Oltre ai soliti bus per il trasporto degli elettori e il cinema romano che fa lo sconto a chi esibisce la tessera timbrata, in provincia di Pisa (Comune pd) raffiche di telefonate dal numero verde degli allarmi. Obiettivo: ricordare la scadenza. Esposto ai carabinieri.
Quando sugli smartphone degli utenti è comparsa la chiamata del servizio comunale per le emergenze tutti hanno pensato che fosse in arrivo un’inaspettata alluvione, un’allerta meteo o che ci fosse stata una scossa di terremoto. Poi, però, la stessa voce che di solito avverte dei pericoli imminenti questa volta ricordava ai cittadini che l’emergenza è il referendum. Un promemoria elettorale al posto dell’alert.
Il sistema è quello predisposto dal Comune di Cascina, in provincia di Pisa. L’iscrizione è volontaria e consente di ricevere comunicazioni tramite chiamata vocale, spesso preregistrata. Secondo il regolamento, presente sul sito Web del Comune, dovrebbe scattare quando si verificano «eventi in atto o possibili pericoli per la città». Tre gli scenari previsti: «Allerte meteo di particolare gravità (per esempio rischio alluvione, nevicate, temperature estreme); calamità naturali (terremoto); emergenze varie (crisi sanitarie, blackout)». «Nel caso in cui si verifichi una situazione di pericolo, causato da un evento in atto o che potrebbe accadere», è spiegato sul portale comunale, «il sindaco, per mezzo della Protezione civile, avvisa tempestivamente i cittadini inviando messaggi vocali ai cellulari di coloro che hanno provveduto a effettuare l’iscrizione al servizio del proprio numero di telefono». Il messaggio «vocale preregistrato dal sindaco, o da una voce sintetica informa sulla tipologia dell’evento previsto o in atto e su eventuali comportamenti da adottare». In questo caso «l’evento» era il referendum. Il sindaco di Cascina è il dem Michelangelo Betti, professore d’inglese antifascista purosangue (lo scorso anno ha revocato la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini) che nell’autunno del 2020 ha vinto al ballottaggio guidando una coalizione di centrosinistra. Il sindaco, per la verità, sui suoi social ha dedicato solo un paio di post al referendum, senza esporsi. E sul Web non sono rintracciabili interviste nelle quali abbia espresso come la pensa. Ma il cortocircuito istituzionale è subito scoppiato. C’è chi ha espresso disappunto sui social: «L’allerta meteo da Cascina ricorda le modalità per votare al referendum… pensa te! Ho risposto perché pensavo veramente a un’allerta, che ingenuo», scrive Riccardo. E giù una serie di commenti: «Ricevuta stamattina. Devo dire che è stata molto utile. Mi hanno straconvinto ad andare in bici durante i due giorni referendari», ha replicato Sauro.
Ma c’è anche chi chiede spiegazioni. I primi a reagire ufficialmente sono stati gli esponenti locali di Fratelli d’Italia (due dei quali, la capogruppo in consiglio comunale Chiara Cisi e Valerio Lago, hanno ricevuto il messaggio) che parlano apertamente di «uso improprio di uno strumento istituzionale». E ieri nella caserma dell’Arma hanno presentato un esposto (indirizzato anche al Comune e alla prefettura di Pisa): «Si ritiene meritevole di verifica», scrive il segretario del circolo Mirco Melchionno, «la scelta di usare il canale per finalità comunicative di tipo elettorale». E ancora: «La scelta di usare il canale per finalità comunicative di tipo elettorale, seppure indirette», rappresenterebbe «un abuso dello strumento e una forma di comunicazione istituzionale impropria».
Dall’amministrazione comunale, per ora, nessuna replica. Nessuna conferma su chi abbia deciso di attivare il sistema, né chiarimenti sulla natura del messaggio. Al di là di come sia andata e di chi abbia premuto il pulsante per l’invio della chiamata, il rischio è che episodi del genere compromettano la credibilità del sistema d’allerta.
E mentre a Cascina il voto diventa emergenza, a Roma si trasforma in promozione. Il Cinema Troisi, sala indipendente gestita dalla Fondazione Piccolo America, ha annunciato che l’8 e 9 giugno, chi si presenterà al botteghino con la tessera elettorale timbrata potrà acquistare il biglietto a prezzo ridotto. «Noi votiamo 5 Sì. E poi andiamo al cinema a prezzo ridotto» è lo slogan scelto per l’iniziativa. Una forma di incentivo alla partecipazione, ma anche una presa di posizione politica esplicita. Immediata la reazione della Lega, che ha segnalato il post all’Agcom, al Garante della privacy e al ministero della Cultura: «Un fatto grave», segnalano il capogruppo in Campidoglio Fabrizio Santori e il consigliere Marco Palazzi, «ancor più se promosso da una realtà che opera in uno spazio pubblico e che ha ricevuto oltre 1 milione di euro di fondi pubblici». Il messaggio, apertamente schierato, secondo il centrodestra contrasterebbe con i principi di imparzialità richiesti a chi gestisce attività culturali con finanziamenti pubblici: «È una una leva per orientare le scelte politiche dei cittadini, discriminando chi ha deciso di non votare».
A Bologna (ma anche in molti altri Comuni), infine, la polemica corre sui binari della mobilità pubblica. Il consigliere leghista Matteo Di Benedetto ha denunciato l’attivazione di una navetta speciale messa a disposizione dalla Tper, azienda controllata dal Comune, per accompagnare gli elettori all’Istituto Rosa Luxemburg, sede di seggio per il referendum. «Mentre a Santa Viola i cittadini chiedono da mesi una linea bus e ricevono solo risposte negative, per il referendum promosso dalla sinistra si trova subito la soluzione», attacca Di Benedetto, «Corticella è bloccata, Casteldebole isolata, ma per il voto si smuove tutto». Il consigliere ritiene che sia una «scelta politica mascherata da servizio» e accusa il sindaco dem Matteo Lepore di usare la macchina comunale per «favorire una parte e ignorare i bisogni reali della città». E se per convincere gli elettori a votare al referendum serve una navetta, uno sconto al cinema o un messaggio d’allarme, forse la vera emergenza è un’altra.
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