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2020-06-07
La scuola riaprirà
con 27.000 prof in meno
Studenti a Wuhan (Ansa)
Peter Pan è un bambino che non vuole crescere e vive sull'Isola che non c'è insieme al gruppo dei Bimbi sperduti. Spesso si reca nel mondo reale per incontrare altri coetanei, come Wendy e i suoi fratelli, che decide di portare sull'isola. Ecco, il ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina, sembra un po' Peter Pan che a settembre, insieme al governo degli «sperduti», vuol riportare tutti i bimbi e ragazzi italiani in una scuola che non c'è. Facendoli crescere in un'isola di plexiglass.
Purtroppo non è una favola. Ieri la Camera ha dato il via libera definitivo al decreto Scuola con 245 voti favorevoli, 122 contrari, nessun astenuto (ma molti assenti). «È un provvedimento nato in piena emergenza che consente di chiudere regolarmente l'anno scolastico», dice Azzolina. Ma passata l'estate cosa succederà? «Ora definiamo le linee guida per riportare gli studenti a scuola in presenza e in sicurezza». Insomma, un grande boh che lascia nell'incertezza tutti: famiglie, studenti, docenti, presidi. Nessuno ha ancora capito come e quando si potrà tornare a scuola. Dietro a plexiglass e visiere non si vedono gli investimenti. Il decreto fornisce solo una scarna cornice normativa per lo svolgimento degli esami di Stato finali di quest'anno e per la valutazione finale delle studentesse e degli studenti. In particolare, l'esame di Stato del primo ciclo coincide con la valutazione finale da parte del Consiglio di classe, che terrà conto anche di un elaborato consegnato e discusso online dagli alunni. Mentre per la maturità è prevista la sola prova orale in presenza. Alla scuola primaria, dal prossimo anno scolastico torneranno i giudizi descrittivi, al posto dei voti in decimi. Come funzioneranno? Non si sa. Una successiva ordinanza del ministero dell'Istruzione darà alle scuole indicazioni operative. Non solo. Per ripartire consentendo il necessario distanziamento sociale servono strutture adeguate che non ci sono. Ma sul fronte dell'edilizia scolastica l'unico provvedimento è quello di passare il cerino nelle mani dei sindaci che fino al 31 dicembre «potranno operare con poteri commissariali». Senza però garantire le risorse. Armiamoci e partite.
«Il messaggio di questo decreto è chiaro: scordatevi risorse per nuovi spazi e stabilizzazione docenti, fondamentali per una didattica in sicurezza all'altezza della situazione», attacca il senatore Mario Pittoni, presidente della commissione Cultura e responsabile Istruzione della Lega. «Il prossimo anno scolastico partirà con zero assunzioni a tempo indeterminato. Anzi, 27.000 insegnati di ruolo in meno a seguito dei pensionamenti, che porteranno il totale dei supplenti oltre quota 200.000. Il contrario dell'impegno preso su nostra sollecitazione da esponenti della quasi totalità delle forze politiche di garantire tutti gli insegnanti titolari in cattedra il prossimo settembre, per affrontare la crisi pandemica, a partire dalla necessità di sdoppiare le classi per consentire i distanziamenti. Fa rabbia pensare che la soluzione per superare il precariato ci sarebbe e sta nella nostra proposta di assunzione da graduatorie, già utilizzata per le cosiddette Gae. Per il prossimo anno scolastico servirebbero non meno di 100.000 assunzioni. Così invece il risultato, se va bene, sarà arrivare l'anno dopo coprendo non più del 10-20% del necessario».
Su precari e supplenti il decreto si limita a cambiare il concorso straordinario per l'ingresso nella scuola secondaria di I e II grado. I docenti non sosterranno più una prova a crocette, ma con quesiti a risposta aperta, sempre al computer. La prova sarà diversa per ciascuna classe. Il bando di concorso, già pubblicato a fine aprile, sarà modificato e le prove si svolgeranno appena le condizioni epidemiologiche lo consentiranno. Ai vincitori immessi in ruolo nel 2021/2022 che rientrano nella quota di posti destinati all'anno scolastico 2020/2021 sarà riconosciuta la decorrenza giuridica del contratto dal primo settembre. Quanto ai supplenti, l'uovo di Colombo di Azzolina è solo far diventare le graduatorie provinciali e digitali (come, per altro, era già previsto dal decreto Scuola di dicembre). Con il rischio di non arrivare in tempo per gli aggiornamenti. Saranno gli uffici territoriali del ministero a seguire il processo e assegnare le supplenze. A uscire dal cilindro del decreto c'è infine un Tavolo di confronto presieduto dallo stesso ministro Azzolina per avviare «con periodicità percorsi abilitanti» per diventare insegnanti. Percorsi che però sono stati già collaudati con successo nel 2013. Intanto, nessun concorso. Nessuna stabilizzazione per i precari della scuola. Zero.
«La situazione della scuola italiana, e più in generale della cultura, è talmente drammatica che questi provvedimenti, che paiono poco meditati, rischiano di togliere speranze anche per il futuro», commenta l'avvocato Andrea Mascetti, presidente della commissione Arte e Cultura di Fondazione Cariplo. «Questo o un prossimo governo pensi piuttosto a defiscalizzare in modo serio o almeno dignitoso gli interventi per rilanciare un settore che potremmo definire spirituale prima ancora che socio economico».
Decreto approvato tra le assenze. Salvini: «Azzolina disastrosa»
La lunga e incandescente maratona sul decreto Scuola si è conclusa ieri a mezzogiorno, con l'approvazione da parte della Camera dei deputati: il fiume di dichiarazioni di voto, espediente parlamentare di Lega e FdI per allungare i tempi della discussione di un provvedimento che, in mancanza di un via libera di Montecitorio entro ieri, sarebbe decaduto, era terminato alle 3 di notte. Il risultato finale della votazione, 245 voti favorevoli e 122 contrari, fa imbestialire il Pd: tantissime le assenze nella maggioranza, che quando si era trattato di votare la fiducia sullo stesso decreto aveva raggiunto quota 305. Nel dettaglio, gli assenti non in missione del M5s sono risultati 31; quelli del Pd 19; quelli di Iv nove e uno di Leu. Ben 36 gli assenti del gruppo misto. Per quel che riguarda l'opposizione, 35 gli assenti della lega, 70 quelli di Forza Italia, 21 di FdI.
Tra i punti principali del decreto, la regolamentazione dell'esame di Stato di quest'anno, segnato dall'emergenza coronavirus: quello del primo ciclo coincide con la valutazione finale da parte del Consiglio di classe, che terrà conto anche di un elaborato consegnato e discusso online dagli studenti, mentre per il secondo ciclo è prevista la sola prova orale in presenza; alla scuola primaria, dal prossimo anno scolastico, vanno in soffitta i voti in decimi e tornano i giudizi descrittivi; per quel che riguarda gli interventi di edilizia scolastica, fino al 31 dicembre 2020 i sindaci e i presidenti delle Province e delle Città metropolitane potranno operare con poteri commissariali; previste maggiori tutele per gli studenti con disabilità; cambia il concorso straordinario per l'ingresso nella scuola secondaria di primo e secondo grado: i docenti che hanno i requisiti per partecipare non sosterranno più una prova a crocette, ma una prova con quesiti a risposta aperta, sempre al computer; le graduatorie dei supplenti saranno aggiornate, ma anche provincializzate e digitalizzate.
In ogni caso, il via libera al decreto non frena le critiche dell'opposizione. Il leader della lega e del centrodestra, Matteo Salvini, durante la notte delle dichiarazioni di voto, scrive su Facebook: «Seconda maratona notturna dei deputati della Lega contro il decreto Scuola, impegnati in Aula da due giorni consecutivi per smascherare un governo imbarazzante e un ministro», aggiunge Salvini, «disastroso nella gestione della ripartenza delle scuole italiane». «Che la Azzolina sia ministro della scuola», aggiunge qualche ora dopo, in riferimento ai gabbiotti in plexiglass che il ministro vorrebbe introdurre per separare gli studenti in aula, «è un insulto per insegnanti, studenti, presidi e famiglie».
«La maggioranza», riflette la presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, «applaude se stessa in aula dopo l'approvazione del decreto Azzolina, ma la verità è un'altra: sul nuovo anno scolastico regna l'incertezza più assoluta e studenti, famiglie e docenti sono abbandonati a se stessi. Conte si riempie la bocca con le parole dialogo e confronto ma in parlamento la sua maggioranza ha bocciato tutte le proposte di FdI sulla stabilizzazione dei precari e dei docenti di sostegno, sulla tutela delle scuole paritarie», aggiunge la Meloni, «sull'edilizia scolastica e sulle misure necessarie per riaprire le scuole in sicurezza con l'adozione di precisi protocolli». «L'approvazione definitiva del decreto scuola», ragiona la vicepresidente dei senatori di Forza Italia, Licia Ronzulli, «segna la pagina più buia del sistema formativo italiano. Si tratta di un decreto che scontenta tutti: gli studenti e le loro famiglie che ancora non hanno capito come e quando si ritornerà a scuola, gli insegnanti, i presidi, il personale Ata e i sindacati, tutti arrogantemente ignorati dal governo e dalla maggioranza».
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Per tornare a scuola in sicurezza basta aumentare le classi reclutando più insegnanti: ma i loculi di plastica costano di meno. Il leghista Mario Pittoni: «L'anno prossimo avremo ben 27.000 contratti indeterminati in meno, i supplenti supereranno i 200.000».Decreto approvato tra le assenze. Matteo Salvini: «Azzolina disastrosa». Malumore del Pd per i parlamentari della maggioranza non presenti al voto di ieri.Lo speciale comprende due articoli. Peter Pan è un bambino che non vuole crescere e vive sull'Isola che non c'è insieme al gruppo dei Bimbi sperduti. Spesso si reca nel mondo reale per incontrare altri coetanei, come Wendy e i suoi fratelli, che decide di portare sull'isola. Ecco, il ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina, sembra un po' Peter Pan che a settembre, insieme al governo degli «sperduti», vuol riportare tutti i bimbi e ragazzi italiani in una scuola che non c'è. Facendoli crescere in un'isola di plexiglass. Purtroppo non è una favola. Ieri la Camera ha dato il via libera definitivo al decreto Scuola con 245 voti favorevoli, 122 contrari, nessun astenuto (ma molti assenti). «È un provvedimento nato in piena emergenza che consente di chiudere regolarmente l'anno scolastico», dice Azzolina. Ma passata l'estate cosa succederà? «Ora definiamo le linee guida per riportare gli studenti a scuola in presenza e in sicurezza». Insomma, un grande boh che lascia nell'incertezza tutti: famiglie, studenti, docenti, presidi. Nessuno ha ancora capito come e quando si potrà tornare a scuola. Dietro a plexiglass e visiere non si vedono gli investimenti. Il decreto fornisce solo una scarna cornice normativa per lo svolgimento degli esami di Stato finali di quest'anno e per la valutazione finale delle studentesse e degli studenti. In particolare, l'esame di Stato del primo ciclo coincide con la valutazione finale da parte del Consiglio di classe, che terrà conto anche di un elaborato consegnato e discusso online dagli alunni. Mentre per la maturità è prevista la sola prova orale in presenza. Alla scuola primaria, dal prossimo anno scolastico torneranno i giudizi descrittivi, al posto dei voti in decimi. Come funzioneranno? Non si sa. Una successiva ordinanza del ministero dell'Istruzione darà alle scuole indicazioni operative. Non solo. Per ripartire consentendo il necessario distanziamento sociale servono strutture adeguate che non ci sono. Ma sul fronte dell'edilizia scolastica l'unico provvedimento è quello di passare il cerino nelle mani dei sindaci che fino al 31 dicembre «potranno operare con poteri commissariali». Senza però garantire le risorse. Armiamoci e partite. «Il messaggio di questo decreto è chiaro: scordatevi risorse per nuovi spazi e stabilizzazione docenti, fondamentali per una didattica in sicurezza all'altezza della situazione», attacca il senatore Mario Pittoni, presidente della commissione Cultura e responsabile Istruzione della Lega. «Il prossimo anno scolastico partirà con zero assunzioni a tempo indeterminato. Anzi, 27.000 insegnati di ruolo in meno a seguito dei pensionamenti, che porteranno il totale dei supplenti oltre quota 200.000. Il contrario dell'impegno preso su nostra sollecitazione da esponenti della quasi totalità delle forze politiche di garantire tutti gli insegnanti titolari in cattedra il prossimo settembre, per affrontare la crisi pandemica, a partire dalla necessità di sdoppiare le classi per consentire i distanziamenti. Fa rabbia pensare che la soluzione per superare il precariato ci sarebbe e sta nella nostra proposta di assunzione da graduatorie, già utilizzata per le cosiddette Gae. Per il prossimo anno scolastico servirebbero non meno di 100.000 assunzioni. Così invece il risultato, se va bene, sarà arrivare l'anno dopo coprendo non più del 10-20% del necessario».Su precari e supplenti il decreto si limita a cambiare il concorso straordinario per l'ingresso nella scuola secondaria di I e II grado. I docenti non sosterranno più una prova a crocette, ma con quesiti a risposta aperta, sempre al computer. La prova sarà diversa per ciascuna classe. Il bando di concorso, già pubblicato a fine aprile, sarà modificato e le prove si svolgeranno appena le condizioni epidemiologiche lo consentiranno. Ai vincitori immessi in ruolo nel 2021/2022 che rientrano nella quota di posti destinati all'anno scolastico 2020/2021 sarà riconosciuta la decorrenza giuridica del contratto dal primo settembre. Quanto ai supplenti, l'uovo di Colombo di Azzolina è solo far diventare le graduatorie provinciali e digitali (come, per altro, era già previsto dal decreto Scuola di dicembre). Con il rischio di non arrivare in tempo per gli aggiornamenti. Saranno gli uffici territoriali del ministero a seguire il processo e assegnare le supplenze. A uscire dal cilindro del decreto c'è infine un Tavolo di confronto presieduto dallo stesso ministro Azzolina per avviare «con periodicità percorsi abilitanti» per diventare insegnanti. Percorsi che però sono stati già collaudati con successo nel 2013. Intanto, nessun concorso. Nessuna stabilizzazione per i precari della scuola. Zero. «La situazione della scuola italiana, e più in generale della cultura, è talmente drammatica che questi provvedimenti, che paiono poco meditati, rischiano di togliere speranze anche per il futuro», commenta l'avvocato Andrea Mascetti, presidente della commissione Arte e Cultura di Fondazione Cariplo. «Questo o un prossimo governo pensi piuttosto a defiscalizzare in modo serio o almeno dignitoso gli interventi per rilanciare un settore che potremmo definire spirituale prima ancora che socio economico».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/alle-assunzioni-preferiscono-il-plexiglass-2646161756.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="decreto-approvato-tra-le-assenze-salvini-azzolina-disastrosa" data-post-id="2646161756" data-published-at="1591468279" data-use-pagination="False"> Decreto approvato tra le assenze. Salvini: «Azzolina disastrosa» La lunga e incandescente maratona sul decreto Scuola si è conclusa ieri a mezzogiorno, con l'approvazione da parte della Camera dei deputati: il fiume di dichiarazioni di voto, espediente parlamentare di Lega e FdI per allungare i tempi della discussione di un provvedimento che, in mancanza di un via libera di Montecitorio entro ieri, sarebbe decaduto, era terminato alle 3 di notte. Il risultato finale della votazione, 245 voti favorevoli e 122 contrari, fa imbestialire il Pd: tantissime le assenze nella maggioranza, che quando si era trattato di votare la fiducia sullo stesso decreto aveva raggiunto quota 305. Nel dettaglio, gli assenti non in missione del M5s sono risultati 31; quelli del Pd 19; quelli di Iv nove e uno di Leu. Ben 36 gli assenti del gruppo misto. Per quel che riguarda l'opposizione, 35 gli assenti della lega, 70 quelli di Forza Italia, 21 di FdI. Tra i punti principali del decreto, la regolamentazione dell'esame di Stato di quest'anno, segnato dall'emergenza coronavirus: quello del primo ciclo coincide con la valutazione finale da parte del Consiglio di classe, che terrà conto anche di un elaborato consegnato e discusso online dagli studenti, mentre per il secondo ciclo è prevista la sola prova orale in presenza; alla scuola primaria, dal prossimo anno scolastico, vanno in soffitta i voti in decimi e tornano i giudizi descrittivi; per quel che riguarda gli interventi di edilizia scolastica, fino al 31 dicembre 2020 i sindaci e i presidenti delle Province e delle Città metropolitane potranno operare con poteri commissariali; previste maggiori tutele per gli studenti con disabilità; cambia il concorso straordinario per l'ingresso nella scuola secondaria di primo e secondo grado: i docenti che hanno i requisiti per partecipare non sosterranno più una prova a crocette, ma una prova con quesiti a risposta aperta, sempre al computer; le graduatorie dei supplenti saranno aggiornate, ma anche provincializzate e digitalizzate. In ogni caso, il via libera al decreto non frena le critiche dell'opposizione. Il leader della lega e del centrodestra, Matteo Salvini, durante la notte delle dichiarazioni di voto, scrive su Facebook: «Seconda maratona notturna dei deputati della Lega contro il decreto Scuola, impegnati in Aula da due giorni consecutivi per smascherare un governo imbarazzante e un ministro», aggiunge Salvini, «disastroso nella gestione della ripartenza delle scuole italiane». «Che la Azzolina sia ministro della scuola», aggiunge qualche ora dopo, in riferimento ai gabbiotti in plexiglass che il ministro vorrebbe introdurre per separare gli studenti in aula, «è un insulto per insegnanti, studenti, presidi e famiglie». «La maggioranza», riflette la presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, «applaude se stessa in aula dopo l'approvazione del decreto Azzolina, ma la verità è un'altra: sul nuovo anno scolastico regna l'incertezza più assoluta e studenti, famiglie e docenti sono abbandonati a se stessi. Conte si riempie la bocca con le parole dialogo e confronto ma in parlamento la sua maggioranza ha bocciato tutte le proposte di FdI sulla stabilizzazione dei precari e dei docenti di sostegno, sulla tutela delle scuole paritarie», aggiunge la Meloni, «sull'edilizia scolastica e sulle misure necessarie per riaprire le scuole in sicurezza con l'adozione di precisi protocolli». «L'approvazione definitiva del decreto scuola», ragiona la vicepresidente dei senatori di Forza Italia, Licia Ronzulli, «segna la pagina più buia del sistema formativo italiano. Si tratta di un decreto che scontenta tutti: gli studenti e le loro famiglie che ancora non hanno capito come e quando si ritornerà a scuola, gli insegnanti, i presidi, il personale Ata e i sindacati, tutti arrogantemente ignorati dal governo e dalla maggioranza».
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Dal diritto di Israele a esistere alla repressione dei dissidenti iraniani, fino alla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz: le contraddizioni dell’Occidente e l’ambiguità europea davanti a Teheran.
Ci sono alcune scomode verità che raramente sono evocate nelle discussioni pubbliche nei salotti televisivi. La prima. La pace in Medio Oriente, cioè, non potrà essere raggiunta finché una parte continuerà a negare all’altra il diritto stesso di esistere. Finché insomma l’Iran e le sue articolazioni armate all’estero — Hamas, Hezbollah, Houthi — continueranno a proclamare, ufficialmente e pubblicamente, la distruzione dello Stato di Israele, ogni trattativa sarà destinata a produrre non la pace, ma solo una pausa, non una soluzione del conflitto, ma un semplice rinvio delle ostilità.
La seconda. La voce sofferente del popolo iraniano sembra essere svanita nel nulla! Un grido di dolore che è stato progressivamente soffocato, ignorato, archiviato. Un mare di lutti dimenticato. In Europa ci si mobilita — giustamente! — per la libertà dell’Ucraina. S’invocano principi sacrosanti e intangibili: democrazia, libertà, diritti umani. Ma quegli stessi principi sembrano improvvisamente diventare negoziabili quando si tratta dell’Iran, quando si mercanteggia con i Pasdaran. È una contraddizione che non può non colpire: si finisce per essere, di fatto, più indulgenti verso i Guardiani della Rivoluzione che verso un popolo assetato di libertà e terrorizzato da una repressione sanguinaria.
La terza. Lo Stretto di Hormuz è spesso considerato come se fosse una proprietà iraniana. Sappiamo invece che non lo è. Il diritto internazionale — sia convenzionale sia consuetudinario — è chiarissimo: nelle acque internazionali degli Stretti vige il principio del passaggio inoffensivo. Le navi di tutti i Paesi hanno diritto a transitare liberamente, salvo ovviamente le unità nemiche dei Paesi costieri in caso di conflitto. Teheran non può, dunque, imporre un blocco generalizzato. Farlo significa violare norme fondamentali su cui si regge l’intero sistema della navigazione globale.
Ma se quello Stretto è essenziale, vitale, per l’economia mondiale — e certamente lo è — perché la sua sicurezza dovrebbe essere garantita solo dopo la crisi, e magari con il consenso del Paese che pretende (senza basi giuridiche) di esercitarvi la propria sovranità? E se la crisi durasse anni? La presenza militare internazionale, in quell’area, non sarebbe in definitiva una provocazione. Sarebbe un sostegno all’economia globale del pianeta.
A questo punto tuttavia, l’obiezione arriva inevitabile: questo discorso non tiene, perché alla radice di tutto c’è l’intervento americano, da molti considerato illegittimo. È stato dunque Washington ad aver acceso la miccia e ad aver provocato una situazione dagli sviluppi imprevedibili. Si stava tanto bene prima! Prima che gli americani intervenissero. Con il governo iraniano che aveva ripreso i suoi progetti atomici, che eliminava migliaia di oppositori pacifici, che inviava regolarmente centinaia di missili sulla testa degli israeliani. Lo Stretto di Hormuz però era aperto! Gli iraniani, bontà loro, facevano passare il loro petrolio destinato ai nostri porti. Gli affari andavano bene. Insomma questi americani di che cosa s’impicciano?
È questa una lettura diffusa, prevalente, ma è anche una lettura parziale. Gli Stati Uniti — piaccia o no — non sono intervenuti nel vuoto, né per un capriccio geopolitico, né perché Trump sia pazzo. Il loro obiettivo dichiarato era impedire all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare. E qui il ragionamento si fa meno ideologico e più concreto. Un Iran nucleare, con la sua permanente minaccia contro Israele, non rappresenta un pericolo solo teorico, ma un rischio reale per la pace mondiale.
Il paradosso è tutto qui: si condanna l’intervento americano perché «illegittimo», ma si tende a ignorare lo scenario che quell’intervento mirava a evitare. Si contesta il mezzo, senza interrogarsi troppo sul fine.
E l’Europa in tutto questo? Divisa, esitante, spesso è apparsa più incline a prendere le distanze che a condividere responsabilità. Non solo non ha sostenuto politicamente le posizioni americane, ma in alcuni casi è apparsa addirittura ostile, più vicina alle ragioni di Teheran. Alla fine, tutto si riduce a una sola parola: coerenza! Non si può difendere la libertà a Kiev e ignorarla a Teheran. Non si può invocare il diritto internazionale (contro gli Usa) e poi relativizzarlo (in favore di Teheran) quando si parla dello Stretto di Hormuz. Non si può infine parlare seriamente di pace senza affrontare la questione pregiudiziale evocata all’inizio: il riconoscimento reciproco Iran/Israele. Senza questo passaggio, tutto il resto rischia di essere retorica.
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Alice Buonguerrieri, capogruppo Fdi in commissione Covid, spiega cosa non torna nelle ricostruzioni di Giuseppe Conte su lockdown e mascherine. E perché si rifiuta di presentarsi in aula a raccontare la verità.
I militari del Comando Provinciale della Guardia di finanza di Torino, coordinati dalla Procura della Repubblica, hanno eseguito un sequestro preventivo emesso dal Gip del Tribunale di Torino con riferimento a disponibilità per circa € 7 milioni relativi al profitto illecito derivato dall’indebito utilizzo di crediti d’imposta fittizi, generati attraverso frodi in materia di «Superbonus 110%».
Al centro delle vicende che hanno portato all’adozione del provvedimento cautelare è una società edile del capoluogo piemontese, la quale - in ipotesi di accusa - avrebbe emesso fatture per operazioni inesistenti a fronte di lavori di efficientamento energetico («Ecobonus») e di riduzione del rischio sismico («Sismabonus») su un condominio torinese e risultati in realtà mai effettuati. Ciò grazie all’utilizzo di false attestazioni e asseverazioni sottoscritte da professionisti riconducibili alla medesima società, che ha così potuto disporre di crediti per interventi energetici e sismici non eseguiti.
Le responsabilità per gli illeciti rilevati riguardano l’amministratore di fatto della società coinvolta e 4 professionisti (due architetti di Torino, un ingegnere di Milano e un commercialista di Napoli Nord), incaricati degli adempimenti connessi alla pratica edilizia per il beneficio del Superbonus, del rilascio delle occorrenti asseverazioni, della progettazione e della direzione dei lavori nonché degli adempimenti fiscali e del rilascio del visto di conformità. Nei loro confronti - fatta salva la presunzione di innocenza - sono a vario titolo contestati i delitti di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, emissione di fatture per operazioni inesistenti e riciclaggio. Contestualmente, alla società edile vengono contestate le relative responsabilità dipendenti dai reati commessi a suo vantaggio.
Gli approfondimenti investigativi svolti hanno consentito di rilevare, innanzitutto su basi documentali, come i soggetti responsabili abbiano prospettato ai condomini del complesso immobiliare torinese l’esecuzione di interventi edilizi «a costo zero» (mediante sconto in fattura e cessione alla società del credito da Superbonus), inducendoli a stipulare un contratto di appalto per lavori da concludersi entro il 31 dicembre 2023.
La mancata effettuazione dei lavori pattuiti nei termini previsti e i successivi tentativi di porvi rimedio, con l’incremento sproporzionato dell’importo complessivo delle opere, hanno poi indotto il condominio interessato ad assumere iniziative di giudiziarie.
Nonostante la mancata esecuzione dei lavori, la società edile ha comunque emesso le relative fatture nei confronti del condominio, con l'intento di indurre in errore l’Agenzia delle entrate circa la spettanza di crediti fiscali per quasi 7 milioni di euro.
Le condotte contestate sono state rese possibili anche grazie al concorso dei professionisti indagati, mediante: le false asseverazioni circa l’avvenuta esecuzione dei lavori, attraverso le quali la società ha potuto costituire i presupposti per la fraudolenta generazione e attribuzione dei crediti di imposta; il mendace visto di conformità sui presupposti che danno diritto all’agevolazione fiscale e la trasmissione all’Agenzia delle entrate della documentazione necessaria per il riconoscimento del contributo da Superbonus sotto forma di sconto in fattura.
I crediti di imposta falsi così generati, una volta entrati nel patrimonio della società, sono stati in parte ceduti a terzi e in parte sono rimasti nella sua disponibilità, per la successiva cessione o per l’utilizzo in compensazione con le imposte dovute.
Su queste basi il Giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo, anche per equivalente, di beni della società (con prioritario riferimento ai crediti di imposta ancora nella sua disponibilità) e degli indagati per circa € 7 milioni complessivi, come profitto dei reati contestati.
L’esecuzione del provvedimento è stata curata dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Torino, che ha provveduto alla tempestiva e accurata ricostruzione dei crediti d’imposta ancora nella disponibilità della società coinvolta, in efficace raccordo con gli Uffici dell’Agenzia delle entrate.
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