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2021-06-03
Vertice d’urgenza per smontare la follia di Speranza sui ristoranti
iStock
La regola che fissa il limite massimo di quattro persone non conviventi a tavola al ristorante, sia in zona bianca che in zona rossa, sia all'aperto che al chiuso, spacca il governo e scatena la rivolta delle associazioni di categoria, del centrodestra e delle Regioni. La norma, voluta dal ministro delle Chiusure, Roberto Speranza, viene contestata non solo dal ministro degli Affari regionali, Mariastella Gelmini, ma anche da entrambi i sottosegretari dello stesso Speranza, Pierpaolo Sileri del M5s e Andrea Costa di Noi con l'Italia. Oggi un tavolo tecnico, convocato appositamente per discutere di questa incredibile restrizione, dovrebbe sciogliere il nodo, consentendo ai cittadini di poter sedersi a tavola anche in più di quattro persone, salvando la stagione turistica ed evitando di soffocare i piccoli segnali di ripresa di un settore trainante dell'economia, quello della ristorazione e della filiera agroalimentare: un esercito di imprese con relativi dipendenti, tra le quali 70.000 industrie alimentari e 740.000 aziende agricole impegnate a garantire le forniture, per un totale di 3,6 milioni di posti di lavoro.
«I posti a tavola al ristorante», dice il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, a Un giorno da pecora su Rai Radio 1, «nelle zone bianche? Il limite, per maggior sicurezza, è ancora fissato a quattro. Spero che venga presto rivisto perché chiaramente è molto restrittivo. Se sono più d'accordo con Speranza o con Gelmini? Io», risponde Sileri, «sono tra quelli che era per l'aumento dei posti a tavola, aumenterei i posti a 8-10. E dai primi di luglio liberalizzerei perché avremo oltre 30 milioni di persone con almeno una dose di vaccino». «Dobbiamo dare assolutamente», incalza l'altro sottosegretario, Andrea Costa, «delle prospettive ai cittadini e bisogna considerare in maniera diversa le zona gialle da quelle bianche. Almeno per i ristoranti all'aperto in zona bianca», aggiunge Costa, «si arrivi a togliere il vincolo del limite massimo di quattro persone al tavolo: sarebbe un primo segnale di distensione. Per i locali al chiuso credo si possa anche prevedere una restrizione iniziale, ci può stare purché sia graduale».
Il centrodestra va all'assalto: «Ho chiesto a Speranza», attacca il leader della Lega, Matteo Salvini, «di evitare la ridicola limitazione dei quattro a tavola al ristorante che almeno nelle zone bianche non ha più senso». «Continuano le folli misure restrittive», sottolinea la presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, «utili solo a danneggiare ulteriormente l'economia. Provvedimenti che sembrano concepiti più per continuare a massacrare le categorie odiate dalla sinistra che per combattere concretamente il virus».
«Appare davvero lunare», argomenta il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Roberto Occhiuto, «voler limitare in zona bianca la libertà dei ristoratori, imponendo, come vorrebbe il ministero della Salute, il limite massimo di quattro persone per tavolo. Basta con il rigore a prescindere, diamo fiducia agli italiani e facciamoli tornare a vivere». «Basta con Speranza e le sue teorie assurde», sbotta il senatore azzurro Maurizio Gasparri, «il limite di quattro persone a tavola è inaccettabile. Speranza ha rappresentato un problema per tutta la stagione dell'era Covid. Deve spiegare tante cose. Rifiuta risposte. Va in televisione soltanto nei salotti amici per evitare domande scomode. Speranza va cacciato».
«È previsto un tavolo tecnico», sottolinea il capogruppo di Fi al Senato, Anna Maria Bernini, «per affrontare la questione del limite di quattro persone a tavola al ristorante perfino nelle zone bianche. È in effetti doveroso porre fine al caos interpretativo di queste ore, che ha generato ulteriore confusione. Si tratta in effetti di una misura francamente eccessiva e illogica», aggiunge la Bernini, «per cui auspico che venga cancellata immediatamente per non creare ulteriori difficoltà ai ristoratori già pesantemente penalizzati».
Sul piede di guerra, inevitabilmente, le associazioni di categoria: «Il limite dei posti a tavola», afferma la Coldiretti, «è una misura di sicurezza che ha ripercussioni sul bisogno di convivialità degli italiani dopo mesi di lockdown e pesa anche sugli incassi della ristorazione dopo la perdita di 41 miliardi nell'anno della pandemia Covid».
Sconcertati i governatori, con il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, tra i primi, a insorgere contro questa assurda imposizione: «Il tavolo tecnico dove sarà affrontata la questione», fanno sapere fonti vicine alla Conferenza, «del limite di quattro persone al tavolo nei ristoranti segue la richiesta in tal senso inviata dalla Conferenza delle Regioni. L'ipotesi del limite di quattro al chiuso non è stata proposta ufficialmente alle Regioni e non trova riscontro. Nelle interlocuzioni ieri sera (l'altro ieri, ndr) si è fatto presente che, considerato come le decisioni assunte sino a ora (linee guida in primis) siano sempre state condivise in un clima assolutamente collaborativo e di rispetto istituzionale, ha sorpreso che l'interpretazione del governo sul tema sia avvenuta in maniera autonoma».
Quasi tutta l'Italia in bianco dal 21
L'Italia guarda alle vacanze con ottimismo, visto che dal 21 giugno (data simbolo, anche perché vedrà la fine del coprifuoco) potrebbe ritrovarsi tutta colorata di bianco, a eccezione della Valle d'Aosta (al momento le più fortunate sono Molise, Friuli Venezia Giulia e Sardegna; il 7 toccherà a Liguria, Umbria, Veneto e Abruzzo; il 14 sarà la volta di Provincia di Trento, Lombardia, Lazio, Piemonte, Puglia ed Emilia Romagna). Anche Sicilia, Marche, Toscana, Provincia di Bolzano, Calabria, Basilicata e Campania infatti registrano miglioramenti. E potranno entrare nell'area con meno restrizioni.
Gli italiani stanno prenotando i tanto attesi periodi di vacanza, ma con molte perplessità sulle regole da rispettare. Proviamo a fare ordine. Per viaggiare in Italia, tra le Regioni non servono certificati. Single e famiglie possono dunque stare tranquilli, la circolazione in auto, aereo o treno è libera tranne che per gli sbarchi in Sardegna, dove fino al 15 giugno si può arrivare solo dopo essersi registrati sul sito Sardegna sicura e muniti del green pass che attesti la negatività del tampone, effettuato nelle 48 ore precedenti, la guarigione dal Covid o l'avvenuta vaccinazione da 15 giorni.
Nelle altre Regioni il certificato si rende necessario in caso di eventuale cambio di colore, quindi prima di viaggiare è sempre consigliato verificare online la situazione sanitaria della località di destinazione. E ricordiamo che dal primo giugno è necessario il green pass per partecipare a matrimoni, feste o banchetti.
Diversa la faccenda se vogliamo spostarci all'estero. Nell'Ue, in attesa del lasciapassare europeo che entrerà in vigore dal primo luglio, ogni Stato ha adottato proprie regole che si possono consultare sul sito Reopen.europa.eu. Si va dall'obbligo (sopra gli 11 anni) di effettuare un tampone molecolare nelle 72 ore precedenti anche per chi è stato vaccinato, quando la destinazione è la Francia, al certificato di negatività ai test richiesto dalla Spagna anche per i bambini di più di 6 anni. Prima del rientro in Italia con qualsiasi mezzo di trasporto da un Paese Ue, da Regno Unito, Irlanda del Nord, Svizzera, Andorra, Monaco e Israele, bisogna compilare online il modulo di localizzazione digitale con nome, telefono e indirizzo (tutte le istruzioni sul sito Salute.gov.it), accompagnandolo da un documento che attesti l'esito negativo di un tampone molecolare o antigenico, effettuato nelle 48 ore precedenti. All'obbligo sono esentati i bambini sotto i 2 anni. Se non si ha il certificato, scatta la quarantena per dieci giorni.
Per le destinazioni fuori Ue, bisogna consultare la lista di appartenenza dello Stato che si vuole raggiungere, secondo i cinque elenchi predisposti dall'ordinanza di maggio del ministero della Salute e in vigore fino al prossimo 31 luglio.
Da oggi, intanto, in molte Regioni italiane si parte con le prenotazioni libere del vaccino e non più per fasce di età. In Lombardia si è già iniziato ieri, dalle ore 23, aprendo le registrazioni alla fascia 12-29 anni. Quanto ai dati a livello nazionale, mercoledì pomeriggio risultavano somministrate altre 136.914 dosi di vaccino per un totale da inizio campagna di 35,6 milioni. Ieri erano ancora in calo il numero dei morti (62 rispetto ai 93 delle 24 ore precedenti), delle rianimazioni: 933 (56) e degli ospedalizzati sintomatici: 5.858 (334). I nuovi casi registrati sono stati 2.897 (+0,07%), mentre il tasso di positività è risultato dell'1,2%.
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Oggi il tavolo tecnico per superare il limite dei quattro commensali. Matteo Salvini: «È ridicolo». Il sottosegretario Pierpaolo Sileri: «Va portato a 10». Andrea Costa: «Segnale sbagliato». Dure le Regioni: «Sorpresi da un'azione autonoma».La svolta dovrebbe lasciare fuori soltanto la Valle d'Aosta. Se non si torna all'arancio o al rosso, viaggiare sarà semplice. Al via le vaccinazioni libere, al di là delle fasce d'età.Lo speciale contiene due articoli.La regola che fissa il limite massimo di quattro persone non conviventi a tavola al ristorante, sia in zona bianca che in zona rossa, sia all'aperto che al chiuso, spacca il governo e scatena la rivolta delle associazioni di categoria, del centrodestra e delle Regioni. La norma, voluta dal ministro delle Chiusure, Roberto Speranza, viene contestata non solo dal ministro degli Affari regionali, Mariastella Gelmini, ma anche da entrambi i sottosegretari dello stesso Speranza, Pierpaolo Sileri del M5s e Andrea Costa di Noi con l'Italia. Oggi un tavolo tecnico, convocato appositamente per discutere di questa incredibile restrizione, dovrebbe sciogliere il nodo, consentendo ai cittadini di poter sedersi a tavola anche in più di quattro persone, salvando la stagione turistica ed evitando di soffocare i piccoli segnali di ripresa di un settore trainante dell'economia, quello della ristorazione e della filiera agroalimentare: un esercito di imprese con relativi dipendenti, tra le quali 70.000 industrie alimentari e 740.000 aziende agricole impegnate a garantire le forniture, per un totale di 3,6 milioni di posti di lavoro.«I posti a tavola al ristorante», dice il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, a Un giorno da pecora su Rai Radio 1, «nelle zone bianche? Il limite, per maggior sicurezza, è ancora fissato a quattro. Spero che venga presto rivisto perché chiaramente è molto restrittivo. Se sono più d'accordo con Speranza o con Gelmini? Io», risponde Sileri, «sono tra quelli che era per l'aumento dei posti a tavola, aumenterei i posti a 8-10. E dai primi di luglio liberalizzerei perché avremo oltre 30 milioni di persone con almeno una dose di vaccino». «Dobbiamo dare assolutamente», incalza l'altro sottosegretario, Andrea Costa, «delle prospettive ai cittadini e bisogna considerare in maniera diversa le zona gialle da quelle bianche. Almeno per i ristoranti all'aperto in zona bianca», aggiunge Costa, «si arrivi a togliere il vincolo del limite massimo di quattro persone al tavolo: sarebbe un primo segnale di distensione. Per i locali al chiuso credo si possa anche prevedere una restrizione iniziale, ci può stare purché sia graduale».Il centrodestra va all'assalto: «Ho chiesto a Speranza», attacca il leader della Lega, Matteo Salvini, «di evitare la ridicola limitazione dei quattro a tavola al ristorante che almeno nelle zone bianche non ha più senso». «Continuano le folli misure restrittive», sottolinea la presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, «utili solo a danneggiare ulteriormente l'economia. Provvedimenti che sembrano concepiti più per continuare a massacrare le categorie odiate dalla sinistra che per combattere concretamente il virus».«Appare davvero lunare», argomenta il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Roberto Occhiuto, «voler limitare in zona bianca la libertà dei ristoratori, imponendo, come vorrebbe il ministero della Salute, il limite massimo di quattro persone per tavolo. Basta con il rigore a prescindere, diamo fiducia agli italiani e facciamoli tornare a vivere». «Basta con Speranza e le sue teorie assurde», sbotta il senatore azzurro Maurizio Gasparri, «il limite di quattro persone a tavola è inaccettabile. Speranza ha rappresentato un problema per tutta la stagione dell'era Covid. Deve spiegare tante cose. Rifiuta risposte. Va in televisione soltanto nei salotti amici per evitare domande scomode. Speranza va cacciato».«È previsto un tavolo tecnico», sottolinea il capogruppo di Fi al Senato, Anna Maria Bernini, «per affrontare la questione del limite di quattro persone a tavola al ristorante perfino nelle zone bianche. È in effetti doveroso porre fine al caos interpretativo di queste ore, che ha generato ulteriore confusione. Si tratta in effetti di una misura francamente eccessiva e illogica», aggiunge la Bernini, «per cui auspico che venga cancellata immediatamente per non creare ulteriori difficoltà ai ristoratori già pesantemente penalizzati».Sul piede di guerra, inevitabilmente, le associazioni di categoria: «Il limite dei posti a tavola», afferma la Coldiretti, «è una misura di sicurezza che ha ripercussioni sul bisogno di convivialità degli italiani dopo mesi di lockdown e pesa anche sugli incassi della ristorazione dopo la perdita di 41 miliardi nell'anno della pandemia Covid».Sconcertati i governatori, con il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, tra i primi, a insorgere contro questa assurda imposizione: «Il tavolo tecnico dove sarà affrontata la questione», fanno sapere fonti vicine alla Conferenza, «del limite di quattro persone al tavolo nei ristoranti segue la richiesta in tal senso inviata dalla Conferenza delle Regioni. L'ipotesi del limite di quattro al chiuso non è stata proposta ufficialmente alle Regioni e non trova riscontro. Nelle interlocuzioni ieri sera (l'altro ieri, ndr) si è fatto presente che, considerato come le decisioni assunte sino a ora (linee guida in primis) siano sempre state condivise in un clima assolutamente collaborativo e di rispetto istituzionale, ha sorpreso che l'interpretazione del governo sul tema sia avvenuta in maniera autonoma».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/vertice-durgenza-per-smontare-la-follia-di-speranza-sui-ristoranti-2653212193.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="quasi-tutta-l-italia-in-bianco-dal-21" data-post-id="2653212193" data-published-at="1622671470" data-use-pagination="False"> Quasi tutta l'Italia in bianco dal 21 L'Italia guarda alle vacanze con ottimismo, visto che dal 21 giugno (data simbolo, anche perché vedrà la fine del coprifuoco) potrebbe ritrovarsi tutta colorata di bianco, a eccezione della Valle d'Aosta (al momento le più fortunate sono Molise, Friuli Venezia Giulia e Sardegna; il 7 toccherà a Liguria, Umbria, Veneto e Abruzzo; il 14 sarà la volta di Provincia di Trento, Lombardia, Lazio, Piemonte, Puglia ed Emilia Romagna). Anche Sicilia, Marche, Toscana, Provincia di Bolzano, Calabria, Basilicata e Campania infatti registrano miglioramenti. E potranno entrare nell'area con meno restrizioni. Gli italiani stanno prenotando i tanto attesi periodi di vacanza, ma con molte perplessità sulle regole da rispettare. Proviamo a fare ordine. Per viaggiare in Italia, tra le Regioni non servono certificati. Single e famiglie possono dunque stare tranquilli, la circolazione in auto, aereo o treno è libera tranne che per gli sbarchi in Sardegna, dove fino al 15 giugno si può arrivare solo dopo essersi registrati sul sito Sardegna sicura e muniti del green pass che attesti la negatività del tampone, effettuato nelle 48 ore precedenti, la guarigione dal Covid o l'avvenuta vaccinazione da 15 giorni. Nelle altre Regioni il certificato si rende necessario in caso di eventuale cambio di colore, quindi prima di viaggiare è sempre consigliato verificare online la situazione sanitaria della località di destinazione. E ricordiamo che dal primo giugno è necessario il green pass per partecipare a matrimoni, feste o banchetti. Diversa la faccenda se vogliamo spostarci all'estero. Nell'Ue, in attesa del lasciapassare europeo che entrerà in vigore dal primo luglio, ogni Stato ha adottato proprie regole che si possono consultare sul sito Reopen.europa.eu. Si va dall'obbligo (sopra gli 11 anni) di effettuare un tampone molecolare nelle 72 ore precedenti anche per chi è stato vaccinato, quando la destinazione è la Francia, al certificato di negatività ai test richiesto dalla Spagna anche per i bambini di più di 6 anni. Prima del rientro in Italia con qualsiasi mezzo di trasporto da un Paese Ue, da Regno Unito, Irlanda del Nord, Svizzera, Andorra, Monaco e Israele, bisogna compilare online il modulo di localizzazione digitale con nome, telefono e indirizzo (tutte le istruzioni sul sito Salute.gov.it), accompagnandolo da un documento che attesti l'esito negativo di un tampone molecolare o antigenico, effettuato nelle 48 ore precedenti. All'obbligo sono esentati i bambini sotto i 2 anni. Se non si ha il certificato, scatta la quarantena per dieci giorni. Per le destinazioni fuori Ue, bisogna consultare la lista di appartenenza dello Stato che si vuole raggiungere, secondo i cinque elenchi predisposti dall'ordinanza di maggio del ministero della Salute e in vigore fino al prossimo 31 luglio. Da oggi, intanto, in molte Regioni italiane si parte con le prenotazioni libere del vaccino e non più per fasce di età. In Lombardia si è già iniziato ieri, dalle ore 23, aprendo le registrazioni alla fascia 12-29 anni. Quanto ai dati a livello nazionale, mercoledì pomeriggio risultavano somministrate altre 136.914 dosi di vaccino per un totale da inizio campagna di 35,6 milioni. Ieri erano ancora in calo il numero dei morti (62 rispetto ai 93 delle 24 ore precedenti), delle rianimazioni: 933 (56) e degli ospedalizzati sintomatici: 5.858 (334). I nuovi casi registrati sono stati 2.897 (+0,07%), mentre il tasso di positività è risultato dell'1,2%.
Ansa
L’Italia ha festeggiato l’arrivo del nuovo anno dovendo fare i conti con la violenza e l’arroganza dei maranza, ovvero le baby gang di seconda generazione, prevalentemente formate da nordafricani e mediorientali, che da tempo seminano il terrore, in particolare nelle grandi città. Chi ha trascorso il Capodanno a Roma, vicino al Colosseo, ha vissuto attimi di paura. Stesso film all’ombra della Madonnina e disordini anche a Torino.
A Roma, migliaia di persone si erano radunate ai Fori imperiali con l’intenzione di brindare al 2026 in uno dei luoghi più suggestivi della Capitale. Ma così non è stato perché, come documentano alcuni dei presenti sui social, gruppi di stranieri hanno interrotto il clima di festa creando tensione. La situazione è diventata sempre più incandescente nella zona del ponte degli Annibaldi, da tempo preso di mira da bande di nordafricani spesso al centro di risse e aggressioni. A un certo punto hanno iniziato a lanciare petardi e bottiglie contro i passanti. La situazione è diventata caotica e pericolosa, tanto da costringere il personale medico e paramedico di un’ambulanza a scendere dal mezzo per paura che qualcuno si potesse fare male perché, come mostrano molti video, le bande di stranieri hanno lanciato petardi persino sul mezzo di soccorso. I sanitari hanno dovuto raggiungere a piedi il luogo in cui era stato richiesto l’intervento. Nella giornata di ieri, sui social hanno iniziato a girare diversi filmati che riprendono i momenti di panico vissuti a Roma a Capodanno e, in particolare, l’ambulanza bloccata dai maranza.
Ma non è stato quello l’unico episodio di violenza causato dalle gang dei nordafricani, come si evince pure dal materiale pubblicato da Welcome to favelas. Diversi nordafricani, sempre in zona Colosseo, hanno iniziato a far esplodere fuochi d’artificio ad altezza d’uomo. L’intento, secondo quanto è emerso, era proprio quello di creare disordini e provocare risse, come in realtà è avvenuto. Le forze dell’ordine sono state costrette a intervenire in più zone più volte per evitare che la situazione potesse degenerare. Infatti, alcune persone hanno reagito all’arroganza dei maranza per difendersi.
Nei pressi della nuova fermata della metropolitana, la situazione è degenerata in poco tempo fino ad arrivare a un pestaggio che ha coinvolto decine di persone che si sarebbero opposte a un tentativo di borseggio.
Non è stato un bel Capodanno nemmeno a Torino. Qui, le tensioni sono esplose nel corso di una manifestazione. Erano in 2.000, per lo più antagonisti del centro sociale Askatasuna, sgomberato il 18 dicembre scorso, a dar vita alla Street Parade. Il clima era molto caldo. La musica era a tutto volume, sparata dalle casse di un furgone, che ha aperto il corteo. La manifestazione è stata organizzata anche per chiedere di «liberare il quartiere Vanchiglia». E poi canti e balli fino all’alba davanti al campus Einaudi. Ma la situazione è degenerata tanto che quattro carabinieri sono rimasti leggermente feriti. I momenti di tensione sono stati diversi e, per fortuna, si è evitato che i disordini degenerassero così come, invece, era già accaduto in passato. Quanto accaduto a Torino ha preoccupato i cittadini e una parte della politica che ha evidenziato la gravità di tali vicende. «Mai come oggi», ha ribadito la deputata di Fdi, Augusta Montaruli, «la città di Torino deve ringraziare governo e forze dell’ordine. Da un lato si impedisce a frange violente di continuare a beneficiare di uno spazio usato negli anni per preparare le peggiori violenze, dall’altro si garantisce la sicurezza dei torinesi da manifestazioni il cui unico intento è destabilizzare, provando a continuare a tenere sotto ricatto una città facendo leva sul suo sindaco e su quelle forze politiche che lo sostengono ancora. C’è chi vorrebbe cedere, perseverando in accordi improbabili che hanno già dimostrato il totale fallimento della strategia delle concessioni a chi alza costantemente la posta con aggressioni ignobili: noi no».
Quello che è accaduto nella notte di Capodanno, ha aggiunto Montarulo, «ha solo dimostrato ancora una volta il volto violento di Askatasuna e la sua prepotenza. Solidarietà agli agenti feriti, a chi ha dovuto subire danni, a una Torino che ha dovuto subire la paura verso questi personaggi, ma che ha scelto di non chinare il capo davanti a loro e di non continuare a dargli la corsia preferenziale».
I maranza hanno fatto sentire la loro voce pure a Milano, dove non sono mancati disordini e tensioni. C’è da notare, guardando i video e le immagini diffuse sui social, che all’ombra della Madonnina il Capodanno 2026 è stato un po’ sottotono, come dimostrano le foto e i reel di una piazza Duomo, sicuramente non affollata e stracolma come in passato. Da quanto è emerso, i milanesi avrebbero preferito allontanarsi dalla città e festeggiare altrove, molto probabilmente per mettersi al sicuro da risse, aggressioni e quindi dalla violenza dei maranza.
Nella notte di Capodanno anche in piazza Duomo a Milano si è registrato qualche momento di tensione, in alcuni casi causato forse dalle misure di sicurezza che hanno limitato il numero degli ingressi e tenuto alta l’allerta sulle baby gang.
Botti, ci scappa il morto (e 283 feriti)
Il bilancio dei festeggiamenti per il Capodanno 2026 racconta una storia che si ripete, con variazioni minime, ogni volta. Nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio, l’uso di botti e fuochi d’artificio ha provocato un morto e 283 feriti in tutta Italia, 54 dei quali ricoverati. I dati arrivano dal dipartimento della Pubblica sicurezza del Viminale. I numeri risultano in lieve calo rispetto al Capodanno precedente, quando i feriti erano stati 309.
La vittima è un uomo di 63 anni, di nazionalità moldava, deceduto ad Acilia (Roma), nei pressi di un parco pubblico. Il corpo è stato trovato dai carabinieri: l’uomo è morto per una grave emorragia provocata dall’esplosione di un petardo che stava maneggiando. Durante la stessa notte, si sono registrati anche 12 ferimenti da colpi d’arma da fuoco, un dato che contribuisce a rendere più pesante il bilancio complessivo.
Tra i 283 feriti, 245 hanno riportato prognosi pari o inferiori a 40 giorni, mentre 50 sono i feriti gravi, con prognosi superiori ai 40 giorni. Si contano inoltre 68 minori feriti, contro i 90 dell’anno scorso. In molti casi si tratta di lesioni devastanti: amputazioni di dita o mani, ustioni profonde, danni permanenti agli arti superiori. Ferite che i medici dei pronto soccorso definiscono ormai tipiche della notte di Capodanno.
Tra gli episodi più gravi figura quanto avvenuto a Milano, dove due ragazzi di 12 anni sono rimasti gravemente feriti nella tarda mattinata del primo gennaio, in via Alfonso Gatto. Uno dei due ha perso una mano dopo l’esplosione di un botto ed è stato ricoverato in codice rosso all’ospedale Niguarda. L’altro, con ferite al torace e alle gambe, è stato trasferito in codice giallo al San Raffaele. Nessuno dei due è in pericolo di vita, ma l’episodio riporta al centro il tema dell’accesso dei minori al materiale pirotecnico proibito.
A Roma, oltre al decesso del cittadino moldavo, un trentatreenne italiano è ricoverato in prognosi riservata al policlinico Umberto I dopo aver riportato l’amputazione dell’orecchio destro e gravi lesioni al volto e all’occhio. Un bambino di 11 anni è stato invece trasportato all’ospedale Grassi di Ostia per una lesione all’orecchio, giudicata guaribile in 20 giorni.
Numerosi i casi gravi anche nel resto d’Italia. A Vercelli un uomo di 43 anni è in pericolo di vita dopo l’amputazione di una mano e gravi traumi al torace e all’addome. A Foggia è ricoverato in prognosi riservata un diciassettenne romeno, trasportato in elisoccorso dopo aver perso una mano. A Brescia un quattordicenne egiziano ha subito l’amputazione di due dita ed è in prognosi riservata, mentre a Taranto un tredicenne è rimasto gravemente ferito dopo aver raccolto un petardo inesploso.
A Napoli, dove si contano 57 feriti tra città e provincia, si è verificato anche un episodio emblematico. Un ventiquattrenne romano, come riportato da Adnkronos, ha perso tre dita per l’esplosione di un petardo. Dopo essere stato medicato all’ospedale Pellegrini ed essere stato dimesso, è tornato in strada e, nel corso della stessa notte, ha acceso un altro fuoco pirotecnico, rimanendo nuovamente ferito al volto e a un occhio. I sanitari hanno dovuto soccorrerlo una seconda volta a poche ore di distanza.
In tutta Italia le chiamate ai numeri di emergenza sono state oltre 770, molte concentrate proprio nel capoluogo campano, per incendi, esplosioni, soccorsi a persone ferite e danni a edifici, con un impegno straordinario di vigili del fuoco, sanitari e forze dell’ordine.
Secondo le autorità sanitarie, la maggior parte delle lesioni è riconducibile all’uso improprio di fuochi acquistati illegalmente o alla manipolazione di ordigni artigianali. Nonostante le campagne di prevenzione e i divieti comunali, il fenomeno continua a riproporsi con dinamiche pressoché identiche. Dal Viminale si sottolinea che il calo rispetto al 2025 non è sufficiente a ridimensionare un problema che resta strutturale.
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