Trump ancora sotto tiro. Sventato un attentato alla cena coi giornalisti

Quella che doveva essere la prima partecipazione di Donald Trump alla cena annuale dei corrispondenti della Casa Bianca si è interrotta già all’antipasto. Diversi spari, sentiti all’esterno della sala dell’Hotel Hilton a Washington, hanno scatenato il panico tra i 2.600 giornalisti presenti, mentre i vertici dell’amministrazione americana venivano messi al sicuro.
È l’ennesimo tentato attentato ai danni del tycoon, con il presunto aggressore finito in manette, ma c’è perfino qualcuno, come lo scrittore Don Winslow, che pensa sia stata tutta una messa in scena. Il 20 aprile aveva infatti scritto su X: «Questa settimana prevedo alcune stronzate serie dall’amministrazione Trump per distrarre dai fallimenti in quasi ogni singolo dipartimento di cui sono a capo. Aspettatevi che l’Fbi venga coinvolta in qualche modo». Qualche ora dopo il tentato attacco, Winslow ha ricondiviso il post, aggiungendo: «Guardate il mio tweet di sei giorni fa».
Riavvolgendo il nastro, poco dopo le 20.30 di sabato, il mentalista Oz Pearlman stava intrattenendo Trump e la first lady Melania mentre erano seduti al tavolo sul palco, quando si sono sentiti alcuni colpi di arma da fuoco provenienti dal piano sopra alla sala. I video mostrano i servizi segreti che portano in salvo prima il vicepresidente americano, JD Vance, mentre Trump, prima di essere portato via, è circondato dalla scorta del Secret service. Nella sala i giornalisti, in smoking e abiti da sera, appaiono confusi: c’è chi si nasconde sotto i tavoli e le sedie, chi riprende la scena con i cellulari e chi continua a mangiare, mentre altri agenti armati fanno il loro ingresso nella stanza.
Quando il presunto attentatore è stato bloccato, a seguito di una sparatoria che avrebbe ferito un agente, è stato lo stesso presidente americano a comunicarlo su Truth, per poi fornire ulteriori dettagli ai giornalisti dalla sala stampa della Casa Bianca. All’hotel Hilton, infatti, una volta ristabilita la calma, la corrispondente per la Casa Bianca della Cbs, Weijia Jiang, ha annunciato ai reporter: «Il presidente avrà una conferenza stampa alla Casa Bianca tra 30 minuti». Interrotta dalle risate, ha aggiunto: «Non è uno scherzo». Il tycoon, ancora in smoking, ha poi dichiarato che il presunto attentatore è «un lupo solitario» che «voleva uccidere». Poco dopo è stata resa nota la sua identità: si tratterebbe di Cole Tomas Allen, un trentunenne originario di Torrance in California che, pochi minuti prima di agire, ha inviato un manifesto anti Trump ai membri della sua famiglia definendosi un «amichevole assassino federale». «Porgere l’altra guancia quando qualcun altro è oppresso non è un comportamento cristiano, è complicità nei crimini dell’oppressore», si legge nel testo del messaggio. Avrebbe avuto con sé un fucile a canna liscia, una pistola e alcuni coltelli. Con le falle della sicurezza che tornano al centro del dibattito, sembrerebbe che l’uomo avesse prenotato una camera proprio nell’hotel dell’evento, riuscendo così a eludere i primi controlli. Stando al suo profilo di LinkedIn sarebbe un insegnante, un «ingegnere meccanico e informatico per titoli di studio» e «sviluppatore di videogiochi indipendente per esperienza». Sui suoi canali social sarebbe stata pubblicata «una retorica anti Trump e anti cristiana». E alcune note trovate nella sua camera d’albergo confermerebbero quanto era già trapelato: i bersagli sarebbero stati i funzionari dell’amministrazione americana. L’uomo, stando a quanto riferito dal vicedirettore del Secret Service, Matthew Quinn, voleva «generare una tragedia nazionale». Oggi lo attende la Corte distrettuale federale. Secondo la procuratrice del Distretto di Columbia, Jeanine Pirro, sarà incriminato per aver per aver utilizzato un’arma da fuoco durante un crimine violento e per aver aggredito un agente federale. Ma non si escludono ulteriori accuse.
Tornando alla conferenza stampa, per il tycoon, apparso sereno, quanto accaduto è incredibilmente stato l’occasione per confermare l’importanza della futura sala da ballo della Casa Bianca: «Questo episodio non si sarebbe mai verificato con la sala da ballo, classificata come “top secret militare”, attualmente in costruzione». Eppure, ha difeso strenuamente l’operato dei Secret service all’Hotel, pur ammettendo che non erano a conoscenza «di eventuali minacce».
Uno dei testimoni forse più diretti dell’attentato è il giornalista della Cnn Wolf Blitzer. Ha spiegato quanto ha visto all’emittente americana: era appena uscito dal bagno, situato al piano superiore alla sala, quando si è trovato a pochi passi da Cole Tomas Allen che aveva «un'arma molto, molto seria». «All'improvviso ho sentito questi fortissimi colpi di arma da fuoco proprio vicino a me. Un attimo dopo, un agente di polizia mi ha buttato a terra e mi è saltato addosso». Ha poi precisato: «Ho visto l'uomo armato a terra dopo che aveva iniziato a sparare. Gli agenti di polizia lo hanno gettato a terra, ma lui continuava a sparare. E sentivo gli spari. Mi sono chiesto se avrebbe sparato anche a me. È stato un momento terribile, davvero spaventoso per me». Gli agenti hanno poi portato Blitzer nel bagno degli uomini, dove avevano trovato riparo altri 15 uomini.
Parole di solidarietà verso il presidente americano sono arrivate da diversi leader mondiali, tra cui il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: «Desidero esprimere la mia piena solidarietà e più sincera vicinanza al presidente Trump, alla First Lady Melania, al vicepresidente Vance e a tutti i presenti. Nessun odio politico può trovare spazio nelle nostre democrazie». Dello stesso tenore sono state le parole del presidente francese, Emmanuel Macron, del premier britannico, Keir Starmer, della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen.






