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2026-01-20
Deputati e trattori oggi a Strasburgo provano ad affossare Ursula e il Mercosur
Agricoltori in protesta (Ansa)
Mentre il presidente della Commissione pensa di essere alla testa di un contingente anti Trump, la contestazione diventa feroce contro quell’accordo – il trattato di libero scambio col Mercosur – che lei ha firmato con due obbiettivi: fare un favore alla sua Germania e dimostrare che l’Ue non è come gli Usa, crea il più ampio libero mercato del mondo ed è ancora protagonista della globalizzazione. Domani però il Mercosur rischia di saltare: avrebbe ballato solo una novantina di ore perché il Parlamento europeo potrebbe decidere di far giudicare il comportamento della baronessa dalla Corte di giustizia e dopodomani votarle la sfiducia. Quella che stamani gli agricoltori che arrivano da Francia, Belgio, Spagna, Grecia, Polonia, Italia le grideranno in faccia scaricando tonnellate di letame per le strade dell’Alsazia. Peraltro l’Europa i dazi li mette – li sta usando come arma di pressione proprio sugli Usa, cerca d’imporli alla Cina arrivata a un surplus commerciale di 1.200 miliardi di dollari di cui 400 in Ue con un aumento del 5,5% – soprattutto al suo interno, e il Mercosur segna una frattura profonda nell’Ue. Emmanuel Macron che si agita per Trump è il primo ad opporsi alla Von der Leyen sul terreno agricolo, la Polonia – la più intransigente nel chiedere il sostegno all’Ucraina – sfiducia la Commissione sull’accordo commerciale, e così fa l’Irlanda che predica moderazione nei rapporti con l’Usa e l’Austria che mette in crisi l’asse con la Germania.
È un’Europa che si sfalda di fronte alla protesta degli agricoltori. I cantori dell’Ue si sforzano di dire che il Mercosur è una grande opportunità – lo ha fatto ieri il Corriere con Milena Gabanelli – ma raccontano solo un pezzo di verità. I numeri certificano come Ursula von der Leyen abbia lavorato alla distruzione della sovranità alimentare del continente in dispregio della Pac – fu la prima delle politiche comuni – che lei voleva ulteriormente tagliare e che invece avrebbe bisogno di una radicale riforma visto che ai 23 milioni di piccole imprese dell’Ue arrivano solo le briciole. I dati delle importazioni agroalimentari in Europa sono una sentenza. Nei primi dieci mesi del 2025 sono aumentate di 15,5 miliardi di euro (più 11%) peggiorando di quasi 13 miliardi il saldo. Dal Mercosur abbiamo comprato il 14% del totale, è il nostro secondo fornitore dopo il vicino Oriente, Turchia compresa.
Altre cifre raccontano che l’agricoltura è stata sacrificata sull’altare dell’industria tedesca: la Germania esporta verso il Mercosur per 15 miliardi di euro con una crescita del 40% nell’ultimo decennio. A Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay i tedeschi vendono auto, meccanica e chimica che sono oltre il 70% del totale delle esportazioni. In compenso arriveranno senza controlli e a prezzi di dumping 3 milioni di tonnellate di carne di manzo e di pollo dagli allevamenti dove si usano antibiotici vietati in Europa, 600.000 tonnellate di riso coltivato con l’uso di pesticidi proibiti in Ue (il potenziale di coltivazione è sei volte quello europeo), oltre a 180.000 tonnellate di zucchero prodotto anche attraverso lo sfruttamento dei lavoratori. Ma che gli fa, l’importante è che la baronessa sia contenta.
Fino a domani che avrà un alba di tensione per la contestazione degli agricoltori con Coldiretti in testa, ma anche per il voto del Parlamento. Sono 145 gli eurodeputati di Ppe, S&D, Renew, Verdi e The Left che hanno presentato la mozione che chiede alla Corte di giustizia di verificare la compatibilità dell’accordo con i trattati Ue. Fatti i conti, visto che tutti i francesi e tutti i polacchi votano per bloccare il Mercosur, il rinvio ai giudici è sulla carta maggioranza anche perché almeno 50 popolari votano contro il Mercosur. Per questo ieri la Von der Layen ha fatto una riunione «riservata» dei popolari minacciando: «Se il Mercosur fallisce, possiamo dimenticarci l’Ue come attore globale». Il Ppe da sempre si proclama il partito degli agricoltori e per evitare di essere smascherato sembra che chiederà il voto segreto. Tuttavia l’insoddisfazione dei contadini – come fa notare Ettore Prandini, presidente di Coldiretti – non è solo per il Mercosur; è la mancanza dei controlli doganali, dell’etichetta di origine, è il denominare i prodotti come europei in base all’ultima lavorazione, è la mancanza di clausole di reciprocità, ma soprattutto è «l’aver emarginato l’agricoltura scegliendo di finanziare le armi, svendendo come merce diplomatica la sovranità alimentare e questo riguarda tutta la politica di questa Commissione». Dopodomani c’è un altro voto: la sfiducia alla Von der Layen. Lo hanno promosso i francesi di Jordan Bardella, ma il consenso è ampio e divide anche gli schieramenti italiani: 5 stelle, Lega e Avs da una parte, Pdi, Forza Italia e Fdi a sostegno della baronessa. C’è il rischio concreto che vi sia una inedita saldatura: estrema destra ed estrema sinistra più i vari sovranismi per mandare a casa questa Commissione. Per questo Ursula von der Leyen ha fretta di menare le mani; non sa se può dire, come invece l’americana Rossella Hoara di Via col vento, «domani è un altro giorno».
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All’Eurocamera mozione per chiedere l’intervento della Corte di giustizia contro il trattato. Riunione Ursula von der Leyen - Ppe.Lo grideranno migliaia di agricoltori stamane a Strasburgo «assaltando» la sede dell’Eurocamera sostenuti dalla voce dei trattori: «Von der Leyen vattene». Un’anteprima c’è stata ieri in tutta Italia – con particolari concentramenti nel veronese, a Roma e nel Lazio, lungo l’Adriatico – con i blocchi organizzati dal Cra (agricoltori traditi) e dal Co.api (coordinamento agricoltori e pescatori italiani). La baronessa può anche minacciare i controdazi per 90 miliardi di euro a Donald Trump, può anche mostrare i muscoli per difendere la Groenlandia, che fino a ieri per Bruxelles era «l’isola che non c’è», ma ha un problema: rischia di interpretare un’Europa che davvero non c’è. Il presidente americano, come del resto Xi Jinping e Vladimir Putin, lo sa. Torna stamani in auge un’antica attualissima battuta di Henry Kissinger: «Se devo telefonare all’Europa che numero faccio?». Mentre il presidente della Commissione pensa di essere alla testa di un contingente anti Trump, la contestazione diventa feroce contro quell’accordo – il trattato di libero scambio col Mercosur – che lei ha firmato con due obbiettivi: fare un favore alla sua Germania e dimostrare che l’Ue non è come gli Usa, crea il più ampio libero mercato del mondo ed è ancora protagonista della globalizzazione. Domani però il Mercosur rischia di saltare: avrebbe ballato solo una novantina di ore perché il Parlamento europeo potrebbe decidere di far giudicare il comportamento della baronessa dalla Corte di giustizia e dopodomani votarle la sfiducia. Quella che stamani gli agricoltori che arrivano da Francia, Belgio, Spagna, Grecia, Polonia, Italia le grideranno in faccia scaricando tonnellate di letame per le strade dell’Alsazia. Peraltro l’Europa i dazi li mette – li sta usando come arma di pressione proprio sugli Usa, cerca d’imporli alla Cina arrivata a un surplus commerciale di 1.200 miliardi di dollari di cui 400 in Ue con un aumento del 5,5% – soprattutto al suo interno, e il Mercosur segna una frattura profonda nell’Ue. Emmanuel Macron che si agita per Trump è il primo ad opporsi alla Von der Leyen sul terreno agricolo, la Polonia – la più intransigente nel chiedere il sostegno all’Ucraina – sfiducia la Commissione sull’accordo commerciale, e così fa l’Irlanda che predica moderazione nei rapporti con l’Usa e l’Austria che mette in crisi l’asse con la Germania. È un’Europa che si sfalda di fronte alla protesta degli agricoltori. I cantori dell’Ue si sforzano di dire che il Mercosur è una grande opportunità – lo ha fatto ieri il Corriere con Milena Gabanelli – ma raccontano solo un pezzo di verità. I numeri certificano come Ursula von der Leyen abbia lavorato alla distruzione della sovranità alimentare del continente in dispregio della Pac – fu la prima delle politiche comuni – che lei voleva ulteriormente tagliare e che invece avrebbe bisogno di una radicale riforma visto che ai 23 milioni di piccole imprese dell’Ue arrivano solo le briciole. I dati delle importazioni agroalimentari in Europa sono una sentenza. Nei primi dieci mesi del 2025 sono aumentate di 15,5 miliardi di euro (più 11%) peggiorando di quasi 13 miliardi il saldo. Dal Mercosur abbiamo comprato il 14% del totale, è il nostro secondo fornitore dopo il vicino Oriente, Turchia compresa. Altre cifre raccontano che l’agricoltura è stata sacrificata sull’altare dell’industria tedesca: la Germania esporta verso il Mercosur per 15 miliardi di euro con una crescita del 40% nell’ultimo decennio. A Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay i tedeschi vendono auto, meccanica e chimica che sono oltre il 70% del totale delle esportazioni. In compenso arriveranno senza controlli e a prezzi di dumping 3 milioni di tonnellate di carne di manzo e di pollo dagli allevamenti dove si usano antibiotici vietati in Europa, 600.000 tonnellate di riso coltivato con l’uso di pesticidi proibiti in Ue (il potenziale di coltivazione è sei volte quello europeo), oltre a 180.000 tonnellate di zucchero prodotto anche attraverso lo sfruttamento dei lavoratori. Ma che gli fa, l’importante è che la baronessa sia contenta. Fino a domani che avrà un alba di tensione per la contestazione degli agricoltori con Coldiretti in testa, ma anche per il voto del Parlamento. Sono 145 gli eurodeputati di Ppe, S&D, Renew, Verdi e The Left che hanno presentato la mozione che chiede alla Corte di giustizia di verificare la compatibilità dell’accordo con i trattati Ue. Fatti i conti, visto che tutti i francesi e tutti i polacchi votano per bloccare il Mercosur, il rinvio ai giudici è sulla carta maggioranza anche perché almeno 50 popolari votano contro il Mercosur. Per questo ieri la Von der Layen ha fatto una riunione «riservata» dei popolari minacciando: «Se il Mercosur fallisce, possiamo dimenticarci l’Ue come attore globale». Il Ppe da sempre si proclama il partito degli agricoltori e per evitare di essere smascherato sembra che chiederà il voto segreto. Tuttavia l’insoddisfazione dei contadini – come fa notare Ettore Prandini, presidente di Coldiretti – non è solo per il Mercosur; è la mancanza dei controlli doganali, dell’etichetta di origine, è il denominare i prodotti come europei in base all’ultima lavorazione, è la mancanza di clausole di reciprocità, ma soprattutto è «l’aver emarginato l’agricoltura scegliendo di finanziare le armi, svendendo come merce diplomatica la sovranità alimentare e questo riguarda tutta la politica di questa Commissione». Dopodomani c’è un altro voto: la sfiducia alla Von der Layen. Lo hanno promosso i francesi di Jordan Bardella, ma il consenso è ampio e divide anche gli schieramenti italiani: 5 stelle, Lega e Avs da una parte, Pdi, Forza Italia e Fdi a sostegno della baronessa. C’è il rischio concreto che vi sia una inedita saldatura: estrema destra ed estrema sinistra più i vari sovranismi per mandare a casa questa Commissione. Per questo Ursula von der Leyen ha fretta di menare le mani; non sa se può dire, come invece l’americana Rossella Hoara di Via col vento, «domani è un altro giorno».
(Arma dei Carabinieri)
L'attività investigativa - avviata nell’ottobre 2024 e conclusa nell’aprile 2025 – è stata condotta dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Reggio Calabria con il supporto dei militari della Stazione Carabinieri di Reggio Calabria – Catona sotto il coordinamento della Procura della Repubblica.
Durante il corso dell’indagine si è proceduto ad un’articolata e costante attività di monitoraggio e controllo del quartiere Arghillà di Reggio Calabria, teatro, negli ultimi anni, di una recrudescenza criminale.
Grazie all’indagine è stata scoperta la pratica di reati contro il patrimonio nel quartiere di Arghillà secondo uno schema operativo sostanzialmente identico e ripetuto nel tempo. Alcuni degli indagati individuavano e successivamente sottraevano dalle vie della città uno o più veicoli di interesse, che venivano poi subito portati ad Arghillà. Come ricostruito dal Gip una volta trasferiti i veicoli rubati venivano sottoposti ad una rapidissima e professionale attività di cannibalizzazione. In almeno due casi si è assistito in diretta (grazie alle telecamere) ad episodi cosiddetti di «cavallo di ritorno», in cui gli indagati hanno praticato l'estorsione per costringere i proprietari delle auto rubate a pagare un compenso per ottenerne la restituzione.
È inoltre stato riconosciuto dal Gip come alcuni indagati adottassero costantemente contromisure per eludere controlli di polizia nel corso delle operazioni di ricettazione, informandosi a vicenda sulla presenza delle Forze dell'ordine in vari punti del quartiere o sui controlli subiti dai co-indagati.
Si è ritenuto degno di particolare allarme sociale il fatto che gli indagati abbiano commesso i reati per cui si procede con cadenza quotidiana anche durante le festività natalizie, sia di giorno che di notte. Si aggiunga che alcuni episodi hanno inoltre interessato i veicoli in sosta presso i parcheggi di ospedali e che, in un caso, ad essere vittima dei reati è stata una troupe televisiva intenta a realizzare un servizio giornalistico nel quartiere di Arghillà.
Nell’ordinanza è inoltre ben evidenziato come la costante cannibalizzazione dei mezzi rubati rappresenti sicuramente un impatto ambientale, per la creazione di una discarica di carcasse di veicoli a cielo aperto in un quartiere ad altissima densità abitativa.
Si sottolinea, inoltre, come le molte attività di riscontro compiute nel corso del periodo di monitoraggio hanno portato al ritrovamento di più autovetture oggetto di furto, di molte parte di ricambio e anche al reperimento ad al sequestro di armi.
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«So che l’Anm si è rifiutata di avere un confronto one to one con me in televisione, con la motivazione che non vuole avere interlocuzione politica per non dare a questo confronto un significato politico. Questo mi fa credere che rifiutino qualsiasi altro confronto con esponenti politici o vuol dire altrimenti che hanno paura di confrontarsi con me».
«L' Anm ha chiesto di essere ascoltata a Bruxelles? Io credo che stia un po’ annaspando in questi giorni. Per fortuna ha rinunciato a qualsiasi forma di manifestazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, a differenza di quello che ha fatto l’anno scorso. Cerca interlocutori a destra e a sinistra, che va bene, è loro diritto, ma mi dispiace che non lo facciano con me». Ha dichiarato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, a margine del convegno «Una giustizia giusta» alla Sala della Regina a Roma.