Usa 2024: Nikki Haley sta per scendere in campo

L’annuncio è atteso per il prossimo 15 febbraio. L’ex ambasciatrice statunitense all’Onu è pronta a correre per la nomination presidenziale repubblicana del 2024. Si avvia quindi a essere la seconda candidata alle prossime primarie, dopo Donald Trump.

Eppure, ad aprile del 2021 la diretta interessata aveva dichiarato che non avrebbe tentato una simile avventura, qualora Trump avesse deciso di candidarsi. Il punto è che, da allora, è passata molta acqua sotto i ponti. L’ex presidente repubblicano è uscito azzoppato dalle ultime elezioni di metà mandato. Un elemento che sta spingendo vari big del Partito repubblicano a farsi avanti. Dopo la Haley, sono infatti attese le candidature del governatore della Florida Ron DeSantis, del collega della Virginia Glenn Youngkin, dell’ex segretario di Stato Mike Pompeo e dell’ex vicepresidente americano Mike Pence. Attenzione: sarebbe un errore considerare Trump già fuori gioco. L’ex presidente può contare su un rilevante bacino elettorale di fedelissimi. Tuttavia è chiaro che le prossime primarie repubblicane si avviano ad essere piuttosto affollate.

Ebbene, in questo quadro complicato, la Haley ha delle chances? Indubbiamente sì. Innanzitutto può vantare sia esperienza amministrativa sia di politica estera: è stata governatrice del South Carolina ed ambasciatrice all’Onu nell’amministrazione Trump. In secondo luogo, il fatto di essere una donna indo-americana può essere d’aiuto per attrarre il voto femminile e delle minoranze etniche, contendendolo più efficacemente al Partito democratico. In terzo luogo, la Haley sa coniugare istanze politiche significativamente conservatrici con un’immagine piuttosto moderata e rassicurante, oltre a godere di una discreta notorietà a livello nazionale (fattore, questo, imprescindibile per condurre una campagna presidenziale efficace negli Stati Uniti).

Se vogliamo, il suo tallone d’Achille più evidente risiede in una scarsa propensione a muoversi adeguatamente nelle dinamiche di partito. Dal 2016 al oggi, la Haley ha spesso fatto fatica a comprendere in che direzione soffiasse il vento elettorale. Un elemento che l’ha talvolta isolata all’interno del Gop. Non appena si candiderà, dovrà quindi celermente trovare una collocazione chiara e riconoscibile, evitando l’errore che fu, per esempio, di Kamala Harris alle primarie dem del 2020: vale a dire quello di oscillare tra varie posizioni, confondendo gli elettori. Infine, emerge un elemento di incognita che riguarderà comunque anche molti dei suddetti (potenziali) candidati alla nomination repubblicana: parliamo ovviamente del rapporto con Trump. La Haley – così come Pence e Pompeo – ha fatto parte della sua amministrazione. E quindi dovrà riuscire a trovare una via intermedia che le consenta di distaccarsene pur senza rinnegarlo completamente: obiettivo, questo, non certo facile. Tra l’altro, l’ex presidente ha già iniziato a bersagliare la sua prossima rivale, rinfacciandole passate dichiarazioni a favore di un’eventuale ricandidatura dello stesso Trump nel 2024.

La Haley ha le carte in regola per conquistare la nomination. E, anche non dovesse farcela, è assai probabile che acquisirebbe un posto di rilievo in un’eventuale amministrazione repubblicana (dalla vicepresidenza alla guida del Dipartimento di Stato). Certo: la strada è ancora lunga. Ma lo scontro politico è già cominciato.

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