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2023-03-20
Da Pfizer a Gates, quanti finanziamenti alle nostre virostar
Adfrea Crisanti, Matteo Bassetti e Franco Locatelli (Ansa)
La chiamano dottrina Gates e consiste nel permettere a soggetti privati, come l’omonimo «filantropo» americano, di sovvenzionare enti e agenzie sanitarie pubbliche e contemporaneamente aziende farmaceutiche, le quali a loro volta promuovono l’attività degli scienziati, in un sistema di vasi comunicanti e di commistione sistemica tra pubblico e privato. Aziende farmaceutiche e operatori sanitari lavorano sempre più a stretto contatto, a fronte di governi che investono sempre meno nella ricerca scientifica. Quando però la collaborazione non è regolamentata con trasparenza, il rischio del conflitto d’interesse è dietro l’angolo.
La partnership tra pubblico e privato ha preso piede anche in Italia e a beneficiarne, attraverso le università e gli ospedali in cui lavorano, sono molti scienziati diventati noti durante la pandemia. Il professor Andrea Crisanti ad esempio, oggi senatore del Pd, ha gestito progetti con sovvenzioni della Commissione Ue (per circa 13 milioni di euro), dell’agenzia governativa britannica Bbsrc e del National Institute of Health (Nih) americano di Francis Collins e Anthony Fauci (con oltre 5 milioni di sterline). Crisanti è stato addirittura sostenuto dal Darpa (Defense Advanced Research Projects Agency), l’agenzia militare statunitense, che gli ha concesso tra il 2017 e il 2021 una dotazione di 2 milioni e 600.000 dollari per il progetto Safe gene drive technology. Sul lavoro di Crisanti hanno però investito i due maggiori fondi privati internazionali, la Bill & Melissa Gates Foundation (Bmgf) e il Wellcome Trust. La Bmgf ha sovvenzionato con 5 milioni di sterline il progetto dell’Imperial College Target Malaria di cui Crisanti è principal investigator. Lo zanzarologo ha inoltre dichiarato sul suo curriculum di avere gestito ben 50 milioni di dollari della Gates Foundation e del Nih per un progetto sulle zanzare. L’esperto si è anche dichiarato beneficiario del Wellcome Trust, fondazione britannica che finanzia la grande industria farmaceutica (Pfizer, Johnson & Johnson, Novartis, Roche, ecc). A proposito di zanzare, la Fondazione Gates il 1° ottobre 2019 ha versato 100.000 dollari perfino nelle casse dell’Istituto Superiore di Sanità, presieduto da Silvio Brusaferro, per un progetto sulla malaria.
La lista dei finanziamenti che il professor Matteo Bassetti, infettivologo al San Martino di Genova, dichiara di percepire per comitati scientifici, viaggi e onorari da relatore, è sconfinata: Angelini (Tachipirina), Astellas, AstraZeneca, Basilea, Bayer, BioMérieux, Cidara, Correvio, Cubist, Menarini, Molteni, Nabriva, Paratek, Roche, Shionogi, Tetraphase, Thermo Fisher, The Medicine Company e, ovviamente, Pfizer. Una menzione a parte merita l’azienda farmaceutica tedesca Msd, ossia la Merck, produttrice del farmaco anticovid Molnupiravir, costo 610 dollari a dose, ultimamente associato a gravi disturbi renali e nefrotossicità, al punto che la stessa azienda ha comunicato di «non aver raggiunto l’obiettivo». Eppure, l’Italia si era precipitata a ordinarne 51.840 cicli alla modica cifra di 32 milioni di euro. Bassetti, che ha impiegato il farmaco sui malati Covid, ha percepito dall’azienda 75.894 euro nel 2018, 55.044 euro nel 2019 e 17.562 nel 2021 (dati Msd-Efpia) per consulenze. Il professore genovese ha ricevuto anche piccoli compensi dalla multinazionale Usa Gilead Sciences, azienda produttrice del Remdesivir, l’antivirale dal costo di 2.070 euro a ciclo, usato al San Martino e altrove per combattere il Covid e poi rivelatosi, per involontaria ammissione dell’Oms, già nel 2020, «un fallimento». Nella dichiarazione dei presunti conflitti d’interesse di Bassetti del 2020 pubblicata dall’Icmje compaiono inoltre compagnie come Teva, Novartis e Ranbaxy. Il professore ha percepito qualche migliaia di euro nel 2021 anche da Eli Lilly (che produce monoclonali) e nel 2019 da Sanofi.
Tra le altre virostar c’è Roberto Burioni, che dal 2016 al 2018 ha ricevuto da Gsk, Biogen, Pfizer e Merck circa 16.000 euro, poco più di Fabrizio Pregliasco, che si è dovuto accontentare di 13.000 euro concessi da Gsk e Sanofi. Anche Franco Locatelli, ex presidente della cabina di regia del Comitato Tecnico Scientifico, dal 2016 al 2020 ha raccolto sovvenzioni per circa 25.000 euro da diverse aziende tra cui Gilead, Sanofi, Novartis, Amgen e Pfizer. L’ex primario del Sacco di Milano, Massimo Galli, risulta sovvenzionato per circa 55.000 euro, elargiti per viaggi e consulenze da Gsk e AbbVie, azienda «esplosa» negli Usa per la produzione di bloccanti della pubertà per bambini e adolescenti, mentre alla Fondazione Gimbe risulta un versamento di Glaxo di 35.000 euro.
Chi tiene il conto delle sovvenzioni è la European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations (Efpia, la Farmindustria europea). Nei suoi report, ogni azienda associata deve indicare il nome dei medici e delle organizzazioni che hanno ricevuto bonifici per ricerche, consulenze, seminari, congressi e corsi. Ebbene, dal 2016 al 2022 l’industria farmaceutica ha versato ai medici oltre 1 miliardo di euro.
Porte girevoli tra Stati e imprese
In inglese si chiamano «revolving doors», porte girevoli, e indicano la facilità con cui si entra e si esce dalle istituzioni verso il privato. Non è solo malcostume: è diventato un sistema. E non ci vuole un grande sforzo di fantasia per immaginare in quale settore accada maggiormente, quello dell’industria farmaceutica. Il fenomeno è diffusissimo negli Usa: tempo fa, un articolo su Science aveva rilevato che 11 su 16 valutatori della Food and Drug Administration (Fda) che avevano lavorato su 28 approvazioni di farmaci, hanno lasciato l’Agenzia per diventare dirigenti delle aziende produttrici dei medicinali da loro approvati. Durante la pandemia il fenomeno si è dispiegato in tutto il suo inquietante fulgore. Basti pensare, ad esempio, a quello che è successo dentro Fda. A fine agosto 2021, la storica direttrice dell’ufficio Vaccini, Marion Gruber, sbatte la porta per le mille pressioni ricevute sull’approvazione di terze dosi e vaccinazione dei bambini. È stata sostituita da David Kaslow, direttore scientifico di Path, «Ong» attiva sulle vaccinazioni pediatriche e sostenuta con 75 milioni di dollari dalla Bill & Melinda Gates Foundation. Kaslow è stato anche dirigente Merck. Con lui, è probabile che un altro J’accuse come quello di Gruber non si verifichi. Per un funzionario che va, ce n’è un altro che arriva. Ad esempio Scott Gottlieb, ex commissario Fda, passato nel giro di tre mesi dall’Agenzia federale al board di Pfizer; nella lettera d’addio, aveva scritto che «voleva passare più tempo con la sua famiglia». Ancora più clamoroso il caso dell’ex valutatore Fda Stephen Hahn: sei mesi dopo aver concesso l’autorizzazione all’uso dei vaccini Moderna, è passato al fondo di venture capital Flagship, maggiore azionista proprio di Moderna. A volte la porta girevole cambia verso, come nel caso di Alex Azar - ex presidente di Eli Lilly, nominato al Dipartimento per la Salute Usa - e di Patrizia Cavazzoni, dirigente Fda dopo 13 anni in Pfizer.
L’Europa ha tentato di arginare la pratica anni fa, quando a capo dell’ufficio legale dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema) fu nominato Stefano Marino, ex Sigma-Tau. A difenderlo fu l’allora direttore Ema Guido Rasi, poi arruolato in pandemia dal generale Figliuolo. Ema chiuse un occhio, come l’ha chiuso con Emer Cooke, attuale direttrice dell’Agenzia, catapultata nell’istituzione Ue da Efpia, la Farmindustria europea che fa lobbying sui farmaci. Un’inchiesta di Politico e del quotidiano tedesco Die Welt ha rivelato che a fare il bello e il cattivo tempo sui vaccini, soffiando sul collo dei governi, sono state quattro organizzazioni private: la Bill & Melinda Gates Foundation (BMGF), Gavi, il Wellcome Trust e il Cepi, che hanno speso almeno 8,3 milioni di dollari in lobbying. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) è stata cruciale per la loro ascesa al potere e il sistema delle porte girevoli ha funzionato alla grande: ex dipendenti Oms sono passati a Bmgf e Cepi. A loro volta, ex funzionari Wellcome, Cepi e Bmgf lavorano oggi nelle istituzioni. Dawn O’Connell, ex Cepi, è il leader di uno dei settori più importanti del dipartimento Salute Usa. Viceversa Nicole Lurie, attuale direttore Usa del Cepi, lavorava al Dipartimento Salute. Queste strette connessioni hanno rafforzato oltre misura l’influenza di Bill Gates sulle misure pandemiche. Durante l’amministrazione Biden, i funzionari hanno incontrato i membri delle quattro organizzazioni su base settimanale. Senza di loro, la frenetica orgia vaccinale messa in moto dal mondo occidentale non sarebbe stata possibile.
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Matteo Bassetti colleziona consulenze, Andrea Crisanti sostenuto dall’agenzia militare Usa. I soldi di Big Pharma pure a Roberto Burioni e a Franco Locatelli.La tendenza a passare disinvoltamente dagli enti pubblici alle case farmaceutiche è dilagante. Con il rischio che fra controllori e controllati ci sia fin troppa intimità.Lo speciale contiene due articoli.La chiamano dottrina Gates e consiste nel permettere a soggetti privati, come l’omonimo «filantropo» americano, di sovvenzionare enti e agenzie sanitarie pubbliche e contemporaneamente aziende farmaceutiche, le quali a loro volta promuovono l’attività degli scienziati, in un sistema di vasi comunicanti e di commistione sistemica tra pubblico e privato. Aziende farmaceutiche e operatori sanitari lavorano sempre più a stretto contatto, a fronte di governi che investono sempre meno nella ricerca scientifica. Quando però la collaborazione non è regolamentata con trasparenza, il rischio del conflitto d’interesse è dietro l’angolo.La partnership tra pubblico e privato ha preso piede anche in Italia e a beneficiarne, attraverso le università e gli ospedali in cui lavorano, sono molti scienziati diventati noti durante la pandemia. Il professor Andrea Crisanti ad esempio, oggi senatore del Pd, ha gestito progetti con sovvenzioni della Commissione Ue (per circa 13 milioni di euro), dell’agenzia governativa britannica Bbsrc e del National Institute of Health (Nih) americano di Francis Collins e Anthony Fauci (con oltre 5 milioni di sterline). Crisanti è stato addirittura sostenuto dal Darpa (Defense Advanced Research Projects Agency), l’agenzia militare statunitense, che gli ha concesso tra il 2017 e il 2021 una dotazione di 2 milioni e 600.000 dollari per il progetto Safe gene drive technology. Sul lavoro di Crisanti hanno però investito i due maggiori fondi privati internazionali, la Bill & Melissa Gates Foundation (Bmgf) e il Wellcome Trust. La Bmgf ha sovvenzionato con 5 milioni di sterline il progetto dell’Imperial College Target Malaria di cui Crisanti è principal investigator. Lo zanzarologo ha inoltre dichiarato sul suo curriculum di avere gestito ben 50 milioni di dollari della Gates Foundation e del Nih per un progetto sulle zanzare. L’esperto si è anche dichiarato beneficiario del Wellcome Trust, fondazione britannica che finanzia la grande industria farmaceutica (Pfizer, Johnson & Johnson, Novartis, Roche, ecc). A proposito di zanzare, la Fondazione Gates il 1° ottobre 2019 ha versato 100.000 dollari perfino nelle casse dell’Istituto Superiore di Sanità, presieduto da Silvio Brusaferro, per un progetto sulla malaria.La lista dei finanziamenti che il professor Matteo Bassetti, infettivologo al San Martino di Genova, dichiara di percepire per comitati scientifici, viaggi e onorari da relatore, è sconfinata: Angelini (Tachipirina), Astellas, AstraZeneca, Basilea, Bayer, BioMérieux, Cidara, Correvio, Cubist, Menarini, Molteni, Nabriva, Paratek, Roche, Shionogi, Tetraphase, Thermo Fisher, The Medicine Company e, ovviamente, Pfizer. Una menzione a parte merita l’azienda farmaceutica tedesca Msd, ossia la Merck, produttrice del farmaco anticovid Molnupiravir, costo 610 dollari a dose, ultimamente associato a gravi disturbi renali e nefrotossicità, al punto che la stessa azienda ha comunicato di «non aver raggiunto l’obiettivo». Eppure, l’Italia si era precipitata a ordinarne 51.840 cicli alla modica cifra di 32 milioni di euro. Bassetti, che ha impiegato il farmaco sui malati Covid, ha percepito dall’azienda 75.894 euro nel 2018, 55.044 euro nel 2019 e 17.562 nel 2021 (dati Msd-Efpia) per consulenze. Il professore genovese ha ricevuto anche piccoli compensi dalla multinazionale Usa Gilead Sciences, azienda produttrice del Remdesivir, l’antivirale dal costo di 2.070 euro a ciclo, usato al San Martino e altrove per combattere il Covid e poi rivelatosi, per involontaria ammissione dell’Oms, già nel 2020, «un fallimento». Nella dichiarazione dei presunti conflitti d’interesse di Bassetti del 2020 pubblicata dall’Icmje compaiono inoltre compagnie come Teva, Novartis e Ranbaxy. Il professore ha percepito qualche migliaia di euro nel 2021 anche da Eli Lilly (che produce monoclonali) e nel 2019 da Sanofi.Tra le altre virostar c’è Roberto Burioni, che dal 2016 al 2018 ha ricevuto da Gsk, Biogen, Pfizer e Merck circa 16.000 euro, poco più di Fabrizio Pregliasco, che si è dovuto accontentare di 13.000 euro concessi da Gsk e Sanofi. Anche Franco Locatelli, ex presidente della cabina di regia del Comitato Tecnico Scientifico, dal 2016 al 2020 ha raccolto sovvenzioni per circa 25.000 euro da diverse aziende tra cui Gilead, Sanofi, Novartis, Amgen e Pfizer. L’ex primario del Sacco di Milano, Massimo Galli, risulta sovvenzionato per circa 55.000 euro, elargiti per viaggi e consulenze da Gsk e AbbVie, azienda «esplosa» negli Usa per la produzione di bloccanti della pubertà per bambini e adolescenti, mentre alla Fondazione Gimbe risulta un versamento di Glaxo di 35.000 euro.Chi tiene il conto delle sovvenzioni è la European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations (Efpia, la Farmindustria europea). Nei suoi report, ogni azienda associata deve indicare il nome dei medici e delle organizzazioni che hanno ricevuto bonifici per ricerche, consulenze, seminari, congressi e corsi. 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Il fenomeno è diffusissimo negli Usa: tempo fa, un articolo su Science aveva rilevato che 11 su 16 valutatori della Food and Drug Administration (Fda) che avevano lavorato su 28 approvazioni di farmaci, hanno lasciato l’Agenzia per diventare dirigenti delle aziende produttrici dei medicinali da loro approvati. Durante la pandemia il fenomeno si è dispiegato in tutto il suo inquietante fulgore. Basti pensare, ad esempio, a quello che è successo dentro Fda. A fine agosto 2021, la storica direttrice dell’ufficio Vaccini, Marion Gruber, sbatte la porta per le mille pressioni ricevute sull’approvazione di terze dosi e vaccinazione dei bambini. È stata sostituita da David Kaslow, direttore scientifico di Path, «Ong» attiva sulle vaccinazioni pediatriche e sostenuta con 75 milioni di dollari dalla Bill & Melinda Gates Foundation. Kaslow è stato anche dirigente Merck. Con lui, è probabile che un altro J’accuse come quello di Gruber non si verifichi. Per un funzionario che va, ce n’è un altro che arriva. Ad esempio Scott Gottlieb, ex commissario Fda, passato nel giro di tre mesi dall’Agenzia federale al board di Pfizer; nella lettera d’addio, aveva scritto che «voleva passare più tempo con la sua famiglia». Ancora più clamoroso il caso dell’ex valutatore Fda Stephen Hahn: sei mesi dopo aver concesso l’autorizzazione all’uso dei vaccini Moderna, è passato al fondo di venture capital Flagship, maggiore azionista proprio di Moderna. A volte la porta girevole cambia verso, come nel caso di Alex Azar - ex presidente di Eli Lilly, nominato al Dipartimento per la Salute Usa - e di Patrizia Cavazzoni, dirigente Fda dopo 13 anni in Pfizer. L’Europa ha tentato di arginare la pratica anni fa, quando a capo dell’ufficio legale dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema) fu nominato Stefano Marino, ex Sigma-Tau. A difenderlo fu l’allora direttore Ema Guido Rasi, poi arruolato in pandemia dal generale Figliuolo. Ema chiuse un occhio, come l’ha chiuso con Emer Cooke, attuale direttrice dell’Agenzia, catapultata nell’istituzione Ue da Efpia, la Farmindustria europea che fa lobbying sui farmaci. Un’inchiesta di Politico e del quotidiano tedesco Die Welt ha rivelato che a fare il bello e il cattivo tempo sui vaccini, soffiando sul collo dei governi, sono state quattro organizzazioni private: la Bill & Melinda Gates Foundation (BMGF), Gavi, il Wellcome Trust e il Cepi, che hanno speso almeno 8,3 milioni di dollari in lobbying. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) è stata cruciale per la loro ascesa al potere e il sistema delle porte girevoli ha funzionato alla grande: ex dipendenti Oms sono passati a Bmgf e Cepi. A loro volta, ex funzionari Wellcome, Cepi e Bmgf lavorano oggi nelle istituzioni. Dawn O’Connell, ex Cepi, è il leader di uno dei settori più importanti del dipartimento Salute Usa. Viceversa Nicole Lurie, attuale direttore Usa del Cepi, lavorava al Dipartimento Salute. Queste strette connessioni hanno rafforzato oltre misura l’influenza di Bill Gates sulle misure pandemiche. Durante l’amministrazione Biden, i funzionari hanno incontrato i membri delle quattro organizzazioni su base settimanale. Senza di loro, la frenetica orgia vaccinale messa in moto dal mondo occidentale non sarebbe stata possibile.
Pina Picierno, tra gli indignati Pd per il post del partito sul referendum, nel riquadro (Ansa)
La notizia è che il Partito democratico ha pubblicato sui suoi profili social un video decisamente discutibile per sostenere la causa del No al referendum. Può darsi che l’iniziativa sia stata presa dopo che il comitato per il Sì ha diffuso un manifesto che ritraeva i picchiatori di Askatasuna corredato dallo slogan «Loro votano no», messaggio non falso ma forse un po’ brutale o comunque non proprio elegantissimo. I democratici però hanno dato il peggio di sé, toccando abissi finora mai sfiorati.
Il breve filmato diffuso dal Pd mostra immagini in bianco e nero di militanti di destra che fanno il saluto romano durante il rito del presente. Il tutto in bianco e nero perché sembri una adunata del Ventennio. Poi lo slogan: «Loro votano sì». Dove il sì, giusto per non farsi mancare niente, è scritto in caratteri degni di una locandina di un film horror di serie zeta del secolo scorso. Segue breve spiegazione: «Casapound annuncia il sostegno alla riforma del governo Meloni. Loro votano Sì, noi difendiamo la Costituzione: il 22 e 23 marzo vota No». Si potrebbe anche notare che, in realtà, a non rispettare i diritti costituzionali siano stati proprio gli esponenti della sinistra quando hanno impedito ad alcuni militanti di Casapound di parlare di remigrazione in Parlamento, ma sorvoliamo e restiamo sul video del Pd.
L’idea, piuttosto semplice, è che chiunque sia a favore della riforma della giustizia sia un pericoloso fascista (anche se fare il saluto romano a un defunto non è esattamente come tirare martellate a un agente). E se ci pensate è un meraviglioso disvelamento della mentalità sinistrorsa: sei fascista non perché ti proclami tale o perché agisci come un uomo del Ventennio, ma perché non sei d’accordo con ciò che il Pd ha decretato essere buono e giusto. Sei fascista perché non sei d’accordo con loro. E dato che, in questo racconto, il fascismo è ovviamente il male assoluto, allora chi non è fedele alla linea è il male assoluto. Si può anche ritenere che fosse sgradevole il manifesto del comitato per il Sì con i violenti di Torino, ma la differenza con il video del Pd è fondamentale. Nel primo si suggerisce che i manifestanti maneschi di Askatasuna votino No (cosa probabilmente vera, ammesso che votino) e, di conseguenza, si invitano le persone a non unirsi a tale orrenda compagnia. Nel filmato, invece, si afferma che scegliere il Sì sia roba da fascisti, perché si offende la «Costituzione antifascista». Insomma, nel primo caso c’è un accostamento ruvido, nel secondo una scomunica feroce che trasforma l’opinione diversa in inferiorità morale.
L’aspetto grottesco è che il filmato social è riuscito a far indignare persino un po’ di gente di sinistra, a cominciare da Pina Picierno. «La linea comunicativa del Pd che assimila al fascismo chi voterà Sì al referendum del 22-23 marzo è gravemente insultante e svilente», dice quest’ultima. «Da fondatrice e militante del Pd sono colpita e molto addolorata da una deriva comunicativa e politica sempre più polarizzante e populista. La Costituzione si difende soprattutto non violentandone i principi, tra cui quello del referendum confermativo su cui gli elettori devono esprimersi nel merito, senza trasformarlo in una contesa politica sul governo in carica. Per quello ci saranno le elezioni politiche. Io voterò Sì e lo farò in compagnia di molti elettori e militanti del Pd, per i quali chiedo rispetto: basta, vi prego, con accuse infamanti. Dico a tutti: recuperiamo una discussione di merito, serena, rispettosa e centrata: dobbiamo farlo per il bene del dibattito pubblico e della democrazia del nostro Paese».
Che la Picierno se la prenda, intendiamoci, fa sorridere. Dopo tutto lei è la prima ad accusare di putinismo - e, dunque, di fascismo - chiunque la pensi diversamente da lei sull’Ucraina. È la prima a creare spauracchi e a demonizzare il dissenso. Tuttavia questa volta, riguardo ai toni, ha messo il dito nella piaga.
Un pensiero analogo lo esprime Luigi Marattin, non esattamente un meloniano. A suo dire, quel filmato «accomuna chiunque voti Sì a militanti neo-fascisti neo-nazisti dell’estrema destra. Quindi pure Augusto Barbera, Enrico Morando, Claudio Petruccioli, Stefano Ceccanti e decine di dirigenti nazionali e locali dello stesso Pd». Marattin prosegue svelando un po’ di altarini. «In passato (sia lontano, come Massimo D’Alema negli anni Novanta, sia recente, come Debora Serracchiani) erano per la separazione delle carriere: quindi fascisti - forse pentiti- anche loro», afferma. E non ha affatto torto.
Drammatica conclusione: «Io non penso di avere più parole per descrivere la parabola di un partito che era nato per unire i riformismi (e che in almeno due occasioni aveva visto la prevalenza del riformismo liberale) e che ora si riduce a tacciare di fascismo chiunque non la pensi come loro; a invocare la dittatura ogni volta che si ragiona di introdurre modifiche a qualsiasi virgola della Costituzione; a fare clip del genere che scimmiottano nel modo peggiore il populismo del M5s e dell’estremismo che sta uccidendo la politica italiana. Questa riforma, caro Pd, è la semplice conseguenza amministrativa di quella del 1988, in cui il nostro sistema passò da inquisitorio ad accusatorio (cioè uno in cui giudice e pm devono essere figure completamente diverse). Una riforma che fece il ministro Giuliano Vassalli, socialista, medaglia d’argento al valor militare durante la Resistenza».
È tutto meraviglioso: il Pd pubblica un video di propaganda e finisce per offendere militanti e amici. Epilogo triste dei sinistrorsi: sono finiti a darsi dei fascisti fra di loro.
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(Ansa)
Partiamo dalle certezze: ok alla stretta sul possesso di armi da taglio e pure a una sorta di blocco navale. In particolare, si prevede il divieto temporaneo, di durata non superiore a 30 giorni, prorogabile fino a sei mesi, di ingresso nelle acque territoriali italiane per specifiche imbarcazioni che rappresentino una minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale. Il blocco può scattare in presenza di un rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi sul territorio nazionale, o di una pressione migratoria eccezionale, che possa compromettere la gestione sicura dei confini, o di emergenze sanitarie di rilevanza internazionale, oppure ancora di eventi internazionali di alto livello che richiedano l’adozione di misure straordinarie di sicurezza. I migranti eventualmente a bordo di imbarcazioni sottoposte a questa interdizione e quindi bloccate al limite delle acque territoriali potranno essere accompagnati anche in Paesi terzi, diversi da quello di appartenenza o provenienza, con i quali l’Italia ha stipulato appositi accordi o intese che ne prevedono l’assistenza, l’accoglienza o il trattenimento in strutture dedicate. La misura potrebbe essere applicata anche a imbarcazioni delle Ong, oltre naturalmente a quelle che fanno capo ai trafficanti di uomini.
Veniamo ai punti di discussione tra governo e Quirinale. Ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, è stato ricevuto dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. A quanto apprende la Verità da fonti parlamentari, sono due i punti sui quali il Colle avrebbe manifestato perplessità: lo «scudo penale» per le forze dell’ordine e il fermo preventivo per impedire la partecipazione di personaggi potenzialmente pericolosi, in quanto già noti alle forze dell’ordine o con precedenti specifici, alle manifestazioni di piazza. Lo «scudo», ricordiamolo, eviterebbe l’iscrizione automatica nel registro degli indagati nei casi di «evidente» legittima difesa. Secondo il Quirinale, questo tipo di norma non può essere riservata solo alle forze dell’ordine, perché la Costituzione prevede l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. La soluzione? Estenderlo a tutti: anche, ad esempio, a un commerciante che si vede puntata una pistola in faccia e reagisce sparando al rapinatore.
Passiamo al fermo preventivo di 12 ore per le manifestazioni di piazza. In sostanza, il governo ipotizza una norma che obblighi chiunque è sospettato di poter creare disordini in una manifestazione a restare in questura 12 ore per non poter partecipare all’evento. Il problema però non è solo il diritto alla manifestazione, garantito dalla Costituzione, ma la ratio stessa del provvedimento: come si può tenere in questura un libero cittadino, peraltro per un’intera giornata, solo per il «sospetto» che possa creare disordini? A Mantovano è stato fatto notare che occorre almeno qualche elemento fattuale, come ad esempio il possesso di un passamontagna, di una tuta da black bloc, di un bastone o un’arma, per far scattare il fermo, che dovrebbe essere comunque comunicato a un magistrato. Anche le 12 ore di fermo appaiono troppe. Alcuni osservatori continuano a fare l’esempio del Daspo con obbligo di firma, più duro del semplice Daspo, un provvedimento amministrativo emesso dal questore e poi convalidato dal gip che impedisce a chi si è reso protagonista di scontri o tafferugli di entrare allo stadio. I tifosi colpiti da Daspo con obbligo di firma però non vengono sottoposti a fermo preventivo, ma hanno l’obbligo di presentarsi in questura a firmare durante l’orario della partitaa, per essere certi che non cerchino comunque di entrare. Il problema è che lo stadio è un luogo chiuso, l’accesso prevede l’acquisto di un biglietto, mentre le manifestazioni pubbliche si svolgono in luoghi aperti. Riuscirà Mantovano a convincere Giorgia Meloni ad apportare questi correttivi, o si andrà allo scontro? Ieri sera Piantedosi è sembrato conciliante: «Abbiamo fatto un lavoro molto ragionevole ed equilibrato. Altrimenti prenderemo atto dei rilievi fatti».
In serata fonti di governo, come riferisce l’Ansa, fanno sapere che il fermo di prevenzione e il cosiddetto scudo non solo per le forze dell’ordine ma per tutti (accolto quindi il rilievo del Colle), per evitare l’iscrizione automatica nel registro degli indagati di fronte a una causa di giustificazione, come legittima difesa o adempimento di un dovere sono fra le misure destinate a entrare in un dl sulla sicurezza che dovrebbe approdare oggi in cdm assieme a un dl sullo stesso tema. Le stesse fonti sottolineano che l’interlocuzione con il Colle è stata «ottima» come sempre. Fino a tarda sera si sono svolte diverse riunioni tecniche per mettere a punto i testi in vista del cdm. Proprio a seguito di queste si è deciso di inserire gli argomenti riguardanti l’immigrazione in un terzo provvedimento, un disegno di legge dedicato tutto a questo tema. Il «blocco navale», essendo a cavallo tra ordine pubblico e migrazione, apprende La Verità, potrebbe sia restare nel pacchetto Sicurezza che essere spostato nell’apposito ddl.
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La polizia è già al lavoro per la sicurezza informatica dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026. Già da 10 giorni gli specialisti della polizia postale sono attivi sui principali siti legati all’evento, garantendo sicurezza e controllo, come spiega il direttore Ivano Gabrielli.
Il loro intervento – viene sottolineato – si inserisce in un percorso consolidato volto a proteggere le infrastrutture critiche e monitorare la rete, sia per motivi di ordine pubblico sia per prevenire eventuali minacce di matrice terroristica. Il Technology Operations Centre (Toc), attivo ogni giorno 24 ore su 24, è il cuore delle operazioni. Qui lavorano esperti pronti a individuare anomalie e intervenire subito in caso di incidenti informatici. Il dispositivo operativo coinvolge anche i Centri Operativi per la Sicurezza Cibernetica (Cosc) e le strutture di pronto intervento, con il contributo diretto degli specialisti presenti nelle Sale Operative Interforze (Soi).
Per garantire la sicurezza degli ospiti, dalle 13 alle 24 saranno chiusi al traffico il piazzale del Cimitero monumentale, piazzale Baiamonti, via Procaccini, via Luigi Nono e via Messina. Chiuse anche le fermate Monumentale e Cenisio della Linea 5 del Metrò. Sospesi anche i mezzi Atm, car sharing e taxi. Chiusure anche lungo il percorso della fiamma olimpica, fino all’approdo alle 19.30 in piazza Duomo.
Chiusa al traffico, a partire dalle 21 e per tutta la giornata di domani, anche un’ampia aera intorno allo stadio di San Siro. Saranno off limits piazzale dello Sport, via Achille, via degli Aldobrandini, via dei Foscari, via dei Loredan, via dei Piccolomini, via dei Rospigliosi, via dei Sagredo, via del Centauro, via Dessiè, via Fetonte, via Harar nel tratto compreso tra via Dessiè e via Tesio, via Palatino carreggiata Ovest, via Patroclo compreso il sottopasso, via Pegaso, via San Giusto dall’incrocio delle vie Harar/Dessiè al punto di inversione di via San Giusto, via Tesio Federico. A queste vie, sempre nei pressi del Meazza, in previsione della cerimonia inaugurale che inizierà alle 20, da domani alle 10 fino alle 2 di notte, si aggiungerà la chiusura di piazza Axum, piazzale Segesta nei tratti compresi tra via degli Ottoboni/via Simone Stratico e via Gavirate/ via Fausto Coppi, via Agrigento, via Albenga, via Alcamo, via Andora, via Arenzano e vie limitrofe.
Per permettere l’arrivo delle delegazioni al Meazza è stato previsto un «corridoio» per dignitari e capi di Stato, che collegherà il centro (zona Piazza Reale/Duomo) allo stadio di San Siro, passando per Corso di Porta Vittoria, via Senato, Piazza Cavour, via Manin, Piazza della Repubblica, viale della Liberazione, viale Lancetti, il Cavalcavia Bacula e le Sopraelevate. E sempre domani, a partire dalle 14, è prevista anche la chiusura totale veicolare (fino alle 21) e pedonale (fino alle 24) dell’area intorno a piazza del Duomo.
Misure di sicurezza mai viste prima a Milano, motivate dalla presenza di personalità di altissimo livello. Tra gli ospiti attesi, quello con la delegazione più imponente quella del vicepresidente americano, J.D. Vance, e del segretario di Stato, Marco Rubio, che arriveranno stamattina a Malpensa con una flotta di 14 aerei, dai quali sbarcherà il lunghissimo convoglio, che, accompagnato dai Nocs e dalle auto della polizia, scorterà la delegazione all’Hotel Gallia. Sono ben quattro i piani dell’Hotel che saranno occupati dalla delegazione americana durante le due settimane dei giochi. Tra loro ci saranno circa 300 uomini della security. Vance e Rubio resteranno in Italia fino a lunedì prossimo.
Sicura anche la presenza del cancelliere tedesco, Friedrich Merz, il cui arrivo sarà meno imponente di quello di Vance e Rubio. Merz, infatti, dovrebbe arrivare a Milano attraverso l’Autolaghi in auto blindata, scortato da una staffetta di uomini del Gis dei carabinieri.
Ancora in forse, invece, la presenza per la Francia del presidente Emmanuel Macron, che secondo le indiscrezioni vorrebbe evitare di presenziare alla cerimonia insieme a Vance. Al momento l’unica personalità francese accreditata è il ministro dello Sport, Marie Barsacq. Accreditati anche 14 presidenti della Repubblica (Germania, Albania, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bosnia, Slovenia, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Finlandia, Svizzera e Georgia) e otto primi ministri (Serbia Grecia, Austria, Olanda, Finlandia e delle tre repubbliche baltiche). Prevista anche la presenza del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, del principe Alberto di Monaco, del granduca di Lussemburgo, dell’emiro Al Thani del Qatar, della regina Suthida di Thailandia, dei sovrani di Belgio, Olanda, Norvegia e Svezia.
La prova del nove per l’apparato di sicurezza sarà però la giornata di sabato, quando in città dovrebbero sbarcare 10.000 esponenti della galassia antagonista, che hanno organizzato una manifestazione contro i Giochi. A cercare di mantenere la situazione sotto controllo saranno schierati 6.000 agenti, che potranno contare su 800 telecamere di sicurezza. Ma il ricordo degli scontri di Torino è ancora fresco e molte delle sigle che prenderanno parte al corteo sono quelle che hanno messo la firma sulle violenze del 31 gennaio. La polizia in ogni caso impiegherà i Reparti prevenzione crimine (Rpc) e le Unità operative di primo intervento (Uopi), una vera e propria «task force» in grado di intervenire con rapidità nei contesti operativi più complessi.
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