True
2024-11-10
Affare Unicredit-Commerzbank. La Cdu è pronta a fare le barricate
Andrea Orcel (Ansa)
Crisi economica e ora anche crisi politica. Le nubi sul futuro del governo di Berlino non sono certo una buona notizia per Andrea Orcel. Perchè complicano una trattativa già difficile visto che lo Stato tedesco è ancora grande azionista di Commerzbank. All’amministratore delegato di Unicredit non deve aver fatto piacere il licenziamento del ministro delle Finanze Christian Linder, unico membro dell’esecutivo non apertamente contrario al blitz su Commerzbank. Viceversa vede con qualche preoccupazione crescere l’ostilità della Cdu, il partito che fu di Angela Merkel. Questo partito, insieme agli alleati della Csu bavarese torneranno centrali nei nuovi equilibri politici tedeschi. Sia nell’eventualità di un nuovo governo (la Germania ha una antica tradizione di maggioranze di unità nazionale) sia in caso di nuove elezioni da cui sperano di ottenere grandi vantaggi.
Non stupisce quindi quanto riportato da Bloomberg, secondo cui Unicredit avrebbe intensificato le coperture attraverso Jefferies, per proteggersi da possibili fluttuazioni negative delle azioni Commerz. La partecipazione che ammonta a circa il 21% (9% in azioni dirette e 11,5% tramite derivati), è al centro di una crescente attenzione del mercato.
L’operazione di copertura consentirebbe a Unicredit di mantenere una maggiore flessibilità nelle decisioni finali.
Sebbene gli sviluppi relativi a Unicredit e Commerzbank siano seguiti da vicino dai mercati la questione ha suscitato reazioni forti da parte della politica tedesca. Friedrich Merz, leader dell’opposizione e presidente della Cdu, non nasconde l’ ostilità. A suo parere la fusione tra Unicredit e Commerzbank sarebbe un «disastro per il mercato bancario tedesco», facendo riferimento alla perdita di posti dopo l’acquisizione della HypoVereinsbank nel 2005. Avanza anche il dubbio che l’operazione faccia parte di un accordo con Roma «legato all’ingresso di Lufthansa in Ita»
Markus Söder, primo ministro della Baviera, definisce a proposta di acquisizione un «segnale di deindustrializzazione» per la Germania. Cita la crisi della Volkswagen, la vendita di Deutsche Bahn Schenker (divisione logistica delle ferrovie tedesche) alla Danimarca e «i piani di acquisizione dell’italiana UniCredit per Commerzbank» .
Le critiche appaiono unanimi sul fronte delle opposizioni. La deputata Antje Tillmann, sollecita il governo a considerare non solo gli aspetti finanziari, ma anche quelli strategici e politici nell'affrontare la questione della vendita delle azioni di Commerzbank. In un’intervista a Stern, Tillmann ha evidenziato che una decisione del genere non dovrebbe essere presa esclusivamente sulla base di considerazioni finanziarie, ma dovrebbe anche riflettere gli interessi nazionali.
Altre voci critiche provengono da membri della Csu, tra cui Mechthild Wittmann e Klaus Wiener, che hanno esortato il governo a bloccare la banca italiana. Wittmann vuole «Commerz in Germania». Wiener non è pregiudizialmente ostile anche perchè in questa maniera si favorisce l’Unione Bancaria «Ma» aggiunge «abbiamo un problema se le banche tedesche sono sempre quelle che vengono acquistate».
Matthias Hauer (Cdu, presidente della commissione finanze) accusa il governo di non aver preso le dovute precauzioni quando ha venduto la prima tranche di azioni Commerzbank. Tanta superficialità «ha permesso l’acquisto dell’intero pacchetto da parte di un singolo investitore strategico, la coalizione Semaforo ha aperto le porte Unicredit».
Gitta Connemann deputa Cdu dal 2022 e responsabile di uno degli uffici economico si dichiara contraria all’operazione ricordando che Commerzbank gestisce circa il 30% dei finanziamenti tedeschi al commercio estero
A Piazza Affari le azioni Unicredit hanno raggiunto i massimi dal 2011 spingendosi fino a 42 euro prima di tornare indietro. Significa che il mercato scommette su un esito positivo dell’operazione. Orcel potrebbe ricevere l’approvazione delle autorità di regolamentazione nei tempi previsti, ossia 60 giorni da quando la Bafin (l’autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari) riceverà il dossier, con un possibile estensione di 30 giorni. Il via libera da parte del regolatore sarebbe un passo fondamentale per completare la sua scalata a Commerzbank, sebbene pesino le incertezze legate alle reazioni politiche in Germania
La situazione tra Unicredit e Commerzbank rimane altamente dinamica e piena di implicazioni, sia sul piano finanziario che politico. Se da un lato Unicredit sta cercando di consolidare la posizione in una delle principali banche tedesche, dall’altro l’ostilità di larga parte della politica tedesca sottolineano le preoccupazioni per l’indipendenza del settore bancario nazionale. In un contesto di crescente incertezza geopolitica e di trasformazioni nell’industria bancaria europea, l’esito di questa operazione potrebbe avere ripercussioni significative non solo per le due banche ma sul futuro di tutto il sistema finanziario europeo.
Pressing su Scholz: elezioni subito
La coalizione semaforo è ormai storia. Una storia non esaltante, visti i numerosi insuccessi conseguiti dalla trimurti Spd-Fdp-Verdi. I primati, semmai, sono stati quelli negativi, tra cui quello tutto personale di Olaf Scholz: è stato il cancelliere meno popolare della storia tedesca. Non certo un primato di cui andare fieri.
Ma se la coalizione semaforo è morta e sepolta, ancora permangono dubbi su quando sarà sciolto il Bundestag e saranno indette nuove elezioni.
La naturale scadenza del mandato sarebbe a fine settembre, con annesso ritorno alle urne.
In ogni caso, è chiaro che il governo di minoranza attualmente in carica non è in grado di continuare il suo lavoro parlamentare. Tutto verte, quindi, sul voto di fiducia che Scholz dovrà chiedere al Parlamento, affinché possano essere fatti tutti i passaggi formali che conducono alle elezioni anticipate. Il cancelliere aveva indicato come data il 15 gennaio, con apertura dei seggi a marzo: una soluzione che non è piaciuta a nessuno, in particolare alle opposizioni.
Sia l’Unione (Cdu/Csu) sia l’Afd, cioè prima e seconda forza della nazione, stanno premendo per sciogliere il Bundestag già la prossima settimana: in questo modo, ha dichiarato il leader della Cdu, Friedrich Merz, si potrà votare il 19 gennaio, un giorno prima dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca.
A ben vedere, però, non è solo l’opposizione ad avere fretta: anche il vicecancelliere, Robert Habeck (Verdi), ha dichiarato alla Zdf che le elezioni si dovrebbero tenere «il prima possibile». Habeck, che ha già annunciato di voler correre come candidato di punta dei Verdi, si è peraltro mosso in controtendenza rispetto alla sua compagna di partito Annalena Baerbock: «Mentre gli Stati Uniti non hanno un presidente realmente operativo», ha dichiarato il ministro degli Esteri, «la Germania, in quanto prima economia europea, non dovrebbe trovarsi a ridosso di un’elezione». Ma sono, appunto, posizioni isolate di chi ha poca voglia di scollarsi dalla poltrona. Se allarghiamo lo sguardo all’intero elettorato tedesco, infatti, l’umore generale è piuttosto chiaro: secondo due rilevazioni commissionate da Zdf e Ard, la stragrande maggioranza dei cittadini (ben oltre il 50% del campione intervistato) è favorevole a un voto anticipato a gennaio Non stupisce allora che Scholz - pressato sia dalla classe politica che dal mondo industriale - abbia aperto a una discussione sulle tempistiche del voto di fiducia. Naturalmente, tutto ha un prezzo: per accelerare le operazioni, il cancelliere conta sui cristianodemocratici, che dovrebbero appoggiare alcune leggi del governo, tra cui la riforma delle pensioni e degli assegni familiari, nonché il nuovo pacchetto sugli sgravi fiscali. In ogni caso, la decisione di Scholz si saprà mercoledì, quando il leader socialdemocratico terrà il suo intervento al Bundestag.
Cdu e Csu, tuttavia, non hanno alcuna intenzione di farsi prendere per il naso: «Non voteremo riforme proposte dalla coalizione semaforo che non hanno la maggioranza neanche all’interno del governo», ha affermato il leader della Csu, Markus Söder.
A cui ha fatto eco Merz, il candidato di punta dell’Unione: «Non discuteremo azioni comuni con il governo di minoranza di Scholz prima del voto di fiducia. Non ci faremo abbindolare dal cancelliere, divenendo complici dei fallimenti della coalizione semaforo», ha dichiarato all’Ard il capo della Cdu. Mercoledì, insomma, ci sarà la resa dei conti.
Al di là della data delle elezioni, però, è chiaro che la campagna elettorale è già iniziata. Secondo gli ultimi sondaggi, la palma di prima forza del Paese spetterebbe all’Unione, che veleggia oltre il 30% dei consensi. Al secondo posto, invece, avanzano i sovranisti dell’Afd, che si attestano intorno al 18%: per il partito guidato da Alice Weidel, sarebbe un risultato storico. I partiti della coalizione semaforo, ovviamente, sono in coma profondo: la Spd è ferma al 15% e i Verdi sono scesi al 10%, mentre la Fdp si trova addirittura sotto la soglia di sbarramento del 5% e rischia seriamente di rimanere fuori dal Parlamento.
Continua a leggereRiduci
I cristiano sociali, che avranno comunque un ruolo di primo piano nel prossimo governo tedesco, sono contrari all’operazione. Anche in chiave elettorale, criticano i tagli al lavoro e la perdita di indipendenza del sistema.Il cancelliere tedesco Olaf Scholz punta a ritardare le urne per far passare qualche norma che lo faccia risalire nei sondaggi. L’opposizione e anche gli alleati Verdi insistono: voto a gennaio. Lo speciale contiene due articoli.Crisi economica e ora anche crisi politica. Le nubi sul futuro del governo di Berlino non sono certo una buona notizia per Andrea Orcel. Perchè complicano una trattativa già difficile visto che lo Stato tedesco è ancora grande azionista di Commerzbank. All’amministratore delegato di Unicredit non deve aver fatto piacere il licenziamento del ministro delle Finanze Christian Linder, unico membro dell’esecutivo non apertamente contrario al blitz su Commerzbank. Viceversa vede con qualche preoccupazione crescere l’ostilità della Cdu, il partito che fu di Angela Merkel. Questo partito, insieme agli alleati della Csu bavarese torneranno centrali nei nuovi equilibri politici tedeschi. Sia nell’eventualità di un nuovo governo (la Germania ha una antica tradizione di maggioranze di unità nazionale) sia in caso di nuove elezioni da cui sperano di ottenere grandi vantaggi.Non stupisce quindi quanto riportato da Bloomberg, secondo cui Unicredit avrebbe intensificato le coperture attraverso Jefferies, per proteggersi da possibili fluttuazioni negative delle azioni Commerz. La partecipazione che ammonta a circa il 21% (9% in azioni dirette e 11,5% tramite derivati), è al centro di una crescente attenzione del mercato.L’operazione di copertura consentirebbe a Unicredit di mantenere una maggiore flessibilità nelle decisioni finali.Sebbene gli sviluppi relativi a Unicredit e Commerzbank siano seguiti da vicino dai mercati la questione ha suscitato reazioni forti da parte della politica tedesca. Friedrich Merz, leader dell’opposizione e presidente della Cdu, non nasconde l’ ostilità. A suo parere la fusione tra Unicredit e Commerzbank sarebbe un «disastro per il mercato bancario tedesco», facendo riferimento alla perdita di posti dopo l’acquisizione della HypoVereinsbank nel 2005. Avanza anche il dubbio che l’operazione faccia parte di un accordo con Roma «legato all’ingresso di Lufthansa in Ita» Markus Söder, primo ministro della Baviera, definisce a proposta di acquisizione un «segnale di deindustrializzazione» per la Germania. Cita la crisi della Volkswagen, la vendita di Deutsche Bahn Schenker (divisione logistica delle ferrovie tedesche) alla Danimarca e «i piani di acquisizione dell’italiana UniCredit per Commerzbank» .Le critiche appaiono unanimi sul fronte delle opposizioni. La deputata Antje Tillmann, sollecita il governo a considerare non solo gli aspetti finanziari, ma anche quelli strategici e politici nell'affrontare la questione della vendita delle azioni di Commerzbank. In un’intervista a Stern, Tillmann ha evidenziato che una decisione del genere non dovrebbe essere presa esclusivamente sulla base di considerazioni finanziarie, ma dovrebbe anche riflettere gli interessi nazionali.Altre voci critiche provengono da membri della Csu, tra cui Mechthild Wittmann e Klaus Wiener, che hanno esortato il governo a bloccare la banca italiana. Wittmann vuole «Commerz in Germania». Wiener non è pregiudizialmente ostile anche perchè in questa maniera si favorisce l’Unione Bancaria «Ma» aggiunge «abbiamo un problema se le banche tedesche sono sempre quelle che vengono acquistate».Matthias Hauer (Cdu, presidente della commissione finanze) accusa il governo di non aver preso le dovute precauzioni quando ha venduto la prima tranche di azioni Commerzbank. Tanta superficialità «ha permesso l’acquisto dell’intero pacchetto da parte di un singolo investitore strategico, la coalizione Semaforo ha aperto le porte Unicredit».Gitta Connemann deputa Cdu dal 2022 e responsabile di uno degli uffici economico si dichiara contraria all’operazione ricordando che Commerzbank gestisce circa il 30% dei finanziamenti tedeschi al commercio esteroA Piazza Affari le azioni Unicredit hanno raggiunto i massimi dal 2011 spingendosi fino a 42 euro prima di tornare indietro. Significa che il mercato scommette su un esito positivo dell’operazione. Orcel potrebbe ricevere l’approvazione delle autorità di regolamentazione nei tempi previsti, ossia 60 giorni da quando la Bafin (l’autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari) riceverà il dossier, con un possibile estensione di 30 giorni. Il via libera da parte del regolatore sarebbe un passo fondamentale per completare la sua scalata a Commerzbank, sebbene pesino le incertezze legate alle reazioni politiche in GermaniaLa situazione tra Unicredit e Commerzbank rimane altamente dinamica e piena di implicazioni, sia sul piano finanziario che politico. Se da un lato Unicredit sta cercando di consolidare la posizione in una delle principali banche tedesche, dall’altro l’ostilità di larga parte della politica tedesca sottolineano le preoccupazioni per l’indipendenza del settore bancario nazionale. In un contesto di crescente incertezza geopolitica e di trasformazioni nell’industria bancaria europea, l’esito di questa operazione potrebbe avere ripercussioni significative non solo per le due banche ma sul futuro di tutto il sistema finanziario europeo.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/affare-unicredit-commerzbank-2669742036.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="pressing-su-scholz-elezioni-subito" data-post-id="2669742036" data-published-at="1731256516" data-use-pagination="False"> Pressing su Scholz: elezioni subito La coalizione semaforo è ormai storia. Una storia non esaltante, visti i numerosi insuccessi conseguiti dalla trimurti Spd-Fdp-Verdi. I primati, semmai, sono stati quelli negativi, tra cui quello tutto personale di Olaf Scholz: è stato il cancelliere meno popolare della storia tedesca. Non certo un primato di cui andare fieri.Ma se la coalizione semaforo è morta e sepolta, ancora permangono dubbi su quando sarà sciolto il Bundestag e saranno indette nuove elezioni.La naturale scadenza del mandato sarebbe a fine settembre, con annesso ritorno alle urne.In ogni caso, è chiaro che il governo di minoranza attualmente in carica non è in grado di continuare il suo lavoro parlamentare. Tutto verte, quindi, sul voto di fiducia che Scholz dovrà chiedere al Parlamento, affinché possano essere fatti tutti i passaggi formali che conducono alle elezioni anticipate. Il cancelliere aveva indicato come data il 15 gennaio, con apertura dei seggi a marzo: una soluzione che non è piaciuta a nessuno, in particolare alle opposizioni.Sia l’Unione (Cdu/Csu) sia l’Afd, cioè prima e seconda forza della nazione, stanno premendo per sciogliere il Bundestag già la prossima settimana: in questo modo, ha dichiarato il leader della Cdu, Friedrich Merz, si potrà votare il 19 gennaio, un giorno prima dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca.A ben vedere, però, non è solo l’opposizione ad avere fretta: anche il vicecancelliere, Robert Habeck (Verdi), ha dichiarato alla Zdf che le elezioni si dovrebbero tenere «il prima possibile». Habeck, che ha già annunciato di voler correre come candidato di punta dei Verdi, si è peraltro mosso in controtendenza rispetto alla sua compagna di partito Annalena Baerbock: «Mentre gli Stati Uniti non hanno un presidente realmente operativo», ha dichiarato il ministro degli Esteri, «la Germania, in quanto prima economia europea, non dovrebbe trovarsi a ridosso di un’elezione». Ma sono, appunto, posizioni isolate di chi ha poca voglia di scollarsi dalla poltrona. Se allarghiamo lo sguardo all’intero elettorato tedesco, infatti, l’umore generale è piuttosto chiaro: secondo due rilevazioni commissionate da Zdf e Ard, la stragrande maggioranza dei cittadini (ben oltre il 50% del campione intervistato) è favorevole a un voto anticipato a gennaio Non stupisce allora che Scholz - pressato sia dalla classe politica che dal mondo industriale - abbia aperto a una discussione sulle tempistiche del voto di fiducia. Naturalmente, tutto ha un prezzo: per accelerare le operazioni, il cancelliere conta sui cristianodemocratici, che dovrebbero appoggiare alcune leggi del governo, tra cui la riforma delle pensioni e degli assegni familiari, nonché il nuovo pacchetto sugli sgravi fiscali. In ogni caso, la decisione di Scholz si saprà mercoledì, quando il leader socialdemocratico terrà il suo intervento al Bundestag.Cdu e Csu, tuttavia, non hanno alcuna intenzione di farsi prendere per il naso: «Non voteremo riforme proposte dalla coalizione semaforo che non hanno la maggioranza neanche all’interno del governo», ha affermato il leader della Csu, Markus Söder.A cui ha fatto eco Merz, il candidato di punta dell’Unione: «Non discuteremo azioni comuni con il governo di minoranza di Scholz prima del voto di fiducia. Non ci faremo abbindolare dal cancelliere, divenendo complici dei fallimenti della coalizione semaforo», ha dichiarato all’Ard il capo della Cdu. Mercoledì, insomma, ci sarà la resa dei conti.Al di là della data delle elezioni, però, è chiaro che la campagna elettorale è già iniziata. Secondo gli ultimi sondaggi, la palma di prima forza del Paese spetterebbe all’Unione, che veleggia oltre il 30% dei consensi. Al secondo posto, invece, avanzano i sovranisti dell’Afd, che si attestano intorno al 18%: per il partito guidato da Alice Weidel, sarebbe un risultato storico. I partiti della coalizione semaforo, ovviamente, sono in coma profondo: la Spd è ferma al 15% e i Verdi sono scesi al 10%, mentre la Fdp si trova addirittura sotto la soglia di sbarramento del 5% e rischia seriamente di rimanere fuori dal Parlamento.
Ansa
Un raid deliberato contro i civili dovrebbe essere considerato tale indipendentemente dalla bandiera, ma in questa guerra pare non essere così. L’identica postura tenuta dai governi europei ha fatto infuriare Mosca. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha comunicato: «Non abbiamo assistito ad alcuna azione che possa essere interpretata come una condanna di questo barbaro attacco terroristico contro dei giovani. Questo è tutto ciò che si può affermare in questo contesto».
Nei riguardi di Kiev, la rappresaglia russa pare non essere terminata. Dopo che nel weekend sono stati lanciati sull’Ucraina 600 droni e 90 missili - tra cui almeno un Oreshnik - uccidendo quattro persone, è stata annunciata una fase due della reazione di Mosca. «Raccomandiamo ai cittadini stranieri, compreso il personale delle missioni diplomatiche e delle rappresentanze delle organizzazioni internazionali, della necessità di lasciare Kiev il prima possibile», ha scritto il ministero degli Esteri russo in una nota. Ricordando che il raid nel dormitorio è «la goccia che ha fatto traboccare il vaso», il dicastero ha precisato: «Nelle circostanze attuali, le Forze armate russe stanno lanciando una serie di attacchi sistematici contro le strutture del complesso militare-industriale ucraino a Kiev, compresi siti specifici per la progettazione, la produzione, la programmazione e la preparazione all’uso dei droni impiegati dal regime di Kiev con l’assistenza di specialisti Nato responsabili della fornitura di componenti, dell’intelligence e della guida». Nel mirino di Mosca sono inclusi anche «i centri decisionali e i posti di comando». Ed è per questo, con le sedi «sparse per tutta Kiev», che è stato consigliato a tutto il personale diplomatico straniero di andarsene. Le raccomandazioni sono rivolte anche ai residenti della capitale ucraina: «Non avvicinatevi alle infrastrutture militari e amministrative del regime di Zelensky». Degli imminenti attacchi il ministro degli esteri russo, Serghei Lavrov, ha avisato anche l’omologo americano Marco Rubio in una telefonata avvenuta ieri. A ridimensionare l’allarme su Kiev è il ministro degli Esteri ucraino, Andrij Sybiha, il quale ha invitato gli alleati a non sottomettersi al «ricatto russo».
Intanto, anche ieri un attacco delle forze ucraine ha ucciso quattro persone a Horlivka, nella regione ucraina di Donetsk occupata dalla Russia. A rendere noto il bilancio delle vittime è stato il sindaco Ivan Prikhodko: si tratta di «quattro civili, tra cui due bambini nati nel 2012 e nel 2013». Altri droni ucraini hanno preso di mira le regioni russe di Yaroslav e Belgorod: uno di questi ha colpito un’auto, uccidendo l’autista. Inoltre, a detta del servizio di sicurezza federale russo (Fsb), è stato sventato un attacco contro una nave metaniera proveniente dal porto di Anversa e arrivata nelle acque della regione di Leningrado. I sommozzatori avrebbero trovato diverse mine magnetiche attaccate allo scafo dell’imbarcazione. L’Fsb ha già puntato il dito contro l’Alleanza atlantica, sostenendo che gli ordigni sono stati «fabbricati in un Paese Nato».
Dall’altra parte della barricata, un attacco aereo russo sulla città di Kramatorsk, nel Donetsk, ha ucciso due persone e ne ha ferite altre tre. Nel pomeriggio, Mosca ha preso di mira di nuovo la stessa città con bombe aeree guidate. Il primo bollettino parla di altri quattro feriti. Anche a Dnipro sono stati registrati tre feriti a seguito di un bombardamento di Mosca. E nella città di Derhachi, a Kharkiv, i raid russi hanno causato una vittima. Stando poi a quanto svelato dal Telegraph, ci sarebbe lo zampino di Mosca nello sconfinamento dei droni ucraini negli spazi aerei dei vicini. La Russia intercetterebbe e devierebbe nei Baltici i velivoli senza pilota ucraini grazie a un trasmettitore aereo collocato nella regione di Kaliningrad.
Di certo, il presidente russo, Vladimir Putin, ha firmato una legge autorizzata dal Parlamento che consente l’utilizzo delle forze armate per proteggere i cittadini russi all’estero. Il documento in questione si riferisce a coloro che sono in stato d’arresto o detenuti al di fuori dei confini russi. Ma è rivolto anche a chi è sottoposto a procedure penali da parte di organi giurisdizionali internazionali di cui Mosca non fa parte. Lo zar ieri, in occasione del forum internazionale antifascista, ha anche lanciato un appello all’unità: «Insieme dobbiamo resistere alla diffusione di ideologie distruttive in tutto il pianeta: xenofobia, neonazismo, antisemitismo e russofobia».
E nonostante sembrano sempre più lontane le trattative per raggiungere la fine della guerra, pare che il presidente finlandese, Alexander Stubb, voglia prendersi lo scettro di negoziatore europeo. In un’intervista all’emittente ucraina Yle ha annunciato: «Se me lo chiedete, probabilmente non si può rispondere negativamente». Tuttavia, ha aggiunto che accetterebbe l’incarico solo dopo il raggiungimento di un cessate il fuoco. Chi invece interpreta cinicamente un eventuale coinvolgimento dell’Ue nelle trattative è il ministro degli Esteri dell’Estonia, Margus Tsahkna. Sostenendo che «i negoziati nella forma precedente», ovvero con la mediazione americana, «sono finiti», ha affermato che Putin mira a coinvolgere Bruxelles solo per «guadagnare tempo».
Continua a leggereRiduci
Sergio Sottani, procuratore generale della Repubblica di Perugia (Imagoeconomica)
Il pg ha fatto sapere, attraverso un comunicato, che dopo aver letto la denuncia dell’avvocato Alessandro Cannevale (suo ex collega, essendo stato anche procuratore di Spoleto) sul nostro giornale, ha chiesto spiegazioni alla Procura. Secondo il legale, lo ricordiamo, la polizia giudiziaria avrebbe registrato i colloqui in carcere di un avvocato sotto inchiesta con il proprio cliente e, come riassume Sottani, «secondo quanto rappresentato dal difensore», tali intercettazioni, «si sarebbero estese anche ad altri colloqui difensivi nonché a soggetti estranei al procedimento».
Il procuratore generale, «mai in precedenza investito di tale questione», «ha immediatamente attivato i propri poteri di vigilanza e ha proceduto all’acquisizione di dati e notizie utili a una più puntuale ricostruzione dei fatti». Il quadro emerso dopo gli approfondimenti sarebbe meno preoccupante del previsto: «All’esito delle notizie raccolte, connotate da fisiologica provvisorietà, può confermarsi che non risulta alcun uso processuale di intercettazioni espletate senza autorizzazione. Per altro verso, se si dovesse effettivamente verificare la presenza di intercettazioni irrituali, si dovrà procedere alla loro distruzione». Sottani, «pur in attesa di ulteriori approfondimenti», conclude che, al momento, «la situazione non appare pienamente sovrapponibile rispetto a quanto riferito dagli organi di informazione». Non si capisce se la tirata d’orecchi sia per noi o per l’intervistato. Che, però, letta la replica ha deciso di rispondere con fermezza all’ex collega (Cannevale ha fatto il magistrato per quasi quarant’anni): «Non ho mai detto che le intercettazioni illegittime sarebbero state utilizzate nel procedimento a carico della mia assistita (l’avvocato Daniela Paccoi, indagata per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ndr). Anzi ho detto - e La Verità lo ha fedelmente riportato - che rendevo pubblico un fatto estraneo al processo, che interessava i detenuti del carcere di Perugia e gli avvocati a colloquio con loro. Una pratica illegittima che in teoria avrebbe potuto coinvolgere anche me».
La replica del legale evidenzia un’altra presunta imprecisione: «Neppure ho detto che il dottor Gennaro Iannarone (il procuratore facente funzione di Perugia, ndr) abbia preso cognizione delle registrazioni non autorizzate. In realtà non so neanche se abbia ascoltato quelle rilevanti, purtroppo la legge non glielo impone». Cannevale, a questo punto, chiama in causa direttamente Sottani: «Il procuratore generale sembra insensibile al problema che non solo io, ma l’intera avvocatura ha posto: la garanzia del diritto di difesa e del diritto alla riservatezza dei detenuti e dei loro familiari non può essere affidata alla buona volontà degli inquirenti e del magistrato, nella speranza che graziosamente si astengano dal prendere cognizione dei dati riservati dei loro docili sudditi, dei quali dispongono illegittimamente. Per come la vedo io, è questo che distingue uno Stato di diritto da uno Stato di polizia».
L’ultima stoccata riguarda la chiosa finale del comunicato: «Quanto alla presunta non sovrapponibilità della realtà a quanto riportato sulla stampa, non so se sia un curioso eufemismo per sostenere che sono state dette balle. Beh, in un certo senso è vero, ma abbiamo fornito dati sbagliati per difetto, solo perché non avevamo finito il lavoro: i colloqui intercettati illegittimamente non sono 40, come ritenevamo inizialmente, ma 70, di cui 56 di difensori diversi dalla mia assistita ed estranei al suo studio, mentre i rimanenti sono della Paccoi con clienti diversi dall’indagato G.C., l’unico che poteva essere intercettato legittimamente». Ma le novità non sono finite: «Abbiamo annotato anche la durata delle registrazioni non autorizzate e depositate agli atti. Alcune durano più di 40 minuti. Dunque c’era tutto il tempo per rendersi conto della loro inutilizzabilità e per interrompere la registrazione».
La conclusione di Cannevale è sconfortante: «Se non ci fossimo messi a verificare gli audio uno per uno, cosa che raramente una difesa riesce a fare, di questa storia nessuno avrebbe mai saputo nulla. Per questo ritengo che il peggio del comunicato stampa del procuratore generale sia ciò che in esso non si trova: le misure che intende adottare perché fatti del genere non si ripetano». In attesa della manifestazione di protesta indetta per l’11 giugno a Perugia dai penalisti, è probabile che ci siano altri round e che emergano nuovi particolari su questa inquietante vicenda e sulla gestione delle indagini da parte della Procura umbra.
Continua a leggereRiduci