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2019-07-27
Affidi fantasma per far girare soldi e bambini promessi ai gruppi Lgbt
Ansa
Affidi sine die. Senza scadenza. Che, una proroga dopo l'altra, diventano adozioni. Federica Anghinolfi, attivista Lgbt e dirigente dei servizi sociali della Val d'Enza, al telefono prometteva questo ai suoi interlocutori: coppie omosessuali interessate ad accogliere bambini.dei servizi sociali della Val d'Enza. Due intercettazioni, rimaste finora inedite, rivelano l'attivismo della protagonista di «Angeli e demoni». La prima telefonata è con un donna, attivista di un'associazione Lgbt di Palermo. Il «modello Bibbiano», evidentemente, ha già travalicato i confini della Bassa. E l'interlocutrice chiede lumi alla Anghinolfi, dominus del sistema.
Possiamo avere anche noi un bambino? L'assistente sociale rassicura la donna. Già. Ma, nella telefonata, emerge un dubbio. Le coppie omosessuali, per legge, possono ottenere affidi. E poi, come si fa? A questo punto, la dirigente avrebbe chiarito la dinamica: se i genitori continuano a essere ritenuti inadeguati dai servizi sociali, i figli possono rimanere per sempre con la coppia affidataria. Una proroga dopo l'altra. Insomma: un'adozione di fatto. La risposta conforta la donna siciliana. Che ricorda ad Anghinolfi che il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, è da sempre favorevole ad ampliare i diritti omosex. Terreno fertile, quindi.
Ma il caso non è isolato. Anche da Avellino arriva identica richiesta alla dirigente della Val d'Enza. E pure stavolta, confermano gli investigatori reggiani alla Verità, sarebbero state fornite ampie rassicurazioni. Enunciando lo stesso iter: affidamenti che, di volta in volta, si dilatano. Fino ad assicurare una sorta di adozione. Grazie, ovviamente, alle relazioni dei servizi sociali sui minori interessati. Che, come dimostra l'inchiesta di Bibbiano, erano vergate anche nell'interesse di coppie Lgbt.
Il canovaccio di «Angeli e demoni» s'arricchisce ogni giorno. E anche dall'ordinanza di custodia cautelare emergono nuovi e sbalorditivi particolari. Come gli affidi fantasma. Sempre, è l'ipotesi investigativa, nel nome di Anghinolfi. E con risvolti che sarebbero furfanteschi. Una cuoca al servizio dei servizi sociali della Val d'Enza, retribuita con i contributi concessi ai genitori affidatari. Peccato che, però, quei bambini la donna non li abbia mai visti. Eppure nel fascicolo sequestrato dagli inquirenti tutto sembra in regola. Oggetto: «Dichiarazione disponibilità all'affidamento familiare». La firma, appunto, è della Anghinolfi. Il documento spiega che la signora M.I. «ha effettuato nel corso dell'anno 2018 il percorso previsto per l'accoglienza di un bambino in affidamento familiare». Iter concluso a maggio 2018. Con la disponibilità «all'affido sostegno». A cui segue un rimborso.
A questo punto, gli investigatori convocano la cuoca. Candidamente ammette: la pratica è falsa. Anghinolfi, riferisce la signora, «circa un anno e mezzo fa mi propose di fare la cuoca all'App di Montecchio Emilia». Ossia, una struttura dei servizi sociali per ragazzi con difficoltà d'apprendimento. Il lavoro è per tre giorni alla settimana. Compenso: 360 euro mensili. «Federica mi disse che era necessario formalizzare la mia attività attraverso un documento» aggiunge. «Mi fu quindi consegnato un foglio, dove indicava che mi dava in “affido sostegno" tale T.A.».
Una concessione farlocca, secondo i magistrati. Che va avanti per tutto il 2018. Com'era già accaduto nel 2017: «Una ragazza di cui non ricordo neanche il nome» ammette la cuoca. Perché quei due ragazzini non sono mai entrati in casa sua. Anghinolfi però sarebbe andata oltre. Le avrebbe chiesto di far da tramite per il pagamento delle spese di psicoterapia del ragazzo. Da girare poi a Hansel e Gretel, il centro studi guidato da Claudio Foti.
Il 9 gennaio 2019 viene sentita anche la madre del minore. Che conferma l'arcano: «Mio figlio è rimasto sempre in affido solo ed esclusivamente a me, con la supervisione dei servizi sociali». Le mostrano quindi il fascicolo. Il bambino, come risulta dai documenti, è stato dato a un altra donna: la cuoca. «Sono sbalordita» ammette. «Ne ero completamente all'oscuro. Non conosco questa signora. E di certo mio figlio non è in affido».
Insomma: quel documento sarebbe palesemente falso. E diventa, sostiene la Procura di Reggio Emilia, la «pezza d'appoggio» per far ottenere alla cuoca una sorta di retribuzione alla sua attività in cucina nella struttura La Cura. Quella finita al centro dell'indagine. Invece non avrebbe nessun contratto. Né da dipendente. E neppure da collaboratrice: «In assenza di assunzione formale, come dipendente o collaboratrice, viene inserita la relativa voce di spesa nel bilancio dell'Unione dei comuni della Val d'Enza». Come «rimborso spese affido».
Così, la già fitta trama di «Angeli e demoni» si arricchisce di nuovi capitoli. Gli affidi fantasma, serviti a remunerare una placida cuoca. E perfino adozioni di fatto per le coppie Lgbt, a suon di proroghe. Uno scandalo che sembra non avere più fine.
Antonio Rossitto
Camisasca rompe il silenzio della Chiesa
Hanno parlato psicologi e avvocati, si sono fatti sentire pure alcuni cantanti. Eppure, ancora non si sono sentite voci autorevoli provenire dalla Chiesa cattolica. Da sacerdoti e vescovi - così attivi e impegnati nella difesa dei migranti e nella denuncia della disumanità dell'attuale governo - è giunto appena qualche flebile sussurro. Certo, l'inchiesta «Angeli e demoni» non è ancora conclusa, ma per capire che qualcosa non vada nel sistema di gestione dei minori non c'è bisogno dei reati e delle condanne. È evidente che esistono problemi più profondi che non riguardano solo le aule di giustizia: sono mali che ghermiscono le radici della nostra cultura. Ed è su questi argomenti che, da parte della Chiesa, ci si aspetterebbero parole forti, capaci di indicare una via.
Nelle ultime settimane non possiamo dire di averle udite. Con una sola, radiosa, eccezione. Quella rappresentata dal vescovo di Reggio Emilia,
Massimo Camisasca. In una intervista alla Radio Vaticana, il monsignore è tornato a parlare della Val d'Enza e degli affidi illeciti, e ha pronunciato frasi da cui è difficile sfuggire. «Attraverso i giornali», ha detto, «ho la percezione di un problema serio, che ha al suo cuore i bambini. E quando si tratta di bambini, si tratta evidentemente della realtà più significativa, più preziosa ed importante, oserei dire quasi divina, che abbiamo nella nostra realtà sociali e a cui deve essere prestata una attenzione somma. E mi sembra che in taluni casi, per quello che posso capire dai giornali, questa attenzione somma non solo non ci sia stata, ma ci sia stata anche e addirittura una prevaricazione ideologica». Questo è esattamente il punto cruciale su cui ci si deve misurare. L'aspetto più spaventoso della vicenda bibbianese, infatti, non riguarda soltanto le accuse mosse ai vari Claudio Foti, Federica Anghinolfi eccetera. Il dramma sta nel sistema che costoro hanno contribuito a creare e a portare avanti, sta appunto nell'ideologia che certi psicologi e assistenti sociali professano.
Dice
Camisasca che «tutti dobbiamo farci carico di questa situazione grave, una situazione provocata dalle ideologie anti-familistiche che sono il retroterra di tutto ciò che è avvenuto. Sappiamo tutti», prosegue il monsignore, «che la realtà delle famiglie è una realtà fragile ma si è voluto ulteriormente infragilirla, creando le famiglie accanto alla famiglia, e quindi togliendo alla famiglia il sostegno che essa deve avere come realtà umana, e quindi come realtà che può essere percorsa da un'infinità di fragilità ed errori».
Secondo il vescovo reggiano «esistono delle famiglie “bacate", ma anche - grazie a Dio - un numero enorme di famiglie preziose, in cui i bambini vengono alla luce - perché c'è anche un gravissimo problema demografico - e poi sono accolti, anche se sono affetti dalla sindrome di Down o se si trovano in difficoltà, e poi vengono educati e rappresentano una benedizione. In queste famiglie la crescita dei figli è segnata da problemi, difficoltà e delusioni però è una crescita in avanti. Tutto questo, laddove viene messo in discussione, naturalmente, indebolisce il rapporto genitori-figli».
Le ideologie anti-familistiche le abbiamo viste all'opera nella Val d'Enza, dove hanno agito «professionisti» che ancora parlano di «patriarcato» da combattere, di maschilità tossica da eliminare. Persone per cui la famiglia tradizionale è un'istituzione che forse non va eliminata, ma di sicuro va corretta, modificata, anche a costo di commettere forzature. Dopo settimane, finalmente, si sta discutendo di illeciti e di presunti reati. Benissimo: ma si deve affrontare con decisione e in profondità anche il retroterra ideologico che ha prodotto tali storture. Perché mentre ci si scorna su Bibbiano, l'ideologia anti famiglia è tornata a dar prova della sua forza proprio in Emilia Romagna attraverso la legge sull'omotransfobia. Con la scusa dei «diritti» dei bambini sono state distrutte intere famiglie; con la scusa dei «diritti» delle persone Lgbt viene imposta la mordacchia a ogni pensiero difforme e scorretto.
Di fronte a tutto ciò non si può tacere. E che non si possa star zitti quando si osservano casi come quelli di Bibbiano.
Camisasca ha detto anche questo. L'intervistatore di Radio Vaticana gli ha chiesto che cosa pensasse della indignazione popolare sollevata dalla vicenda emiliana. E lui ha risposto: «È molto comprensibile, perché, laddove si toccano i bambini si tocca il bene più prezioso che abbiamo. E quindi la gente è preoccupata, perché non ha punti di riferimento, non sa dove attingere per capire cosa è successo e cosa sta dietro a ciò che è successo. Naturalmente la gente non deve essere strumentalizzata, e questa paura non deve diventare una ragione per sobillare anche una rivolta politica».
Non bisogna strumentalizzare, certo. Ma provare orrore e perfino rabbia è sacrosanto. E chi blatera di «campagne di odio» montate ad arte contro il Pd da parte dell'estrema destra sta semplicemente cercando di coprire un pozzo profondissimo con un tappeto. Ieri
Repubblica, in prima pagina, spiegava che il caso di Bibbiano fa parte di una «strategia della distrazione» ideata dal governo. Finora, tuttavia, gli unici a voler «distrarre» la popolazione sono stati proprio politici e giornali i orientamento progressista. Hanno prima cercato di silenziare tutto, ora provano a confondere le acque, a far passare l'idea che sulla Val d'Enza esistano visioni differenti, quasi che si trattasse di un dibattito accademico. Non è così: in gioco, oltre al benessere dei bimbi, c'è molto di più. È anche in Emilia che si decide che tipo di civiltà vogliamo essere, quali siano i nostri valori fondanti.
Ciò di cui dobbiamo preoccuparci, sostiene
Camisasca, sono «i trend culturali e i trend ideologici, che naturalmente attraversano anche i partiti, ma che determinano direttamente questa visione sbagliata della famiglia, dei rapporti fra genitori e figli e della necessità di “punire" la famiglia quando invece andrebbe sostenuta, aiutata e appoggiata». La tendenza culturale dominante va contro la famiglia, tenta di sgretolarla colpendo sia i genitori che i figli. E se si resta in silenzio questa tendenza di certo non la combatte.
Francesco Borgonovo
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Nelle carte di «Angeli e demoni» spuntano minori assegnati fittiziamente al fine di incassare i relativi fondi Intercettata, Federica Anghinolfi garantiva inoltre che gli allontanamenti diventassero adozioni di fatto a coppie gay.Il vescovo di Reggio Emilia Massimo Camisasca affronta il caso su Radio Vaticana: «C'è un'ideologia che vuole punire la famiglia».Lo speciale contiene due articoli Affidi sine die. Senza scadenza. Che, una proroga dopo l'altra, diventano adozioni. Federica Anghinolfi, attivista Lgbt e dirigente dei servizi sociali della Val d'Enza, al telefono prometteva questo ai suoi interlocutori: coppie omosessuali interessate ad accogliere bambini.dei servizi sociali della Val d'Enza. Due intercettazioni, rimaste finora inedite, rivelano l'attivismo della protagonista di «Angeli e demoni». La prima telefonata è con un donna, attivista di un'associazione Lgbt di Palermo. Il «modello Bibbiano», evidentemente, ha già travalicato i confini della Bassa. E l'interlocutrice chiede lumi alla Anghinolfi, dominus del sistema. Possiamo avere anche noi un bambino? L'assistente sociale rassicura la donna. Già. Ma, nella telefonata, emerge un dubbio. Le coppie omosessuali, per legge, possono ottenere affidi. E poi, come si fa? A questo punto, la dirigente avrebbe chiarito la dinamica: se i genitori continuano a essere ritenuti inadeguati dai servizi sociali, i figli possono rimanere per sempre con la coppia affidataria. Una proroga dopo l'altra. Insomma: un'adozione di fatto. La risposta conforta la donna siciliana. Che ricorda ad Anghinolfi che il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, è da sempre favorevole ad ampliare i diritti omosex. Terreno fertile, quindi. Ma il caso non è isolato. Anche da Avellino arriva identica richiesta alla dirigente della Val d'Enza. E pure stavolta, confermano gli investigatori reggiani alla Verità, sarebbero state fornite ampie rassicurazioni. Enunciando lo stesso iter: affidamenti che, di volta in volta, si dilatano. Fino ad assicurare una sorta di adozione. Grazie, ovviamente, alle relazioni dei servizi sociali sui minori interessati. Che, come dimostra l'inchiesta di Bibbiano, erano vergate anche nell'interesse di coppie Lgbt. Il canovaccio di «Angeli e demoni» s'arricchisce ogni giorno. E anche dall'ordinanza di custodia cautelare emergono nuovi e sbalorditivi particolari. Come gli affidi fantasma. Sempre, è l'ipotesi investigativa, nel nome di Anghinolfi. E con risvolti che sarebbero furfanteschi. Una cuoca al servizio dei servizi sociali della Val d'Enza, retribuita con i contributi concessi ai genitori affidatari. Peccato che, però, quei bambini la donna non li abbia mai visti. Eppure nel fascicolo sequestrato dagli inquirenti tutto sembra in regola. Oggetto: «Dichiarazione disponibilità all'affidamento familiare». La firma, appunto, è della Anghinolfi. Il documento spiega che la signora M.I. «ha effettuato nel corso dell'anno 2018 il percorso previsto per l'accoglienza di un bambino in affidamento familiare». Iter concluso a maggio 2018. Con la disponibilità «all'affido sostegno». A cui segue un rimborso. A questo punto, gli investigatori convocano la cuoca. Candidamente ammette: la pratica è falsa. Anghinolfi, riferisce la signora, «circa un anno e mezzo fa mi propose di fare la cuoca all'App di Montecchio Emilia». Ossia, una struttura dei servizi sociali per ragazzi con difficoltà d'apprendimento. Il lavoro è per tre giorni alla settimana. Compenso: 360 euro mensili. «Federica mi disse che era necessario formalizzare la mia attività attraverso un documento» aggiunge. «Mi fu quindi consegnato un foglio, dove indicava che mi dava in “affido sostegno" tale T.A.». Una concessione farlocca, secondo i magistrati. Che va avanti per tutto il 2018. Com'era già accaduto nel 2017: «Una ragazza di cui non ricordo neanche il nome» ammette la cuoca. Perché quei due ragazzini non sono mai entrati in casa sua. Anghinolfi però sarebbe andata oltre. Le avrebbe chiesto di far da tramite per il pagamento delle spese di psicoterapia del ragazzo. Da girare poi a Hansel e Gretel, il centro studi guidato da Claudio Foti. Il 9 gennaio 2019 viene sentita anche la madre del minore. Che conferma l'arcano: «Mio figlio è rimasto sempre in affido solo ed esclusivamente a me, con la supervisione dei servizi sociali». Le mostrano quindi il fascicolo. Il bambino, come risulta dai documenti, è stato dato a un altra donna: la cuoca. «Sono sbalordita» ammette. «Ne ero completamente all'oscuro. Non conosco questa signora. E di certo mio figlio non è in affido». Insomma: quel documento sarebbe palesemente falso. E diventa, sostiene la Procura di Reggio Emilia, la «pezza d'appoggio» per far ottenere alla cuoca una sorta di retribuzione alla sua attività in cucina nella struttura La Cura. Quella finita al centro dell'indagine. Invece non avrebbe nessun contratto. Né da dipendente. E neppure da collaboratrice: «In assenza di assunzione formale, come dipendente o collaboratrice, viene inserita la relativa voce di spesa nel bilancio dell'Unione dei comuni della Val d'Enza». Come «rimborso spese affido». Così, la già fitta trama di «Angeli e demoni» si arricchisce di nuovi capitoli. Gli affidi fantasma, serviti a remunerare una placida cuoca. E perfino adozioni di fatto per le coppie Lgbt, a suon di proroghe. Uno scandalo che sembra non avere più fine. Antonio Rossitto<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/affidi-fantasma-per-far-girare-soldi-e-bambini-promessi-ai-gruppi-lgbt-2639375772.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="camisasca-rompe-il-silenzio-della-chiesa" data-post-id="2639375772" data-published-at="1777414050" data-use-pagination="False"> Camisasca rompe il silenzio della Chiesa Hanno parlato psicologi e avvocati, si sono fatti sentire pure alcuni cantanti. Eppure, ancora non si sono sentite voci autorevoli provenire dalla Chiesa cattolica. Da sacerdoti e vescovi - così attivi e impegnati nella difesa dei migranti e nella denuncia della disumanità dell'attuale governo - è giunto appena qualche flebile sussurro. Certo, l'inchiesta «Angeli e demoni» non è ancora conclusa, ma per capire che qualcosa non vada nel sistema di gestione dei minori non c'è bisogno dei reati e delle condanne. È evidente che esistono problemi più profondi che non riguardano solo le aule di giustizia: sono mali che ghermiscono le radici della nostra cultura. Ed è su questi argomenti che, da parte della Chiesa, ci si aspetterebbero parole forti, capaci di indicare una via. Nelle ultime settimane non possiamo dire di averle udite. Con una sola, radiosa, eccezione. Quella rappresentata dal vescovo di Reggio Emilia, Massimo Camisasca. In una intervista alla Radio Vaticana, il monsignore è tornato a parlare della Val d'Enza e degli affidi illeciti, e ha pronunciato frasi da cui è difficile sfuggire. «Attraverso i giornali», ha detto, «ho la percezione di un problema serio, che ha al suo cuore i bambini. E quando si tratta di bambini, si tratta evidentemente della realtà più significativa, più preziosa ed importante, oserei dire quasi divina, che abbiamo nella nostra realtà sociali e a cui deve essere prestata una attenzione somma. E mi sembra che in taluni casi, per quello che posso capire dai giornali, questa attenzione somma non solo non ci sia stata, ma ci sia stata anche e addirittura una prevaricazione ideologica». Questo è esattamente il punto cruciale su cui ci si deve misurare. L'aspetto più spaventoso della vicenda bibbianese, infatti, non riguarda soltanto le accuse mosse ai vari Claudio Foti, Federica Anghinolfi eccetera. Il dramma sta nel sistema che costoro hanno contribuito a creare e a portare avanti, sta appunto nell'ideologia che certi psicologi e assistenti sociali professano. Dice Camisasca che «tutti dobbiamo farci carico di questa situazione grave, una situazione provocata dalle ideologie anti-familistiche che sono il retroterra di tutto ciò che è avvenuto. Sappiamo tutti», prosegue il monsignore, «che la realtà delle famiglie è una realtà fragile ma si è voluto ulteriormente infragilirla, creando le famiglie accanto alla famiglia, e quindi togliendo alla famiglia il sostegno che essa deve avere come realtà umana, e quindi come realtà che può essere percorsa da un'infinità di fragilità ed errori». Secondo il vescovo reggiano «esistono delle famiglie “bacate", ma anche - grazie a Dio - un numero enorme di famiglie preziose, in cui i bambini vengono alla luce - perché c'è anche un gravissimo problema demografico - e poi sono accolti, anche se sono affetti dalla sindrome di Down o se si trovano in difficoltà, e poi vengono educati e rappresentano una benedizione. In queste famiglie la crescita dei figli è segnata da problemi, difficoltà e delusioni però è una crescita in avanti. Tutto questo, laddove viene messo in discussione, naturalmente, indebolisce il rapporto genitori-figli». Le ideologie anti-familistiche le abbiamo viste all'opera nella Val d'Enza, dove hanno agito «professionisti» che ancora parlano di «patriarcato» da combattere, di maschilità tossica da eliminare. Persone per cui la famiglia tradizionale è un'istituzione che forse non va eliminata, ma di sicuro va corretta, modificata, anche a costo di commettere forzature. Dopo settimane, finalmente, si sta discutendo di illeciti e di presunti reati. Benissimo: ma si deve affrontare con decisione e in profondità anche il retroterra ideologico che ha prodotto tali storture. Perché mentre ci si scorna su Bibbiano, l'ideologia anti famiglia è tornata a dar prova della sua forza proprio in Emilia Romagna attraverso la legge sull'omotransfobia. Con la scusa dei «diritti» dei bambini sono state distrutte intere famiglie; con la scusa dei «diritti» delle persone Lgbt viene imposta la mordacchia a ogni pensiero difforme e scorretto. Di fronte a tutto ciò non si può tacere. E che non si possa star zitti quando si osservano casi come quelli di Bibbiano. Camisasca ha detto anche questo. L'intervistatore di Radio Vaticana gli ha chiesto che cosa pensasse della indignazione popolare sollevata dalla vicenda emiliana. E lui ha risposto: «È molto comprensibile, perché, laddove si toccano i bambini si tocca il bene più prezioso che abbiamo. E quindi la gente è preoccupata, perché non ha punti di riferimento, non sa dove attingere per capire cosa è successo e cosa sta dietro a ciò che è successo. Naturalmente la gente non deve essere strumentalizzata, e questa paura non deve diventare una ragione per sobillare anche una rivolta politica». Non bisogna strumentalizzare, certo. Ma provare orrore e perfino rabbia è sacrosanto. E chi blatera di «campagne di odio» montate ad arte contro il Pd da parte dell'estrema destra sta semplicemente cercando di coprire un pozzo profondissimo con un tappeto. Ieri Repubblica, in prima pagina, spiegava che il caso di Bibbiano fa parte di una «strategia della distrazione» ideata dal governo. Finora, tuttavia, gli unici a voler «distrarre» la popolazione sono stati proprio politici e giornali i orientamento progressista. Hanno prima cercato di silenziare tutto, ora provano a confondere le acque, a far passare l'idea che sulla Val d'Enza esistano visioni differenti, quasi che si trattasse di un dibattito accademico. Non è così: in gioco, oltre al benessere dei bimbi, c'è molto di più. È anche in Emilia che si decide che tipo di civiltà vogliamo essere, quali siano i nostri valori fondanti. Ciò di cui dobbiamo preoccuparci, sostiene Camisasca, sono «i trend culturali e i trend ideologici, che naturalmente attraversano anche i partiti, ma che determinano direttamente questa visione sbagliata della famiglia, dei rapporti fra genitori e figli e della necessità di “punire" la famiglia quando invece andrebbe sostenuta, aiutata e appoggiata». La tendenza culturale dominante va contro la famiglia, tenta di sgretolarla colpendo sia i genitori che i figli. E se si resta in silenzio questa tendenza di certo non la combatte. Francesco Borgonovo
«Quando ci si adopera per una cura adeguata della nostra Casa comune e di tutti, deve essere considerato un approccio integrale», scrivono i cardinali Michael Czerny e Kevin Joseph Farrell - prefetti rispettivamente dei due citati dicasteri - nell’introduzione al testo dove, peraltro, non manca una citazione di papa Benedetto XVI.
Certo, ci sono pure vari richiami a papa Francesco, com’è inevitabile avendo egli dedicato all’ecologia un’intera enciclica, la Laudato si' (2015). Tuttavia, il testo è del tutto coerente con la linea di papa Leone XIV, il quale, pur citando spesso papa Bergoglio, guida ora la Chiesa su acque dottrinalmente ben più tranquille. Prova ne è il fatto che L’ecologia integrale nella vita della famiglia non si limita, si potrebbe ironizzare, a invitare a fare la raccolta differenziata, ma dedica più passaggi a richiamare il ruolo stesso di quella che, per i cattolici, è la cellula fondamentale della società. Il documento infatti non parla genericamente di famiglia, ma lo fa sempre in riferimento al sacramento matrimoniale; non è un caso che il termine «matrimonio» ricorra ben dieci volte.
A tal proposito, sovvengono le parole di papa Prevost, che nell’omelia in occasione della Messa per il giubileo delle Famiglie, nelle prime settimane del suo pontificato, aveva precisato, esprimendo una linea cristallina, che «il matrimonio non è un ideale ma il canone del vero amore». Non stupisce, allora, che nelle pagine del documento appena pubblicato la famiglia fondata sul sacramento del matrimonio sia richiamata così spesso. Ma c’è più. In un testo che si presenta come di «ecologia integrale», con cioè una prospettiva che si prende cura del creato nel suo insieme, traspare con forza l’idea che non esista cura dell’ambiente senza quella dell’uomo, tanto che viene sottolineata con forza la necessità di far «rispettare la vita umana dal concepimento alla morte naturale dicendo no all’aborto, all’eutanasia, alla maternità surrogata e alle tecniche di fecondazione assistita e alla loro promozione» (p. 34).
Poco prima, anche una condanna all’ideologia antinatalista: «Oggi c’è la tendenza a considerare la crescita demografica come la principale minaccia per l’umanità» (p. 29). A seguire, un ammonimento ai governi che «operano attivamente per la diffusione dell’aborto, promuovendo talvolta l’adozione della pratica della sterilizzazione» e impongono «un forte controllo delle nascite» (p. 30).
Anche le proposte educative alle giovani generazioni, sia pure calibrate sul tema ambientale, sposano sempre un’antropologia cristiana. Così, nelle pagine dedicate all’istruzione, troviamo sì riferimenti all’importanza di «chiedere alla scuola di aggiornare le proprie attività e manuali didattici in materia di ecologia» e a quella di «educare a non sprecare il cibo» (p. 58); ma quest’ultimo impegno arriva comunque dopo l’esortazione a «parlare in maniera adeguata all’età della necessità di proteggere la vita umana da aborto, maternità surrogata ed eutanasia» (p. 57). Il solco tra l’ecologia integrale cristiana e l’ambientalismo caro al mainstream è davvero lampante.
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Il professor Pier Luigi Petrillo ha dato l’anima per questo traguardo. Ieri 27 aprile s’è scoperto grazie alla mobilitazione della Coldiretti - ha portato al passo del Brennero 10.000 agricoltori - che alcuni piatti simbolo di questa cucina sono fatti con ingredienti che d’italiano hanno solo l’etichetta. Una rivelazione scioccante riguarda le mozzarelle campane della serie «tu vulive a pizza c’ha mozzarella e a pummarola in coppa e niente chiù». Secondo l’analisi di Coldiretti e Centro Studi Divulga su dati del ministero della Salute, «l’Italia ha importato nel 2025 circa 1,5 milioni di quintali di cagliate su un totale di 6,4 milioni di quintali di formaggi che arrivano nel nostro Paese (+9% rispetto al 2024)». Passano quasi tutti dal Brennero e «oltre la metà delle cagliate importate finiscono a Napoli (306.000 quintali) a Benevento (183.000 quintali), Campobasso (134.000) e Salerno (92.000)». Due terzi delle cagliate tedesche e polacche sono lavorate al Sud con la Campania che ne assorbe il 46,7%. Ieri al Brennero – Coldiretti aveva il supporto della Guardia di Finanza - hanno scoperto i «Tir dell’orrore». Correva il 9 gennaio 2026 quando sempre il ministro Francesco Lollobrigida annunciava che contrariamente a quanto sostenuto per anni l’Italia diceva sì al Mercosur - il trattato commerciale col Sud America – perché si erano ottenute da Ursula von der Leyen stringenti garanzie sulle clausole di reciprocità, sull’applicazione dell’etichetta d’origine e sullo stabilire in Italia l’autorità doganale europea visto che nessuno si fida dei controlli che fanno gli olandesi. La dogana europea ora sta Lille in Francia che ha detto no al Mercosur. Ursula forse s’è distratta. Al Brennero sono saltati fuori kiwi cileni (l’Italia è il primo produttore al mondo di questi frutti avendo superato anche la Nuova Zelanda) fettine di pollo sudamericano che diventano crocchette italiane, carciofi egiziani, lavorati e venduti come sottaceto italiani, arance sudafricane che diventano succhi di frutta italiani, grano canadese trasformato in pasta italiana. Tutta roba che passa da Rotterdam mentre i nostri partner europei ci danno le cosce di maiale fresche – sono le più «spacciate» al Brennero - che arrivano dalla Germania, dall’Olanda, dalla Danimarca, dalla Francia e diventano prosciutti italiani, così come tonnellate di miele tedesco, centinaia di migliaia di litri di latte francese e polacco e le mozzarelle tedesche già confezionate col tricolore. Un danno enorme alla nostra agricoltura, ma anche alla nostra reputazione commerciale dovuto al codice doganale europeo che consente di etichettare come italiano il prodotto che subisce in Italia anche solo il confezionamento.
«Al centro della mobilitazione che da mesi ha coinvolto almeno 100.000 agricoltori e ha la sua tappa finale qui al Brennero», spiega il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo, «c’è la battaglia per la revisione della normativa sull’ultima trasformazione che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. E poi vogliamo l’etichetta di origine». Ettore Prandini, che di Coldiretti è il presidente, ribadisce: «L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Vogliamo un intervento europeo immediato. A partire da tre elementi: la sicurezza alimentare, la salute dei consumatori, il reddito degli agricoltori». E giovedì in Coldiretti si replica. A Roma si parla di cibo e salute con il commissario europeo Olivér Várhelyi.
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Matteo Salvini e coniugi Trevaillon (Ansa)
Dopo un colloquio di un’ora nel Municipio dove ha incontrato il sindaco Giuseppe Masciulli, Salvini si è recato nella casa nel bosco dove tutto ha avuto inizio. E dove, dopo la scadenza del contratto con il B&B che la ospitava, la coppia ha fatto ritorno proprio in questi giorni. Ma senza figli. «Ci sono i pannelli solari, il bosco, il fiume, le piante, l’asino. È stato chiesto loro di sistemare casa, fatto. La questione sanitaria, c’è il pediatra, le vaccinazioni, fatto. Sistemate le domande educative, c’è l’insegnante pronta. Non capisco cosa si deve aspettare!», ha detto ancora Salvini. «Io sono sicuro che tutti hanno agito in buona fede ma probabilmente qualcuno ha sbagliato valutazione», ha proseguito riferendosi alla decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila dello scorso 20 novembre con cui aveva sospeso la responsabilità genitoriale della coppia sui tre figli. E all’odissea che ne è seguita. Come l’allontanamento di mamma Catherine dalla casa famiglia deciso lo scorso 6 marzo, in quanto ritenuta un possibile ostacolo al percorso educativo dei minori.
Da allora gli incontri sono stati limitati al massimo. Solo negli ultimi giorni è arrivata la concessione di una videochiamata, forse un piccolo segnale di riavvicinamento, mentre per un incontro in presenza si dovranno attendere ulteriori sviluppi nel percorso stabilito dal tribunale. Che ancora non è chiaro. Come ha sottolineato il sindaco, che ha puntato il dito contro l’assenza di un programma che faccia intravedere un esito finale positivo della vicenda. Una lacuna inaccettabile, spiega, a cinque mesi dall’ordinanza e dopo la soluzione di gran parte delle criticità. Anche perché la gestione dell’intera vicenda è costata al Comune di 850 abitanti già 50.000 euro. Una spesa che, in assenza di un percorso definito, potrebbe raddoppiare.
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Ecco #DimmiLaVerità del 28 aprile 2026. Il nostro Alessandro Da Rold ci spiega perché giovedì sarà il giorno cruciale per l'inchiesta su Rocchi e gli arbitri.