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2021-07-02
La variante delta è l’arma Ue per fare la guerra a Johnson
Ansa
L'Uefa conferma: «Tutte le rimanenti partite di Euro 2020 si svolgeranno come programmato». La finale, quindi, si terrà nello stadio londinese di Wembley. Ma Bruxelles e Berlino vanno in pressing per fare un dispetto a Johnson: «Comportamento irresponsabile, si cambi sede». Scontro sulla finale degli Europei a Wembley tra la Uefa e la Ue a trazione tedesca. L'assist è stato offerto a Bruxelles dalla nota con cui la Uefa ha comunicato che «tutte le rimanenti partite di Euro 2020 si svolgeranno come programmato» e che «le misure di mitigazione adottate in ciascuna delle sedi di Euro 2020 sono completamente allineate con le normative decise dalle competenti autorità sanitarie locali». Le decisioni finali sul numero di spettatori che assisteranno alle partite e i requisiti di ingresso nelle nazioni ospitanti e negli stadi «ricadono nella responsabilità delle autorità locali competenti, e la Uefa segue tassativamente tutte queste misure», si aggiunge nella nota.
Secondo quanto osservato dal consulente medico della Uefa, Daniel Koch, infatti, «non si può totalmente escludere che eventi e raduni potrebbero dopotutto aver portato ad alcuni aumenti locali nel numero dei casi, questo però non si applicherebbe solo alle partite di calcio ma anche a ogni tipo di situazioni che non sono consentite in quanto parte delle misure di contenimento decise dalle autorità locali competenti». Le intensive campagne vaccinali che sono state messe in campo in tutta Europa e i controlli alle frontiere - è sicuro lo svizzero Koch - aiuteranno ad assicurare che non cominci nel continente una nuova grande ondata e non si metta pressione sui vari sistemi sanitari, come è successo con le precedenti ondate di contagio. Ma dal governo tedesco è partito subito il siluro: «Ritengo che il comportamento della Uefa sia assolutamente irresponsabile», ha detto il ministro dell'Interno, Horst Seehofer, in conferenza stampa a Berlino insieme al ministro della Salute, Jens Spahn. «Ho il sospetto che ci sia un problema di tipo commerciale, e ragioni del genere non dovrebbero prevalere sulla protezione della salute», ha poi aggiunto lanciando un appello all'organizzazione affinché riveda la sua posizione.
Allineato con Seehofer, il presidente della commissione Ambiente e salute dell'Eurocamera, Pascal Canfin, ha inviato una lettera al presidente del Parlamento europeo David Sassoli chiedendo che la Uefa riconsideri la sua decisione di giocare la semifinale e la finale di Euro 2020 allo stadio di Wembley, «o che perlomeno la Uefa e le autorità inglesi rafforzino le restrizioni sanitarie e le regole di accesso del pubblico» perché «il Regno Unito vede al momento un incremento dei casi di Covid a causa della variante delta e aprire Wembley al 75% è un azzardo». Far giocare le prossime tre partite a Wembley, con l'accesso al 75% della capacità dello stadio e con oltre 60.000 tifosi previsti, nel mezzo di una recrudescenza dei casi, secondo Canfin, «rappresenta chiaramente un rischio evitabile».
E intanto qualcosa si muove, se è vero che ieri l'Uefa ha bloccato i tifosi britannici in partenza per Roma per assistere a Ucraina - Inghilterra del prossimo 3 luglio. È stato infatti disposto il «blocco inderogabile della vendita e della trasferibilità dei biglietti entro le ore 21 di oggi (ieri, ndr) e l'annullamento dei tagliandi venduti ai residenti nel Regno Unito a partire dalle ore 00 del 28 giugno»
Quella dichiarata da Bruxelles e ieri anche da Berlino (per altro alla vigilia della visita di Angela Merkel oggi a Londra, dove incontrerà il premier inglese e la regina Elisabetta), però, sembra più una guerra politica che sanitaria. Con l'allarme per la variante delta come alibi per muovere l'ennesimo attacco al governo di Boris Johnson che, nel frattempo, starebbe pensando a lasciare in un cassetto il pass vaccinale. Secondo il Daily Mail, infatti, i passaporti Covid non saranno obbligatori nemmeno in occasione di festival musicali, eventi sportivi e altri raduni di massa dopo il Freedom Day del 19 luglio. Un portavoce di Downing Street ha dichiarato che una volta completata la road map, gli inglesi saranno «in grado di convivere con il Covid in futuro, anche se i casi continueranno a salire, grazie alle protezioni fornite dal vaccino». Ieri, intanto, Johnson si è dichiarato convinto che «la doppia dose» possa restituire presto a chi lo ha ricevuto «la libertà di viaggiare» all'estero. Ma la battaglia politica ormai è partita. Per altro, proprio mentre nel Brasile di Bolsonaro si sta giocando la Copa America in seguito alle rinunce di Argentina e Colombia.
Intanto, in Italia, sul dibattito legato alle misure di sicurezza legate all'Europeo (e all'aumento dei contagi in Inghilterra) è intervenuto, infine, il presidente del Coni, Giovanni Malagò: «La Uefa ha dimostrato in queste settimane, dalla nascita della Superlega agli Europei, di saper tenere la barra dritta». Final four a Wembley a rischio? «Questo non lo posso dire, penso che valuteranno tutte le opzioni. L'Italia ha uno stadio adatto per ospitarla, ma non credo che attualmente sia un'opzione sul tavolo».
Ema e medici spengono l’allarmismo. «Vaccini efficaci contro le varianti»
L'efficacia delle due dosi di vaccino contro la variante delta del Covid-19 sta raccogliendo un incredibilmente consenso nel mondo scientifico. Perfino l'Agenzia europea dei medicinali (Ema) si è sbilanciata ieri, via social, affermando: «Sembra che i quattro vaccini autorizzati nell'Ue proteggano contro tutte le varianti» del coronavirus Sars-CoV-2, «inclusa la delta», quella identificata per la prima volta in India. «I primi dati», si legge, «suggeriscono che due dosi di vaccino proteggono contro la variante e che gli anticorpi derivanti dai vaccini approvati la neutralizzino». Una notizia non da poco, se si considera che la delta è già presente in 96 Paesi, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, che ritiene diventerà forma dominante, visto che si diffonde con una velocità superiore del 55% alla alpha (inglese). «La variante delta è coperta dalla doppia dose dei vaccini» anti-Covid, ha ribadito anche il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, intervenuto su Radio24. Sergio Abrignani, immunologo dell'università Statale di Milano, componente del Cts per l'emergenza Covid, ha ripetuto al Corriere della Sera che «i vaccini funzionano contro la variante delta. Oltre che gli studi sperimentali, lo confermano i dati della Gran Bretagna. Da poche centinaia di nuove infezioni in media al giorno, sono diventati 18.000. Eppure», spiega, «le vittime sono “soltanto" 20, e dico soltanto con grande rispetto per loro. Pochi anche i ricoverati in terapia intensiva, proprio perché gran parte della popolazione è immunizzata». A livello istituzionale anche Giorgio Palù, componente del Cts e presidente dell'Agenzia del farmaco (Aifa), su Repubblica, ha ricordato che la variante delta è uno «dei circa 20 ceppi mutanti», segno di un'evoluzione naturale del virus. «Una delle sue tre sottovarianti», ha proseguito il virologo di fama mondiale, «ha acquisito mutazioni che la rendono più infettiva. Alcuni la descrivono come responsabile di sintomi più lievi: il naso che cola, mal di testa, i segni tipici del raffreddore». Secondo Palù, servono più dati per chiarire se la minore aggressività «sia legata al fatto che in Inghilterra, dove è più studiata perché più diffusa, molti dei positivi al virus delta avevano già ricevuto la prima dose di vaccino acquistando una certa protezione», ha osservato ribadendo che «la vaccinazione è un significativo scudo contro forme gravi e ricoveri». Sulla stessa linea anche Matteo Bassetti, primario di Malattie infettive all'ospedale San Martino di Genova: «Due dosi proteggono perfettamente da questa variante. In Inghilterra vediamo un aumento dei contagi tra i giovani, ma non un aumento di ospedalizzazioni e decessi, questo perché i vaccini funzionano». Del resto, numeri alla mano, «Pfizer e Moderna ancor prima del richiamo, arrivano a coprire contro la Delta fino al 90%. Astrazeneca al 75: c'è un lavoro scozzese pubblicato su Lancet, che è una delle riviste scientifiche più prestigiose. Col richiamo c'è una riduzione del 95% di ricoveri e morti. Un rapporto inglese pubblicato qualche giorno fa ha confermato i dati: il richiamo con Astrazeneca innalza la copertura all'85% e con Pfizer e Moderna si arriva al 95. Rimane fuori un 5%, certo, ma è un rischio calcolato, è impossibile avere una copertura totale».
Secondo Bassetti, «chi parla di lockdown fa terrorismo psicologico. Non ne parlano nemmeno in Inghilterra dove la variante delta è largamente predominante. Chi dice che in Inghilterra la situazione continua a peggiorare», conclude, «non sa leggere i numeri, o non vuole».
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L'assist è stato offerto a Bruxelles dalla nota con cui la Uefa ha comunicato che «tutte le rimanenti partite di Euro 2020 si svolgeranno come programmato» e che «le misure di mitigazione adottate in ciascuna delle sedi di Euro 2020 sono completamente allineate con le normative decise dalle competenti autorità sanitarie locali». Le decisioni finali sul numero di spettatori che assisteranno alle partite e i requisiti di ingresso nelle nazioni ospitanti e negli stadi «ricadono nella responsabilità delle autorità locali competenti, e la Uefa segue tassativamente tutte queste misure», si aggiunge nella nota. Secondo quanto osservato dal consulente medico della Uefa, Daniel Koch, infatti, «non si può totalmente escludere che eventi e raduni potrebbero dopotutto aver portato ad alcuni aumenti locali nel numero dei casi, questo però non si applicherebbe solo alle partite di calcio ma anche a ogni tipo di situazioni che non sono consentite in quanto parte delle misure di contenimento decise dalle autorità locali competenti». Le intensive campagne vaccinali che sono state messe in campo in tutta Europa e i controlli alle frontiere - è sicuro lo svizzero Koch - aiuteranno ad assicurare che non cominci nel continente una nuova grande ondata e non si metta pressione sui vari sistemi sanitari, come è successo con le precedenti ondate di contagio. Ma dal governo tedesco è partito subito il siluro: «Ritengo che il comportamento della Uefa sia assolutamente irresponsabile», ha detto il ministro dell'Interno, Horst Seehofer, in conferenza stampa a Berlino insieme al ministro della Salute, Jens Spahn. «Ho il sospetto che ci sia un problema di tipo commerciale, e ragioni del genere non dovrebbero prevalere sulla protezione della salute», ha poi aggiunto lanciando un appello all'organizzazione affinché riveda la sua posizione.Allineato con Seehofer, il presidente della commissione Ambiente e salute dell'Eurocamera, Pascal Canfin, ha inviato una lettera al presidente del Parlamento europeo David Sassoli chiedendo che la Uefa riconsideri la sua decisione di giocare la semifinale e la finale di Euro 2020 allo stadio di Wembley, «o che perlomeno la Uefa e le autorità inglesi rafforzino le restrizioni sanitarie e le regole di accesso del pubblico» perché «il Regno Unito vede al momento un incremento dei casi di Covid a causa della variante delta e aprire Wembley al 75% è un azzardo». Far giocare le prossime tre partite a Wembley, con l'accesso al 75% della capacità dello stadio e con oltre 60.000 tifosi previsti, nel mezzo di una recrudescenza dei casi, secondo Canfin, «rappresenta chiaramente un rischio evitabile». E intanto qualcosa si muove, se è vero che ieri l'Uefa ha bloccato i tifosi britannici in partenza per Roma per assistere a Ucraina - Inghilterra del prossimo 3 luglio. È stato infatti disposto il «blocco inderogabile della vendita e della trasferibilità dei biglietti entro le ore 21 di oggi (ieri, ndr) e l'annullamento dei tagliandi venduti ai residenti nel Regno Unito a partire dalle ore 00 del 28 giugno»Quella dichiarata da Bruxelles e ieri anche da Berlino (per altro alla vigilia della visita di Angela Merkel oggi a Londra, dove incontrerà il premier inglese e la regina Elisabetta), però, sembra più una guerra politica che sanitaria. Con l'allarme per la variante delta come alibi per muovere l'ennesimo attacco al governo di Boris Johnson che, nel frattempo, starebbe pensando a lasciare in un cassetto il pass vaccinale. Secondo il Daily Mail, infatti, i passaporti Covid non saranno obbligatori nemmeno in occasione di festival musicali, eventi sportivi e altri raduni di massa dopo il Freedom Day del 19 luglio. Un portavoce di Downing Street ha dichiarato che una volta completata la road map, gli inglesi saranno «in grado di convivere con il Covid in futuro, anche se i casi continueranno a salire, grazie alle protezioni fornite dal vaccino». Ieri, intanto, Johnson si è dichiarato convinto che «la doppia dose» possa restituire presto a chi lo ha ricevuto «la libertà di viaggiare» all'estero. Ma la battaglia politica ormai è partita. Per altro, proprio mentre nel Brasile di Bolsonaro si sta giocando la Copa America in seguito alle rinunce di Argentina e Colombia.Intanto, in Italia, sul dibattito legato alle misure di sicurezza legate all'Europeo (e all'aumento dei contagi in Inghilterra) è intervenuto, infine, il presidente del Coni, Giovanni Malagò: «La Uefa ha dimostrato in queste settimane, dalla nascita della Superlega agli Europei, di saper tenere la barra dritta». Final four a Wembley a rischio? «Questo non lo posso dire, penso che valuteranno tutte le opzioni. L'Italia ha uno stadio adatto per ospitarla, ma non credo che attualmente sia un'opzione sul tavolo». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/usano-la-delta-per-sabotare-johnson-intanto-luefa-blocca-i-tifosi-inglesi-2653623706.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ema-e-medici-spengono-lallarmismo-vaccini-efficaci-contro-le-varianti" data-post-id="2653623706" data-published-at="1625179180" data-use-pagination="False"> Ema e medici spengono l’allarmismo. «Vaccini efficaci contro le varianti» L'efficacia delle due dosi di vaccino contro la variante delta del Covid-19 sta raccogliendo un incredibilmente consenso nel mondo scientifico. Perfino l'Agenzia europea dei medicinali (Ema) si è sbilanciata ieri, via social, affermando: «Sembra che i quattro vaccini autorizzati nell'Ue proteggano contro tutte le varianti» del coronavirus Sars-CoV-2, «inclusa la delta», quella identificata per la prima volta in India. «I primi dati», si legge, «suggeriscono che due dosi di vaccino proteggono contro la variante e che gli anticorpi derivanti dai vaccini approvati la neutralizzino». Una notizia non da poco, se si considera che la delta è già presente in 96 Paesi, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, che ritiene diventerà forma dominante, visto che si diffonde con una velocità superiore del 55% alla alpha (inglese). «La variante delta è coperta dalla doppia dose dei vaccini» anti-Covid, ha ribadito anche il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, intervenuto su Radio24. Sergio Abrignani, immunologo dell'università Statale di Milano, componente del Cts per l'emergenza Covid, ha ripetuto al Corriere della Sera che «i vaccini funzionano contro la variante delta. Oltre che gli studi sperimentali, lo confermano i dati della Gran Bretagna. Da poche centinaia di nuove infezioni in media al giorno, sono diventati 18.000. Eppure», spiega, «le vittime sono “soltanto" 20, e dico soltanto con grande rispetto per loro. Pochi anche i ricoverati in terapia intensiva, proprio perché gran parte della popolazione è immunizzata». A livello istituzionale anche Giorgio Palù, componente del Cts e presidente dell'Agenzia del farmaco (Aifa), su Repubblica, ha ricordato che la variante delta è uno «dei circa 20 ceppi mutanti», segno di un'evoluzione naturale del virus. «Una delle sue tre sottovarianti», ha proseguito il virologo di fama mondiale, «ha acquisito mutazioni che la rendono più infettiva. Alcuni la descrivono come responsabile di sintomi più lievi: il naso che cola, mal di testa, i segni tipici del raffreddore». Secondo Palù, servono più dati per chiarire se la minore aggressività «sia legata al fatto che in Inghilterra, dove è più studiata perché più diffusa, molti dei positivi al virus delta avevano già ricevuto la prima dose di vaccino acquistando una certa protezione», ha osservato ribadendo che «la vaccinazione è un significativo scudo contro forme gravi e ricoveri». Sulla stessa linea anche Matteo Bassetti, primario di Malattie infettive all'ospedale San Martino di Genova: «Due dosi proteggono perfettamente da questa variante. In Inghilterra vediamo un aumento dei contagi tra i giovani, ma non un aumento di ospedalizzazioni e decessi, questo perché i vaccini funzionano». Del resto, numeri alla mano, «Pfizer e Moderna ancor prima del richiamo, arrivano a coprire contro la Delta fino al 90%. Astrazeneca al 75: c'è un lavoro scozzese pubblicato su Lancet, che è una delle riviste scientifiche più prestigiose. Col richiamo c'è una riduzione del 95% di ricoveri e morti. Un rapporto inglese pubblicato qualche giorno fa ha confermato i dati: il richiamo con Astrazeneca innalza la copertura all'85% e con Pfizer e Moderna si arriva al 95. Rimane fuori un 5%, certo, ma è un rischio calcolato, è impossibile avere una copertura totale». Secondo Bassetti, «chi parla di lockdown fa terrorismo psicologico. Non ne parlano nemmeno in Inghilterra dove la variante delta è largamente predominante. Chi dice che in Inghilterra la situazione continua a peggiorare», conclude, «non sa leggere i numeri, o non vuole».
George Soros (Ansa)
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump lo aveva già annunciato a fine agosto, accusando Soros e suo figlio Alex di sostenere proteste violente negli Stati Uniti. «Non permetteremo più a questi lunatici di fare a pezzi l’America, Soros e il suo gruppo di psicopatici hanno causato gravi danni al nostro Paese. Fate attenzione, vi stiamo osservando!», aveva avvisato Trump. A fine settembre 2025, il presidente Usa ha firmato un memorandum presidenziale che esortava le agenzie federali a «identificare e smantellare» le reti finanziarie presumibilmente a sostegno della violenza politica. Oggi, la lotta al «filantropo» che sostiene attivamente molti gruppi di protesta ha fatto un salto di qualità: secondo quanto annunciato da Jeanine Pirro, procuratore degli Stati Uniti nel distretto di Columbia, la Osf potrebbe essere equiparata a un’organizzazione terroristica ai sensi del Rico Act (Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act) e i conti correnti collegati a Soros potrebbero essere congelati, innescando un feroce dibattito sui finanziamenti alle attività politiche, la libertà di parola e la sicurezza nazionale.
Trump ha citato esplicitamente George Soros e Reid Hoffman (co-fondatore di LinkedIn e PayPal, attivista democratico e assiduo frequentatore delle riunioni del Gruppo Bildeberg) come «potenziali sostenitori finanziari dei disordini che hanno preso di mira l’applicazione federale delle politiche migratorie americane (“Ice operations”)». L’accusa principale di Trump è che le reti di potere che fanno capo a ricchi donatori allineati ai democratici stiano indirettamente finanziando gruppi «antifa» e soggetti coinvolti a vario titolo in scontri, danni alla proprietà privata e attacchi mirati alle operazioni contro l’immigrazione clandestina. L’obiettivo del governo non sarebbero, dunque, soltanto i cittadini che commettono crimini, ma anche l’infrastruttura a monte: donatori, organizzazioni, sponsor fiscali e qualsiasi entità che si presume stia foraggiando la violenza politica organizzata.
L’ipotesi di Trump, in effetti, non è così peregrina: da anni in America e in Europa piccoli gruppi di anonimi attivisti del clima (in Italia, Ultima Generazione, che blocca autostrade e imbratta opere d’arte e monumenti), sono in realtà strutturati all’interno di una rete internazionale (la A22), coordinata e sovvenzionata da una «holding» globale, il Cef (Climate Emergency Fund, organizzazione non-profit con sede nell’esclusiva Beverly Hills), che finanzia gli attivisti protagonisti di azioni di protesta radicale ed è a sua volta sostenuta da donatori privati, il 90% dei quali sono miliardari come Soros o Bill Gates. E se è questo il sistema che ruota intorno al Cef per il clima, lo stesso schema delle «matrioske» è stato adottato anche da altre organizzazioni che, sulla carta, oggi difendono «i diritti civili» o «la disinformazione e le fake news» (la cupola dei cosiddetti fact-checker che fa capo al Poynter Institute, ad esempio, orienta l’opinione pubblica e i legislatori in maniera spesso confacente ai propri interessi ed è finanziata anche da Soros), domani chissà.
Secondo gli oppositori di Trump, trattare gli «Antifa» come un gruppo terroristico convenzionale solleva ostacoli costituzionali che toccano la libertà di espressione tutelata dal Primo emendamento e l’attività di protesta. Ma il presidente tira dritto e intende coinvolgere tutto il governo: Dipartimento di Giustizia, Dhs (Dipartimento di sicurezza interna), Fbi, Tesoro e Irs (Internal Revenue Service), l’agenzia federale responsabile della riscossione delle tasse negli Stati Uniti. Sì, perché spesso dietro questi piccoli gruppi ci sono macchine da soldi, che ufficialmente raccolgono donazioni dai privati cittadini, ma per poche migliaia di dollari: il grosso dei finanziamenti proviene dai cosiddetti «filantropi» ed è disciplinato ai sensi della Section 501(c) che esenta dalle tasse le presunte «charitable contributions», ovvero le donazioni fatte dai miliardari progressisti a organizzazioni non profit qualificate. Per le azioni di disobbedienza civile contro le politiche climatiche, ad esempio, si sono mobilitati Trevor Neilson, ex strettissimo collaboratore di Bill Gates, ma anche Aileen Getty, figlia di John Paul Getty II dell’omonima compagnia petrolifera, e Rory Kennedy, figlia di Bob Kennedy: tutti, inesorabilmente, schierati con il Partito democratico americano.
In Italia, le azioni annunciate contro Soros sarebbero un brutto colpo per Bonino, Magi & Co., che sono legittimamente riusciti - chiedendo e ricevendo i contributi direttamente sui conti dei mandatari elettorali - a schivare il divieto ai partiti politici, stabilito dalla legge italiana, di ricevere finanziamenti da «persone giuridiche aventi sede in uno Stato estero non assoggettate a obblighi fiscali in Italia» e di accettare donazioni superiori ai 100.000 euro.
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Domenico Pianese, segretario del COISP, spiega perché, anche quando pericolosi, gli immigrati irregolare non vengono espulsi dal nostro Paese, partendo dai casi di Aurora Livoli e del capotreno ucciso a Bologna. Tra decreti di espulsione inefficaci, burocrazia, accordi internazionali e decisioni giudiziarie, emerge un sistema che lascia liberi soggetti pericolosi e scarica il peso sulle forze dell’ordine.
John Logie Baird (a destra) durante una dimostrazione del suo apparecchio televisivo (Getty Images)
Baird, nato nel 1888 in Scozia, era un inventore per passione. Estroso sin dall’infanzia pur minato da una salute cagionevole, si specializzò nel campo dell’ingegneria elettrica. Dopo l’interruzione degli studi a causa della Grande Guerra, lavorò per la locale società elettrica «Clyde Valley Electrical Company» prima di diventare piccolo imprenditore nello stesso settore. Il sogno di trasmettere suoni e immagini a distanza per mezzo di cavi elettrici era il sogno di molti ricercatori dell’epoca, che anche Baird perseguì fin da giovanissimo, quando realizzò da solo una linea telefonica per comunicare con le camerette degli amici che abitavano nella sua via. La chiave di volta per l’invenzione del primo televisore arrivò nei primi anni Venti, quando l’inventore scozzese sfruttò a sua volta un dispositivo nato quarant’anni prima. Si trattava dell’apparecchio noto come «disco di Nipkow», dal nome del suo inventore Paul Gottlieb Nipkow che lo brevettò nel 1883. Questo consisteva in un disco rotante ligneo dove erano praticati fori disposti a spirale che, girando rapidamente di fronte ad un’immagine illuminata, la scomponevano in linee come un rudimentale scanner. La rotazione del disco generava un segnale luminoso variabile, che Baird fu in grado di tradurre in una serie di impulsi elettrici differenziati a seconda dell’intensità luminosa generata dall’effetto dei fori. La trasmissione degli impulsi avveniva per mezzo di una cellula fotoelettrica, che traduceva il segnale e lo inviava ad una linea elettrica, al termine della quale stava un apparecchio ricevente del tutto simile a quello trasmittente dove il disco di Nipkow, ricevuto l’impulso, girava allo stesso modo di quello del televisore che aveva catturato l’immagine. L’apparecchio ricevente era dotato di un vetro temperato che, colpito dagli impulsi luminosi del disco rotante, riproduceva l’immagine trasmessa elettricamente con una definizione di 30 linee. John Logie Baird riuscì per la prima volta a riprodurre l’immagine tra due apparecchi nel suo laboratorio nel 1924 utilizzando la maschera di un burattino ventriloquo truccata e fortemente illuminata, condizione necessaria per la trasmissione di un’immagine minimamente leggibile. La prima televisione elettromeccanica a distanza fu presentata da Baird il 26 gennaio 1926 a Londra di fronte ad un comitato di scienziati. Gli apparecchi furono sistemati in due stanze separate e Baird mosse la testa del manichino «Stooky Bill», che comparve simultaneamente sul vetro retroilluminato dell’apparecchio ricevente riproducendo fedelmente i movimenti. Anche se poco definita, quella primissima trasmissione televisiva segnò un punto di svolta. L’esperimento fece molta impressione negli ambienti scientifici inglesi, che nei mesi successivi assistettero ad altre dimostrazioni durante le quali fu usato per la prima volta un uomo in carne ed ossa, il fattorino di Baird William Edward Taynton, che può essere considerato il primo attore televisivo della storia.
Tra il 1926 e la fine del decennio l’invenzione di Baird ebbe larga eco, ed il suo sistema fu alla base delle prime trasmissioni della BBC iniziate nel 1929. Il sistema elettromeccanico tuttavia aveva grandi limiti. Il disco di Nipkow impediva la crescita della definizione e la meccanica era rumorosa e fragile. Il sistema Baird fu abbandonato negli anni Trenta con la nascita della televisione elettronica basata sull’utilizzo del tubo catodico.
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