
Mentre nel campo repubblicano si è ritirato il senatore Tim Scott, vale forse la pena di dare un’occhiata alle primarie democratiche. Per ora, Joe Biden non sembra avere rivali che possano metterlo seriamente in difficoltà. Tuttavia la situazione potrebbe rivelarsi più complicata di come appare.
Oltre al presidente, a essere ufficialmente candidati alle primarie dem sono la scrittrice Marianne Williamson e il deputato Dean Phillips. Fino a inizio ottobre, era in campo anche il figlio di Bob Kennedy, Robert jr, che tuttavia ha successivamente cambiato la sua affiliazione da democratico a indipendente: Kennedy quindi è ancora in corsa per la Casa Bianca ma come “terzo incomodo” e non più come candidato alla nomination democratica. A livello ufficiale, Biden non dovrebbe avere alcun problema a vincere le primarie. Tuttavia bisogna fare attenzione.
Il presidente in carica è fortemente impopolare tra l’elettorato democratico. E i sondaggi per lui continuano a rivelarsi particolarmente inclementi. A settembre, alcuni senatori dem hanno espresso preoccupazione per questa situazione. Tutto questo, mentre pochi giorni fa l’ex senior advisor di Barack Obama, David Axelrod, ha pubblicamente affermato di essere scettico sul futuro della ricandidatura di Biden: una posizione che è stata criticata dall’ex capo dello staff della Casa Bianca dello stesso Biden, Ron Klain. Non a caso, The Hill di recente ha parlato di vere e proprie tensioni in corso tra il team del presidente e quello di Obama. Infine, ma non meno importante, l’attuale inquilino della Casa Bianca deve affrontare l’irritazione di Iowa e New Hampshire, dopo che il Partito democratico ha stabilito di cambiare il tradizionale calendario delle primarie (che vedeva storicamente questi due Stati aprire le danze).
Resta per il momento scarsamente probabile che Biden si ritiri, anche perché le primarie vere e proprie stanno per iniziare e, se il presidente facesse un passo indietro adesso, altri eventuali candidati non avrebbero il tempo per condurre una campagna elettorale efficace. L’ipotesi di un addio alla corsa resta comunque (almeno in parte) sul tavolo. Non è d’altronde un mistero che, da questo punto di vista, stanno ufficiosamente scaldando i motori vari esponenti dem (a partire dal governatore della California Gavin Newsom).
Insomma, il quadro generale potrebbe rivelarsi più complesso di quanto appaia a prima vista. E, se il crollo sondaggistico di Biden dovesse proseguire, non è neanche escluso che qualche candidato di peso possa decidere di scendere in campo anche senza un passo indietro del presidente. Ricordiamo sempre che, nel 1980, Ted Kennedy contese la nomination dem a Jimmy Carter, sebbene quest’ultimo fosse un presidente uscente in cerca di riconferma. Carter alla fine vinse le primarie ma si ritrovò con un partito spaccato: una situazione che favorì vittoria del repubblicano Ronald Reagan alle presidenziali di quell’anno.












