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2025-02-07
Afd ha libertà di parola, democratici in tilt
(Ansa)
Sta diventando sempre più massiccia la protesta contro la partecipazione di Afd alla fiera dell’istruzione Didacta di Stoccarda, che si terrà dall’11 al 15 febbraio e che ha posto come tema centrale per il 2025 «l’educazione alla democrazia». Alla più grande kermesse del mondo su educazione e formazione si sono registrati la Cdu, i Verdi e Afd, che saranno presenti con un loro stand, però nonostante Alternative für Deutschland sia la seconda forza politica a livello nazionale e il polo fieristico Messe Stuttgart abbia accettato la sua partecipazione, crescono critiche e polemiche.
Ieri anche le organizzazioni umanitarie cristiane Brot für die Welt, (Pane per il mondo), Kindernothilfe (Aiuti d’emergenza ai bambini) e l’Ong Misereor della Conferenza episcopale tedesca hanno chiesto a Didacta di rivedere e inasprire urgentemente le condizioni di ammissione per gli espositori. «L’istruzione deve rimanere un luogo di uguaglianza, rispetto e tolleranza», afferma l’appello di un educatore lanciato su una piattaforma di campagne online. Associazioni di studenti, di insegnanti, Greenpeace chiedono di prendere «una posizione ferma contro gli estremisti di destra».
Messe Stuttgart ha affermato che gli espositori non possono essere respinti per motivi politici: «Una fiera non è un’autorità di censura». Offre una piattaforma per «tutte le opinioni e i punti di vista, purché rimangano all’interno del quadro giuridico», spiega. Inoltre, ha ricordato che Afd è stata «democraticamente eletta». Con l’intensificarsi delle critiche, la Fiera ha fatto sapere che «monitorerà attentamente la presenza fieristica di questo espositore e le discussioni correlate e le valuterà costantemente». Alternative für Deutschland occupa lo stand 7E67 nel padiglione 7 e non intende abbandonare lo spazio che le è stato assegnato. I Verdi sono nello stesso padiglione, allo stand 7D66.
Mancano due settimane alle elezioni anticipate in Germania e ogni pretesto appare buono per fare campagna politica contro l’avversario che sale nei sondaggi. Il patrocinio di Didacta è del ministero della Cultura del Baden-Württemberg, presieduto dalla politica dei Verdi, Theresa Schopper; la presidente del consiglio di amministrazione di Messe Stuttgart è Nicole Hoffmeister-Kraut (Cdu), ministro dell’Economia, del lavoro e del turismo del Land del Baden-Württemberg. La pubblicista ed ex politica Marina Weisband, che dovrebbe essere insignita dell’onorificenza di «ambasciatore dell’istruzione» a Didacta 2025, a Spiegel ha dichiarato: «Non capisco proprio come sia possibile fare dell’educazione alla democrazia, della tolleranza e della diversità un tema e allo stesso tempo normalizzare i più grandi nemici politici di tutto questo». Per poi aggiungere: «Nessuno può tollerarlo».
Norbert Brugger, responsabile del dipartimento dell’istruzione dell’associazione delle città del Baden-Württemberg, invece ha cercato di spegnere le polemiche: «Non dovremmo vedere un segnale di allarme in ogni azione dell’Afd». L’insegnante e influencer Bob Blume, nominato blogger dell’anno 2022, pur dichiarando di aver lasciato la piattaforma X «con la consapevolezza che (soprattutto da quando è subentrato il nuovo proprietario) diffonde e sostiene narrazioni profondamente razziste. X è un partito nazista», ha affermato che le proteste finiranno per ottenere l’effetto opposto. «Se boicotti la fiera perché c’è un solo stand di un partito antidemocratico, temo che otterrai l’effetto opposto a quello che speri: per lanciare un presunto messaggio, stai dando potere ai nemici della democrazia», ha scritto pochi giorni fa.
Curiosamente ieri Anna Paola Concia, coordinatrice del comitato organizzatore di Didacta Italia, spin off di Didacta Germania, che si definisce «una femminista di sinistra e lesbica», postava su X i risultati di un sondaggio sulla comunità gay pubblicati dal sito Web Bild Queer. La rubrica del tabloid tedesco che informa e discute dei principali problemi della comunità arcobaleno, ha riferito che «secondo Romeo, la più grande piattaforma di incontri Lgbt d’Europa, Afd è attualmente di gran lunga la più popolare tra gli utenti prevalentemente omosessuali. In totale, il portale ha valutato le risposte di 60.560 utenti tra il 24 gennaio e il 2 febbraio. Di questi, il 27,9 per cento sceglierebbe il partito di estrema destra. Al secondo posto seguono i Verdi (19,9%), al terzo la Cdu (17,6%) e al quarto la Spd (12,5%). La Sinistra (6,5%), Bsw (4,5%) e Fdp (3,6%) sono chiaramente indietro. Il sostegno all’Afd è particolarmente forte tra gli uomini gay di età compresa tra 18 e 24 anni, di cui il 34,7% voterebbe per il partito. L’Afd è il partito con il minor numero di tifosi tra gli uomini over 60 della comunità Romeo».
A chi le chiedeva come si spiega un tale successo di Alice Weidel, leader di Afd, la Concia scriveva: «Ti potrei a naso rispondere che lei è lesbica dichiarata? Ma c’è dell’altro. Lei dice una cosa che fa presa: “Sono contro l’integralismo islamico proprio perché sono lesbica e mi ucciderebbero”». Un utente metteva scherzosamente in guardia la coordinatrice di Didacta Italia, con tanto di cuoricino come emoticon: «Attenzione che qualcuno finirà per dire che le persone omosessuali sono naziste e, di conseguenza, anche lei».
Congratulazioni e invito a Parigi: Macron si inchina ad Al Jolani
La ragion di Stato non è uguale per tutti. Se il presidente francese, Emmanuel Macron, la pratica invitando a Parigi un ex terrorista islamico, sul quale pendeva anche una taglia americana, va bene. Se invece il governo di Giorgia Meloni rispedisce nel suo Paese un individuo che, nonostante fosse ricercato (e incarcerabile) girava l’Europa prima di arrivare in Italia, allora proprio non va.
È in questi termini, certo sommari, che si può fare un parallelo tra ciò che l’inquilino dell’Eliseo può fare per gestire le relazioni diplomatiche francesi e quanto invece, quello di Palazzo Chigi, non può azzardarsi nemmeno a immaginare per lo svolgimento della politica estera italiana. Questo, almeno secondo quanto pensano le sinistre e una parte dei giudici del nostro Paese. Fatto sta che, mentre a Sud delle Alpi, sinistre e media mainstream si stracciano le vesti per denunciare le scelte del governo Meloni sulla vicenda del generale libico, Osama Almasri, sul versante francese quasi nessuno ha qualcosa da ridire sulla decisione di Macron. Con l’eccezione notabile della sovranista Marion Maréchal, che ha parlato di «una vergogna».
La presidenza siriana ha fatto sapere che il neo presidente ad interim siriano, Ahmad Al Sharaa, «ha ricevuto una telefonata dal suo omologo francese Emmanuel Macron», che si è congratulato per la sua recente «entrata in carica». Il nuovo uomo forte di Damasco fino a qualche mese fa si faceva chiamare con il suo nome di guerra, Abu Mohammad Al Jolani, ed è stato un esponente di spicco di Al Qaeda e Hayat Tahrir al-Sham (Hts). Il leader siriano ha anche ringraziato il suo omologo transalpino per «il suo pieno sostegno alla fase di transizione in Siria» e ha sottolineato «gli sforzi» compiuti dalla presidenza francese «per la rimozione delle sanzioni contro la Siria» e per l’apertura di una «strada per la crescita e la ripresa». Ma Al Sharaa ha espresso la propria gratitudine a Macron anche «per il sostegno della Francia al popolo siriano nel corso degli ultimi 14 anni». Un periodo in cui, come ha ricordato il 17 dicembre scorso al Consiglio di sicurezza dell’Onu il vicerappresentante permanente di Parigi, Jay Dharmadhikari, la Francia è effettivamente «rimasta accanto al popolo siriano» e «continua a sostenere l’opposizione siriana, che può giocare un ruolo centrale nella transizione politica in corso a Damasco».
Di fronte a queste uscite, e volendo essere un po’ maligni, si potrebbe anche ricordare che la Francia, e soprattutto i suoi contribuenti, hanno effettivamente (a loro insaputa) mantenuto tanti foreign fighter transalpini partiti per la Siria e finiti nei ranghi di Daesh o altre formazioni terroristiche. Nel 2017, Le Figaro aveva scritto, citando fonti della polizia e dell’antiterrorismo, che nei cinque anni precedenti, circa mezzo milione di euro era stato spedito a dei foreign fighter francesi attivi in Daesh. L’ingente somma era costituita da sussidi di disoccupazione o simili, percepiti da cittadini francesi anche dopo il loro arruolamento in formazioni terroriste. Formazioni determinate a distruggere anche quella Francia che le ingrassava con i propri soldi
. Non va dimenticato inoltre che, secondo un documento della sottodirezione antiterrorismo francese, citato da Franceinfo, nel dicembre 2024, l’assassino di Samuel Paty, il ceceno Abdoullakh Anzorov, era in contatto con un certo Farrouk Faizimtov, definito «propagandista di Hts di stanza a Idlib».
Questi precedenti non sembrano però impensierire troppo Macron che, già a inizio gennaio, aveva spedito a Damasco il proprio ministro degli Esteri, Jean-Noël Barrot, in compagnia della sua omologa tedesca, Annalena Baerbock. In ossequio alla sharia, il presidente siriano non aveva stretto la mano alla titolare della Farnesina tedesca, in quanto donna.
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Levata di scudi per la partecipazione del secondo partito più votato dai tedeschi a Didacta, la fiera dell’istruzione di Stoccarda. Secondo gli ambientalisti, i vescovi e le Ong la destra va esclusa. Ma gli organizzatori non cedono: «Sarebbe una censura politica».Il leader jihadista siriano ringrazia l’Eliseo. L’assassino di Paty aveva legami con Hts.Lo speciale contiene due articoli.Sta diventando sempre più massiccia la protesta contro la partecipazione di Afd alla fiera dell’istruzione Didacta di Stoccarda, che si terrà dall’11 al 15 febbraio e che ha posto come tema centrale per il 2025 «l’educazione alla democrazia». Alla più grande kermesse del mondo su educazione e formazione si sono registrati la Cdu, i Verdi e Afd, che saranno presenti con un loro stand, però nonostante Alternative für Deutschland sia la seconda forza politica a livello nazionale e il polo fieristico Messe Stuttgart abbia accettato la sua partecipazione, crescono critiche e polemiche.Ieri anche le organizzazioni umanitarie cristiane Brot für die Welt, (Pane per il mondo), Kindernothilfe (Aiuti d’emergenza ai bambini) e l’Ong Misereor della Conferenza episcopale tedesca hanno chiesto a Didacta di rivedere e inasprire urgentemente le condizioni di ammissione per gli espositori. «L’istruzione deve rimanere un luogo di uguaglianza, rispetto e tolleranza», afferma l’appello di un educatore lanciato su una piattaforma di campagne online. Associazioni di studenti, di insegnanti, Greenpeace chiedono di prendere «una posizione ferma contro gli estremisti di destra». Messe Stuttgart ha affermato che gli espositori non possono essere respinti per motivi politici: «Una fiera non è un’autorità di censura». Offre una piattaforma per «tutte le opinioni e i punti di vista, purché rimangano all’interno del quadro giuridico», spiega. Inoltre, ha ricordato che Afd è stata «democraticamente eletta». Con l’intensificarsi delle critiche, la Fiera ha fatto sapere che «monitorerà attentamente la presenza fieristica di questo espositore e le discussioni correlate e le valuterà costantemente». Alternative für Deutschland occupa lo stand 7E67 nel padiglione 7 e non intende abbandonare lo spazio che le è stato assegnato. I Verdi sono nello stesso padiglione, allo stand 7D66.Mancano due settimane alle elezioni anticipate in Germania e ogni pretesto appare buono per fare campagna politica contro l’avversario che sale nei sondaggi. Il patrocinio di Didacta è del ministero della Cultura del Baden-Württemberg, presieduto dalla politica dei Verdi, Theresa Schopper; la presidente del consiglio di amministrazione di Messe Stuttgart è Nicole Hoffmeister-Kraut (Cdu), ministro dell’Economia, del lavoro e del turismo del Land del Baden-Württemberg. La pubblicista ed ex politica Marina Weisband, che dovrebbe essere insignita dell’onorificenza di «ambasciatore dell’istruzione» a Didacta 2025, a Spiegel ha dichiarato: «Non capisco proprio come sia possibile fare dell’educazione alla democrazia, della tolleranza e della diversità un tema e allo stesso tempo normalizzare i più grandi nemici politici di tutto questo». Per poi aggiungere: «Nessuno può tollerarlo».Norbert Brugger, responsabile del dipartimento dell’istruzione dell’associazione delle città del Baden-Württemberg, invece ha cercato di spegnere le polemiche: «Non dovremmo vedere un segnale di allarme in ogni azione dell’Afd». L’insegnante e influencer Bob Blume, nominato blogger dell’anno 2022, pur dichiarando di aver lasciato la piattaforma X «con la consapevolezza che (soprattutto da quando è subentrato il nuovo proprietario) diffonde e sostiene narrazioni profondamente razziste. X è un partito nazista», ha affermato che le proteste finiranno per ottenere l’effetto opposto. «Se boicotti la fiera perché c’è un solo stand di un partito antidemocratico, temo che otterrai l’effetto opposto a quello che speri: per lanciare un presunto messaggio, stai dando potere ai nemici della democrazia», ha scritto pochi giorni fa. Curiosamente ieri Anna Paola Concia, coordinatrice del comitato organizzatore di Didacta Italia, spin off di Didacta Germania, che si definisce «una femminista di sinistra e lesbica», postava su X i risultati di un sondaggio sulla comunità gay pubblicati dal sito Web Bild Queer. La rubrica del tabloid tedesco che informa e discute dei principali problemi della comunità arcobaleno, ha riferito che «secondo Romeo, la più grande piattaforma di incontri Lgbt d’Europa, Afd è attualmente di gran lunga la più popolare tra gli utenti prevalentemente omosessuali. In totale, il portale ha valutato le risposte di 60.560 utenti tra il 24 gennaio e il 2 febbraio. Di questi, il 27,9 per cento sceglierebbe il partito di estrema destra. Al secondo posto seguono i Verdi (19,9%), al terzo la Cdu (17,6%) e al quarto la Spd (12,5%). La Sinistra (6,5%), Bsw (4,5%) e Fdp (3,6%) sono chiaramente indietro. Il sostegno all’Afd è particolarmente forte tra gli uomini gay di età compresa tra 18 e 24 anni, di cui il 34,7% voterebbe per il partito. L’Afd è il partito con il minor numero di tifosi tra gli uomini over 60 della comunità Romeo».A chi le chiedeva come si spiega un tale successo di Alice Weidel, leader di Afd, la Concia scriveva: «Ti potrei a naso rispondere che lei è lesbica dichiarata? Ma c’è dell’altro. Lei dice una cosa che fa presa: “Sono contro l’integralismo islamico proprio perché sono lesbica e mi ucciderebbero”». Un utente metteva scherzosamente in guardia la coordinatrice di Didacta Italia, con tanto di cuoricino come emoticon: «Attenzione che qualcuno finirà per dire che le persone omosessuali sono naziste e, di conseguenza, anche lei».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/afd-liberta-parola-2671115460.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="congratulazioni-e-invito-a-parigi-macron-si-inchina-ad-al-jolani" data-post-id="2671115460" data-published-at="1738941925" data-use-pagination="False"> Congratulazioni e invito a Parigi: Macron si inchina ad Al Jolani La ragion di Stato non è uguale per tutti. Se il presidente francese, Emmanuel Macron, la pratica invitando a Parigi un ex terrorista islamico, sul quale pendeva anche una taglia americana, va bene. Se invece il governo di Giorgia Meloni rispedisce nel suo Paese un individuo che, nonostante fosse ricercato (e incarcerabile) girava l’Europa prima di arrivare in Italia, allora proprio non va. È in questi termini, certo sommari, che si può fare un parallelo tra ciò che l’inquilino dell’Eliseo può fare per gestire le relazioni diplomatiche francesi e quanto invece, quello di Palazzo Chigi, non può azzardarsi nemmeno a immaginare per lo svolgimento della politica estera italiana. Questo, almeno secondo quanto pensano le sinistre e una parte dei giudici del nostro Paese. Fatto sta che, mentre a Sud delle Alpi, sinistre e media mainstream si stracciano le vesti per denunciare le scelte del governo Meloni sulla vicenda del generale libico, Osama Almasri, sul versante francese quasi nessuno ha qualcosa da ridire sulla decisione di Macron. Con l’eccezione notabile della sovranista Marion Maréchal, che ha parlato di «una vergogna». La presidenza siriana ha fatto sapere che il neo presidente ad interim siriano, Ahmad Al Sharaa, «ha ricevuto una telefonata dal suo omologo francese Emmanuel Macron», che si è congratulato per la sua recente «entrata in carica». Il nuovo uomo forte di Damasco fino a qualche mese fa si faceva chiamare con il suo nome di guerra, Abu Mohammad Al Jolani, ed è stato un esponente di spicco di Al Qaeda e Hayat Tahrir al-Sham (Hts). Il leader siriano ha anche ringraziato il suo omologo transalpino per «il suo pieno sostegno alla fase di transizione in Siria» e ha sottolineato «gli sforzi» compiuti dalla presidenza francese «per la rimozione delle sanzioni contro la Siria» e per l’apertura di una «strada per la crescita e la ripresa». Ma Al Sharaa ha espresso la propria gratitudine a Macron anche «per il sostegno della Francia al popolo siriano nel corso degli ultimi 14 anni». Un periodo in cui, come ha ricordato il 17 dicembre scorso al Consiglio di sicurezza dell’Onu il vicerappresentante permanente di Parigi, Jay Dharmadhikari, la Francia è effettivamente «rimasta accanto al popolo siriano» e «continua a sostenere l’opposizione siriana, che può giocare un ruolo centrale nella transizione politica in corso a Damasco». Di fronte a queste uscite, e volendo essere un po’ maligni, si potrebbe anche ricordare che la Francia, e soprattutto i suoi contribuenti, hanno effettivamente (a loro insaputa) mantenuto tanti foreign fighter transalpini partiti per la Siria e finiti nei ranghi di Daesh o altre formazioni terroristiche. Nel 2017, Le Figaro aveva scritto, citando fonti della polizia e dell’antiterrorismo, che nei cinque anni precedenti, circa mezzo milione di euro era stato spedito a dei foreign fighter francesi attivi in Daesh. L’ingente somma era costituita da sussidi di disoccupazione o simili, percepiti da cittadini francesi anche dopo il loro arruolamento in formazioni terroriste. Formazioni determinate a distruggere anche quella Francia che le ingrassava con i propri soldi . Non va dimenticato inoltre che, secondo un documento della sottodirezione antiterrorismo francese, citato da Franceinfo, nel dicembre 2024, l’assassino di Samuel Paty, il ceceno Abdoullakh Anzorov, era in contatto con un certo Farrouk Faizimtov, definito «propagandista di Hts di stanza a Idlib». Questi precedenti non sembrano però impensierire troppo Macron che, già a inizio gennaio, aveva spedito a Damasco il proprio ministro degli Esteri, Jean-Noël Barrot, in compagnia della sua omologa tedesca, Annalena Baerbock. In ossequio alla sharia, il presidente siriano non aveva stretto la mano alla titolare della Farnesina tedesca, in quanto donna.
Silvia Capozza @Ecco
La manifestazione offre un’importante vetrina internazionale e rappresenta un’occasione preziosa per incontrare buyer, partner e operatori del settore provenienti da tutto il mondo. Per un marchio come Ecco è un momento fondamentale di confronto, visibilità e sviluppo delle relazioni commerciali», racconta alla Verità Silvia Capozza, general manager South Europe di Ecco, marchio globale specializzato in scarpe e accessori in pelle di alta gamma.
Ecco nasce in Danimarca nel 1963 e oggi è presente in tutto il mondo. Quali sono i valori del brand che ritiene più importanti?
«Comfort, qualità e innovazione. Sono i tre pilastri che ci accompagnano fin dalla nascita e ai quali non abbiamo mai rinunciato. L’innovazione, in particolare, è legata alla continua ricerca e sviluppo di tecnologie proprietarie, resa possibile anche dal controllo diretto della filiera produttiva».
Come lei ha sottolineato il comfort è uno degli elementi più associati al marchio. Quanto conta oggi per i consumatori rispetto all’estetica?
«Oggi i consumatori non scelgono più tra comfort e stile: vogliono entrambi. Questo si collega a un tema molto attuale, quello del quiet luxury, che noi preferiamo interpretare come quiet beauty. Le persone cercano prodotti che offrano comodità, design e innovazione allo stesso tempo. Il comfort non è più soltanto una caratteristica funzionale, ma una sensazione di benessere e libertà che permette di esprimere sé stessi senza compromessi».
Il concept della collezione è Walk Your Walk. Che significato assume oggi questo messaggio?
«È un invito a seguire il proprio percorso con autenticità. Ognuno deve poter vivere la propria individualità senza rinunciare né allo stile né al comfort. Per noi Walk Your Walk rappresenta un nuovo modo di interpretare la quotidianità: sentirsi bene in ciò che si indossa significa anche acquisire maggiore sicurezza e libertà di espressione».
Si parla anche di Return to What Matters. Quali sono oggi i valori davvero essenziali per Ecco in un mercato in continua evoluzione?
«Crediamo sia importante tornare a concentrarsi su ciò che conta davvero. In un contesto caratterizzato da cambiamenti rapidi e continui, Ecco ha sempre mantenuto una direzione coerente. Non abbiamo mai accettato compromessi sulla qualità, neppure nei momenti più complessi. Oggi il consumatore è più consapevole: acquista meno, ma sceglie meglio».
Avete recentemente reinterpretato uno dei vostri modelli iconici, la Joker. Come avete affrontato questo lavoro?
«La Joker è uno dei modelli simbolo della nostra storia. Ci piace recuperare elementi dal nostro archivio e reinterpretarli in chiave contemporanea. Negli ultimi anni abbiamo riproposto questo modello in diverse varianti, valorizzando materiali, colori e finiture differenti. È una scarpa che rappresenta perfettamente il Dna di Ecco perché combina comfort, qualità e design contemporaneo, e il riscontro del pubblico è stato molto positivo».
Le tecnologie sviluppate da Ecco rappresentano un elemento distintivo del marchio. In che modo migliorano l’esperienza di chi indossa le vostre scarpe?
«Le nostre tecnologie sono progettate per accompagnare uno stile di vita dinamico, garantendo leggerezza, traspirabilità, ammortizzazione e un migliore assorbimento degli impatti».
Designer come Natasha Ramsay-Levi, Craig Green e Natacha Aizawa hanno collaborato con il brand attraverso il progetto Ecco Kollektive. Qual è stato il loro contributo?
«Queste collaborazioni ci hanno permesso di dialogare con un pubblico particolarmente sensibile al design e alla sperimentazione creativa. Ogni designer parte dalla collezione principale Ecco e la reinterpreta attraverso il proprio linguaggio».
Le radici del marchio affondano nella lavorazione della pelle. Quanto pesa ancora questa eredità nella vostra identità?
«Moltissimo. Ecco nasce come azienda specializzata nella lavorazione della pelle e continua a possedere e gestire concerie proprie. Questa competenza rappresenta ancora oggi uno degli elementi distintivi del marchio e contribuisce a garantire elevati standard qualitativi lungo tutta la filiera».
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Pagamento? Azioni. Naturalmente. Perché il contante, nell’era della finanza quantistica, è archeologia. La preda si chiama Cursor, società che sviluppa intelligenza artificiale capace di scrivere il codice in autonomia. In sostanza un programmatore software che non chiede ferie, non sciopera e non vuole aumenti di stipendio. L’operazione, già di per sé sufficiente a scaldare i grafici, diventa però quasi secondaria rispetto allo spettacolo principale: la capitalizzazione. SpaceX è volata in zona 2,5–2,7 trilioni di dollari, con picchi che sfiorano i 3.000 miliardi. L’azienda di Musk adesso vale quanto il Pil dell’Italia. Per dare un’idea: a un certo punto ha superato Amazon e Microsoft. Il tutto con una struttura da manuale del paradosso: 19 miliardi di ricavi e quasi 5 di perdite, contro i 717 miliardi di fatturato e 78 di utili di Amazon. Ma Wall Street ormai è una narrazione collettiva con pricing dinamico. Elon Musk consolida la sua narrazione di primo trilionario al mondo. Non perché abbia trovato oro su Marte o monetizzato l’aria rarefatta dello spazio, ma perché il mercato ha deciso che la sua equazione personale vale più della somma di molti sistemi economici terrestri. Nel frattempo, un dettaglio tecnico passa quasi inosservato, come sempre accade con le cose che poi diventano fondamentali: sul mercato circola appena il 4% delle azioni. Il resto è vincolato, trattenuto, congelato in accordi e regolamenti. Vuol dire che il prezzo lo fanno pochissimi scambi, ma su quei pochi scambi si costruiscono montagne di trilioni. Una leva perfetta. O pericolosa. Dipende dal punto di osservazione. E così accade l’altra magia: più il titolo sale, meno azioni servono per pagare Cursor. Più il titolo sale, più l’acquisizione da 60 miliardi diventa “economica”. Il mercato si abitua a tutto con la velocità con cui un social network dimentica una notizia: SpaceX diventa valuta. Non solo società, ma moneta. Una moneta che non stampa la banca centrale, ma la fiducia. E mentre qualcuno ancora si chiede se sia sostenibile, Wall Street decide che la domanda è mal posta. Al terzo giorno di contrattazioni, SpaceX continua a correre, passando da 135 a 214 dollari. Per un attimo diventa la quarta società al mondo per capitalizzazione, dietro solo a Nvidia, Alphabet e Apple. Poi ritraccia, perché anche le vertigini hanno bisogno di pause. Come se non bastasse, si apre anche il fronte dei derivati: partono le contrattazioni delle opzioni al Cboe Global Markets e al Nasdaq. Insomma si inizia a scommettere non solo sul futuro dell’azienda, ma sul futuro delle scommesse sul futuro dell’azienda. Una specie di matrioska finanziaria dove l’ultimo strato non è mai l’ultimo.
Nel mezzo di questo spettacolo orbitale, il pezzo industriale viene quasi schiacciato dalla narrativa. Cursor entra come tassello strategico: servirebbe ad ampliare le capacità di Grok nello sviluppo software. L’intelligenza artificiale che scrive codice per un’altra intelligenza artificiale che già scrive codice. Un dialogo tra automi che, per ora, non chiede ancora la pensione. Almeno per ora. E poi ci sono loro, gli altri due poli del nuovo triangolo tecnologico.
OpenAI chiude il 2025 con 13 miliardi di ricavi e una perdita da 38,5 miliardi. Un rosso che, in qualunque altro settore, verrebbe definito emergenza industriale; nell’intelligenza artificiale viene archiviato come «fase di investimento strategico». L’emorragia è impressionante: due miliardi di dollari al mese, ChatGPT come motore principale, progetti secondari come Sora ridimensionati per concentrare fuoco e capitale. Valutazione: 730 miliardi. Obiettivo dichiarato: mille miliardi. Perché ormai anche i numeri hanno un piano industriale. E dietro, come ombra competitiva ma speculare, Anthropic si muove nello stesso perimetro: collocamento riservato, capitali in arrivo, corsa alla scala globale dell’intelligenza artificiale. Non è più una gara tra aziende, ma tra ecosistemi cognitivi.
Alla fine resta una sensazione semplice, quasi banale: la Borsa non sta più prezzando aziende. Sta prezzando un futuro per il momento solo frutto di immaginazione e speranza. E mentre qualcuno ancora cerca il confine tra economia reale e finanza narrativa, il mercato ha già deciso che quel confine non serve più.
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Le risorse per affrontare l’emergenza casa potranno arrivare a circa 10 miliardi entro il 2034, considerando sia i fondi nazionali - per un apporto pari a 7,3 miliardi - sia i fondi europei della politica di coesione, per 3,3 miliardi. È questo uno dei temi toccati dall’Ance (l’organizzazione dei costruttori associata a Confindustria) in occasione dell’ottantesimo anniversario dalla fondazione. All’evento, guidato dalla presidente Federica Brancaccio nella splendida cornice di Villa Giulia a Roma, sede del Museo Etrusco, hanno preso parte con un videomessaggio il premier Giorgia Meloni e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, mentre erano presenti i ministri dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratini e della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo.
Il Piano Casa, ha detto Brancaccio, «era un’emergenza di cui parlavamo da anni. Ma», ha ammonito la presidente Ance, «sono centrali le tempistiche che devono essere veloci». Nelle interlocuzioni con la politica, l’Ance ha sempre chiesto di fissare tempi anche sulla governance. «Sappiamo che c’è un commissario ma ci vogliono i decreti attuativi e non si dice entro quando queste nomine ci saranno», ha sottolineato la presidente. Ieri, il ministro Salvini ha detto che «il nuovo commissario nazionale aiuterà nell’arco di un anno a recuperare 61.000 appartamenti di edilizia residenziale pubblica ad oggi non assegnati perché vanno risistemati, con una spesa media valutata tra 20 e 25.000 euro ciascuno». La nomina, fa sapere il vicepremier, avverrà nelle prossime ore.
Brancaccio ha sottolineato che «quasi il 90% degli appalti in qualche modo è sottratto alla gara classica, alla trasparenza totale». Inoltre, «sappiamo che c’è uno sforzo da parte del governo per anticipare la cassa e usare questi 10 miliardi, facendo ricorso a un mutuo da un’istituzione finanziaria. Se questo avesse esiti positivi, le risorse attivabili nel 2027 sarebbero più di un miliardo».
La presidente ha poi evidenziato che «c’è la bolla del mercato libero che ha delle enormi variabili a seconda di dove si realizzano le abitazioni. Quindi, le percentuali previste dall’attuale Piano Casa per gli investimenti dei privati (70% da destinare all’edilizia convenzionata e il restante 30% da vendere o affittare a prezzo di mercato libero) dovrebbero essere riviste». Una soluzione potrebbe essere quella di «dare un ruolo a chi amministra gli enti territoriali, che hanno ben presente le esigenze locali». E ha chiosato: «Sappiamo che questo piano partirà così com’è ma anche che ci saranno in corso d’opera degli aggiustamenti. Ora c’è il testo unico dell’edilizia in revisione, ma si deve andare per deroghe e commissari».
L’Ance ha tracciato un quadro positivo per le costruzioni, uno dei settori industriali che meglio ha sfruttato il Pnrr. Ad aprile, il 76% dei cantieri risultava concluso o in stato avanzato e, secondo la Banca d’Italia, i tempi di avvio delle opere si sono ridotti del 19%, mentre la probabilità di aggiudicazione è maggiore del 20% rispetto alle opere non Pnrr.
Intanto, Dl Piano Casa entra nel vivo alla Camera con il voto sui 275 emendamenti in commissione Ambiente. Il testo definitivo è atteso in Aula questo venerdì, giornata in cui il governo dovrebbe porre la questione di fiducia. Subito dopo passerà all’esame del Senato: la conversione definitiva in legge dovrà avvenire entro la scadenza del 6 luglio.
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Ecco #DimmiLaVerità del 17 giugno 2026. Il deputato della Lega Andrea de Bertoldi, presidente dei Liberali Cristiano Democratici, illustra la sua proposta di legge per i professionisti.