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2026-04-18
La coralità alpina celebra 100 anni di storia
Il Coro della SAT (Valerio Banal)
En trentin el se lamenta. Di trentini i bega. Tre trentin i fa en coro: un trentino si lamenta. Due trentini litigano. Tre trentini fanno un coro. Si sa: i detti popolari colgono a volte più verità di quanto faccia la storia scritta sui libri. Sono istantanee che non hanno bisogno di essere troppo spiegate.
«Tre trentini fanno un coro»: sì, in Trentino-Alto Adige si canta e non per hobby, ma per costruire identità. «Far sentire la propria voce», da espressione comunemente utilizzata, diventa così intenzione programmatica. Del resto l’arte è il mezzo per eccellenza per veicolare messaggi in modo efficace. Il canto come racconto di un intero territorio: non semplice mezzo di aggregazione, bensì patrimonio vivo, memoria da trasmettere alle nuove generazioni, oralità pura, in contrapposizione con la tecnologia. La coralità alpina è nata circa un secolo fa e, da allora, è espressione dei sentimenti e delle aspirazioni del popolo all’interno del quale è germogliata. A dar vita a questo genere sono stati il coro della Sosat (Sezione operaia società alpinisti tridentini) e quello della Sat (Società degli alpinisti tridentini). Entrambi eseguono elaborazioni di canti popolari, anche di altre regioni italiane. Sono canti di montagna, ruvidi e «maschi».
Il 2026 è l’occasione per celebrare un importante traguardo centenario. Questa espressione musicale nacque infatti nel 1926, cinque anni dopo la fondazione della Sosat a opera di Nino Peterlongo. L’associazione aveva l’obiettivo di far avvicinare le classi operaie alla montagna e alle attività alpinistiche, fino a quel momento appannaggio delle classi più abbienti. Fu sempre Peterlongo a radunare un gruppo di amici accomunati dalla passione per la musica e il canto e a dare vita al primo coro di montagna. Amici che partecipavano alle gite proposte dalla Sezione, diventando presto «quei che canta» (quelli che cantano), uno dei motivi principali per l’iscrizione e la partecipazione di un numero sempre maggiore di persone.
Il Coro della Sosat si esibì per la prima volta nel 1926, all’interno del Castello del Buonconsiglio. Era un coro composto da giovani, molto emozionati per l’accoglienza ricevuta: alla fine il paravento che li separava dal pubblico cadde per mostrarne i volti. A colpire il pubblico e, soprattutto, alcuni tra i maggiori esponenti della musica italiana fu proprio la qualità dei brani, delle voci e delle armonizzazioni prodotte da quello che di primo impatto poteva sembrare un gruppo improvvisato. Dieci anni dopo la sua nascita, in pieno fascismo, la Sosat venne commissariata perché non omologabile alle organizzazioni di massa allora in voga. Nino Peterlongo fu esautorato e molti soci si dimisero; ma non i coristi: loro decisero - forse inconsapevolmente - che il canto era un atto di resistenza mascherato. Il gruppo di amici uscì definitivamente dall’anonimato quando fu invitato a esibirsi a Roma, all’interno di un programma dell’Eiar (Ente italiano per le audizioni radiofoniche), che venne trasmesso in diretta a Trento da due altoparlanti posti in Piazza d’Arogno, dove si radunarono moltissime persone. Quattro anni dopo i primi tre dischi. Nel 1938 il Coro della Sosat dovette cambiare nome per via delle leggi speciali, che imponevano l’eliminazione del termine «operaio». Nacque quindi il Coro della Sat, che andò avanti al di là di tutte le difficoltà istituzionali che si frapponevano tra arte e politica.
Il 1945 fu l’anno della rinascita: Nino Peterlongo, chiamato dal sindaco di Trento Gigino Battisti, tornò per rifondare la Sosat. Da quel momento i cori divennero due: quello della Sezione operaia e quello della Sat, riavviato dai quattro fratelli Mario, Aldo, Enrico e Silvio Pedrotti. Nel tempo si moltiplicarono i grandi nomi della scena musicale, intrecciati a quelli dei coristi, da Franco Sartori ad Arturo Benedetti Michelangeli, da Renato Dionisi ad Andrea Mascagni. Nel 1963 la tradizione si articolò ulteriormente con la nascita della federazione Cori del Trentino, che ad oggi conta oltre 200 cori e più di 6.000 associati.
Alle ore 20.00 del 25 maggio, presso l’Auditorium Santa Chiara di Trento, sarà possibile partecipare al concerto celebrativo dei Cori Sosat e Sat. Il 6 giugno, invece, dalle 18.00 alle 19.30, si terrà in piazza Duomo l’esibizione del Gruppo King’s Singers. Le voci bianche dei bimbi chiuderanno l’evento.
Un itinerario che attraversa le epoche, dalla città romana ai sentieri del 1915

Il mausoleo di Cesare Battisti a Trento
Trento è perfetta per il trekking urbano: qui si possono percorrere itinerari diversi per lunghezza e difficoltà. Si può scegliere tra proposte classiche - che toccano luoghi iconici quali piazza Duomo o il quartiere verde delle Albere - e camminate tematiche, che raccontano una Trento insolita e al di fuori dei soliti circuiti. Si può optare per i tracciati che conducono nei luoghi legati al Concilio di Trento o per i sentieri sterrati sulla Marzola o sul Sorass, dove si trovano trincee risalenti alla Prima guerra mondiale. C’è poi una Trento sotterranea, l’antica Tridentum, che racconta duemila anni di storia attraverso 1.700 metri quadrati di città romana, una zona restituita al pubblico a conclusione degli scavi effettuati tra il 1990 e il 2000. Strade di pietra, resti di mura e di abitazioni rendono lo Spazio archeologico sotterraneo del Sas una zona tanto nascosta quanto sorprendente. Imperdibile la Villa Romana d’Orfeto, residenza signorile risalente al I secolo d.C., resa ancor più prestigiosa dal mosaico policromo della sala di rappresentanza, raffigurante Orfeo nell’atto di suonare la lira e incantare le belve. Un trekking breve e scorrevole è quello che collega il Castello del Buonconsiglio e il Parco naturale Doss Trento, piccola e amata collina sulla riva destra dell’Adige. Una vera e propria passeggiata naturalistica è quella che porta al rifugio Bindesi, che regala una vista mozzafiato sulla Valle dell’Adige. Un luogo scelto anche dagli escursionisti più esperti, che si arrampicano sulla «Palestra dei Bindesi». Gli appassionati di arte possono rifarsi gli occhi nel nuovo spazio espositivo di Trento, che racconta la storia locale dalla Prima guerra mondiale agli anni Settanta. «Oltre il traguardo» è invece la mostra ospitata al Muse - Museo delle Scienze di Trento, che illustra le sfide dello sport da un punto di vista scientifico.
Una passeggiata fra natura, chiostri, palazzi e avanguardie del Novecento

Piazza Rosmini a Rovereto
Conoscere le città a partire dai dettagli, evitando le classiche visite proposte nelle guide di viaggio: da maggio a dicembre sarà possibile farlo sia a Trento che a Rovereto, grazie a una serie di trekking urbani pensati per tutti, da vivere al seguito di una guida o facendo da sé grazie all’ausilio di mappe e app. Percorsi che permettono di entrare nella storia in modo leggero, seguendo fili che vanno oltre la mera conoscenza didattica. Se Rovereto è definita «l’Atene del Trentino», ci sarà più di un motivo: la quantità di musei e di palazzi, la presenza di un castello e la grande Campana dei Caduti rendono infatti la città un luogo di pregio storico-artistico, a maggior ragione perché incastonata tra alcuni dei gruppi montani più belli al mondo.I percorsi di trekking urbano proposti sono sette e coprono una grande varietà di interessi. Ce n’è uno che segue il filo di seta e si snoda tra musei, rogge e filatoi. A organizzarlo è la fondazione Museo civico, che narra la storia di questo prezioso materiale e il suo legame con la città. Rovereto è anche chiostri affrescati, antichi oratori e chiese monumentali: grazie a questo percorso di trekking urbano si entra in una Rovereto sacra, meno conosciuta. Gli amanti della storia a tutto tondo possono optare per «Il kilometro delle meraviglie», un racconto urbano a cielo aperto che parte dal Museo della Città e conduce verso il Museo storico italiano della guerra di Rovereto. Ci troviamo infatti a pochi chilometri dal fronte austro-italiano. Se accanto al portale d’ingresso di Palazzo Todeschi-Micheli una targa ci ricorda che il tredicenne Mozart venne qui ospitato dal barone Todeschi nel 1769, all’imbocco di corso Bettini se ne trova una che racconta il passaggio di Goethe durante il suo viaggio in Italia. Una serie di itinerari panoramici dedicati a Depero racconta ciò che ispirò la sua arte, dai semplici vicoli agli Altipiani Cimbri, dalla Vallagarina alle sponde del Garda. Meritano una visita la sua Casa d’Arte e il negozio affiancato da due cariatidi, disegnate dal maestro del Futurismo italiano.
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Dalla prima esibizione della Sosat al Castello del Buonconsiglio alla nascita del Coro della Sat, il racconto di una tradizione nata come atto di impegno sociale e di resistenza e diventata patrimonio universale. Il 25 maggio il concerto commemorativo.Un itinerario che attraversa le epoche, dalla città romana ai sentieri del 1915. Una passeggiata fra natura, chiostri, palazzi e avanguardie del Novecento.Lo speciale contiene tre articoli En trentin el se lamenta. Di trentini i bega. Tre trentin i fa en coro: un trentino si lamenta. Due trentini litigano. Tre trentini fanno un coro. Si sa: i detti popolari colgono a volte più verità di quanto faccia la storia scritta sui libri. Sono istantanee che non hanno bisogno di essere troppo spiegate. «Tre trentini fanno un coro»: sì, in Trentino-Alto Adige si canta e non per hobby, ma per costruire identità. «Far sentire la propria voce», da espressione comunemente utilizzata, diventa così intenzione programmatica. Del resto l’arte è il mezzo per eccellenza per veicolare messaggi in modo efficace. Il canto come racconto di un intero territorio: non semplice mezzo di aggregazione, bensì patrimonio vivo, memoria da trasmettere alle nuove generazioni, oralità pura, in contrapposizione con la tecnologia. La coralità alpina è nata circa un secolo fa e, da allora, è espressione dei sentimenti e delle aspirazioni del popolo all’interno del quale è germogliata. A dar vita a questo genere sono stati il coro della Sosat (Sezione operaia società alpinisti tridentini) e quello della Sat (Società degli alpinisti tridentini). Entrambi eseguono elaborazioni di canti popolari, anche di altre regioni italiane. Sono canti di montagna, ruvidi e «maschi». Il 2026 è l’occasione per celebrare un importante traguardo centenario. Questa espressione musicale nacque infatti nel 1926, cinque anni dopo la fondazione della Sosat a opera di Nino Peterlongo. L’associazione aveva l’obiettivo di far avvicinare le classi operaie alla montagna e alle attività alpinistiche, fino a quel momento appannaggio delle classi più abbienti. Fu sempre Peterlongo a radunare un gruppo di amici accomunati dalla passione per la musica e il canto e a dare vita al primo coro di montagna. Amici che partecipavano alle gite proposte dalla Sezione, diventando presto «quei che canta» (quelli che cantano), uno dei motivi principali per l’iscrizione e la partecipazione di un numero sempre maggiore di persone.Il Coro della Sosat si esibì per la prima volta nel 1926, all’interno del Castello del Buonconsiglio. Era un coro composto da giovani, molto emozionati per l’accoglienza ricevuta: alla fine il paravento che li separava dal pubblico cadde per mostrarne i volti. A colpire il pubblico e, soprattutto, alcuni tra i maggiori esponenti della musica italiana fu proprio la qualità dei brani, delle voci e delle armonizzazioni prodotte da quello che di primo impatto poteva sembrare un gruppo improvvisato. Dieci anni dopo la sua nascita, in pieno fascismo, la Sosat venne commissariata perché non omologabile alle organizzazioni di massa allora in voga. Nino Peterlongo fu esautorato e molti soci si dimisero; ma non i coristi: loro decisero - forse inconsapevolmente - che il canto era un atto di resistenza mascherato. Il gruppo di amici uscì definitivamente dall’anonimato quando fu invitato a esibirsi a Roma, all’interno di un programma dell’Eiar (Ente italiano per le audizioni radiofoniche), che venne trasmesso in diretta a Trento da due altoparlanti posti in Piazza d’Arogno, dove si radunarono moltissime persone. Quattro anni dopo i primi tre dischi. Nel 1938 il Coro della Sosat dovette cambiare nome per via delle leggi speciali, che imponevano l’eliminazione del termine «operaio». Nacque quindi il Coro della Sat, che andò avanti al di là di tutte le difficoltà istituzionali che si frapponevano tra arte e politica.Il 1945 fu l’anno della rinascita: Nino Peterlongo, chiamato dal sindaco di Trento Gigino Battisti, tornò per rifondare la Sosat. Da quel momento i cori divennero due: quello della Sezione operaia e quello della Sat, riavviato dai quattro fratelli Mario, Aldo, Enrico e Silvio Pedrotti. Nel tempo si moltiplicarono i grandi nomi della scena musicale, intrecciati a quelli dei coristi, da Franco Sartori ad Arturo Benedetti Michelangeli, da Renato Dionisi ad Andrea Mascagni. Nel 1963 la tradizione si articolò ulteriormente con la nascita della federazione Cori del Trentino, che ad oggi conta oltre 200 cori e più di 6.000 associati.Alle ore 20.00 del 25 maggio, presso l’Auditorium Santa Chiara di Trento, sarà possibile partecipare al concerto celebrativo dei Cori Sosat e Sat. Il 6 giugno, invece, dalle 18.00 alle 19.30, si terrà in piazza Duomo l’esibizione del Gruppo King’s Singers. Le voci bianche dei bimbi chiuderanno l’evento.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/trentino-coro-sat-100-anni-2676760843.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="un-itinerario-che-attraversa-le-epoche-dalla-citta-romana-ai-sentieri-del-1915" data-post-id="2676760843" data-published-at="1776501000" data-use-pagination="False"> Un itinerario che attraversa le epoche, dalla città romana ai sentieri del 1915 Il mausoleo di Cesare Battisti a Trento Trento è perfetta per il trekking urbano: qui si possono percorrere itinerari diversi per lunghezza e difficoltà. Si può scegliere tra proposte classiche - che toccano luoghi iconici quali piazza Duomo o il quartiere verde delle Albere - e camminate tematiche, che raccontano una Trento insolita e al di fuori dei soliti circuiti. Si può optare per i tracciati che conducono nei luoghi legati al Concilio di Trento o per i sentieri sterrati sulla Marzola o sul Sorass, dove si trovano trincee risalenti alla Prima guerra mondiale. C’è poi una Trento sotterranea, l’antica Tridentum, che racconta duemila anni di storia attraverso 1.700 metri quadrati di città romana, una zona restituita al pubblico a conclusione degli scavi effettuati tra il 1990 e il 2000. Strade di pietra, resti di mura e di abitazioni rendono lo Spazio archeologico sotterraneo del Sas una zona tanto nascosta quanto sorprendente. Imperdibile la Villa Romana d’Orfeto, residenza signorile risalente al I secolo d.C., resa ancor più prestigiosa dal mosaico policromo della sala di rappresentanza, raffigurante Orfeo nell’atto di suonare la lira e incantare le belve. Un trekking breve e scorrevole è quello che collega il Castello del Buonconsiglio e il Parco naturale Doss Trento, piccola e amata collina sulla riva destra dell’Adige. Una vera e propria passeggiata naturalistica è quella che porta al rifugio Bindesi, che regala una vista mozzafiato sulla Valle dell’Adige. Un luogo scelto anche dagli escursionisti più esperti, che si arrampicano sulla «Palestra dei Bindesi». Gli appassionati di arte possono rifarsi gli occhi nel nuovo spazio espositivo di Trento, che racconta la storia locale dalla Prima guerra mondiale agli anni Settanta. «Oltre il traguardo» è invece la mostra ospitata al Muse - Museo delle Scienze di Trento, che illustra le sfide dello sport da un punto di vista scientifico. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/trentino-coro-sat-100-anni-2676760843.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="una-passeggiata-fra-natura-chiostri-palazzi-e-avanguardie-del-novecento" data-post-id="2676760843" data-published-at="1776501000" data-use-pagination="False"> Una passeggiata fra natura, chiostri, palazzi e avanguardie del Novecento Piazza Rosmini a Rovereto Conoscere le città a partire dai dettagli, evitando le classiche visite proposte nelle guide di viaggio: da maggio a dicembre sarà possibile farlo sia a Trento che a Rovereto, grazie a una serie di trekking urbani pensati per tutti, da vivere al seguito di una guida o facendo da sé grazie all’ausilio di mappe e app. Percorsi che permettono di entrare nella storia in modo leggero, seguendo fili che vanno oltre la mera conoscenza didattica. Se Rovereto è definita «l’Atene del Trentino», ci sarà più di un motivo: la quantità di musei e di palazzi, la presenza di un castello e la grande Campana dei Caduti rendono infatti la città un luogo di pregio storico-artistico, a maggior ragione perché incastonata tra alcuni dei gruppi montani più belli al mondo.I percorsi di trekking urbano proposti sono sette e coprono una grande varietà di interessi. Ce n’è uno che segue il filo di seta e si snoda tra musei, rogge e filatoi. A organizzarlo è la fondazione Museo civico, che narra la storia di questo prezioso materiale e il suo legame con la città. Rovereto è anche chiostri affrescati, antichi oratori e chiese monumentali: grazie a questo percorso di trekking urbano si entra in una Rovereto sacra, meno conosciuta. Gli amanti della storia a tutto tondo possono optare per «Il kilometro delle meraviglie», un racconto urbano a cielo aperto che parte dal Museo della Città e conduce verso il Museo storico italiano della guerra di Rovereto. Ci troviamo infatti a pochi chilometri dal fronte austro-italiano. Se accanto al portale d’ingresso di Palazzo Todeschi-Micheli una targa ci ricorda che il tredicenne Mozart venne qui ospitato dal barone Todeschi nel 1769, all’imbocco di corso Bettini se ne trova una che racconta il passaggio di Goethe durante il suo viaggio in Italia. Una serie di itinerari panoramici dedicati a Depero racconta ciò che ispirò la sua arte, dai semplici vicoli agli Altipiani Cimbri, dalla Vallagarina alle sponde del Garda. Meritano una visita la sua Casa d’Arte e il negozio affiancato da due cariatidi, disegnate dal maestro del Futurismo italiano.
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Il decreto ministeriale sarà in Gazzetta ufficiale oggi, visto che la domenica non sono previste pubblicazioni. A differenza delle prime edizioni che prevedevano una sforbiciata stabilita preventivamente (nell’ultimo round pari a 6 centesimi per la benzina e 10 per il diesel), questa volta il meccanismo è quello delle accise mobili, ovvero legate a doppio filo all’extra-gettito Iva determinato dai ricari. Il ministero dell’Economia verificherà le maggiori entrate Iva del mese precedente per effetto del rincaro dei carburanti, e sfrutterà il saldo attivo di cassa per abbassare le accise. Questa formula è in linea con le indicazioni della Commissione Ue che ha negato la flessibilità rispetto ai vincoli di bilancio per il taglio delle accise. Il contenimento delle imposte sui carburanti sarebbe possibile perché l’utilizzo dell’extra gettito Iva non fa aumentare il deficit. Quindi è una misura che si autofinanzia. Il meccanismo delle accise mobili verrebbe attivato dopo la prima settimana di ogni mese quando è contabilizzata la cifra del periodo precedente.
Da notare che i recenti cali dei carburanti potrebbero portare un extra-gettito inferiore ai 190 milioni, quantificati in occasione dell’ultimo intervento. Ne consegue che un eventuale nuovo taglio sulla base di un’accisa mobile sarebbe più basso di quello attuale ma con impatto immutato per le tasche dei conducenti, in quanto riparametrato sulla base anche delle oscillazioni del mercato. Il tutto in linea anche con il progressivo esaurimento dello sconto che è comunque nei piani del governo. Tramontata invece l’ipotesi del vaucher per i meno abbienti, circolata nei giorni scorsi, ma che non avrebbe incontrato il favore di tutta la maggioranza con la Lega contraria.
Sempre ieri il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ha rilanciato l’idea di colpire gli extraprofitti delle banche. «Andate a vedere la trimestrale di Unicredit e Intesa Sanpaolo», ha esortato il vicepremier. «Le prime due banche italiane chiuderanno quest’anno di difficoltà per la stragrande maggioranza delle famiglie e imprese, con 20 miliardi di utile. La Lega chiederà agli istituti che stanno facendo guadagni e profitti senza precedenti un contributo alla crescita economica del Paese. Sono convinto che il governo e la Lega su questo saranno intransigenti». Non risulta però all’ordine del giorno dell’esecutivo un nuovo intervento sul tema come quello introdotto con l’ultima manovra. Ora il focus è comprendere come tradurre in misure i margini di flessibilità concessi dall’Ue per spendere 14 miliardi (in tre anni) al fine di mitigare gli impatti dei rincari dell’energia. «Aspettiamo di leggere come si possono spendere questi soldi nostri e che tipo di paletti ci sono», ha sottolineato Salvini, dicendo di averne parlato con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Tra possibili soluzioni, ci sono quelle di introdurre bonus carburanti e altri tipi di benefit ma attraverso le imprese, che potranno riconoscerli ai dipendenti, con agevolazioni fiscali. L’obiettivo è focalizzare gli interventi sui lavoratori del ceto medio, e anche in quest’ottica sono state finora accantonate ipotesi come quella di un contributo attraverso la «Carta dedicata a te». E comunque le risorse esigue per ora a disposizione avrebbero spinto a non accelerare per evitare interventi di impatto minimo.
«La cosa migliore sarebbe incentivare gli investimenti delle imprese in rinnovabili, subito. Non dateli in giro», suggerisce al governo l’ex presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, su come sfruttare la flessibilità.
Lo sconto sulle accise secondo le associazioni dei consumatori è necessario per sostenere le famiglie che in assenza si ritroverebbero con rincari pari a circa 3 euro per un pieno di benzina verde e di 6 per il diesel. Si avrebbe infatti un aumento dei costi alla pompa di circa 6 centesimi al litro per la benzina e di circa 12 centesimi per il diesel.
Tajani, dalla platea del convegno dei giovani imprenditori di Confindustria a Rapallo, ha sottolineato che i provvedimenti sulle accise «sono molto costosi e possono durare per uno, due mesi». L’ultimo decreto aveva utilizzato 191,2 milioni, ma allora il gasolio godeva del taglio più generoso da 24,4 centesimi al litro. Ora potrebbero bastare somme più contenute, per mantenere i prezzi sotto o intorno alla soglia psicologica dei 2 euro al litro (giovedì il costo medio del gasolio era a 1,988 euro al litro e a 1,93 euro per la benzina).
«Dobbiamo abbassare i costi per le famiglie e per le imprese», ha detto Tajani e ha rilanciato la proposta di un mercato unico dell’energia.
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Silvio Berlusconi (Ansa)
Ieri, tra i cronisti, circolavano trascrizioni confuse del decreto che lasciavano una sola certezza: le indagini non sono finite. In quelle righe recuperate da un documento quasi illeggibile si evincerebbe che i pm non si sarebbero giocati tutte le cartucce e ci sarebbero ancora piste da battere. Come quella legata a un ex carabiniere del Ros di stanza a Milano che «avrebbe assistito a incontri» e che «potrebbe essere a conoscenza di circostanze che avrebbe appreso» per motivi di servizio sulle figure di Silvio Berlusconi e l’ex comandante del Ros Mario Mori.
Si preannuncia così l’ennesima sarabanda di rivelazioni e suggestioni sul tema delle stragi. Ma questo comporterà altre investigazioni e, di conseguenza, ulteriori costi. Come se quanto speso in trent’anni d’indagini non fosse più che sufficiente. L’insieme degli otto procedimenti aperti e chiusi contro Berlusconi e Dell’Utri, presunti mandanti delle stragi mafiose, hanno comportato costi sicuramente alti per lo Stato. L’ipotesi di una cifra compresa tra i 15 e i 25 milioni di euro è stata indicata «a spanne» alla Verità da un ex procuratore della Repubblica. Il quale ha suddiviso la sua stima in cinque voci.
La prima e più onerosa riguarda le intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche. Tali captazioni richiedono strumentazioni sofisticate, canoni giornalieri da corrispondere alle società che forniscono i software e i macchinari, migliaia di ore di ascolto e trascrizione da parte della polizia giudiziaria o di periti giurati. Per filoni d’indagine che durano anni, questa voce oscilla facilmente tra i 5 e i 10 milioni di euro complessivi per l’intera serie di inchieste. La seconda voce più alta riguarderebbe il costo del personale (dai 5 ai 7 milioni di euro), ovvero delle ore/lavoro dedicate alle indagini dai magistrati e dalle forze dell’ordine. Otto successive inchieste hanno comportato l’impiego di pool di magistrati, segreterie, sezioni della Direzione investigativa antimafia o reparti speciali, impegnati per mesi o anni esclusivamente nella lettura e stesura di atti o nella redazione di informative.
A questo vanno aggiunte le spese per le trasferte (viaggio, vitto e alloggio) di pm e investigatori per interrogatori, audizioni, riscontri o notifiche, ma anche i costi logistici per lo spostamento in sicurezza dei detenuti o dei testimoni (i procedimenti hanno visto il coinvolgimento di numerosi collaboratori di giustizia dislocati in varie regioni d’Italia). Una stima prudenziale per trent’anni di missioni incrociate tra Toscana, Sicilia, Roma e istituti penitenziari sarebbe tra 1,5 e 3 milioni di euro.
Ci sono, infine, le spese per perizie, consulenze tecniche e traduzioni.
In indagini di questa portata, i magistrati si avvalgono costantemente di esperti per perizie foniche e pulizia di nastri e file registrati dentro e fuori il carcere, ma anche di analisi documentali, storiche e patrimoniali. Ciascuna di queste consulenze comporta parcelle da decine o centinaia di migliaia di euro. Sull’arco di trent’anni, la spesa stimata si aggira tra 1 e 2 milioni di euro.
Nel computo finale rientrano anche spese vive di cancelleria, digitalizzazione degli atti e notifica degli stessi alle parti coinvolte. Parliamo di montagne di documenti e centinaia di migliaia di euro di costi.
Un conto che è stato saldato, a partire dal 1996, dal ministero della Giustizia, vale a dire dai contribuenti italiani. Chissà quanto denaro dovremo sganciare ancora prima di vedere la fine di questa telenovela giudiziaria.
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I coniugi Moretti (Ansa)
I due, in quanto proprietari, devono rispondere dei reati di omicidio colposo, lesioni personali gravissime colpose e incendio colposo nell’inchiesta per la strage nel locale Constellation, andato a fuoco la notte di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera, dove morirono 41 giovani, tra cui 6 italiani, e 115 rimasero feriti. Per la prima volta la coppia è stata sentita insieme con la formula della procedura del confronto, cioè rispondendo nella stessa stanza alle domande che venivano poste. Anche Jacques ha affermato che «è stato molto male, tanto da non riuscire nemmeno a parlare» dopo la tragedia.
Presenti in aula la procuratrice generale aggiunta del cantone vallese Catherine Seppey e una settantina di legali delle parti civili, tra cui anche l’avvocato Romain Jordan, incaricato dal governo italiano nella costituzione di parte civile, oltre alle famiglie delle vittime e dei sopravvissuti. Gli avvocati hanno contestato la scelta del procedimento che avrebbe dato modo ai due imputati di concordare una versione comune e discapito della spontaneità. E a quel «siamo stati distrutti» di Jessica ha replicato Laetitia Brodar-Sitre, mamma del sedicenne Arthur, morto nel rogo. «Essere distrutti, devastati significa non poter abbracciare i propri figli o doverli assistere in ospedale, questo significa essere distrutti. Non credo che essere indagati in una tragedia significhi vivere una distruzione quando si può rientrare a casa, lavorare al fianco del proprio marito e poter abbracciare i propri figli tutte le mattine».
Nel corso dell’interrogatorio la procura ha contestato a Jessica Moretti anche il reato di falso documentale. Gli addebiti riguardano una fattura del 2015 relativa all’acquisto della schiuma fonoassorbente, con cui era stato rivestito il soffitto del locale e che non era ignifuga. La fattura, palesemente falsificata, riporta infatti l’Iva in vigore in Francia benché sia stata emessa in Germania. Il documento, falsificato probabilmente per scopi fiscali, riporta la data del 3 settembre 2015 e indica un importo di 13.464 euro.
Restano nel mirino degli inquirenti ancora i conti della coppia dopo la segnalazione arrivata dalla Francia alla procura Vallese. Un informatore, in forma anonima, aveva riferito che una carta di credito Revolut era stata inviata a Jessica. La carta non aveva limiti di spesa, cosa che aveva indotto l’informatore a sospettare un possibile collegamento con il riciclaggio di denaro. Un altro dettaglio emerso ieri è sulle bottiglie di champagne con le fontane luminose che avrebbero generato l’incendio. La dipendente Cyanne Panine, poi deceduta, con le fiaccole sulle spalle di un collega è stata indicata come colei che avrebbe inconsapevolmente generato il rogo. Il corteo pirotecnico non sarebbe stato un’iniziativa «spontanea» dei giovani camerieri, ma una pratica dettagliatamente organizzata dalla stessa titolare.
Durante l’interrogatorio sono stati fatti sentire degli audio tratti da una chat di Whatsapp in cui la titolare dà precise istruzioni ai camerieri sulla coreografia: «avrei gradito si facesse» o «potreste farlo». Poi: «Attenzione alle candele perché, se finiscono sulla schiuma, possono bruciare il Constellation». Questi documenti contrastano con la versione sempre sostenuta dagli imprenditori francesi. «Non abbiamo mai obbligato nessuno», ha ribadito la donna. «Era una consuetudine ma quando si svolgeva la sfilata c’erano sempre due camerieri che erano preparati a gestire la situazione», si è difesa la Moretti. Per l’avvocato Romain Jordan quella di ieri è stata «l’ultima occasione che la coppia Moretti aveva per dare risposte alle vittime su tutti i punti che restano oscuri o nebulosi».
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Ansa
Nelle ultime ore dichiarazioni provenienti da Teheran, Washington e dagli organismi internazionali hanno mostrato quanto il percorso verso un accordo resti fragile e pieno di ostacoli. Ad alimentare le polemiche è stata l’agenzia iraniana Fars News, secondo la quale i negoziati tra Iran e Stati Uniti sarebbero stati sospesi. La decisione, secondo la ricostruzione diffusa da Teheran, sarebbe legata a presunti attacchi americani contro navi commerciali nelle vicinanze delle coste meridionali iraniane e al proseguimento delle operazioni militari israeliane in Libano. La versione iraniana è stata però respinta dal Comando centrale degli Stati Uniti. Il Pentagono ha definito false le notizie secondo cui unità iraniane avrebbero aperto il fuoco contro navi da guerra americane nel Golfo di Oman, costringendole a ritirarsi. Washington ha precisato che le proprie forze continuano a operare normalmente nell’area e che non si è verificato alcun incidente di questo tipo. A confermare le difficoltà del negoziato è stato Mohsen Rezaei, consigliere militare della Guida suprema Mojtaba Khamenei. In un’intervista alla Cnn ha affermato che un eventuale accordo dipenderà dalla decisione dell’amministrazione Trump di scongelare 24 miliardi di dollari di beni iraniani bloccati all’estero. «I negoziati sono in uno stallo e Trump deve romperlo», ha dichiarato. Rezaei ha inoltre minacciato un allargamento del conflitto qualora gli Stati Uniti dovessero tornare all’opzione militare, sostenendo che l’Iran potrebbe colpire altre basi americane nella regione.
Nel frattempo Washington continua la pressione economica. Il Comando Indo-Pacifico ha annunciato l’intercettazione e l’ispezione della petroliera MT Davina nell’Oceano Indiano, una nave sanzionata dagli Stati Uniti per il trasporto di petrolio iraniano verso la Cina. Inoltre gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni contro l’Iran e i suoi alleati, prendendo di mira una rete accusata di aver esportato illegalmente verso l’Asia grandi quantità di gas di petrolio liquefatto iraniano per un valore di centinaia di milioni di dollari. Secondo Washington, il sistema si avvaleva di società di copertura negli Emirati Arabi Uniti e in Cina, oltre che della cosiddetta «flotta ombra» iraniana, per eludere le sanzioni e nascondere l’origine del carburante. Il direttore generale dell’Aiea, Rafael Grossi, ha espresso ottimismo sulla possibilità che Stati Uniti e Iran raggiungano un accordo sul programma nucleare, definendolo una cornice utile per affrontare successivamente le questioni più controverse. Intanto a Ginevra gli ambasciatori di Iran, Cina e Russia presso l’Aiea hanno incontrato Grossi per discutere i temi all’ordine del giorno della prossima riunione del Consiglio dei governatori dell’agenzia. Dal canto suo, Trump ha dichiarato che «Gli Stati Uniti non hanno bisogno di alcun accordo per ottenere l'uranio arricchito iraniano». Nel frattempo il Libano, bersagliato da altri raid israeliani, è entrato direttamente nella disputa. In un’intervista alla Cnn il presidente Joseph Aoun ha accusato l’Iran di utilizzare il suo Paese come «merce di scambio nei negoziati con gli Stati Uniti». Aoun ha sottolineato che le decisioni sulla sicurezza e sulla stabilità del Libano devono restare nelle mani delle istituzioni nazionali, lasciando intendere che il ruolo di Hezbollah continui a rappresentare uno dei principali strumenti attraverso cui Teheran esercita la propria influenza nella regione. Le accuse sono state respinte dai pasdaran.
A complicare ulteriormente il quadro è intervenuta anche la polemica tra Azerbaigian e Cnn. Baku ha respinto come «completamente infondate» le indiscrezioni secondo cui Israele avrebbe utilizzato il territorio azero per operazioni di intelligence contro l’Iran durante il recente conflitto. Il governo ha accusato l’emittente americana di aver ignorato la posizione ufficiale del Paese e ha ribadito di non aver mai consentito attività militari straniere dirette contro Stati confinanti. A raffreddare ulteriormente le aspettative di un rapido disgelo è intervenuto anche il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che ha escluso qualsiasi possibilità di un incontro tra Donald Trump e Mojtaba Khamenei. Una posizione che conferma come, nonostante gli spiragli evidenziati dall’Aiea, il percorso verso un’intesa resti ancora irto di ostacoli politici, militari ed economici.
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