nasconde i migliori marchi della lingerie italiana e internazionale. Una delle più amate località di montagna nasconde anche una delle boutique di intimo più amate dalla clientela vip. Pavimenti e mobilio di legno nascondono cassetti e scaffali ricchi di qualsiasi capo una donna possa desiderare. Brighenti, Roma Brighenti è uno degli ultimi pezzi della Dolce Vita nella Città Eterna. Il negozio di intimo dove andavano a fare i loro acquisti Sophia Loren e Brigitte Bardot, è un pezzo di storia, iniziata alla fine dell'800. Marchi di lusso e lezioni di stile. Imperdibile «la rubrica della boutique», uno spazio dove la lingerie viene spiegata e raccontata con l'amore di chi fa questo lavoro da decenni. Sempredonna, Cagliari Sempredonna è una boutique situata a pochi passi da palazzo Vinceremo a Cagliari. Offre consulenze personalizzate. Maria Assunta Pilia, la titolare del negozio, è una consulente d'immagine in grado non solo di trovare il reggiseno perfetto per ogni donna ma anche di consigliare la biancheria intima adatta a ogni tipo di occasione. Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/alta-moda-della-lingerie-2562902309.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="i-trend-del-2018-sono-velluto-e-pizzo" data-post-id="2562902309" data-published-at="1777453526" data-use-pagination="False"> I trend del 2018 sono velluto e pizzo Tradizionalmente il mercato della lingerie non è mai stato guidato dai trend come invece accade al settore dell'abbigliamento, schiavo delle otto settimane di sfilate che mobilitano l'industria della moda ogni febbraio e settembre. Nel corso degli ultimi anni, complice una crescita del settore e il conseguente ingresso di nuove aziende nel mercato così come la necessità di rendersi allentanti per i consumatori più giovani - i famosi millennial - l'universo lingerie si è però trovato a fare i conti con quella che da molti è stata definita una vera e propria «rivoluzione» nel modo di concepire l'intimo. In questo contesto socioeconomico i trend sono quindi diventati uno degli strumenti più utili per garantire un buon fatturato a qualsiasi azienda. Nella nuova stagione i maggiori brand propongono capi declinati su cinque principali caratteristiche, che vanno ad affiancarsi allo stile bondage, reso famoso da Cinquanta sfumature e persistente traino del mercato dell'intimo.La comodità della braletteGli ultimi anni hanno visto un declino nelle vendite di reggiseni push-up. A guidare il nuovo trend che vede reggiseni senza imbottiture e senza ferretto sono le più giovani che, abituate a un look fatto di t-shirt e pantaloni da yoga, prediligono la comodità sopra qualsiasi altra cosa.Intimo sportivo con loghiIl «merito» del ritorno del logo è equamente diviso tra i principali brand di lusso, da Dior a Gucci fino al re dell'intimo con i logi: Calvin Klein. Continuiamo a parlare di lingerie comoda, adatta a tutti i giorni e a tutte le necessità che possa avere una donna. I reggiseni sono più coprenti e vogliono fare capolino da top e felpe con bretelle ricche di scritte diverse.VellutoQuesto è perfetto esempio di come l'intimo venga influenzato dal mercato dell'abbigliamento. Da abiti in velluto sulle passerelle a capi intimi tagliati dallo stesso materiale. Il motivo di questo sodalizio che a primo acchito potrebbe sembrare azzardato è la capacità del velluto di adattarsi a ogni tipo di fisico, mantenendo la sua morbidezza e dando un aspetto quasi romantico a chi lo indossa.Effetto tatuaggioIl pizzo è da sempre uno dei materiali più usati nelle aziende di biancheria intima. Solo un accenno può esprimere grande sensualità e questa nuova stagione non è da meno. La chiamano stampa tattoo perché nei nuovi modelli capi completamente trasparenti vengono arricchiti da pizzi colorati a creare un gioco di contrasti tra ciò che si vede e ciò che rimane nascosto.Mutande peek-a-booL'ultimo trend per la nuova stagione immagina la lingerie con tagli rivelatori. Insieme al declino del push-up sembra che la clientela femminile abbia deciso di abbandonare anche l'uso del perizoma, preferendo il classico slip ma senza rinunciare alla sensualità. Nastri e fiocchi cingono i fianchi, mantenendo il lato b quasi completamente scoperto, per sedurre senza cadere nella volgarità.Mariella Baroli
Palazzo Grimani, sede della Corte d'Appello di Venezia. Nel riquadro, Walter Onichini (IStock)
Per Walter Onichini, macellaio di Legnaro (Padova) incensurato che il 22 luglio 2013 sparò al ladro che gli era entrato in casa e che stava scappando, la giustizia, in tutto il suo iter, ha mantenuto una costante: lo scorrere dei mesi. Ben 72 per arrivare alla sentenza di appello e 96 se si considera anche la Cassazione: 4 anni, 10 mesi e 27 giorni di reclusione per tentato omicidio. Sentenza definitiva. E subito eseguita (48 ore dopo Onichini era in carcere a Venezia). L’uomo ferito, un pregiudicato albanese che è stato condannato a 3 anni e 8 mesi per l’intrusione, non ha mai scontato la sua condanna in quanto irreperibile. Dopo aver passato due anni e mezzo in carcere, nel gennaio 2023, Onichini ottiene l’affidamento in prova: può lavorare e deve svolgere servizi di pubblica utilità. Ma il ciclo del tempo, per lui, non è cambiato neppure quando ha chiesto la grazia.
Novembre 2021: Sara Scolaro, moglie di Onichini, presenta istanza al magistrato di sorveglianza attraverso il suo legale, l’avvocato Ernesto De Toni. Il fascicolo resta in quella sede per nove mesi. Solo ad agosto 2022 viene inoltrato al ministero della Giustizia. Passa circa un altro anno. Un ulteriore segmento temporale senza esiti intermedi pubblici. Tanto che l’avvocato De Toni dirà ai giornalisti: «La domanda di grazia è rimasta ferma a Padova per oltre nove mesi e poi finalmente trasmessa al ministro della Giustizia a Roma e di essa nessuno aveva più saputo dirci nulla». La decisione arriva a distanza di 22 mesi e con parere contrario della pubblica accusa: richiesta respinta dal Quirinale, firma Sergio Mattarella. Per Nicole Minetti, invece, la stessa procedura sembra aver viaggiato su un binario accelerato. Il procedimento, dopo 166 giorni dalla presentazione della domanda, registra il parere positivo del sostituto procuratore generale di Milano Gaetano Brusa: per la magistratura nulla osta alla concessione della grazia. Il parere arriva all’interno di un’istruttoria compatta. L’atto finale del Quirinale, ancora con firma di Sergio Mattarella, è dello scorso febbraio. Otto mesi. Richiesta 27 luglio 2025, il Quirinale sollecita il ministero della Giustizia il 6 agosto, lo scorso febbraio la pena viene cancellata. Prima ancora di essere eseguita. Minetti è liberata dal peso di dover scontare una condanna da 3 anni e 11 mesi ai servizi sociali.
Il percorso di Onichini a confronto sembra una gimcana. Le indagini furono avviate la notte stessa in cui dal fucile di Onichini partirono i due colpi che ferirono Elson Ndreca (irregolare sul territorio italiano con un provvedimento di espulsione sulle spalle), che era entrato nell’abitazione da una finestra. Venne colpito alle gambe. Secondo la ricostruzione processuale, Onichini lo caricò in auto con l’intenzione di portarlo in ospedale. Ma il tragitto si interruppe: Ndreca venne lasciato a circa un chilometro dall’abitazione, in una strada di campagna. Onichini rientrò a casa e chiamò i carabinieri. Il 18 dicembre 2017 arrivò la sentenza di primo grado: 4 anni e 11 mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese legali e a una provvisionale di 25.000 euro a favore della parte offesa. In appello, dopo un percorso durato complessivamente sei anni dal fatto, la Corte d’Appello di Venezia ha confermato l’impostazione accusatoria, escludendo la legittima difesa, nonostante il procuratore generale avesse chiesto di riqualificare il reato in «eccesso colposo di legittima difesa putativa». La richiesta non è stata accolta, perché, secondo i giudici, Onichini non aveva nulla da temere. Né lui né la sua famiglia. La Corte di Cassazione, il 10 settembre, ha confermato la condanna. Nel settembre 2021 la sentenza è diventata definitiva: 4 anni, 10 mesi e 27 giorni per tentato omicidio. Durante la fase esecutiva, i ricorsi presentati dalla difesa di Onichini sono stati rigettati. Nessuna modifica dell’impianto sanzionatorio nei gradi successivi. Solo dopo due anni e mezzo di detenzione, il tribunale di sorveglianza ha concesso l’affidamento in prova. Onichini ha potuto lavorare presso l’azienda di macellazione della sorella, rientrando a casa la sera e svolgendo al contempo attività di volontariato obbligatoria. In udienza ha dichiarato di essere pentito e il procuratore generale, questa volta, ha espresso parere favorevole alla misura.
Nel periodo in cui la richiesta di grazia per Onichini segue il suo iter, il Quirinale ne concede una «parziale» a Crocifisso Martina, guardia giurata di Torchiarolo (Brindisi), che aveva riportato una condanna a 14 anni di reclusione per l’omicidio di Marco Tedesco, avvenuto la notte del 23 gennaio 2007 nel corso di un tentativo di rapina, e che, così, ha potuto scontare sei anni di pena in meno, con uscita anticipata dal 2036 al 2026.
La sequenza degli atti, per Onichini, si sviluppa così: fatto nel 2013, primo grado nel 2017, appello dopo sei anni, Cassazione nel 2021, richiesta di grazia presentata nel gennaio 2021 (mentre la sentenza è già eseguita e quindi lui è detenuto), inoltro al ministero nell’agosto 2022, decisione di rigetto dopo circa un anno. Nel frattempo, due anni e mezzo di carcere prima dell’accesso all’affidamento in prova. Per Minetti la stessa sequenza si è concentra in pochi mesi, con una progressione ravvicinata tra richiesta, pareri e decisione finale. Il doppio binario del Quirinale.
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Ansa
E proprio su quest’ultimo episodio, nella giornata di ieri si è schierata la Cgil di Milano, che in una nota ha espresso «piena e convinta solidarietà a Primo Minelli, Gianfranco Pagliarulo e all’Anpi tutta, bersaglio in questi giorni da accuse gravi, strumentali e del tutto infondate». Nella nota i rappresentanti milanesi del sindacato guidato da Maurizio Landini sottolineano poi come «i fatti del 25 aprile a Milano hanno scatenato una polemica che riteniamo profondamente ingiusta nei confronti di un’associazione che da decenni custodisce la memoria della Resistenza e dei valori antifascisti su cui è fondata la nostra Repubblica». Secondo la Cgil «accusare di antisemitismo chi ha dedicato la propria vita alla memoria della Shoah e alla lotta contro ogni forma di razzismo e discriminazione è un’operazione politicamente strumentale, che offende la storia». Nelle stesse ore il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, durante un dialogo con la senatrice a vita Liliana Segre al Memoriale della Shoah di Milano, ha lanciato l’allarme sul ritorno della violenza politica. Per il titolare del Viminale, quanto successo durante la manifestazione del 25 aprile a Roma, dove due militanti dell’Anpi sono rimasti lievemente feriti dai colpi sparati da uno sconosciuto con una pistola da softair (per il ministro «ci sono indagini in corso con buone prospettive che la persona possa essere individuata»), è «intimamente legato a quello che è accaduto a Milano». «Metto sullo stesso piano», ha specificato Piantedosi, «tutte le espressioni di violenza, di aggressione e di estremismo che si sono manifestate».
Sui fatti di Milano il ministro dell’Interno ha spiegato di trovare «grave che non si parta dalla denuncia secca» dell’accaduto «ma si facciano manovre diversive» parlando per esempio della presenza delle bandiere di Israele. «Non si capisce», ha spiegato, perché non potevano portare ciò che era simbolo di una gloriosa partecipazione della Brigata ebraica alla lotta di Liberazione».
Durante il dibattito la senatrice a vita ha raccontato di sentirsi avvolta da «un mondo dell’odio talmente vasto, sempre più vasto», da una '«valanga d’odio», che «nonostante io abbia la scorta da anni e abbia 96 anni, trascina persone a mandarmi messaggi con scritto “perché non muori?”».
Interpellato sulle dichiarazioni di Piantedosi, il sindaco di Milano Beppe Sala ha dichiarato: «Io ho solo detto più volte che sentivo sarebbe andata così, tant’è vero che abbiamo discusso con prefetto e questore nelle sedi ufficiali, che è il Comitato per l’ordine e la sicurezza». «Con ciò», ha precisato il sindaco, «lungi da me accusare qualcuno, non era una cosa semplice».
Per Sala «sono stati parecchi i motivi per cui la situazione è degenerata, ma andiamo avanti perché l’anno prossimo sarà un altro 25 aprile, tra l’altro anche più a rischio perché in pieno momento elettorale, quindi bisogna veramente fare tesoro di quello che è successo e cercare di evitare certe situazioni».
Ad attaccare duramente le prese di posizione del primo cittadino ci ha pensato il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato: «Sindaco e centrosinistra hanno detto che la Brigata ebraica non doveva portare le bandiere israeliane al corteo dello scorso 25 aprile. È evidente che si sbagliavano e che c’è stata una grave sottovalutazione del problema. Finalmente, però, il prefetto di Milano oggi ha rimesso le cose a posto». Il parlamentare di Fdi poi ha aggiunto: «Claudio Sgaraglia, intervenendo al Museo della Shoah di Milano, ha infatti dichiarato che stanno aumentando le denunce per discriminazione razziale e per antisemitismo. Il prefetto ha poi avvertito che esiste il pericolo concreto che si possa assistere a reati più gravi. Lo stesso, sempre oggi, ha fatto il ministro degli Interni Piantendosi, il quale ha condannato nella maniera più netta e assoluta quanto accaduto tre giorni fa alla Comunità ebraica a Milano». Per De Corato «di fronte a queste dichiarazioni il sindaco ha il dovere morale di riconoscere come vi sia stata da parte sua una colpevole e faziosa sottovalutazione del problema. Nonostante quanto accaduto il giorno della Liberazione, il primo cittadino ieri (lunedì, ndr) non si è, infatti, presentato a una seduta del Consiglio Comunale durante il quale la maggioranza, salvo pochissime eccezioni, non si è nemmeno degnata di firmare un ordine del giorno presentato dalle opposizioni di centrodestra che esprimeva solidarietà alla Brigata ebraica. Tutto questo è vergognoso e l’indifferenza con la quale è stata trattata l’aggressione a cittadini italiani di religione ebraica da parte di fanatici pro-Pal verrà giudicata dalla storia».
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Il ministro della Giustizia Carlo Nordio (Ansa)
Infatti, da quanto si è appreso il colloquio era in programma da qualche giorno e aveva a oggetto l’esame di alcuni provvedimenti in materia di giustizia. Mantovano, in serata, ha commentato: «Ciò che è nel fascicolo della Procura di Milano, che parlava di “radicale presa di distanza dal passato deviante” e faceva riferimento al figlio, lasciava pochi margini alla valutazione del ministro».
Ieri, parlando a Rainews 24, il viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto, ha ribadito che «la procedura relativa alla grazia a favore di Nicole Minetti si è svolta nel pieno rispetto delle norme. Oggi emergono elementi nuovi riportati dalla stampa, è corretto che tali notizie vengano verificate, e con attenzione. Se dovessero risultare significative difformità rispetto a quanto rappresentato dalla richiedente la grazia, sarà altrettanto corretto trarne le debite conseguenze».
Mentre la questione prosegue sul piano giudiziario, le opposizioni fanno sentire la loro voce. Il leader di Italia viva, Matteo Renzi, nel corso di una conferenza stampa a Bologna, ha affrontato anche questa spinosa questione: «Considero la vicenda di Nordio tutta da verificare. Conosco, però, Sergio Mattarella, lo stimo, ne apprezzo la profondità e la leadership, e quindi mi fido delle decisioni che il Colle ha preso, e vorrà prendere, sulla base del supplemento di indagine che ha chiesto. Chi si deve dimettere è Giorgia Meloni». Sul caso interviene anche il presidente di Noi Moderati, Maurizio Lupi: «La vicenda ha evidentemente diversi punti oscuri che vanno chiariti, accertando eventuali responsabilità». Il leader di Azione, Carlo Calenda, a Ping Pong su Rai Radio 1, ha evidenziato come ci sia stata «una campagna d’odio montata dal Fatto Quotidiano, che fa questo nella vita. Il problema è che non viene detto che la grazia è proposta dal procuratore generale di Milano. Se c’è un errore, riguarda chi ha dato parere favorevole. Il Quirinale non entra nel merito, valuta solo i documenti che riceve. Nordio si deve dimettere, ma non lo farà». I rappresentanti del M5s nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato (Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D’Orso, Carla Giuliano, Ada Lopreiato e Roberto Scarpinato) continuano a chiedere «chiarimenti» al Guardasigilli: «A questo punto il ministro Nordio deve fare una sola cosa: dia spiegazioni chiare sull’istruttoria del suo ministero sulla grazia a Nicole Minetti, senza cercare nuovi capri espiatori e risparmiandoci qualsiasi altra esibizione di arroganza e protervia, e poi tolga il disturbo, prima di fare altri danni. Su Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani sono emersi elementi pesantissimi e ombre allarmanti sull’istruttoria consegnata dal ministero al Quirinale. Siamo davanti, come minimo, all’ennesimo episodio di superficialità di un ministero allo sbando. L’Italia chiede a Nordio rispetto e chiarimenti, è suo dovere rendere conto e agire sempre nel rispetto delle istituzioni».
Ieri, Nicola Fratoianni di Avs ha chiesto le dimissioni del ministro: «Quello che è successo sul caso Minetti è più di un pasticcio: se è un pasticcio è gravissimo. Ma se è qualcosa di diverso è ancora più grave. L’unica cosa che non capiamo è cosa aspetti ancora il ministro Nordio a dimettersi». Sulla stessa lunghezza d’onda è la posizione della senatrice M5s Alessandra Maiorino: «L’inchiesta del Fatto Quotidiano ha svelato come i presupposti per la grazia a Nicole Minetti fossero infondati, pieni di bugie. Ci sono ospedali che non hanno mai visitato il bambino al centro del dossier, cambi di vita di Minetti mai avvenuti e molto altro. Il ministro Nordio non può per l’ennesima volta scappare dalle sue responsabilità politiche, come sul caso Almasri, sulla campagna referendarie e su altre pagine buie di questa legislatura, questa vicenda è sconcertante e a risponderne deve essere lui. L’istruttoria del ministero era drammaticamente superficiale o, peggio, era una sottaciuta volontà politica quella di non controllare troppo le carte presentate dagli avvocati di Nicole Minetti?». Richieste di dimissioni sono arrivate anche da Riccardo Magi (+Europa)
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