Nonostante la scarsa protezione data dai sieri e i rischi ignoti, l’agenzia Usa dà il via libera all’inoculazione dai sei mesi d’età.

I consulenti della Food and Drug Administration hanno votato all’unanimità a favore dei vaccini anti Covid-19 di Pfizer e Moderna per i bambini sotto i cinque anni, e la Fda ne ha autorizzato l’utilizzo in emergenza. Questa letale notizia è stata accolta con soddisfazione dai seguaci del dio vaccino, che non hanno a cuore la salute dei grandi (vorrebbero moltiplicare a oltranza le dosi da iniettare negli individui), tantomeno quella di piccoli e neonati.

Il farmaco di Pfizer è per bambini da 6 mesi a 4 anni, quello di Moderna da 6 mesi a 5 anni. L’agenzia ha stabilito che i benefici dei due vaccini superano i rischi, noti e potenziali, nelle popolazioni pediatriche. Eppure i trial sono ancora in fase sperimentale, non sappiamo quali problematiche potranno nascere a medio e lungo termine e se negli adulti si riscontra una permanenza nel tempo dell’mRna che continua a produrre la proteina Spike, figuriamoci che cosa potrà accadere in creature in pieno sviluppo.

La Fda spiega che su 1.170 bambini dai 6 ai 23 mesi vaccinati, «circa 400 sono stati seguiti per la sicurezza per almeno due mesi dopo la terza dose», e che dei 1.800 tra 2 e 4 anni, sono stati monitorati per sessanta giorni circa 600 vaccinati. Questi sarebbero i dati che dovrebbero tranquillizzare miliardi di genitori?

Certezze zero sui rischi in quell’età, dati inquietanti sulla protezione che offrono i vaccini. Su Jamanetwork, rivista medica mensile pubblicata dall’American medical association, uno studio rivelava a metà maggio che in bambini e adolescenti, l’efficacia stimata del vaccino per due dosi di Comirnaty contro l’infezione sintomatica era diminuita rapidamente.

Nei bambini di età compresa tra 5 e 11 anni era del 60,1% da 2 a 4 settimane dopo la seconda dose e del 28,9% nei due mesi successivi. Tra gli adolescenti di età compresa tra 12 e 15 anni, l’efficacia stimata del vaccino era del 59,5% da 2 a 4 settimane dopo la seconda dose per poi scendere drasticamente al 16,6% entro sessanta giorni. Risale un po’ con il booster, ma non si sa per quanto.

Ha dunque un senso vaccinare contro il Covid i più giovani, per lo più asintomatici e che se contagiati e se privi di gravi patologie, superano senza problemi l’infezione portandosi a casa una robusta immunità naturale? Non solo, uno studio che ha esaminato la vaccinazione anti Covid tra i bambini di New York dopo l’emergere della variante Omicron, inclusa l’analisi dei tassi di casi e dei ricoveri per la malattia «suggerisce anche che il declino della protezione potrebbe essere peggiore per i bambini che per gli adolescenti».

Sul New England Journal of Medicine, sempre un mese fa uno studio di pediatri, virologi e medici di famiglia è arrivato alla conclusione che «la sicurezza, l’immunogenicità e l’efficacia del vaccino di Moderna nei bambini di età compresa tra 6 e 11 anni sono sconosciute». Aggiungono che «i dati del follow-up di un anno dopo la seconda iniezione sono in corso di valutazione per valutare la sicurezza del vaccino mRNA-1273 (di Moderna, ndr) e la durata della sua protezione nei bambini».

A marzo, uno studio del dipartimento della Salute dello Stato di New York ha dimostrato che il vaccino Pfizer è molto meno efficace nel prevenire l’infezione nella fascia di età di età compresa tra 5 e 11 anni, rispetto a quanto avviene per gli adolescenti. I Cdc, il 12 febbraio mostravano una percentuale identica di contagi tra vaccinati e non vaccinati nella fascia 5-11 anni, ma il 23 aprile coloro che avevano fatto le due dosi si infettavano il 54% in più dei non vaccinati.

Situazione molto simile in Italia, dove l’Istituto superiore della sanità segnalava il 16 marzo un leggero vantaggio dei vaccinati (4,159% di contagi) sui senza dose (4,582 %). Una settimana dopo, il 23 marzo già cambiava la situazione, con più infettati (4,785%) tra i vaccinati 5-11 anni a ciclo completo rispetto ai senza dose (4,349%). Un crescendo costante di contagiati tra chi aveva dato il braccio per immunizzarsi, e che all’8 giugno mostra un +29% di positivi tra i vaccinati under 12.

Più infettati, tra i vaccinati, mentre il silenzio avvolge le reazioni avverse al farmaco nei giovanissimi, quando quelle moderate e gravi interessano alla prima dose il 34% dei bambini e il 40% alla seconda somministrazione, secondo quanto segnalano i trial di Moderna. «Se i 3,6 milioni di bambini italiani di fascia 5-11 anni si vaccinassero con questo vaccino, 148.000 avrebbero reazioni severe», è la stima fatta dalla Commissione medico scientifica indipendente (Cmsi), che aveva chiesto un confronto urgente con il Comitato tecnico scientifico elencando «almeno sedici motivi per non vaccinare i bambini». Il Cts è stato sciolto senza che avesse luogo il confronto scientifico richiesto.

A marzo, il giudice di Pistoia Lucia Leoncini chiamata ad esprimersi sul ricorso di una madre contro l’ex marito contrario a vaccinare contro il Covid-19 i figli minorenni, nelle otto pagine di motivazioni affermava che un trattamento sanitario, di cui «non risulta nota la frequenza di importanti effetti collaterali» a medio e lungo termine, «per fronteggiare rischi medici remoti», non è per il bene del minore. Dagli Stati Uniti, invece, è arrivato il via libera pure per i neonati.

Da non perdere

Le Pen sfida i giudici e corre per l’Eliseo
Mondo

Le Pen sfida i giudici e corre per l’Eliseo

Le toghe danno il via libera all’eleggibilità, ma con l’obbligo di portare il braccialetto elettronico. La leader di Rn si rifiuta di condurre una campagna con il guinzaglio e annuncia il ricorso in Cassazione, che sospende la sentenza e dunque il dispositivo di controllo.