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2021-06-03
Vertice d’urgenza per smontare la follia di Speranza sui ristoranti
iStock
La regola che fissa il limite massimo di quattro persone non conviventi a tavola al ristorante, sia in zona bianca che in zona rossa, sia all'aperto che al chiuso, spacca il governo e scatena la rivolta delle associazioni di categoria, del centrodestra e delle Regioni. La norma, voluta dal ministro delle Chiusure, Roberto Speranza, viene contestata non solo dal ministro degli Affari regionali, Mariastella Gelmini, ma anche da entrambi i sottosegretari dello stesso Speranza, Pierpaolo Sileri del M5s e Andrea Costa di Noi con l'Italia. Oggi un tavolo tecnico, convocato appositamente per discutere di questa incredibile restrizione, dovrebbe sciogliere il nodo, consentendo ai cittadini di poter sedersi a tavola anche in più di quattro persone, salvando la stagione turistica ed evitando di soffocare i piccoli segnali di ripresa di un settore trainante dell'economia, quello della ristorazione e della filiera agroalimentare: un esercito di imprese con relativi dipendenti, tra le quali 70.000 industrie alimentari e 740.000 aziende agricole impegnate a garantire le forniture, per un totale di 3,6 milioni di posti di lavoro.
«I posti a tavola al ristorante», dice il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, a Un giorno da pecora su Rai Radio 1, «nelle zone bianche? Il limite, per maggior sicurezza, è ancora fissato a quattro. Spero che venga presto rivisto perché chiaramente è molto restrittivo. Se sono più d'accordo con Speranza o con Gelmini? Io», risponde Sileri, «sono tra quelli che era per l'aumento dei posti a tavola, aumenterei i posti a 8-10. E dai primi di luglio liberalizzerei perché avremo oltre 30 milioni di persone con almeno una dose di vaccino». «Dobbiamo dare assolutamente», incalza l'altro sottosegretario, Andrea Costa, «delle prospettive ai cittadini e bisogna considerare in maniera diversa le zona gialle da quelle bianche. Almeno per i ristoranti all'aperto in zona bianca», aggiunge Costa, «si arrivi a togliere il vincolo del limite massimo di quattro persone al tavolo: sarebbe un primo segnale di distensione. Per i locali al chiuso credo si possa anche prevedere una restrizione iniziale, ci può stare purché sia graduale».
Il centrodestra va all'assalto: «Ho chiesto a Speranza», attacca il leader della Lega, Matteo Salvini, «di evitare la ridicola limitazione dei quattro a tavola al ristorante che almeno nelle zone bianche non ha più senso». «Continuano le folli misure restrittive», sottolinea la presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, «utili solo a danneggiare ulteriormente l'economia. Provvedimenti che sembrano concepiti più per continuare a massacrare le categorie odiate dalla sinistra che per combattere concretamente il virus».
«Appare davvero lunare», argomenta il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Roberto Occhiuto, «voler limitare in zona bianca la libertà dei ristoratori, imponendo, come vorrebbe il ministero della Salute, il limite massimo di quattro persone per tavolo. Basta con il rigore a prescindere, diamo fiducia agli italiani e facciamoli tornare a vivere». «Basta con Speranza e le sue teorie assurde», sbotta il senatore azzurro Maurizio Gasparri, «il limite di quattro persone a tavola è inaccettabile. Speranza ha rappresentato un problema per tutta la stagione dell'era Covid. Deve spiegare tante cose. Rifiuta risposte. Va in televisione soltanto nei salotti amici per evitare domande scomode. Speranza va cacciato».
«È previsto un tavolo tecnico», sottolinea il capogruppo di Fi al Senato, Anna Maria Bernini, «per affrontare la questione del limite di quattro persone a tavola al ristorante perfino nelle zone bianche. È in effetti doveroso porre fine al caos interpretativo di queste ore, che ha generato ulteriore confusione. Si tratta in effetti di una misura francamente eccessiva e illogica», aggiunge la Bernini, «per cui auspico che venga cancellata immediatamente per non creare ulteriori difficoltà ai ristoratori già pesantemente penalizzati».
Sul piede di guerra, inevitabilmente, le associazioni di categoria: «Il limite dei posti a tavola», afferma la Coldiretti, «è una misura di sicurezza che ha ripercussioni sul bisogno di convivialità degli italiani dopo mesi di lockdown e pesa anche sugli incassi della ristorazione dopo la perdita di 41 miliardi nell'anno della pandemia Covid».
Sconcertati i governatori, con il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, tra i primi, a insorgere contro questa assurda imposizione: «Il tavolo tecnico dove sarà affrontata la questione», fanno sapere fonti vicine alla Conferenza, «del limite di quattro persone al tavolo nei ristoranti segue la richiesta in tal senso inviata dalla Conferenza delle Regioni. L'ipotesi del limite di quattro al chiuso non è stata proposta ufficialmente alle Regioni e non trova riscontro. Nelle interlocuzioni ieri sera (l'altro ieri, ndr) si è fatto presente che, considerato come le decisioni assunte sino a ora (linee guida in primis) siano sempre state condivise in un clima assolutamente collaborativo e di rispetto istituzionale, ha sorpreso che l'interpretazione del governo sul tema sia avvenuta in maniera autonoma».
Quasi tutta l'Italia in bianco dal 21
L'Italia guarda alle vacanze con ottimismo, visto che dal 21 giugno (data simbolo, anche perché vedrà la fine del coprifuoco) potrebbe ritrovarsi tutta colorata di bianco, a eccezione della Valle d'Aosta (al momento le più fortunate sono Molise, Friuli Venezia Giulia e Sardegna; il 7 toccherà a Liguria, Umbria, Veneto e Abruzzo; il 14 sarà la volta di Provincia di Trento, Lombardia, Lazio, Piemonte, Puglia ed Emilia Romagna). Anche Sicilia, Marche, Toscana, Provincia di Bolzano, Calabria, Basilicata e Campania infatti registrano miglioramenti. E potranno entrare nell'area con meno restrizioni.
Gli italiani stanno prenotando i tanto attesi periodi di vacanza, ma con molte perplessità sulle regole da rispettare. Proviamo a fare ordine. Per viaggiare in Italia, tra le Regioni non servono certificati. Single e famiglie possono dunque stare tranquilli, la circolazione in auto, aereo o treno è libera tranne che per gli sbarchi in Sardegna, dove fino al 15 giugno si può arrivare solo dopo essersi registrati sul sito Sardegna sicura e muniti del green pass che attesti la negatività del tampone, effettuato nelle 48 ore precedenti, la guarigione dal Covid o l'avvenuta vaccinazione da 15 giorni.
Nelle altre Regioni il certificato si rende necessario in caso di eventuale cambio di colore, quindi prima di viaggiare è sempre consigliato verificare online la situazione sanitaria della località di destinazione. E ricordiamo che dal primo giugno è necessario il green pass per partecipare a matrimoni, feste o banchetti.
Diversa la faccenda se vogliamo spostarci all'estero. Nell'Ue, in attesa del lasciapassare europeo che entrerà in vigore dal primo luglio, ogni Stato ha adottato proprie regole che si possono consultare sul sito Reopen.europa.eu. Si va dall'obbligo (sopra gli 11 anni) di effettuare un tampone molecolare nelle 72 ore precedenti anche per chi è stato vaccinato, quando la destinazione è la Francia, al certificato di negatività ai test richiesto dalla Spagna anche per i bambini di più di 6 anni. Prima del rientro in Italia con qualsiasi mezzo di trasporto da un Paese Ue, da Regno Unito, Irlanda del Nord, Svizzera, Andorra, Monaco e Israele, bisogna compilare online il modulo di localizzazione digitale con nome, telefono e indirizzo (tutte le istruzioni sul sito Salute.gov.it), accompagnandolo da un documento che attesti l'esito negativo di un tampone molecolare o antigenico, effettuato nelle 48 ore precedenti. All'obbligo sono esentati i bambini sotto i 2 anni. Se non si ha il certificato, scatta la quarantena per dieci giorni.
Per le destinazioni fuori Ue, bisogna consultare la lista di appartenenza dello Stato che si vuole raggiungere, secondo i cinque elenchi predisposti dall'ordinanza di maggio del ministero della Salute e in vigore fino al prossimo 31 luglio.
Da oggi, intanto, in molte Regioni italiane si parte con le prenotazioni libere del vaccino e non più per fasce di età. In Lombardia si è già iniziato ieri, dalle ore 23, aprendo le registrazioni alla fascia 12-29 anni. Quanto ai dati a livello nazionale, mercoledì pomeriggio risultavano somministrate altre 136.914 dosi di vaccino per un totale da inizio campagna di 35,6 milioni. Ieri erano ancora in calo il numero dei morti (62 rispetto ai 93 delle 24 ore precedenti), delle rianimazioni: 933 (56) e degli ospedalizzati sintomatici: 5.858 (334). I nuovi casi registrati sono stati 2.897 (+0,07%), mentre il tasso di positività è risultato dell'1,2%.
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Oggi il tavolo tecnico per superare il limite dei quattro commensali. Matteo Salvini: «È ridicolo». Il sottosegretario Pierpaolo Sileri: «Va portato a 10». Andrea Costa: «Segnale sbagliato». Dure le Regioni: «Sorpresi da un'azione autonoma».La svolta dovrebbe lasciare fuori soltanto la Valle d'Aosta. Se non si torna all'arancio o al rosso, viaggiare sarà semplice. Al via le vaccinazioni libere, al di là delle fasce d'età.Lo speciale contiene due articoli.La regola che fissa il limite massimo di quattro persone non conviventi a tavola al ristorante, sia in zona bianca che in zona rossa, sia all'aperto che al chiuso, spacca il governo e scatena la rivolta delle associazioni di categoria, del centrodestra e delle Regioni. La norma, voluta dal ministro delle Chiusure, Roberto Speranza, viene contestata non solo dal ministro degli Affari regionali, Mariastella Gelmini, ma anche da entrambi i sottosegretari dello stesso Speranza, Pierpaolo Sileri del M5s e Andrea Costa di Noi con l'Italia. Oggi un tavolo tecnico, convocato appositamente per discutere di questa incredibile restrizione, dovrebbe sciogliere il nodo, consentendo ai cittadini di poter sedersi a tavola anche in più di quattro persone, salvando la stagione turistica ed evitando di soffocare i piccoli segnali di ripresa di un settore trainante dell'economia, quello della ristorazione e della filiera agroalimentare: un esercito di imprese con relativi dipendenti, tra le quali 70.000 industrie alimentari e 740.000 aziende agricole impegnate a garantire le forniture, per un totale di 3,6 milioni di posti di lavoro.«I posti a tavola al ristorante», dice il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, a Un giorno da pecora su Rai Radio 1, «nelle zone bianche? Il limite, per maggior sicurezza, è ancora fissato a quattro. Spero che venga presto rivisto perché chiaramente è molto restrittivo. Se sono più d'accordo con Speranza o con Gelmini? Io», risponde Sileri, «sono tra quelli che era per l'aumento dei posti a tavola, aumenterei i posti a 8-10. E dai primi di luglio liberalizzerei perché avremo oltre 30 milioni di persone con almeno una dose di vaccino». «Dobbiamo dare assolutamente», incalza l'altro sottosegretario, Andrea Costa, «delle prospettive ai cittadini e bisogna considerare in maniera diversa le zona gialle da quelle bianche. Almeno per i ristoranti all'aperto in zona bianca», aggiunge Costa, «si arrivi a togliere il vincolo del limite massimo di quattro persone al tavolo: sarebbe un primo segnale di distensione. Per i locali al chiuso credo si possa anche prevedere una restrizione iniziale, ci può stare purché sia graduale».Il centrodestra va all'assalto: «Ho chiesto a Speranza», attacca il leader della Lega, Matteo Salvini, «di evitare la ridicola limitazione dei quattro a tavola al ristorante che almeno nelle zone bianche non ha più senso». «Continuano le folli misure restrittive», sottolinea la presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, «utili solo a danneggiare ulteriormente l'economia. Provvedimenti che sembrano concepiti più per continuare a massacrare le categorie odiate dalla sinistra che per combattere concretamente il virus».«Appare davvero lunare», argomenta il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Roberto Occhiuto, «voler limitare in zona bianca la libertà dei ristoratori, imponendo, come vorrebbe il ministero della Salute, il limite massimo di quattro persone per tavolo. Basta con il rigore a prescindere, diamo fiducia agli italiani e facciamoli tornare a vivere». «Basta con Speranza e le sue teorie assurde», sbotta il senatore azzurro Maurizio Gasparri, «il limite di quattro persone a tavola è inaccettabile. Speranza ha rappresentato un problema per tutta la stagione dell'era Covid. Deve spiegare tante cose. Rifiuta risposte. Va in televisione soltanto nei salotti amici per evitare domande scomode. Speranza va cacciato».«È previsto un tavolo tecnico», sottolinea il capogruppo di Fi al Senato, Anna Maria Bernini, «per affrontare la questione del limite di quattro persone a tavola al ristorante perfino nelle zone bianche. È in effetti doveroso porre fine al caos interpretativo di queste ore, che ha generato ulteriore confusione. Si tratta in effetti di una misura francamente eccessiva e illogica», aggiunge la Bernini, «per cui auspico che venga cancellata immediatamente per non creare ulteriori difficoltà ai ristoratori già pesantemente penalizzati».Sul piede di guerra, inevitabilmente, le associazioni di categoria: «Il limite dei posti a tavola», afferma la Coldiretti, «è una misura di sicurezza che ha ripercussioni sul bisogno di convivialità degli italiani dopo mesi di lockdown e pesa anche sugli incassi della ristorazione dopo la perdita di 41 miliardi nell'anno della pandemia Covid».Sconcertati i governatori, con il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, tra i primi, a insorgere contro questa assurda imposizione: «Il tavolo tecnico dove sarà affrontata la questione», fanno sapere fonti vicine alla Conferenza, «del limite di quattro persone al tavolo nei ristoranti segue la richiesta in tal senso inviata dalla Conferenza delle Regioni. L'ipotesi del limite di quattro al chiuso non è stata proposta ufficialmente alle Regioni e non trova riscontro. Nelle interlocuzioni ieri sera (l'altro ieri, ndr) si è fatto presente che, considerato come le decisioni assunte sino a ora (linee guida in primis) siano sempre state condivise in un clima assolutamente collaborativo e di rispetto istituzionale, ha sorpreso che l'interpretazione del governo sul tema sia avvenuta in maniera autonoma».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/vertice-durgenza-per-smontare-la-follia-di-speranza-sui-ristoranti-2653212193.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="quasi-tutta-l-italia-in-bianco-dal-21" data-post-id="2653212193" data-published-at="1622671470" data-use-pagination="False"> Quasi tutta l'Italia in bianco dal 21 L'Italia guarda alle vacanze con ottimismo, visto che dal 21 giugno (data simbolo, anche perché vedrà la fine del coprifuoco) potrebbe ritrovarsi tutta colorata di bianco, a eccezione della Valle d'Aosta (al momento le più fortunate sono Molise, Friuli Venezia Giulia e Sardegna; il 7 toccherà a Liguria, Umbria, Veneto e Abruzzo; il 14 sarà la volta di Provincia di Trento, Lombardia, Lazio, Piemonte, Puglia ed Emilia Romagna). Anche Sicilia, Marche, Toscana, Provincia di Bolzano, Calabria, Basilicata e Campania infatti registrano miglioramenti. E potranno entrare nell'area con meno restrizioni. Gli italiani stanno prenotando i tanto attesi periodi di vacanza, ma con molte perplessità sulle regole da rispettare. Proviamo a fare ordine. Per viaggiare in Italia, tra le Regioni non servono certificati. Single e famiglie possono dunque stare tranquilli, la circolazione in auto, aereo o treno è libera tranne che per gli sbarchi in Sardegna, dove fino al 15 giugno si può arrivare solo dopo essersi registrati sul sito Sardegna sicura e muniti del green pass che attesti la negatività del tampone, effettuato nelle 48 ore precedenti, la guarigione dal Covid o l'avvenuta vaccinazione da 15 giorni. Nelle altre Regioni il certificato si rende necessario in caso di eventuale cambio di colore, quindi prima di viaggiare è sempre consigliato verificare online la situazione sanitaria della località di destinazione. E ricordiamo che dal primo giugno è necessario il green pass per partecipare a matrimoni, feste o banchetti. Diversa la faccenda se vogliamo spostarci all'estero. Nell'Ue, in attesa del lasciapassare europeo che entrerà in vigore dal primo luglio, ogni Stato ha adottato proprie regole che si possono consultare sul sito Reopen.europa.eu. Si va dall'obbligo (sopra gli 11 anni) di effettuare un tampone molecolare nelle 72 ore precedenti anche per chi è stato vaccinato, quando la destinazione è la Francia, al certificato di negatività ai test richiesto dalla Spagna anche per i bambini di più di 6 anni. Prima del rientro in Italia con qualsiasi mezzo di trasporto da un Paese Ue, da Regno Unito, Irlanda del Nord, Svizzera, Andorra, Monaco e Israele, bisogna compilare online il modulo di localizzazione digitale con nome, telefono e indirizzo (tutte le istruzioni sul sito Salute.gov.it), accompagnandolo da un documento che attesti l'esito negativo di un tampone molecolare o antigenico, effettuato nelle 48 ore precedenti. All'obbligo sono esentati i bambini sotto i 2 anni. Se non si ha il certificato, scatta la quarantena per dieci giorni. Per le destinazioni fuori Ue, bisogna consultare la lista di appartenenza dello Stato che si vuole raggiungere, secondo i cinque elenchi predisposti dall'ordinanza di maggio del ministero della Salute e in vigore fino al prossimo 31 luglio. Da oggi, intanto, in molte Regioni italiane si parte con le prenotazioni libere del vaccino e non più per fasce di età. In Lombardia si è già iniziato ieri, dalle ore 23, aprendo le registrazioni alla fascia 12-29 anni. Quanto ai dati a livello nazionale, mercoledì pomeriggio risultavano somministrate altre 136.914 dosi di vaccino per un totale da inizio campagna di 35,6 milioni. Ieri erano ancora in calo il numero dei morti (62 rispetto ai 93 delle 24 ore precedenti), delle rianimazioni: 933 (56) e degli ospedalizzati sintomatici: 5.858 (334). I nuovi casi registrati sono stati 2.897 (+0,07%), mentre il tasso di positività è risultato dell'1,2%.
Un aereo, la guerra, un tesoro e un uomo misterioso. Un giallo che oggi potrebbe vivere in un film. Una storia due minuti più lunga del solito ma che vale la pena conoscere.
Ansa
Il presidente Domenico Centrone ha detto che «alcune norme sono direttamente connesse con quelle appena sottoposte alla volontà popolare». Fa riferimento al divieto di trasferimento da una funzione all'altra, dalla giudicante alla inquirente, che per la magistratura ordinaria è stato appena bocciato e che invece è qui disposta per la contabile. Al centro delle loro preoccupazioni c'è soprattutto il meccanismo del silenzio-consenso che secondo loro mina l'efficienza dei controlli sulla spesa pubblica. Infine non piace che si dia potere al procuratore generale.L'Anm dei magistrati contabili lancia un appello a governo e parlamento per cambiare o abolire la riforma provando a sfruttare il gancio del referendum. Chiedono si rinunci alla riforma che porta il nome del ministro Tommaso Foti, FdI (era capogruppo alla Camera). Non era una riforma di rango costituzionale, per questo bastava una maggioranza semplice per approvarla e da gennaio è legge. «La recente legge di riforma della Corte dei Conti contiene disposizioni di delega al Governo che mirano a introdurre misure simili a quelle non approvate dal Referendum costituzionale». Le toghe contabili percepiscono la riforma Foti come una diminutio del loro lavoro. Le pubbliche amministrazioni potranno rivolgersi alla Corte dei Conti per un parere sulle procedure da loro avviate e se non dovesse arrivare una risposta entro un determinato periodo di tempo, si darà per buona la procedura. La pubblica amministrazione potrà procedere senza paura di dover rispondere di danni erariali. Alla Corte dei Conti spaventa la mole di lavoro che dovranno sbrigare in poco tempo. Costretti a lavorare di più e velocemente per permettere allo stato di lavorare per il Paese. Proprio come chiede l'Unione europea.
Con la riforma cambiano i limiti al quantum del danno che può essere posto a carico del singolo. Salvo i casi di dolo o illecito arricchimento, la Corte dei conti deve: ridurre l’addebito, ponendo a carico del responsabile non più del 30% del danno accertato; verificare che la condanna non superi il doppio della retribuzione lorda annua (nell’anno di inizio della condotta, o in quello precedente/successivo) oppure il doppio del corrispettivo o dell’indennità percepiti per la funzione che ha generato il danno.
Poi si inseriscono regole più precise sulla prescrizione. Per la responsabilità per colpa grave, il termine decorre dal momento in cui il danno si è verificato (condotta ed evento), non dalla data in cui l’amministrazione o la Procura contabile ne hanno avuto effettiva conoscenza. In caso di occultamento doloso, la prescrizione decorre dal momento della scoperta, ma l’occultamento deve consistere in comportamenti attivi o nella violazione di specifici obblighi di comunicazione.
Il giudice contabile avrà un nuovo potere sanzionatorio: oltre alla condanna al risarcimento, si potrà disporre, nei casi più gravi, la sospensione dalla gestione di risorse pubbliche per un periodo tra sei mesi e tre anni.
La riforma tipizza anche la colpa grave, stabilendo che ricorre quando si verifica: violazione manifesta delle norme di diritto applicabili; travisamento del fatto; affermazione di un fatto la cui esistenza è incontrovertibilmente esclusa dagli atti; negazione di un fatto la cui esistenza risulta incontrovertibilmente dagli atti. Infine si prevede l'obbligo di copertura assicurativa e presunzione di non responsabilità per gli organi politici. La responsabilità contabile tende così a concentrarsi su dirigenti, funzionari e soggetti che hanno un ruolo operativo, mentre si attenua il coinvolgimento diretto di sindaci, assessori e altri organi di vertice politico. Nei fatti, chi firma tecnicamente l’atto diventa il principale soggetto esposto, specie negli enti locali, nelle società partecipate e nei settori a forte rilevanza finanziaria.
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Visitare questa località austriaca in estate significa immergersi in un’atmosfera dove il lusso discreto incontra la tradizione contadina, creando un mix unico, perfetto per chi cerca sport, piaceri raffinati e del sano relax .
Il cuore pulsante dell'estate è il monte Hahnenkamm. Salire con la celebre funivia Kitz bühel Cable Cars non è solo un modo per raggiungere la quota, ma è anche un viaggio panoramico sulla valle. In cima, i sentieri si snodano tra malghe fiorite e punti di sosta iconici come il Berghaus Tirol, dove la vista spazia dalle Alpi di Kitzbühel agli Alti Tauri.
Per chi ama le due ruote, la regione è un punto di riferimento mondiale per l’e-bike. Grazie ai servizi di noleggio e alla vasta rete di sentieri segnalati, è possibile esplorare vette e vallate senza necessariamente avere il fiato di un atleta olimpico. Le pendenze diventano un piacere e le distanze si accorciano, lasciando più tempo per ammirare il paesaggio. Kitzbühel è anche una mecca per gli appassionati di mountain bike. Sentieri immersi nei boschi, percorsi tecnici per esperti e itinerari panoramici per e-bike permettono a tutti di trovare la propria dimensione. Gli impianti di risalita funzionano anche nei mesi estivi, facilitando l’accesso ai tracciati in quota e regalando discese spettacolari tra radure e single track. Eventi sportivi e competizioni animano la stagione, richiamando biker da tutta Europa. Anche chi è alle prime armi può affidarsi a guide esperte o partecipare a tour organizzati per scoprire gli angoli più suggestivi della regione in totale sicurezza.
Con oltre mille chilometri di sentieri segnalati, Kitz bühel è una destinazione ideale per chi ama camminare. I percorsi si snodano tra dolci colline alpine, boschi ombrosi e pascoli punteggiati di baite tradizionali. Per chi cerca un itinerario più rilassante, i sentieri intorno al lago Schwarzsee offrono passeggiate facili, ideali anche per famiglie. Qui è possibile alternare trekking leggero a soste rigeneranti sulle rive del lago, magari con un tuffo nelle sue acque limpide. Se si viaggia in famiglia, il Parco faunistico di Aurach è una tappa imperdibile. A pochi chilometri dal centro, è possibile camminare tra cervi, daini e mufloni in un ambiente naturale protetto: un'esperienza che incanta grandi e piccini.
Kitzbühel non è solo sport. Il centro, con le sue facciate colorate, ospita il Museo di Kitzbühel, dove scoprire la storia locale e le opere di Alfons Walde, l'artista che ha immortalato l'anima invernale della città.
Il centro storico, poi, è un piccolo gioiello architettonico: case color pastello, balconi fioriti e boutique di alta gamma convivono armoniosamente. La via principale è un susseguirsi di negozi esclusivi, atelier artigianali e marchi internazionali. Qui lo shopping diventa un’esperienza piacevole, tra moda sportiva di lusso, oggetti di design e specialità gastronomiche locali. Una tappa obbligatoria per gli acquisti è da Frauenschuh. Non è un semplice negozio, ma l'essenza dello stile alpino contemporaneo: materiali pregiati e design funzionale che incarnano il «Kitz-look».
Caffè all’aperto e ristoranti gourmet invitano a prendersi una pausa, assaporando piatti della tradizione tirolese rivisitati in chiave contemporanea. L’atmosfera è sofisticata ma mai ostentata, perfetta per chi cerca una vacanza attiva senza rinunciare al comfort.
La proposta gastronomica della città è altrettanto variegata e profonda, partendo dall'esperienza culinaria offerta dal ristorante Das Mocking, situato proprio alla base della Streif, che propone una cucina moderna capace di valorizzare i prodotti del territorio con un tocco creativo. Per chi cerca l'accoglienza più genuina, il ristorante Zum Rehkitz offre i grandi classici della tradizione tirolese in un'atmosfera calda e autentica, mentre una sosta all'Hallerwirt ad Aurach permette un'immersione totale nella storia e nella genuinità contadina. Nel cuore pulsante della città, il ristorante Das Reisch completa l'offerta con un ambiente raffinato dove la cucina internazionale si fonde sapientemente con i sapori del luogo.
Informazioni: www.kitzbuehel.com.
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Per mezzo secolo sono stata atea e darwinista: non tolleravo il concetto del dolore innocente. I miracoli descritti nel Vangelo erano per me incomprensibili: perché guarire quel lebbroso lì, e non quello due strade più in là? Perché ridare la vista al cieco che sente passare Gesù e lo chiama, e non all’altro che non gli può chiedere niente? Dio non avrebbe fatto prima a non creare la lebbra anziché mandare poi il Figlio a guarire un lebbroso e non gli altri? La Passione e la morte in croce che senso avevano? E in che senso la crocifissione ha salvato tutti?
Per me è stata un’entusiastica liberazione la lettura del Dizionario filosofico di Voltaire. Avevo pensato le stesse cose che scriveva il grande filosofo. Ma in realtà è lui che pensava come un dodicenne. Le sarcastiche critiche al cristianesimo nascono dalla non conoscenza non solo di San Tommaso, ma delle Scritture. L’ateismo è terribilmente ingenuo. Si decide che Dio non esiste, dopodiché si selezionano i pensieri che possono giustificare la presenza della vita in assenza di qualcuno che l’abbia creata. Il mio ateismo, infatti, si è risolto per motivi scientifici. La scienza consiste nell’osservare e nel trarre poi conclusioni, non il contrario. Non è pensabile che il mondo si sia creato da solo per ammasso casuale di atomi, che si ricostruiscono in ordine pur venendo dal caos. Qualcuno ha creato il mondo e Qualcuno ha voluto noi. Queste due affermazioni sono profondamente ragionevoli.
Sono nata nel 1953. Ero in grado di intendere di volere quando negli anni Settanta sono arrivati i risultati degli studi sulla Sindone che la datano all’epoca medievale. La Sindone era falsa: avevo ragione io, atea. Peccato che la datazione al carbonio 14 della Sindone dal punto di vista scientifico non abbia senso perché applicata a un oggetto, un telo, che, per sua natura, è esposto a contaminazioni stratificate nel tempo. I ricercatori che hanno fatto gli studi con il carbonio si sono addirittura vantati di non aver commesso l’errore metodologico di non aver studiato la storia del sacro lino. Se ne avessero studiato la storia, avrebbero scoperto che la Sindone era esposta grazie a miriadi di persone che la tenevano dagli angoli con le mani, lasciando il loro sudore e consumandone il tessuto. La Sindone sugli angoli superiori si era sfilacciata, e dato che era la Sacra Sindone è stata rammendata da gente che stava al rammendo come Mozart alla musica. I rammendi sono invisibili. Nel 1988 tre laboratori (Oxford, Zurigo e Tucson) datarono il telo tra il 1260 e il 1390, ma studi successivi hanno ipotizzato una datazione tra il 300 a.C. e il 300 d.C. Il gruppo di ricerca Sturp (Shroud of Turin research project) definì l’immagine come il risultato di un processo ancora non spiegato. Gli studi di John Jackson e William Mottern mostrarono inoltre che l’immagine contiene informazioni tridimensionali: l’intensità dell’immagine varia in funzione della distanza dal corpo, caratteristica unica rispetto a qualunque rappresentazione artistica. Questa proprietà ha portato alcuni studiosi, come Giulio Fanti e Paolo Di Lazzaro, a ipotizzare che l’immagine possa essersi formata tramite un impulso energetico ad alta intensità, capace di alterare superficialmente le fibre del lino senza penetrare in profondità. La Sacra Sindone è un negativo tridimensionale, che si può essere formato solo grazie a un corpo che è diventato energia.
È ragionevole affermare che Dio ha creato il mondo e che Cristo è risorto. Queste due affermazioni come si conciliano con tutto il resto? Con il dolore innocente, che la Passione non ha cancellato? Il senso del miracolo non era salvare Lazzaro, che poi comunque sarebbe morto, ma salvare noi tutti dall’abisso di aver perduto Dio. I miracoli servono per aiutarci a trovare la fede, perché è la nostra fede che ci salverà. Tutto il dolore innocente sarà consolato in un’infinita eternità. Buona Pasqua a tutti.
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