- Anziché semplificare le regole che bloccano le scuole, il governo starebbe pensando di estendere pure alle primarie le norme discriminatorie già in vigore alle superiori: con due contagiati restano in classe solo i vaccinati (che fra i piccoli sono molti di meno).
- I presidenti di Regione, sin qui fortemente chiusuristi, chiedono di allentare la morsa.
Lo speciale contiene due articoli.
Per la scuola sono in arrivo nuove regole. Solo che, invece di snellire la burocrazia e il rischio Dad per tutti, si continua con le discriminazioni anche per i più piccoli. Il ministero dell’Istruzione e quello della Salute stanno lavorando in seguito alle numerose pressioni arrivate dalle Regioni per snellire la burocrazia nelle scuole.
In questi giorni chi vive nella realtà sa che nelle scuole si sta verificando qualunque cosa. Bambini appena guariti sono costretti a sottoporsi al testing t0 – t5, altri completamente sani si ritrovano a casa perché le classi alla primaria chiudono con due casi. Gli insegnanti devono spiegare la lezione contemporaneamente agli alunni presenti in classe e ai ragazzi rimasti a casa in isolamento tramite video con conseguente caos organizzativo e tecnologico. I genitori degli alunni isolati sono allo stremo, non si riesce a lavorare e i ragazzi ogni giorno non sanno cosa accadrà all’indomani.
Le regole attuali non garantiscono in nessun modo che la scuola prosegua con continuità, ma le vie di semplificazione proposte sembrano andare verso la replicazione del modello delle superiori. Nella scuola secondaria, infatti, si prevede che con due contagiati la classe si divida in vaccinati e guariti a scuola e non vaccinati a casa. L’idea è quella di riproporre lo schema anche per le elementari, dove però il numero di vaccinati è molto più basso rispetto alle percentuali degli over 12.
Sono le Regioni a chiederlo. Il presidente della Toscana, Eugenio Giani, chiede che restino a casa solo i positivi e i non vaccinati, per chi ha completato il ciclo vaccinale invece niente Dad.
L’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato, è dello stesso avviso. «È giunto il momento di semplificare la vita a coloro che hanno completato le vaccinazioni».
Verosimilmente, quindi, anche alla scuola primaria ci sarà la distinzione tra alunni vaccinati e non vaccinati. Si tratterebbe della prima modifica al sistema delle quarantene in ambito scolastico e deriverebbe dal risultato delle ultime riunioni tra i tecnici del ministero della Salute e dell’Istruzione.
Sono troppi i bambini sani a casa, peccato che però si perda l’occasione, ancora una volta, di eliminarla del tutto, questa didattica a distanza. Non si coglie infatti quello che risulta essere il problema più grande della scuola in questo momento. Gli alunni in Ddi (didattica digitale integrata) spesso non riescono a prendere il segnale con i docenti perché gli istituti non hanno la copertura sufficiente per svolgere contemporaneamente un numero così alto di connessioni. Non sono casi isolati, tanto che già l’Associazione nazionale presidi di Roma e del Lazio aveva denunciato questa criticità. «Visto l’elevato numero di classi in Dad/Ddi: in diverse scuole si presenta la necessità di aumento della portata della rete Internet».
Si chiede la semplificazione ma non si tiene conto che mantenendo la discriminazione, con queste difficoltà di connessione, chi non ha ricevuto il vaccino o non sia guarito, si ritroverà ad avere grosse difficoltà con la didattica. Per altro è bene sapere che a fronte di 5 ore di scuola al giorno nella scuola primaria (8 per chi fa tempo pieno) le ore di Ddi sono una o due. Quindi appare chiaro che chi seguirà le lezioni in video rimarrà fortemente svantaggiato rispetto ai compagni che invece avranno la possibilità di accedere a scuola. I problemi sono oggettivi, ma l’approccio con cui si affrontano le soluzioni non vanno verso l’inclusività.
Il premier Mario Draghi ha spesso parlato dell’importanza di non lasciare indietro nessuno nella scuola perché l’istruzione deve poter essere un ascensore sociale per tutti gli studenti, a prescindere dalla propria estrazione di origine. Belle parole che però non si sono trasformate in fatti. Se queste nuove regole potranno far tirare un sospiro di sollievo ad alcuni, ad altri non consentiranno di vivere sereni, anzi. La polarizzazione e l’esclusione dei non vaccinati arriverà anche fra i più piccoli e chi per qualsiasi motivo ha deciso di non vaccinare i propri figli dovrà inevitabilmente far loro subire lo svantaggio didattico derivante dalle lezioni a distanza. Il vaccino alla fine diventa un ricatto sociale anche per i più piccini e soprattutto aumenterà il divario che già esiste nei livelli di apprendimento tra classi sociali. Il numero degli abbandoni scolastici rimane altissimo: l’Italia è il quarto Paese in Europa per abbandoni. In Italia nel 2020 si registrava una percentuale di abbandoni pari al 13,1%.
In ogni modo le Regioni e le associazioni non chiedono solo questo ma anche che si possa rientrare dalla Dad senza necessità di sottoporsi al tampone.
Inoltre, si spinge affinché la quarantena per i vaccinati possa scendere dai 10 ai 7 giorni. Queste regole potrebbero essere applicate per tutti, senza distinzioni, ma ancora una volta si ricorre alle divisioni, che per i bambini piccoli rischiano di divenire ancora più odiose.
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