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2023-04-13
«Soldati ucraini decapitati dai russi» Zelensky trasforma il video in arma
Volodymyr Zelensky (Ansa)
Un uomo in uniforme taglia la testa di un altro uomo disteso, vivo e con la fascia gialla delle truppe ucraine al braccio. Sono le immagini raccapriccianti di un video che ha fatto il giro del web insieme a delle altre che mostrano i cadaveri decapitati di due militari ucraini. «Sono ovviamente immagini orribili», lo ha detto ai giornalisti lo stesso portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, che non conferma e non smentisce ma precisa: «Nel mondo di fake news in cui viviamo, dobbiamo indagare sull’autenticità di questi video».
Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, invece non ha dubbi né sulla loro veridicità né sul fatto che siano stati compiuti da membri dell’esercito russo. «C’è qualcosa che nessuno al mondo può ignorare: con quanta facilità queste bestie uccidono», ha commentato. «Questo video mostra la Russia per quello che è. Questo non è un incidente. Questo non è un episodio. È successo migliaia di volte. Tutti devono reagire. La sconfitta del terrore è necessaria», ha proseguito il presidente ucraino.
Il fondatore del gruppo Wagner, Yevgeny Prigozhin, respinge le accuse e nega ogni coinvolgimento: «Ho visto questo video, è brutto quando le teste delle persone vengono tagliate ma non ho visto da nessuna parte che questo stia accadendo vicino a Bakhmut e che membri della Wagner siano stati coinvolti nell’esecuzione». Anche il presidente del Consiglio europeo Charles Michel è convinto che sia tutto vero: «Sono avvilito da un video atroce che mostra l’assassinio di un prigioniero di guerra ucraino da parte di un soldato russo. Responsabilità e giustizia devono prevalere sul terrore e sull’impunità. L’Ue farà tutto il possibile per garantire ciò. L’Ue continuerà a stare con l’Ucraina finché sarà necessario». La missione Onu per i diritti umani in Ucraina si dice «inorridita» dai video e chiede che «questi episodi siano adeguatamente indagati e che i responsabili ne rispondano».
Accanto alle atrocità che fanno parte di ogni guerra, prosegue lo scandalo legato alla pubblicazione delle carte segrete del Pentagono. L’ultima rivelazione, rilanciata da Reuters, riguarda la Serbia: l’unico Paese europeo a decidere di non porre sanzioni alla Russia a causa della guerra con Kiev, avrebbe accettato di rifornire di armi all’Ucraina. Il documento, scrive l’agenzia, a sua volta citata dall’Ukrainska Pravda, è una lista della risposte Paese per Paese, che include 38 Stati europei, alla richiesta di «armi letali» e di addestramento da parte dell’Ucraina. Nello stesso documento si legge che la Serbia ha la capacità militare e la volontà politica di fornire armi all’Ucraina in futuro.
Il ministro della difesa serbo Milos Vucevic ha parlato di «falsità» ricorrenti messe in circolazione allo scopo di «destabilizzare il nostro Paese e coinvolgerlo in un conflitto al quale non intendiamo partecipare». Anche Londra è stata coinvolta dallo scandalo degli american leak. Secondo uno dei documenti, il Regno Unito sarebbe il primo tra i numerosi Paesi con forze speciali militari operanti sul territorio ucraino. Se ne parla ormai da un anno, ma in questo documento sarebbero definiti anche il numero degli uomini presenti. Nel testo, datato 23 marzo, si legge che il Regno Unito possiede 50 unità di forze speciali su suolo ucraino. Seguito dalla Lettonia che ne ha 17, dalla Francia che ne ha 15, dagli Stati Uniti con 14 unità e dai Paesi Bassi con una sola unità.
Il ministro della Difesa di Kiev, Oleksij Reznikov, interpellato sui documenti segreti trapelati, ha dichiarato che non ci sono truppe Nato in Ucraina, senza specificare però se queste forze speciali ci fossero lo stesso anche se non a titolo Nato.
Ma smentite e precisazioni arrivano da ogni Paese che è stato coinvolto e citato nei rapporti di intelligence americani. L’Egitto ha negato di aver fabbricato 40.000 missili da inviare alla Russia nel quadro della guerra contro l’Ucraina, come scritto dal Washington Post. Smentita che arriva anche dagli Stati Uniti, loro solidi alleati: «Non abbiamo prove che l’Egitto abbia fornito armi letali alla Russia», ha John Kirby, portavoce della Casa Bianca. Anche gli Emirati Arabi Uniti hanno respinto come «totalmente falsa» qualsiasi accusa che li ha visti approfondire i legami con l’intelligence russa. Gli Stati Uniti hanno ribadito la volontà di «continuare a indagare fino a quando non sarà identificata la fonte» che ha dato il via all’incidente diplomatico su larga scala. L’obiettivo è scovare la talpa: è in corso un’indagine per determinare quale persona o gruppo potrebbe aver avuto la capacità e l’intenzione di rilasciare rapporti di intelligence.
Per quanto riguarda la guerra sul campo, è di ieri sera la notizia del bombardamento avvenuto nella regione di Kharkiv da parte delle forze di Mosca. Secondo i media di Kiev, i russi starebbero anche preparando l’evacuazione forzata della centrale nucleare di Energodar. Nel frattempo, primo ministro ucraino Denys Shmyhal ha incontrato al Pentagono il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Lloyd Austin, chiedendo «caccia F15 o F16».
Per Macron solo schiaffi in Europa
Non si placano le polemiche scatenate dalle parole di Emmanuel Macron a proposito delle tensioni su Taiwan scatenate dalla Cina. Anzi, ieri il presidente francese ha lasciato che una «fonte diplomatica» citata da vari media come Le Figaro e Reuters dicesse che non aveva intenzione di «ritrattare» le dichiarazioni rilasciate nell’intervista pubblicata domenica da Les Echos e Politico.eu. Il diplomatico ha detto che i francesi sono degli «alleati degli Stati Uniti, affidabili, solidi, impegnati» ma, ha aggiunto, «non siamo al seguito degli Stati Uniti per una semplice ragione» cioè che «il presidente vuole la sovranità europea». La dichiarazione anonima della feluca transalpina mostra chiaramente che l’inquilino dell’Eliseo non si rende conto neanche lontanamente che pochi Stati europei sono disposti a seguirlo. Ma Macron, con la sua solita tracotanza, pensa che ciò che decide lui vada bene anche agli altri. Ieri ha dichiarato: «Essere alleati della Cina non significa essere vassalli». D’altra parte, la Costituzione della V Repubblica voluta dal generale De Gaulle concentra talmente tanti poteri nelle mani del capo dello Stato che forse, chi arriva all’Eliseo, viene colpito da una forma di delirio di onnipotenza. A questo si aggiunga anche che tutti i successori del generale che ha liberato la Francia dai nazisti, si sono creduti delle copie perfezionate dell’originale. Macron non fa eccezione, soprattutto quando parla di Nato. Come dimenticare, ad esempio, le parole da lui pronunciate nel novembre 2019, quando aveva dichiarato che l’Alleanza atlantica era in uno stato di «morte cerebrale»? All’indomani dell’aggressione russa contro l’Ucraina, si può dire che l’attuale capo di Stato francese abbia voluto scimmiottare Charles De Gaulle che, nel 1966, aveva ritirato il suo Paese dal sistema di difesa integrato della Nato. Ma Macron non è De Gaulle, non gode della sua popolarità e, secondo molti francesi, preferisce fare gli interessi di altri piuttosto che quelli della sua nazione. Certo, va detto che in Cina, Macron sembra aver pensato più alla Francia che a Nato, Ue e mondo occidentale. In effetti, grazie alla visita ufficiale del presidente francese, molte aziende d’Oltralpe hanno potuto firmare contratti d’oro con dei partner cinesi. È il caso di Airbus, che raddoppierà la sua capacità produttiva nell’ex Impero di mezzo o di Edf, che ha stretto accordi con il colosso del nucleare del dragone Cgn. Anche l’armatore Cma-Cgm ha firmato un partenariato con Cosco, mentre L’Oréal ha stabilito un accordo con il colosso dell’e-commerce Alibaba. Infine, i produttori transalpini di carne suina hanno ottenuto 15 nuove autorizzazioni per esportare prodotti in Cina. Dopo la visita a Pechino, l’altro ieri il presidente francese ne ha iniziata un’altra in Olanda, dove sono arrivati gli echi delle tensioni sociali francesi. Martedì, mentre teneva un discorso sull’avvenire dell’Europa all’Aia, Macron è stato interrotto da alcuni contestatori che gli hanno gridato: «Dove è la democrazia francese? La convenzione sul clima non è stata rispettata. Presidente della violenza e dell’ipocrisia». Ieri, ad Amsterdam, il presidente francese è stato accolto dal canto da stadio diventato un simbolo dei gilet gialli «On est là!» (noi siamo qui, ndr) intonato da due manifestanti. La polizia li ha fermati immobilizzando uno dei due a terra. Probabilmente, le autorità olandesi hanno voluto evitare che il Macron che aveva fatto le sviolinate al regime di Pechino, si credesse ancora in Cina dove il dissenso non esiste. Tornando alle reazioni internazionali dopo le esternazioni del leader francese sulla crisi in corso a Taiwan e sull’alleanza con gli Usa, ieri l’ex presidente americano Donald Trump ha dichiarato su Fox News che Macron «lecca il culo» alla Cina.
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Il filmato di un uomo in uniforme che taglia la testa a un militare di Kiev ha creato imbarazzi perfino a Mosca. Secondo le carte del Pentagono la Serbia, da sempre filo Cremlino, avrebbe invece fornito armi ai suoi nemici. Il presidente francese Emmanuel Macron non si vuole scusare per le sue frasi sui rapporti con il Dragone. Intanto è stato contestato due volte nella sua visita in Olanda. E pure Donald Trump lo insulta.Lo speciale contiene due articoli.Un uomo in uniforme taglia la testa di un altro uomo disteso, vivo e con la fascia gialla delle truppe ucraine al braccio. Sono le immagini raccapriccianti di un video che ha fatto il giro del web insieme a delle altre che mostrano i cadaveri decapitati di due militari ucraini. «Sono ovviamente immagini orribili», lo ha detto ai giornalisti lo stesso portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, che non conferma e non smentisce ma precisa: «Nel mondo di fake news in cui viviamo, dobbiamo indagare sull’autenticità di questi video».Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, invece non ha dubbi né sulla loro veridicità né sul fatto che siano stati compiuti da membri dell’esercito russo. «C’è qualcosa che nessuno al mondo può ignorare: con quanta facilità queste bestie uccidono», ha commentato. «Questo video mostra la Russia per quello che è. Questo non è un incidente. Questo non è un episodio. È successo migliaia di volte. Tutti devono reagire. La sconfitta del terrore è necessaria», ha proseguito il presidente ucraino.Il fondatore del gruppo Wagner, Yevgeny Prigozhin, respinge le accuse e nega ogni coinvolgimento: «Ho visto questo video, è brutto quando le teste delle persone vengono tagliate ma non ho visto da nessuna parte che questo stia accadendo vicino a Bakhmut e che membri della Wagner siano stati coinvolti nell’esecuzione». Anche il presidente del Consiglio europeo Charles Michel è convinto che sia tutto vero: «Sono avvilito da un video atroce che mostra l’assassinio di un prigioniero di guerra ucraino da parte di un soldato russo. Responsabilità e giustizia devono prevalere sul terrore e sull’impunità. L’Ue farà tutto il possibile per garantire ciò. L’Ue continuerà a stare con l’Ucraina finché sarà necessario». La missione Onu per i diritti umani in Ucraina si dice «inorridita» dai video e chiede che «questi episodi siano adeguatamente indagati e che i responsabili ne rispondano».Accanto alle atrocità che fanno parte di ogni guerra, prosegue lo scandalo legato alla pubblicazione delle carte segrete del Pentagono. L’ultima rivelazione, rilanciata da Reuters, riguarda la Serbia: l’unico Paese europeo a decidere di non porre sanzioni alla Russia a causa della guerra con Kiev, avrebbe accettato di rifornire di armi all’Ucraina. Il documento, scrive l’agenzia, a sua volta citata dall’Ukrainska Pravda, è una lista della risposte Paese per Paese, che include 38 Stati europei, alla richiesta di «armi letali» e di addestramento da parte dell’Ucraina. Nello stesso documento si legge che la Serbia ha la capacità militare e la volontà politica di fornire armi all’Ucraina in futuro.Il ministro della difesa serbo Milos Vucevic ha parlato di «falsità» ricorrenti messe in circolazione allo scopo di «destabilizzare il nostro Paese e coinvolgerlo in un conflitto al quale non intendiamo partecipare». Anche Londra è stata coinvolta dallo scandalo degli american leak. Secondo uno dei documenti, il Regno Unito sarebbe il primo tra i numerosi Paesi con forze speciali militari operanti sul territorio ucraino. Se ne parla ormai da un anno, ma in questo documento sarebbero definiti anche il numero degli uomini presenti. Nel testo, datato 23 marzo, si legge che il Regno Unito possiede 50 unità di forze speciali su suolo ucraino. Seguito dalla Lettonia che ne ha 17, dalla Francia che ne ha 15, dagli Stati Uniti con 14 unità e dai Paesi Bassi con una sola unità.Il ministro della Difesa di Kiev, Oleksij Reznikov, interpellato sui documenti segreti trapelati, ha dichiarato che non ci sono truppe Nato in Ucraina, senza specificare però se queste forze speciali ci fossero lo stesso anche se non a titolo Nato.Ma smentite e precisazioni arrivano da ogni Paese che è stato coinvolto e citato nei rapporti di intelligence americani. L’Egitto ha negato di aver fabbricato 40.000 missili da inviare alla Russia nel quadro della guerra contro l’Ucraina, come scritto dal Washington Post. Smentita che arriva anche dagli Stati Uniti, loro solidi alleati: «Non abbiamo prove che l’Egitto abbia fornito armi letali alla Russia», ha John Kirby, portavoce della Casa Bianca. Anche gli Emirati Arabi Uniti hanno respinto come «totalmente falsa» qualsiasi accusa che li ha visti approfondire i legami con l’intelligence russa. Gli Stati Uniti hanno ribadito la volontà di «continuare a indagare fino a quando non sarà identificata la fonte» che ha dato il via all’incidente diplomatico su larga scala. L’obiettivo è scovare la talpa: è in corso un’indagine per determinare quale persona o gruppo potrebbe aver avuto la capacità e l’intenzione di rilasciare rapporti di intelligence.Per quanto riguarda la guerra sul campo, è di ieri sera la notizia del bombardamento avvenuto nella regione di Kharkiv da parte delle forze di Mosca. Secondo i media di Kiev, i russi starebbero anche preparando l’evacuazione forzata della centrale nucleare di Energodar. Nel frattempo, primo ministro ucraino Denys Shmyhal ha incontrato al Pentagono il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Lloyd Austin, chiedendo «caccia F15 o F16».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/zelensky-trasforma-video-in-arma-2659848677.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="per-macron-solo-schiaffi-in-europa" data-post-id="2659848677" data-published-at="1681378078" data-use-pagination="False"> Per Macron solo schiaffi in Europa Non si placano le polemiche scatenate dalle parole di Emmanuel Macron a proposito delle tensioni su Taiwan scatenate dalla Cina. Anzi, ieri il presidente francese ha lasciato che una «fonte diplomatica» citata da vari media come Le Figaro e Reuters dicesse che non aveva intenzione di «ritrattare» le dichiarazioni rilasciate nell’intervista pubblicata domenica da Les Echos e Politico.eu. Il diplomatico ha detto che i francesi sono degli «alleati degli Stati Uniti, affidabili, solidi, impegnati» ma, ha aggiunto, «non siamo al seguito degli Stati Uniti per una semplice ragione» cioè che «il presidente vuole la sovranità europea». La dichiarazione anonima della feluca transalpina mostra chiaramente che l’inquilino dell’Eliseo non si rende conto neanche lontanamente che pochi Stati europei sono disposti a seguirlo. Ma Macron, con la sua solita tracotanza, pensa che ciò che decide lui vada bene anche agli altri. Ieri ha dichiarato: «Essere alleati della Cina non significa essere vassalli». D’altra parte, la Costituzione della V Repubblica voluta dal generale De Gaulle concentra talmente tanti poteri nelle mani del capo dello Stato che forse, chi arriva all’Eliseo, viene colpito da una forma di delirio di onnipotenza. A questo si aggiunga anche che tutti i successori del generale che ha liberato la Francia dai nazisti, si sono creduti delle copie perfezionate dell’originale. Macron non fa eccezione, soprattutto quando parla di Nato. Come dimenticare, ad esempio, le parole da lui pronunciate nel novembre 2019, quando aveva dichiarato che l’Alleanza atlantica era in uno stato di «morte cerebrale»? All’indomani dell’aggressione russa contro l’Ucraina, si può dire che l’attuale capo di Stato francese abbia voluto scimmiottare Charles De Gaulle che, nel 1966, aveva ritirato il suo Paese dal sistema di difesa integrato della Nato. Ma Macron non è De Gaulle, non gode della sua popolarità e, secondo molti francesi, preferisce fare gli interessi di altri piuttosto che quelli della sua nazione. Certo, va detto che in Cina, Macron sembra aver pensato più alla Francia che a Nato, Ue e mondo occidentale. In effetti, grazie alla visita ufficiale del presidente francese, molte aziende d’Oltralpe hanno potuto firmare contratti d’oro con dei partner cinesi. È il caso di Airbus, che raddoppierà la sua capacità produttiva nell’ex Impero di mezzo o di Edf, che ha stretto accordi con il colosso del nucleare del dragone Cgn. Anche l’armatore Cma-Cgm ha firmato un partenariato con Cosco, mentre L’Oréal ha stabilito un accordo con il colosso dell’e-commerce Alibaba. Infine, i produttori transalpini di carne suina hanno ottenuto 15 nuove autorizzazioni per esportare prodotti in Cina. Dopo la visita a Pechino, l’altro ieri il presidente francese ne ha iniziata un’altra in Olanda, dove sono arrivati gli echi delle tensioni sociali francesi. Martedì, mentre teneva un discorso sull’avvenire dell’Europa all’Aia, Macron è stato interrotto da alcuni contestatori che gli hanno gridato: «Dove è la democrazia francese? La convenzione sul clima non è stata rispettata. Presidente della violenza e dell’ipocrisia». Ieri, ad Amsterdam, il presidente francese è stato accolto dal canto da stadio diventato un simbolo dei gilet gialli «On est là!» (noi siamo qui, ndr) intonato da due manifestanti. La polizia li ha fermati immobilizzando uno dei due a terra. Probabilmente, le autorità olandesi hanno voluto evitare che il Macron che aveva fatto le sviolinate al regime di Pechino, si credesse ancora in Cina dove il dissenso non esiste. Tornando alle reazioni internazionali dopo le esternazioni del leader francese sulla crisi in corso a Taiwan e sull’alleanza con gli Usa, ieri l’ex presidente americano Donald Trump ha dichiarato su Fox News che Macron «lecca il culo» alla Cina.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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