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2018-04-30
Sotto l'alta moda della lingerie ci sono 55 miliardi e nuovi lavori
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Dimenticatevi i pacchi convenienza di slip bianchi in cotone in vendita a 10.99 euro nel vostro supermercato di fiducia, per la biancheria di lusso si spende sempre di più, tanto che il giro d'affari è arrivato alla considerevole cifra di 110 miliardi di euro.
Victoria's Secret
Largo a pizzi e merletti, intricate combinazioni di lacci e laccetti, velluti, tessuti ricamati o metallizzati con inserti preziosi. E soprattutto via libera all'immaginazione che combina basiche t-shirt bianche, un po' trasparenti, a reggiseni delicati, a triangolo, ma coloratissimi, come quelli in tulle proposti dal lussuosissimo brand francese Eres. La biancheria intima oggi è diventata il centro di ogni look, da quelli più sportivi ai più sofisticati. Quello che prima veniva nascosto, a volte con pudore, o che veniva indossato solo in «occasioni speciali» come arma di seduzione è diventato a detta degli stilisti un must see, qualcosa che va mostrato assolutamente. Merito un po' dei social network e un po' delle passerelle, della discesa in terra degli «angeli» di Victoria's Secret e delle boutique di lingerie che si trasformano in boudoir in cui scambiarsi addirittura consigli sulla propria sessualità, in base a un trend che è in continua crescita dal 2008.
Eres
La vendita di lingerie sembra, infatti, beneficiare di quello che viene comunemente chiamato
lipstick effect, ovvero quel particolare fenomeno per cui nei momenti di crisi economica le vendite di rossetto schizzino invece alle stelle. In questo caso specifico, però, le donne decidono di premiarsi regalandosi un nuovo reggiseno sexy piuttosto che scegliere l'ennesima nuance o profumazione di balsamo per le labbra. Sono i numeri a dimostrare la teoria. Secondo un'indagine svolta dall'americana Transparency market research, nel 2024 il mercato globale della lingerie di lusso svilupperà un fatturato di 55,83 miliardi di dollari, contro i 33,18 miliardi di dollari del 2015 (su un fatturato totale di circa 110 miliardi di euro). Prodotto principe e traino del fatturato, anche in futuro, rimarrà il reggiseno, vera arma di seduzione femminile e oggi principe nell'armadio delle donne. Alcune ricerche hanno infatti evidenziato come ogni donna abbia nel suo armadio circa nove reggiseni e che, nonostante continui a sentire l'impellente desiderio di acquistarne di nuovi, arrivi a indossarne sempre e solamente solo sei.
INFOGRAFICA
A spingere le vendite c'è l'eftetto piscologico. Secondo l'Institute of underwear psychology di Londra, «acquistare biancheria in pizzo, magari colorata, contribuisce a migliorare l'umore del 28% e crea una sensazione di benessere pari a quella che si prova dopo un massaggio di 45 minuti o mangiando il proprio dolce preferito».
C'è da dire anche che frugare in un cassetto pieno di pizzi e merletti, affondare le proprie mani in sottovesti che scivolano tra le dita e nastri e nastrini, è un vero e proprio toccasana anche per la fantasia. E che l'artigianalità ancora oggi è uno dei requisiti principali di chi acquista lingerie di lusso. La Perla, Agent Provocateu, Coco De Mer sono marchi che si differenziano proprio per l'alta qualità non solo dei materiali ma anche della manodopera. La realizzazione di un reggiseno La Perla necessita dai dodici ai quindici mesi dalla creazione alla messa in produzione fino alla distribuzione nelle boutique. Le medesime tempistiche sono necessarie per la corsetteria di Agent Provocateur che richiede almeno un anno di lavoro.
Coco De Mer
In Italia, ad avere un ruolo fondamentale nella vita delle donne è senza dubbio il brand Cosabella. I suoi prodotti combinano il lusso alla comodità quotidiana. Il marchio, nato nel 1983 dalla mente di Ugo e Valeria Campello si distingue infatti per la sua ricca collezione di bralette (quei reggiseni comodi, completamente destrutturati) in pizzo e disponibili in oltre 240 colorazioni differenti, dai toni classici come il bianco, nero e beige ai fluo, degni di party nelle spiagge più alla moda di Ibiza e Formentera.
Cosabella
Ad aver tolto dall'ombra dei vestiti la biancheria intima è stata soprattutto la saga cinematografica di Cinquanta sfumature che ha aperto le porte al mondo del bondage nello stile della lingerie, visto come una vera e propria arte e all'eroticità vista come ingrediente principale quando si parla di intimo femminile. Capofila nella categoria è Bordelle, marchio inglese di lingerie di lusso fondato da
Alexandra Popa nel 2009 e noto poiché combina la componente sadomaso di lacci ed elastici a strutture di reggiseni e body creati in oro 24 carati. «La missione», ha spiegato Alexandra Popa alla Verità, «è quella di creare un prodotto unico nel suo genere ma che sia eterno e che rispetti le tre regole fondamentali della lingerie: ovvero che sia memorabile, provocante e che porti sempre a una reazione da parte di chi la vede o indossa».
Bordelle
Non può che tornare alla mente una frase di
Greta Garbo che descrive alla perfezione il ruolo della biancheria di lusso: «Nessuno la vedrà mai; è terribilmente costosa e nessuno saprà mai che è di seta. Lo saprò io, e camminerò in modo diverso».
I Paesi in via di sviluppo trainano i numeri

Sebbene si tratti di un mercato molto frammentato, l'Italia può dirsi a pieno titolo un'eccellenza nel mondo della lingerie. Su un giro d'affari globale di circa 110 miliardi di euro, un terzo (circa 34 miliardi), è in mano a otto grandi gruppi e tre di questi sono italiani: Pacific global management, la società di Silvio Scaglia che fattura ogni anno circa 300 milioni, Yamamay (sempre 300 milioni) e poi c'è il gruppo Calzedonia con ricavi superiori ai 2 miliardi di euro. Nell'olimpo dei grandi produttori di biancheria intima ci sono anche gruppi stranieri come Triumph (3 miliardi l'anno), Hanes (4 miliardi), Agent Provocateur (8 miliardi) e Limitated Brand con 10 miliardi.
Secondo i dati distribuiti da SitaRicerca (ufficio studi specializzato nel settore moda) e diffusi dal mensile di settore IntimoRetail in occasione del tradizionale incontro annuale degli imprenditori del settore associati a Sistema Moda Italia, a fine 2017 le vendite delle linee di intimo, beachwear e calzetteria hanno registrato un trend lievemente positivo: il business è cresciuto dello 0,2% rispetto al 2016, anno che, a sua volta, si era chiuso con un -0,1%. Il dato risulta ancora più incoraggiante se si considera che nello stesso periodo le vendite degli articoli di abbigliamento hanno registrato un calo dell'1,5%. Andando più nel dettaglio, la calzetteria mantiene il trend dell'anno precedente (+0,7%), mentre le vendite di abbigliamento intimo sono calate dello 0,4%, contro il -0,7% del 2016. Se si considerano invece i settori uomo, donna e bambino, è quest'ultimo a mostrare i segnali migliori (+1,2%). Le vendite dei prodotti femminili, invece, rimangono stabili (+0,2%), mentre l'uomo si mostra ancora in ripresa rispetto a fine 2016, anno che si era chiuso con un calo dell'1%. In termini generali, quindi, le vendite dei prodotti di intimo e calzetteria stanno lentamente, ma progressivamente, risalendo la china: basti pensare che il 2013 si era chiuso con un -6% a valore.
Insomma, il settore è in ripresa. Su un giro d'affari di circa 110 miliardi, secondo la società che si occupa di ricerche di marketing, Variant market research, circa il 25% (27,5 miliardi) del fatturato mondiale della lingerie arriva dal Nord America, il 30% dall'Europa (33 miliardi), il 30% dall'Asia (33 miliardi). Il resto del mondo (prettamente Africa e Australia) fattura invece solo il 15% dei ricavi (16,5 miliardi) globali.
Dando uno sguardo ai singoli Paesi appare chiaro come alcuni di questi rappresentino mercati in piena crescita per il fatturato globale. Secondo i dati che Sistema Moda Italia ha rilasciato alla Verità, nel 2017 le importazioni di intimo in Vietnam, rispetto al 2016, sono aumentate del 44,4%. Lo stesso vale per lo Sri Lanka, dove l'anno scorso sono cresciute del 21,2%. Anche in Europa ci sono dei «fuoriclasse»: secondo i dati dell'indagine, l'anno scorso le importazioni nei Paesi Bassi sono cresciute del 54,6% e del 19,5% in Croazia. Al contrario ci sono Paesi che hanno ridotto le importazioni: la Romania, per esempio, ha perso il 19,4% del giro d'affari, la Tunisia il 14,4% e la Turchia il 12,9%
Tra i Paesi che hanno esportato più intimo nel 2017, invece, troviamo la Russia, con un balzo del 71,4% rispetto all'anno precedente e gli Stati Uniti, con un salto in avanti del 42,3%. In terza posizione c'è la Cina, che ha venduto oltreconfine il 33,6% in più di lingerie rispetto al 2016. Tra chi, invece, ha sofferto, c'è la Croazia, con un crollo del 21,3%. Anche altri Paesi, tradizionalmente ritenuti più sviluppati e dunque più costosi in termini di manodopera, hanno subito una flessione. La Francia, per esempio, ha perso il 2% delle esportazioni nel 2017, la Svizzera lo 0,8% e i Paesi Bassi l'1,4%.
Il trend di mercato appare chiaro e segue quello di tutto il mercato della moda. I maggiori compratori del settore sono tutti i Paesi in via di sviluppo, dove l'intimo - anche di pregio - sta diventando un bene sempre più comune e per questo il fatturato delle importazioni è in crescita. Al contrario, i grandi produttori - Cina, Russia e Stati Uniti - si spartiscono la gran parte delle esportazioni mondiali a sfavore di aree dove la manodopera è piuttosto salata.
Gianluca Baldini
La «regina» del settore: «La trilogia Cinquanta sfumature ha aperto a un nuovo mercato dell'erotismo»

Il quartiere di Covent Garden a Londra nasconde uno dei negozi di lingerie più ricercati al mondo. Coco de Mer nasce nel 2001 e negli anni si afferma sul mercato internazionale come marchio di intimo di lusso, al pari di La Perla, Agent Provocateur e Bordelle. Il suo amministratore delegato è Lucy Litwack, conosciuta come «la regina della biancheria intima» per il suo straordinario curriculum: sei anni con Victoria's Secret, due come brand director a La Perla e infine managing director per il lancio della linea di intimo di David Beckham. Approda a Coco de Mer nel 2001 e nel 2017 decide con l'appoggio di alcuni investitori anonimi di acquistare il marchio dal gruppo Lovehoney per 5 milioni di sterline. L'obiettivo? Sfruttare a pieno il potenziale di Coco de Mer e trasformarlo in un brand globale.
Come si differenzia Coco de Mer da altri marchi presenti sul mercato?
«C'è qualcosa di speciale in un brand come Coco de Mer perché rappresenta la perfetta unione tra moda di lusso ed erotismo, sofisticatezza e sensualità. Coco de Mer è il luogo perfetto dove esplorare le proprie fantasie e dare vita a esperienze uniche. In fondo, la lingerie può creare magie».
Il mercato della lingerie è in fase di crescita. Quali cambiamenti prevede nei prossimi cinque anni?
«La crescita del mercato sta portando alla nascita di tanti nuovi marchi. In parte dobbiamo ringraziare la trilogia di Cinquanta sfumature per aver creato un nuovo mercato dell'erotismo. Immagino un futuro ancora più sexy, dove marchi che producono lingerie ispirata all'arte del bondage potranno crescere in maniera esponenziale. C'è una mentalità più aperta quando si tratta di sesso e piacere rispetto a 10 anni fa; le donne non hanno più vergogna. Credo che sempre più brand specializzati nel ready to wear faranno il loro ingresso nel mondo della lingerie, offrendo sia capi per la casa sia un abbigliamento più sensuale che si ispira alla lingerie».
Le donne sembrano più disposte a spendere grosse somme di denaro in biancheria intima, come lo giustifica?
«Credo le donne si sentano più sicure e hanno così iniziato a dare alla lingerie un'importanza pari a qualsiasi altro capo d'abbigliamento. Indossare un completo di lusso fa sentire una donna sexy e affascinante e questa è una sensazione che può creare dipendenza».
Come descriverebbe il cliente tipo di Coco de Mer?
«Chi viene da Coco de Mer prima di tutto ama il lusso. Quando entra nel nostro negozio di Covent Garden è come se si trovasse in un boudoir, dove non ci sono limiti e si ha la libertà di esplorare la propria immaginazione».
Qual è il vostro target principale?
«Posso dire che la clientela di Coco de Mer è divisa in egual misura tra uomo e donna. Anche per quanto riguarda l'età, chi frequenta il nostro negozio ha dai 30 ai 60 anni».
Come cambia lo stile di una donna di 30 anni da quello di una sessantenne?
«Spesso non c'è una grande differenza tra una donna giovane e una più matura. Ho però notato che mentre una ventenne preferisce un intimo più comodo composto da reggiseni a fascia o comunque meno strutturati insieme a un abbigliamento da casa, con il passare degli anni la donna cerca un look più attraente e ricercato. Sembra che con l'età cresca anche il senso di sicurezza e quindi la voglia di quel qualcosa in più».
Quali sono i vostri capi più venduti?
«Sicuramente la nostra serie Icons. Disegnata a Londra e prodotta con i migliori tessuti ha ormai fatto il giro del mondo. È una collezione che unisce erotismo, eleganza, giocosità e grazia. Sono pezzi senza tempo, che trasmettono un senso di potere ed esprimono grande sensualità, per questo motivo non potevamo che scegliere la nostra brand ambassador Pamela Anderson come modella per la collezione».
Come si comporta un uomo che entra per la prima volta nella vostra boutique?
«Il nostro obiettivo è quello di offrire a chiunque un'esperienza in cui sentirsi a proprio agio. Vogliamo che i nostri clienti possano esprimere liberamente le loro fantasie erotiche, invece che giudicarli. Il nostro negozio è costruito in modo da dare spazio a chiunque e il nostro staff ha un settore in cui eccelle, che sia il fitting, l'intimo di lusso. Cerchiamo di non trattare gli uomini diversamente da come tratteremmo qualsiasi cliente, anche se probabilmente questi ultimi avranno bisogno di qualche aiuto extra per scegliere la taglia giusta o il modello più adatto alla compagna».
Mariella Baroli
Da Milano a Cagliari, le boutique in cui trovare l'intimo su misura

Stringere le spalline. Risistemare la coppa. Tirare la banda laterale perché infastidisce troppo. Non vedere l'ora di tornare a casa e liberarsi di quel marchingegno diabolico che vi stringe il seno. Quante volte in una settimana ripetete queste operazioni? Troppe. Senza dubbio. E il motivo è semplice: avete scelto l'intimo sbagliato per voi.
Il problema è che non avete incrociato sul vostro cammino una «bra lady», una signora in grado di trovare il modello adatto a voi semplicemente utilizzando un metro da sarta e analizzando le vostre abitudini.
Per facilitarvi l'operazione abbiamo selezionato alcune boutique in tutta Italia, alcune delle quali appartengono a Rich (la rete d'impresa italiana in rosa che raggruppa negozi, spesso storici, specializzati in intimo e costumi da bagno di diverse marche) dove troverete ottima qualità, prodotti artigianali e marchi di lusso e personale competente in grado di guidarvi nella scelta dell'intimo perfetto.
Per Manuela Carena, la lingerie è una questione di famiglia. La boutique Bottino è dal 1934 punto di riferimento per ogni donna, anche quelle con forme più generose. Nel laboratorio nascosto all'interno del negozio mamma Bruna modifica, ripara e riadatta qualsiasi capo intimo e da mare, ma non solo. Bottino offre un servizio di bra fitting che permette anche alle donne dalle forme più generose di trovare il reggiseno o il corsetto più adatto alle sue esigenze, senza rinunciare a pizzi e merletti.
Vicino a Milano, più precisamente a Cernusco sul Naviglio, nasce Joly un negozio di intimo che offre molto di più della solite collezioni di marchi prestigiosi. Fondato nel 1965, Joly offre una linea classica da loro creata e una linea natura, prodotta con cotone bio. Insieme alla più speciale linea sposa, è poi possibile creare il completo intimo su misura. Basta prenotare un appuntamento nel loro atelier per scegliere insieme i tessuti e i modelli più adatti al tuo corpo.
Patrycja Kamila Lewicka e Joanna Grunt sono famose per aver portato il «bra fitting» in Italia. Basta andare sul loro sito e prenotare un appuntamento per scoprire che esistono ben 240 taglie di reggiseni e solo due donne su dieci sanno quale comprare. Dopo aver trovato la misura più adatta a voi, Pati e Jo vi aiuteranno anche a scegliere il modello più adatto al vostro fisico: dal balconcino che fa apparire il seno più pieno, al reggiseno senza ferretto per il massimo comfort.
Julia Stefanelli ha dato vita al marchio My Lace Moon partendo da uno dei portali più utilizzati per la vendita di prodotti artigianali, Etsy. Il suo negozio virtuale offre reggiseni, mutande, camicie da dotte e persino vestaglie fatte a mano e prodotte sulle misure della cliente, così da garantire il fit perfetto. Il successo di My Lace Moon ha permesso a Julia di aprire il suo primo studio-atelier a Verona.
Parola d'ordine, trasparenza. Le due giovani fondatrici del marchio, Federica Tiranti e Chiara Marconi hanno deciso di supportare il made in Italy con la loro collezione di lingerie. La loro filosofia è chiamata «slow couture» perché Chité non dipende da trend stagionali. Collezioni mensili uniche e limitate insieme a un attento lavoro di personalizzazione, specialmente sulle loro mutande in tulle ricamato, un vero best seller.
Un negozio di altri tempi che nasconde i migliori marchi della lingerie italiana e internazionale. Una delle più amate località di montagna nasconde anche una delle boutique di intimo più amate dalla clientela vip. Pavimenti e mobilio di legno nascondono cassetti e scaffali ricchi di qualsiasi capo una donna possa desiderare.
Brighenti è uno degli ultimi pezzi della Dolce Vita nella Città Eterna. Il negozio di intimo dove andavano a fare i loro acquisti Sophia Loren e Brigitte Bardot, è un pezzo di storia, iniziata alla fine dell'800. Marchi di lusso e lezioni di stile. Imperdibile «la rubrica della boutique», uno spazio dove la lingerie viene spiegata e raccontata con l'amore di chi fa questo lavoro da decenni.
Sempredonna è una boutique situata a pochi passi da palazzo Vinceremo a Cagliari. Offre consulenze personalizzate. Maria Assunta Pilia, la titolare del negozio, è una consulente d'immagine in grado non solo di trovare il reggiseno perfetto per ogni donna ma anche di consigliare la biancheria intima adatta a ogni tipo di occasione.
Marianna Baroli
I trend del 2018 sono velluto e pizzo

Tradizionalmente il mercato della lingerie non è mai stato guidato dai trend come invece accade al settore dell'abbigliamento, schiavo delle otto settimane di sfilate che mobilitano l'industria della moda ogni febbraio e settembre. Nel corso degli ultimi anni, complice una crescita del settore e il conseguente ingresso di nuove aziende nel mercato così come la necessità di rendersi allentanti per i consumatori più giovani - i famosi millennial - l'universo lingerie si è però trovato a fare i conti con quella che da molti è stata definita una vera e propria «rivoluzione» nel modo di concepire l'intimo. In questo contesto socioeconomico i trend sono quindi diventati uno degli strumenti più utili per garantire un buon fatturato a qualsiasi azienda. Nella nuova stagione i maggiori brand propongono capi declinati su cinque principali caratteristiche, che vanno ad affiancarsi allo stile bondage, reso famoso da Cinquanta sfumature e persistente traino del mercato dell'intimo.
La comodità della bralette
Gli ultimi anni hanno visto un declino nelle vendite di reggiseni push-up. A guidare il nuovo trend che vede reggiseni senza imbottiture e senza ferretto sono le più giovani che, abituate a un look fatto di t-shirt e pantaloni da yoga, prediligono la comodità sopra qualsiasi altra cosa.
Intimo sportivo con loghi
Il «merito» del ritorno del logo è equamente diviso tra i principali brand di lusso, da Dior a Gucci fino al re dell'intimo con i logi: Calvin Klein. Continuiamo a parlare di lingerie comoda, adatta a tutti i giorni e a tutte le necessità che possa avere una donna. I reggiseni sono più coprenti e vogliono fare capolino da top e felpe con bretelle ricche di scritte diverse.
Velluto
Questo è perfetto esempio di come l'intimo venga influenzato dal mercato dell'abbigliamento. Da abiti in velluto sulle passerelle a capi intimi tagliati dallo stesso materiale. Il motivo di questo sodalizio che a primo acchito potrebbe sembrare azzardato è la capacità del velluto di adattarsi a ogni tipo di fisico, mantenendo la sua morbidezza e dando un aspetto quasi romantico a chi lo indossa.
Effetto tatuaggio
Il pizzo è da sempre uno dei materiali più usati nelle aziende di biancheria intima. Solo un accenno può esprimere grande sensualità e questa nuova stagione non è da meno. La chiamano stampa tattoo perché nei nuovi modelli capi completamente trasparenti vengono arricchiti da pizzi colorati a creare un gioco di contrasti tra ciò che si vede e ciò che rimane nascosto.
Mutande peek-a-boo
L'ultimo trend per la nuova stagione immagina la lingerie con tagli rivelatori. Insieme al declino del push-up sembra che la clientela femminile abbia deciso di abbandonare anche l'uso del perizoma, preferendo il classico slip ma senza rinunciare alla sensualità. Nastri e fiocchi cingono i fianchi, mantenendo il lato b quasi completamente scoperto, per sedurre senza cadere nella volgarità.
Mariella Baroli
Continua a leggereRiduci
Il giro d'affari complessivo dell'intimo ha già raggiunto 110 miliardi di euro ed è in mano a otto grandi gruppi. Tre di questi sono italiani, ma il primato dell'export è conteso da Russia e Stati Uniti. A tirare il comparto è la biancheria di lusso: con un business in continua crescita, la sola fascia alta varrà nel 2024 oltre 55 miliardi, la metà del fatturato totale. La differenza con le marche più diffuse? La qualità dei materiali e della manodopera. Agent Provocateur per la realizzazione di un reggiseno impiega fino a un anno di tempo. Intervista con Lucy Litwack, alla guida di Coco de Mer: «Nel futuro le linee si ispireranno all'arte del bondage». L'effetto millennial ha imposto al settore i trend delle passerelle. Ma diversamente dalle taglie di abbigliamento solo per i reggiseni esistono 240 size. Così l'80% delle donne sbaglia l'acquisto. Da Milano a Cagliari le boutique si sono specializzate in attività di «bra fitting», ovvero l'arte di consigliare taglia e modello perfetto. !function(e,t,n,s){var i="InfogramEmbeds",o=e.getElementsByTagName(t)[0],d=/^http:/.test(e.location)?"http:":"https:";if(/^\/{2}/.test(s)&&(s=d+s),window[i]&&window[i].initialized)window[i].process&&window[i].process();else if(!e.getElementById(n)){var a=e.createElement(t);a.async=1,a.id=n,a.src=s,o.parentNode.insertBefore(a,o)}}(document,"script","infogram-async","https://e.infogram.com/js/dist/embed-loader-min.js"); Lo speciale contiene cinque articoli. Dimenticatevi i pacchi convenienza di slip bianchi in cotone in vendita a 10.99 euro nel vostro supermercato di fiducia, per la biancheria di lusso si spende sempre di più, tanto che il giro d'affari è arrivato alla considerevole cifra di 110 miliardi di euro. Victoria's Secret Largo a pizzi e merletti, intricate combinazioni di lacci e laccetti, velluti, tessuti ricamati o metallizzati con inserti preziosi. E soprattutto via libera all'immaginazione che combina basiche t-shirt bianche, un po' trasparenti, a reggiseni delicati, a triangolo, ma coloratissimi, come quelli in tulle proposti dal lussuosissimo brand francese Eres. La biancheria intima oggi è diventata il centro di ogni look, da quelli più sportivi ai più sofisticati. Quello che prima veniva nascosto, a volte con pudore, o che veniva indossato solo in «occasioni speciali» come arma di seduzione è diventato a detta degli stilisti un must see, qualcosa che va mostrato assolutamente. Merito un po' dei social network e un po' delle passerelle, della discesa in terra degli «angeli» di Victoria's Secret e delle boutique di lingerie che si trasformano in boudoir in cui scambiarsi addirittura consigli sulla propria sessualità, in base a un trend che è in continua crescita dal 2008. Eres La vendita di lingerie sembra, infatti, beneficiare di quello che viene comunemente chiamato lipstick effect, ovvero quel particolare fenomeno per cui nei momenti di crisi economica le vendite di rossetto schizzino invece alle stelle. In questo caso specifico, però, le donne decidono di premiarsi regalandosi un nuovo reggiseno sexy piuttosto che scegliere l'ennesima nuance o profumazione di balsamo per le labbra. Sono i numeri a dimostrare la teoria. Secondo un'indagine svolta dall'americana Transparency market research, nel 2024 il mercato globale della lingerie di lusso svilupperà un fatturato di 55,83 miliardi di dollari, contro i 33,18 miliardi di dollari del 2015 (su un fatturato totale di circa 110 miliardi di euro). Prodotto principe e traino del fatturato, anche in futuro, rimarrà il reggiseno, vera arma di seduzione femminile e oggi principe nell'armadio delle donne. Alcune ricerche hanno infatti evidenziato come ogni donna abbia nel suo armadio circa nove reggiseni e che, nonostante continui a sentire l'impellente desiderio di acquistarne di nuovi, arrivi a indossarne sempre e solamente solo sei. INFOGRAFICA !function(e,t,n,s){var i="InfogramEmbeds",o=e.getElementsByTagName(t)[0],d=/^http:/.test(e.location)?"http:":"https:";if(/^\/{2}/.test(s)&&(s=d+s),window[i]&&window[i].initialized)window[i].process&&window[i].process();else if(!e.getElementById(n)){var a=e.createElement(t);a.async=1,a.id=n,a.src=s,o.parentNode.insertBefore(a,o)}}(document,"script","infogram-async","https://e.infogram.com/js/dist/embed-loader-min.js"); A spingere le vendite c'è l'eftetto piscologico. Secondo l'Institute of underwear psychology di Londra, «acquistare biancheria in pizzo, magari colorata, contribuisce a migliorare l'umore del 28% e crea una sensazione di benessere pari a quella che si prova dopo un massaggio di 45 minuti o mangiando il proprio dolce preferito». C'è da dire anche che frugare in un cassetto pieno di pizzi e merletti, affondare le proprie mani in sottovesti che scivolano tra le dita e nastri e nastrini, è un vero e proprio toccasana anche per la fantasia. E che l'artigianalità ancora oggi è uno dei requisiti principali di chi acquista lingerie di lusso. La Perla, Agent Provocateu, Coco De Mer sono marchi che si differenziano proprio per l'alta qualità non solo dei materiali ma anche della manodopera. La realizzazione di un reggiseno La Perla necessita dai dodici ai quindici mesi dalla creazione alla messa in produzione fino alla distribuzione nelle boutique. Le medesime tempistiche sono necessarie per la corsetteria di Agent Provocateur che richiede almeno un anno di lavoro. Coco De Mer In Italia, ad avere un ruolo fondamentale nella vita delle donne è senza dubbio il brand Cosabella. I suoi prodotti combinano il lusso alla comodità quotidiana. Il marchio, nato nel 1983 dalla mente di Ugo e Valeria Campello si distingue infatti per la sua ricca collezione di bralette (quei reggiseni comodi, completamente destrutturati) in pizzo e disponibili in oltre 240 colorazioni differenti, dai toni classici come il bianco, nero e beige ai fluo, degni di party nelle spiagge più alla moda di Ibiza e Formentera. Cosabella Ad aver tolto dall'ombra dei vestiti la biancheria intima è stata soprattutto la saga cinematografica di Cinquanta sfumature che ha aperto le porte al mondo del bondage nello stile della lingerie, visto come una vera e propria arte e all'eroticità vista come ingrediente principale quando si parla di intimo femminile. Capofila nella categoria è Bordelle, marchio inglese di lingerie di lusso fondato da Alexandra Popa nel 2009 e noto poiché combina la componente sadomaso di lacci ed elastici a strutture di reggiseni e body creati in oro 24 carati. «La missione», ha spiegato Alexandra Popa alla Verità, «è quella di creare un prodotto unico nel suo genere ma che sia eterno e che rispetti le tre regole fondamentali della lingerie: ovvero che sia memorabile, provocante e che porti sempre a una reazione da parte di chi la vede o indossa». Bordelle Non può che tornare alla mente una frase di Greta Garbo che descrive alla perfezione il ruolo della biancheria di lusso: «Nessuno la vedrà mai; è terribilmente costosa e nessuno saprà mai che è di seta. Lo saprò io, e camminerò in modo diverso». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/alta-moda-della-lingerie-2562902309.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="i-paesi-in-via-di-sviluppo-trainano-i-numeri" data-post-id="2562902309" data-published-at="1774575886" data-use-pagination="False"> I Paesi in via di sviluppo trainano i numeri Sebbene si tratti di un mercato molto frammentato, l'Italia può dirsi a pieno titolo un'eccellenza nel mondo della lingerie. Su un giro d'affari globale di circa 110 miliardi di euro, un terzo (circa 34 miliardi), è in mano a otto grandi gruppi e tre di questi sono italiani: Pacific global management, la società di Silvio Scaglia che fattura ogni anno circa 300 milioni, Yamamay (sempre 300 milioni) e poi c'è il gruppo Calzedonia con ricavi superiori ai 2 miliardi di euro. Nell'olimpo dei grandi produttori di biancheria intima ci sono anche gruppi stranieri come Triumph (3 miliardi l'anno), Hanes (4 miliardi), Agent Provocateur (8 miliardi) e Limitated Brand con 10 miliardi. Secondo i dati distribuiti da SitaRicerca (ufficio studi specializzato nel settore moda) e diffusi dal mensile di settore IntimoRetail in occasione del tradizionale incontro annuale degli imprenditori del settore associati a Sistema Moda Italia, a fine 2017 le vendite delle linee di intimo, beachwear e calzetteria hanno registrato un trend lievemente positivo: il business è cresciuto dello 0,2% rispetto al 2016, anno che, a sua volta, si era chiuso con un -0,1%. Il dato risulta ancora più incoraggiante se si considera che nello stesso periodo le vendite degli articoli di abbigliamento hanno registrato un calo dell'1,5%. Andando più nel dettaglio, la calzetteria mantiene il trend dell'anno precedente (+0,7%), mentre le vendite di abbigliamento intimo sono calate dello 0,4%, contro il -0,7% del 2016. Se si considerano invece i settori uomo, donna e bambino, è quest'ultimo a mostrare i segnali migliori (+1,2%). Le vendite dei prodotti femminili, invece, rimangono stabili (+0,2%), mentre l'uomo si mostra ancora in ripresa rispetto a fine 2016, anno che si era chiuso con un calo dell'1%. In termini generali, quindi, le vendite dei prodotti di intimo e calzetteria stanno lentamente, ma progressivamente, risalendo la china: basti pensare che il 2013 si era chiuso con un -6% a valore. Insomma, il settore è in ripresa. Su un giro d'affari di circa 110 miliardi, secondo la società che si occupa di ricerche di marketing, Variant market research, circa il 25% (27,5 miliardi) del fatturato mondiale della lingerie arriva dal Nord America, il 30% dall'Europa (33 miliardi), il 30% dall'Asia (33 miliardi). Il resto del mondo (prettamente Africa e Australia) fattura invece solo il 15% dei ricavi (16,5 miliardi) globali. Dando uno sguardo ai singoli Paesi appare chiaro come alcuni di questi rappresentino mercati in piena crescita per il fatturato globale. Secondo i dati che Sistema Moda Italia ha rilasciato alla Verità, nel 2017 le importazioni di intimo in Vietnam, rispetto al 2016, sono aumentate del 44,4%. Lo stesso vale per lo Sri Lanka, dove l'anno scorso sono cresciute del 21,2%. Anche in Europa ci sono dei «fuoriclasse»: secondo i dati dell'indagine, l'anno scorso le importazioni nei Paesi Bassi sono cresciute del 54,6% e del 19,5% in Croazia. Al contrario ci sono Paesi che hanno ridotto le importazioni: la Romania, per esempio, ha perso il 19,4% del giro d'affari, la Tunisia il 14,4% e la Turchia il 12,9% Tra i Paesi che hanno esportato più intimo nel 2017, invece, troviamo la Russia, con un balzo del 71,4% rispetto all'anno precedente e gli Stati Uniti, con un salto in avanti del 42,3%. In terza posizione c'è la Cina, che ha venduto oltreconfine il 33,6% in più di lingerie rispetto al 2016. Tra chi, invece, ha sofferto, c'è la Croazia, con un crollo del 21,3%. Anche altri Paesi, tradizionalmente ritenuti più sviluppati e dunque più costosi in termini di manodopera, hanno subito una flessione. La Francia, per esempio, ha perso il 2% delle esportazioni nel 2017, la Svizzera lo 0,8% e i Paesi Bassi l'1,4%. Il trend di mercato appare chiaro e segue quello di tutto il mercato della moda. I maggiori compratori del settore sono tutti i Paesi in via di sviluppo, dove l'intimo - anche di pregio - sta diventando un bene sempre più comune e per questo il fatturato delle importazioni è in crescita. Al contrario, i grandi produttori - Cina, Russia e Stati Uniti - si spartiscono la gran parte delle esportazioni mondiali a sfavore di aree dove la manodopera è piuttosto salata. Gianluca Baldini <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/alta-moda-della-lingerie-2562902309.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="la-regina-del-settore-la-trilogia-cinquanta-sfumature-ha-aperto-a-un-nuovo-mercato-dell-erotismo" data-post-id="2562902309" data-published-at="1774575886" data-use-pagination="False"> La «regina» del settore: «La trilogia Cinquanta sfumature ha aperto a un nuovo mercato dell'erotismo» Il quartiere di Covent Garden a Londra nasconde uno dei negozi di lingerie più ricercati al mondo. Coco de Mer nasce nel 2001 e negli anni si afferma sul mercato internazionale come marchio di intimo di lusso, al pari di La Perla, Agent Provocateur e Bordelle. Il suo amministratore delegato è Lucy Litwack, conosciuta come «la regina della biancheria intima» per il suo straordinario curriculum: sei anni con Victoria's Secret, due come brand director a La Perla e infine managing director per il lancio della linea di intimo di David Beckham. Approda a Coco de Mer nel 2001 e nel 2017 decide con l'appoggio di alcuni investitori anonimi di acquistare il marchio dal gruppo Lovehoney per 5 milioni di sterline. L'obiettivo? Sfruttare a pieno il potenziale di Coco de Mer e trasformarlo in un brand globale.Come si differenzia Coco de Mer da altri marchi presenti sul mercato?«C'è qualcosa di speciale in un brand come Coco de Mer perché rappresenta la perfetta unione tra moda di lusso ed erotismo, sofisticatezza e sensualità. Coco de Mer è il luogo perfetto dove esplorare le proprie fantasie e dare vita a esperienze uniche. In fondo, la lingerie può creare magie».Il mercato della lingerie è in fase di crescita. Quali cambiamenti prevede nei prossimi cinque anni?«La crescita del mercato sta portando alla nascita di tanti nuovi marchi. In parte dobbiamo ringraziare la trilogia di Cinquanta sfumature per aver creato un nuovo mercato dell'erotismo. Immagino un futuro ancora più sexy, dove marchi che producono lingerie ispirata all'arte del bondage potranno crescere in maniera esponenziale. C'è una mentalità più aperta quando si tratta di sesso e piacere rispetto a 10 anni fa; le donne non hanno più vergogna. Credo che sempre più brand specializzati nel ready to wear faranno il loro ingresso nel mondo della lingerie, offrendo sia capi per la casa sia un abbigliamento più sensuale che si ispira alla lingerie».Le donne sembrano più disposte a spendere grosse somme di denaro in biancheria intima, come lo giustifica?«Credo le donne si sentano più sicure e hanno così iniziato a dare alla lingerie un'importanza pari a qualsiasi altro capo d'abbigliamento. Indossare un completo di lusso fa sentire una donna sexy e affascinante e questa è una sensazione che può creare dipendenza».Come descriverebbe il cliente tipo di Coco de Mer?«Chi viene da Coco de Mer prima di tutto ama il lusso. Quando entra nel nostro negozio di Covent Garden è come se si trovasse in un boudoir, dove non ci sono limiti e si ha la libertà di esplorare la propria immaginazione».Qual è il vostro target principale?«Posso dire che la clientela di Coco de Mer è divisa in egual misura tra uomo e donna. Anche per quanto riguarda l'età, chi frequenta il nostro negozio ha dai 30 ai 60 anni».Come cambia lo stile di una donna di 30 anni da quello di una sessantenne?«Spesso non c'è una grande differenza tra una donna giovane e una più matura. Ho però notato che mentre una ventenne preferisce un intimo più comodo composto da reggiseni a fascia o comunque meno strutturati insieme a un abbigliamento da casa, con il passare degli anni la donna cerca un look più attraente e ricercato. Sembra che con l'età cresca anche il senso di sicurezza e quindi la voglia di quel qualcosa in più».Quali sono i vostri capi più venduti?«Sicuramente la nostra serie Icons. Disegnata a Londra e prodotta con i migliori tessuti ha ormai fatto il giro del mondo. È una collezione che unisce erotismo, eleganza, giocosità e grazia. Sono pezzi senza tempo, che trasmettono un senso di potere ed esprimono grande sensualità, per questo motivo non potevamo che scegliere la nostra brand ambassador Pamela Anderson come modella per la collezione».Come si comporta un uomo che entra per la prima volta nella vostra boutique?«Il nostro obiettivo è quello di offrire a chiunque un'esperienza in cui sentirsi a proprio agio. Vogliamo che i nostri clienti possano esprimere liberamente le loro fantasie erotiche, invece che giudicarli. Il nostro negozio è costruito in modo da dare spazio a chiunque e il nostro staff ha un settore in cui eccelle, che sia il fitting, l'intimo di lusso. Cerchiamo di non trattare gli uomini diversamente da come tratteremmo qualsiasi cliente, anche se probabilmente questi ultimi avranno bisogno di qualche aiuto extra per scegliere la taglia giusta o il modello più adatto alla compagna».Mariella Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/alta-moda-della-lingerie-2562902309.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="da-milano-a-cagliari-le-boutique-in-cui-trovare-l-intimo-su-misura" data-post-id="2562902309" data-published-at="1774575886" data-use-pagination="False"> Da Milano a Cagliari, le boutique in cui trovare l'intimo su misura Stringere le spalline. Risistemare la coppa. Tirare la banda laterale perché infastidisce troppo. Non vedere l'ora di tornare a casa e liberarsi di quel marchingegno diabolico che vi stringe il seno. Quante volte in una settimana ripetete queste operazioni? Troppe. Senza dubbio. E il motivo è semplice: avete scelto l'intimo sbagliato per voi. Il problema è che non avete incrociato sul vostro cammino una «bra lady», una signora in grado di trovare il modello adatto a voi semplicemente utilizzando un metro da sarta e analizzando le vostre abitudini. Per facilitarvi l'operazione abbiamo selezionato alcune boutique in tutta Italia, alcune delle quali appartengono a Rich (la rete d'impresa italiana in rosa che raggruppa negozi, spesso storici, specializzati in intimo e costumi da bagno di diverse marche) dove troverete ottima qualità, prodotti artigianali e marchi di lusso e personale competente in grado di guidarvi nella scelta dell'intimo perfetto. Bottino, Genova Per Manuela Carena, la lingerie è una questione di famiglia. La boutique Bottino è dal 1934 punto di riferimento per ogni donna, anche quelle con forme più generose. Nel laboratorio nascosto all'interno del negozio mamma Bruna modifica, ripara e riadatta qualsiasi capo intimo e da mare, ma non solo. Bottino offre un servizio di bra fitting che permette anche alle donne dalle forme più generose di trovare il reggiseno o il corsetto più adatto alle sue esigenze, senza rinunciare a pizzi e merletti. Joly, Milano Vicino a Milano, più precisamente a Cernusco sul Naviglio, nasce Joly un negozio di intimo che offre molto di più della solite collezioni di marchi prestigiosi. Fondato nel 1965, Joly offre una linea classica da loro creata e una linea natura, prodotta con cotone bio. Insieme alla più speciale linea sposa, è poi possibile creare il completo intimo su misura. Basta prenotare un appuntamento nel loro atelier per scegliere insieme i tessuti e i modelli più adatti al tuo corpo. Pati Jo, Milano e Roma Patrycja Kamila Lewicka e Joanna Grunt sono famose per aver portato il «bra fitting» in Italia. Basta andare sul loro sito e prenotare un appuntamento per scoprire che esistono ben 240 taglie di reggiseni e solo due donne su dieci sanno quale comprare. Dopo aver trovato la misura più adatta a voi, Pati e Jo vi aiuteranno anche a scegliere il modello più adatto al vostro fisico: dal balconcino che fa apparire il seno più pieno, al reggiseno senza ferretto per il massimo comfort. My Lace Moon, Verona Julia Stefanelli ha dato vita al marchio My Lace Moon partendo da uno dei portali più utilizzati per la vendita di prodotti artigianali, Etsy. Il suo negozio virtuale offre reggiseni, mutande, camicie da dotte e persino vestaglie fatte a mano e prodotte sulle misure della cliente, così da garantire il fit perfetto. Il successo di My Lace Moon ha permesso a Julia di aprire il suo primo studio-atelier a Verona. Chité, Genova Parola d'ordine, trasparenza. Le due giovani fondatrici del marchio, Federica Tiranti e Chiara Marconi hanno deciso di supportare il made in Italy con la loro collezione di lingerie. La loro filosofia è chiamata «slow couture» perché Chité non dipende da trend stagionali. Collezioni mensili uniche e limitate insieme a un attento lavoro di personalizzazione, specialmente sulle loro mutande in tulle ricamato, un vero best seller. Le Colibrì, Courmayeur Un negozio di altri tempi che nasconde i migliori marchi della lingerie italiana e internazionale. Una delle più amate località di montagna nasconde anche una delle boutique di intimo più amate dalla clientela vip. Pavimenti e mobilio di legno nascondono cassetti e scaffali ricchi di qualsiasi capo una donna possa desiderare. Brighenti, Roma Brighenti è uno degli ultimi pezzi della Dolce Vita nella Città Eterna. Il negozio di intimo dove andavano a fare i loro acquisti Sophia Loren e Brigitte Bardot, è un pezzo di storia, iniziata alla fine dell'800. Marchi di lusso e lezioni di stile. Imperdibile «la rubrica della boutique», uno spazio dove la lingerie viene spiegata e raccontata con l'amore di chi fa questo lavoro da decenni. Sempredonna, Cagliari Sempredonna è una boutique situata a pochi passi da palazzo Vinceremo a Cagliari. Offre consulenze personalizzate. Maria Assunta Pilia, la titolare del negozio, è una consulente d'immagine in grado non solo di trovare il reggiseno perfetto per ogni donna ma anche di consigliare la biancheria intima adatta a ogni tipo di occasione. Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/alta-moda-della-lingerie-2562902309.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="i-trend-del-2018-sono-velluto-e-pizzo" data-post-id="2562902309" data-published-at="1774575886" data-use-pagination="False"> I trend del 2018 sono velluto e pizzo Tradizionalmente il mercato della lingerie non è mai stato guidato dai trend come invece accade al settore dell'abbigliamento, schiavo delle otto settimane di sfilate che mobilitano l'industria della moda ogni febbraio e settembre. Nel corso degli ultimi anni, complice una crescita del settore e il conseguente ingresso di nuove aziende nel mercato così come la necessità di rendersi allentanti per i consumatori più giovani - i famosi millennial - l'universo lingerie si è però trovato a fare i conti con quella che da molti è stata definita una vera e propria «rivoluzione» nel modo di concepire l'intimo. In questo contesto socioeconomico i trend sono quindi diventati uno degli strumenti più utili per garantire un buon fatturato a qualsiasi azienda. Nella nuova stagione i maggiori brand propongono capi declinati su cinque principali caratteristiche, che vanno ad affiancarsi allo stile bondage, reso famoso da Cinquanta sfumature e persistente traino del mercato dell'intimo.La comodità della braletteGli ultimi anni hanno visto un declino nelle vendite di reggiseni push-up. A guidare il nuovo trend che vede reggiseni senza imbottiture e senza ferretto sono le più giovani che, abituate a un look fatto di t-shirt e pantaloni da yoga, prediligono la comodità sopra qualsiasi altra cosa.Intimo sportivo con loghiIl «merito» del ritorno del logo è equamente diviso tra i principali brand di lusso, da Dior a Gucci fino al re dell'intimo con i logi: Calvin Klein. Continuiamo a parlare di lingerie comoda, adatta a tutti i giorni e a tutte le necessità che possa avere una donna. I reggiseni sono più coprenti e vogliono fare capolino da top e felpe con bretelle ricche di scritte diverse.VellutoQuesto è perfetto esempio di come l'intimo venga influenzato dal mercato dell'abbigliamento. Da abiti in velluto sulle passerelle a capi intimi tagliati dallo stesso materiale. Il motivo di questo sodalizio che a primo acchito potrebbe sembrare azzardato è la capacità del velluto di adattarsi a ogni tipo di fisico, mantenendo la sua morbidezza e dando un aspetto quasi romantico a chi lo indossa.Effetto tatuaggioIl pizzo è da sempre uno dei materiali più usati nelle aziende di biancheria intima. Solo un accenno può esprimere grande sensualità e questa nuova stagione non è da meno. La chiamano stampa tattoo perché nei nuovi modelli capi completamente trasparenti vengono arricchiti da pizzi colorati a creare un gioco di contrasti tra ciò che si vede e ciò che rimane nascosto.Mutande peek-a-booL'ultimo trend per la nuova stagione immagina la lingerie con tagli rivelatori. Insieme al declino del push-up sembra che la clientela femminile abbia deciso di abbandonare anche l'uso del perizoma, preferendo il classico slip ma senza rinunciare alla sensualità. Nastri e fiocchi cingono i fianchi, mantenendo il lato b quasi completamente scoperto, per sedurre senza cadere nella volgarità.Mariella Baroli
Sandro Tonali festeggia il gol dell'1-0 nello spareggio per le qualificazioni al Mondiale contro l'Irlanda del Nord (Getty Images)
Prima la paura, com’è naturale che sia quando il rischio è rappresentato dalla terza mancata qualificazione a un Mondiale consecutiva. Poi la liberazione, quando dopo quasi un’ora di spettri il destro al volo scagliato da Sandro Tonali si è infilato alle spalle di Charles scacciando via ogni cattivo presagio. E infine il sospiro di sollievo, con il raddoppio firmato da Kean, unito a una buona dose di adrenalina e autostima in vista dell’ultimo, vero, ostacolo verso Usa, Canada e Messico 2026.
Nella semifinale dei playoff di qualificazione alla prossima Coppa del mondo, l’Italia compie pienamente il proprio dovere contro l’Irlanda del Nord, vince 2-0 e vola in Bosnia dove martedì 31 marzo si giocherà il tutto per tutto per staccare il pass iridato. Il successo di Bergamo, conquistato non senza qualche fisiologica difficoltà, dovuta più alla tensione che ha accompagnato questo delicato appuntamento che alla forza di un avversario nettamente inferiore, oltre a essere il primo spartiacque sulla strada del Mondiale, consente agli azzurri di Gennaro Gattuso di scrollarsi di dosso una quantità non indifferente di tensione anche e soprattutto in vista di Sarajevo, dove l’ambiente sarà tutt’altro che amichevole. Contro la Bosnia, che ha superato ai rigori il Galles nell'altra nella semifinale playoff, servirà un altro tipo di prestazione e di approccio.
Già, perché il primo tempo ha messo in evidenza i limiti che da tempo accompagnano questa nazionale, fermo restando che la notizia più importante nella serata bergamasca era una e soltanto una: ottenere un risultato che tenesse aperta la corsa al Mondiale.
La tensione che accompagna l’avvio dell’Italia è infatti stato evidente fin dai primi minuti: ritmo basso, manovra prevedibile e Irlanda del Nord ordinata nel difendersi e pronta ad allungare ogni pausa per spezzare il gioco. Gli azzurri tengono il possesso ma faticano a trovare linee di passaggio pulite, si affidano troppo al giro palla tra i difensori e raramente riescono a innescare con continuità Kean e Retegui. Le occasioni del primo tempo nascono quasi esclusivamente da situazioni da fermo - il colpo di testa di Bastoni e il tentativo di Politano - mentre dall’altra parte basta una ripartenza o un pallone vagante per alimentare qualche apprensione, come sulla sortita di Galbraith o sul corner che attraversa l’area senza deviazioni. Nella ripresa l’inerzia non cambia subito, ma l’Italia trova progressivamente più campo e soprattutto più convinzione. L’episodio che rompe l’equilibrio arriva al 55’, quando su un pallone respinto corto dalla difesa nordirlandese Tonali coordina il destro al volo che sblocca la partita e alleggerisce il peso della serata. Da lì in avanti gli azzurri di Gattuso prendono definitivamente il controllo: Kean va vicino al raddoppio in più occasioni prima di trovarlo all’80’, con un sinistro preciso che chiude i conti e trasforma l’ultimo quarto d’ora in una gestione senza scossoni, accompagnata dal sollievo del pubblico della New Balance Arena che saluta gli azzurri con un coro che più eloquente non si può: «Portaci al Mondiale oh oh! Portaci al Mondiale oh oh!».
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Per molti anni il turismo internazionale è stato accompagnato da una narrazione molto precisa: quella della scoperta. Ogni destinazione veniva presentata come un altrove misterioso, pronto a rivelarsi allo sguardo curioso del viaggiatore occidentale. Guide, reportage, blog e social hanno alimentato questa promessa per almeno due decenni.
Poi qualcosa è cambiato.
Non perché si viaggi di meno — i numeri globali del turismo continuano a crescere — ma perché alcuni paesi sono stati raccontati così tanto da non avere più bisogno di essere scoperti. Le immagini sono già lì, sedimentate: le medine del Marocco, i templi del Giappone, le auto americane degli anni Cinquanta a Cuba.
Viaggiare in questi luoghi oggi significa accettare una realtà semplice: il viaggiatore non è più il protagonista della storia. Non arriva per rivelare un mondo nascosto. Arriva piuttosto in un luogo che è già stato visto, scritto, raccontato migliaia di volte.
E forse è proprio questo ridimensionamento a rendere il viaggio contemporaneo più interessante.
Casablanca, Marocco. Vista frontale della moschea di Hassan II e del minareto più alto del mondo (iStock)
Marocco: l’altrove diventato quotidiano
Per molto tempo il Marocco ha rappresentato una delle porte d’ingresso all’altrove per l’Europa. Vicino geograficamente, ma abbastanza diverso da alimentare un immaginario esotico potente: spezie, tappeti, deserti, souk affollati, chiamate alla preghiera al tramonto.
Ancora oggi molte narrazioni turistiche insistono su questo repertorio visivo, ma basta arrivare a Marrakech o a Fès per accorgersi che la realtà è molto più pragmatica.
Le medine sono organismi urbani complessi, vivi, spesso caotici. I negozi aprono all’alba, i motorini sfrecciano nei vicoli strettissimi, gli artigiani lavorano con una velocità che non ha nulla di romantico. Il turismo è parte del sistema economico, ma non lo domina completamente.
Il risultato è che il visitatore smette abbastanza in fretta di sentirsi un esploratore. Il Marocco non ha bisogno di essere interpretato: continua semplicemente a funzionare secondo i suoi ritmi.
Il modo migliore per viverlo oggi è accettare questa normalità. Perdersi nella medina senza cercare continuamente l’immagine perfetta, sedersi in un caffè locale, osservare il traffico umano che attraversa i souk.
Dove dormire (bello e accessibile)
Riad Dar El Yasmine - Marrakech
Un piccolo riad nel cuore della medina, con patio interno e piscina sul tetto. Camere curate e prezzi ancora accessibili rispetto a molte strutture della città.
Riad Laaroussa - Fès
Casa tradizionale restaurata con gusto, terrazza panoramica e hammam. Un’ottima base per esplorare la medina.
Dove mangiare
Nomad – Marrakech
Ristorante molto frequentato anche dai locali più giovani, con cucina marocchina reinterpretata e una delle terrazze più belle della città.
Café Clock - Marrakech
Un luogo diventato quasi istituzionale tra viaggiatori e studenti stranieri: tajine, cous cous e il celebre camel burger.
Sakura in Giappone (iStock)
Giappone: il paese che non ha bisogno di spiegazioni
Il Giappone è forse uno dei paesi più raccontati degli ultimi anni. Libri, documentari, blog di viaggio, social network: tutto ha contribuito a costruire un’immagine affascinante e coerente.
Tecnologia avanzata, rituali antichi, estetica minimalista, disciplina sociale.
Arrivando a Tokyo o Kyoto, però, si scopre una realtà molto meno misteriosa di quanto ci si aspetti. Il Giappone non è un enigma da decifrare. È un paese incredibilmente organizzato che ha già integrato il turismo nei suoi sistemi quotidiani.
Le stazioni ferroviarie gestiscono milioni di persone al giorno con una precisione quasi matematica. I ristoranti espongono modelli di plastica dei piatti in vetrina. I templi più famosi sono pieni di visitatori.
In altre parole: il viaggio non consiste nel capire il Giappone, ma nel viverlo.
Le esperienze più interessanti spesso sono le più semplici: mangiare ramen al bancone di un minuscolo ristorante, camminare per ore nei quartieri residenziali di Tokyo, osservare la vita quotidiana nei convenience store aperti ventiquattr’ore su ventiquattro.
Il Giappone non ha bisogno di essere spiegato. Funziona perfettamente anche senza interpretazioni.
Dove dormire
Hotel Gracery Shinjuku - Tokyo
Un hotel moderno nel cuore di Shinjuku, perfetto per chi vuole vivere la dimensione più urbana della città.
Piece Hostel Kyoto
Uno degli ostelli più eleganti del Giappone: design minimal, camere private e spazi comuni molto curati.
Dove mangiare
Ichiran
Catena famosa per il sistema di cabine individuali: si mangia ramen in solitudine, concentrati solo sul piatto.
Gyoza Hohei - Kyoto
Piccolo ristorante nel quartiere di Gion, specializzato in gyoza (ravioli di carne) e piatti semplici della tradizione.
L'Avana, Cuba skyline del centro (iStock)
Cuba: la realtà oltre la cartolina
Se c’è un paese che negli ultimi decenni è stato romanticizzato all’infinito, quello è Cuba.
Rivoluzione, musica, salsa, sigari, auto d’epoca, nostalgia. L’isola è diventata quasi un simbolo culturale prima ancora che una destinazione turistica.
Ma arrivando all’Avana si scopre subito che Cuba non è una scenografia costruita per il visitatore. È un paese complesso, con un’economia fragile, infrastrutture irregolari e una quotidianità fatta di adattamenti continui.
Le immagini iconiche esistono — le Chevrolet degli anni ’50, il Malecón al tramonto, le case coloniali colorate — ma convivono con code per il pane, interruzioni di corrente e un sistema di vita molto diverso da quello occidentale.
Il viaggiatore smette presto di sentirsi al centro dell’esperienza. Piuttosto diventa un osservatore temporaneo di una realtà che continua indipendentemente dalla sua presenza.
Ed è proprio questo che rende Cuba ancora interessante: non cerca di compiacere il turismo.
Dove dormire
Casa Vieja 1840 – La Habana
Casa particular restaurata nel centro storico dell’Avana, con terrazza panoramica e camere eleganti.
Lola Trinidad Boutique Hotel - Trinidad
Una casa coloniale colorata nel cuore della città di Trinidad, accogliente e gestita da una famiglia locale.
Dove mangiare
La Guarida – La Habana
Uno dei ristoranti più celebri dell’isola, ospitato in un palazzo decadente diventato simbolo della nuova ristorazione cubana.
Taberna La Botija - Trinidad
Locale semplice e molto frequentato, con musica dal vivo e piatti tradizionali.
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Il viaggiatore dopo il mito
Il turismo globale sta forse entrando in una fase più adulta.
Per molto tempo il viaggio è stato raccontato come una forma di conquista simbolica: il viaggiatore partiva per scoprire, comprendere, rivelare. Oggi molti luoghi del mondo non hanno più bisogno di essere rivelati.
Sono già stati visti da milioni di persone.
Questo non significa che il viaggio perda valore. Significa piuttosto che cambia prospettiva. Non è più una scoperta eroica, ma una presenza temporanea dentro una realtà che esiste indipendentemente da noi.
Forse è proprio questo il turismo dopo l’entusiasmo: meno epica, meno esotismo costruito, più attenzione alla vita reale dei luoghi attraversati.
E, paradossalmente, proprio da questa normalità può nascere un modo nuovo — e forse più interessante — di viaggiare.
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Mentre il mondo osserva lo Stretto di Hormuz, Pechino raccoglie i frutti di una strategia fondata sull’autonomia energetica. Pur con una crescita interna debole e le difficoltà del real estate, la Cina si è resa meno vulnerabile ai ricatti energetici globali. «La lungimiranza della Cina in materia di politica energetica sta pagando dividendi importanti in questa fase di mercato», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf, «poiché grazie a riserve strategiche per 1,2 miliardi di barili e alla fitta rete di oleodotti terrestri con Russia e Kazakistan, il Dragone ha ridotto la sua dipendenza dai blocchi navali mediorientali a una quota gestibile, tra il 40% e il 50%, contro l’80% di pochi anni fa».
Ma la tenuta macro non basta: molte società cinesi investono pesantemente in tecnologia e nel breve possono deludere. Alibaba, con utili in calo del 67%, paga gli investimenti in Ia e cloud; Jd.com regge meglio grazie a una logistica proprietaria «alla Amazon».
Se la Cina tiene, la Corea del Sud incarna insieme riscossa e fragilità. Dopo la guerra in Iran il Kospi ha accusato crolli anche oltre il 12% in una seduta. Qui la dipendenza energetica resta estrema e si somma a un listino dominato dai chip. «L’economia coreana è oggi un caso studio sulla vulnerabilità agli shock geopolitici», osserva Salvatore Gaziano, «perché ogni fiammata del petrolio si traduce in un aumento immediato dei costi per giganti come Samsung Electronics. Nonostante il titolo Samsung vanti una performance monstre a un anno (+201,94%) e traini la Borsa coreana grazie al peso importante, l’escalation in Iran ha bruciato quasi il 20% dai massimi di febbraio, ricordandoci che in Asia la tecnologia corre veloce, ma il petrolio decide la direzione».
Anche l’India scopre che i rapporti con il Medio Oriente vanno oltre l’energia. Il Sensex è sceso ai minimi da 11 mesi per il timore che il conflitto destabilizzi gli Emirati Arabi Uniti, partner vitale per Nuova Delhi. «Per l’India la minaccia iraniana va ben oltre il prezzo della benzina alla pompa», avverte Gaziano, «poiché mette a rischio il flusso di rimesse degli 8-9 milioni di indiani nel Golfo. Parliamo di un gettito che vale circa il 3% del Pil nazionale. Se la stabilità degli Emirati dovesse vacillare, l’impatto sulle partite correnti di Nuova Delhi sarebbe non trascurabile».
L’Etf iShares Msci India segna -14,11% da inizio anno. In un contesto di dollaro forte, la parola d’ordine è «selettività»: titoli come Keyence e Tsmc restano snodi cruciali dell’innovazione asiatica.
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