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2022-03-03
Già 2.000 vittime fra i civili ucraini. Si teme un allargamento del conflitto
Ansa
Non si arresta l’offensiva di Mosca contro l’Ucraina. Anzi, rischia addirittura di espandersi. Secondo quanto riferito ieri dagli Stati Uniti, il lungo convoglio militare russo alle porte di Kiev sarebbe rimasto al momento bloccato a causa di intoppi all’approvvigionamento di carburante. La capitale, in cui iniziano a registrarsi problemi di rifornimento per i supermercati, ha continuato comunque a subire una pressione significativa, dopo gli attacchi missilistici che hanno colpito alcuni suoi edifici. «Ci stiamo preparando e difenderemo Kiev», ha detto il sindaco, Vitali Klitschko.
Sempre ieri, i russi hanno proseguito a bombardare pesantemente Kharkiv, mentre andavano avanti gli scontri a fuoco in loco: secondo quanto riferito dal governatore regionale Oleg Synegubov, sarebbero almeno 21 le persone rimaste uccise in città nell’arco di 24 ore (nell’area sono tra l’altro atterrati paracadutisti russi). Quattro vittime, tra cui un bambino, è invece il bilancio di un attacco missilistico lanciato sulla città di Zhytomyr. In tutto questo, il ministero della Difesa russo ha dichiarato che le proprie forze armate avrebbero conquistato la città meridionale di Kherson: una circostanza, questa, che è stata tuttavia smentita dal governo ucraino.
Sempre restando nel Sud, è proseguito ieri l’accerchiamento di Mariupol, che è stata sottoposta a durissimi bombardamenti: bombardamenti che, secondo il Guardian, hanno severamente colpito edifici civili, tra cui blocchi residenziali, ospedali e dormitori. «Ci stanno bombardando ininterrottamente da 12 ore ormai», ha detto il sindaco di Mariupol, Vadym Boichenko. «Non possiamo nemmeno prendere i feriti dalle strade, dalle case e dagli appartamenti oggi, poiché i bombardamenti non si fermano». L’offensiva militare, condotta dai russi nelle aree meridionali sfruttando come trampolino di lancio la Crimea, dimostra che - nella strategia di Mosca - risulta impellente la conquista della costa e dei principali centri portuali. Il Cremlino punta infatti a bloccare l’accesso al mare al governo di Kiev. Non è quindi escluso che, nelle prossime ore, i russi possano sferrare un attacco su Odessa: città che Mosca considera strategica anche per incrementare la propria influenza sul Mar Nero.
E proprio Odessa potrebbe diventare centrale nell’eventualità che il fronte bellico si allarghi al di fuori del territorio ucraino. L’ipotesi di un simile scenario è sorta dalla mappa militare con cui il presidente della Bielorussia, Alexander Lukashenko, è stato ripreso in un filmato diffuso dai media statali di Minsk. In particolare, guardando a quella cartina, sembrerebbe che, prendendo proprio le mosse dal porto di Odessa, l’obiettivo dei russi sarebbe quello di arrivare alla Transnistria, dove sorge l’autoproclamata (e filorussa) Repubblica Moldava di Pridniestrov. Pur non avendola ancora formalmente riconosciuta, il Cremlino ha del resto fatto leva su questa realtà separatista per indebolire geopoliticamente Chisinau nel corso degli anni. Che la Moldavia non sia tranquilla è del resto testimoniato da alcuni fattori. Non solo il parlamento locale ha decretato lo stato d’emergenza poco dopo l’inizio dell’attacco russo all’Ucraina, ma, proprio ieri, la presidentessa moldava, Maia Sandu, ha ricevuto l’Alto rappresentante per gli affari esteri dell’Ue, Josep Borrell, nel tentativo di rafforzare i legami del proprio Paese con Bruxelles.
Ora, se la suddetta interpretazione della mappa di Lukashenko risultasse corretta, ciò significherebbe due cose. La prima è che un’occupazione russa della Transnistria aumenterebbe enormemente la pressione di Mosca su Chisinau, con l’obiettivo di sconfessare un suo potenziale avvicinamento all’orbita occidentale. La seconda è l’eventualità di un intervento diretto della Bielorussia nel conflitto in corso: ricordiamo infatti che, negli ultimi giorni, Lukashenko abbia ammassato truppe al confine ucraino e che, quando è iniziata l’invasione giovedì, una parte delle forze russe sia penetrata in Ucraina proprio attraverso il territorio bielorusso. E attenzione: la centralità della Bielorussia si scorge anche da un altro punto di vista. Secondo quanto riferito ieri da alcuni media ucraini, si troverebbe attualmente a Minsk Viktor Janukovyc: l’ex presidente ucraino filorusso, fuggito nel 2014 a seguito delle proteste dell’Euromaidan. Ebbene, parrebbe che Vladimir Putin abbia intenzione di riportarlo al potere in sostituzione dell’attuale presidente, Volodymyr Zelensky: un fattore, questo che, se confermato, potrebbe far deragliare le già difficili trattative diplomatiche in corso.
Il ministero dell’Interno di Kiev, dal canto suo, ha affermato che 80.000 ucraini sono tornati dall’estero per prendere le armi contro le forze russe. Nel frattempo, Mosca ha dichiarato ieri di aver preso il controllo della centrale nucleare di Zaporizzja, che risulta la più grande in Europa. È quindi chiaro che, oltre a isolarlo puntando sui porti, il Cremlino miri a colpire il governo ucraino, bloccandogli i rifornimenti energetici. In tutto questo, la situazione umanitaria si sta significativamente aggravando. «Più di 2.000 ucraini sono morti, senza contare i nostri difensori», ha reso noto ieri il Servizio di emergenza di Stato dell’Ucraina in una nota. «Bambini, donne e le nostre forze di difesa perdono la vita ogni ora», ha aggiunto. Dall’altra parte, il ministero della Difesa di Mosca ha riferito che hanno finora perso la vita 498 soldati russi. Infine, secondo le Nazioni Unite, sono attualmente oltre 800.000 le persone che, dall’inizio dell’invasione, hanno lasciato il Paese.
Il secondo negoziato slittato a oggi
Parte oggi la nuova tornata di colloqui diplomatici tra russi e ucraini, dopo il primo incontro tenutosi lunedì scorso. Stavolta, il luogo scelto è stata la foresta di Bialowieza, in Bielorussia nei pressi del confine con la Polonia. In un primo momento, il secondo meeting era stato fissato già per la serata di ieri. Successivamente si è scelto tuttavia di posticiparlo. Il capo negoziatore di Mosca, Vladimir Medinsky, ha comunque fatto sapere che nel corso dei negoziati odierni sarà principalmente discussa l’ipotesi di un cessate il fuoco.
Mentre 233 sacerdoti ortodossi russi hanno lanciato ieri un appello per la pace, il tavolo diplomatico resta per ora appeso a un filo. È pur vero che, dopo le trattative di lunedì, entrambe le delegazioni avevano espresso cauto ottimismo, sostenendo di aver trovato dei punti di mediazione. È ciononostante altrettanto vero che, in questi ultimissimi giorni, la situazione si è fatta sempre più incandescente. Non solo i bombardamenti e i combattimenti sul campo sono proseguiti. Ma, anche sul piano politico, sono state assunte delle posizioni che rischiano di far naufragare il processo diplomatico. Secondo quanto riferito ieri dai media ucraini, Vladimir Putin avrebbe intenzione di riportare al potere il vecchio presidente ucraino, Viktor Janukovyc: un fattore che, se confermato, implicherebbe che il leader del Cremlino o non riconosce Zelensky come interlocutore o punta a spaccare in due l’Ucraina. Sempre Putin aveva inoltre invocato di recente la demilitarizzazione del Paese: un altro fattore, questo, prevedibilmente inaccettabile per Kiev. Così come, sul fronte opposto, risulta inaccettabile per Mosca la richiesta di adesione all’Unione europea dell’Ucraina, formalizzata da Zelensky due giorni fa. Insomma, da entrambe le parti bisogna capire se ci sia o meno l’effettiva volontà di raggiungere un compromesso concreto.
Secondo indiscrezioni riferite dalla Tass, pare che durante il primo negoziato il Cremlino abbia chiesto la neutralità ucraina, oltre al riconoscimento del Donbass e della Crimea alla Russia: posizioni, queste, di fatto ribadite ieri dal ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov nel corso di un’intervista ad Al Jazeera. Kiev, dal canto suo, avrebbe invece chiesto un cessate il fuoco e il ritiro delle truppe di Mosca dai propri territori. In tutto questo, il tema della neutralità si annuncia particolarmente spinoso, perché non è ancora chiaro a quale modello ci si voglia rifare. Da una parte, c’è la possibilità di una neutralità integrale, che comporterebbe un’effettiva equidistanza dell’Ucraina tra Mosca e l’Occidente. Dall’altra, c’è l’ipotesi della finlandizzazione, che porterebbe invece il Paese di fatto nell’orbita russa: uno scenario, questo, che assai difficilmente sarebbe accettato dal governo ucraino, oltre che da Stati Uniti, Gran Bretagna e Ue.
Sul processo diplomatico incombe infine il ruolo ambiguo dei mediatori (veri o presunti). Da una parte, troviamo Alexander Lukashenko, il cui comportamento risulta tuttavia piuttosto minaccioso sul piano militare. Dall’altra parte, c’è la Cina che punta ad assumere un ruolo sempre più centrale e che, nel frattempo, ha fatto sapere di non essere intenzionata ad appoggiare le sanzioni finanziarie occidentali contro la Russia: una posizione, quella di Pechino, che conferisce indirettamente a Mosca una leva negoziale significativa nelle trattative. Insomma, è bene fare estrema attenzione alle mosse del Dragone. L’Occidente deve infatti parare i colpi bassi ed evitare di farsi tagliare fuori.
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Bloccato il lungo convoglio russo verso Kiev, bombardamenti pesanti su Kharkiv e Mariupol. Colpiti pure gli ospedali. Un filmato di Alexander Lukashenko lascia intendere che Vladimir Putin punti anche alla Transnistria.Il secondo negoziato è slittato, le parti si incontrano stasera tra Polonia e Bielorussia. Sul tavolo l’opzione del cessate il fuoco. Appello di 233 sacerdoti ortodossi per la pace.Lo speciale contiene due articoli.Non si arresta l’offensiva di Mosca contro l’Ucraina. Anzi, rischia addirittura di espandersi. Secondo quanto riferito ieri dagli Stati Uniti, il lungo convoglio militare russo alle porte di Kiev sarebbe rimasto al momento bloccato a causa di intoppi all’approvvigionamento di carburante. La capitale, in cui iniziano a registrarsi problemi di rifornimento per i supermercati, ha continuato comunque a subire una pressione significativa, dopo gli attacchi missilistici che hanno colpito alcuni suoi edifici. «Ci stiamo preparando e difenderemo Kiev», ha detto il sindaco, Vitali Klitschko. Sempre ieri, i russi hanno proseguito a bombardare pesantemente Kharkiv, mentre andavano avanti gli scontri a fuoco in loco: secondo quanto riferito dal governatore regionale Oleg Synegubov, sarebbero almeno 21 le persone rimaste uccise in città nell’arco di 24 ore (nell’area sono tra l’altro atterrati paracadutisti russi). Quattro vittime, tra cui un bambino, è invece il bilancio di un attacco missilistico lanciato sulla città di Zhytomyr. In tutto questo, il ministero della Difesa russo ha dichiarato che le proprie forze armate avrebbero conquistato la città meridionale di Kherson: una circostanza, questa, che è stata tuttavia smentita dal governo ucraino. Sempre restando nel Sud, è proseguito ieri l’accerchiamento di Mariupol, che è stata sottoposta a durissimi bombardamenti: bombardamenti che, secondo il Guardian, hanno severamente colpito edifici civili, tra cui blocchi residenziali, ospedali e dormitori. «Ci stanno bombardando ininterrottamente da 12 ore ormai», ha detto il sindaco di Mariupol, Vadym Boichenko. «Non possiamo nemmeno prendere i feriti dalle strade, dalle case e dagli appartamenti oggi, poiché i bombardamenti non si fermano». L’offensiva militare, condotta dai russi nelle aree meridionali sfruttando come trampolino di lancio la Crimea, dimostra che - nella strategia di Mosca - risulta impellente la conquista della costa e dei principali centri portuali. Il Cremlino punta infatti a bloccare l’accesso al mare al governo di Kiev. Non è quindi escluso che, nelle prossime ore, i russi possano sferrare un attacco su Odessa: città che Mosca considera strategica anche per incrementare la propria influenza sul Mar Nero. E proprio Odessa potrebbe diventare centrale nell’eventualità che il fronte bellico si allarghi al di fuori del territorio ucraino. L’ipotesi di un simile scenario è sorta dalla mappa militare con cui il presidente della Bielorussia, Alexander Lukashenko, è stato ripreso in un filmato diffuso dai media statali di Minsk. In particolare, guardando a quella cartina, sembrerebbe che, prendendo proprio le mosse dal porto di Odessa, l’obiettivo dei russi sarebbe quello di arrivare alla Transnistria, dove sorge l’autoproclamata (e filorussa) Repubblica Moldava di Pridniestrov. Pur non avendola ancora formalmente riconosciuta, il Cremlino ha del resto fatto leva su questa realtà separatista per indebolire geopoliticamente Chisinau nel corso degli anni. Che la Moldavia non sia tranquilla è del resto testimoniato da alcuni fattori. Non solo il parlamento locale ha decretato lo stato d’emergenza poco dopo l’inizio dell’attacco russo all’Ucraina, ma, proprio ieri, la presidentessa moldava, Maia Sandu, ha ricevuto l’Alto rappresentante per gli affari esteri dell’Ue, Josep Borrell, nel tentativo di rafforzare i legami del proprio Paese con Bruxelles. Ora, se la suddetta interpretazione della mappa di Lukashenko risultasse corretta, ciò significherebbe due cose. La prima è che un’occupazione russa della Transnistria aumenterebbe enormemente la pressione di Mosca su Chisinau, con l’obiettivo di sconfessare un suo potenziale avvicinamento all’orbita occidentale. La seconda è l’eventualità di un intervento diretto della Bielorussia nel conflitto in corso: ricordiamo infatti che, negli ultimi giorni, Lukashenko abbia ammassato truppe al confine ucraino e che, quando è iniziata l’invasione giovedì, una parte delle forze russe sia penetrata in Ucraina proprio attraverso il territorio bielorusso. E attenzione: la centralità della Bielorussia si scorge anche da un altro punto di vista. Secondo quanto riferito ieri da alcuni media ucraini, si troverebbe attualmente a Minsk Viktor Janukovyc: l’ex presidente ucraino filorusso, fuggito nel 2014 a seguito delle proteste dell’Euromaidan. Ebbene, parrebbe che Vladimir Putin abbia intenzione di riportarlo al potere in sostituzione dell’attuale presidente, Volodymyr Zelensky: un fattore, questo che, se confermato, potrebbe far deragliare le già difficili trattative diplomatiche in corso. Il ministero dell’Interno di Kiev, dal canto suo, ha affermato che 80.000 ucraini sono tornati dall’estero per prendere le armi contro le forze russe. Nel frattempo, Mosca ha dichiarato ieri di aver preso il controllo della centrale nucleare di Zaporizzja, che risulta la più grande in Europa. È quindi chiaro che, oltre a isolarlo puntando sui porti, il Cremlino miri a colpire il governo ucraino, bloccandogli i rifornimenti energetici. In tutto questo, la situazione umanitaria si sta significativamente aggravando. «Più di 2.000 ucraini sono morti, senza contare i nostri difensori», ha reso noto ieri il Servizio di emergenza di Stato dell’Ucraina in una nota. «Bambini, donne e le nostre forze di difesa perdono la vita ogni ora», ha aggiunto. Dall’altra parte, il ministero della Difesa di Mosca ha riferito che hanno finora perso la vita 498 soldati russi. Infine, secondo le Nazioni Unite, sono attualmente oltre 800.000 le persone che, dall’inizio dell’invasione, hanno lasciato il Paese. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/2000-vittime-civili-ucraini-conflitto-2656828142.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-secondo-negoziato-slittato-a-oggi" data-post-id="2656828142" data-published-at="1646250661" data-use-pagination="False"> Il secondo negoziato slittato a oggi Parte oggi la nuova tornata di colloqui diplomatici tra russi e ucraini, dopo il primo incontro tenutosi lunedì scorso. Stavolta, il luogo scelto è stata la foresta di Bialowieza, in Bielorussia nei pressi del confine con la Polonia. In un primo momento, il secondo meeting era stato fissato già per la serata di ieri. Successivamente si è scelto tuttavia di posticiparlo. Il capo negoziatore di Mosca, Vladimir Medinsky, ha comunque fatto sapere che nel corso dei negoziati odierni sarà principalmente discussa l’ipotesi di un cessate il fuoco. Mentre 233 sacerdoti ortodossi russi hanno lanciato ieri un appello per la pace, il tavolo diplomatico resta per ora appeso a un filo. È pur vero che, dopo le trattative di lunedì, entrambe le delegazioni avevano espresso cauto ottimismo, sostenendo di aver trovato dei punti di mediazione. È ciononostante altrettanto vero che, in questi ultimissimi giorni, la situazione si è fatta sempre più incandescente. Non solo i bombardamenti e i combattimenti sul campo sono proseguiti. Ma, anche sul piano politico, sono state assunte delle posizioni che rischiano di far naufragare il processo diplomatico. Secondo quanto riferito ieri dai media ucraini, Vladimir Putin avrebbe intenzione di riportare al potere il vecchio presidente ucraino, Viktor Janukovyc: un fattore che, se confermato, implicherebbe che il leader del Cremlino o non riconosce Zelensky come interlocutore o punta a spaccare in due l’Ucraina. Sempre Putin aveva inoltre invocato di recente la demilitarizzazione del Paese: un altro fattore, questo, prevedibilmente inaccettabile per Kiev. Così come, sul fronte opposto, risulta inaccettabile per Mosca la richiesta di adesione all’Unione europea dell’Ucraina, formalizzata da Zelensky due giorni fa. Insomma, da entrambe le parti bisogna capire se ci sia o meno l’effettiva volontà di raggiungere un compromesso concreto. Secondo indiscrezioni riferite dalla Tass, pare che durante il primo negoziato il Cremlino abbia chiesto la neutralità ucraina, oltre al riconoscimento del Donbass e della Crimea alla Russia: posizioni, queste, di fatto ribadite ieri dal ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov nel corso di un’intervista ad Al Jazeera. Kiev, dal canto suo, avrebbe invece chiesto un cessate il fuoco e il ritiro delle truppe di Mosca dai propri territori. In tutto questo, il tema della neutralità si annuncia particolarmente spinoso, perché non è ancora chiaro a quale modello ci si voglia rifare. Da una parte, c’è la possibilità di una neutralità integrale, che comporterebbe un’effettiva equidistanza dell’Ucraina tra Mosca e l’Occidente. Dall’altra, c’è l’ipotesi della finlandizzazione, che porterebbe invece il Paese di fatto nell’orbita russa: uno scenario, questo, che assai difficilmente sarebbe accettato dal governo ucraino, oltre che da Stati Uniti, Gran Bretagna e Ue. Sul processo diplomatico incombe infine il ruolo ambiguo dei mediatori (veri o presunti). Da una parte, troviamo Alexander Lukashenko, il cui comportamento risulta tuttavia piuttosto minaccioso sul piano militare. Dall’altra parte, c’è la Cina che punta ad assumere un ruolo sempre più centrale e che, nel frattempo, ha fatto sapere di non essere intenzionata ad appoggiare le sanzioni finanziarie occidentali contro la Russia: una posizione, quella di Pechino, che conferisce indirettamente a Mosca una leva negoziale significativa nelle trattative. Insomma, è bene fare estrema attenzione alle mosse del Dragone. L’Occidente deve infatti parare i colpi bassi ed evitare di farsi tagliare fuori.
Negli ultimi tre anni, l’indice delle banche italiane ha messo a segno un clamoroso +274,85%, staccando nettamente l’indice settoriale europeo e surclassando colossi come JPMorgan e Bank of America.
Nel primo trimestre 2026 gli utili aggregati dei sei principali gruppi commerciali italiani - Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Bpm, Bper e Credem - sono saliti del 4% su base annua, toccando 7,8 miliardi di euro in tre mesi, con un Roe di sistema stabilmente sopra il 15%. Il tutto mentre la discesa dei tassi Bce ha iniziato a limare il margine di interesse. La compensazione è arrivata dalle commissioni: +2,7% complessivo. Unicredit ha archiviato il miglior trimestre di sempre con 3,22 miliardi di utili, mentre Intesa Sanpaolo è salita a 2,76 miliardi. Commissioni sul risparmio gestito, fondi, certificati, polizze, credito al consumo e prestiti «garantiti»: è qui che si concentra il vero business.
«C’è una celebre massima finanziaria che dice “L’arte degli affari consiste nel fare affari con i soldi degli altri”, e le banche italiane la stanno applicando con rigore scientifico», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf, «Se l’America ha la tecnologia della Silicon Valley e il Medio Oriente ha i giacimenti di petrolio, l’Italia ha una ricchezza altrettanto preziosa, strategica e contesa: i risparmi dei cittadini». Secondo Gaziano, quando i tassi scendono, le banche italiane non puntano tanto sulla crescita organica all’estero o sull’efficienza tecnologica per ridurre i costi ai clienti. «Cercano di allargare il proprio territorio per “catturare” più conti correnti e patrimoni possibili attraverso le fusioni, espandendo il perimetro su cui applicare le commissioni di gestione e vendere i propri prodotti assicurativi e finanziari». La dimostrazione plastica arriva dal nuovo risiko bancario esploso con l’Opas da 30,6 miliardi lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps. Se l’operazione andrà in porto, sommando Intesa, Mps, Mediobanca e la galassia Generali, nascerà un super-polo capace di controllare circa 2.000 miliardi di euro di ricchezza finanziaria complessiva dei clienti: conti correnti, fondi, certificati e polizze. «Ma c’è una differenza geopolitica profonda che i risparmiatori devono comprendere», osserva ancora l’esperto. «Mentre Ubs gestisce capitali sparsi in tutto il pianeta, il nuovo colosso di Carlo Messina, se realizzato, controllerebbe una montagna di denaro concentrata quasi interamente in Italia. È il trionfo della “fortezza Italia”: si diventa leader europei giocando al sicuro in casa».
Nel risiko bancario italiano, fino alle assemblee, tutto può ancora succedere.
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La tangenziale di Napoli, costruita negli anni Settanta con i suoi circa 21 chilometri di tracciato e 22 di svincoli, entra così nella storia della mobilità del nostro Paese, avendo come obiettivo primario la sicurezza e l’efficienza della mobilità attraverso un ecosistema integrato e connesso.
Tre le grandi novità che hanno permesso la certificazione ufficiale del Mit in conformità ai requisiti del decreto ministeriale 70/2018, figurano il monitoraggio intelligente della viabilità, il controllo costante del rischio meteo e idrogeologico, con molteplici sensori che rilevano condizioni della pavimentazione, livelli delle acque e in generale lo stato del territorio che circonda l’infrastruttura stradale, e soprattutto il dialogo diretto tra strada e veicoli connessi. Le auto possono ricevere sul display informazioni su incidenti, cantieri, ostacoli e velocità consigliata per evitare le code, ma anche inviare a loro volta dati all’infrastruttura, rendendo la gestione del traffico più rapida e precisa. Non è quindi solo l’infrastruttura a fornire informazioni al mezzo, avviene anche il contrario: per questo la comunicazione V2i aggiorna anche il gestore autostradale sulle condizioni del traffico in modo molto più preciso e tempestivo. L’operatore diventa così orchestratore della mobilità: potrà cioè gestire la viabilità in modo proattivo e non solo reattivo.
Una Smart Road che «parla» con le auto grazie a un progetto ambizioso che ha coinvolto Tangenziale di Napoli, società del gruppo Autostrade per l’Italia, insieme al Mit e al Centro nazionale per la mobilità sostenibile (Most), con il supporto tecnologico di Movyon, polo d’innovazione di Aspi. Un primato costruito con tecnologie all’avanguardia: lungo i 22 chilometri del tracciato sono in fase di installazione 217 telecamere intelligenti, 15 portali di rilevamento, otto centraline meteo e 40 antenne di comunicazione, in grado di raccogliere e analizzare dati in tempo reale su traffico, condizioni della strada e possibili criticità. Sono già 30 i mezzi connessi che comunicano con la tangenziale e, nel tratto tra Vomero e Fuorigrotta, è stato testato con successo per la prima volta in Italia un veicolo a guida autonoma capace di adattare la propria velocità seguendo le indicazioni ricevute dalla strada stessa. Un test che prefigura uno scenario in cui infrastruttura e veicoli non sono entità separate, ma un sistema integrato e cooperativo.
La Smart Road è un traguardo che fa di Napoli il laboratorio italiano della mobilità del futuro e apre la strada alla diffusione di queste tecnologie su scala nazionale considerato che la tangenziale, principale asse a pagamento di attraversamento urbano del capoluogo campano, è tra le tratte più trafficate d’Italia con flussi medi giornalieri di circa 230.000 veicoli, più del doppio dei volumi medi della rete gestita da Autostrade.
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