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2024-11-10
Affare Unicredit-Commerzbank. La Cdu è pronta a fare le barricate
Andrea Orcel (Ansa)
Crisi economica e ora anche crisi politica. Le nubi sul futuro del governo di Berlino non sono certo una buona notizia per Andrea Orcel. Perchè complicano una trattativa già difficile visto che lo Stato tedesco è ancora grande azionista di Commerzbank. All’amministratore delegato di Unicredit non deve aver fatto piacere il licenziamento del ministro delle Finanze Christian Linder, unico membro dell’esecutivo non apertamente contrario al blitz su Commerzbank. Viceversa vede con qualche preoccupazione crescere l’ostilità della Cdu, il partito che fu di Angela Merkel. Questo partito, insieme agli alleati della Csu bavarese torneranno centrali nei nuovi equilibri politici tedeschi. Sia nell’eventualità di un nuovo governo (la Germania ha una antica tradizione di maggioranze di unità nazionale) sia in caso di nuove elezioni da cui sperano di ottenere grandi vantaggi.
Non stupisce quindi quanto riportato da Bloomberg, secondo cui Unicredit avrebbe intensificato le coperture attraverso Jefferies, per proteggersi da possibili fluttuazioni negative delle azioni Commerz. La partecipazione che ammonta a circa il 21% (9% in azioni dirette e 11,5% tramite derivati), è al centro di una crescente attenzione del mercato.
L’operazione di copertura consentirebbe a Unicredit di mantenere una maggiore flessibilità nelle decisioni finali.
Sebbene gli sviluppi relativi a Unicredit e Commerzbank siano seguiti da vicino dai mercati la questione ha suscitato reazioni forti da parte della politica tedesca. Friedrich Merz, leader dell’opposizione e presidente della Cdu, non nasconde l’ ostilità. A suo parere la fusione tra Unicredit e Commerzbank sarebbe un «disastro per il mercato bancario tedesco», facendo riferimento alla perdita di posti dopo l’acquisizione della HypoVereinsbank nel 2005. Avanza anche il dubbio che l’operazione faccia parte di un accordo con Roma «legato all’ingresso di Lufthansa in Ita»
Markus Söder, primo ministro della Baviera, definisce a proposta di acquisizione un «segnale di deindustrializzazione» per la Germania. Cita la crisi della Volkswagen, la vendita di Deutsche Bahn Schenker (divisione logistica delle ferrovie tedesche) alla Danimarca e «i piani di acquisizione dell’italiana UniCredit per Commerzbank» .
Le critiche appaiono unanimi sul fronte delle opposizioni. La deputata Antje Tillmann, sollecita il governo a considerare non solo gli aspetti finanziari, ma anche quelli strategici e politici nell'affrontare la questione della vendita delle azioni di Commerzbank. In un’intervista a Stern, Tillmann ha evidenziato che una decisione del genere non dovrebbe essere presa esclusivamente sulla base di considerazioni finanziarie, ma dovrebbe anche riflettere gli interessi nazionali.
Altre voci critiche provengono da membri della Csu, tra cui Mechthild Wittmann e Klaus Wiener, che hanno esortato il governo a bloccare la banca italiana. Wittmann vuole «Commerz in Germania». Wiener non è pregiudizialmente ostile anche perchè in questa maniera si favorisce l’Unione Bancaria «Ma» aggiunge «abbiamo un problema se le banche tedesche sono sempre quelle che vengono acquistate».
Matthias Hauer (Cdu, presidente della commissione finanze) accusa il governo di non aver preso le dovute precauzioni quando ha venduto la prima tranche di azioni Commerzbank. Tanta superficialità «ha permesso l’acquisto dell’intero pacchetto da parte di un singolo investitore strategico, la coalizione Semaforo ha aperto le porte Unicredit».
Gitta Connemann deputa Cdu dal 2022 e responsabile di uno degli uffici economico si dichiara contraria all’operazione ricordando che Commerzbank gestisce circa il 30% dei finanziamenti tedeschi al commercio estero
A Piazza Affari le azioni Unicredit hanno raggiunto i massimi dal 2011 spingendosi fino a 42 euro prima di tornare indietro. Significa che il mercato scommette su un esito positivo dell’operazione. Orcel potrebbe ricevere l’approvazione delle autorità di regolamentazione nei tempi previsti, ossia 60 giorni da quando la Bafin (l’autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari) riceverà il dossier, con un possibile estensione di 30 giorni. Il via libera da parte del regolatore sarebbe un passo fondamentale per completare la sua scalata a Commerzbank, sebbene pesino le incertezze legate alle reazioni politiche in Germania
La situazione tra Unicredit e Commerzbank rimane altamente dinamica e piena di implicazioni, sia sul piano finanziario che politico. Se da un lato Unicredit sta cercando di consolidare la posizione in una delle principali banche tedesche, dall’altro l’ostilità di larga parte della politica tedesca sottolineano le preoccupazioni per l’indipendenza del settore bancario nazionale. In un contesto di crescente incertezza geopolitica e di trasformazioni nell’industria bancaria europea, l’esito di questa operazione potrebbe avere ripercussioni significative non solo per le due banche ma sul futuro di tutto il sistema finanziario europeo.
Pressing su Scholz: elezioni subito
La coalizione semaforo è ormai storia. Una storia non esaltante, visti i numerosi insuccessi conseguiti dalla trimurti Spd-Fdp-Verdi. I primati, semmai, sono stati quelli negativi, tra cui quello tutto personale di Olaf Scholz: è stato il cancelliere meno popolare della storia tedesca. Non certo un primato di cui andare fieri.
Ma se la coalizione semaforo è morta e sepolta, ancora permangono dubbi su quando sarà sciolto il Bundestag e saranno indette nuove elezioni.
La naturale scadenza del mandato sarebbe a fine settembre, con annesso ritorno alle urne.
In ogni caso, è chiaro che il governo di minoranza attualmente in carica non è in grado di continuare il suo lavoro parlamentare. Tutto verte, quindi, sul voto di fiducia che Scholz dovrà chiedere al Parlamento, affinché possano essere fatti tutti i passaggi formali che conducono alle elezioni anticipate. Il cancelliere aveva indicato come data il 15 gennaio, con apertura dei seggi a marzo: una soluzione che non è piaciuta a nessuno, in particolare alle opposizioni.
Sia l’Unione (Cdu/Csu) sia l’Afd, cioè prima e seconda forza della nazione, stanno premendo per sciogliere il Bundestag già la prossima settimana: in questo modo, ha dichiarato il leader della Cdu, Friedrich Merz, si potrà votare il 19 gennaio, un giorno prima dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca.
A ben vedere, però, non è solo l’opposizione ad avere fretta: anche il vicecancelliere, Robert Habeck (Verdi), ha dichiarato alla Zdf che le elezioni si dovrebbero tenere «il prima possibile». Habeck, che ha già annunciato di voler correre come candidato di punta dei Verdi, si è peraltro mosso in controtendenza rispetto alla sua compagna di partito Annalena Baerbock: «Mentre gli Stati Uniti non hanno un presidente realmente operativo», ha dichiarato il ministro degli Esteri, «la Germania, in quanto prima economia europea, non dovrebbe trovarsi a ridosso di un’elezione». Ma sono, appunto, posizioni isolate di chi ha poca voglia di scollarsi dalla poltrona. Se allarghiamo lo sguardo all’intero elettorato tedesco, infatti, l’umore generale è piuttosto chiaro: secondo due rilevazioni commissionate da Zdf e Ard, la stragrande maggioranza dei cittadini (ben oltre il 50% del campione intervistato) è favorevole a un voto anticipato a gennaio Non stupisce allora che Scholz - pressato sia dalla classe politica che dal mondo industriale - abbia aperto a una discussione sulle tempistiche del voto di fiducia. Naturalmente, tutto ha un prezzo: per accelerare le operazioni, il cancelliere conta sui cristianodemocratici, che dovrebbero appoggiare alcune leggi del governo, tra cui la riforma delle pensioni e degli assegni familiari, nonché il nuovo pacchetto sugli sgravi fiscali. In ogni caso, la decisione di Scholz si saprà mercoledì, quando il leader socialdemocratico terrà il suo intervento al Bundestag.
Cdu e Csu, tuttavia, non hanno alcuna intenzione di farsi prendere per il naso: «Non voteremo riforme proposte dalla coalizione semaforo che non hanno la maggioranza neanche all’interno del governo», ha affermato il leader della Csu, Markus Söder.
A cui ha fatto eco Merz, il candidato di punta dell’Unione: «Non discuteremo azioni comuni con il governo di minoranza di Scholz prima del voto di fiducia. Non ci faremo abbindolare dal cancelliere, divenendo complici dei fallimenti della coalizione semaforo», ha dichiarato all’Ard il capo della Cdu. Mercoledì, insomma, ci sarà la resa dei conti.
Al di là della data delle elezioni, però, è chiaro che la campagna elettorale è già iniziata. Secondo gli ultimi sondaggi, la palma di prima forza del Paese spetterebbe all’Unione, che veleggia oltre il 30% dei consensi. Al secondo posto, invece, avanzano i sovranisti dell’Afd, che si attestano intorno al 18%: per il partito guidato da Alice Weidel, sarebbe un risultato storico. I partiti della coalizione semaforo, ovviamente, sono in coma profondo: la Spd è ferma al 15% e i Verdi sono scesi al 10%, mentre la Fdp si trova addirittura sotto la soglia di sbarramento del 5% e rischia seriamente di rimanere fuori dal Parlamento.
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I cristiano sociali, che avranno comunque un ruolo di primo piano nel prossimo governo tedesco, sono contrari all’operazione. Anche in chiave elettorale, criticano i tagli al lavoro e la perdita di indipendenza del sistema.Il cancelliere tedesco Olaf Scholz punta a ritardare le urne per far passare qualche norma che lo faccia risalire nei sondaggi. L’opposizione e anche gli alleati Verdi insistono: voto a gennaio. Lo speciale contiene due articoli.Crisi economica e ora anche crisi politica. Le nubi sul futuro del governo di Berlino non sono certo una buona notizia per Andrea Orcel. Perchè complicano una trattativa già difficile visto che lo Stato tedesco è ancora grande azionista di Commerzbank. All’amministratore delegato di Unicredit non deve aver fatto piacere il licenziamento del ministro delle Finanze Christian Linder, unico membro dell’esecutivo non apertamente contrario al blitz su Commerzbank. Viceversa vede con qualche preoccupazione crescere l’ostilità della Cdu, il partito che fu di Angela Merkel. Questo partito, insieme agli alleati della Csu bavarese torneranno centrali nei nuovi equilibri politici tedeschi. Sia nell’eventualità di un nuovo governo (la Germania ha una antica tradizione di maggioranze di unità nazionale) sia in caso di nuove elezioni da cui sperano di ottenere grandi vantaggi.Non stupisce quindi quanto riportato da Bloomberg, secondo cui Unicredit avrebbe intensificato le coperture attraverso Jefferies, per proteggersi da possibili fluttuazioni negative delle azioni Commerz. La partecipazione che ammonta a circa il 21% (9% in azioni dirette e 11,5% tramite derivati), è al centro di una crescente attenzione del mercato.L’operazione di copertura consentirebbe a Unicredit di mantenere una maggiore flessibilità nelle decisioni finali.Sebbene gli sviluppi relativi a Unicredit e Commerzbank siano seguiti da vicino dai mercati la questione ha suscitato reazioni forti da parte della politica tedesca. Friedrich Merz, leader dell’opposizione e presidente della Cdu, non nasconde l’ ostilità. A suo parere la fusione tra Unicredit e Commerzbank sarebbe un «disastro per il mercato bancario tedesco», facendo riferimento alla perdita di posti dopo l’acquisizione della HypoVereinsbank nel 2005. Avanza anche il dubbio che l’operazione faccia parte di un accordo con Roma «legato all’ingresso di Lufthansa in Ita» Markus Söder, primo ministro della Baviera, definisce a proposta di acquisizione un «segnale di deindustrializzazione» per la Germania. Cita la crisi della Volkswagen, la vendita di Deutsche Bahn Schenker (divisione logistica delle ferrovie tedesche) alla Danimarca e «i piani di acquisizione dell’italiana UniCredit per Commerzbank» .Le critiche appaiono unanimi sul fronte delle opposizioni. La deputata Antje Tillmann, sollecita il governo a considerare non solo gli aspetti finanziari, ma anche quelli strategici e politici nell'affrontare la questione della vendita delle azioni di Commerzbank. In un’intervista a Stern, Tillmann ha evidenziato che una decisione del genere non dovrebbe essere presa esclusivamente sulla base di considerazioni finanziarie, ma dovrebbe anche riflettere gli interessi nazionali.Altre voci critiche provengono da membri della Csu, tra cui Mechthild Wittmann e Klaus Wiener, che hanno esortato il governo a bloccare la banca italiana. Wittmann vuole «Commerz in Germania». Wiener non è pregiudizialmente ostile anche perchè in questa maniera si favorisce l’Unione Bancaria «Ma» aggiunge «abbiamo un problema se le banche tedesche sono sempre quelle che vengono acquistate».Matthias Hauer (Cdu, presidente della commissione finanze) accusa il governo di non aver preso le dovute precauzioni quando ha venduto la prima tranche di azioni Commerzbank. Tanta superficialità «ha permesso l’acquisto dell’intero pacchetto da parte di un singolo investitore strategico, la coalizione Semaforo ha aperto le porte Unicredit».Gitta Connemann deputa Cdu dal 2022 e responsabile di uno degli uffici economico si dichiara contraria all’operazione ricordando che Commerzbank gestisce circa il 30% dei finanziamenti tedeschi al commercio esteroA Piazza Affari le azioni Unicredit hanno raggiunto i massimi dal 2011 spingendosi fino a 42 euro prima di tornare indietro. Significa che il mercato scommette su un esito positivo dell’operazione. Orcel potrebbe ricevere l’approvazione delle autorità di regolamentazione nei tempi previsti, ossia 60 giorni da quando la Bafin (l’autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari) riceverà il dossier, con un possibile estensione di 30 giorni. Il via libera da parte del regolatore sarebbe un passo fondamentale per completare la sua scalata a Commerzbank, sebbene pesino le incertezze legate alle reazioni politiche in GermaniaLa situazione tra Unicredit e Commerzbank rimane altamente dinamica e piena di implicazioni, sia sul piano finanziario che politico. Se da un lato Unicredit sta cercando di consolidare la posizione in una delle principali banche tedesche, dall’altro l’ostilità di larga parte della politica tedesca sottolineano le preoccupazioni per l’indipendenza del settore bancario nazionale. In un contesto di crescente incertezza geopolitica e di trasformazioni nell’industria bancaria europea, l’esito di questa operazione potrebbe avere ripercussioni significative non solo per le due banche ma sul futuro di tutto il sistema finanziario europeo.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/affare-unicredit-commerzbank-2669742036.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="pressing-su-scholz-elezioni-subito" data-post-id="2669742036" data-published-at="1731256516" data-use-pagination="False"> Pressing su Scholz: elezioni subito La coalizione semaforo è ormai storia. Una storia non esaltante, visti i numerosi insuccessi conseguiti dalla trimurti Spd-Fdp-Verdi. I primati, semmai, sono stati quelli negativi, tra cui quello tutto personale di Olaf Scholz: è stato il cancelliere meno popolare della storia tedesca. Non certo un primato di cui andare fieri.Ma se la coalizione semaforo è morta e sepolta, ancora permangono dubbi su quando sarà sciolto il Bundestag e saranno indette nuove elezioni.La naturale scadenza del mandato sarebbe a fine settembre, con annesso ritorno alle urne.In ogni caso, è chiaro che il governo di minoranza attualmente in carica non è in grado di continuare il suo lavoro parlamentare. Tutto verte, quindi, sul voto di fiducia che Scholz dovrà chiedere al Parlamento, affinché possano essere fatti tutti i passaggi formali che conducono alle elezioni anticipate. Il cancelliere aveva indicato come data il 15 gennaio, con apertura dei seggi a marzo: una soluzione che non è piaciuta a nessuno, in particolare alle opposizioni.Sia l’Unione (Cdu/Csu) sia l’Afd, cioè prima e seconda forza della nazione, stanno premendo per sciogliere il Bundestag già la prossima settimana: in questo modo, ha dichiarato il leader della Cdu, Friedrich Merz, si potrà votare il 19 gennaio, un giorno prima dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca.A ben vedere, però, non è solo l’opposizione ad avere fretta: anche il vicecancelliere, Robert Habeck (Verdi), ha dichiarato alla Zdf che le elezioni si dovrebbero tenere «il prima possibile». Habeck, che ha già annunciato di voler correre come candidato di punta dei Verdi, si è peraltro mosso in controtendenza rispetto alla sua compagna di partito Annalena Baerbock: «Mentre gli Stati Uniti non hanno un presidente realmente operativo», ha dichiarato il ministro degli Esteri, «la Germania, in quanto prima economia europea, non dovrebbe trovarsi a ridosso di un’elezione». Ma sono, appunto, posizioni isolate di chi ha poca voglia di scollarsi dalla poltrona. Se allarghiamo lo sguardo all’intero elettorato tedesco, infatti, l’umore generale è piuttosto chiaro: secondo due rilevazioni commissionate da Zdf e Ard, la stragrande maggioranza dei cittadini (ben oltre il 50% del campione intervistato) è favorevole a un voto anticipato a gennaio Non stupisce allora che Scholz - pressato sia dalla classe politica che dal mondo industriale - abbia aperto a una discussione sulle tempistiche del voto di fiducia. Naturalmente, tutto ha un prezzo: per accelerare le operazioni, il cancelliere conta sui cristianodemocratici, che dovrebbero appoggiare alcune leggi del governo, tra cui la riforma delle pensioni e degli assegni familiari, nonché il nuovo pacchetto sugli sgravi fiscali. In ogni caso, la decisione di Scholz si saprà mercoledì, quando il leader socialdemocratico terrà il suo intervento al Bundestag.Cdu e Csu, tuttavia, non hanno alcuna intenzione di farsi prendere per il naso: «Non voteremo riforme proposte dalla coalizione semaforo che non hanno la maggioranza neanche all’interno del governo», ha affermato il leader della Csu, Markus Söder.A cui ha fatto eco Merz, il candidato di punta dell’Unione: «Non discuteremo azioni comuni con il governo di minoranza di Scholz prima del voto di fiducia. Non ci faremo abbindolare dal cancelliere, divenendo complici dei fallimenti della coalizione semaforo», ha dichiarato all’Ard il capo della Cdu. Mercoledì, insomma, ci sarà la resa dei conti.Al di là della data delle elezioni, però, è chiaro che la campagna elettorale è già iniziata. Secondo gli ultimi sondaggi, la palma di prima forza del Paese spetterebbe all’Unione, che veleggia oltre il 30% dei consensi. Al secondo posto, invece, avanzano i sovranisti dell’Afd, che si attestano intorno al 18%: per il partito guidato da Alice Weidel, sarebbe un risultato storico. I partiti della coalizione semaforo, ovviamente, sono in coma profondo: la Spd è ferma al 15% e i Verdi sono scesi al 10%, mentre la Fdp si trova addirittura sotto la soglia di sbarramento del 5% e rischia seriamente di rimanere fuori dal Parlamento.
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Fin qui nulla da dire, anzi ben venga, tanto più di questi tempi, che la proposta educativa oratoriale risulti sia attiva e partecipata. In effetti, tante sono le attività, dal basket al rugby fino appunto ai laboratori durante la fase estiva, che la parrocchia milanese - preparata anche ad accogliere i bambini con disabilità - offre; e di questo non si può che esser grati.
Il punctum dolens dell’attività di tale oratorio sta nella decisione presa dal parroco, don Giovanni Salatino, di renderlo «inclusivo e aperto al dialogo» fino al punto di concedere anche ai ragazzi musulmani un loro momento di preghiera. A questo verranno riservati spazi, momenti di preghiera per l’appunto, e perfino animatori del Grest…già islamici. Nessuna esagerazione, è lo stesso don Salatino - intervistato sul sito diocesano ChiesadiMilano.it - a dichiarare di avere «la fortuna di avere alcuni animatori, già grandi, di fede islamica: saranno loro, quindi, a guidare la preghiera con i ragazzi, in un luogo separato». Da quanto è dato capire anche i giovani islamici seguiranno, con altri, un percorso di condivisione fatto di riflessione sul tema di volta in volta al centro delle singole giornate, seguendo la storia dell’anno, sulla vita di San Francesco.
Poi però a questi ragazzi, guidati lo si ripete da animatori anch’essi musulmani, sarà concesso di appartarsi per propri momenti di preghiera. «Immagino che la preghiera si possa concludere con la formula islamica del Bismillah», è al riguardo il commento del parroco, secondo cui «è sempre meglio aiutare i ragazzi a pregare» dato che, prosegue don Salatino, «preghiamo lo stesso Dio, certamente all’interno di tradizioni religiose differenti. E riconoscere all’altro la propria identità è nello spirito del Vangelo». Ora, senza minimamente dubitare delle ottime intenzioni del sacerdote, sono diversi i profili, rispetto a questa iniziativa, che destano qualche perplessità. A partire dal fatto, come lo stesso articolo di ChiesadiMilano.it riporta, che «non sono molti i ragazzi di fede musulmana» nel quartiere di Baggio.
Non che una più sostanziosa presenza musulmana avrebbe reso meno singolare l’iniziativa in parola, ovviamente; ma il fatto che questa presenza, se non esigua, risulti comunque quanto meno contenuta, ecco, alimenta ancor più un certo stupore. In effetti, andando a leggere i commenti sui social, ci si imbatte nelle perplessità di non pochi fedeli che, con toni pacati, manifestano imbarazzo e incredulità. Sotto il post Facebook della diocesi di Milano, per esempio, un utente afferma che «la Chiesa deve accogliere, aiutare e amare tutti, rompendo ogni barriera. Quindi è giusto che le parrocchie, le mense per i poveri e la Caritas aiutino tutti al di là della religione». «Ma», aggiunge questa stessa persona, «momenti di preghiera islamica - o di qualsivoglia altra religione - in oratorio no. Questo è sbagliato».
Un altro utente con toni egualmente pacati ha lasciato un commento simile: «Si può fare tutto, ma la preghiera musulmana in oratorio anche no, come dicevate crea confusione, trovate un posto fuori dell’oratorio!». C’è perfino chi, conoscendo e stimando molto don Giovanni Salatino («ci metto la mano sul fuoco, ho fiducia e rispetto. Dio lo benedica sempre!»), lascia trasparire un certo disappunto: «Far pregare i musulmani in oratorio non mi è mai andato a genio».
Dulcis in fundo, non ci si può non chiedere - dato che la sala di preghiera musulmana verrà concessa durante un’«estate francescana», come si legge su ChiesadiMilano.it - cosa penserebbe di tutto questo lui, il santo di Assisi. Che nel 1219, al cospetto del sultano Malik al-Kami, anziché tessere l’elogio del dialogo ad oltranza non esitò a ricorrere a parole oggettivamente forti: «Gesù ha voluto insegnarci che, se anche un uomo ci fosse amico o parente, o perfino fosse a noi caro come la pupilla dell’occhio, dovremmo essere disposti ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tentasse di allontanarci dalla fede e dall’amore del nostro Dio». «Proprio per questo», concludeva, «i cristiani agiscono secondo giustizia quando invadono le vostre terre e vi combattono, perché voi bestemmiate il nome di Cristo».
Erano tutt’altri tempi, certo: ma san Francesco quello era, quello pensava e diceva. E colpisce che, in nome del dialogo - anche dove «non sono molti i ragazzi di fede musulmana» - spazi di oratori che pure, repetita iuvant, svolgono molte attività lodevoli, finiscano con l’essere appaltati ad altre fedi; con l’amaro risultato di lasciare di sale anche quei fedeli che faticano a riconoscere l’ambiente parrocchiale in cui sono cresciuti e a cui, come tantissimi, si sentono ancora legati.
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A seguito di preliminari accertamenti sul territorio e della consultazione delle banche dati in uso alla Guardia di Finanza, nel febbraio di quest’anno le Fiamme Gialle della Tenenza di Riva del Garda hanno avviato una verifica fiscale nei confronti dell’azienda, che intratteneva rapporti economici con numerose società operanti sul territorio nazionale nei settori della realizzazione di impianti tecnologici, meccanici ed elettrici, nonché della produzione e lavorazione della carta.
Fin dai primi approfondimenti è emerso che la gestione effettiva della società sarebbe stata riconducibile al marito di una donna di origine straniera che, pur ricoprendo formalmente il ruolo di amministratrice unica, sarebbe risultata del tutto estranea agli aspetti economici, contabili e gestionali dell’azienda. La donna avrebbe percepito un compenso soltanto nel 2023, registrato contabilmente ma mai effettivamente corrisposto, presumibilmente utilizzato per giustificare presso un istituto di credito l’erogazione di un finanziamento destinato all’acquisto di un immobile da parte della società.
Grazie anche alla collaborazione dei funzionari ispettivi dell’Inps di Trento, è stata quindi scoperta un’articolata e sistematica condotta di evasione contributiva, attuata attraverso il mascheramento in busta paga di quote della normale retribuzione sotto forma di rimborsi spese esenti da imposizione fiscale e contributiva.
Nel corso dell’attività ispettiva, la società non è stata in grado di fornire alcuna documentazione idonea a giustificare tali rimborsi. Allo stesso modo, nessuno dei lavoratori ascoltati dagli investigatori ha dichiarato di aver sostenuto spese per conto dell’azienda che potessero giustificare gli importi percepiti, né di aver mai redatto i previsti rendiconti mensili.
L’analisi incrociata tra i controlli effettuati e i dati contenuti nel Libro Unico del Lavoro (LUL) ha consentito di accertare che, tra il 2021 e il 2025, ben 127 lavoratori hanno percepito somme maggiorate sotto forma di indennità esenti, senza che fossero versate le relative ritenute fiscali e previdenziali. L’importo complessivo delle somme dovute, comprensivo di sanzioni e interessi, supera il milione di euro.
Oltre alle irregolarità contributive, le indagini economico-finanziarie delle Fiamme Gialle hanno consentito di accertare ulteriori violazioni fiscali. In particolare, in materia di imposte sui redditi, sarebbe stata presentata una dichiarazione con ricavi indicati pari a zero, a fronte di un volume d’affari di circa 1,8 milioni di euro ricostruito dagli investigatori. Contestate anche violazioni in materia di Iva per un importo superiore a 600mila euro.
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