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2018-04-30
Sotto l'alta moda della lingerie ci sono 55 miliardi e nuovi lavori
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Dimenticatevi i pacchi convenienza di slip bianchi in cotone in vendita a 10.99 euro nel vostro supermercato di fiducia, per la biancheria di lusso si spende sempre di più, tanto che il giro d'affari è arrivato alla considerevole cifra di 110 miliardi di euro.
Victoria's Secret
Largo a pizzi e merletti, intricate combinazioni di lacci e laccetti, velluti, tessuti ricamati o metallizzati con inserti preziosi. E soprattutto via libera all'immaginazione che combina basiche t-shirt bianche, un po' trasparenti, a reggiseni delicati, a triangolo, ma coloratissimi, come quelli in tulle proposti dal lussuosissimo brand francese Eres. La biancheria intima oggi è diventata il centro di ogni look, da quelli più sportivi ai più sofisticati. Quello che prima veniva nascosto, a volte con pudore, o che veniva indossato solo in «occasioni speciali» come arma di seduzione è diventato a detta degli stilisti un must see, qualcosa che va mostrato assolutamente. Merito un po' dei social network e un po' delle passerelle, della discesa in terra degli «angeli» di Victoria's Secret e delle boutique di lingerie che si trasformano in boudoir in cui scambiarsi addirittura consigli sulla propria sessualità, in base a un trend che è in continua crescita dal 2008.
Eres
La vendita di lingerie sembra, infatti, beneficiare di quello che viene comunemente chiamato
lipstick effect, ovvero quel particolare fenomeno per cui nei momenti di crisi economica le vendite di rossetto schizzino invece alle stelle. In questo caso specifico, però, le donne decidono di premiarsi regalandosi un nuovo reggiseno sexy piuttosto che scegliere l'ennesima nuance o profumazione di balsamo per le labbra. Sono i numeri a dimostrare la teoria. Secondo un'indagine svolta dall'americana Transparency market research, nel 2024 il mercato globale della lingerie di lusso svilupperà un fatturato di 55,83 miliardi di dollari, contro i 33,18 miliardi di dollari del 2015 (su un fatturato totale di circa 110 miliardi di euro). Prodotto principe e traino del fatturato, anche in futuro, rimarrà il reggiseno, vera arma di seduzione femminile e oggi principe nell'armadio delle donne. Alcune ricerche hanno infatti evidenziato come ogni donna abbia nel suo armadio circa nove reggiseni e che, nonostante continui a sentire l'impellente desiderio di acquistarne di nuovi, arrivi a indossarne sempre e solamente solo sei.
INFOGRAFICA
A spingere le vendite c'è l'eftetto piscologico. Secondo l'Institute of underwear psychology di Londra, «acquistare biancheria in pizzo, magari colorata, contribuisce a migliorare l'umore del 28% e crea una sensazione di benessere pari a quella che si prova dopo un massaggio di 45 minuti o mangiando il proprio dolce preferito».
C'è da dire anche che frugare in un cassetto pieno di pizzi e merletti, affondare le proprie mani in sottovesti che scivolano tra le dita e nastri e nastrini, è un vero e proprio toccasana anche per la fantasia. E che l'artigianalità ancora oggi è uno dei requisiti principali di chi acquista lingerie di lusso. La Perla, Agent Provocateu, Coco De Mer sono marchi che si differenziano proprio per l'alta qualità non solo dei materiali ma anche della manodopera. La realizzazione di un reggiseno La Perla necessita dai dodici ai quindici mesi dalla creazione alla messa in produzione fino alla distribuzione nelle boutique. Le medesime tempistiche sono necessarie per la corsetteria di Agent Provocateur che richiede almeno un anno di lavoro.
Coco De Mer
In Italia, ad avere un ruolo fondamentale nella vita delle donne è senza dubbio il brand Cosabella. I suoi prodotti combinano il lusso alla comodità quotidiana. Il marchio, nato nel 1983 dalla mente di Ugo e Valeria Campello si distingue infatti per la sua ricca collezione di bralette (quei reggiseni comodi, completamente destrutturati) in pizzo e disponibili in oltre 240 colorazioni differenti, dai toni classici come il bianco, nero e beige ai fluo, degni di party nelle spiagge più alla moda di Ibiza e Formentera.
Cosabella
Ad aver tolto dall'ombra dei vestiti la biancheria intima è stata soprattutto la saga cinematografica di Cinquanta sfumature che ha aperto le porte al mondo del bondage nello stile della lingerie, visto come una vera e propria arte e all'eroticità vista come ingrediente principale quando si parla di intimo femminile. Capofila nella categoria è Bordelle, marchio inglese di lingerie di lusso fondato da
Alexandra Popa nel 2009 e noto poiché combina la componente sadomaso di lacci ed elastici a strutture di reggiseni e body creati in oro 24 carati. «La missione», ha spiegato Alexandra Popa alla Verità, «è quella di creare un prodotto unico nel suo genere ma che sia eterno e che rispetti le tre regole fondamentali della lingerie: ovvero che sia memorabile, provocante e che porti sempre a una reazione da parte di chi la vede o indossa».
Bordelle
Non può che tornare alla mente una frase di
Greta Garbo che descrive alla perfezione il ruolo della biancheria di lusso: «Nessuno la vedrà mai; è terribilmente costosa e nessuno saprà mai che è di seta. Lo saprò io, e camminerò in modo diverso».
I Paesi in via di sviluppo trainano i numeri

Sebbene si tratti di un mercato molto frammentato, l'Italia può dirsi a pieno titolo un'eccellenza nel mondo della lingerie. Su un giro d'affari globale di circa 110 miliardi di euro, un terzo (circa 34 miliardi), è in mano a otto grandi gruppi e tre di questi sono italiani: Pacific global management, la società di Silvio Scaglia che fattura ogni anno circa 300 milioni, Yamamay (sempre 300 milioni) e poi c'è il gruppo Calzedonia con ricavi superiori ai 2 miliardi di euro. Nell'olimpo dei grandi produttori di biancheria intima ci sono anche gruppi stranieri come Triumph (3 miliardi l'anno), Hanes (4 miliardi), Agent Provocateur (8 miliardi) e Limitated Brand con 10 miliardi.
Secondo i dati distribuiti da SitaRicerca (ufficio studi specializzato nel settore moda) e diffusi dal mensile di settore IntimoRetail in occasione del tradizionale incontro annuale degli imprenditori del settore associati a Sistema Moda Italia, a fine 2017 le vendite delle linee di intimo, beachwear e calzetteria hanno registrato un trend lievemente positivo: il business è cresciuto dello 0,2% rispetto al 2016, anno che, a sua volta, si era chiuso con un -0,1%. Il dato risulta ancora più incoraggiante se si considera che nello stesso periodo le vendite degli articoli di abbigliamento hanno registrato un calo dell'1,5%. Andando più nel dettaglio, la calzetteria mantiene il trend dell'anno precedente (+0,7%), mentre le vendite di abbigliamento intimo sono calate dello 0,4%, contro il -0,7% del 2016. Se si considerano invece i settori uomo, donna e bambino, è quest'ultimo a mostrare i segnali migliori (+1,2%). Le vendite dei prodotti femminili, invece, rimangono stabili (+0,2%), mentre l'uomo si mostra ancora in ripresa rispetto a fine 2016, anno che si era chiuso con un calo dell'1%. In termini generali, quindi, le vendite dei prodotti di intimo e calzetteria stanno lentamente, ma progressivamente, risalendo la china: basti pensare che il 2013 si era chiuso con un -6% a valore.
Insomma, il settore è in ripresa. Su un giro d'affari di circa 110 miliardi, secondo la società che si occupa di ricerche di marketing, Variant market research, circa il 25% (27,5 miliardi) del fatturato mondiale della lingerie arriva dal Nord America, il 30% dall'Europa (33 miliardi), il 30% dall'Asia (33 miliardi). Il resto del mondo (prettamente Africa e Australia) fattura invece solo il 15% dei ricavi (16,5 miliardi) globali.
Dando uno sguardo ai singoli Paesi appare chiaro come alcuni di questi rappresentino mercati in piena crescita per il fatturato globale. Secondo i dati che Sistema Moda Italia ha rilasciato alla Verità, nel 2017 le importazioni di intimo in Vietnam, rispetto al 2016, sono aumentate del 44,4%. Lo stesso vale per lo Sri Lanka, dove l'anno scorso sono cresciute del 21,2%. Anche in Europa ci sono dei «fuoriclasse»: secondo i dati dell'indagine, l'anno scorso le importazioni nei Paesi Bassi sono cresciute del 54,6% e del 19,5% in Croazia. Al contrario ci sono Paesi che hanno ridotto le importazioni: la Romania, per esempio, ha perso il 19,4% del giro d'affari, la Tunisia il 14,4% e la Turchia il 12,9%
Tra i Paesi che hanno esportato più intimo nel 2017, invece, troviamo la Russia, con un balzo del 71,4% rispetto all'anno precedente e gli Stati Uniti, con un salto in avanti del 42,3%. In terza posizione c'è la Cina, che ha venduto oltreconfine il 33,6% in più di lingerie rispetto al 2016. Tra chi, invece, ha sofferto, c'è la Croazia, con un crollo del 21,3%. Anche altri Paesi, tradizionalmente ritenuti più sviluppati e dunque più costosi in termini di manodopera, hanno subito una flessione. La Francia, per esempio, ha perso il 2% delle esportazioni nel 2017, la Svizzera lo 0,8% e i Paesi Bassi l'1,4%.
Il trend di mercato appare chiaro e segue quello di tutto il mercato della moda. I maggiori compratori del settore sono tutti i Paesi in via di sviluppo, dove l'intimo - anche di pregio - sta diventando un bene sempre più comune e per questo il fatturato delle importazioni è in crescita. Al contrario, i grandi produttori - Cina, Russia e Stati Uniti - si spartiscono la gran parte delle esportazioni mondiali a sfavore di aree dove la manodopera è piuttosto salata.
Gianluca Baldini
La «regina» del settore: «La trilogia Cinquanta sfumature ha aperto a un nuovo mercato dell'erotismo»

Il quartiere di Covent Garden a Londra nasconde uno dei negozi di lingerie più ricercati al mondo. Coco de Mer nasce nel 2001 e negli anni si afferma sul mercato internazionale come marchio di intimo di lusso, al pari di La Perla, Agent Provocateur e Bordelle. Il suo amministratore delegato è Lucy Litwack, conosciuta come «la regina della biancheria intima» per il suo straordinario curriculum: sei anni con Victoria's Secret, due come brand director a La Perla e infine managing director per il lancio della linea di intimo di David Beckham. Approda a Coco de Mer nel 2001 e nel 2017 decide con l'appoggio di alcuni investitori anonimi di acquistare il marchio dal gruppo Lovehoney per 5 milioni di sterline. L'obiettivo? Sfruttare a pieno il potenziale di Coco de Mer e trasformarlo in un brand globale.
Come si differenzia Coco de Mer da altri marchi presenti sul mercato?
«C'è qualcosa di speciale in un brand come Coco de Mer perché rappresenta la perfetta unione tra moda di lusso ed erotismo, sofisticatezza e sensualità. Coco de Mer è il luogo perfetto dove esplorare le proprie fantasie e dare vita a esperienze uniche. In fondo, la lingerie può creare magie».
Il mercato della lingerie è in fase di crescita. Quali cambiamenti prevede nei prossimi cinque anni?
«La crescita del mercato sta portando alla nascita di tanti nuovi marchi. In parte dobbiamo ringraziare la trilogia di Cinquanta sfumature per aver creato un nuovo mercato dell'erotismo. Immagino un futuro ancora più sexy, dove marchi che producono lingerie ispirata all'arte del bondage potranno crescere in maniera esponenziale. C'è una mentalità più aperta quando si tratta di sesso e piacere rispetto a 10 anni fa; le donne non hanno più vergogna. Credo che sempre più brand specializzati nel ready to wear faranno il loro ingresso nel mondo della lingerie, offrendo sia capi per la casa sia un abbigliamento più sensuale che si ispira alla lingerie».
Le donne sembrano più disposte a spendere grosse somme di denaro in biancheria intima, come lo giustifica?
«Credo le donne si sentano più sicure e hanno così iniziato a dare alla lingerie un'importanza pari a qualsiasi altro capo d'abbigliamento. Indossare un completo di lusso fa sentire una donna sexy e affascinante e questa è una sensazione che può creare dipendenza».
Come descriverebbe il cliente tipo di Coco de Mer?
«Chi viene da Coco de Mer prima di tutto ama il lusso. Quando entra nel nostro negozio di Covent Garden è come se si trovasse in un boudoir, dove non ci sono limiti e si ha la libertà di esplorare la propria immaginazione».
Qual è il vostro target principale?
«Posso dire che la clientela di Coco de Mer è divisa in egual misura tra uomo e donna. Anche per quanto riguarda l'età, chi frequenta il nostro negozio ha dai 30 ai 60 anni».
Come cambia lo stile di una donna di 30 anni da quello di una sessantenne?
«Spesso non c'è una grande differenza tra una donna giovane e una più matura. Ho però notato che mentre una ventenne preferisce un intimo più comodo composto da reggiseni a fascia o comunque meno strutturati insieme a un abbigliamento da casa, con il passare degli anni la donna cerca un look più attraente e ricercato. Sembra che con l'età cresca anche il senso di sicurezza e quindi la voglia di quel qualcosa in più».
Quali sono i vostri capi più venduti?
«Sicuramente la nostra serie Icons. Disegnata a Londra e prodotta con i migliori tessuti ha ormai fatto il giro del mondo. È una collezione che unisce erotismo, eleganza, giocosità e grazia. Sono pezzi senza tempo, che trasmettono un senso di potere ed esprimono grande sensualità, per questo motivo non potevamo che scegliere la nostra brand ambassador Pamela Anderson come modella per la collezione».
Come si comporta un uomo che entra per la prima volta nella vostra boutique?
«Il nostro obiettivo è quello di offrire a chiunque un'esperienza in cui sentirsi a proprio agio. Vogliamo che i nostri clienti possano esprimere liberamente le loro fantasie erotiche, invece che giudicarli. Il nostro negozio è costruito in modo da dare spazio a chiunque e il nostro staff ha un settore in cui eccelle, che sia il fitting, l'intimo di lusso. Cerchiamo di non trattare gli uomini diversamente da come tratteremmo qualsiasi cliente, anche se probabilmente questi ultimi avranno bisogno di qualche aiuto extra per scegliere la taglia giusta o il modello più adatto alla compagna».
Mariella Baroli
Da Milano a Cagliari, le boutique in cui trovare l'intimo su misura

Stringere le spalline. Risistemare la coppa. Tirare la banda laterale perché infastidisce troppo. Non vedere l'ora di tornare a casa e liberarsi di quel marchingegno diabolico che vi stringe il seno. Quante volte in una settimana ripetete queste operazioni? Troppe. Senza dubbio. E il motivo è semplice: avete scelto l'intimo sbagliato per voi.
Il problema è che non avete incrociato sul vostro cammino una «bra lady», una signora in grado di trovare il modello adatto a voi semplicemente utilizzando un metro da sarta e analizzando le vostre abitudini.
Per facilitarvi l'operazione abbiamo selezionato alcune boutique in tutta Italia, alcune delle quali appartengono a Rich (la rete d'impresa italiana in rosa che raggruppa negozi, spesso storici, specializzati in intimo e costumi da bagno di diverse marche) dove troverete ottima qualità, prodotti artigianali e marchi di lusso e personale competente in grado di guidarvi nella scelta dell'intimo perfetto.
Per Manuela Carena, la lingerie è una questione di famiglia. La boutique Bottino è dal 1934 punto di riferimento per ogni donna, anche quelle con forme più generose. Nel laboratorio nascosto all'interno del negozio mamma Bruna modifica, ripara e riadatta qualsiasi capo intimo e da mare, ma non solo. Bottino offre un servizio di bra fitting che permette anche alle donne dalle forme più generose di trovare il reggiseno o il corsetto più adatto alle sue esigenze, senza rinunciare a pizzi e merletti.
Vicino a Milano, più precisamente a Cernusco sul Naviglio, nasce Joly un negozio di intimo che offre molto di più della solite collezioni di marchi prestigiosi. Fondato nel 1965, Joly offre una linea classica da loro creata e una linea natura, prodotta con cotone bio. Insieme alla più speciale linea sposa, è poi possibile creare il completo intimo su misura. Basta prenotare un appuntamento nel loro atelier per scegliere insieme i tessuti e i modelli più adatti al tuo corpo.
Patrycja Kamila Lewicka e Joanna Grunt sono famose per aver portato il «bra fitting» in Italia. Basta andare sul loro sito e prenotare un appuntamento per scoprire che esistono ben 240 taglie di reggiseni e solo due donne su dieci sanno quale comprare. Dopo aver trovato la misura più adatta a voi, Pati e Jo vi aiuteranno anche a scegliere il modello più adatto al vostro fisico: dal balconcino che fa apparire il seno più pieno, al reggiseno senza ferretto per il massimo comfort.
Julia Stefanelli ha dato vita al marchio My Lace Moon partendo da uno dei portali più utilizzati per la vendita di prodotti artigianali, Etsy. Il suo negozio virtuale offre reggiseni, mutande, camicie da dotte e persino vestaglie fatte a mano e prodotte sulle misure della cliente, così da garantire il fit perfetto. Il successo di My Lace Moon ha permesso a Julia di aprire il suo primo studio-atelier a Verona.
Parola d'ordine, trasparenza. Le due giovani fondatrici del marchio, Federica Tiranti e Chiara Marconi hanno deciso di supportare il made in Italy con la loro collezione di lingerie. La loro filosofia è chiamata «slow couture» perché Chité non dipende da trend stagionali. Collezioni mensili uniche e limitate insieme a un attento lavoro di personalizzazione, specialmente sulle loro mutande in tulle ricamato, un vero best seller.
Un negozio di altri tempi che nasconde i migliori marchi della lingerie italiana e internazionale. Una delle più amate località di montagna nasconde anche una delle boutique di intimo più amate dalla clientela vip. Pavimenti e mobilio di legno nascondono cassetti e scaffali ricchi di qualsiasi capo una donna possa desiderare.
Brighenti è uno degli ultimi pezzi della Dolce Vita nella Città Eterna. Il negozio di intimo dove andavano a fare i loro acquisti Sophia Loren e Brigitte Bardot, è un pezzo di storia, iniziata alla fine dell'800. Marchi di lusso e lezioni di stile. Imperdibile «la rubrica della boutique», uno spazio dove la lingerie viene spiegata e raccontata con l'amore di chi fa questo lavoro da decenni.
Sempredonna è una boutique situata a pochi passi da palazzo Vinceremo a Cagliari. Offre consulenze personalizzate. Maria Assunta Pilia, la titolare del negozio, è una consulente d'immagine in grado non solo di trovare il reggiseno perfetto per ogni donna ma anche di consigliare la biancheria intima adatta a ogni tipo di occasione.
Marianna Baroli
I trend del 2018 sono velluto e pizzo

Tradizionalmente il mercato della lingerie non è mai stato guidato dai trend come invece accade al settore dell'abbigliamento, schiavo delle otto settimane di sfilate che mobilitano l'industria della moda ogni febbraio e settembre. Nel corso degli ultimi anni, complice una crescita del settore e il conseguente ingresso di nuove aziende nel mercato così come la necessità di rendersi allentanti per i consumatori più giovani - i famosi millennial - l'universo lingerie si è però trovato a fare i conti con quella che da molti è stata definita una vera e propria «rivoluzione» nel modo di concepire l'intimo. In questo contesto socioeconomico i trend sono quindi diventati uno degli strumenti più utili per garantire un buon fatturato a qualsiasi azienda. Nella nuova stagione i maggiori brand propongono capi declinati su cinque principali caratteristiche, che vanno ad affiancarsi allo stile bondage, reso famoso da Cinquanta sfumature e persistente traino del mercato dell'intimo.
La comodità della bralette
Gli ultimi anni hanno visto un declino nelle vendite di reggiseni push-up. A guidare il nuovo trend che vede reggiseni senza imbottiture e senza ferretto sono le più giovani che, abituate a un look fatto di t-shirt e pantaloni da yoga, prediligono la comodità sopra qualsiasi altra cosa.
Intimo sportivo con loghi
Il «merito» del ritorno del logo è equamente diviso tra i principali brand di lusso, da Dior a Gucci fino al re dell'intimo con i logi: Calvin Klein. Continuiamo a parlare di lingerie comoda, adatta a tutti i giorni e a tutte le necessità che possa avere una donna. I reggiseni sono più coprenti e vogliono fare capolino da top e felpe con bretelle ricche di scritte diverse.
Velluto
Questo è perfetto esempio di come l'intimo venga influenzato dal mercato dell'abbigliamento. Da abiti in velluto sulle passerelle a capi intimi tagliati dallo stesso materiale. Il motivo di questo sodalizio che a primo acchito potrebbe sembrare azzardato è la capacità del velluto di adattarsi a ogni tipo di fisico, mantenendo la sua morbidezza e dando un aspetto quasi romantico a chi lo indossa.
Effetto tatuaggio
Il pizzo è da sempre uno dei materiali più usati nelle aziende di biancheria intima. Solo un accenno può esprimere grande sensualità e questa nuova stagione non è da meno. La chiamano stampa tattoo perché nei nuovi modelli capi completamente trasparenti vengono arricchiti da pizzi colorati a creare un gioco di contrasti tra ciò che si vede e ciò che rimane nascosto.
Mutande peek-a-boo
L'ultimo trend per la nuova stagione immagina la lingerie con tagli rivelatori. Insieme al declino del push-up sembra che la clientela femminile abbia deciso di abbandonare anche l'uso del perizoma, preferendo il classico slip ma senza rinunciare alla sensualità. Nastri e fiocchi cingono i fianchi, mantenendo il lato b quasi completamente scoperto, per sedurre senza cadere nella volgarità.
Mariella Baroli
Continua a leggereRiduci
Il giro d'affari complessivo dell'intimo ha già raggiunto 110 miliardi di euro ed è in mano a otto grandi gruppi. Tre di questi sono italiani, ma il primato dell'export è conteso da Russia e Stati Uniti. A tirare il comparto è la biancheria di lusso: con un business in continua crescita, la sola fascia alta varrà nel 2024 oltre 55 miliardi, la metà del fatturato totale. La differenza con le marche più diffuse? La qualità dei materiali e della manodopera. Agent Provocateur per la realizzazione di un reggiseno impiega fino a un anno di tempo. Intervista con Lucy Litwack, alla guida di Coco de Mer: «Nel futuro le linee si ispireranno all'arte del bondage». L'effetto millennial ha imposto al settore i trend delle passerelle. Ma diversamente dalle taglie di abbigliamento solo per i reggiseni esistono 240 size. Così l'80% delle donne sbaglia l'acquisto. Da Milano a Cagliari le boutique si sono specializzate in attività di «bra fitting», ovvero l'arte di consigliare taglia e modello perfetto. !function(e,t,n,s){var i="InfogramEmbeds",o=e.getElementsByTagName(t)[0],d=/^http:/.test(e.location)?"http:":"https:";if(/^\/{2}/.test(s)&&(s=d+s),window[i]&&window[i].initialized)window[i].process&&window[i].process();else if(!e.getElementById(n)){var a=e.createElement(t);a.async=1,a.id=n,a.src=s,o.parentNode.insertBefore(a,o)}}(document,"script","infogram-async","https://e.infogram.com/js/dist/embed-loader-min.js"); Lo speciale contiene cinque articoli. Dimenticatevi i pacchi convenienza di slip bianchi in cotone in vendita a 10.99 euro nel vostro supermercato di fiducia, per la biancheria di lusso si spende sempre di più, tanto che il giro d'affari è arrivato alla considerevole cifra di 110 miliardi di euro. Victoria's Secret Largo a pizzi e merletti, intricate combinazioni di lacci e laccetti, velluti, tessuti ricamati o metallizzati con inserti preziosi. E soprattutto via libera all'immaginazione che combina basiche t-shirt bianche, un po' trasparenti, a reggiseni delicati, a triangolo, ma coloratissimi, come quelli in tulle proposti dal lussuosissimo brand francese Eres. La biancheria intima oggi è diventata il centro di ogni look, da quelli più sportivi ai più sofisticati. Quello che prima veniva nascosto, a volte con pudore, o che veniva indossato solo in «occasioni speciali» come arma di seduzione è diventato a detta degli stilisti un must see, qualcosa che va mostrato assolutamente. Merito un po' dei social network e un po' delle passerelle, della discesa in terra degli «angeli» di Victoria's Secret e delle boutique di lingerie che si trasformano in boudoir in cui scambiarsi addirittura consigli sulla propria sessualità, in base a un trend che è in continua crescita dal 2008. Eres La vendita di lingerie sembra, infatti, beneficiare di quello che viene comunemente chiamato lipstick effect, ovvero quel particolare fenomeno per cui nei momenti di crisi economica le vendite di rossetto schizzino invece alle stelle. In questo caso specifico, però, le donne decidono di premiarsi regalandosi un nuovo reggiseno sexy piuttosto che scegliere l'ennesima nuance o profumazione di balsamo per le labbra. Sono i numeri a dimostrare la teoria. Secondo un'indagine svolta dall'americana Transparency market research, nel 2024 il mercato globale della lingerie di lusso svilupperà un fatturato di 55,83 miliardi di dollari, contro i 33,18 miliardi di dollari del 2015 (su un fatturato totale di circa 110 miliardi di euro). Prodotto principe e traino del fatturato, anche in futuro, rimarrà il reggiseno, vera arma di seduzione femminile e oggi principe nell'armadio delle donne. Alcune ricerche hanno infatti evidenziato come ogni donna abbia nel suo armadio circa nove reggiseni e che, nonostante continui a sentire l'impellente desiderio di acquistarne di nuovi, arrivi a indossarne sempre e solamente solo sei. INFOGRAFICA !function(e,t,n,s){var i="InfogramEmbeds",o=e.getElementsByTagName(t)[0],d=/^http:/.test(e.location)?"http:":"https:";if(/^\/{2}/.test(s)&&(s=d+s),window[i]&&window[i].initialized)window[i].process&&window[i].process();else if(!e.getElementById(n)){var a=e.createElement(t);a.async=1,a.id=n,a.src=s,o.parentNode.insertBefore(a,o)}}(document,"script","infogram-async","https://e.infogram.com/js/dist/embed-loader-min.js"); A spingere le vendite c'è l'eftetto piscologico. Secondo l'Institute of underwear psychology di Londra, «acquistare biancheria in pizzo, magari colorata, contribuisce a migliorare l'umore del 28% e crea una sensazione di benessere pari a quella che si prova dopo un massaggio di 45 minuti o mangiando il proprio dolce preferito». C'è da dire anche che frugare in un cassetto pieno di pizzi e merletti, affondare le proprie mani in sottovesti che scivolano tra le dita e nastri e nastrini, è un vero e proprio toccasana anche per la fantasia. E che l'artigianalità ancora oggi è uno dei requisiti principali di chi acquista lingerie di lusso. La Perla, Agent Provocateu, Coco De Mer sono marchi che si differenziano proprio per l'alta qualità non solo dei materiali ma anche della manodopera. La realizzazione di un reggiseno La Perla necessita dai dodici ai quindici mesi dalla creazione alla messa in produzione fino alla distribuzione nelle boutique. Le medesime tempistiche sono necessarie per la corsetteria di Agent Provocateur che richiede almeno un anno di lavoro. Coco De Mer In Italia, ad avere un ruolo fondamentale nella vita delle donne è senza dubbio il brand Cosabella. I suoi prodotti combinano il lusso alla comodità quotidiana. Il marchio, nato nel 1983 dalla mente di Ugo e Valeria Campello si distingue infatti per la sua ricca collezione di bralette (quei reggiseni comodi, completamente destrutturati) in pizzo e disponibili in oltre 240 colorazioni differenti, dai toni classici come il bianco, nero e beige ai fluo, degni di party nelle spiagge più alla moda di Ibiza e Formentera. Cosabella Ad aver tolto dall'ombra dei vestiti la biancheria intima è stata soprattutto la saga cinematografica di Cinquanta sfumature che ha aperto le porte al mondo del bondage nello stile della lingerie, visto come una vera e propria arte e all'eroticità vista come ingrediente principale quando si parla di intimo femminile. Capofila nella categoria è Bordelle, marchio inglese di lingerie di lusso fondato da Alexandra Popa nel 2009 e noto poiché combina la componente sadomaso di lacci ed elastici a strutture di reggiseni e body creati in oro 24 carati. «La missione», ha spiegato Alexandra Popa alla Verità, «è quella di creare un prodotto unico nel suo genere ma che sia eterno e che rispetti le tre regole fondamentali della lingerie: ovvero che sia memorabile, provocante e che porti sempre a una reazione da parte di chi la vede o indossa». Bordelle Non può che tornare alla mente una frase di Greta Garbo che descrive alla perfezione il ruolo della biancheria di lusso: «Nessuno la vedrà mai; è terribilmente costosa e nessuno saprà mai che è di seta. Lo saprò io, e camminerò in modo diverso». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/alta-moda-della-lingerie-2562902309.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="i-paesi-in-via-di-sviluppo-trainano-i-numeri" data-post-id="2562902309" data-published-at="1781304523" data-use-pagination="False"> I Paesi in via di sviluppo trainano i numeri Sebbene si tratti di un mercato molto frammentato, l'Italia può dirsi a pieno titolo un'eccellenza nel mondo della lingerie. Su un giro d'affari globale di circa 110 miliardi di euro, un terzo (circa 34 miliardi), è in mano a otto grandi gruppi e tre di questi sono italiani: Pacific global management, la società di Silvio Scaglia che fattura ogni anno circa 300 milioni, Yamamay (sempre 300 milioni) e poi c'è il gruppo Calzedonia con ricavi superiori ai 2 miliardi di euro. Nell'olimpo dei grandi produttori di biancheria intima ci sono anche gruppi stranieri come Triumph (3 miliardi l'anno), Hanes (4 miliardi), Agent Provocateur (8 miliardi) e Limitated Brand con 10 miliardi. Secondo i dati distribuiti da SitaRicerca (ufficio studi specializzato nel settore moda) e diffusi dal mensile di settore IntimoRetail in occasione del tradizionale incontro annuale degli imprenditori del settore associati a Sistema Moda Italia, a fine 2017 le vendite delle linee di intimo, beachwear e calzetteria hanno registrato un trend lievemente positivo: il business è cresciuto dello 0,2% rispetto al 2016, anno che, a sua volta, si era chiuso con un -0,1%. Il dato risulta ancora più incoraggiante se si considera che nello stesso periodo le vendite degli articoli di abbigliamento hanno registrato un calo dell'1,5%. Andando più nel dettaglio, la calzetteria mantiene il trend dell'anno precedente (+0,7%), mentre le vendite di abbigliamento intimo sono calate dello 0,4%, contro il -0,7% del 2016. Se si considerano invece i settori uomo, donna e bambino, è quest'ultimo a mostrare i segnali migliori (+1,2%). Le vendite dei prodotti femminili, invece, rimangono stabili (+0,2%), mentre l'uomo si mostra ancora in ripresa rispetto a fine 2016, anno che si era chiuso con un calo dell'1%. In termini generali, quindi, le vendite dei prodotti di intimo e calzetteria stanno lentamente, ma progressivamente, risalendo la china: basti pensare che il 2013 si era chiuso con un -6% a valore. Insomma, il settore è in ripresa. Su un giro d'affari di circa 110 miliardi, secondo la società che si occupa di ricerche di marketing, Variant market research, circa il 25% (27,5 miliardi) del fatturato mondiale della lingerie arriva dal Nord America, il 30% dall'Europa (33 miliardi), il 30% dall'Asia (33 miliardi). Il resto del mondo (prettamente Africa e Australia) fattura invece solo il 15% dei ricavi (16,5 miliardi) globali. Dando uno sguardo ai singoli Paesi appare chiaro come alcuni di questi rappresentino mercati in piena crescita per il fatturato globale. Secondo i dati che Sistema Moda Italia ha rilasciato alla Verità, nel 2017 le importazioni di intimo in Vietnam, rispetto al 2016, sono aumentate del 44,4%. Lo stesso vale per lo Sri Lanka, dove l'anno scorso sono cresciute del 21,2%. Anche in Europa ci sono dei «fuoriclasse»: secondo i dati dell'indagine, l'anno scorso le importazioni nei Paesi Bassi sono cresciute del 54,6% e del 19,5% in Croazia. Al contrario ci sono Paesi che hanno ridotto le importazioni: la Romania, per esempio, ha perso il 19,4% del giro d'affari, la Tunisia il 14,4% e la Turchia il 12,9% Tra i Paesi che hanno esportato più intimo nel 2017, invece, troviamo la Russia, con un balzo del 71,4% rispetto all'anno precedente e gli Stati Uniti, con un salto in avanti del 42,3%. In terza posizione c'è la Cina, che ha venduto oltreconfine il 33,6% in più di lingerie rispetto al 2016. Tra chi, invece, ha sofferto, c'è la Croazia, con un crollo del 21,3%. Anche altri Paesi, tradizionalmente ritenuti più sviluppati e dunque più costosi in termini di manodopera, hanno subito una flessione. La Francia, per esempio, ha perso il 2% delle esportazioni nel 2017, la Svizzera lo 0,8% e i Paesi Bassi l'1,4%. Il trend di mercato appare chiaro e segue quello di tutto il mercato della moda. I maggiori compratori del settore sono tutti i Paesi in via di sviluppo, dove l'intimo - anche di pregio - sta diventando un bene sempre più comune e per questo il fatturato delle importazioni è in crescita. Al contrario, i grandi produttori - Cina, Russia e Stati Uniti - si spartiscono la gran parte delle esportazioni mondiali a sfavore di aree dove la manodopera è piuttosto salata. Gianluca Baldini <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/alta-moda-della-lingerie-2562902309.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="la-regina-del-settore-la-trilogia-cinquanta-sfumature-ha-aperto-a-un-nuovo-mercato-dell-erotismo" data-post-id="2562902309" data-published-at="1781304523" data-use-pagination="False"> La «regina» del settore: «La trilogia Cinquanta sfumature ha aperto a un nuovo mercato dell'erotismo» Il quartiere di Covent Garden a Londra nasconde uno dei negozi di lingerie più ricercati al mondo. Coco de Mer nasce nel 2001 e negli anni si afferma sul mercato internazionale come marchio di intimo di lusso, al pari di La Perla, Agent Provocateur e Bordelle. Il suo amministratore delegato è Lucy Litwack, conosciuta come «la regina della biancheria intima» per il suo straordinario curriculum: sei anni con Victoria's Secret, due come brand director a La Perla e infine managing director per il lancio della linea di intimo di David Beckham. Approda a Coco de Mer nel 2001 e nel 2017 decide con l'appoggio di alcuni investitori anonimi di acquistare il marchio dal gruppo Lovehoney per 5 milioni di sterline. L'obiettivo? Sfruttare a pieno il potenziale di Coco de Mer e trasformarlo in un brand globale.Come si differenzia Coco de Mer da altri marchi presenti sul mercato?«C'è qualcosa di speciale in un brand come Coco de Mer perché rappresenta la perfetta unione tra moda di lusso ed erotismo, sofisticatezza e sensualità. Coco de Mer è il luogo perfetto dove esplorare le proprie fantasie e dare vita a esperienze uniche. In fondo, la lingerie può creare magie».Il mercato della lingerie è in fase di crescita. Quali cambiamenti prevede nei prossimi cinque anni?«La crescita del mercato sta portando alla nascita di tanti nuovi marchi. In parte dobbiamo ringraziare la trilogia di Cinquanta sfumature per aver creato un nuovo mercato dell'erotismo. Immagino un futuro ancora più sexy, dove marchi che producono lingerie ispirata all'arte del bondage potranno crescere in maniera esponenziale. C'è una mentalità più aperta quando si tratta di sesso e piacere rispetto a 10 anni fa; le donne non hanno più vergogna. Credo che sempre più brand specializzati nel ready to wear faranno il loro ingresso nel mondo della lingerie, offrendo sia capi per la casa sia un abbigliamento più sensuale che si ispira alla lingerie».Le donne sembrano più disposte a spendere grosse somme di denaro in biancheria intima, come lo giustifica?«Credo le donne si sentano più sicure e hanno così iniziato a dare alla lingerie un'importanza pari a qualsiasi altro capo d'abbigliamento. Indossare un completo di lusso fa sentire una donna sexy e affascinante e questa è una sensazione che può creare dipendenza».Come descriverebbe il cliente tipo di Coco de Mer?«Chi viene da Coco de Mer prima di tutto ama il lusso. Quando entra nel nostro negozio di Covent Garden è come se si trovasse in un boudoir, dove non ci sono limiti e si ha la libertà di esplorare la propria immaginazione».Qual è il vostro target principale?«Posso dire che la clientela di Coco de Mer è divisa in egual misura tra uomo e donna. Anche per quanto riguarda l'età, chi frequenta il nostro negozio ha dai 30 ai 60 anni».Come cambia lo stile di una donna di 30 anni da quello di una sessantenne?«Spesso non c'è una grande differenza tra una donna giovane e una più matura. Ho però notato che mentre una ventenne preferisce un intimo più comodo composto da reggiseni a fascia o comunque meno strutturati insieme a un abbigliamento da casa, con il passare degli anni la donna cerca un look più attraente e ricercato. Sembra che con l'età cresca anche il senso di sicurezza e quindi la voglia di quel qualcosa in più».Quali sono i vostri capi più venduti?«Sicuramente la nostra serie Icons. Disegnata a Londra e prodotta con i migliori tessuti ha ormai fatto il giro del mondo. È una collezione che unisce erotismo, eleganza, giocosità e grazia. Sono pezzi senza tempo, che trasmettono un senso di potere ed esprimono grande sensualità, per questo motivo non potevamo che scegliere la nostra brand ambassador Pamela Anderson come modella per la collezione».Come si comporta un uomo che entra per la prima volta nella vostra boutique?«Il nostro obiettivo è quello di offrire a chiunque un'esperienza in cui sentirsi a proprio agio. Vogliamo che i nostri clienti possano esprimere liberamente le loro fantasie erotiche, invece che giudicarli. Il nostro negozio è costruito in modo da dare spazio a chiunque e il nostro staff ha un settore in cui eccelle, che sia il fitting, l'intimo di lusso. Cerchiamo di non trattare gli uomini diversamente da come tratteremmo qualsiasi cliente, anche se probabilmente questi ultimi avranno bisogno di qualche aiuto extra per scegliere la taglia giusta o il modello più adatto alla compagna».Mariella Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/alta-moda-della-lingerie-2562902309.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="da-milano-a-cagliari-le-boutique-in-cui-trovare-l-intimo-su-misura" data-post-id="2562902309" data-published-at="1781304523" data-use-pagination="False"> Da Milano a Cagliari, le boutique in cui trovare l'intimo su misura Stringere le spalline. Risistemare la coppa. Tirare la banda laterale perché infastidisce troppo. Non vedere l'ora di tornare a casa e liberarsi di quel marchingegno diabolico che vi stringe il seno. Quante volte in una settimana ripetete queste operazioni? Troppe. Senza dubbio. E il motivo è semplice: avete scelto l'intimo sbagliato per voi. Il problema è che non avete incrociato sul vostro cammino una «bra lady», una signora in grado di trovare il modello adatto a voi semplicemente utilizzando un metro da sarta e analizzando le vostre abitudini. Per facilitarvi l'operazione abbiamo selezionato alcune boutique in tutta Italia, alcune delle quali appartengono a Rich (la rete d'impresa italiana in rosa che raggruppa negozi, spesso storici, specializzati in intimo e costumi da bagno di diverse marche) dove troverete ottima qualità, prodotti artigianali e marchi di lusso e personale competente in grado di guidarvi nella scelta dell'intimo perfetto. Bottino, Genova Per Manuela Carena, la lingerie è una questione di famiglia. La boutique Bottino è dal 1934 punto di riferimento per ogni donna, anche quelle con forme più generose. Nel laboratorio nascosto all'interno del negozio mamma Bruna modifica, ripara e riadatta qualsiasi capo intimo e da mare, ma non solo. Bottino offre un servizio di bra fitting che permette anche alle donne dalle forme più generose di trovare il reggiseno o il corsetto più adatto alle sue esigenze, senza rinunciare a pizzi e merletti. Joly, Milano Vicino a Milano, più precisamente a Cernusco sul Naviglio, nasce Joly un negozio di intimo che offre molto di più della solite collezioni di marchi prestigiosi. Fondato nel 1965, Joly offre una linea classica da loro creata e una linea natura, prodotta con cotone bio. Insieme alla più speciale linea sposa, è poi possibile creare il completo intimo su misura. Basta prenotare un appuntamento nel loro atelier per scegliere insieme i tessuti e i modelli più adatti al tuo corpo. Pati Jo, Milano e Roma Patrycja Kamila Lewicka e Joanna Grunt sono famose per aver portato il «bra fitting» in Italia. Basta andare sul loro sito e prenotare un appuntamento per scoprire che esistono ben 240 taglie di reggiseni e solo due donne su dieci sanno quale comprare. Dopo aver trovato la misura più adatta a voi, Pati e Jo vi aiuteranno anche a scegliere il modello più adatto al vostro fisico: dal balconcino che fa apparire il seno più pieno, al reggiseno senza ferretto per il massimo comfort. My Lace Moon, Verona Julia Stefanelli ha dato vita al marchio My Lace Moon partendo da uno dei portali più utilizzati per la vendita di prodotti artigianali, Etsy. Il suo negozio virtuale offre reggiseni, mutande, camicie da dotte e persino vestaglie fatte a mano e prodotte sulle misure della cliente, così da garantire il fit perfetto. Il successo di My Lace Moon ha permesso a Julia di aprire il suo primo studio-atelier a Verona. Chité, Genova Parola d'ordine, trasparenza. Le due giovani fondatrici del marchio, Federica Tiranti e Chiara Marconi hanno deciso di supportare il made in Italy con la loro collezione di lingerie. La loro filosofia è chiamata «slow couture» perché Chité non dipende da trend stagionali. Collezioni mensili uniche e limitate insieme a un attento lavoro di personalizzazione, specialmente sulle loro mutande in tulle ricamato, un vero best seller. Le Colibrì, Courmayeur Un negozio di altri tempi che nasconde i migliori marchi della lingerie italiana e internazionale. Una delle più amate località di montagna nasconde anche una delle boutique di intimo più amate dalla clientela vip. Pavimenti e mobilio di legno nascondono cassetti e scaffali ricchi di qualsiasi capo una donna possa desiderare. Brighenti, Roma Brighenti è uno degli ultimi pezzi della Dolce Vita nella Città Eterna. Il negozio di intimo dove andavano a fare i loro acquisti Sophia Loren e Brigitte Bardot, è un pezzo di storia, iniziata alla fine dell'800. Marchi di lusso e lezioni di stile. Imperdibile «la rubrica della boutique», uno spazio dove la lingerie viene spiegata e raccontata con l'amore di chi fa questo lavoro da decenni. Sempredonna, Cagliari Sempredonna è una boutique situata a pochi passi da palazzo Vinceremo a Cagliari. Offre consulenze personalizzate. Maria Assunta Pilia, la titolare del negozio, è una consulente d'immagine in grado non solo di trovare il reggiseno perfetto per ogni donna ma anche di consigliare la biancheria intima adatta a ogni tipo di occasione. Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/alta-moda-della-lingerie-2562902309.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="i-trend-del-2018-sono-velluto-e-pizzo" data-post-id="2562902309" data-published-at="1781304523" data-use-pagination="False"> I trend del 2018 sono velluto e pizzo Tradizionalmente il mercato della lingerie non è mai stato guidato dai trend come invece accade al settore dell'abbigliamento, schiavo delle otto settimane di sfilate che mobilitano l'industria della moda ogni febbraio e settembre. Nel corso degli ultimi anni, complice una crescita del settore e il conseguente ingresso di nuove aziende nel mercato così come la necessità di rendersi allentanti per i consumatori più giovani - i famosi millennial - l'universo lingerie si è però trovato a fare i conti con quella che da molti è stata definita una vera e propria «rivoluzione» nel modo di concepire l'intimo. In questo contesto socioeconomico i trend sono quindi diventati uno degli strumenti più utili per garantire un buon fatturato a qualsiasi azienda. Nella nuova stagione i maggiori brand propongono capi declinati su cinque principali caratteristiche, che vanno ad affiancarsi allo stile bondage, reso famoso da Cinquanta sfumature e persistente traino del mercato dell'intimo.La comodità della braletteGli ultimi anni hanno visto un declino nelle vendite di reggiseni push-up. A guidare il nuovo trend che vede reggiseni senza imbottiture e senza ferretto sono le più giovani che, abituate a un look fatto di t-shirt e pantaloni da yoga, prediligono la comodità sopra qualsiasi altra cosa.Intimo sportivo con loghiIl «merito» del ritorno del logo è equamente diviso tra i principali brand di lusso, da Dior a Gucci fino al re dell'intimo con i logi: Calvin Klein. Continuiamo a parlare di lingerie comoda, adatta a tutti i giorni e a tutte le necessità che possa avere una donna. I reggiseni sono più coprenti e vogliono fare capolino da top e felpe con bretelle ricche di scritte diverse.VellutoQuesto è perfetto esempio di come l'intimo venga influenzato dal mercato dell'abbigliamento. Da abiti in velluto sulle passerelle a capi intimi tagliati dallo stesso materiale. Il motivo di questo sodalizio che a primo acchito potrebbe sembrare azzardato è la capacità del velluto di adattarsi a ogni tipo di fisico, mantenendo la sua morbidezza e dando un aspetto quasi romantico a chi lo indossa.Effetto tatuaggioIl pizzo è da sempre uno dei materiali più usati nelle aziende di biancheria intima. Solo un accenno può esprimere grande sensualità e questa nuova stagione non è da meno. La chiamano stampa tattoo perché nei nuovi modelli capi completamente trasparenti vengono arricchiti da pizzi colorati a creare un gioco di contrasti tra ciò che si vede e ciò che rimane nascosto.Mutande peek-a-booL'ultimo trend per la nuova stagione immagina la lingerie con tagli rivelatori. Insieme al declino del push-up sembra che la clientela femminile abbia deciso di abbandonare anche l'uso del perizoma, preferendo il classico slip ma senza rinunciare alla sensualità. Nastri e fiocchi cingono i fianchi, mantenendo il lato b quasi completamente scoperto, per sedurre senza cadere nella volgarità.Mariella Baroli
Dietro i risultati economici ci sono investimenti continui nelle persone, nei servizi, nell’innovazione e nel territorio: una strategia che ha permesso all’azienda di consolidare il proprio ruolo di riferimento nel panorama automotive italiano, affrontando con fiducia le sfide di un settore in profonda trasformazione.
Parole che diventano realtà guardando i numeri: il 2025 si è, infatti, chiuso con un fatturato globale di 478 milioni di euro, in crescita del 13% rispetto all’anno precedente. Un risultato che conferma la traiettoria di sviluppo del dealer. Ma è il 2026 ad accendere davvero l’entusiasmo: nel solo primo trimestre, il fatturato è cresciuto del 42% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, segnando uno dei migliori avvii nella storia dell’azienda.
Il comparto Service - spesso il vero termometro della fiducia del cliente - ha raggiunto 26,3 milioni di euro nel 2025, con una crescita del 6%. Un trend confermato nel primo trimestre 2026, con un ulteriore +8,31%. «Questi risultati confermano la solidità del nostro modello di business e la capacità di Fratelli Giacomel di generare crescita anche in un contesto di mercato in continua evoluzione. L’ottimo avvio del 2026 rafforza la nostra fiducia e ci spinge a proseguire con determinazione nel percorso di sviluppo e innovazione che abbiamo intrapreso», ha spiegato Alberto Giacomel, direttore generale Fratelli Giacomel. Nei primi tre mesi del 2026 sono state consegnate 4.242 vetture nuove: 1.478 unità in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con una crescita superiore al 50%. Un’accelerazione trainata in modo decisivo dal canale flotte aziendali.
Questo comparto, infatti, è passato da oltre il 50% nel 2025 al 70% del primo trimestre 2026, per un totale di circa 3.000 vetture consegnate. Un dato che non è solo la fotografia di un trimestre eccezionale: è il segnale di una trasformazione strutturale del mercato, con le aziende che scelgono sempre più motorizzazioni sostenibili - plug-in hybrid ed elettriche - spinte da vantaggi fiscali significativi sui fringe benefit.
Nel 2025, le vendite di vetture usate sono cresciute del 17%, quelle del nuovo del 5,5%. Il post-vendita ha confermato il proprio ruolo strategico con un +6% di fatturato e un +3% dei contatti d’officina. L’usato continua a rappresentare uno dei pilastri della strategia di Fratelli Giacomel, non come alternativa al nuovo, ma come una scelta sempre più consapevole da parte dei clienti. Nel 2025 oltre il 60% delle vetture ritirate è stato destinato al mercato dei privati, mentre il restante 40% è stato gestito attraverso canali professionali B2B.
A fare la differenza è soprattutto la qualità dell’offerta: oltre il 90% delle vetture vendute ai clienti privati è certificato secondo i programmi ufficiali delle Case rappresentate dal dealer e può beneficiare di estensioni di garanzia fino a 48 mesi.
Un livello di controllo, trasparenza e tutela che consente di affrontare l’acquisto di un’auto usata con la stessa serenità e affidabilità che si ricerca nel nuovo, trasformando questo comparto in uno dei principali punti di forza dell’azienda. «Il settore sta vivendo una trasformazione senza precedenti. I costruttori europei dovranno essere sempre più rapidi e flessibili. Tuttavia disponiamo di un vantaggio competitivo straordinario: una rete di distribuzione fatta di competenze, relazioni e professionalità costruite nel tempo. Sarà questo patrimonio umano a fare la differenza anche in futuro», conclude Alberto Giacomel.
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Mentre molti costruttori riducono progressivamente l’offerta di motorizzazioni a gasolio, la Casa di Stoccarda continua a credere nelle potenzialità del diesel, soprattutto quando abbinato a sistemi elettrificati capaci di migliorarne efficienza e fluidità. Il risultato? Un suv premium che, come nello stile della casa, coniuga prestazioni elevate e comfort. E, in questo caso, consumi tutto sommato contenuti. L’abbiamo provata.
Partiamo dal design. Dagli esterni. A guardarla, la Glc 450 d trasmette una sensazione di solida eleganza. Le proporzioni sono equilibrate. Riesce ad essere perfino sinuosa. La sua presenza su strada è importante ma mai eccessiva. Il frontale è dominato, come ormai abitudine, dalla grande calandra Mercedes. I gruppi ottici affilati e le superfici pulite contribuiscono a creare un design moderno e raffinato. Anche in questo caso, puro stile Mercedes.
Saliamo a bordo. Nel nostro caso, l’auto era dotata di interni chiari. Una volta entrati nell’abitacolo, si viene accolti dalla pure tradizione Mercedes nel segmento premium, soprattutto nel caso in cui si possa scegliere la versione Amg. La qualità percepita è elevata, grazie a materiali accuratamente selezionati, assemblaggi precisi e una cura dei dettagli che emerge in ogni elemento. La plancia è dominata dal grande display centrale verticale del sistema Mbux, intuitivo e ricco di funzionalità, mentre il quadro strumenti digitale offre numerose possibilità di personalizzazione.
In quest’auto stanno comodi sia chi si trova nei sedili anteriori sia chi si trova in quelli posteriori. Questi ultimi, infatti, possono contare su una buona abitabilità anche nei lunghi viaggi, mentre il bagagliaio si dimostra adeguato alle esigenze di una famiglia. Tutto è progettato per garantire comfort e praticità, senza rinunciare a quell’atmosfera tecnologica che caratterizza le Mercedes più recenti.
Il vero protagonista, come sempre per la casa di Stoccarda, è il motore. Sotto il cofano troviamo un sei cilindri in linea diesel da 3,0 litri abbinato alla tecnologia mild hybrid a 48 volt. Una configurazione sempre più rara sul mercato che, però, continua a offrire parecchi vantaggi. La potenza è abbondante e la coppia disponibile praticamente a ogni regime, consentendo accelerazioni brillanti e riprese immediate.
Alla guida, la Glc 450 d sorprende soprattutto per la fluidità di funzionamento. Il sei cilindri lavora con una regolarità quasi impercettibile, tanto che in molte situazioni è facile dimenticare di essere al volante di un diesel. L’assistenza elettrica contribuisce a rendere le partenze più dolci e le transizioni ancora più lineari, mentre il cambio automatico 9G-Tronic gestisce i rapporti con rapidità e precisione. Lo abbiamo provato sia su strade urbane sia extraurbane.
In città questo suv si muove con una disinvoltura superiore rispetto a quanto le dimensioni potrebbero far pensare. Lo sterzo è leggero nelle manovre, la visibilità è buona e i numerosi sistemi di assistenza aiutano a gestire traffico e parcheggi. È però sulle strade extraurbane e in autostrada che emergono le sue qualità migliori. A velocità di crociera la Glc 450 d mostra una notevole capacità di isolamento acustico. Fruscii aerodinamici e rumori di rotolamento sono praticamente inesistenti, creando un ambiente rilassante anche dopo molte ore al volante. Le sospensioni assorbono efficacemente le irregolarità dell’asfalto, mentre la trazione integrale 4Matic garantisce sempre elevati livelli di sicurezza e stabilità.
Nonostante il peso e la vocazione turistica, il comportamento dinamico risulta convincente anche tra le curve. Il telaio è ben bilanciato e il controllo dei movimenti della carrozzeria è efficace. Non si tratta di un suv sportivo in senso stretto, ma la precisione dell’avantreno e la generosa spinta del sei cilindri permettono di affrontare i percorsi più guidati con soddisfazione. Ma non solo. È anche possibile utilizzare la trazione integrale, andando così ovunque. Uno degli aspetti più interessanti riguarda i consumi. Pur disponendo di prestazioni di alto livello, la Glc 450 d riesce a mantenere valori parecchio contenuti. Nei lunghi trasferimenti autostradali è possibile percorrere distanze importanti senza frequenti soste al distributore, confermando uno dei tradizionali punti di forza della tecnologia diesel. Sul fronte tecnologico, la dotazione è ricca e comprende sistemi avanzati di assistenza alla guida, con funzioni di mantenimento della corsia, cruise control adattivo e monitoraggio dell’ambiente circostante. Il sistema Mbux continua inoltre a rappresentare uno dei riferimenti del segmento per qualità grafica, rapidità di risposta e integrazione dei comandi vocali.
In un panorama automobilistico dominato dall’elettrificazione, la Glc 450 d dimostra che il diesel ha ancora molto da dire quando viene sviluppato con competenza e integrato con le tecnologie più avanzate. Forse non sarà questo il futuro a lungo termine dell’automobile, ma oggi rappresenta una delle proposte più convincenti per chi cerca un suv premium capace di macinare chilometri nel massimo comfort, senza sacrificare piacere di guida ed efficienza.
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Leone XIV (Ansa)
Peraltro, rimarcando un caposaldo della dottrina sociale della Chiesa cattolica che aveva già richiamato anche nel suo importante discorso al Parlamento spagnolo a Madrid martedì scorso. Ma deve esserci un qualche riflesso pavloviano che scatta inesorabile nelle redazioni quando si pensano i titoli sul Papa che parla di migranti.
Il quotidiano Repubblica nella sua homepage titolava ieri sul grido morale del Papa che richiama l’Europa a non abituarsi «a un Mediterraneo cimitero dei migranti», così allo stesso modo il Corriere della Sera. E il quotidiano devi vescovi italiani Avvenire altrettanto, pur ponendo l’accento sul fatto sacrosanto che «nessuno ha il diritto di disprezzarli». Tutto vero, ma anche parziale.
Perché se il Papa alle Canarie nel suo sesto giorno di viaggio apostolico in Spagna ha certamente detto che «l’Europa […] non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi», lo ha fatto però in un ragionamento molto più ampio, che chi ha letto il testo integrale non può ignorare. Infatti, il Papa ha chiamato in causa tutti: i Paesi di origine, quelli di transito, l’Europa e l’intera comunità internazionale, ciascuno con responsabilità precise. Non è un dettaglio: è la struttura stessa del discorso. Una complessità che troppo spesso passa in secondo piano, perché si vuole fare dell’accoglienza un assoluto dal sapore politico, finendo per avere una lettura distorta come quella di chi è animato da odio. Semplificazioni.
Nella dottrina sociale della Chiesa, infatti, il diritto a emigrare è inseparabile dal diritto a non emigrare. La persona ha diritto a cercare altrove condizioni di vita dignitose, ma ha anche diritto a non essere costretta a farlo. E questo implica un dovere politico preciso: creare condizioni di giustizia, pace e sviluppo nei Paesi di origine. Non solo. Lo stesso papa Leone nel novembre scorso, nell’ormai consueto passaggio con i giornalisti uscendo da Villa Barberini a Castelgandolfo, mentre commentava la dichiarazione del 13 novembre della Conferenza episcopale degli Stati Uniti su migranti e richiedenti asilo, richiamava alla necessità di trattare le persone con dignità, aggiungendo: «Penso che ogni Paese abbia il diritto di determinare chi, come e quando le persone entrano». È ancora una volta un richiamo alla dottrina sociale della Chiesa che appunto riconosce alle autorità politiche il diritto di porre condizioni al fenomeno migratorio per preservare il bene comune, controllare le frontiere e regolare i flussi. Questi sono i punti che di solito spariscono dai titoli, eppure aiutano a comprendere veramente la posizione della Chiesa e del Papa.
È una linea che tiene insieme due principi che nel dibattito pubblico vengono sistematicamente separati: sovranità e dignità. Eppure, nei titoli, resta quasi sempre solo uno dei due. Il risultato è un cortocircuito: il Papa viene arruolato a forza dentro categorie che non sono le sue. Diventa, a seconda dei casi, un campione dell’accoglienza senza limiti o un moralista che ignora la realtà. Ma nessuna delle due caricature regge al discorso pronunciato ieri a Gran Canaria o a quanto detto dal Papa davanti ai Parlamentari spagnoli martedì.
Il Papa fa il Papa e tiene insieme accoglienza e responsabilità, diritti dei migranti e doveri delle istituzioni, solidarietà immediata e giustizia strutturale. Dire che il Mediterraneo non può essere un cimitero non significa ignorare il problema dei flussi. Significa rifiutare che la soluzione sia la morte. Così porre domande sulle possibilità e modalità di accoglienza non può significare che chi le fa sia una qualcuno che si gira dall’altra parte di fronte alle persone che chiedono aiuto. Dare letture parziali al fenomeno dei migranti, magari utilizzando il Papa, è un altro modo per calare l’ideologia sulla realtà.
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Fin qui nulla da dire, anzi ben venga, tanto più di questi tempi, che la proposta educativa oratoriale risulti sia attiva e partecipata. In effetti, tante sono le attività, dal basket al rugby fino appunto ai laboratori durante la fase estiva, che la parrocchia milanese - preparata anche ad accogliere i bambini con disabilità - offre; e di questo non si può che esser grati.
Il punctum dolens dell’attività di tale oratorio sta nella decisione presa dal parroco, don Giovanni Salatino, di renderlo «inclusivo e aperto al dialogo» fino al punto di concedere anche ai ragazzi musulmani un loro momento di preghiera. A questo verranno riservati spazi, momenti di preghiera per l’appunto, e perfino animatori del Grest…già islamici. Nessuna esagerazione, è lo stesso don Salatino - intervistato sul sito diocesano ChiesadiMilano.it - a dichiarare di avere «la fortuna di avere alcuni animatori, già grandi, di fede islamica: saranno loro, quindi, a guidare la preghiera con i ragazzi, in un luogo separato». Da quanto è dato capire anche i giovani islamici seguiranno, con altri, un percorso di condivisione fatto di riflessione sul tema di volta in volta al centro delle singole giornate, seguendo la storia dell’anno, sulla vita di San Francesco.
Poi però a questi ragazzi, guidati lo si ripete da animatori anch’essi musulmani, sarà concesso di appartarsi per propri momenti di preghiera. «Immagino che la preghiera si possa concludere con la formula islamica del Bismillah», è al riguardo il commento del parroco, secondo cui «è sempre meglio aiutare i ragazzi a pregare» dato che, prosegue don Salatino, «preghiamo lo stesso Dio, certamente all’interno di tradizioni religiose differenti. E riconoscere all’altro la propria identità è nello spirito del Vangelo». Ora, senza minimamente dubitare delle ottime intenzioni del sacerdote, sono diversi i profili, rispetto a questa iniziativa, che destano qualche perplessità. A partire dal fatto, come lo stesso articolo di ChiesadiMilano.it riporta, che «non sono molti i ragazzi di fede musulmana» nel quartiere di Baggio.
Non che una più sostanziosa presenza musulmana avrebbe reso meno singolare l’iniziativa in parola, ovviamente; ma il fatto che questa presenza, se non esigua, risulti comunque quanto meno contenuta, ecco, alimenta ancor più un certo stupore. In effetti, andando a leggere i commenti sui social, ci si imbatte nelle perplessità di non pochi fedeli che, con toni pacati, manifestano imbarazzo e incredulità. Sotto il post Facebook della diocesi di Milano, per esempio, un utente afferma che «la Chiesa deve accogliere, aiutare e amare tutti, rompendo ogni barriera. Quindi è giusto che le parrocchie, le mense per i poveri e la Caritas aiutino tutti al di là della religione». «Ma», aggiunge questa stessa persona, «momenti di preghiera islamica - o di qualsivoglia altra religione - in oratorio no. Questo è sbagliato».
Un altro utente con toni egualmente pacati ha lasciato un commento simile: «Si può fare tutto, ma la preghiera musulmana in oratorio anche no, come dicevate crea confusione, trovate un posto fuori dell’oratorio!». C’è perfino chi, conoscendo e stimando molto don Giovanni Salatino («ci metto la mano sul fuoco, ho fiducia e rispetto. Dio lo benedica sempre!»), lascia trasparire un certo disappunto: «Far pregare i musulmani in oratorio non mi è mai andato a genio».
Dulcis in fundo, non ci si può non chiedere - dato che la sala di preghiera musulmana verrà concessa durante un’«estate francescana», come si legge su ChiesadiMilano.it - cosa penserebbe di tutto questo lui, il santo di Assisi. Che nel 1219, al cospetto del sultano Malik al-Kami, anziché tessere l’elogio del dialogo ad oltranza non esitò a ricorrere a parole oggettivamente forti: «Gesù ha voluto insegnarci che, se anche un uomo ci fosse amico o parente, o perfino fosse a noi caro come la pupilla dell’occhio, dovremmo essere disposti ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tentasse di allontanarci dalla fede e dall’amore del nostro Dio». «Proprio per questo», concludeva, «i cristiani agiscono secondo giustizia quando invadono le vostre terre e vi combattono, perché voi bestemmiate il nome di Cristo».
Erano tutt’altri tempi, certo: ma san Francesco quello era, quello pensava e diceva. E colpisce che, in nome del dialogo - anche dove «non sono molti i ragazzi di fede musulmana» - spazi di oratori che pure, repetita iuvant, svolgono molte attività lodevoli, finiscano con l’essere appaltati ad altre fedi; con l’amaro risultato di lasciare di sale anche quei fedeli che faticano a riconoscere l’ambiente parrocchiale in cui sono cresciuti e a cui, come tantissimi, si sentono ancora legati.
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