True
2021-06-18
Ufo: non solo americani. Avvistati in Italia dal 1933
True
IStock
Il rapporto del Pentagono sugli Uap (o Unidentified Aerial Phenomena - nuovo acronimo per gli oggetti volanti non identificati) sta per essere divulgato, dopo la recente anticipazione da parte dell'ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama sull'esistenza di fenomeni aerei non identificabili. L'attenzione del mondo e dei media è di nuovo focalizzata sugli interrogativi che il mondo si pose qualche anno dopo la fine del secondo conflitto mondiale, quando nella prima fase della Guerra Fredda gli Americani divulgarono l'esistenza del fenomeno dopo i fatti di Roswell del 1947, quando per la prima volta la questione Ufo segnò un presunto punto di partenza con l'"ufo crash" più famoso del mondo, avvenuto nel mese di luglio di quell'anno in New Mexico. Il fenomeno, divulgato poco più tardi dai giornali americani, farà scattare un'inchiesta militare e il monitoraggio degli avvistamenti da parte del Pentagono fino al 1969, anno in cui i militari chiusero gli X-files. Tuttavia le autorità americane non smisero di interessarsi agli oggetti volanti non identificati, mantenendo in attività sul tema l'Fbi, la Cia e il National Security Council (Consiglio per la Sicurezza Nazionale). Per molti anni, dal dopoguerra, il monopolio degli avvistamenti e delle notizie sugli Ufo parve essere esclusiva degli Americani, anche perché la divisione del mondo nelle due sfere di influenza non permetteva agli occidentali di sapere cosa fosse avvenuto nei cieli oltrecortina. La dissoluzione dell'Unione Sovietica porterà all'inizio degli anni novanta ad un vero e proprio Ufo-leak passato dalle mani dell'ex Kgb in modo rocambolesco nelle mani di esperti occidentali. Il fatto fu rilevante in quanto confermava che gli avvistamenti di Ufo non riguardavano soltanto gli Stati Uniti, bensì poteva essere considerato un fenomeno globale.
Il dottor Roberto Pinotti, uno degli ufologi più importanti e riconosciuti al mondo, spiega come l'Italia (considerata fino a poco tempo fa come una zona marginale nell'osservazione e nello studio degli avvistamenti) in realtà sia da considerare come un punto focale del fenomeno Ufo. Pinotti, fondatore nel lontano 1967 del Centro Ufologico Nazionale ed autore di numerosi libri sul tema, ha dedicato un volume dedicato proprio all'Italia, che raccoglie dati sorprendenti sugli avvistamenti nel cielo della penisola catalogati con metodo scientifico al netto di casi dubbi, non verificati da fonti ufficiali o vere e proprie bufale. In "Ufo: dall'incredibile 1978-79 in Italia ad oggi" (Harmakis edizioni) lo studioso ci guida in un percorso storico e cronologico sorprendente, partendo da un punto che precede di molti anni il famoso incidente di Roswell.
Autostrada Roma-Ostia, giugno 1935
Lungo il raccordo stradale tra la Capitale ed il litorale romano le poche automobili in transito sono tutte ferme sulla carreggiata, con il motore in panne. Gli autisti sono tutti scesi ad aprire il cofano e a cercare di individuare il guasto improvviso quanto inspiegabile. Tra loro vi è uno chauffeur alla guida di una berlina di lusso che ospita una donna sui sedili posteriori. Quella signora, sbalordita per l'accaduto, era nientemeno che Rachele Guidi, la moglie di Benito Mussolini. Le auto rimasero bloccate per alcuni minuti poi, inspiegabilmente, si rimisero a funzionare regolarmente come se nulla fosse accaduto. Dell'episodio donna Rachele farà menzione nelle sue memorie, ricordando come il marito l'avesse accolta a cena con un sorrisetto mentre raccontava la sua esperienza. Fu Mussolini a rivelarle di essere restata inconsapevole "vittima" di un esperimento condotto da Guglielmo Marconi che da qualche tempo provava l'efficacia di un misterioso e potentissimo "raggio" che avrebbe potuto bloccare a distanza aerei, navi, mezzi militari. Da quegli esperimenti condotti nelle vicinanze del litorale che causarono anche qualche incidente presumibilmente correlato (morte inspiegabile di un intero gregge di pecore), nacque il mito dell'"arma assoluta", del famoso "raggio della morte" che Marconi, secondo alcuni, non avrebbe consegnato al capo del fascismo in seguito ad un colloquio avuto poco prima di morire per angina pectoris nel 1937 con Papa Pio XI. Marconi, devotissimo, avrebbe avuto un rimorso di coscienza e avrebbe seguito l'appello del Pontefice che gli chiedeva di non fornire ai militari un arma in grado di distruggere il mondo.
Apparentemente, gli esperimenti del grande scienziato italiano sembrerebbero non avere a che fare con il fenomeno Ufo. Marconi era già passato alla storia per l'applicazione sperimentale delle sue teorie, in primis le potenzialità delle onde radio. Bisogna allora fare un piccolo passo indietro di due anni per potere immaginare un legame tra quello che successe lungo la Roma-Ostia e la tecnologia (o retroingegneria) di presunta origine non terrestre.
Cielo tra Milano e Vergiate (Varese). 13 giugno 1933
Il fonogramma portava il timbro dell'Agenzia Stefani (l'agenzia nazionale di stampa nel ventennio). Il tono del messaggio era perentorio, minaccioso. Non divulgare il contenuto, bloccare i piombi dei giornali, non diffondere la notizia pena sanzioni pesantissime. Massima riservatezza anche tra i recipienti il messaggio, per ordine diretto del Duce. Il fatto, venuto alla luce molto tempo dopo, riguardava il primo "ufo crash" documentato da fonti ufficiali della storia. Un Velivolo Non Convenzionale (il termine Ufo era naturalmente sconosciuto all'epoca) aveva solcato il cielo di Milano in direzione nord-ovest per poi schiantarsi a Vergiate (Varese), a poca distanza dall'attuale aeroporto di Milano-Malpensa. I resti del velivolo sarebbero stati recuperati e ricoverati in un hangar della vicina fabbrica di aeroplani Siai-Marchetti. Ad indagare e a mantenere il segreto sarebbe stato un organo collegiale legato all'Ovra e battezzato "Gabinetto RS/33", dove l'acronimo RS stava per Ricerche Speciali. A capo dell'organo segreto fu messo proprio Guglielmo Marconi, lo stesso che due anni dopo farà spegnere le auto sull'autostrada Roma-Ostia. La scoperta dell'"Ufo di Mussolini" fu supportata da una serie di documenti inviati negli anni novanta alla sede del Centro Ufologico Nazionale in forma anonima. Proprio per il rigore scientifico con il quale Roberto Pinotti e i colleghi sono abituati a trattare le fonti, fu necessario che i dubbi sull'autenticità dei documenti venissero fugati da una perizia scientifica che ne stabilisse almeno la reale stesura negli anni trenta. L' analisi delle carte diede esito positivo, collocando i testi agli atti del gabinetto RS/33 come databili nel 1936. Gli scritti, su carta intestata del Senato del Regno, fornirebbero la descrizione di un avvistamento con diversi testimoni avvenuto questa volta nel cielo di Venezia e Mestre la mattina del 22 agosto proprio del 1936. In quell'occasione diversi testimoni videro un ufo sigariforme, di colore grigio scuro che volava assieme ad altri due "velivoli non convenzionali" più piccoli e di forma discoidale. Il fenomeno fu segnalato anche a Trieste e proprio la descrizione degli oggetti volanti fornirà una sorta di archetipo di tutti gli avvistamenti che si susseguiranno nei decenni a venire, vale a dire un grande Ufo a forma di sigaro e altri, più piccoli, velivoli discoidali spesso in volo combinato oppure in sequenza a distanza di tempo ravvicinato. Del gabinetto RS/33 si ritiene fosse rimasto operativo sino ai mesi della Repubblica Sociale, quando i Tedeschi avrebbero trafugato parte del velivolo rimessato a Vergiate mentre il resto sarebbe stato distrutto durante un attentato partigiano agli stabilimenti. La parentesi prebellica, iniziata con il misterioso oggetto del 1933 e continuata con le teorie che indicherebbero l'origine delle armi segrete naziste (o "wunderwaffen") in un caso di retroingegneria partita dai resti dell'Ufo di Vergiate, si chiuderanno con un cold case che riguardò gli Americani. Un ufficiale ed un politico che ebbero a partecipare alla campagna del Po che terminò con l'occupazione della Pianura Padana( alla quale prese parte anche il contingente che occupò gli stabilimenti Siai Marchetti nell'aprile 1945) moriranno in circostanze non ben chiarite in un incidente di barca lungo il fiume Potomac poco dopo il rientro in Patria.
Il triangolo dell'Adriatico e l'incredibile biennio 1978-79
Non essendo a conoscenza di quanto avvenne nel Nord Italia alla metà degli anni '30, tutta l'attenzione dei media occidentali si spostò nel dopoguerra verso le notizie provenienti dagli Stati Uniti, a partire dall'incidente molto discusso di Roswell, che le autorità militari si impegnarono ad insabbiare e spegnere dichiarando l'origine umana dell'incidente, inquadrato nella precipitazione di un pallone-spia. Negli anni la storia dell'"Ufo crash" più famoso del mondo sarà oggetto di nuove discussioni e indagini, che si concluderanno alla fine degli anni novanta con la secca smentita da parte dei militari americani di ogni origine extraterrestre dei fatti del 1947. A trent'anni dall'evento e con la fine della Guerra Fredda, l'Usaf comunicò che i resti caduti nel New Mexico sarebbero appartenuti ad un pallone spia stratosferico allora utilizzato per la segretissima missione di ricognizione dei siti nucleari sovietici nota come "Project Mogul".
Ben prima della scoperta da parte dello stesso Pinotti degli archivi sovietici sugli avvistamenti Ufo, all'inizio degli anni settanta l'Italia diventò nuovamente un punto nevralgico per quanto riguardò la frequenza e la casistica degli avvistamenti di oggetti non identificati. All'epoca Roberto Pinotti, svolto il servizio militare come ufficiale di complemento presso la III Brigata Missili (in ambito Nato) durante il quale aveva tenuto una conferenza sul fenomeno Ufo, fu ricontattato da un ufficiale superiore dell'Intelligence per offrire in modo continuativo la sua consulenza sulla materia. E di materia, dalla metà degli anni settanta in poi, ve ne fu veramente molta. Il crescendo degli avvistamenti e dei fenomeni, esaminati dal Cun con rigore scientifico, vide l'Italia come punto nevralgico. Più di duemila saranno infatti i casi esaminati dal Centro in un solo biennio, una quantità che generò una interrogazione parlamentare da parte di Falco Accame, allora Sottosegretario alla Difesa, che spingerà il premier Giulio Andreotti alla creazione di un organismo militare che si occupasse del fenomeno Ufo. Nacque in queste circostanze eccezionali l'Rgs (Reparto Generale Sicurezza) gestito dall'Aeronautica Militare in concorso con l'Arma dei Carabinieri, attivo tutt'oggi.
Dell'eccezionale biennio 1978-79 si occuperà largamente anche la stampa locale e nazionale, che riportò le testimonianze individuali o gruppi di persone protagoniste degli avvistamenti sia di Ufo che di Uso (Unidentified Submerged Objects) vale a dire oggetti non identificati in ambiente marino o sottomarino. Proprio uno dei casi più eclatanti venne dal mare, in particolare l'Adriatico. Perché di vero "triangolo" si può parlare, incrociando date e luoghi degli avvistamenti, in un area compresa tra il monte Gran Sasso, il litorale tra il pescarese e S.Benedetto del Tronto, avente il vertice a metà strada tra le coste italiane e quelle dell'allora Jugoslavia.
Credibile sembra anche la raccolta di testimonianze dell'epoca, che hanno interessato persone non influenzate e totalmente estranee alle vicende Ufo. Come quella dell'equipaggio del motopeschereccio "Trozza", dei fratelli Scardella di Silvi Marina (Pescara). La notte del 14 novembre 1978 si trovavano a circa 4 miglia al largo della costa di Silvi quando all'improvviso il peschereccio accelerò improvvisamente, raggiungendo la velocità di 9-10 nodi (quando il motore diesel da 250 cv non superava i 3-4 nodi con le reti agganciate) e soprattutto con la bussola impazzita. Quando il capo equipaggio darà ordine di bloccare il motore, la barca aveva compiuto una stretta virata di 360 gradi, cosa mai fattibile senza incagliare le reti nel timone o peggio nell'elica. Invece queste ultime furono issate a bordo dai marinai senza mostrare alcun danno. Anche il radar di bordo presentò anomalie, che si erano rilevate anche nei giorni precedenti, come se una grande interferenza elettromagnetica ne avesse alterato il funzionamento. Un'esperienza simile a quella del peschereccio "Trozza" fu vissuta da testimoni ancora più credibili a causa della loro professione. In questo caso infatti la testimonianza fu riportata dall'equipaggio di una motovedetta della Capitaneria di Porto, la CP-2018, salpata in perlustrazione il 9 novembre 1978 proprio per indagare sugli strani fenomeni riportati dai marinai della zona. Giunta alla velocità di circa 14 nodi più o meno nel punto dove si verrà a trovare il peschereccio "Trozza" al largo di Silvi Marina, all'improvviso l'attenzione dell'equipaggio fu catturata da un oggetto luminoso schizzare dalla superficie del mare con un gradiente di 45° a elevatissima velocità per raggiungere l'altitudine di 22° sull'orizzonte e sparire repentinamente. Per la mezz'ora successiva all'avvistamento, il radar della CP-2018 risultò fuori uso, per poi riprendere a funzionare regolarmente. Nel periodo in cui si registrarono i fenomeni, la paura aleggiò tra i lavoratori marittimi sia della costa italiana sia di quella jugoslava, tanto che alcuni traghetti si rifiutarono di partire e, come riportato dalle cronache del "Corriere Adriatico", molti pescatori rinunciarono alle sortite dopo aver sentito le storie inquietanti provenire dal proprio tratto di mare. Uno dei fenomeni dell'Adriatico fu persino fotografato a Pesaro da un cittadino la notte del 23 ottobre 1978 quando notò in cielo un oggetto luminoso a forma di paracadute stazionare in cielo per circa un ora prima di sparire di colpo. L' esame sulla pellicola dimostrò che non si trattava di un fotomontaggio.
All'interno del triangolo si verificarono nel biennio 1978-79 molti altri fenomeni, visti dall'entroterra. Tra questi spiccano due avvistamenti collettivi vissuti dallo stesso ufologo Pinotti rispettivamente la notte tra il 22 e il 23 aprile 1978 ed il 29 giugno successivo. La zona interessata riguardò per il primo dei due episodi la periferia di Perugia, e l'orizzonte dei monti Subasio e Malbe. Qui un gruppo di ben 11 persone fu testimone per tre lunghe ore di una sorta di "spettacolo" fornito dalle evoluzioni di diversi oggetti luminosi (di cui uno molto ravvicinato). Ritornati sul posto il giorno successivo riferirono di essere stati sorvolati in quota da un silenzioso oggetto sigariforme, simile a quello osservato a Venezia e Mestre nel lontano 1936. Il 29 giugno il fenomeno si ripetè e fu visto da un convegno di 300 persone, tra cui alcuni giornalisti svoltosi la notte sul colle del Cardinale, sempre a poca distanza da Perugia.
Anche i controllori del traffico aereo e i piloti riportarono diversi avvistamenti nel periodo di punta del fenomeno Ufo sull'Italia. Riportato ampiamente dalle cronache fu quello verificatosi il 9 marzo 1978 e che vide coinvolte più torri di controllo e jet di linea tra le 19,30 e le 20,30 quando una luce intensa (a volte descritta con aloni di diversi colori) in movimento è segnalata da Milano-Linate, da Firenze-Peretola fino a Potenza Picena. L'oggetto non identificato fu riportato nei rapporti dall'equipaggio di diversi aerei di linea in quel momento in volo sulla penisola: l' IH-662 Itavia Roma-Treviso, il Klm-132, l'Air France 132 e altri voli privati. Anche l'aeroporto di Zagabria fu allertato da un volo Olympic Airways. Il 2 maggio è registrato un episodio simile al precedente quando sui giornali compare la testimonianza del controllore di volo di Linate Antonio De Stasio. Mentre i centralini delle forze dell'ordine e dei Vigili del fuoco venivano presi d'assalto dai milanesi, dalla torre di controllo fu notato un oggetto luminosissimo che si avvicinava dal Monte Bianco in direzione di Milano, senza che nessuno dei potenti radar in esercizio sul Nord Italia in quel momento ne registrassero traccia. Quindi, sempre secondo la testimonianza diretta di De Stasio, l'Ufo stazionò per qualche minuto sulla verticale del grattacielo Pirelli, per poi scomparire all'improvviso. Tra le centinaia di segnalazioni, un posto di primo piano spetta ad un altro avvistamento in mare, risalente al 22 giugno 1979. Mentre incrociava al largo dell'isola di Gorgona, lo yacht privato "Rainbow II" si trovava di fronte un enorme oggetto sigariforme di apparente struttura metallica color grigio scuro nell'atto di inabissarsi per poi riemergere per un attimo con la punta. La segnalazione via radio fatta dallo Yacht alle autorità marittime giunse al Comando della Marina di La Spezia che diramò immediatamente un comunicato di allerta nel bollettino ai naviganti. La stampa riporterà soltanto in seguito il resoconto dell'episodio. Per quanto riguardò il cielo del 1979, sicuramente l'avvistamento più importante fu registrato da un pilota dell'Aeronautica Militare. Il 18 giugno Giancarlo Cecconi del 2° Stormo intercettava e fotografava un oggetto non identificato con gli apparecchi di bordo del suo caccia Fiat G91/R sopra l'aeroporti militare di Treviso-Istrana. Le immagini fornite dalle fotocamere immortalarono un oggetto cilindrico di colore scuro alla quota di circa 3.700 metri, in grado di effettuare movimenti orizzontali e verticali a velocità elevatissime. Le fotografie mostravano come l'oggetto fosse sormontato da una sorta di cupola traslucida. Dell'oggetto furono scattate ben 84 fotografie, che le autorità militari commentarono minimizzando e asserendo che si fosse probabilmente trattato di un giocattolo molto in voga nel periodo, un pallone di plastica leggerissima riempito di aria calda chiamato "Ufo solar". La spiegazione tuttavia non fornì una soddisfacente spiegazione del motivo per cui il giocattolo non si fosse disintegrato con la fortissima turbolenza generata dai ripetuti passaggi ravvicinati del caccia in volo, e il caso rimase agli atti negli "X-files" del Reparto Generale di Sicurezza.
L'ondata del 1978-79 non si arrestò di colpo. Altri avvistamenti avrebbero caratterizzato gli anni a venire anche se con una frequenza inferiore a quel biennio. Tra i casi più importanti vi fu certamente l'avvistamento di massa del 6 giugno 1983. Tra le ore 22:30 e le 23 circa un enorme oggetto sigariforme solcò i cieli della Sardegna, della Corsica, della Liguria attraversando da Sud-ovest a Nord-est gran parte della Pianura Padana. Fu un avvistamento di massa, con migliaia di testimoni che con lo sguardo all'insù si chiesero cosa potesse essere quell'oggetto volante che nella maggior parte delle testimonianze fu ben descritto: il grande sigaro metallico di colore grigio scuro (una caratteristica ricorrente) presentava una serie di oblò che emanavano una luce intensa che appariva come retroilluminata. Altri videro chiaramente che l'oggetto lasciava una lunga scia di colore variabile dall'arancio all'azzurrognolo che rimaneva visibile dopo il passaggio. In molti casi i testimoni riportarono la sua repentina sparizione dopo essere rimasto visibile per un tempo che andava da pochi secondi a oltre un minuto. I centralini delle forze dell'ordine e dei Vigili del fuoco furono intasati dalle chiamate e anche in questo caso dai radar non fu rilevata alcuna traccia nonostante l'imponente mole dell'oggetto volante.
Nel 2004 un altro avvistamento da parte di un aereo militare farà puntare di nuovo i riflettori sulla questione Ufo, la cui attenzione da parte dei media si era parzialmente affievolita a partire dagli anni '90. Il 14 novembre, mentre volava al largo delle coste della California dopo essere decollato dalla portaerei Uss "Nimitz" il Comandante David Fravor intercettò la presenza di un oggetto non identificato dagli strumenti di bordo. Il pilota vide l'oggetto discoidale che dalla quota di circa 24.000 metri scese di colpo a circa 6.000 mantenendosi in volo livellato sopra l'oceano Pacifico. L' incontro fu registrato dai sofisticati sistemi di bordo ed il video è stato divulgato successivamente dai media americani. Un fatto molto simile si è ripetuto nel 2014-2015 con diverse osservazioni di oggetti non identificati da parte di piloti in servizio sulla portaerei Uss "Theodore Roosevelt", di cui sono state divulgate le registrazioni.
I due episodi potrebbero essere molto importanti, ed alla base delle future possibili rivelazioni da parte del Pentagono perché la tecnologia ha fatto passi da gigante negli ultimi quarant'anni. Le sofisticate apparecchiature dei caccia di ultima generazione potrebbero davvero fornire importanti dati scientifici sulla natura degli oggetti non identificati, cosa che non fu possibile nel 1979 nel caso precedentemente ricordato del capitano Cecconi in quanto il suo caccia G91 era dotato soltanto di strumentazione fotografica analogica.
Risale a poco fa la notizia che l'ex Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, durante un'intervista, abbia ammesso l'esistenza di "oggetti volanti" di cui non si conosce la natura. Altrettanto recentemente uno dei più accreditati studiosi americani del fenomeno Ufo, Luis Elizondo (già responsabile dell'Advanced Aerospace Threat Identification Program del Pentagono) ha risposto ad una quesito che riguardava la storia degli avvistamenti Ufo. Incalzato dal giornalista, alla domanda se fossero esistiti fenomeni precedenti e esterni agli Stati Uniti che fossero di rilevanza particolare, Elizondo ha esaudito la richiesta esclamando: "Italy!". Chissà se tra qualche giorno si potrà sapere qualcosa in più su ciò che fu visto nell'ultimo secolo nei cieli d'Italia.
Continua a leggereRiduci
Il fenomeno è stato spesso considerato (a torto) incentrato sugli Stati Uniti dal dopoguerra in poi. Con la guida di uno dei massimi esperti in materia si scopre che in realtà l'Italia fu interessata sin dalla prima metà del XX secolo da molti avvistamenti, con un picco nel 1978-79 che fece nascere il Reparto Generale Sicurezza dell'Aeronautica Militare.Il rapporto del Pentagono sugli Uap (o Unidentified Aerial Phenomena - nuovo acronimo per gli oggetti volanti non identificati) sta per essere divulgato, dopo la recente anticipazione da parte dell'ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama sull'esistenza di fenomeni aerei non identificabili. L'attenzione del mondo e dei media è di nuovo focalizzata sugli interrogativi che il mondo si pose qualche anno dopo la fine del secondo conflitto mondiale, quando nella prima fase della Guerra Fredda gli Americani divulgarono l'esistenza del fenomeno dopo i fatti di Roswell del 1947, quando per la prima volta la questione Ufo segnò un presunto punto di partenza con l'"ufo crash" più famoso del mondo, avvenuto nel mese di luglio di quell'anno in New Mexico. Il fenomeno, divulgato poco più tardi dai giornali americani, farà scattare un'inchiesta militare e il monitoraggio degli avvistamenti da parte del Pentagono fino al 1969, anno in cui i militari chiusero gli X-files. Tuttavia le autorità americane non smisero di interessarsi agli oggetti volanti non identificati, mantenendo in attività sul tema l'Fbi, la Cia e il National Security Council (Consiglio per la Sicurezza Nazionale). Per molti anni, dal dopoguerra, il monopolio degli avvistamenti e delle notizie sugli Ufo parve essere esclusiva degli Americani, anche perché la divisione del mondo nelle due sfere di influenza non permetteva agli occidentali di sapere cosa fosse avvenuto nei cieli oltrecortina. La dissoluzione dell'Unione Sovietica porterà all'inizio degli anni novanta ad un vero e proprio Ufo-leak passato dalle mani dell'ex Kgb in modo rocambolesco nelle mani di esperti occidentali. Il fatto fu rilevante in quanto confermava che gli avvistamenti di Ufo non riguardavano soltanto gli Stati Uniti, bensì poteva essere considerato un fenomeno globale. Il dottor Roberto Pinotti, uno degli ufologi più importanti e riconosciuti al mondo, spiega come l'Italia (considerata fino a poco tempo fa come una zona marginale nell'osservazione e nello studio degli avvistamenti) in realtà sia da considerare come un punto focale del fenomeno Ufo. Pinotti, fondatore nel lontano 1967 del Centro Ufologico Nazionale ed autore di numerosi libri sul tema, ha dedicato un volume dedicato proprio all'Italia, che raccoglie dati sorprendenti sugli avvistamenti nel cielo della penisola catalogati con metodo scientifico al netto di casi dubbi, non verificati da fonti ufficiali o vere e proprie bufale. In "Ufo: dall'incredibile 1978-79 in Italia ad oggi" (Harmakis edizioni) lo studioso ci guida in un percorso storico e cronologico sorprendente, partendo da un punto che precede di molti anni il famoso incidente di Roswell.Autostrada Roma-Ostia, giugno 1935Lungo il raccordo stradale tra la Capitale ed il litorale romano le poche automobili in transito sono tutte ferme sulla carreggiata, con il motore in panne. Gli autisti sono tutti scesi ad aprire il cofano e a cercare di individuare il guasto improvviso quanto inspiegabile. Tra loro vi è uno chauffeur alla guida di una berlina di lusso che ospita una donna sui sedili posteriori. Quella signora, sbalordita per l'accaduto, era nientemeno che Rachele Guidi, la moglie di Benito Mussolini. Le auto rimasero bloccate per alcuni minuti poi, inspiegabilmente, si rimisero a funzionare regolarmente come se nulla fosse accaduto. Dell'episodio donna Rachele farà menzione nelle sue memorie, ricordando come il marito l'avesse accolta a cena con un sorrisetto mentre raccontava la sua esperienza. Fu Mussolini a rivelarle di essere restata inconsapevole "vittima" di un esperimento condotto da Guglielmo Marconi che da qualche tempo provava l'efficacia di un misterioso e potentissimo "raggio" che avrebbe potuto bloccare a distanza aerei, navi, mezzi militari. Da quegli esperimenti condotti nelle vicinanze del litorale che causarono anche qualche incidente presumibilmente correlato (morte inspiegabile di un intero gregge di pecore), nacque il mito dell'"arma assoluta", del famoso "raggio della morte" che Marconi, secondo alcuni, non avrebbe consegnato al capo del fascismo in seguito ad un colloquio avuto poco prima di morire per angina pectoris nel 1937 con Papa Pio XI. Marconi, devotissimo, avrebbe avuto un rimorso di coscienza e avrebbe seguito l'appello del Pontefice che gli chiedeva di non fornire ai militari un arma in grado di distruggere il mondo. Apparentemente, gli esperimenti del grande scienziato italiano sembrerebbero non avere a che fare con il fenomeno Ufo. Marconi era già passato alla storia per l'applicazione sperimentale delle sue teorie, in primis le potenzialità delle onde radio. Bisogna allora fare un piccolo passo indietro di due anni per potere immaginare un legame tra quello che successe lungo la Roma-Ostia e la tecnologia (o retroingegneria) di presunta origine non terrestre.Cielo tra Milano e Vergiate (Varese). 13 giugno 1933Il fonogramma portava il timbro dell'Agenzia Stefani (l'agenzia nazionale di stampa nel ventennio). Il tono del messaggio era perentorio, minaccioso. Non divulgare il contenuto, bloccare i piombi dei giornali, non diffondere la notizia pena sanzioni pesantissime. Massima riservatezza anche tra i recipienti il messaggio, per ordine diretto del Duce. Il fatto, venuto alla luce molto tempo dopo, riguardava il primo "ufo crash" documentato da fonti ufficiali della storia. Un Velivolo Non Convenzionale (il termine Ufo era naturalmente sconosciuto all'epoca) aveva solcato il cielo di Milano in direzione nord-ovest per poi schiantarsi a Vergiate (Varese), a poca distanza dall'attuale aeroporto di Milano-Malpensa. I resti del velivolo sarebbero stati recuperati e ricoverati in un hangar della vicina fabbrica di aeroplani Siai-Marchetti. Ad indagare e a mantenere il segreto sarebbe stato un organo collegiale legato all'Ovra e battezzato "Gabinetto RS/33", dove l'acronimo RS stava per Ricerche Speciali. A capo dell'organo segreto fu messo proprio Guglielmo Marconi, lo stesso che due anni dopo farà spegnere le auto sull'autostrada Roma-Ostia. La scoperta dell'"Ufo di Mussolini" fu supportata da una serie di documenti inviati negli anni novanta alla sede del Centro Ufologico Nazionale in forma anonima. Proprio per il rigore scientifico con il quale Roberto Pinotti e i colleghi sono abituati a trattare le fonti, fu necessario che i dubbi sull'autenticità dei documenti venissero fugati da una perizia scientifica che ne stabilisse almeno la reale stesura negli anni trenta. L' analisi delle carte diede esito positivo, collocando i testi agli atti del gabinetto RS/33 come databili nel 1936. Gli scritti, su carta intestata del Senato del Regno, fornirebbero la descrizione di un avvistamento con diversi testimoni avvenuto questa volta nel cielo di Venezia e Mestre la mattina del 22 agosto proprio del 1936. In quell'occasione diversi testimoni videro un ufo sigariforme, di colore grigio scuro che volava assieme ad altri due "velivoli non convenzionali" più piccoli e di forma discoidale. Il fenomeno fu segnalato anche a Trieste e proprio la descrizione degli oggetti volanti fornirà una sorta di archetipo di tutti gli avvistamenti che si susseguiranno nei decenni a venire, vale a dire un grande Ufo a forma di sigaro e altri, più piccoli, velivoli discoidali spesso in volo combinato oppure in sequenza a distanza di tempo ravvicinato. Del gabinetto RS/33 si ritiene fosse rimasto operativo sino ai mesi della Repubblica Sociale, quando i Tedeschi avrebbero trafugato parte del velivolo rimessato a Vergiate mentre il resto sarebbe stato distrutto durante un attentato partigiano agli stabilimenti. La parentesi prebellica, iniziata con il misterioso oggetto del 1933 e continuata con le teorie che indicherebbero l'origine delle armi segrete naziste (o "wunderwaffen") in un caso di retroingegneria partita dai resti dell'Ufo di Vergiate, si chiuderanno con un cold case che riguardò gli Americani. Un ufficiale ed un politico che ebbero a partecipare alla campagna del Po che terminò con l'occupazione della Pianura Padana( alla quale prese parte anche il contingente che occupò gli stabilimenti Siai Marchetti nell'aprile 1945) moriranno in circostanze non ben chiarite in un incidente di barca lungo il fiume Potomac poco dopo il rientro in Patria.Il triangolo dell'Adriatico e l'incredibile biennio 1978-79Non essendo a conoscenza di quanto avvenne nel Nord Italia alla metà degli anni '30, tutta l'attenzione dei media occidentali si spostò nel dopoguerra verso le notizie provenienti dagli Stati Uniti, a partire dall'incidente molto discusso di Roswell, che le autorità militari si impegnarono ad insabbiare e spegnere dichiarando l'origine umana dell'incidente, inquadrato nella precipitazione di un pallone-spia. Negli anni la storia dell'"Ufo crash" più famoso del mondo sarà oggetto di nuove discussioni e indagini, che si concluderanno alla fine degli anni novanta con la secca smentita da parte dei militari americani di ogni origine extraterrestre dei fatti del 1947. A trent'anni dall'evento e con la fine della Guerra Fredda, l'Usaf comunicò che i resti caduti nel New Mexico sarebbero appartenuti ad un pallone spia stratosferico allora utilizzato per la segretissima missione di ricognizione dei siti nucleari sovietici nota come "Project Mogul". Ben prima della scoperta da parte dello stesso Pinotti degli archivi sovietici sugli avvistamenti Ufo, all'inizio degli anni settanta l'Italia diventò nuovamente un punto nevralgico per quanto riguardò la frequenza e la casistica degli avvistamenti di oggetti non identificati. All'epoca Roberto Pinotti, svolto il servizio militare come ufficiale di complemento presso la III Brigata Missili (in ambito Nato) durante il quale aveva tenuto una conferenza sul fenomeno Ufo, fu ricontattato da un ufficiale superiore dell'Intelligence per offrire in modo continuativo la sua consulenza sulla materia. E di materia, dalla metà degli anni settanta in poi, ve ne fu veramente molta. Il crescendo degli avvistamenti e dei fenomeni, esaminati dal Cun con rigore scientifico, vide l'Italia come punto nevralgico. Più di duemila saranno infatti i casi esaminati dal Centro in un solo biennio, una quantità che generò una interrogazione parlamentare da parte di Falco Accame, allora Sottosegretario alla Difesa, che spingerà il premier Giulio Andreotti alla creazione di un organismo militare che si occupasse del fenomeno Ufo. Nacque in queste circostanze eccezionali l'Rgs (Reparto Generale Sicurezza) gestito dall'Aeronautica Militare in concorso con l'Arma dei Carabinieri, attivo tutt'oggi. Dell'eccezionale biennio 1978-79 si occuperà largamente anche la stampa locale e nazionale, che riportò le testimonianze individuali o gruppi di persone protagoniste degli avvistamenti sia di Ufo che di Uso (Unidentified Submerged Objects) vale a dire oggetti non identificati in ambiente marino o sottomarino. Proprio uno dei casi più eclatanti venne dal mare, in particolare l'Adriatico. Perché di vero "triangolo" si può parlare, incrociando date e luoghi degli avvistamenti, in un area compresa tra il monte Gran Sasso, il litorale tra il pescarese e S.Benedetto del Tronto, avente il vertice a metà strada tra le coste italiane e quelle dell'allora Jugoslavia. Credibile sembra anche la raccolta di testimonianze dell'epoca, che hanno interessato persone non influenzate e totalmente estranee alle vicende Ufo. Come quella dell'equipaggio del motopeschereccio "Trozza", dei fratelli Scardella di Silvi Marina (Pescara). La notte del 14 novembre 1978 si trovavano a circa 4 miglia al largo della costa di Silvi quando all'improvviso il peschereccio accelerò improvvisamente, raggiungendo la velocità di 9-10 nodi (quando il motore diesel da 250 cv non superava i 3-4 nodi con le reti agganciate) e soprattutto con la bussola impazzita. Quando il capo equipaggio darà ordine di bloccare il motore, la barca aveva compiuto una stretta virata di 360 gradi, cosa mai fattibile senza incagliare le reti nel timone o peggio nell'elica. Invece queste ultime furono issate a bordo dai marinai senza mostrare alcun danno. Anche il radar di bordo presentò anomalie, che si erano rilevate anche nei giorni precedenti, come se una grande interferenza elettromagnetica ne avesse alterato il funzionamento. Un'esperienza simile a quella del peschereccio "Trozza" fu vissuta da testimoni ancora più credibili a causa della loro professione. In questo caso infatti la testimonianza fu riportata dall'equipaggio di una motovedetta della Capitaneria di Porto, la CP-2018, salpata in perlustrazione il 9 novembre 1978 proprio per indagare sugli strani fenomeni riportati dai marinai della zona. Giunta alla velocità di circa 14 nodi più o meno nel punto dove si verrà a trovare il peschereccio "Trozza" al largo di Silvi Marina, all'improvviso l'attenzione dell'equipaggio fu catturata da un oggetto luminoso schizzare dalla superficie del mare con un gradiente di 45° a elevatissima velocità per raggiungere l'altitudine di 22° sull'orizzonte e sparire repentinamente. Per la mezz'ora successiva all'avvistamento, il radar della CP-2018 risultò fuori uso, per poi riprendere a funzionare regolarmente. Nel periodo in cui si registrarono i fenomeni, la paura aleggiò tra i lavoratori marittimi sia della costa italiana sia di quella jugoslava, tanto che alcuni traghetti si rifiutarono di partire e, come riportato dalle cronache del "Corriere Adriatico", molti pescatori rinunciarono alle sortite dopo aver sentito le storie inquietanti provenire dal proprio tratto di mare. Uno dei fenomeni dell'Adriatico fu persino fotografato a Pesaro da un cittadino la notte del 23 ottobre 1978 quando notò in cielo un oggetto luminoso a forma di paracadute stazionare in cielo per circa un ora prima di sparire di colpo. L' esame sulla pellicola dimostrò che non si trattava di un fotomontaggio.All'interno del triangolo si verificarono nel biennio 1978-79 molti altri fenomeni, visti dall'entroterra. Tra questi spiccano due avvistamenti collettivi vissuti dallo stesso ufologo Pinotti rispettivamente la notte tra il 22 e il 23 aprile 1978 ed il 29 giugno successivo. La zona interessata riguardò per il primo dei due episodi la periferia di Perugia, e l'orizzonte dei monti Subasio e Malbe. Qui un gruppo di ben 11 persone fu testimone per tre lunghe ore di una sorta di "spettacolo" fornito dalle evoluzioni di diversi oggetti luminosi (di cui uno molto ravvicinato). Ritornati sul posto il giorno successivo riferirono di essere stati sorvolati in quota da un silenzioso oggetto sigariforme, simile a quello osservato a Venezia e Mestre nel lontano 1936. Il 29 giugno il fenomeno si ripetè e fu visto da un convegno di 300 persone, tra cui alcuni giornalisti svoltosi la notte sul colle del Cardinale, sempre a poca distanza da Perugia. Anche i controllori del traffico aereo e i piloti riportarono diversi avvistamenti nel periodo di punta del fenomeno Ufo sull'Italia. Riportato ampiamente dalle cronache fu quello verificatosi il 9 marzo 1978 e che vide coinvolte più torri di controllo e jet di linea tra le 19,30 e le 20,30 quando una luce intensa (a volte descritta con aloni di diversi colori) in movimento è segnalata da Milano-Linate, da Firenze-Peretola fino a Potenza Picena. L'oggetto non identificato fu riportato nei rapporti dall'equipaggio di diversi aerei di linea in quel momento in volo sulla penisola: l' IH-662 Itavia Roma-Treviso, il Klm-132, l'Air France 132 e altri voli privati. Anche l'aeroporto di Zagabria fu allertato da un volo Olympic Airways. Il 2 maggio è registrato un episodio simile al precedente quando sui giornali compare la testimonianza del controllore di volo di Linate Antonio De Stasio. Mentre i centralini delle forze dell'ordine e dei Vigili del fuoco venivano presi d'assalto dai milanesi, dalla torre di controllo fu notato un oggetto luminosissimo che si avvicinava dal Monte Bianco in direzione di Milano, senza che nessuno dei potenti radar in esercizio sul Nord Italia in quel momento ne registrassero traccia. Quindi, sempre secondo la testimonianza diretta di De Stasio, l'Ufo stazionò per qualche minuto sulla verticale del grattacielo Pirelli, per poi scomparire all'improvviso. Tra le centinaia di segnalazioni, un posto di primo piano spetta ad un altro avvistamento in mare, risalente al 22 giugno 1979. Mentre incrociava al largo dell'isola di Gorgona, lo yacht privato "Rainbow II" si trovava di fronte un enorme oggetto sigariforme di apparente struttura metallica color grigio scuro nell'atto di inabissarsi per poi riemergere per un attimo con la punta. La segnalazione via radio fatta dallo Yacht alle autorità marittime giunse al Comando della Marina di La Spezia che diramò immediatamente un comunicato di allerta nel bollettino ai naviganti. La stampa riporterà soltanto in seguito il resoconto dell'episodio. Per quanto riguardò il cielo del 1979, sicuramente l'avvistamento più importante fu registrato da un pilota dell'Aeronautica Militare. Il 18 giugno Giancarlo Cecconi del 2° Stormo intercettava e fotografava un oggetto non identificato con gli apparecchi di bordo del suo caccia Fiat G91/R sopra l'aeroporti militare di Treviso-Istrana. Le immagini fornite dalle fotocamere immortalarono un oggetto cilindrico di colore scuro alla quota di circa 3.700 metri, in grado di effettuare movimenti orizzontali e verticali a velocità elevatissime. Le fotografie mostravano come l'oggetto fosse sormontato da una sorta di cupola traslucida. Dell'oggetto furono scattate ben 84 fotografie, che le autorità militari commentarono minimizzando e asserendo che si fosse probabilmente trattato di un giocattolo molto in voga nel periodo, un pallone di plastica leggerissima riempito di aria calda chiamato "Ufo solar". La spiegazione tuttavia non fornì una soddisfacente spiegazione del motivo per cui il giocattolo non si fosse disintegrato con la fortissima turbolenza generata dai ripetuti passaggi ravvicinati del caccia in volo, e il caso rimase agli atti negli "X-files" del Reparto Generale di Sicurezza. L'ondata del 1978-79 non si arrestò di colpo. Altri avvistamenti avrebbero caratterizzato gli anni a venire anche se con una frequenza inferiore a quel biennio. Tra i casi più importanti vi fu certamente l'avvistamento di massa del 6 giugno 1983. Tra le ore 22:30 e le 23 circa un enorme oggetto sigariforme solcò i cieli della Sardegna, della Corsica, della Liguria attraversando da Sud-ovest a Nord-est gran parte della Pianura Padana. Fu un avvistamento di massa, con migliaia di testimoni che con lo sguardo all'insù si chiesero cosa potesse essere quell'oggetto volante che nella maggior parte delle testimonianze fu ben descritto: il grande sigaro metallico di colore grigio scuro (una caratteristica ricorrente) presentava una serie di oblò che emanavano una luce intensa che appariva come retroilluminata. Altri videro chiaramente che l'oggetto lasciava una lunga scia di colore variabile dall'arancio all'azzurrognolo che rimaneva visibile dopo il passaggio. In molti casi i testimoni riportarono la sua repentina sparizione dopo essere rimasto visibile per un tempo che andava da pochi secondi a oltre un minuto. I centralini delle forze dell'ordine e dei Vigili del fuoco furono intasati dalle chiamate e anche in questo caso dai radar non fu rilevata alcuna traccia nonostante l'imponente mole dell'oggetto volante.Nel 2004 un altro avvistamento da parte di un aereo militare farà puntare di nuovo i riflettori sulla questione Ufo, la cui attenzione da parte dei media si era parzialmente affievolita a partire dagli anni '90. Il 14 novembre, mentre volava al largo delle coste della California dopo essere decollato dalla portaerei Uss "Nimitz" il Comandante David Fravor intercettò la presenza di un oggetto non identificato dagli strumenti di bordo. Il pilota vide l'oggetto discoidale che dalla quota di circa 24.000 metri scese di colpo a circa 6.000 mantenendosi in volo livellato sopra l'oceano Pacifico. L' incontro fu registrato dai sofisticati sistemi di bordo ed il video è stato divulgato successivamente dai media americani. Un fatto molto simile si è ripetuto nel 2014-2015 con diverse osservazioni di oggetti non identificati da parte di piloti in servizio sulla portaerei Uss "Theodore Roosevelt", di cui sono state divulgate le registrazioni.I due episodi potrebbero essere molto importanti, ed alla base delle future possibili rivelazioni da parte del Pentagono perché la tecnologia ha fatto passi da gigante negli ultimi quarant'anni. Le sofisticate apparecchiature dei caccia di ultima generazione potrebbero davvero fornire importanti dati scientifici sulla natura degli oggetti non identificati, cosa che non fu possibile nel 1979 nel caso precedentemente ricordato del capitano Cecconi in quanto il suo caccia G91 era dotato soltanto di strumentazione fotografica analogica. Risale a poco fa la notizia che l'ex Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, durante un'intervista, abbia ammesso l'esistenza di "oggetti volanti" di cui non si conosce la natura. Altrettanto recentemente uno dei più accreditati studiosi americani del fenomeno Ufo, Luis Elizondo (già responsabile dell'Advanced Aerospace Threat Identification Program del Pentagono) ha risposto ad una quesito che riguardava la storia degli avvistamenti Ufo. Incalzato dal giornalista, alla domanda se fossero esistiti fenomeni precedenti e esterni agli Stati Uniti che fossero di rilevanza particolare, Elizondo ha esaudito la richiesta esclamando: "Italy!". Chissà se tra qualche giorno si potrà sapere qualcosa in più su ciò che fu visto nell'ultimo secolo nei cieli d'Italia.
La colonna di fumo dopo l'esplosione nei pressi della base italiana di Erbil in Iraq (Getty Images)
La guerra tra Israele e Iran si allarga e torna a lambire direttamente anche l’Italia. Nella serata di mercoledì un missile ha colpito la base militare italiana di Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove è presente un contingente di circa 120 militari impegnati nella missione internazionale contro l’Isis.
A rendere nota la notizia è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha informato della situazione con un messaggio inviato al deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli, poi letto in diretta durante la trasmissione televisiva Realpolitik su Rete4. «Un missile ha colpito la nostra base di Erbil, non so ancora con che esito. Non ci sono vittime nel personale italiano», ha scritto il ministro.
Poco dopo Crosetto ha confermato personalmente la circostanza anche all'agenzia di stampa Adnkronos, spiegando di aver parlato direttamente con il comandante della base, il colonnello Stefano Pizzotti. «Stanno tutti bene», ha assicurato il ministro, precisando che al momento non risultano né vittime né feriti tra i militari italiani presenti nella struttura. Anche il capo di stato maggiore della Difesa, il generale Luciano Portolano, si è messo in contatto con il contingente per monitorare la situazione. La conferma è arrivata anche attraverso un messaggio pubblicato sui canali social del Ministero della Difesa, dove Crosetto ha ribadito di essere «costantemente aggiornato dal Capo di Stato Maggiore della Difesa e dal Comandante dei Covi». L’attacco si inserisce in un quadro di crescente escalation militare nella regione. I Pasdaran iraniani hanno rivendicato un’ondata di operazioni coordinate contro obiettivi legati agli Stati Uniti e ai loro alleati. Secondo quanto dichiarato dalle Guardie rivoluzionarie, sarebbe stato lanciato «l’attacco più violento dall’inizio della guerra» con bersagli che includerebbero proprio Erbil, una base navale americana in Bahrein e obiettivi in Israele. Quasi in contemporanea, le Forze di difesa israeliane hanno annunciato nuovi bombardamenti sulla capitale iraniana. L’esercito dello Stato ebraico ha riferito che sono in corso attacchi «su larga scala» contro obiettivi a Teheran, segno di una spirale militare che continua ad ampliarsi e che rischia di trascinare sempre più attori regionali nel conflitto.
La base di Erbil rappresenta uno dei principali avamposti della presenza internazionale nel nord dell’Iraq. Situata in una posizione strategica vicino ai confini con Siria, Turchia e Iran, la struttura è stata istituita nell’ambito della coalizione internazionale contro l’Isis e negli anni ha svolto un ruolo chiave nell’addestramento delle forze curde locali. Migliaia di militari sono stati formati proprio qui su richiesta delle autorità della regione autonoma del Kurdistan iracheno.
Dall’Italia è arrivata subito anche la reazione della Farnesina. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso «ferma condanna per l’attacco che ha subito la base italiana di Erbil», spiegando di aver parlato con l’ambasciatore italiano a Baghdad per verificare la situazione. «Per fortuna i nostri militari stanno tutti bene e sono al sicuro nel bunker. A loro esprimo solidarietà e gratitudine per il quotidiano servizio alla Patria», ha scritto il vicepremier.
L’episodio segna comunque un passaggio delicato per la sicurezza del contingente italiano nella regione. Se da un lato l’attacco non ha provocato vittime, dall’altro conferma quanto il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran stia progressivamente estendendo il proprio raggio d’azione, trasformando il Medio Oriente in un teatro sempre più instabile e imprevedibile. In questo contesto anche le missioni internazionali, finora concentrate sulla lotta allo Stato islamico, rischiano di trovarsi coinvolte indirettamente in una guerra più ampia.
Continua a leggereRiduci
Clamoroso: il tribunale dell'Aquila vieta alla garante dell'infanzia di visitare la famiglia nel bosco accompagnata da esperti imparziali. L'ennesimo smacco ai Trevallion.
L’intelligenza artificiale non è più soltanto una tecnologia destinata ai laboratori di ricerca o alle grandi aziende digitali. Sta rapidamente entrando anche nel cuore delle strategie militari. E secondo un nuovo rapporto dedicato alla sicurezza del continente africano, il processo è già iniziato. Il documento, intitolato «Artificial Intelligence for Africa’s Defense Forces – A Toolkit for Defense Sector AI Strategy and Adoption», descrive come l’AI stia modificando la natura dei conflitti e invita i governi africani a prepararsi a una trasformazione destinata ad accelerare nei prossimi anni.
L’idea di fondo è semplice ma radicale: la guerra del futuro sarà sempre più guidata dai dati. Sensori, satelliti, droni, reti digitali e sistemi di analisi automatica stanno cambiando il modo in cui le informazioni vengono raccolte, interpretate e trasformate in decisioni operative. In questo contesto, l’intelligenza artificiale diventa il moltiplicatore di potenza che permette di elaborare enormi quantità di informazioni in tempi rapidissimi, offrendo ai comandanti una visione più ampia e precisa del campo di battaglia. Secondo gli autori del report, il continente africano si trova in una posizione particolare. Da un lato è uno dei territori dove i conflitti contemporanei — dal terrorismo jihadista alle guerre civili — sono più diffusi. Dall’altro lato è anche uno dei contesti dove l’adozione di nuove tecnologie può produrre cambiamenti più rapidi, proprio perché molte infrastrutture di sicurezza sono ancora in fase di sviluppo. L’intelligenza artificiale potrebbe quindi rappresentare una scorciatoia tecnologica per modernizzare gli apparati militari.
Il rapporto identifica diversi ambiti nei quali l’AI può avere un impatto diretto sulle operazioni militari. Uno dei più importanti riguarda l’intelligence e la sorveglianza. Le forze armate moderne raccolgono ogni giorno una quantità enorme di dati: immagini satellitari, video di droni, intercettazioni elettroniche, informazioni provenienti dai social network e da altre fonti digitali. Senza strumenti automatizzati, analizzare tutto questo materiale sarebbe praticamente impossibile. Gli algoritmi di machine learning possono invece individuare pattern ricorrenti, segnalare movimenti sospetti e identificare segnali di minacce emergenti.
Un altro settore cruciale è quello della cybersicurezza. I conflitti contemporanei non si combattono soltanto con armi tradizionali ma anche con attacchi informatici. Governi, infrastrutture energetiche, reti di comunicazione e sistemi finanziari sono diventati bersagli privilegiati di operazioni digitali. L’intelligenza artificiale viene sempre più utilizzata per individuare intrusioni, riconoscere anomalie nei sistemi informatici e bloccare malware prima che possano diffondersi. Allo stesso tempo, però, gli stessi strumenti possono essere impiegati da attori ostili per sviluppare attacchi sempre più sofisticati. Tra le applicazioni più visibili dell’intelligenza artificiale in ambito militare ci sono i sistemi autonomi, in particolare i droni. Negli ultimi anni questi velivoli senza pilota hanno acquisito capacità sempre più avanzate di navigazione, riconoscimento degli obiettivi e coordinamento operativo. In alcuni casi sono già in grado di identificare e ingaggiare un bersaglio con un livello di autonomia molto elevato. Questo sviluppo solleva interrogativi etici e strategici, perché introduce sul campo di battaglia macchine capaci di prendere decisioni potenzialmente letali.
Ma l’AI non serve solo per combattere. Il rapporto evidenzia come gli algoritmi possano migliorare anche l’organizzazione interna delle forze armate. Sistemi di analisi predittiva possono anticipare guasti nei mezzi militari, riducendo i tempi di manutenzione e i costi operativi. Altri strumenti possono ottimizzare la logistica, pianificando in modo più efficiente la distribuzione di carburante, munizioni e materiali. Persino la gestione del personale può essere supportata da modelli di analisi dei dati, utili per monitorare competenze, carriere e bisogni formativi.
L’intelligenza artificiale può inoltre essere utilizzata nella formazione militare. Simulatori avanzati, alimentati da algoritmi di apprendimento automatico, possono ricreare scenari di combattimento complessi e adattarsi al comportamento dei partecipanti. In questo modo è possibile addestrare ufficiali e soldati in ambienti virtuali sempre più realistici, migliorando la preparazione operativa senza dover ricorrere continuamente a esercitazioni sul campo. Tuttavia, il rapporto sottolinea che l’adozione dell’AI nel settore della difesa comporta anche rischi significativi. Molti Paesi africani dispongono ancora di infrastrutture digitali limitate, con reti internet instabili, capacità di calcolo ridotte e accesso limitato a grandi quantità di dati. Senza queste basi tecnologiche, sviluppare sistemi di intelligenza artificiale avanzati diventa estremamente difficile. Un’altra sfida riguarda la formazione del personale. Le competenze necessarie per progettare, gestire e utilizzare sistemi basati sull’intelligenza artificiale sono ancora relativamente rare, soprattutto nel settore pubblico. Data scientist, ingegneri informatici e specialisti di cybersecurity sono figure molto richieste anche nel settore privato, il che rende difficile per le istituzioni militari attrarre e trattenere talenti.
C’è poi il tema della dipendenza tecnologica. Gran parte delle piattaforme di intelligenza artificiale, delle infrastrutture cloud e dei sistemi di calcolo ad alte prestazioni è sviluppata e controllata da aziende straniere. Questo significa che molti Paesi africani rischiano di diventare dipendenti da tecnologie prodotte all’estero, con implicazioni che riguardano non solo l’economia ma anche la sicurezza nazionale e la sovranità digitale. Per questo motivo il report suggerisce ai governi africani di elaborare strategie specifiche per l’intelligenza artificiale nel settore della difesa. Alcuni Paesi potrebbero integrare l’AI nelle strategie digitali già esistenti, altri inserirla nei documenti di sicurezza nazionale, mentre i più avanzati potrebbero sviluppare vere e proprie strategie militari dedicate. Il punto centrale è evitare che l’adozione dell’intelligenza artificiale avvenga in modo casuale o frammentato. Senza una visione strategica, le nuove tecnologie rischiano di creare più problemi che benefici, amplificando vulnerabilità esistenti o introducendo nuove forme di instabilità.
La conclusione del rapporto è che l’intelligenza artificiale non è ancora il fattore decisivo nei conflitti africani, ma la sua influenza è destinata a crescere rapidamente. Man mano che algoritmi, sensori e sistemi autonomi diventeranno più accessibili, anche attori non statali — gruppi terroristici, milizie e organizzazioni criminali — potrebbero sfruttare queste tecnologie. In questo scenario, la capacità di controllare e sviluppare l’intelligenza artificiale diventa una questione di sicurezza strategica. Chi riuscirà a integrare più rapidamente queste tecnologie nelle proprie strutture militari avrà un vantaggio significativo. Non soltanto sul campo di battaglia, ma anche nella competizione geopolitica globale che sempre più si gioca sul terreno dell’innovazione tecnologica.
Continua a leggereRiduci
Ecco #DimmiLaVerità dell'11 marzo 2026. Il nostro Gianluigi Paragone spiega perché il governo deve muoversi in fretta contro i rincari dei prezzi di gas e benzina.