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2025-02-07
Afd ha libertà di parola, democratici in tilt
(Ansa)
Sta diventando sempre più massiccia la protesta contro la partecipazione di Afd alla fiera dell’istruzione Didacta di Stoccarda, che si terrà dall’11 al 15 febbraio e che ha posto come tema centrale per il 2025 «l’educazione alla democrazia». Alla più grande kermesse del mondo su educazione e formazione si sono registrati la Cdu, i Verdi e Afd, che saranno presenti con un loro stand, però nonostante Alternative für Deutschland sia la seconda forza politica a livello nazionale e il polo fieristico Messe Stuttgart abbia accettato la sua partecipazione, crescono critiche e polemiche.
Ieri anche le organizzazioni umanitarie cristiane Brot für die Welt, (Pane per il mondo), Kindernothilfe (Aiuti d’emergenza ai bambini) e l’Ong Misereor della Conferenza episcopale tedesca hanno chiesto a Didacta di rivedere e inasprire urgentemente le condizioni di ammissione per gli espositori. «L’istruzione deve rimanere un luogo di uguaglianza, rispetto e tolleranza», afferma l’appello di un educatore lanciato su una piattaforma di campagne online. Associazioni di studenti, di insegnanti, Greenpeace chiedono di prendere «una posizione ferma contro gli estremisti di destra».
Messe Stuttgart ha affermato che gli espositori non possono essere respinti per motivi politici: «Una fiera non è un’autorità di censura». Offre una piattaforma per «tutte le opinioni e i punti di vista, purché rimangano all’interno del quadro giuridico», spiega. Inoltre, ha ricordato che Afd è stata «democraticamente eletta». Con l’intensificarsi delle critiche, la Fiera ha fatto sapere che «monitorerà attentamente la presenza fieristica di questo espositore e le discussioni correlate e le valuterà costantemente». Alternative für Deutschland occupa lo stand 7E67 nel padiglione 7 e non intende abbandonare lo spazio che le è stato assegnato. I Verdi sono nello stesso padiglione, allo stand 7D66.
Mancano due settimane alle elezioni anticipate in Germania e ogni pretesto appare buono per fare campagna politica contro l’avversario che sale nei sondaggi. Il patrocinio di Didacta è del ministero della Cultura del Baden-Württemberg, presieduto dalla politica dei Verdi, Theresa Schopper; la presidente del consiglio di amministrazione di Messe Stuttgart è Nicole Hoffmeister-Kraut (Cdu), ministro dell’Economia, del lavoro e del turismo del Land del Baden-Württemberg. La pubblicista ed ex politica Marina Weisband, che dovrebbe essere insignita dell’onorificenza di «ambasciatore dell’istruzione» a Didacta 2025, a Spiegel ha dichiarato: «Non capisco proprio come sia possibile fare dell’educazione alla democrazia, della tolleranza e della diversità un tema e allo stesso tempo normalizzare i più grandi nemici politici di tutto questo». Per poi aggiungere: «Nessuno può tollerarlo».
Norbert Brugger, responsabile del dipartimento dell’istruzione dell’associazione delle città del Baden-Württemberg, invece ha cercato di spegnere le polemiche: «Non dovremmo vedere un segnale di allarme in ogni azione dell’Afd». L’insegnante e influencer Bob Blume, nominato blogger dell’anno 2022, pur dichiarando di aver lasciato la piattaforma X «con la consapevolezza che (soprattutto da quando è subentrato il nuovo proprietario) diffonde e sostiene narrazioni profondamente razziste. X è un partito nazista», ha affermato che le proteste finiranno per ottenere l’effetto opposto. «Se boicotti la fiera perché c’è un solo stand di un partito antidemocratico, temo che otterrai l’effetto opposto a quello che speri: per lanciare un presunto messaggio, stai dando potere ai nemici della democrazia», ha scritto pochi giorni fa.
Curiosamente ieri Anna Paola Concia, coordinatrice del comitato organizzatore di Didacta Italia, spin off di Didacta Germania, che si definisce «una femminista di sinistra e lesbica», postava su X i risultati di un sondaggio sulla comunità gay pubblicati dal sito Web Bild Queer. La rubrica del tabloid tedesco che informa e discute dei principali problemi della comunità arcobaleno, ha riferito che «secondo Romeo, la più grande piattaforma di incontri Lgbt d’Europa, Afd è attualmente di gran lunga la più popolare tra gli utenti prevalentemente omosessuali. In totale, il portale ha valutato le risposte di 60.560 utenti tra il 24 gennaio e il 2 febbraio. Di questi, il 27,9 per cento sceglierebbe il partito di estrema destra. Al secondo posto seguono i Verdi (19,9%), al terzo la Cdu (17,6%) e al quarto la Spd (12,5%). La Sinistra (6,5%), Bsw (4,5%) e Fdp (3,6%) sono chiaramente indietro. Il sostegno all’Afd è particolarmente forte tra gli uomini gay di età compresa tra 18 e 24 anni, di cui il 34,7% voterebbe per il partito. L’Afd è il partito con il minor numero di tifosi tra gli uomini over 60 della comunità Romeo».
A chi le chiedeva come si spiega un tale successo di Alice Weidel, leader di Afd, la Concia scriveva: «Ti potrei a naso rispondere che lei è lesbica dichiarata? Ma c’è dell’altro. Lei dice una cosa che fa presa: “Sono contro l’integralismo islamico proprio perché sono lesbica e mi ucciderebbero”». Un utente metteva scherzosamente in guardia la coordinatrice di Didacta Italia, con tanto di cuoricino come emoticon: «Attenzione che qualcuno finirà per dire che le persone omosessuali sono naziste e, di conseguenza, anche lei».
Congratulazioni e invito a Parigi: Macron si inchina ad Al Jolani
La ragion di Stato non è uguale per tutti. Se il presidente francese, Emmanuel Macron, la pratica invitando a Parigi un ex terrorista islamico, sul quale pendeva anche una taglia americana, va bene. Se invece il governo di Giorgia Meloni rispedisce nel suo Paese un individuo che, nonostante fosse ricercato (e incarcerabile) girava l’Europa prima di arrivare in Italia, allora proprio non va.
È in questi termini, certo sommari, che si può fare un parallelo tra ciò che l’inquilino dell’Eliseo può fare per gestire le relazioni diplomatiche francesi e quanto invece, quello di Palazzo Chigi, non può azzardarsi nemmeno a immaginare per lo svolgimento della politica estera italiana. Questo, almeno secondo quanto pensano le sinistre e una parte dei giudici del nostro Paese. Fatto sta che, mentre a Sud delle Alpi, sinistre e media mainstream si stracciano le vesti per denunciare le scelte del governo Meloni sulla vicenda del generale libico, Osama Almasri, sul versante francese quasi nessuno ha qualcosa da ridire sulla decisione di Macron. Con l’eccezione notabile della sovranista Marion Maréchal, che ha parlato di «una vergogna».
La presidenza siriana ha fatto sapere che il neo presidente ad interim siriano, Ahmad Al Sharaa, «ha ricevuto una telefonata dal suo omologo francese Emmanuel Macron», che si è congratulato per la sua recente «entrata in carica». Il nuovo uomo forte di Damasco fino a qualche mese fa si faceva chiamare con il suo nome di guerra, Abu Mohammad Al Jolani, ed è stato un esponente di spicco di Al Qaeda e Hayat Tahrir al-Sham (Hts). Il leader siriano ha anche ringraziato il suo omologo transalpino per «il suo pieno sostegno alla fase di transizione in Siria» e ha sottolineato «gli sforzi» compiuti dalla presidenza francese «per la rimozione delle sanzioni contro la Siria» e per l’apertura di una «strada per la crescita e la ripresa». Ma Al Sharaa ha espresso la propria gratitudine a Macron anche «per il sostegno della Francia al popolo siriano nel corso degli ultimi 14 anni». Un periodo in cui, come ha ricordato il 17 dicembre scorso al Consiglio di sicurezza dell’Onu il vicerappresentante permanente di Parigi, Jay Dharmadhikari, la Francia è effettivamente «rimasta accanto al popolo siriano» e «continua a sostenere l’opposizione siriana, che può giocare un ruolo centrale nella transizione politica in corso a Damasco».
Di fronte a queste uscite, e volendo essere un po’ maligni, si potrebbe anche ricordare che la Francia, e soprattutto i suoi contribuenti, hanno effettivamente (a loro insaputa) mantenuto tanti foreign fighter transalpini partiti per la Siria e finiti nei ranghi di Daesh o altre formazioni terroristiche. Nel 2017, Le Figaro aveva scritto, citando fonti della polizia e dell’antiterrorismo, che nei cinque anni precedenti, circa mezzo milione di euro era stato spedito a dei foreign fighter francesi attivi in Daesh. L’ingente somma era costituita da sussidi di disoccupazione o simili, percepiti da cittadini francesi anche dopo il loro arruolamento in formazioni terroriste. Formazioni determinate a distruggere anche quella Francia che le ingrassava con i propri soldi
. Non va dimenticato inoltre che, secondo un documento della sottodirezione antiterrorismo francese, citato da Franceinfo, nel dicembre 2024, l’assassino di Samuel Paty, il ceceno Abdoullakh Anzorov, era in contatto con un certo Farrouk Faizimtov, definito «propagandista di Hts di stanza a Idlib».
Questi precedenti non sembrano però impensierire troppo Macron che, già a inizio gennaio, aveva spedito a Damasco il proprio ministro degli Esteri, Jean-Noël Barrot, in compagnia della sua omologa tedesca, Annalena Baerbock. In ossequio alla sharia, il presidente siriano non aveva stretto la mano alla titolare della Farnesina tedesca, in quanto donna.
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Levata di scudi per la partecipazione del secondo partito più votato dai tedeschi a Didacta, la fiera dell’istruzione di Stoccarda. Secondo gli ambientalisti, i vescovi e le Ong la destra va esclusa. Ma gli organizzatori non cedono: «Sarebbe una censura politica».Il leader jihadista siriano ringrazia l’Eliseo. L’assassino di Paty aveva legami con Hts.Lo speciale contiene due articoli.Sta diventando sempre più massiccia la protesta contro la partecipazione di Afd alla fiera dell’istruzione Didacta di Stoccarda, che si terrà dall’11 al 15 febbraio e che ha posto come tema centrale per il 2025 «l’educazione alla democrazia». Alla più grande kermesse del mondo su educazione e formazione si sono registrati la Cdu, i Verdi e Afd, che saranno presenti con un loro stand, però nonostante Alternative für Deutschland sia la seconda forza politica a livello nazionale e il polo fieristico Messe Stuttgart abbia accettato la sua partecipazione, crescono critiche e polemiche.Ieri anche le organizzazioni umanitarie cristiane Brot für die Welt, (Pane per il mondo), Kindernothilfe (Aiuti d’emergenza ai bambini) e l’Ong Misereor della Conferenza episcopale tedesca hanno chiesto a Didacta di rivedere e inasprire urgentemente le condizioni di ammissione per gli espositori. «L’istruzione deve rimanere un luogo di uguaglianza, rispetto e tolleranza», afferma l’appello di un educatore lanciato su una piattaforma di campagne online. Associazioni di studenti, di insegnanti, Greenpeace chiedono di prendere «una posizione ferma contro gli estremisti di destra». Messe Stuttgart ha affermato che gli espositori non possono essere respinti per motivi politici: «Una fiera non è un’autorità di censura». Offre una piattaforma per «tutte le opinioni e i punti di vista, purché rimangano all’interno del quadro giuridico», spiega. Inoltre, ha ricordato che Afd è stata «democraticamente eletta». Con l’intensificarsi delle critiche, la Fiera ha fatto sapere che «monitorerà attentamente la presenza fieristica di questo espositore e le discussioni correlate e le valuterà costantemente». Alternative für Deutschland occupa lo stand 7E67 nel padiglione 7 e non intende abbandonare lo spazio che le è stato assegnato. I Verdi sono nello stesso padiglione, allo stand 7D66.Mancano due settimane alle elezioni anticipate in Germania e ogni pretesto appare buono per fare campagna politica contro l’avversario che sale nei sondaggi. Il patrocinio di Didacta è del ministero della Cultura del Baden-Württemberg, presieduto dalla politica dei Verdi, Theresa Schopper; la presidente del consiglio di amministrazione di Messe Stuttgart è Nicole Hoffmeister-Kraut (Cdu), ministro dell’Economia, del lavoro e del turismo del Land del Baden-Württemberg. La pubblicista ed ex politica Marina Weisband, che dovrebbe essere insignita dell’onorificenza di «ambasciatore dell’istruzione» a Didacta 2025, a Spiegel ha dichiarato: «Non capisco proprio come sia possibile fare dell’educazione alla democrazia, della tolleranza e della diversità un tema e allo stesso tempo normalizzare i più grandi nemici politici di tutto questo». Per poi aggiungere: «Nessuno può tollerarlo».Norbert Brugger, responsabile del dipartimento dell’istruzione dell’associazione delle città del Baden-Württemberg, invece ha cercato di spegnere le polemiche: «Non dovremmo vedere un segnale di allarme in ogni azione dell’Afd». L’insegnante e influencer Bob Blume, nominato blogger dell’anno 2022, pur dichiarando di aver lasciato la piattaforma X «con la consapevolezza che (soprattutto da quando è subentrato il nuovo proprietario) diffonde e sostiene narrazioni profondamente razziste. X è un partito nazista», ha affermato che le proteste finiranno per ottenere l’effetto opposto. «Se boicotti la fiera perché c’è un solo stand di un partito antidemocratico, temo che otterrai l’effetto opposto a quello che speri: per lanciare un presunto messaggio, stai dando potere ai nemici della democrazia», ha scritto pochi giorni fa. Curiosamente ieri Anna Paola Concia, coordinatrice del comitato organizzatore di Didacta Italia, spin off di Didacta Germania, che si definisce «una femminista di sinistra e lesbica», postava su X i risultati di un sondaggio sulla comunità gay pubblicati dal sito Web Bild Queer. La rubrica del tabloid tedesco che informa e discute dei principali problemi della comunità arcobaleno, ha riferito che «secondo Romeo, la più grande piattaforma di incontri Lgbt d’Europa, Afd è attualmente di gran lunga la più popolare tra gli utenti prevalentemente omosessuali. In totale, il portale ha valutato le risposte di 60.560 utenti tra il 24 gennaio e il 2 febbraio. Di questi, il 27,9 per cento sceglierebbe il partito di estrema destra. Al secondo posto seguono i Verdi (19,9%), al terzo la Cdu (17,6%) e al quarto la Spd (12,5%). La Sinistra (6,5%), Bsw (4,5%) e Fdp (3,6%) sono chiaramente indietro. Il sostegno all’Afd è particolarmente forte tra gli uomini gay di età compresa tra 18 e 24 anni, di cui il 34,7% voterebbe per il partito. L’Afd è il partito con il minor numero di tifosi tra gli uomini over 60 della comunità Romeo».A chi le chiedeva come si spiega un tale successo di Alice Weidel, leader di Afd, la Concia scriveva: «Ti potrei a naso rispondere che lei è lesbica dichiarata? Ma c’è dell’altro. Lei dice una cosa che fa presa: “Sono contro l’integralismo islamico proprio perché sono lesbica e mi ucciderebbero”». Un utente metteva scherzosamente in guardia la coordinatrice di Didacta Italia, con tanto di cuoricino come emoticon: «Attenzione che qualcuno finirà per dire che le persone omosessuali sono naziste e, di conseguenza, anche lei».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/afd-liberta-parola-2671115460.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="congratulazioni-e-invito-a-parigi-macron-si-inchina-ad-al-jolani" data-post-id="2671115460" data-published-at="1738941925" data-use-pagination="False"> Congratulazioni e invito a Parigi: Macron si inchina ad Al Jolani La ragion di Stato non è uguale per tutti. Se il presidente francese, Emmanuel Macron, la pratica invitando a Parigi un ex terrorista islamico, sul quale pendeva anche una taglia americana, va bene. Se invece il governo di Giorgia Meloni rispedisce nel suo Paese un individuo che, nonostante fosse ricercato (e incarcerabile) girava l’Europa prima di arrivare in Italia, allora proprio non va. È in questi termini, certo sommari, che si può fare un parallelo tra ciò che l’inquilino dell’Eliseo può fare per gestire le relazioni diplomatiche francesi e quanto invece, quello di Palazzo Chigi, non può azzardarsi nemmeno a immaginare per lo svolgimento della politica estera italiana. Questo, almeno secondo quanto pensano le sinistre e una parte dei giudici del nostro Paese. Fatto sta che, mentre a Sud delle Alpi, sinistre e media mainstream si stracciano le vesti per denunciare le scelte del governo Meloni sulla vicenda del generale libico, Osama Almasri, sul versante francese quasi nessuno ha qualcosa da ridire sulla decisione di Macron. Con l’eccezione notabile della sovranista Marion Maréchal, che ha parlato di «una vergogna». La presidenza siriana ha fatto sapere che il neo presidente ad interim siriano, Ahmad Al Sharaa, «ha ricevuto una telefonata dal suo omologo francese Emmanuel Macron», che si è congratulato per la sua recente «entrata in carica». Il nuovo uomo forte di Damasco fino a qualche mese fa si faceva chiamare con il suo nome di guerra, Abu Mohammad Al Jolani, ed è stato un esponente di spicco di Al Qaeda e Hayat Tahrir al-Sham (Hts). Il leader siriano ha anche ringraziato il suo omologo transalpino per «il suo pieno sostegno alla fase di transizione in Siria» e ha sottolineato «gli sforzi» compiuti dalla presidenza francese «per la rimozione delle sanzioni contro la Siria» e per l’apertura di una «strada per la crescita e la ripresa». Ma Al Sharaa ha espresso la propria gratitudine a Macron anche «per il sostegno della Francia al popolo siriano nel corso degli ultimi 14 anni». Un periodo in cui, come ha ricordato il 17 dicembre scorso al Consiglio di sicurezza dell’Onu il vicerappresentante permanente di Parigi, Jay Dharmadhikari, la Francia è effettivamente «rimasta accanto al popolo siriano» e «continua a sostenere l’opposizione siriana, che può giocare un ruolo centrale nella transizione politica in corso a Damasco». Di fronte a queste uscite, e volendo essere un po’ maligni, si potrebbe anche ricordare che la Francia, e soprattutto i suoi contribuenti, hanno effettivamente (a loro insaputa) mantenuto tanti foreign fighter transalpini partiti per la Siria e finiti nei ranghi di Daesh o altre formazioni terroristiche. Nel 2017, Le Figaro aveva scritto, citando fonti della polizia e dell’antiterrorismo, che nei cinque anni precedenti, circa mezzo milione di euro era stato spedito a dei foreign fighter francesi attivi in Daesh. L’ingente somma era costituita da sussidi di disoccupazione o simili, percepiti da cittadini francesi anche dopo il loro arruolamento in formazioni terroriste. Formazioni determinate a distruggere anche quella Francia che le ingrassava con i propri soldi . Non va dimenticato inoltre che, secondo un documento della sottodirezione antiterrorismo francese, citato da Franceinfo, nel dicembre 2024, l’assassino di Samuel Paty, il ceceno Abdoullakh Anzorov, era in contatto con un certo Farrouk Faizimtov, definito «propagandista di Hts di stanza a Idlib». Questi precedenti non sembrano però impensierire troppo Macron che, già a inizio gennaio, aveva spedito a Damasco il proprio ministro degli Esteri, Jean-Noël Barrot, in compagnia della sua omologa tedesca, Annalena Baerbock. In ossequio alla sharia, il presidente siriano non aveva stretto la mano alla titolare della Farnesina tedesca, in quanto donna.
«Quando ci si adopera per una cura adeguata della nostra Casa comune e di tutti, deve essere considerato un approccio integrale», scrivono i cardinali Michael Czerny e Kevin Joseph Farrell - prefetti rispettivamente dei due citati dicasteri - nell’introduzione al testo dove, peraltro, non manca una citazione di papa Benedetto XVI.
Certo, ci sono pure vari richiami a papa Francesco, com’è inevitabile avendo egli dedicato all’ecologia un’intera enciclica, la Laudato si' (2015). Tuttavia, il testo è del tutto coerente con la linea di papa Leone XIV, il quale, pur citando spesso papa Bergoglio, guida ora la Chiesa su acque dottrinalmente ben più tranquille. Prova ne è il fatto che L’ecologia integrale nella vita della famiglia non si limita, si potrebbe ironizzare, a invitare a fare la raccolta differenziata, ma dedica più passaggi a richiamare il ruolo stesso di quella che, per i cattolici, è la cellula fondamentale della società. Il documento infatti non parla genericamente di famiglia, ma lo fa sempre in riferimento al sacramento matrimoniale; non è un caso che il termine «matrimonio» ricorra ben dieci volte.
A tal proposito, sovvengono le parole di papa Prevost, che nell’omelia in occasione della Messa per il giubileo delle Famiglie, nelle prime settimane del suo pontificato, aveva precisato, esprimendo una linea cristallina, che «il matrimonio non è un ideale ma il canone del vero amore». Non stupisce, allora, che nelle pagine del documento appena pubblicato la famiglia fondata sul sacramento del matrimonio sia richiamata così spesso. Ma c’è più. In un testo che si presenta come di «ecologia integrale», con cioè una prospettiva che si prende cura del creato nel suo insieme, traspare con forza l’idea che non esista cura dell’ambiente senza quella dell’uomo, tanto che viene sottolineata con forza la necessità di far «rispettare la vita umana dal concepimento alla morte naturale dicendo no all’aborto, all’eutanasia, alla maternità surrogata e alle tecniche di fecondazione assistita e alla loro promozione» (p. 34).
Poco prima, anche una condanna all’ideologia antinatalista: «Oggi c’è la tendenza a considerare la crescita demografica come la principale minaccia per l’umanità» (p. 29). A seguire, un ammonimento ai governi che «operano attivamente per la diffusione dell’aborto, promuovendo talvolta l’adozione della pratica della sterilizzazione» e impongono «un forte controllo delle nascite» (p. 30).
Anche le proposte educative alle giovani generazioni, sia pure calibrate sul tema ambientale, sposano sempre un’antropologia cristiana. Così, nelle pagine dedicate all’istruzione, troviamo sì riferimenti all’importanza di «chiedere alla scuola di aggiornare le proprie attività e manuali didattici in materia di ecologia» e a quella di «educare a non sprecare il cibo» (p. 58); ma quest’ultimo impegno arriva comunque dopo l’esortazione a «parlare in maniera adeguata all’età della necessità di proteggere la vita umana da aborto, maternità surrogata ed eutanasia» (p. 57). Il solco tra l’ecologia integrale cristiana e l’ambientalismo caro al mainstream è davvero lampante.
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Il professor Pier Luigi Petrillo ha dato l’anima per questo traguardo. Ieri 27 aprile s’è scoperto grazie alla mobilitazione della Coldiretti - ha portato al passo del Brennero 10.000 agricoltori - che alcuni piatti simbolo di questa cucina sono fatti con ingredienti che d’italiano hanno solo l’etichetta. Una rivelazione scioccante riguarda le mozzarelle campane della serie «tu vulive a pizza c’ha mozzarella e a pummarola in coppa e niente chiù». Secondo l’analisi di Coldiretti e Centro Studi Divulga su dati del ministero della Salute, «l’Italia ha importato nel 2025 circa 1,5 milioni di quintali di cagliate su un totale di 6,4 milioni di quintali di formaggi che arrivano nel nostro Paese (+9% rispetto al 2024)». Passano quasi tutti dal Brennero e «oltre la metà delle cagliate importate finiscono a Napoli (306.000 quintali) a Benevento (183.000 quintali), Campobasso (134.000) e Salerno (92.000)». Due terzi delle cagliate tedesche e polacche sono lavorate al Sud con la Campania che ne assorbe il 46,7%. Ieri al Brennero – Coldiretti aveva il supporto della Guardia di Finanza - hanno scoperto i «Tir dell’orrore». Correva il 9 gennaio 2026 quando sempre il ministro Francesco Lollobrigida annunciava che contrariamente a quanto sostenuto per anni l’Italia diceva sì al Mercosur - il trattato commerciale col Sud America – perché si erano ottenute da Ursula von der Leyen stringenti garanzie sulle clausole di reciprocità, sull’applicazione dell’etichetta d’origine e sullo stabilire in Italia l’autorità doganale europea visto che nessuno si fida dei controlli che fanno gli olandesi. La dogana europea ora sta Lille in Francia che ha detto no al Mercosur. Ursula forse s’è distratta. Al Brennero sono saltati fuori kiwi cileni (l’Italia è il primo produttore al mondo di questi frutti avendo superato anche la Nuova Zelanda) fettine di pollo sudamericano che diventano crocchette italiane, carciofi egiziani, lavorati e venduti come sottaceto italiani, arance sudafricane che diventano succhi di frutta italiani, grano canadese trasformato in pasta italiana. Tutta roba che passa da Rotterdam mentre i nostri partner europei ci danno le cosce di maiale fresche – sono le più «spacciate» al Brennero - che arrivano dalla Germania, dall’Olanda, dalla Danimarca, dalla Francia e diventano prosciutti italiani, così come tonnellate di miele tedesco, centinaia di migliaia di litri di latte francese e polacco e le mozzarelle tedesche già confezionate col tricolore. Un danno enorme alla nostra agricoltura, ma anche alla nostra reputazione commerciale dovuto al codice doganale europeo che consente di etichettare come italiano il prodotto che subisce in Italia anche solo il confezionamento.
«Al centro della mobilitazione che da mesi ha coinvolto almeno 100.000 agricoltori e ha la sua tappa finale qui al Brennero», spiega il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo, «c’è la battaglia per la revisione della normativa sull’ultima trasformazione che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. E poi vogliamo l’etichetta di origine». Ettore Prandini, che di Coldiretti è il presidente, ribadisce: «L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Vogliamo un intervento europeo immediato. A partire da tre elementi: la sicurezza alimentare, la salute dei consumatori, il reddito degli agricoltori». E giovedì in Coldiretti si replica. A Roma si parla di cibo e salute con il commissario europeo Olivér Várhelyi.
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Matteo Salvini e coniugi Trevaillon (Ansa)
Dopo un colloquio di un’ora nel Municipio dove ha incontrato il sindaco Giuseppe Masciulli, Salvini si è recato nella casa nel bosco dove tutto ha avuto inizio. E dove, dopo la scadenza del contratto con il B&B che la ospitava, la coppia ha fatto ritorno proprio in questi giorni. Ma senza figli. «Ci sono i pannelli solari, il bosco, il fiume, le piante, l’asino. È stato chiesto loro di sistemare casa, fatto. La questione sanitaria, c’è il pediatra, le vaccinazioni, fatto. Sistemate le domande educative, c’è l’insegnante pronta. Non capisco cosa si deve aspettare!», ha detto ancora Salvini. «Io sono sicuro che tutti hanno agito in buona fede ma probabilmente qualcuno ha sbagliato valutazione», ha proseguito riferendosi alla decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila dello scorso 20 novembre con cui aveva sospeso la responsabilità genitoriale della coppia sui tre figli. E all’odissea che ne è seguita. Come l’allontanamento di mamma Catherine dalla casa famiglia deciso lo scorso 6 marzo, in quanto ritenuta un possibile ostacolo al percorso educativo dei minori.
Da allora gli incontri sono stati limitati al massimo. Solo negli ultimi giorni è arrivata la concessione di una videochiamata, forse un piccolo segnale di riavvicinamento, mentre per un incontro in presenza si dovranno attendere ulteriori sviluppi nel percorso stabilito dal tribunale. Che ancora non è chiaro. Come ha sottolineato il sindaco, che ha puntato il dito contro l’assenza di un programma che faccia intravedere un esito finale positivo della vicenda. Una lacuna inaccettabile, spiega, a cinque mesi dall’ordinanza e dopo la soluzione di gran parte delle criticità. Anche perché la gestione dell’intera vicenda è costata al Comune di 850 abitanti già 50.000 euro. Una spesa che, in assenza di un percorso definito, potrebbe raddoppiare.
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Ecco #DimmiLaVerità del 28 aprile 2026. Il nostro Alessandro Da Rold ci spiega perché giovedì sarà il giorno cruciale per l'inchiesta su Rocchi e gli arbitri.