
Donald Trump rimescola ancora le carte in tavola. Il presidente americano, incurante della bocciatura della Corte del commercio internazionale di Manhattan che ha definito i dazi «illegali» aprendo quello che si preannuncia un lungo iter legale, va comunque avanti per la sua strada e rilancia. Approfittando della «tregua» concessa dalla Corte d’appello federale che ha sospeso l’ordinanza della Corte, ieri ha annunciato che dal 4 giugno porterà le tariffe su acciaio e alluminio al 50% dal 25% attuale. L’ennesima bomba sui mercati è stata lanciata nel corso di una visita a Pittsburgh, a un incontro con i lavoratori della U.S. steel in occasione dell’accordo siglato dall’azienda con la Nippon steel. Il gruppo giapponese inizialmente puntava a una completa acquisizione. Trump ha elogiato l’intesa, «un grande accordo», e ha assicurato che U.S. steel rimarrà americana. I nipponici hanno offerto 14,9 miliardi di dollari, un’operazione che l’ex presidente Joe Biden aveva bocciato per motivi di sicurezza nazionale scatenando un ricorso da parte di entrambe le aziende. Trump, contrario inizialmente, una volta tornato alla Casa Bianca ha rivisto la sua posizione. «È il più grande investimento di qualsiasi tipo, in qualsiasi settore, nella storia del Commonwealth della Pennsylvania», ha affermato il presidente davanti agli operai sottolineando che «saranno salvati oltre 100.000 posti di lavoro americani». Infine Trump ha annunciato un bonus di 5.000 dollari per tutti gli operai della U.S. steel grazie alla partnership.
Poi sul suo social, Truth, ha spiegato l’obiettivo dei nuovi dazi: «Le nostre industrie siderurgiche e dell’alluminio stanno riprendendosi come mai prima. Questa sarà un’altra grande notizia per i nostri meravigliosi lavoratori dell’acciaio e dell’alluminio. Rendiamo l’America di nuovo grande!». Gli Stati Uniti importano circa il 17% del loro fabbisogno di acciaio, soprattutto da Canada, Brasile e Messico.
Puntuale la reazione di Bruxelles. «Questa decisione», riferisce un portavoce della Commissione Ue, «aggiunge ulteriore incertezza all’economia globale e aumenta i costi per i consumatori e le imprese su entrambe le sponde dell’Atlantico. Inoltre mina gli sforzi in corso per raggiungere una soluzione negoziata». Poi l’avvertimento: «L’Ue ha sospeso le sue contromisure il 14 aprile per proseguire i negoziati ma resta pronta a imporle, anche in risposta al recente aumento dei dazi». «Se non si raggiungerà una soluzione reciprocamente accettabile, le contromisure esistenti e quelle ampliate entreranno automaticamente in vigore il 14 luglio, o anche prima».
Ma mentre Bruxelles minaccia, Berlino si dà da fare per arrivare a un accordo con la Casa Bianca. Giovedì prossimo, il cancelliere Friedrich Merz sarà a Washington per incontrare Trump. Le case automobilistiche tedesche, Volkswagen, Bmw e Mercedes hanno già avviato un dialogo con il dipartimento del Commercio americano per arrivare a un accordo.
Continuano invece a essere tesi i rapporti tra Washington e Pechino. Nel corso di una conferenza stampa nello Studio Ovale insieme con Elon Musk per ufficializzare l’addio del patron di Tesla, Donald Trump è tornato ad attaccare la Cina. «Ha violato l’accordo sulle tariffe. Due settimane fa era in grave pericolo economico. Ho visto quello che stava accadendo, non mi è piaciuto e ho fatto un rapido accordo per salvarla da una cattiva situazione. Ma loro non hanno rispettato i patti». In che modo Pechino abbia violato l’intesa Trump non l’ha detto, ma il suo affondo lascia intendere che la tensione con la Cina è risalita.





