True
2021-09-07
A ottobre green pass obbligato ed esteso a dipendenti statali e diverse categorie
Ansa
Lo scontro ideologico lascia spazio al sano realismo: nell'attesa della cabina di regia che valuterà i dettagli, è ormai certo che l'obbligo del green pass ai primi di ottobre verrà esteso, o allargato, come preferite, a moltissime categorie di lavoratori. L'equazione più green pass uguale meno rischi di chiusure ha convinto praticamente tutti i partiti della variopinta maggioranza che sostiene il governo guidato da Mario Draghi, Lega compresa: «Per la ripresa delle attività economica», sottolinea il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, «dobbiamo garantire condizioni di sicurezza, che esigono che chi frequenta i luoghi affollati in qualche modo dia garanzie di non contagiare nessuno. Il green pass è una misura che va esattamente in questa direzione», aggiunge Giorgetti, «quindi ne prevedo un'ulteriore estensione».
Saranno con ogni probabilità obbligati a esibire il green pass per recarsi al lavoro tutti i dipendenti pubblici, che verranno uniformati al personale sanitario e a quello scolastico. Parliamo in totale di più di un milione di lavoratori, il 10% dei quali non risulta ancora vaccinato, che andranno ad aggiungersi ai 3,5 milioni di sanitari e personale scolastico. L'obbligo dovrebbe scattare comunque due settimane dopo il varo del decreto, per consentire a chi non è ancora vaccinato di farsi somministrare il siero. Le nuove norme dovrebbero entrare in vigore il 27 settembre o il 4 ottobre. C'è chi, come il Carroccio, vorrebbe limitare l'obbligo solo a chi lavora a contatto con il pubblico. «Il green pass meno complica la vita alle persone meglio è. Presto vedrò Draghi e gli chiederò che intenzioni ha», dice Matteo Salvini.
Per quel che riguarda il settore privato, il principio che guiderà le scelte del governo è molto semplice: sarà obbligatorio il green pass per i dipendenti delle aziende di quei settori dove vige l'obbligo per gli utenti, ovvero i dipendenti di bar, ristoranti e altri locali pubblici, i gestori di palestre e piscine, chi lavora a bordo di navi, aerei e treni a lunga percorrenza. «La nostra federazione», fa sapere Fipe Confcommercio, la federazione italiana dei pubblici esercizi, «è da sempre a favore dei vaccini e dell'introduzione dell'obbligo di green pass per i dipendenti dei pubblici esercizi. Auspichiamo, anzi, che quest'ultimo sia esteso anche a tutte le altre categorie economiche e che si chiariscano alcuni punti fondamentali. In primis», aggiunge Fipe, «bisogna riflettere sui tempi di introduzione di tale misura per dare un preavviso congruo e consentire a chi non fosse ancora vaccinato di mettersi in regola. Un'imposizione a stretto giro rischierebbe di causare la chiusura di migliaia di esercizi per mancanza di personale».
Prevedibile la soddisfazione del ministro della Salute, Roberto Speranza: «I giovani si stanno vaccinando più delle altre generazioni», commenta Speranza, «condivido le parole del presidente della Repubblica, i numeri dell'Italia sono positivi, importanti, grazie al lavoro delle Regioni, del commissario Figliuolo. Dobbiamo crescere di più, l'estensione del green pass e le ulteriori ipotesi», aggiunge Speranza, «possono consentirci di rafforzare ancora di più la nostra campagna di vaccinazioni». «Nell'immediato», sottolinea il leader del M5s, Giuseppe Conte, «vedo un uso sempre più diffuso del green pass. Se, in prospettiva, dovessimo arrivare anche ad un obbligo vaccinale per alcune categorie ne discuteremo».
Pragmatico e schietto, come di consueto, il ragionamento di Massimiliano Fedriga, presidente leghista del Friuli Venezia Giulia e leader della Conferenza delle regioni: «Dobbiamo mettere in campo», dice Fedriga a Sky Tg24, «il green pass, che è uno strumento utile per mantenere aperte delle attività, ma dove è possibile inserirlo. Se ad esempio venisse inserito il green pass sul trasporto pubblico locale sarebbe impraticabile e quindi vorrebbe dire bloccare la mobilità delle persone e le città».
Forza Italia ieri ha dedicato all'argomento una riunione plenaria, con dirigenti di partito, ministri, sottosegretari e presidenti di regione: «Forza Italia», recita una nota diffusa al termine dell'incontro, «vuole raggiungere l'immunità di gregge entro la prima settimana di ottobre: è dunque necessario potenziare lo strumento del green pass estendendolo verso tutto il mondo del lavoro pubblico e privato e i fruitori dei servizi. È necessario sin da subito intensificare la campagna informativa per convincere i dubbiosi, evitare nuove vittime e lockdown. L'obiettivo della campagna», aggiungono gli azzurri, «è anche distinguere i no vax dagli incerti». Fi è per l'introduzione dell'obbligo anche per gli utenti del trasporto pubblico locale.
«Siamo favorevoli all'estensione del green pass», argomenta il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, a Radio 24,«se questo significa consentire ad alcune attività che oggi sono chiuse, penso alle discoteche, penso agli impianti sciistici, di riaprire. Se estendere il green pass significa andare a comprimere diritti primari e libertà primarie garantite dalla Costituzione, allora questo rischia diventare un problema».
Fa lo sceriffo, invece, il presidente della Toscana, Eugenio Giani: «Dopo il 30 settembre tiriamo i fili: lo farà il governo», dice Giani, «lo vediamo anche nella discussione sul decreto che sta profilando molti livelli di allargamento dell'obbligo di green pass negli spazi pubblici. Dove non arriverà il governo perché ci sono i compromessi a cui costringe il parlamento», annuncia Giani, «ci arriveremo noi con l'ordinanza dal primo di ottobre».
La Lega vuole evitare imbarazzi. Pressing per schivare la fiducia
Se fino a ieri pomeriggio l'ipotesi più probabile, da parte del governo, sembrava quella di porre la fiducia sul dl Green pass, ora le cose potrebbero cambiare. A mettere in discussione ciò che lo stesso premier Mario Draghi aveva ritenuto pressoché certo, e cioè blindare in Parlamento il testo che converte in legge il Dl sull'estensione dell'obbligo della certificazione verde, è stato l'avvio della discussione generale nell'aula di Montecitorio. Nel corso della seduta, infatti, il computo degli emendamenti, associato a una serie di prese di posizione di esponenti del Carroccio, ha dato l'impressione che proprio in queste ore si possa scongiurare la forzatura. Per quanto riguarda gli emendamenti, il modesto afflusso (circa 30) lascia pensare che - al netto di alcune dichiarazioni bellicose dei deputati di Fdi - all'orizzonte non si prospettino ostruzionismi selvaggi o tali da paralizzare l'aula per giorni e da far rischiare al decreto di decadere.
È però sull'altra motivazione che permangono le incognite, e in questo caso si tratta, come è noto, di questione politica ed estremamente delicata, poiché riguarda l'atteggiamento che la Lega terrà nell'emiciclo. Come è noto, dopo l'episodio della settimana scorsa in commissione Affari sociali, in cui alcuni esponenti del Carroccio hanno votato emendamenti contrari all'estensione degli obblighi proprio mentre il premier Draghi stava per annunciare la volontà di andare avanti su questa strada anche sul fronte vaccinazioni, l'esecutivo non si sente al riparo da sorprese spiacevoli. Resta allora da valutare quale sarebbe lo scenario politicamente meno dannoso per la stabilità del governo: il replay in aula di quanto accaduto in commissione, con una pattuglia di leghisti (capeggiati da Claudio Borghi) che votano assieme a Fdi emendamenti per togliere l'estensione dell'obbligo, o un voto di fiducia che metterebbe il Carroccio in serio imbarazzo, poiché da una parte potrebbe portare qualcuno dei deputati leghisti di cui sopra a non partecipare al voto (non mettendone comunque in discussione l'esito positivo) e dall'altra fornirebbe a Fdi - in piena campagna elettorale - un'arma dialettica nella competition interna al centrodestra. In virtù di queste considerazioni, secondo quanto filtrato, Matteo Salvini avrebbe fatto pervenire al rappresentante del governo Federico d'Incà nella conferenza dei capigruppo che si è tenuta ieri, la richiesta di non porre la fiducia. In ogni caso, l'arcano dovrebbe essere svelato oggi, visto che il governo si è riservato di intervenire in aula.
Il consiglio federale leghista che si è tenuto ieri in call tra Roma e il resto d'Italia ha certamente ponderato la questione, inserendola nella partita più ampia che comprende la linea di contrasto da adottare nei confronti della possibile introduzione dell'obbligo vaccinale, all'ordine del giorno della prossima cabina di regia.
Tornando alla discussione parlamentare, che ha visto 12 iscritti a parlare, l'esponente di Fdi, Ylenja Lucaselli, ha parlato dell'obbligo generalizzato del green pass come di una scelta che «blocca la necessità di esercitare una diversa opinione e di esprimere la propria libertà nelle scelte e nella vita sociale», mentre il leghista Giuseppe Paolini ha osservato che «a differenza del messaggio che sta passando, la Lega non sta creando problemi al governo sull'applicazione del green pass ma sta dando voce alle perplessità di una parte dei cittadini che chiedono che non vi sia l'obbligo di vaccinarsi». Tranchant, invece, il dem Andrea Romano, per il quale «l'unica alternativa al green pass sono le chiusure».
Continua a leggereRiduci
L'equazione più certificati, minori rischi di chiusure lo imporrà ai settori dove vige l'imperativo per gli utenti. Ma non per il TplOggi il governo decide come verrà votato alla Camera il decreto sul lasciapassareLo speciale contiene due articoliLo scontro ideologico lascia spazio al sano realismo: nell'attesa della cabina di regia che valuterà i dettagli, è ormai certo che l'obbligo del green pass ai primi di ottobre verrà esteso, o allargato, come preferite, a moltissime categorie di lavoratori. L'equazione più green pass uguale meno rischi di chiusure ha convinto praticamente tutti i partiti della variopinta maggioranza che sostiene il governo guidato da Mario Draghi, Lega compresa: «Per la ripresa delle attività economica», sottolinea il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, «dobbiamo garantire condizioni di sicurezza, che esigono che chi frequenta i luoghi affollati in qualche modo dia garanzie di non contagiare nessuno. Il green pass è una misura che va esattamente in questa direzione», aggiunge Giorgetti, «quindi ne prevedo un'ulteriore estensione».Saranno con ogni probabilità obbligati a esibire il green pass per recarsi al lavoro tutti i dipendenti pubblici, che verranno uniformati al personale sanitario e a quello scolastico. Parliamo in totale di più di un milione di lavoratori, il 10% dei quali non risulta ancora vaccinato, che andranno ad aggiungersi ai 3,5 milioni di sanitari e personale scolastico. L'obbligo dovrebbe scattare comunque due settimane dopo il varo del decreto, per consentire a chi non è ancora vaccinato di farsi somministrare il siero. Le nuove norme dovrebbero entrare in vigore il 27 settembre o il 4 ottobre. C'è chi, come il Carroccio, vorrebbe limitare l'obbligo solo a chi lavora a contatto con il pubblico. «Il green pass meno complica la vita alle persone meglio è. Presto vedrò Draghi e gli chiederò che intenzioni ha», dice Matteo Salvini. Per quel che riguarda il settore privato, il principio che guiderà le scelte del governo è molto semplice: sarà obbligatorio il green pass per i dipendenti delle aziende di quei settori dove vige l'obbligo per gli utenti, ovvero i dipendenti di bar, ristoranti e altri locali pubblici, i gestori di palestre e piscine, chi lavora a bordo di navi, aerei e treni a lunga percorrenza. «La nostra federazione», fa sapere Fipe Confcommercio, la federazione italiana dei pubblici esercizi, «è da sempre a favore dei vaccini e dell'introduzione dell'obbligo di green pass per i dipendenti dei pubblici esercizi. Auspichiamo, anzi, che quest'ultimo sia esteso anche a tutte le altre categorie economiche e che si chiariscano alcuni punti fondamentali. In primis», aggiunge Fipe, «bisogna riflettere sui tempi di introduzione di tale misura per dare un preavviso congruo e consentire a chi non fosse ancora vaccinato di mettersi in regola. Un'imposizione a stretto giro rischierebbe di causare la chiusura di migliaia di esercizi per mancanza di personale».Prevedibile la soddisfazione del ministro della Salute, Roberto Speranza: «I giovani si stanno vaccinando più delle altre generazioni», commenta Speranza, «condivido le parole del presidente della Repubblica, i numeri dell'Italia sono positivi, importanti, grazie al lavoro delle Regioni, del commissario Figliuolo. Dobbiamo crescere di più, l'estensione del green pass e le ulteriori ipotesi», aggiunge Speranza, «possono consentirci di rafforzare ancora di più la nostra campagna di vaccinazioni». «Nell'immediato», sottolinea il leader del M5s, Giuseppe Conte, «vedo un uso sempre più diffuso del green pass. Se, in prospettiva, dovessimo arrivare anche ad un obbligo vaccinale per alcune categorie ne discuteremo».Pragmatico e schietto, come di consueto, il ragionamento di Massimiliano Fedriga, presidente leghista del Friuli Venezia Giulia e leader della Conferenza delle regioni: «Dobbiamo mettere in campo», dice Fedriga a Sky Tg24, «il green pass, che è uno strumento utile per mantenere aperte delle attività, ma dove è possibile inserirlo. Se ad esempio venisse inserito il green pass sul trasporto pubblico locale sarebbe impraticabile e quindi vorrebbe dire bloccare la mobilità delle persone e le città».Forza Italia ieri ha dedicato all'argomento una riunione plenaria, con dirigenti di partito, ministri, sottosegretari e presidenti di regione: «Forza Italia», recita una nota diffusa al termine dell'incontro, «vuole raggiungere l'immunità di gregge entro la prima settimana di ottobre: è dunque necessario potenziare lo strumento del green pass estendendolo verso tutto il mondo del lavoro pubblico e privato e i fruitori dei servizi. È necessario sin da subito intensificare la campagna informativa per convincere i dubbiosi, evitare nuove vittime e lockdown. L'obiettivo della campagna», aggiungono gli azzurri, «è anche distinguere i no vax dagli incerti». Fi è per l'introduzione dell'obbligo anche per gli utenti del trasporto pubblico locale.«Siamo favorevoli all'estensione del green pass», argomenta il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, a Radio 24,«se questo significa consentire ad alcune attività che oggi sono chiuse, penso alle discoteche, penso agli impianti sciistici, di riaprire. Se estendere il green pass significa andare a comprimere diritti primari e libertà primarie garantite dalla Costituzione, allora questo rischia diventare un problema».Fa lo sceriffo, invece, il presidente della Toscana, Eugenio Giani: «Dopo il 30 settembre tiriamo i fili: lo farà il governo», dice Giani, «lo vediamo anche nella discussione sul decreto che sta profilando molti livelli di allargamento dell'obbligo di green pass negli spazi pubblici. Dove non arriverà il governo perché ci sono i compromessi a cui costringe il parlamento», annuncia Giani, «ci arriveremo noi con l'ordinanza dal primo di ottobre».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/a-ottobre-green-pass-obbligato-ed-esteso-a-dipendenti-statali-e-diverse-categorie-2654920647.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-lega-vuole-evitare-imbarazzi-pressing-per-schivare-la-fiducia" data-post-id="2654920647" data-published-at="1630953785" data-use-pagination="False"> La Lega vuole evitare imbarazzi. Pressing per schivare la fiducia Se fino a ieri pomeriggio l'ipotesi più probabile, da parte del governo, sembrava quella di porre la fiducia sul dl Green pass, ora le cose potrebbero cambiare. A mettere in discussione ciò che lo stesso premier Mario Draghi aveva ritenuto pressoché certo, e cioè blindare in Parlamento il testo che converte in legge il Dl sull'estensione dell'obbligo della certificazione verde, è stato l'avvio della discussione generale nell'aula di Montecitorio. Nel corso della seduta, infatti, il computo degli emendamenti, associato a una serie di prese di posizione di esponenti del Carroccio, ha dato l'impressione che proprio in queste ore si possa scongiurare la forzatura. Per quanto riguarda gli emendamenti, il modesto afflusso (circa 30) lascia pensare che - al netto di alcune dichiarazioni bellicose dei deputati di Fdi - all'orizzonte non si prospettino ostruzionismi selvaggi o tali da paralizzare l'aula per giorni e da far rischiare al decreto di decadere. È però sull'altra motivazione che permangono le incognite, e in questo caso si tratta, come è noto, di questione politica ed estremamente delicata, poiché riguarda l'atteggiamento che la Lega terrà nell'emiciclo. Come è noto, dopo l'episodio della settimana scorsa in commissione Affari sociali, in cui alcuni esponenti del Carroccio hanno votato emendamenti contrari all'estensione degli obblighi proprio mentre il premier Draghi stava per annunciare la volontà di andare avanti su questa strada anche sul fronte vaccinazioni, l'esecutivo non si sente al riparo da sorprese spiacevoli. Resta allora da valutare quale sarebbe lo scenario politicamente meno dannoso per la stabilità del governo: il replay in aula di quanto accaduto in commissione, con una pattuglia di leghisti (capeggiati da Claudio Borghi) che votano assieme a Fdi emendamenti per togliere l'estensione dell'obbligo, o un voto di fiducia che metterebbe il Carroccio in serio imbarazzo, poiché da una parte potrebbe portare qualcuno dei deputati leghisti di cui sopra a non partecipare al voto (non mettendone comunque in discussione l'esito positivo) e dall'altra fornirebbe a Fdi - in piena campagna elettorale - un'arma dialettica nella competition interna al centrodestra. In virtù di queste considerazioni, secondo quanto filtrato, Matteo Salvini avrebbe fatto pervenire al rappresentante del governo Federico d'Incà nella conferenza dei capigruppo che si è tenuta ieri, la richiesta di non porre la fiducia. In ogni caso, l'arcano dovrebbe essere svelato oggi, visto che il governo si è riservato di intervenire in aula. Il consiglio federale leghista che si è tenuto ieri in call tra Roma e il resto d'Italia ha certamente ponderato la questione, inserendola nella partita più ampia che comprende la linea di contrasto da adottare nei confronti della possibile introduzione dell'obbligo vaccinale, all'ordine del giorno della prossima cabina di regia. Tornando alla discussione parlamentare, che ha visto 12 iscritti a parlare, l'esponente di Fdi, Ylenja Lucaselli, ha parlato dell'obbligo generalizzato del green pass come di una scelta che «blocca la necessità di esercitare una diversa opinione e di esprimere la propria libertà nelle scelte e nella vita sociale», mentre il leghista Giuseppe Paolini ha osservato che «a differenza del messaggio che sta passando, la Lega non sta creando problemi al governo sull'applicazione del green pass ma sta dando voce alle perplessità di una parte dei cittadini che chiedono che non vi sia l'obbligo di vaccinarsi». Tranchant, invece, il dem Andrea Romano, per il quale «l'unica alternativa al green pass sono le chiusure».
Nicole Minetti e Carlo Nordio (Getty Images)
Se esiste, il complotto però a me pare che lo abbiano fabbricato direttamente lassù sul Colle. Altro che barbe finte, missioni sotto copertura, provocazioni di potenze straniere: l’operazione Disgrazia è tutta farina del sacco del Quirinale. E se Mattarella è in imbarazzo, come dicono, deve ringraziare qualche suo collaboratore. Del resto, è stato lo stesso portavoce di Mattarella a chiarire i contorni della faccenda l’11 aprile, quando iniziarono le prime polemiche per il provvedimento che cancellava le pene inflitte all’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi. «La concessione dell’atto di clemenza - in favore del quale si è espresso il competente procuratore generale della Corte d’appello in un ampio parere - si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti, che necessita di assistenza e cure particolari presso ospedali altamente specializzati». Ora il concetto è stato ribadito da un nuovo commento rilasciato alle agenzie, in cui si sottolinea il ruolo della Procura generale. E, come ci ricordano ogni giorno i quirinalisti, ossia quella curiosa categoria di giornalisti che raccoglie ogni sospiro del presidente, il capo dello Stato è un fine giurista, ossia una persona che pesa le parole. Dunque, se ci fosse stato anche un lontanissimo sospetto che l’operazione Minetti fosse in qualche modo manovrata dall’esterno, il sempre cauto Mattarella non avrebbe certo autorizzato quella nota. Non solo: leggendo il comunicato balza all’occhio come si faccia riferimento non soltanto alle condizioni di salute del bambino adottato dalla coppia Minetti-Cipriani, ma soprattutto all’ampio parere del procuratore generale della Corte d’appello. Non si parla del ministero, dell’opinione di Nordio o dei suoi collaboratori, ma esclusivamente del via libera formulato dal giudice competente a esprimersi sulle richieste di grazia. Nei fatti, è così confermato che il ruolo del ministero, in questo ma anche in altre misure di clemenza, è assolutamente marginale, perché a via Arenula compete solo la consultazione del casellario, per evidenziare eventuali pendenze penali, e l’invio della pratica alla Procura, oltre che, nel caso questa tardi a rispondere entro i termini fissati, un eventuale sollecito per ottenere la risposta.
Nel tentativo di sviare la responsabilità del Colle che, come da sentenza della Corte costituzionale, è il solo titolare del potere di grazia, qualcuno ha pure provato ad alzare un polverone, sostenendo che il ministero avrebbe omesso, nel passare la pratica al procuratore generale, di richiedere indagini all’estero. In pratica, Nordio e compagni (alla giustizia operano molti esponenti di Magistratura democratica) si sarebbero «dimenticati» di ordinare le rogatorie per conoscere le «attività» estere della coppia Minetti-Cipriani, ovvero se in Uruguay l’ex consigliere regionale conducesse uno «stile di vita» (la definizione è della Procura generale) censurabile. Ma, come si fa notare al ministero, la richiesta di grazia non è un procedimento penale, bensì un atto amministrativo nella disponibilità del capo dello Stato. Dunque, non segue l’iter penale. E del resto, Nordio non ha al suo servizio la polizia giudiziaria (che, invece, è agli ordini dei pm) e quindi le richieste di approfondimento inviate a Milano sono le stesse che si formulano in questi casi, né più né meno. E se le risposte non piacevano, come fanno notare in tribunale a loro volta con una nota, il ministero e il Quirinale potevano rimandarle indietro e sollecitare un ulteriore approfondimento. Cosa che non è avvenuta.
In conclusione, nonostante ci sia chi prova a immaginare complottoni o depistaggi degli 007 stranieri, la faccenda nasce al Quirinale e si sviluppa con una serie di suggestioni giornalistiche tutte da dimostrare. Certo, se le informazioni alla base della storia sono come quelle di Sigfrido Ranucci sui viaggi del ministro della Giustizia, la questione non finisce qui.
Continua a leggereRiduci