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2022-04-21
Tutte le sponde dei Benetton nell’esecutivo
Enrico Giovannini (Imagoeconomica)
Certo non è come ai bei vecchi tempi, quando le porte tra i cda delle società dei Benetton e i centri del potere politico, più che girevoli, erano assenti. Però, a mettere in fila gli eventi succedutisi dopo la tragedia del ponte Morandi, una cosa è certa: i magliai di Ponzano veneto possono ancora contare su un gruppo di politici o grand commis molto sensibili ai loro desiderata e, in generale, a quelli dei concessionari autostradali. La storia degli ultimi anni è a dir poco beffarda, se si pensa alla famosa «caducazione» invocata dall’allora premier Giuseppe Conte dopo il crollo del Polcevera rispetto alle concessioni autostradali di Aspi, terminata a tarallucci e vino con miliardi cash nelle tasche dei Benetton e ora culminata con un ricco rimborso di un miliardo per i mancati introiti durante la pandemia. O all’altrettanto surreale, per non dire onirica, vicenda delle proroghe della concessione della Brescia-Padova, avallata poco più di una paio di anni fa dalla ministra dem Paola De Micheli e perpetuata dall’attuale titolare delle Infrastrutture Enrico Giovannini.
Si tratta, però, di una storia che viene da lontano, e siccome è cosa ben nota che nelle dinamiche di potere del nostro Paese poco si crea e pochissimo si distrugge, se ne deduce facilmente l’impossibilità per la famiglia Benetton di interfacciarsi con un establishment ostile. Ora, senza bisogno di partire ab ovo, si può tra gli altri ricordare Paolo Costa, titolare dell’allora dicastero dei Lavori pubblici, alla metà degli anni Novanta nel primo governo presieduto da Romano Prodi, che qualche anno dopo fu chiamato dallo stesso professore a guidare il cda di Spea engineering, società del gruppo Atlantia. La defenestrazione di Prodi a opera di Massimo D’Alema, per usare un eufemismo, non determinò un rallentamento degli affari della famiglia di Ponzano Veneto, al contrario creò le basi, con la storia dei «Capitani coraggiosi», della svendita agli amici degli amici degli asset statali più preziosi tra cui, appunto le autostrade.
Se vogliamo indugiare nell’esplorazione dei settori dalemiani e del loro rapporto storico con i Benetton, potremmo senz'altro citare Claudio De Vincenti, ex ministro ed ex sottosegretario a Palazzo Chigi, affacciatosi anni fa sulla scena politica in qualità di consulente economico del leader del Pds, finito alla testa di Aeroporti di Roma, società controllata da Atlantia. Come visto per Prodi, anche il ramo cattolico della sinistra italiana non ha lesinato sponde politiche nel corso degli anni, e alcune cointeressenze o collaborazioni del passato non possono non risultare utili oggi. L’attuale segretario del Pd Enrico Letta tra il 2005 e il 2013 ha avuto tra i maggior sponsor del suo think tank Vedrò proprio la famiglia Benetton, prima di entrare, tre anni dopo, nel consiglio di amministrazione di Abertis, uscendone al momento dell’acquisizione da parte di Atlantia ma ben dopo la scalata alla A4 Brescia-Padova, portata a termine nel 2017 dal gruppo spagnolo, con l’85% del pacchetto azionario.
Erano quelli che si possono definire per i Benetton gli anni d’oro, con volti amici nelle posizioni chiave dell’esecutivo e della macchina burocratica, coltivate a dovere grazie a una politica molto generosa di finanziamenti e donazioni a forze politiche e fondazioni a loro riferibili: sempre per fare un esempio, nel solo 2006 le risorse stanziate dalla famiglia per finanziare la politica ammontarono a 1,1 milioni di euro. Anni di vacche grasse, grandi profitti e spese per investimenti e manutenzione ridotte all’osso, sfociati nel disastro del 14 agosto 2018 e nei 43 morti, cui fece seguito la levata di scudi di Conte e del M5s per la revoca della concessione, risoltasi con un esito tra i più vantaggiosi che si potessero immaginare, come ampiamente documentato dal nostro giornale anche negli ultimi giorni.
Ma anche nel pieno della tempesta, i proprietari di Atlantia, apparentemente messi all’indice, non sono rimasti in balia dei flutti: il più scettico sulla revoca si era mostrato Matteo Renzi, che caldeggiò la strada del maxi indennizzo e che qualche mese dopo l’uscita da Autostrade percepì un onorario di 19.000 euro dalla 21 investimenti sgr di Alessandro Benetton per uno speech al meeting Eccellenze Made in Italy. E anche Alessandro Rivera, direttore generale del Tesoro, ha uno storico rapporto di dialogo con i Benetton.
Una volta passata la tempesta e cambiato il clima politico, deve aver fatto piacere constatare alla dinastia veneta che le cose, a Porta Pia, non sono cambiate di molto dall’età aurea, se è vero che alla corte di Giovannini, come capo di gabinetto, c’è ancora Alberto Stancanelli (già in carica con la De Micheli) e come capo dipartimento dei trasporti da un anno c’è Mauro Bonaretti, ex capo di gabinetto di Graziano Delrio, noto agli addetti ai lavori per avere sempre assunto decisioni gradite ai concessionari di autostrade, tra cui quella della proroga della Brescia-Padova.
Fondazione Crt al fianco di Ponzano
Proseguono i movimenti per il riassetto dell’impero dei Benetton e per l’Opa lanciata dalla famiglia di Ponzano Veneto su Atlantia per fermare la cordata ostile formata dai fondi Gip e Brookfield, alleate della Acs di Florentino Pérez, socio della stessa Atlantia nel gruppo spagnolo Abertis. La Fondazione Crt, guidata dal presidente Giovanni Quaglia, dopo aver annunciato nei giorni scorsi che avrebbe aderito all’offerta pubblica di acquisto promossa da Edizione e Blackstone per il totale della propria partecipazione, pari al 4,54%, ieri ha diffuso i dettagli dell’operazione. In particolare, una quota pari al 3% del capitale sociale sarà reinvestita in Holdco (Schemaquarantadue spa), mentre il rimanente 1,54% sarà monetizzato.
Per lanciare l’Opa su Atlantia i Benetton e il fondo Blackstone hanno costituito due società ad hoc: Schemaquarantatrè, la prima, che lancia l’Opa (detta Bidco), interamente controllata da Schemaquarantadue, la seconda, una holding (Holdco) controllata al 65% da Sintonia (la subholding di Edizione, che conserva le partecipazioni finanziarie della famiglia Benetton) e al 35% da Blackstone (attraverso due accomandite lussemburghesi, Bip-V hogan che attualmente detiene il 5,25% e Bip hogan che ha il 29,75%).
Dopo il via libera del cda di Fondazione Crt all’adesione immediata all’Opa con sottoscrizione di azioni Holdco per l’ammontare di propria competenza, corrispondente allo 0,76% del capitale sociale di Atlantia (143,8 milioni di euro in base al prezzo dell’Opa), ieri il consiglio di indirizzo ha votato all’unanimità l’ulteriore adesione per il 3,78% della partecipazione (718 milioni di euro), con reinvestimento del 2,24% in Holdco e monetizzazione del restante 1,54%. L’adesione all’offerta potrebbe essere nettata dello 0,15% alla luce dei contratti opzionali in essere.
Per quel che riguarda il futuro della nuova società post Opa, avrà un cda di nove membri, sei di espressione dei Benetton e tre di Blackstone, che potrebbe salire a dieci con un membro di Fondazione Crt nel caso l’ente reinvesta almeno fino al 3% nel capitale di Atlantia. Presidente, vice presidente e ad saranno designati da Ponzano Veneto, il cfo dal fondo americano. Ci sarà un periodo di lock up di cinque anni al termine del quale sarà possibile richiedere l’avvio del processo di Ipo, come rivela il contenuto del patto parasociale tra Sintonia e Blackstone.
Ieri, inoltre, novità anche sul fronte della cessione di Aspi: il consiglio di Cassa depositi e prestiti ha approvato la lista di membri del cda di Autostrade per l’Italia in vista del closing dell’operazione di acquisizione da 8 miliardi, previsto per il prossimo 5 maggio, in base ai patti parasociali con i fondi Blackstone e Macquarie. Nel dettaglio, Elisabetta Oliveri è stata nominata presidente al posto di Giuliano Mari, mentre Roberto Tomasi è stato confermato amministratore delegato. Tomasi, già direttore generale del gruppo, era stato scelto dalla famiglia Benetton per sostituire Giovanni Castellucci nel gennaio 2019. La lista è inoltre composta da Massimo Romano, Francesca Pace, Roberta Battaglia e Fabio Massoli.
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Da sempre la famiglia gode di buoni rapporti con il Tesoro e i politici dem, tanto da finanziare la fondazione di Enrico Letta e «assumere» Matteo Renzi come oratore. Al ministero dei Trasporti, Enrico Giovannini ha confermato in ruoli chiave gli uomini di Graziano Delrio e Paola De Micheli.Fondazione Crt al fianco di Ponzano. Il cda aderisce alla cordata dei Benetton, che sceglieranno ad e presidente Cdp nomina i nuovi vertici di Aspi: Roberto Tomasi confermato amministratore delegato. Lo speciale comprende due articoli.Certo non è come ai bei vecchi tempi, quando le porte tra i cda delle società dei Benetton e i centri del potere politico, più che girevoli, erano assenti. Però, a mettere in fila gli eventi succedutisi dopo la tragedia del ponte Morandi, una cosa è certa: i magliai di Ponzano veneto possono ancora contare su un gruppo di politici o grand commis molto sensibili ai loro desiderata e, in generale, a quelli dei concessionari autostradali. La storia degli ultimi anni è a dir poco beffarda, se si pensa alla famosa «caducazione» invocata dall’allora premier Giuseppe Conte dopo il crollo del Polcevera rispetto alle concessioni autostradali di Aspi, terminata a tarallucci e vino con miliardi cash nelle tasche dei Benetton e ora culminata con un ricco rimborso di un miliardo per i mancati introiti durante la pandemia. O all’altrettanto surreale, per non dire onirica, vicenda delle proroghe della concessione della Brescia-Padova, avallata poco più di una paio di anni fa dalla ministra dem Paola De Micheli e perpetuata dall’attuale titolare delle Infrastrutture Enrico Giovannini.Si tratta, però, di una storia che viene da lontano, e siccome è cosa ben nota che nelle dinamiche di potere del nostro Paese poco si crea e pochissimo si distrugge, se ne deduce facilmente l’impossibilità per la famiglia Benetton di interfacciarsi con un establishment ostile. Ora, senza bisogno di partire ab ovo, si può tra gli altri ricordare Paolo Costa, titolare dell’allora dicastero dei Lavori pubblici, alla metà degli anni Novanta nel primo governo presieduto da Romano Prodi, che qualche anno dopo fu chiamato dallo stesso professore a guidare il cda di Spea engineering, società del gruppo Atlantia. La defenestrazione di Prodi a opera di Massimo D’Alema, per usare un eufemismo, non determinò un rallentamento degli affari della famiglia di Ponzano Veneto, al contrario creò le basi, con la storia dei «Capitani coraggiosi», della svendita agli amici degli amici degli asset statali più preziosi tra cui, appunto le autostrade. Se vogliamo indugiare nell’esplorazione dei settori dalemiani e del loro rapporto storico con i Benetton, potremmo senz'altro citare Claudio De Vincenti, ex ministro ed ex sottosegretario a Palazzo Chigi, affacciatosi anni fa sulla scena politica in qualità di consulente economico del leader del Pds, finito alla testa di Aeroporti di Roma, società controllata da Atlantia. Come visto per Prodi, anche il ramo cattolico della sinistra italiana non ha lesinato sponde politiche nel corso degli anni, e alcune cointeressenze o collaborazioni del passato non possono non risultare utili oggi. L’attuale segretario del Pd Enrico Letta tra il 2005 e il 2013 ha avuto tra i maggior sponsor del suo think tank Vedrò proprio la famiglia Benetton, prima di entrare, tre anni dopo, nel consiglio di amministrazione di Abertis, uscendone al momento dell’acquisizione da parte di Atlantia ma ben dopo la scalata alla A4 Brescia-Padova, portata a termine nel 2017 dal gruppo spagnolo, con l’85% del pacchetto azionario. Erano quelli che si possono definire per i Benetton gli anni d’oro, con volti amici nelle posizioni chiave dell’esecutivo e della macchina burocratica, coltivate a dovere grazie a una politica molto generosa di finanziamenti e donazioni a forze politiche e fondazioni a loro riferibili: sempre per fare un esempio, nel solo 2006 le risorse stanziate dalla famiglia per finanziare la politica ammontarono a 1,1 milioni di euro. Anni di vacche grasse, grandi profitti e spese per investimenti e manutenzione ridotte all’osso, sfociati nel disastro del 14 agosto 2018 e nei 43 morti, cui fece seguito la levata di scudi di Conte e del M5s per la revoca della concessione, risoltasi con un esito tra i più vantaggiosi che si potessero immaginare, come ampiamente documentato dal nostro giornale anche negli ultimi giorni. Ma anche nel pieno della tempesta, i proprietari di Atlantia, apparentemente messi all’indice, non sono rimasti in balia dei flutti: il più scettico sulla revoca si era mostrato Matteo Renzi, che caldeggiò la strada del maxi indennizzo e che qualche mese dopo l’uscita da Autostrade percepì un onorario di 19.000 euro dalla 21 investimenti sgr di Alessandro Benetton per uno speech al meeting Eccellenze Made in Italy. E anche Alessandro Rivera, direttore generale del Tesoro, ha uno storico rapporto di dialogo con i Benetton.Una volta passata la tempesta e cambiato il clima politico, deve aver fatto piacere constatare alla dinastia veneta che le cose, a Porta Pia, non sono cambiate di molto dall’età aurea, se è vero che alla corte di Giovannini, come capo di gabinetto, c’è ancora Alberto Stancanelli (già in carica con la De Micheli) e come capo dipartimento dei trasporti da un anno c’è Mauro Bonaretti, ex capo di gabinetto di Graziano Delrio, noto agli addetti ai lavori per avere sempre assunto decisioni gradite ai concessionari di autostrade, tra cui quella della proroga della Brescia-Padova. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/tutte-le-sponde-dei-benetton-nellesecutivo-2657186594.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="fondazione-crt-al-fianco-di-ponzano" data-post-id="2657186594" data-published-at="1650482035" data-use-pagination="False"> Fondazione Crt al fianco di Ponzano Proseguono i movimenti per il riassetto dell’impero dei Benetton e per l’Opa lanciata dalla famiglia di Ponzano Veneto su Atlantia per fermare la cordata ostile formata dai fondi Gip e Brookfield, alleate della Acs di Florentino Pérez, socio della stessa Atlantia nel gruppo spagnolo Abertis. La Fondazione Crt, guidata dal presidente Giovanni Quaglia, dopo aver annunciato nei giorni scorsi che avrebbe aderito all’offerta pubblica di acquisto promossa da Edizione e Blackstone per il totale della propria partecipazione, pari al 4,54%, ieri ha diffuso i dettagli dell’operazione. In particolare, una quota pari al 3% del capitale sociale sarà reinvestita in Holdco (Schemaquarantadue spa), mentre il rimanente 1,54% sarà monetizzato. Per lanciare l’Opa su Atlantia i Benetton e il fondo Blackstone hanno costituito due società ad hoc: Schemaquarantatrè, la prima, che lancia l’Opa (detta Bidco), interamente controllata da Schemaquarantadue, la seconda, una holding (Holdco) controllata al 65% da Sintonia (la subholding di Edizione, che conserva le partecipazioni finanziarie della famiglia Benetton) e al 35% da Blackstone (attraverso due accomandite lussemburghesi, Bip-V hogan che attualmente detiene il 5,25% e Bip hogan che ha il 29,75%). Dopo il via libera del cda di Fondazione Crt all’adesione immediata all’Opa con sottoscrizione di azioni Holdco per l’ammontare di propria competenza, corrispondente allo 0,76% del capitale sociale di Atlantia (143,8 milioni di euro in base al prezzo dell’Opa), ieri il consiglio di indirizzo ha votato all’unanimità l’ulteriore adesione per il 3,78% della partecipazione (718 milioni di euro), con reinvestimento del 2,24% in Holdco e monetizzazione del restante 1,54%. L’adesione all’offerta potrebbe essere nettata dello 0,15% alla luce dei contratti opzionali in essere. Per quel che riguarda il futuro della nuova società post Opa, avrà un cda di nove membri, sei di espressione dei Benetton e tre di Blackstone, che potrebbe salire a dieci con un membro di Fondazione Crt nel caso l’ente reinvesta almeno fino al 3% nel capitale di Atlantia. Presidente, vice presidente e ad saranno designati da Ponzano Veneto, il cfo dal fondo americano. Ci sarà un periodo di lock up di cinque anni al termine del quale sarà possibile richiedere l’avvio del processo di Ipo, come rivela il contenuto del patto parasociale tra Sintonia e Blackstone. Ieri, inoltre, novità anche sul fronte della cessione di Aspi: il consiglio di Cassa depositi e prestiti ha approvato la lista di membri del cda di Autostrade per l’Italia in vista del closing dell’operazione di acquisizione da 8 miliardi, previsto per il prossimo 5 maggio, in base ai patti parasociali con i fondi Blackstone e Macquarie. Nel dettaglio, Elisabetta Oliveri è stata nominata presidente al posto di Giuliano Mari, mentre Roberto Tomasi è stato confermato amministratore delegato. Tomasi, già direttore generale del gruppo, era stato scelto dalla famiglia Benetton per sostituire Giovanni Castellucci nel gennaio 2019. La lista è inoltre composta da Massimo Romano, Francesca Pace, Roberta Battaglia e Fabio Massoli.
Joe Lovano
Un albero genealogico che il gigante buono del sax tenore - orgoglioso delle sue radici ben piantate a Cleveland (Ohio), ma che arrivano a toccare la Sicilia - potrebbe descrivere all’infinito, ramo per ramo. «Attraversare questa storia è come vivere in una immensa biblioteca di suoni e anime dove lasciarsi influenzare dai più grandi e scoprire che avevano imparato qualcosa da chi è venuto prima». Una visione comunitaria e quasi mistica della musica dalla quale il jazzista (classe 1952) ha ricavato un’idea chiave, «Setting the pace», per costruire la nuova edizione del Bergamo Jazz Festival, del quale è direttore artistico per la terza volta. Un omaggio a chi ha saputo «segnare il passo» a cominciare da due profeti che nel 2026 avrebbero compiuto 100 anni: Miles Davis (26 maggio) e John Coltrane (23 settembre).
Nella sua storia chi è stato il primo a dettare il ritmo?
«Si chiamava Tony “Big T” Lovano ed era mio padre. Sono cresciuto osservandolo mentre ascoltava i dischi di Trane, ma anche di Illinois Jacquet e Gene Ammons. Di giorno faceva il parrucchiere, di notte era uno dei protagonisti della scena di Cleveland. Mia madre ricordava sempre che lo aveva visto aprire, con il suo sax, i concerti di Stan Getz e che conobbe Coltrane quando si presentò in città con una blues band, nella quale suonava il sassofono alto. Non ho mai dimenticato la lezione che papà mi diede a 13 anni».
Quale?
«Mi stavo esercitando con le scale, fluttuando su e giù alla velocità della luce. Entrò nella stanza e disse: “Hey Joey, quello che fai è ok, ma perché non provi questo?”. Iniziò a far vibrare quelle stesse note, molto più lentamente, come se fossero parte di una vera e propria canzone (inquadra il Qr code a destra per ascoltare il podcast con gli esempi musicali, ndr). Poi posò lo strumento e se ne andò, lasciandomi di sasso».
Morale della favola?
«Senza il cuore la tecnica è inutile, senza un racconto costruito con il suono le note restano solo note. Ho capito dopo che mio padre aveva fatto suoi gli insegnamenti di Trane, che ha saputo creare una musica spirituale partendo da un materiale basilare».
Altri consigli preziosi?
«All’inizio suonavo esattamente come lui. Poi, osservando da chi si lasciava suggestionare, mi sono accorto che per trovare la mia voce dovevo imparare da tutti: dai batteristi - come Roy Haynes e il mio amato Paul Motian - dai pianisti, dai cantanti… L’ispirazione e l’imitazione non sono la stessa cosa».
Un giorno chiesero a Michael Brecker: «Cosa si prova a essere il numero uno?». E lui rispose: «Non lo so, domandatelo a Joe Lovano». Ce lo ha raccontato Enrico Rava su queste colonne, anticipandoci che nel nuovo disco dei Fearless Five lei sarà l’ospite di lusso.
«Enrico è un tesoro!» (ride). «Anche lui ha dettato il ritmo, ha una bellissima melodia nel cuore e sono felice della collaborazione con il suo gruppo formidabile anche perché la scintilla è scattata proprio sul palco di Bergamo Jazz Festival. Su Michael avrei un paio di cose da dire».
Prego.
«Parliamo di un virtuoso incredibile che non generava solo meraviglia dal punto di vista tecnico, ma pura bellezza. Per suonare alla sua maniera era costretto a studiare sempre e quella dedizione non l’ho vista in nessun altro. Ed è stato uno dei più copiati. Il problema è che ciò accadeva quando Mike era ancora tra noi e posso affermare con certezza che non gli faceva piacere. Infine noto che i giovani vanno a sbirciare cosa combinavano i sassofonisti del passato ma si fermano a Brecker, senza la curiosità di andare ancora più indietro. Sbagliano...».
Il Festival inizia oggi e proseguirà fino a domenica. Ci sarà Dave Holland, il contrabbassista che Davis pescò giovanissimo al Ronnie’s Scott di Londra portandoselo dietro nel suo viaggio elettrico che culminerà nell’album leggenda Bitches Brew del 1970. Ma anche Franco D’Andrea, caposcuola del pianoforte, una protagonista del nostro tempo folgorata da Coltrane come Lakecia Benjamin e molti altri.
«Ho voluto chiamare gli artisti che stanno mostrando a tutti nuove strade per celebrare l’eredità di Miles e Trane. E che ci ricordano che la musica non è tecnica perché vibra nell’aria, ha a che fare con il cuore e con lo spirito».
Nel gran finale lei guiderà la super band che, in questa sorta di giubileo laico del jazz, celebrerà i due centenari che abbiamo citato prima. Saranno al suo fianco Avishai Cohen, George Garzone, Shabaka Hutchings, Jakob Bro, Leo Genovese, Drew Gress e Joey Baron. Melius abundare...
«Abbiamo una missione: far rivivere la magia che si è creata nella storia quando la tromba di Davis e il sassofono di Coltrane si sono incrociati, evocando anche i loro compagni d’avventure come Bill Evans e Philly Joe Jones. Poi passeremo all’itinerario musicale e spirituale che Coltrane intraprese una volta lasciato Davis. E infine affronteremo quel tratto di strada del Principe delle tenebre nel quale Miles ha continuato a essere un leader, ma senza Trane vicino. Il mio sogno è che il pubblico non venga a sentire un solo concerto, ma si goda tutto il viaggio».
Nel documentario Lovano Supreme lei visita la casa di Coltrane a Long Island (New York) come se fosse un luogo sacro.
«Non avrei mai pensato di poter entrare nelle stanze in cui Trane ha concepito A love supreme (1965, ndr). Improvvisare tra quei muri è stata un’esperienza sconvolgente. La verità è che John ha veramente vissuto l’Amore supremo di cui parla. Non si tratta solo di un titolo».
Un album che, per rimanere in tema, ha segnato il passo.
«La maggior parte dei dischi è formata da pezzi a sé stanti cuciti assieme. Quei quattro movimenti invece sono una cosa sola: una dichiarazione di un uomo davanti all’Amore supremo, a Dio, al Creatore. Guarda caso quella cellula di poche note, che è diventata leggendaria perché attraversa questo capolavoro, la si può ritrovare nelle composizioni che ha scritto durante tutta la sua esistenza».
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A sostenere il recupero è soprattutto la fine della fase più pesante degli investimenti in 5g e fibra. «La fase di maggiori investimenti infrastrutturali sta volgendo al termine», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf, «e questo sta finalmente migliorando i margini di profitto. Le aziende stanno passando dalla fase di spesa a quella della raccolta dei frutti, con flussi di cassa in aumento che aprono la strada a dividendi più generosi e riduzione del debito».
In Europa la locomotiva resta Deutsche Telekom, ma il risveglio è diffuso. «Il passaggio da quattro a tre operatori in mercati chiave è una pietra miliare», continua Gaziano, «e segnala che l’Europa ha capito che la frammentazione eccessiva mina la redditività. Come sostiene anche Mario Draghi, il consolidamento è l’unica via per recuperare efficienza e sovranità digitale».
In questo quadro si inserisce Tim, in una fase cruciale dopo la cessione di NetCo. I conti del 2025, primo esercizio completo nel nuovo assetto, mostrano ricavi per 13,7 miliardi di euro e un Ebitda after lease cresciuto del 7% a 3,7 miliardi. «Il 2025 ha segnato un passo decisivo per rendere Tim una società finanziariamente prevedibile e disciplinata», continua l’esperto, «e l’ingresso di Poste Italiane nell’azionariato ha dato stabilità alla governance, allineandola agli obiettivi strategici».
Il mercato guarda al 2027, quando Tim punta a distribuire 0,5 miliardi di euro di dividendi. «Dopo il closing di Sparkle previsto per il secondo trimestre e la definizione completa del perimetro con Poste», aggiunge, «il Capital Market Day previsto dopo l’estate sarà il momento della verità per misurare la reale capacità di generazione di cassa del nuovo assetto». Resta però il nodo del mercato italiano. Christoph Aeschlimann, ceo di Swisscom, lo ha riassunto così: «Il mercato italiano è troppo piccolo per quattro grandi concorrenti».
Ma mentre il settore riscopre attrattività, all’orizzonte si muovono minacce nuove. Starlink punta a 25 milioni di utenti entro l’anno e dal 2028 promette connessioni satellitari dirette agli smartphone nelle aree senza copertura terrestre. Intanto Nvidia immagina reti mobili trasformate in piattaforme intelligenti. «Nei nostri portafogli in SoldiExpert Scf manteniamo una selezione rigorosa», conclude Gaziano. «La forza attuale è reale, ma la capacità di trasformarsi in aziende tecnologiche capaci di generare cassa, e non solo di aumentare i prezzi per inseguire l’inflazione, farà la differenza. Il settore Tlc è tornato appetibile, ma richiede una gestione attiva per evitare le trappole di valore di chi non saprà innovare».
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Ineos Grenadier SW
Per la festa del papà, un corso off-road per due persone in omaggio con l’acquisto di un Grenadier SW o Quartermaster.
«Papà, mi insegni?». «Papà, mi fai vedere come si fa?». Quante volte i nostri figli ci hanno posto queste domande. E allora giù a spiegarli come bisogna fare una determinata cosa e pure come non farla. Momenti di condivisione che, solitamente, diventano sempre più rari mentre i nostri figli crescono. «Il tuo Michele è già grande», mi diceva un amico il giorno dopo che era nato il mio primogenito. Ed è davvero così. Ieri, o quasi, ha aperto per la prima volta gli occhi. Oggi, invece, va già in bicicletta e chiede di poter star dietro in moto. «Va bene, ma solo col casco e nel piazzale di casa». Un domani chiederà dell’auto. Una passione che potrà portare avanti o meno. Ma che è bello condividere già da oggi.
Per questo motivo, in occasione della Festa del Papà, Ineos, offre un’esperienza esclusiva dedicata a chi desidera acquistare un Grenadier, il fuoristrada europeo progettato secondo la filosofia «Built for More», pensato per offrire solide capacità off-road, robustezza e comfort anche nell’utilizzo quotidiano.
Dal 19 marzo al 30 aprile 2026, i nuovi acquirenti di Grenadier presso la rete ufficiale italiana riceveranno in omaggio un corso di guida off-road per due persone; pensato non solo per celebrare la condivisione della passione per il fuoristrada fra generazioni, ma anche per dare la possibilità a chiunque abbia deciso di entrare in possesso di un mezzo dalle indiscutibili doti off-road di conoscerne a fondo ogni dettaglio.
Non importa quale generazione abbia dato il via alla passione, ciò che conta è la possibilità di condividere questa esperienza formativa e i ricordi indelebili che potrà lasciare. Senza contare che una volta concluso il corso, ogni nuova avventura su Ineos sarà sicuramente più appagante e coinvolgente.
Un corso di off-road è infatti un’esperienza autentica, progettata per mettere alla prova mezzo e equipaggio in un contesto tecnico e controllato, dove emergono le reali capacità del Grenadier e lo spirito di avventura che lo contraddistingue fin dal suo esordio. Come ha detto Giuseppe Rovito, Managing Director Ineos per l’Italia: «Con questo omaggio, che prende spunto dalla "Festa del Papà", abbiamo voluto creare qualcosa che andasse oltre l’incentivo commerciale, offrendo un’esperienza coerente con lo spirito di Grenadier: il mezzo ideale per costruire ricordi indelebili. La guida in off-road rappresenta l’essenza del progetto: condividerla fra generazioni significa trasmettere valori di competenza, passione e autenticità che sono parte integrante del DNA del brand»,
Il corso si terrà guidando il proprio mezzo, in un’area dedicata e con il supporto di istruttori professionisti. L’occasione di poterlo fare assieme a una persona importante è ciò che rende questa possibilità ancora più imperdibile. L’iniziativa coinvolge tutti i nuovi acquirenti di Ineos Grenadier SW e Quartermaster, ma anche gli attuali proprietari: per loro, la possibilità di partecipare al corso con un vantaggio di costo importante grazie al contributo di Ineos Automotive.
«Per Ineos, questa attività rappresenta un modo concreto per rafforzare il legame fra il brand e la community di owner, offrendo un’occasione di formazione e di divertimento ad alto contenuto emozionale. Oltretutto, questo è il primo passo di una strategia ben definita», ha aggiunto Nicholas Vagliviello, Communication & Partnership Coordinator in ATflow, «Per il marchio Ineos abbiamo in serbo molte altre attività rivolte agli appassionati di off-road e alcune di queste partiranno già con l’estate 2026».
Il corso di guida off-road per i clienti attuali e nuovi di Ineos Grenadier è una proposta che rende ancora più unico questo veicolo progettato senza compromessi, con telaio a longheroni, assali rigidi e motorizzazioni sei cilindri diesel o benzina Bmw, abbinate a cambio automatico ZF, per prestazioni affidabili anche negli scenari più impegnativi.
Il design del Grenadier esprime robustezza e rigore progettuale, mentre l’architettura tecnica è pensata per resistere agli impieghi più gravosi, nel solco della tradizione dei grandi fuoristrada europei.I posti per il corso off-road sono limitati e disponibili fino a esaurimento nel periodo di validità dell’iniziativa. Le date e i luoghi dei corsi verranno confermati entro la fine di aprile.Per aderire all’iniziativa «Festa del Papà» è possibile rivolgersi al proprio concessionario Ineos di zona.
Per informazioni: https://ineosgrenadier.com/it/it/trova-un-rivenditore
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«Serve un'Europa unita nel settore energetico». Lo ha detto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, dalla sede della delegazione di Confindustria a Bruxelles.