
La schiacciante vittoria di Boris Johnson alle elezioni in Uk rallegra anche Giorgia Meloni. Fratelli d'Italia, in Europa, fa parte della famiglia dei Conservatori e riformisti, insieme ai Tory britannici.
Onorevole Meloni, è successo un miracolo: c'è un popolo che ha votato...
«C'è un popolo che ha votato e che ha confermato la propria volontà decisa di uscire dall'Unione europea».
Johnson promette che la Brexit sarà ultimata entro il 31 gennaio 2020.
«Tutto ciò smentisce quello che dicevano gli osservatori, che ci avevano spiegato che se si fosse tenuto un altro referendum, gli inglesi avrebbero scelto di restare in Europa; che si sarebbero resi conto di quanto erano stati sprovveduti».
Alan Friedman ha scritto che gli inglesi sono dei «poveracci» di cui avere pietà, perché «hanno votato per farsi del male».
«Ma Alan Friedman lasciamolo stare, è meglio...».
Lo lasciamo stare?
«Da qualche anno ho smesso di considerare le sue tesi bislacche».
Be', l'ha detta grossa.
«Dimostra di essere uno dei sacerdoti di una certa intellighenzia brava a parlare nei salotti, ma distante anni luce da quello che pensa la gente».
Sono lontani dal popolo.
«Che considerano fatto, appunto, di “poveracci", salvo che non votino per gli amici loro».
Il che succede sempre più di rado...
«Diciamo solo che questo modo superficiale di analizzare i problemi del nostro tempo non mi appassiona».
Passiamo oltre, allora.
«Il punto più importante infatti è un altro».
Quale?
«Io faccio politica in Italia e il mio punto di partenza è sempre l'interesse nazionale italiano».
E quindi?
«Il popolo britannico ha confermato con ancora più forza che vuole uscire dall'Europa. D'altronde, quando la Gran Bretagna ci entrò, nel 1973, lo fece a malincuore».
A malincuore?
«La Gran Bretagna si considerò quasi costretta ad aderire, perché si era convinta che non ci fosse vita al di fuori dell'Unione europea. Oggi la Gran Bretagna è convinta che non ci sia vita dentro l'Unione europea».
La situazione si è ribaltata, insomma.
«E allora, lo dobbiamo o non lo dobbiamo considerare un fallimento dell'attuale assetto delle istituzioni europee?».
Dovrebbe suonare un campanello d'allarme.
«Le aggiungo un altro dato».
Cioè?
«In Italia, nel 1992, a dichiarare di avere fiducia nell'Europa era il 76% della popolazione».
E ora?
«La percentuale si è dimezzata. Questo cosa vuol dire?».
Secondo lei?
«Può voler dire che questo modello d'integrazione perseguito dall'Europa è sbagliato? Può voler dire che i pericolosi sovranisti, che cercano di far notare che questo modello è sbagliato, in realtà sono gli unici che hanno il coraggio di dire che stiamo andando a fari spenti nella notte verso un precipizio?».
Dunque, il voto britannico è un segnale pure per noi?
«Partiamo da un presupposto: la Gran Bretagna rappresenta un caso unico».
In che senso?
«Ha istituzioni giuridiche diverse, una sua solidissima moneta, guida il Commonwealth e, non ce lo scordiamo, è una delle due potenze nucleari europee. E in Europa, c'è stata a modo suo».
Con un piede fuori, diciamo.
«E qui arriviamo al problema per l'Italia».
Giusto, l'Italia.
«L'uscita della Gran Bretagna dall'Ue per noi è una pessima notizia. E lo dico da leader di un partito che, all'Europarlamento, sta nei Conservatori e riformisti con i Tory e che con loro promuove in Europa il meccanismo confederale: una confederazione di Stati sovrani che cooperano su varie materie».
Intende dire che senza la Gran Bretagna, l'Italia perde un contrappeso allo strapotere francotedesco?
«È evidente. La Gran Bretagna in questi anni è stata un argine alle spinte federaliste dell'asse francotedesco».
Siamo più soli?
«Sì, ma io continuo a sperare che i fenomeni che governano nell'Ue si rendano conto del fatto che la Brexit è un fatto epocale, che non si può sottovalutare: la Gran Bretagna sta dimostrando che c'è vita fuori dall'Unione europea».
Dice che potrebbe verificarsi un contagio?
«Glielo ripeto: la Gran Bretagna è una nazione unica, diversa dagli altri Paesi europei. Ma quello che è successo non lo si può ignorare».
La soluzione per non farci schiacciare da Parigi e Berlino qual è? Inserirci nel blocco che da Washington, passando per Londra, arriva a Gerusalemme?
«Dobbiamo comprendere che il nostro potere contrattuale nei confronti dell'Ue ora può accrescersi».
Ma come?
«La Gran Bretagna ora dovrà riorganizzare il proprio sistema di libero scambio e, certamente, un ruolo primario lo giocheranno gli Usa. Questo blocco anglofono potrebbe rappresentare un ombrello invitante per chiunque volesse fare scelte simili a quelle degli inglesi».
Allude all'Italexit?
«Io sono contraria a una nostra uscita dall'Ue. Ribadisco che noi non siamo la Gran Bretagna».
E allora?
«Be', la sola eventualità che altre nazioni siano tentate di seguire l'esempio britannico, alza il potere contrattuale degli Stati sottoposti al gioco francotedesco».
Bisogna alzare la voce con un'Europa indebolita?
«Bisogna usare questo nuovo fatto storico per alzare la posta con l'Ue, perché ora fuori dall'Ue c'è una sponda che prima non c'era».
Ma se dobbiamo cercare una sponda anglosassone, non è pericoloso flirtare con la Cina, come fa il governo giallorosso?
«Oltre che pericolosa, la sottomissione alla Cina per me non ha senso, se non che i 5 stelle si sono venduti agli interessi di Pechino e al suo progetto egemonico».
Se alzassimo la posta, l'Europa ci ascolterebbe?
«Deve: senza l'Italia non ci sarebbe più l'Europa. Questo ci dà un potere contrattuale enorme».
Johnson s'è preso pure i feudi rossi. Non è bastato il programma socialista di Jeremy Corbyn per riavvicinare la sinistra al popolo?
«È quello che sta accadendo in tutto il mondo. Torniamo al Friedman che chiama gli elettori inglesi “poveracci"».
Matteo Renzi twittava le foto delle manifestazioni anti Brexit, dicendo che le bugie sarebbero state sconfitte dalla realtà. Sembra, invece, che la realtà, i «competenti», l'abbiano persa di vista.
«A loro la realtà non interessa. Loro non rispondono agli interessi della gente».
A chi rispondono?
«Ai poteri forti, alla grande finanza speculativa, alle banche. Chi è ancorato al consenso popolare sono i partiti conservatori: al fianco delle battaglie sociali, dell'economia reale, della famiglia».
E la sinistra come reagisce?
«Guardandoci dall'alto in basso, senza rispondere mai nel merito. Solo terrorismo psicologico: voi sovranisti porterete la guerra, la pestilenza, la “viulenza"... » (ride).
A proposito di élite che guarda dall'alto in basso. Quella europea spesso attacca le nostre tradizioni. Fdi, invece, il 20 dicembre va in piazza per difenderne una importante: il presepe.
«Saremo in centro a Roma, piazza Capranica, con un grande presepe vivente. Un tema di respiro europeo, perché se l'Europa avesse riconosciuto le sue radici cristiane, oggi non sarebbe solo un comitato d'affari in mano a degli speculatori».
C'è spazio per i temi religiosi?
«Guardi, io ne parlo laicamente. È un fatto d'identità: difendere quello che siamo da chi, come la grande speculazione, ci vorrebbe tutti uguali e tutti consumatori di un unico prodotto».






