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2024-11-10
Affare Unicredit-Commerzbank. La Cdu è pronta a fare le barricate
Andrea Orcel (Ansa)
Crisi economica e ora anche crisi politica. Le nubi sul futuro del governo di Berlino non sono certo una buona notizia per Andrea Orcel. Perchè complicano una trattativa già difficile visto che lo Stato tedesco è ancora grande azionista di Commerzbank. All’amministratore delegato di Unicredit non deve aver fatto piacere il licenziamento del ministro delle Finanze Christian Linder, unico membro dell’esecutivo non apertamente contrario al blitz su Commerzbank. Viceversa vede con qualche preoccupazione crescere l’ostilità della Cdu, il partito che fu di Angela Merkel. Questo partito, insieme agli alleati della Csu bavarese torneranno centrali nei nuovi equilibri politici tedeschi. Sia nell’eventualità di un nuovo governo (la Germania ha una antica tradizione di maggioranze di unità nazionale) sia in caso di nuove elezioni da cui sperano di ottenere grandi vantaggi.
Non stupisce quindi quanto riportato da Bloomberg, secondo cui Unicredit avrebbe intensificato le coperture attraverso Jefferies, per proteggersi da possibili fluttuazioni negative delle azioni Commerz. La partecipazione che ammonta a circa il 21% (9% in azioni dirette e 11,5% tramite derivati), è al centro di una crescente attenzione del mercato.
L’operazione di copertura consentirebbe a Unicredit di mantenere una maggiore flessibilità nelle decisioni finali.
Sebbene gli sviluppi relativi a Unicredit e Commerzbank siano seguiti da vicino dai mercati la questione ha suscitato reazioni forti da parte della politica tedesca. Friedrich Merz, leader dell’opposizione e presidente della Cdu, non nasconde l’ ostilità. A suo parere la fusione tra Unicredit e Commerzbank sarebbe un «disastro per il mercato bancario tedesco», facendo riferimento alla perdita di posti dopo l’acquisizione della HypoVereinsbank nel 2005. Avanza anche il dubbio che l’operazione faccia parte di un accordo con Roma «legato all’ingresso di Lufthansa in Ita»
Markus Söder, primo ministro della Baviera, definisce a proposta di acquisizione un «segnale di deindustrializzazione» per la Germania. Cita la crisi della Volkswagen, la vendita di Deutsche Bahn Schenker (divisione logistica delle ferrovie tedesche) alla Danimarca e «i piani di acquisizione dell’italiana UniCredit per Commerzbank» .
Le critiche appaiono unanimi sul fronte delle opposizioni. La deputata Antje Tillmann, sollecita il governo a considerare non solo gli aspetti finanziari, ma anche quelli strategici e politici nell'affrontare la questione della vendita delle azioni di Commerzbank. In un’intervista a Stern, Tillmann ha evidenziato che una decisione del genere non dovrebbe essere presa esclusivamente sulla base di considerazioni finanziarie, ma dovrebbe anche riflettere gli interessi nazionali.
Altre voci critiche provengono da membri della Csu, tra cui Mechthild Wittmann e Klaus Wiener, che hanno esortato il governo a bloccare la banca italiana. Wittmann vuole «Commerz in Germania». Wiener non è pregiudizialmente ostile anche perchè in questa maniera si favorisce l’Unione Bancaria «Ma» aggiunge «abbiamo un problema se le banche tedesche sono sempre quelle che vengono acquistate».
Matthias Hauer (Cdu, presidente della commissione finanze) accusa il governo di non aver preso le dovute precauzioni quando ha venduto la prima tranche di azioni Commerzbank. Tanta superficialità «ha permesso l’acquisto dell’intero pacchetto da parte di un singolo investitore strategico, la coalizione Semaforo ha aperto le porte Unicredit».
Gitta Connemann deputa Cdu dal 2022 e responsabile di uno degli uffici economico si dichiara contraria all’operazione ricordando che Commerzbank gestisce circa il 30% dei finanziamenti tedeschi al commercio estero
A Piazza Affari le azioni Unicredit hanno raggiunto i massimi dal 2011 spingendosi fino a 42 euro prima di tornare indietro. Significa che il mercato scommette su un esito positivo dell’operazione. Orcel potrebbe ricevere l’approvazione delle autorità di regolamentazione nei tempi previsti, ossia 60 giorni da quando la Bafin (l’autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari) riceverà il dossier, con un possibile estensione di 30 giorni. Il via libera da parte del regolatore sarebbe un passo fondamentale per completare la sua scalata a Commerzbank, sebbene pesino le incertezze legate alle reazioni politiche in Germania
La situazione tra Unicredit e Commerzbank rimane altamente dinamica e piena di implicazioni, sia sul piano finanziario che politico. Se da un lato Unicredit sta cercando di consolidare la posizione in una delle principali banche tedesche, dall’altro l’ostilità di larga parte della politica tedesca sottolineano le preoccupazioni per l’indipendenza del settore bancario nazionale. In un contesto di crescente incertezza geopolitica e di trasformazioni nell’industria bancaria europea, l’esito di questa operazione potrebbe avere ripercussioni significative non solo per le due banche ma sul futuro di tutto il sistema finanziario europeo.
Pressing su Scholz: elezioni subito
La coalizione semaforo è ormai storia. Una storia non esaltante, visti i numerosi insuccessi conseguiti dalla trimurti Spd-Fdp-Verdi. I primati, semmai, sono stati quelli negativi, tra cui quello tutto personale di Olaf Scholz: è stato il cancelliere meno popolare della storia tedesca. Non certo un primato di cui andare fieri.
Ma se la coalizione semaforo è morta e sepolta, ancora permangono dubbi su quando sarà sciolto il Bundestag e saranno indette nuove elezioni.
La naturale scadenza del mandato sarebbe a fine settembre, con annesso ritorno alle urne.
In ogni caso, è chiaro che il governo di minoranza attualmente in carica non è in grado di continuare il suo lavoro parlamentare. Tutto verte, quindi, sul voto di fiducia che Scholz dovrà chiedere al Parlamento, affinché possano essere fatti tutti i passaggi formali che conducono alle elezioni anticipate. Il cancelliere aveva indicato come data il 15 gennaio, con apertura dei seggi a marzo: una soluzione che non è piaciuta a nessuno, in particolare alle opposizioni.
Sia l’Unione (Cdu/Csu) sia l’Afd, cioè prima e seconda forza della nazione, stanno premendo per sciogliere il Bundestag già la prossima settimana: in questo modo, ha dichiarato il leader della Cdu, Friedrich Merz, si potrà votare il 19 gennaio, un giorno prima dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca.
A ben vedere, però, non è solo l’opposizione ad avere fretta: anche il vicecancelliere, Robert Habeck (Verdi), ha dichiarato alla Zdf che le elezioni si dovrebbero tenere «il prima possibile». Habeck, che ha già annunciato di voler correre come candidato di punta dei Verdi, si è peraltro mosso in controtendenza rispetto alla sua compagna di partito Annalena Baerbock: «Mentre gli Stati Uniti non hanno un presidente realmente operativo», ha dichiarato il ministro degli Esteri, «la Germania, in quanto prima economia europea, non dovrebbe trovarsi a ridosso di un’elezione». Ma sono, appunto, posizioni isolate di chi ha poca voglia di scollarsi dalla poltrona. Se allarghiamo lo sguardo all’intero elettorato tedesco, infatti, l’umore generale è piuttosto chiaro: secondo due rilevazioni commissionate da Zdf e Ard, la stragrande maggioranza dei cittadini (ben oltre il 50% del campione intervistato) è favorevole a un voto anticipato a gennaio Non stupisce allora che Scholz - pressato sia dalla classe politica che dal mondo industriale - abbia aperto a una discussione sulle tempistiche del voto di fiducia. Naturalmente, tutto ha un prezzo: per accelerare le operazioni, il cancelliere conta sui cristianodemocratici, che dovrebbero appoggiare alcune leggi del governo, tra cui la riforma delle pensioni e degli assegni familiari, nonché il nuovo pacchetto sugli sgravi fiscali. In ogni caso, la decisione di Scholz si saprà mercoledì, quando il leader socialdemocratico terrà il suo intervento al Bundestag.
Cdu e Csu, tuttavia, non hanno alcuna intenzione di farsi prendere per il naso: «Non voteremo riforme proposte dalla coalizione semaforo che non hanno la maggioranza neanche all’interno del governo», ha affermato il leader della Csu, Markus Söder.
A cui ha fatto eco Merz, il candidato di punta dell’Unione: «Non discuteremo azioni comuni con il governo di minoranza di Scholz prima del voto di fiducia. Non ci faremo abbindolare dal cancelliere, divenendo complici dei fallimenti della coalizione semaforo», ha dichiarato all’Ard il capo della Cdu. Mercoledì, insomma, ci sarà la resa dei conti.
Al di là della data delle elezioni, però, è chiaro che la campagna elettorale è già iniziata. Secondo gli ultimi sondaggi, la palma di prima forza del Paese spetterebbe all’Unione, che veleggia oltre il 30% dei consensi. Al secondo posto, invece, avanzano i sovranisti dell’Afd, che si attestano intorno al 18%: per il partito guidato da Alice Weidel, sarebbe un risultato storico. I partiti della coalizione semaforo, ovviamente, sono in coma profondo: la Spd è ferma al 15% e i Verdi sono scesi al 10%, mentre la Fdp si trova addirittura sotto la soglia di sbarramento del 5% e rischia seriamente di rimanere fuori dal Parlamento.
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I cristiano sociali, che avranno comunque un ruolo di primo piano nel prossimo governo tedesco, sono contrari all’operazione. Anche in chiave elettorale, criticano i tagli al lavoro e la perdita di indipendenza del sistema.Il cancelliere tedesco Olaf Scholz punta a ritardare le urne per far passare qualche norma che lo faccia risalire nei sondaggi. L’opposizione e anche gli alleati Verdi insistono: voto a gennaio. Lo speciale contiene due articoli.Crisi economica e ora anche crisi politica. Le nubi sul futuro del governo di Berlino non sono certo una buona notizia per Andrea Orcel. Perchè complicano una trattativa già difficile visto che lo Stato tedesco è ancora grande azionista di Commerzbank. All’amministratore delegato di Unicredit non deve aver fatto piacere il licenziamento del ministro delle Finanze Christian Linder, unico membro dell’esecutivo non apertamente contrario al blitz su Commerzbank. Viceversa vede con qualche preoccupazione crescere l’ostilità della Cdu, il partito che fu di Angela Merkel. Questo partito, insieme agli alleati della Csu bavarese torneranno centrali nei nuovi equilibri politici tedeschi. Sia nell’eventualità di un nuovo governo (la Germania ha una antica tradizione di maggioranze di unità nazionale) sia in caso di nuove elezioni da cui sperano di ottenere grandi vantaggi.Non stupisce quindi quanto riportato da Bloomberg, secondo cui Unicredit avrebbe intensificato le coperture attraverso Jefferies, per proteggersi da possibili fluttuazioni negative delle azioni Commerz. La partecipazione che ammonta a circa il 21% (9% in azioni dirette e 11,5% tramite derivati), è al centro di una crescente attenzione del mercato.L’operazione di copertura consentirebbe a Unicredit di mantenere una maggiore flessibilità nelle decisioni finali.Sebbene gli sviluppi relativi a Unicredit e Commerzbank siano seguiti da vicino dai mercati la questione ha suscitato reazioni forti da parte della politica tedesca. Friedrich Merz, leader dell’opposizione e presidente della Cdu, non nasconde l’ ostilità. A suo parere la fusione tra Unicredit e Commerzbank sarebbe un «disastro per il mercato bancario tedesco», facendo riferimento alla perdita di posti dopo l’acquisizione della HypoVereinsbank nel 2005. Avanza anche il dubbio che l’operazione faccia parte di un accordo con Roma «legato all’ingresso di Lufthansa in Ita» Markus Söder, primo ministro della Baviera, definisce a proposta di acquisizione un «segnale di deindustrializzazione» per la Germania. Cita la crisi della Volkswagen, la vendita di Deutsche Bahn Schenker (divisione logistica delle ferrovie tedesche) alla Danimarca e «i piani di acquisizione dell’italiana UniCredit per Commerzbank» .Le critiche appaiono unanimi sul fronte delle opposizioni. La deputata Antje Tillmann, sollecita il governo a considerare non solo gli aspetti finanziari, ma anche quelli strategici e politici nell'affrontare la questione della vendita delle azioni di Commerzbank. In un’intervista a Stern, Tillmann ha evidenziato che una decisione del genere non dovrebbe essere presa esclusivamente sulla base di considerazioni finanziarie, ma dovrebbe anche riflettere gli interessi nazionali.Altre voci critiche provengono da membri della Csu, tra cui Mechthild Wittmann e Klaus Wiener, che hanno esortato il governo a bloccare la banca italiana. Wittmann vuole «Commerz in Germania». Wiener non è pregiudizialmente ostile anche perchè in questa maniera si favorisce l’Unione Bancaria «Ma» aggiunge «abbiamo un problema se le banche tedesche sono sempre quelle che vengono acquistate».Matthias Hauer (Cdu, presidente della commissione finanze) accusa il governo di non aver preso le dovute precauzioni quando ha venduto la prima tranche di azioni Commerzbank. Tanta superficialità «ha permesso l’acquisto dell’intero pacchetto da parte di un singolo investitore strategico, la coalizione Semaforo ha aperto le porte Unicredit».Gitta Connemann deputa Cdu dal 2022 e responsabile di uno degli uffici economico si dichiara contraria all’operazione ricordando che Commerzbank gestisce circa il 30% dei finanziamenti tedeschi al commercio esteroA Piazza Affari le azioni Unicredit hanno raggiunto i massimi dal 2011 spingendosi fino a 42 euro prima di tornare indietro. Significa che il mercato scommette su un esito positivo dell’operazione. Orcel potrebbe ricevere l’approvazione delle autorità di regolamentazione nei tempi previsti, ossia 60 giorni da quando la Bafin (l’autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari) riceverà il dossier, con un possibile estensione di 30 giorni. Il via libera da parte del regolatore sarebbe un passo fondamentale per completare la sua scalata a Commerzbank, sebbene pesino le incertezze legate alle reazioni politiche in GermaniaLa situazione tra Unicredit e Commerzbank rimane altamente dinamica e piena di implicazioni, sia sul piano finanziario che politico. Se da un lato Unicredit sta cercando di consolidare la posizione in una delle principali banche tedesche, dall’altro l’ostilità di larga parte della politica tedesca sottolineano le preoccupazioni per l’indipendenza del settore bancario nazionale. In un contesto di crescente incertezza geopolitica e di trasformazioni nell’industria bancaria europea, l’esito di questa operazione potrebbe avere ripercussioni significative non solo per le due banche ma sul futuro di tutto il sistema finanziario europeo.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/affare-unicredit-commerzbank-2669742036.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="pressing-su-scholz-elezioni-subito" data-post-id="2669742036" data-published-at="1731256516" data-use-pagination="False"> Pressing su Scholz: elezioni subito La coalizione semaforo è ormai storia. Una storia non esaltante, visti i numerosi insuccessi conseguiti dalla trimurti Spd-Fdp-Verdi. I primati, semmai, sono stati quelli negativi, tra cui quello tutto personale di Olaf Scholz: è stato il cancelliere meno popolare della storia tedesca. Non certo un primato di cui andare fieri.Ma se la coalizione semaforo è morta e sepolta, ancora permangono dubbi su quando sarà sciolto il Bundestag e saranno indette nuove elezioni.La naturale scadenza del mandato sarebbe a fine settembre, con annesso ritorno alle urne.In ogni caso, è chiaro che il governo di minoranza attualmente in carica non è in grado di continuare il suo lavoro parlamentare. Tutto verte, quindi, sul voto di fiducia che Scholz dovrà chiedere al Parlamento, affinché possano essere fatti tutti i passaggi formali che conducono alle elezioni anticipate. Il cancelliere aveva indicato come data il 15 gennaio, con apertura dei seggi a marzo: una soluzione che non è piaciuta a nessuno, in particolare alle opposizioni.Sia l’Unione (Cdu/Csu) sia l’Afd, cioè prima e seconda forza della nazione, stanno premendo per sciogliere il Bundestag già la prossima settimana: in questo modo, ha dichiarato il leader della Cdu, Friedrich Merz, si potrà votare il 19 gennaio, un giorno prima dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca.A ben vedere, però, non è solo l’opposizione ad avere fretta: anche il vicecancelliere, Robert Habeck (Verdi), ha dichiarato alla Zdf che le elezioni si dovrebbero tenere «il prima possibile». Habeck, che ha già annunciato di voler correre come candidato di punta dei Verdi, si è peraltro mosso in controtendenza rispetto alla sua compagna di partito Annalena Baerbock: «Mentre gli Stati Uniti non hanno un presidente realmente operativo», ha dichiarato il ministro degli Esteri, «la Germania, in quanto prima economia europea, non dovrebbe trovarsi a ridosso di un’elezione». Ma sono, appunto, posizioni isolate di chi ha poca voglia di scollarsi dalla poltrona. Se allarghiamo lo sguardo all’intero elettorato tedesco, infatti, l’umore generale è piuttosto chiaro: secondo due rilevazioni commissionate da Zdf e Ard, la stragrande maggioranza dei cittadini (ben oltre il 50% del campione intervistato) è favorevole a un voto anticipato a gennaio Non stupisce allora che Scholz - pressato sia dalla classe politica che dal mondo industriale - abbia aperto a una discussione sulle tempistiche del voto di fiducia. Naturalmente, tutto ha un prezzo: per accelerare le operazioni, il cancelliere conta sui cristianodemocratici, che dovrebbero appoggiare alcune leggi del governo, tra cui la riforma delle pensioni e degli assegni familiari, nonché il nuovo pacchetto sugli sgravi fiscali. In ogni caso, la decisione di Scholz si saprà mercoledì, quando il leader socialdemocratico terrà il suo intervento al Bundestag.Cdu e Csu, tuttavia, non hanno alcuna intenzione di farsi prendere per il naso: «Non voteremo riforme proposte dalla coalizione semaforo che non hanno la maggioranza neanche all’interno del governo», ha affermato il leader della Csu, Markus Söder.A cui ha fatto eco Merz, il candidato di punta dell’Unione: «Non discuteremo azioni comuni con il governo di minoranza di Scholz prima del voto di fiducia. Non ci faremo abbindolare dal cancelliere, divenendo complici dei fallimenti della coalizione semaforo», ha dichiarato all’Ard il capo della Cdu. Mercoledì, insomma, ci sarà la resa dei conti.Al di là della data delle elezioni, però, è chiaro che la campagna elettorale è già iniziata. Secondo gli ultimi sondaggi, la palma di prima forza del Paese spetterebbe all’Unione, che veleggia oltre il 30% dei consensi. Al secondo posto, invece, avanzano i sovranisti dell’Afd, che si attestano intorno al 18%: per il partito guidato da Alice Weidel, sarebbe un risultato storico. I partiti della coalizione semaforo, ovviamente, sono in coma profondo: la Spd è ferma al 15% e i Verdi sono scesi al 10%, mentre la Fdp si trova addirittura sotto la soglia di sbarramento del 5% e rischia seriamente di rimanere fuori dal Parlamento.
(Arma dei Carabinieri)
Siamo a Torre Annunziata, è quasi mezzanotte. L’aria è umida e più fredda del solito: l’ultimo colpo di coda dell’inverno. Una Fiat Panda percorre via Andolfi quando una gazzella dei Carabinieri decide di fermarla. A bordo ci sono due persone.
Alla guida un 42enne napoletano, residente nel centro storico e sottoposto alla misura della libertà vigilata; accanto a lui una 39enne di Giugliano, anche lei già nota alle forze dell’ordine.
La paletta si alza e intima l’alt. La Panda accosta, il finestrino si abbassa. Nel silenzio della notte si sente una frase che sorprende i militari: «Avete fatto bingo, Brigadiè…».
All’interno dell’auto i Carabinieri trovano un vero e proprio arsenale: un fucile monocanna calibro 12 marca Baikal, una pistola mitragliatrice MP40 calibro 9 — arma tedesca della Seconda guerra mondiale completa di caricatore —, un fucile mitragliatore calibro 5,45 marca Jaker modello AP-74 modificato per utilizzare munizionamento calibro 9, un altro fucile monocanna calibro 12 marca Franchi modello 12 GA, un fucile mitragliatore calibro 5,45 marca Zastava modello AK-74 di provenienza balcanica e altri due fucili mitragliatori dello stesso tipo.
Insieme alle armi vengono rinvenute anche centinaia di munizioni: 298 cartucce calibro 5,45, 42 cartucce calibro 9 e 81 cartucce calibro 12. Tutte le armi sono complete di caricatore e perfettamente funzionanti.
I due non oppongono alcuna resistenza e vengono arrestati. L’intero arsenale, che sembra uscito da un catalogo del traffico illegale di armi, è stato sequestrato e sarà sottoposto ad accertamenti balistici per verificare un eventuale utilizzo in fatti di sangue o altri reati.
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«Assumo l’incarico di capogruppo con senso di responsabilità, lo svolgerò con serietà, entusiasmo e senso delle istituzioni. È una nuova tappa nella mia carriera politica. Ringrazio il segretario Antonio Tajani, che ha accompagnato questo avvicendamento in ogni fase con la sua leadership, e ringrazio il mio predecessore Maurizio Gasparri, che ha lavorato con competenza e passione. È un normale avvicendamento all’interno di un gruppo politico».
Lo ha detto la neo presidente dei senatori di Forza Italia Stefania Craxi parlando con i giornalisti a Palazzo Madama dopo l’assemblea del gruppo che l’ha eletta per acclamazione.
«Forza Italia è una comunità ed è una comunità di valori. Ho letto ricostruzioni totalmente fantasiose. È un avvicendamento in cantiere da prima del referendum. Il referendum c’entra nella misura in cui ci siamo detti: “Non è il momento, prima scavalliamo il referendum”».