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2022-10-11
La vendetta di Putin arriva puntuale: pioggia di 83 missili su tutta l’Ucraina
Ansa
A 72 ore dall’attacco al ponte di Kerch è scattata puntualmente la vendetta russa. Ieri mattina l’esercito di Mosca ha colpito diverse città in tutta l’Ucraina e secondo quanto riportato dai media locali e internazionali ci sono state almeno cinque esplosioni a Kiev (la prima volta da giugno) ma non solo, attacchi anche a Dnipro, Odessa, Mykolaiv, Khmelnytski, Zhytomyr, Leopolie e Sloviansk. Secondo il viceministro della Difesa ucraina, Hanna Maliar, citata dal Kyiv Independent: «Le forze russe hanno lanciato oltre 83 missili (43 quelli intercettati) e usato ben 17 droni iraniani partiti dalle regioni del Mar Caspio e da Nizhny Novgorod». A proposito di questi ultimi lo Stato maggiore dell’esercito ucraino ritiene che siano partiti anche dalla Bielorussia.
Mentre scriviamo il bilancio degli attacchi è ancora provvisorio, tuttavia, le prime stime parlano di undici persone uccise e sarebbero almeno 64 quelle ferite. Il bilancio più grave è a Kiev, dove secondo le autorità cittadine nel quartiere di Shevchenkivskyi sono rimaste uccise otto persone, mentre alcuni nostri lettori ucraini che vivono in Italia ci segnalano di non avere più notizie da congiunti che si trovavano nella zona dell’università della Capitale. Nell’attacco a Kiev è stato colpito anche il ponte Klitschko, posto sulla riva destra del fiume Dnepr, una struttura pedonale nel centro della Capitale ucraina, ideale per le passeggiate. Gli abitanti della città l’hanno così soprannominato in onore dell’attuale sindaco, Vitali Klitschko. E tra di loro, come ha raccontato Repubblica raccogliendo i commenti sul campo, non manca chi critica la linea del proprio Paese: «Perché abbiamo fatto saltare il ponte della Crimea?».
La città di Leopoli, fino a oggi in gran parte risparmiata dai combattimenti, è stata pesantemente bombardata come ha confermato su Telegram il governatore regionale, Maxime Kozitskiï: «Dopo gli attacchi sono stati registrati blackout nella regione di Leopoli», poi ha invitato i cittadini residenti «a rimanere nei rifugi di fronte alla minaccia di ulteriori attacchi». Attacco missilistico anche a Zaporizhzhia dove un palazzo è stato colpito, come ha reso noto Anatoly Kurtev, segretario del Consiglio comunale della città: «Questa notte, i terroristi russi hanno ancora una volta tolto la vita a un civile. Alle 6 del mattino il bilancio era di un morto. Altre cinque persone sono rimaste ferite. Tra i feriti c’è un bambino che ha riportato tagli da frammenti di vetro». E dopo aver finito la conta dei danni, Kiev ha annunciato l’interruzione dell’esportazione di elettricità verso l’Europa.
Paura anche in Moldavia, che ha denunciato la violazione del proprio spazio aereo da parte dei missili russi lanciati contro le diverse città dell’Ucraina. Il ministero della Difesa di Mosca, citato dall’agenzia di stampa Interfax, in una nota ha detto che «le forze armate russe hanno colpito tutti gli obiettivi che si erano prefissati». Ieri, mentre erano in corso gli attacchi, il presidente bielorusso, Aleksandr Lukashenko, prima ha accusato Kiev «di preparare un attacco contro la Bielorussia», poi ha convocato una riunione urgente con i vertici delle forze armate e della sicurezza di Minsk. In seguito, è arrivata la comunicazione citata dalla Ria Novosti nella quale si è ufficializzato il fatto che russi e bielorussi «hanno deciso di schierare un gruppo regionale congiunto di truppe. In relazione all’aggravamento della situazione ai confini occidentali dello Stato dell’Unione, abbiamo deciso di schierare un raggruppamento regionale della Federazione russa e della Repubblica di Bielorussia». In precedenza, Lukashenko aveva addirittura accusato la Nato e altri Paesi europei: «Stanno valutando la possibilità di lanciare un’aggressione contro la Bielorussia. In Occidente c’è la convinzione diffusa che l’esercito bielorusso parteciperà in modo diretto all’operazione militare speciale sul territorio dell’Ucraina. Dopo aver creduto a queste teorie, la leadership politico militare dell’Alleanza atlantica e un certo numero di Paesi europei stanno valutando una possibile aggressione contro il nostro Paese, fino all’attacco nucleare».
Tornando al campo di battaglia cosa sta succedendo e come sta procedendo la mobilitazione russa? Secondo il generale di corpo d’armata Maurizio Boni: «L’esercito russo è in grandissima difficoltà sul terreno e credo che le nostre analisi debbano essere sostenute, in questo momento, da qualche dato effettivo di riscontro, ancorché drammatico, per poter pienamente valutare la gravità della situazione. Alla vigilia dell’invasione l’esercito russo era in grado di esprimere una forza terrestre operativa reale di poco meno di 200.000 soldati attivi e regolarmente addestrati, e la forza d’invasione russa era costituita da circa 190.000 uomini. Le stime sulle perdite parlano di più di 50.000 tra morti, feriti e dispersi, senza contare le defezioni. Si è già superato abbondantemente il limite oltre il quale ogni esercito dovrebbe fermarsi».
Infine, la Germania ha consegnato ieri il primo di quattro sistemi missilistici aria-aria Iris-T Slm all’Ucraina. Lo ha reso noto il ministero della Difesa tedesco, spiegando che «i recenti attacchi missilistici russi contro Kiev e altre città dimostrano quanto sia importante la capacità di difesa aerea per l’Ucraina».
Lo zar rivendica: «Risposte dure»
È stato un discorso durissimo quello tenuto ieri da Vladimir Putin dopo gli attacchi missilistici russi piovuti su varie città ucraine. «Questa mattina», ha detto il leader del Cremlino, «su suggerimento del ministero della Difesa e secondo il piano dello Stato maggiore russo, è stata lanciata una massiccia offensiva aerea, marittima e terrestre ad alta precisione e a lungo raggio contro impianti energetici, di comando militare e di comunicazione dell’Ucraina». «Se i tentativi di compiere attacchi terroristici sul nostro territorio continuano, le risposte della Russia saranno dure e in scala corrisponderanno al livello di minacce poste alla Federazione russa», ha proseguito, riferendosi principalmente alla recente esplosione registratasi sul ponte di Kerch: azione che, pur accolta con esplicita soddisfazione dal governo ucraino, non è stata rivendicata da Kiev (anzi, ieri il consigliere presidenziale ucraino, Mykhailo Podolyak, ha incolpato i servizi segreti russi che, a suo dire, sarebbero attualmente alle prese con una faida interna).
Ad alzare ulteriormente la tensione ci ha pensato, nel frattempo, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev. «Il primo attacco è stato sferrato, ce ne saranno altri», ha dichiarato, per poi aggiungere: «Dal mio punto di vista, l’obiettivo deve essere lo smantellamento totale del regime politico in Ucraina». Dello stesso tenore sono state le dichiarazioni del leader ceceno, Ramzan Kadyrov. «Ora sono soddisfatto al 100 per cento del modo in cui l’operazione militare speciale si sta conducendo», ha scritto su Telegram, per poi aggiungere minacciosamente: «Ti avevamo avvertito, Volodymyr Zelensky, che la Russia non aveva ancora iniziato. Smettila di lamentarti come una feccia. È meglio che scappi prima di essere colpito. Scappa. Scappa, Zelensky, scappa senza guardare l’Occidente». Ricordiamo che Kadyrov aveva di recente criticato apertamente i vertici militari russi: queste sue nuove dichiarazioni evidenziano quindi che l’ala dei falchi (di cui il leader ceceno è un esponente) si sta ulteriormente rafforzando a Mosca. Frattanto, il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver colpito «tutti gli obiettivi designati» nei nuovi attacchi missilistici contro l’Ucraina.
In tutto questo, mentre la tensione sale, Recep Tayyip Erdogan sta cercando di intestarsi nuovamente il ruolo di mediatore. Parrebbe, in particolare, che il presidente turco stia cercando di organizzare dei colloqui tra Mosca, Washington, Londra, Parigi e Berlino. Ieri tuttavia il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, secondo quanto riferito dalla Tass, ha smentito di aver (almeno per ora) ricevuto una «proposta specifica» in tal senso. Reuters ha comunque riferito che Putin ed Erdogan potrebbero incontrarsi questa settimana in Kazakistan e che, nell’occasione, potrebbero discutere sulla possibilità di questi colloqui. Va forse anche sottolineato che, al di là della crisi ucraina, Usa, Russia, Francia, Germania e Gran Bretagna sono tutti coinvolti nel tentativo di rilanciare il controverso accordo sul nucleare iraniano. Non è quindi escluso che questo dossier possa fare capolino. Ricordiamo che Teheran intrattiene stretti legami politici, economici ed energetici con Mosca e che, secondo l’Occidente, sta fornendo droni militari ai russi: un’accusa che ieri è stata respinta dal ministro degli esteri iraniano, Hossein Amir Abdollahian.
Berlino convoca un G7 con Zelensky. Pechino frena: «Ora de-escalation»
Gli attacchi russi di ieri contro l’Ucraina hanno scatenato ferme condanne dall’Occidente. Di «atrocità e crimini di guerra» ha parlato Joe Biden, che ha anche assicurato «il supporto necessario alle forze ucraine per difendere il loro Paese e la loro libertà». Tutto questo, mentre il presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola, ha dichiarato: «Un regime che colpisce senza discriminazione bimbi e civili è un regime criminale e bisogna continuare a combatterlo».
«La Francia condanna con la massima fermezza gli attacchi deliberati della Russia su tutto il territorio ucraino e contro i civili, che rappresentano un profondo cambiamento nella natura della guerra», ha affermato dal canto suo l’inquilino dell’Eliseo, Emmanuel Macron, mentre il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha parlato di «attacchi orrendi».
«L’Italia è inorridita dai vili attacchi missilistici che hanno colpito il centro di Kiev e altre città ucraine. Ribadiamo il fermo e convinto sostegno all’Ucraina ed esprimiamo al contempo piena condanna e massima indignazione per un gesto che aggrava le responsabilità russe nel contesto della sua ingiustificabile aggressione», ha dichiarato la Farnesina, mentre il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, si è detta «scioccata e sconvolta dai feroci attacchi russi». Parole di condanna sono arrivate anche dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che ha parlato di «escalation inaccettabile della guerra».
In tutto questo, la Germania ha convocato per oggi una riunione urgente del G7, a cui è stato invitato anche il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, il quale ha reso noto ieri di aver incontrato l’ambasciatrice americana in Ucraina, Bridget Brink, e di aver avuto anche una conversazione telefonica con la premier britannica, Liz Truss. «L’odierno bombardamento russo di città e civili ucraini è un atto di barbarie e un crimine di guerra. La Russia non può vincere questa guerra. Siamo con te, Ucraina!», ha twittato il ministro degli Esteri polacco, Zbigniew Rau. «È un’escalation inaccettabile», ha invece dichiarato il primo ministro belga, Alexander De Croo. Ieri si è anche tenuta una telefonata tra Jens Stoltenberg e il presidente polacco, Andrzej Duda. «La Russia continua la sua aggressione non provocata contro una nazione sovrana indipendente. Manteniamo la rotta», ha affermato il segretario generale della Nato.
Parole contro la guerra sono state pronunciate ieri anche da papa Francesco, parlando ai partecipanti al pellegrinaggio di giovani dal Belgio. «Stiamo attraversando momenti difficili per l’umanità, che è in grande pericolo. Pertanto vi dico, siate artigiani di pace intorno a voi e dentro di voi; ambasciatori di pace, affinché il mondo riscopra la bellezza dell’amore, del vivere insieme, della fraternità, della solidarietà», ha dichiarato il Pontefice.
Se dall’Occidente sono arrivate ferme condanne, Cina e India hanno mantenuto una posizione meno netta. «Speriamo che la situazione si allenti al più presto», ha detto la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, invocando una de-escalation. «Pechino sostiene sempre che la sovranità e l’integrità territoriale di tutti i Paesi dovrebbero essere rispettate e che le legittime preoccupazioni per la sicurezza dovrebbero essere prese sul serio», ha proseguito. «Ribadiamo che l’escalation delle ostilità non è nell’interesse di nessuno. Sollecitiamo l’immediata cessazione delle ostilità e il ritorno urgente sulla via della diplomazia e del dialogo», ha invece dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri indiano, Arindam Bagchi. Ricordiamo che finora, pur a fronte di qualche attrito, Pechino e Nuova Delhi non hanno assunto delle posizioni troppo severe nei confronti dell’invasione russa dell’Ucraina.
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Colpite la capitale, Dnipro, Odessa e altre città per un bilancio provvisorio di 11 morti. Gli invasi accusano anche Minsk. E Aleksandr Lukashenko si allinea a Mosca: «Forza comune». Kiev ferma l’export di elettricità verso l’Ue.Il Cremlino paragona i nemici alle organizzazioni terroristiche. Esulta il falco ceceno Ramzan Kadyrov: «Il presidente ucraino fugga». Recep Tayyip Erdogan intanto media lontano dai riflettori.Condanne da tutto l’Occidente. Joe Biden: «Attacchi brutali». L’India invita al dialogo.Lo speciale contiene tre articoli.A 72 ore dall’attacco al ponte di Kerch è scattata puntualmente la vendetta russa. Ieri mattina l’esercito di Mosca ha colpito diverse città in tutta l’Ucraina e secondo quanto riportato dai media locali e internazionali ci sono state almeno cinque esplosioni a Kiev (la prima volta da giugno) ma non solo, attacchi anche a Dnipro, Odessa, Mykolaiv, Khmelnytski, Zhytomyr, Leopolie e Sloviansk. Secondo il viceministro della Difesa ucraina, Hanna Maliar, citata dal Kyiv Independent: «Le forze russe hanno lanciato oltre 83 missili (43 quelli intercettati) e usato ben 17 droni iraniani partiti dalle regioni del Mar Caspio e da Nizhny Novgorod». A proposito di questi ultimi lo Stato maggiore dell’esercito ucraino ritiene che siano partiti anche dalla Bielorussia. Mentre scriviamo il bilancio degli attacchi è ancora provvisorio, tuttavia, le prime stime parlano di undici persone uccise e sarebbero almeno 64 quelle ferite. Il bilancio più grave è a Kiev, dove secondo le autorità cittadine nel quartiere di Shevchenkivskyi sono rimaste uccise otto persone, mentre alcuni nostri lettori ucraini che vivono in Italia ci segnalano di non avere più notizie da congiunti che si trovavano nella zona dell’università della Capitale. Nell’attacco a Kiev è stato colpito anche il ponte Klitschko, posto sulla riva destra del fiume Dnepr, una struttura pedonale nel centro della Capitale ucraina, ideale per le passeggiate. Gli abitanti della città l’hanno così soprannominato in onore dell’attuale sindaco, Vitali Klitschko. E tra di loro, come ha raccontato Repubblica raccogliendo i commenti sul campo, non manca chi critica la linea del proprio Paese: «Perché abbiamo fatto saltare il ponte della Crimea?».La città di Leopoli, fino a oggi in gran parte risparmiata dai combattimenti, è stata pesantemente bombardata come ha confermato su Telegram il governatore regionale, Maxime Kozitskiï: «Dopo gli attacchi sono stati registrati blackout nella regione di Leopoli», poi ha invitato i cittadini residenti «a rimanere nei rifugi di fronte alla minaccia di ulteriori attacchi». Attacco missilistico anche a Zaporizhzhia dove un palazzo è stato colpito, come ha reso noto Anatoly Kurtev, segretario del Consiglio comunale della città: «Questa notte, i terroristi russi hanno ancora una volta tolto la vita a un civile. Alle 6 del mattino il bilancio era di un morto. Altre cinque persone sono rimaste ferite. Tra i feriti c’è un bambino che ha riportato tagli da frammenti di vetro». E dopo aver finito la conta dei danni, Kiev ha annunciato l’interruzione dell’esportazione di elettricità verso l’Europa.Paura anche in Moldavia, che ha denunciato la violazione del proprio spazio aereo da parte dei missili russi lanciati contro le diverse città dell’Ucraina. Il ministero della Difesa di Mosca, citato dall’agenzia di stampa Interfax, in una nota ha detto che «le forze armate russe hanno colpito tutti gli obiettivi che si erano prefissati». Ieri, mentre erano in corso gli attacchi, il presidente bielorusso, Aleksandr Lukashenko, prima ha accusato Kiev «di preparare un attacco contro la Bielorussia», poi ha convocato una riunione urgente con i vertici delle forze armate e della sicurezza di Minsk. In seguito, è arrivata la comunicazione citata dalla Ria Novosti nella quale si è ufficializzato il fatto che russi e bielorussi «hanno deciso di schierare un gruppo regionale congiunto di truppe. In relazione all’aggravamento della situazione ai confini occidentali dello Stato dell’Unione, abbiamo deciso di schierare un raggruppamento regionale della Federazione russa e della Repubblica di Bielorussia». In precedenza, Lukashenko aveva addirittura accusato la Nato e altri Paesi europei: «Stanno valutando la possibilità di lanciare un’aggressione contro la Bielorussia. In Occidente c’è la convinzione diffusa che l’esercito bielorusso parteciperà in modo diretto all’operazione militare speciale sul territorio dell’Ucraina. Dopo aver creduto a queste teorie, la leadership politico militare dell’Alleanza atlantica e un certo numero di Paesi europei stanno valutando una possibile aggressione contro il nostro Paese, fino all’attacco nucleare». Tornando al campo di battaglia cosa sta succedendo e come sta procedendo la mobilitazione russa? Secondo il generale di corpo d’armata Maurizio Boni: «L’esercito russo è in grandissima difficoltà sul terreno e credo che le nostre analisi debbano essere sostenute, in questo momento, da qualche dato effettivo di riscontro, ancorché drammatico, per poter pienamente valutare la gravità della situazione. Alla vigilia dell’invasione l’esercito russo era in grado di esprimere una forza terrestre operativa reale di poco meno di 200.000 soldati attivi e regolarmente addestrati, e la forza d’invasione russa era costituita da circa 190.000 uomini. Le stime sulle perdite parlano di più di 50.000 tra morti, feriti e dispersi, senza contare le defezioni. Si è già superato abbondantemente il limite oltre il quale ogni esercito dovrebbe fermarsi». Infine, la Germania ha consegnato ieri il primo di quattro sistemi missilistici aria-aria Iris-T Slm all’Ucraina. 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Ad alzare ulteriormente la tensione ci ha pensato, nel frattempo, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev. «Il primo attacco è stato sferrato, ce ne saranno altri», ha dichiarato, per poi aggiungere: «Dal mio punto di vista, l’obiettivo deve essere lo smantellamento totale del regime politico in Ucraina». Dello stesso tenore sono state le dichiarazioni del leader ceceno, Ramzan Kadyrov. «Ora sono soddisfatto al 100 per cento del modo in cui l’operazione militare speciale si sta conducendo», ha scritto su Telegram, per poi aggiungere minacciosamente: «Ti avevamo avvertito, Volodymyr Zelensky, che la Russia non aveva ancora iniziato. Smettila di lamentarti come una feccia. È meglio che scappi prima di essere colpito. Scappa. Scappa, Zelensky, scappa senza guardare l’Occidente». Ricordiamo che Kadyrov aveva di recente criticato apertamente i vertici militari russi: queste sue nuove dichiarazioni evidenziano quindi che l’ala dei falchi (di cui il leader ceceno è un esponente) si sta ulteriormente rafforzando a Mosca. Frattanto, il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver colpito «tutti gli obiettivi designati» nei nuovi attacchi missilistici contro l’Ucraina. In tutto questo, mentre la tensione sale, Recep Tayyip Erdogan sta cercando di intestarsi nuovamente il ruolo di mediatore. Parrebbe, in particolare, che il presidente turco stia cercando di organizzare dei colloqui tra Mosca, Washington, Londra, Parigi e Berlino. Ieri tuttavia il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, secondo quanto riferito dalla Tass, ha smentito di aver (almeno per ora) ricevuto una «proposta specifica» in tal senso. Reuters ha comunque riferito che Putin ed Erdogan potrebbero incontrarsi questa settimana in Kazakistan e che, nell’occasione, potrebbero discutere sulla possibilità di questi colloqui. Va forse anche sottolineato che, al di là della crisi ucraina, Usa, Russia, Francia, Germania e Gran Bretagna sono tutti coinvolti nel tentativo di rilanciare il controverso accordo sul nucleare iraniano. Non è quindi escluso che questo dossier possa fare capolino. Ricordiamo che Teheran intrattiene stretti legami politici, economici ed energetici con Mosca e che, secondo l’Occidente, sta fornendo droni militari ai russi: un’accusa che ieri è stata respinta dal ministro degli esteri iraniano, Hossein Amir Abdollahian. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/vendetta-putin-puntuale-missili-ucraina-2658423074.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="berlino-convoca-un-g7-con-zelensky-pechino-frena-ora-de-escalation" data-post-id="2658423074" data-published-at="1665470066" data-use-pagination="False"> Berlino convoca un G7 con Zelensky. Pechino frena: «Ora de-escalation» Gli attacchi russi di ieri contro l’Ucraina hanno scatenato ferme condanne dall’Occidente. Di «atrocità e crimini di guerra» ha parlato Joe Biden, che ha anche assicurato «il supporto necessario alle forze ucraine per difendere il loro Paese e la loro libertà». Tutto questo, mentre il presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola, ha dichiarato: «Un regime che colpisce senza discriminazione bimbi e civili è un regime criminale e bisogna continuare a combatterlo». «La Francia condanna con la massima fermezza gli attacchi deliberati della Russia su tutto il territorio ucraino e contro i civili, che rappresentano un profondo cambiamento nella natura della guerra», ha affermato dal canto suo l’inquilino dell’Eliseo, Emmanuel Macron, mentre il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha parlato di «attacchi orrendi». «L’Italia è inorridita dai vili attacchi missilistici che hanno colpito il centro di Kiev e altre città ucraine. Ribadiamo il fermo e convinto sostegno all’Ucraina ed esprimiamo al contempo piena condanna e massima indignazione per un gesto che aggrava le responsabilità russe nel contesto della sua ingiustificabile aggressione», ha dichiarato la Farnesina, mentre il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, si è detta «scioccata e sconvolta dai feroci attacchi russi». Parole di condanna sono arrivate anche dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che ha parlato di «escalation inaccettabile della guerra». In tutto questo, la Germania ha convocato per oggi una riunione urgente del G7, a cui è stato invitato anche il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, il quale ha reso noto ieri di aver incontrato l’ambasciatrice americana in Ucraina, Bridget Brink, e di aver avuto anche una conversazione telefonica con la premier britannica, Liz Truss. «L’odierno bombardamento russo di città e civili ucraini è un atto di barbarie e un crimine di guerra. La Russia non può vincere questa guerra. Siamo con te, Ucraina!», ha twittato il ministro degli Esteri polacco, Zbigniew Rau. «È un’escalation inaccettabile», ha invece dichiarato il primo ministro belga, Alexander De Croo. Ieri si è anche tenuta una telefonata tra Jens Stoltenberg e il presidente polacco, Andrzej Duda. «La Russia continua la sua aggressione non provocata contro una nazione sovrana indipendente. Manteniamo la rotta», ha affermato il segretario generale della Nato. Parole contro la guerra sono state pronunciate ieri anche da papa Francesco, parlando ai partecipanti al pellegrinaggio di giovani dal Belgio. «Stiamo attraversando momenti difficili per l’umanità, che è in grande pericolo. Pertanto vi dico, siate artigiani di pace intorno a voi e dentro di voi; ambasciatori di pace, affinché il mondo riscopra la bellezza dell’amore, del vivere insieme, della fraternità, della solidarietà», ha dichiarato il Pontefice. Se dall’Occidente sono arrivate ferme condanne, Cina e India hanno mantenuto una posizione meno netta. «Speriamo che la situazione si allenti al più presto», ha detto la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, invocando una de-escalation. «Pechino sostiene sempre che la sovranità e l’integrità territoriale di tutti i Paesi dovrebbero essere rispettate e che le legittime preoccupazioni per la sicurezza dovrebbero essere prese sul serio», ha proseguito. «Ribadiamo che l’escalation delle ostilità non è nell’interesse di nessuno. Sollecitiamo l’immediata cessazione delle ostilità e il ritorno urgente sulla via della diplomazia e del dialogo», ha invece dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri indiano, Arindam Bagchi. Ricordiamo che finora, pur a fronte di qualche attrito, Pechino e Nuova Delhi non hanno assunto delle posizioni troppo severe nei confronti dell’invasione russa dell’Ucraina.
Ansa
La funzione cerebrale è altamente dipendente dall’equilibrio idroelettrolitico. Studi clinici e sperimentali mostrano che la disidratazione anche lieve compromette processi cognitivi superiori quali attenzione sostenuta, velocità di elaborazione, memoria di lavoro e capacità decisionale. Sono state osservate alterazioni neurocomportamentali come irritabilità, calo della vigilanza e peggioramento dell’umore, attribuibili alla ridotta perfusione cerebrale e alle variazioni di osmolarità plasmatica. Chi rispetta il Ramadan aumenta il suo rischio di errore, per esempio causando l’incidente stradale che ti ammazzerà. La disidratazione aumenta l’aggressività e diminuisce l’autocontrollo. I violenti gesti di aggressione agli infedeli che osano mangiare e bere durante il Ramadan non sono solo dovuti all’intolleranza islamica. Sono anche l’espressione del banale odio che il sofferente prova per chi si è rifiutato di soffrire. La disidratazione media e grave può anche danneggiare neuroni portandoli a morte. I bambini, per via della maggiore superficie corporea e dell’immaturità dei sistemi di termoregolazione, presentano peggioramenti nelle prestazioni scolastiche e nelle attività complesse. Il tollerante di turno vi spiegherà che i bambini sono esentati dal Ramadan, e qui si arriva all’annoso problema: definisci bambino. Sono esentati dal Ramadan i bambini prepuberi, quindi una bambina di 10 anni che abbia già avuto le mestruazioni ha l’obbligo, e soprattutto hanno l’obbligo i postpuberi, cioè gli adolescenti, che vivono il periodo in cui si formano maggiormente sinapsi nel cervello, sinapsi che serviranno per tutta la vita. Un cervello disidratato forma meno sinapsi. Gli anziani manifestano rapidamente confusione mentale, riduzione dell’attenzione e destabilizzazione dell’equilibrio, con conseguenze potenzialmente severe come cadute e riduzione dell’autonomia funzionale, nella fiduciosa speranza che non stiano guidando. L’aumento dell’aggressività rende il periodo del Ramadan un periodo di violenza moltiplicata, qualsiasi tipo di violenza: da quella domestica alla rissa, dalla violenza politica al pestaggio anche mortale di animali domestici. La diminuzione dell’attenzione moltiplica incidenti stradali e incidenti sul lavoro. La disidratazione agisce direttamente sul volume plasmatico e sulla viscosità ematica. La diminuzione del ritorno venoso comporta una riduzione della gittata cardiaca, determinando un aumento compensatorio della frequenza cardiaca. Sotto condizioni di stress termico o di attività fisica intensa, la capacità dell’organismo di dissipare calore tramite sudorazione e vasodilatazione cutanea risulta compromessa. Questo porta a un incremento della temperatura corporea centrale e a un maggior rischio di sviluppare ipertermia e colpo di calore. La disidratazione influisce negativamente sulla performance fisica sia aerobica che anaerobica.
Deficit idrici pari al 2-3% determinano una riduzione significativa della resistenza, un aumento della percezione dello sforzo e un deterioramento della forza muscolare. Se uno fa il muratore e si trova su una scala, questo può diventare causa di incidente. La compromissione della termoregolazione contribuisce ulteriormente alla diminuzione della capacità di sostenere attività prolungate, con decrementi prestazionali documentati fino al 20-30%. Se uno è operaio alla catena di montaggio questo è un problema. Le attività che richiedono rapidità di esecuzione, potenza esplosiva o coordinazione fine, per esempio l’orefice o il chirurgo, risultano particolarmente sensibili alla perdita di liquidi a causa dell’aumento dello stress cardiocircolatorio e della riduzione della funzionalità neuromuscolare. Il rene è l’organo simbolo della vulnerabilità alla disidratazione. La riduzione della perfusione renale causa un calo della filtrazione glomerulare e un aumento del riassorbimento tubulare di acqua, con conseguente incremento dell’osmolarità urinaria. Questa condizione favorisce la formazione di calcoli renali per cristallizzazione dei sali e incrementa il rischio di danno renale acuto, soprattutto nei soggetti con comorbilità cardiovascolari.
La disidratazione cronica è stata inoltre associata a un potenziale peggioramento della progressione della malattia renale cronica, sebbene siano necessari ulteriori studi per chiarire i meccanismi patogenetici coinvolti. Il rischio aumenta sensibilmente negli anziani, che spesso presentano polifarmacoterapia (diuretici, Ace inibitori, Fans) e alterazioni dell’assetto ormonale responsabile dell’omeostasi idrica.
Gli anziani sono predisposti alla disidratazione per molteplici ragioni: ridotta percezione della sete, deficit cognitivi, mobilità limitata, assunzione di farmaci che alterano l’equilibrio idrico e patologie croniche. La disidratazione in questa fascia di popolazione può manifestarsi con ipotensione, confusione e aumentato rischio di ospedalizzazione. I bambini, invece, per la loro fisiologia, sviluppano più rapidamente alterazioni idriche significative e presentano un rischio maggiore di complicanze gravi in presenza di febbre, diarrea, vomito o attività fisica intensa. L’analisi integrata degli studi evidenzia come la disidratazione, anche lieve, sia associata a un insieme complesso di effetti sistemici in grado di compromettere funzioni cognitive, capacità fisiche, stabilità cardiovascolare e salute renale. La prevenzione della disidratazione attraverso un adeguato apporto idrico rappresenta un intervento semplice ma estremamente efficace nella riduzione della morbilità, soprattutto nelle popolazioni vulnerabili, a meno che non sia vietato per motivi religiosi. I bambini sotto la pubertà in teoria non dovrebbero partecipare al Ramadan; in realtà sempre più spesso il divieto viene esteso anche a quelli dai sette anni in su. Il Ramadan è obbligatorio per gli adolescenti, cioè dopo la pubertà, cioè in organismi in fase di accrescimento veloce, quando la disidratazione è particolarmente dannosa. L’adolescenza è, il periodo di massima esplosione di sinapsi, è una fase in cui le carenze hanno effetti gravi e non sempre reversibili.
Dato quanto sopra si pongono tre domande, che non sono un espediente retorico, ma vere domande che pretendono una risposta. Perché il Ramadan non è vietato? Un’attenzione alla salute pubblica talmente invasiva che obbliga ai vaccini, farmaci su cui ci sono molti dubbi, non vieta la disidratazione, situazione drammaticamente pericolosa e dannosa al di là di ogni ragionevole dubbio. Come è possibile che personaggi politici, religiosi, presidi, insegnanti, giornalisti e cosiddetti intellettuali, parola dall’etimologia sempre più impenetrabile, si congratulino con una pratica che frigge il cervello, prende a calci il cuore e fotte il rene, facciano raccomandazioni per non stressare i cervelli disidratati con interrogazioni e pretese di intelligenza che non può esserci in un cervello disidratato, salutino con tenerezza spesso dentro alle moschee una pratica disumana e pericolosa? Terza domanda: come è possibile che qualcuno creda che regole dannose per la salute, regole che sono sofferenza, danno, follia, incidenti, morte, infarto, ictus e insufficienza renale possano venire da Dio?
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«Scarpetta» (Amazon Prime Video)
La celebre anatomopatologa dei romanzi di Patricia Cornwell diventa protagonista di una serie Amazon. Nicole Kidman interpreta Kay Scarpetta in otto episodi che riprendono l’universo narrativo del crime letterario, tra indagini forensi e un caso riemerso dal passato.
Quando, nel 1994, Postmortem è comparso sugli scaffali delle librerie, Kay Scarpetta era nessuno: un prodotto di fantasia, rimasto recluso a lungo nella mente della sua scrittrice. Il tempo le ha dato sostanza, una forma che i tanti romanzi successivi avrebbero reso familiare. Bionda, le proporzioni generose e femminili, ha gli occhi azzurri e il più classico senso estetico. Ama il bello Kay Scarpetta, quando il bello non fa rumore. Non porta gioielli, grandi firme. Ha una passione genuina per le cose semplici, quelle classiche. Ed è così, con i suoi abiti eleganti, scelti perché possano enfatizzare curve che non rinnega, che ha camminato fra le pagine dei suoi libri, per anni arrivati a trenta. Kay Scarpetta, nata dal guizzo creativo di Patricia Cornwell, è stata protagonista di ventinove romanzi. Infine, Amazon ha deciso di prendere quel bagaglio immenso di letteratura e condensarlo all'interno di una serie televisiva.
Scarpetta, al debutto online mercoledì 11 marzo, non è l'adattamento di un solo libro, ma la sublimazione di un'intera carriera, di quei trent'anni di parole e fatti divenuti pietre miliari del genere crime. Non è più quella degli esordi, Kay Scarpetta. Gli anta li ha passati da un po', il volto segnato dal tempo. Porta i capelli raccolti e gli occhiali, sotto le lenti gli occhi di sempre, blue profondo. Più magra di quanto Patricia Cornwell l'aveva immaginata, ha il corpo agile e lo sguardo furbo. Negli otto episodi della serie televisiva, a muovere entrambi è Nicole Kidman, che tanto ha preso a cuore la parte da aver deciso di studiare, gomito e gomito, con un medico legale. Kay Scarpetta non è, infatti, una detective, ma un'anatomopatologa forense, capo - nei romanzi - dell'Istituto di Medicina Legale della Virginia. Fatto, questo, che ha spinto l'attrice a voler approfondire la materia. Nicole Kidman, ospite negli Stati Uniti di Jimmy Fallon, ha spiegato di aver assistito a decine di autopsie per prepararsi alla parte. Così tante da poter aprire, a oggi, un corpo umano, tirando fuori ogni organo si trovi al suo interno e nominandolo senza indugi: come farebbe Kay Scarpetta, la cui professione ha consentito alla Cornwell di riscrivere le regole del crime, infilando tra le pagine dei propri romanzi un'accuratezza scientifica allora inesistente. La Scarpetta, in ogni libro, ha arricchito il giallo con i dettagli di un mestiere a tratti disturbante. Metformina, bisturi, cadaveri numerati, dentro loculi gelati. Dando un nome alla morte, ha trovato sempre una ragione. E il tempo è passato, consentendo ad Amazon di avere una trentina di casi cui attingere per la serie tv.
Non ne è stato scelto uno. Si è optato, invece, per riportare a galla un'indagine del passato, una che, ai tempi, si diceva avesse dato lustro e slancio alla carriera di Kay Scarpetta: un serial killer che, ventotto anni dopo essere stato identificato, sembra, però, ripresentarsi. Allora, sarà Nicole Kidman ad indagare, accanto a lei, Bobby Cannavale nei panni del fidato detective Pete Marino. I due dovranno ripercorrere ogni passo di quell'indagine, riportando a galla i mostri dell'epoca, i fantasmi che credevano sepolti. Questo, tanto sul fronte professionale quanto su quello personale, agitato, per Kay Scarpetta, dal rapporto con la sorella (Jamie Lee Curtis).
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Ansa
A distanza di ore dall’accaduto, che si commenta da sé, l’associazione presieduta da Toni Brandi registra con incredulità l’assenza di solidarietà da parte della classe politica progressista. «Immaginiamo la scena a parti invertite», recita una nota di Pro vita & famiglia, «se dei manifestanti pro life avessero rivolto minacce di morte ad associazioni transfemministe o Lgbt. Sarebbe scoppiato uno scandalo nazionale, con titoli di apertura su tutti i giornali e i vari Schlein, Zan, Conte, Gualtieri e Boldrini si sarebbero stracciati le vesti. Dove sono ora? Non hanno nulla da dichiarare contro questo odio?».
Ad amareggiare ancor più l’associazione è il fatto di essere stata presa deliberatamente di mira. Lo provano, in aggiunta ai cori irripetibili poc’anzi ricordati, anche i manifesti affissi sempre domenica nelle strade adiacenti e realizzati dal collettivo Pro Scelta e Sorellanz3. Manifesti, tanto per cambiare, a loro volta aggressivi, come provano gli slogan riportati: «Pro vita parassita a che pro sei in vita?», «Donna: chi ce se sente», «Trans*: il vostro peggiore incubo», «Pro vita: prepotenti omofobi, contro la vita e la libertà di tutt3». Parole, anche qui, che se fossero state rivolte a qualsivoglia sigla cara all’intellighenzia avrebbero destato scandalo.
Invece contro i pro life, a quanto pare, è tutto lecito. Aggrava tutto ciò anche il fatto che quanto avvenuto domenica abbia già dei precedenti. In particolare, si allude qui al gravissimo attacco del 25 novembre 2023, quando i collettivi transfemministi - sempre loro - dalle parole passarono ai fatti, lanciando un ordigno all’interno della sede di Pro vita dopo aver sfondato le vetrine. Solo per un caso fortuito non andò tutto a fuoco. In quell’occasione Jacopo Coghe, portavoce dell’associazione, si era detto scosso «da questo vero e proprio atto terroristico, volto a intimidirci».
Non a caso, quella volta, gran parte del mondo della politica e delle istituzioni aveva manifestato solidarietà alla onlus: dal premier Giorgia Meloni al vicepremier Matteo Salvini, dal sottosegretario Alfredo Mantovano al ministro Maria Elisabetta Alberti Casellati; perfino Giuseppe Conte, leader dei 5 stelle nell’occasione aveva avuto - va riconosciuto - parole di condanna «contro ogni violenza». Dalla sinistra dem, invece, non erano neppure allora arrivate chiare parole di condanna.
Fecero in particolare notizia i mancati attestati di solidarietà da parte di Elly Schlein, segretaria del Pd, e di Maurizio Landini, segretario generale della Cgil; gli stessi che, finora, non hanno avuto modo neppure in queste ore di esprimere solidarietà a Pro vita & famiglia dopo che c’è chi si è pubblicamente augurato, con tanto di cori, di poterne rinchiudere gli associati nella sede «col fuoco». Merita infine di essere ricordato come, sul proprio sito, Non una di meno da tempo lamenti che «nelle scuole l’educazione sessuale e all’affettività non» trovino «spazio». Certo, se l’«educazione» è quella mostrata domenica…
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Ecco #DimmiLaVerità del 10 marzo 2026. Il nostro vicedirettore Giuliano Zulin spiega nel dettaglio le ripercussioni della guerra sul prezzo di gas, diesel e benzina.