True
2023-07-07
Testamento Berlusconi, le ville restano in mano alla famiglia. 100 milioni alla Fascina, 30 a Dell’Utri
Villa San Martino (Ansa)
«Tanto amore a tutti». E poi: solide aziende, favolose ville e strepitosi lasciti. Siano fatte le ultime volontà del Cavaliere. Dopo giorni di attese e illazioni, ecco svelato l’arcano: i testamenti di Silvio Berlusconi sono tre e sono stati depositati nello studio di Arrigo Roveda, taciturno notaio assurto a improvvisa notorietà. Il primo è del 2 ottobre 2006: l’ex premier lascia la sua quota di patrimonio «disponibile», dunque anche il controllo di Fininvest, ai primi due figli, Marina e Pier Silvio. Mentre il resto viene diviso tra i cinque eredi «in parti eguali». Ben 14 anni dopo, il 5 ottobre del 2020, vengono confermate le precedenti intenzioni, con l’aggiunta di un lascito di 100 milioni al fratello Paolo. Intendimento reiterato nell’ultimo testamento, vergato dal Cavaliere il 19 gennaio 2022.
I giorni più difficili della sua vita. All’immortale Silvio è stata appena diagnosticata la leucemia. «Cara Marina, Pier Silvio, Barbara e Eleonora, sto andando al San Raffaele, se non dovessi tornare vi prego di prendere atto di quanto segue» scrive nella lettera ai figli, annunciando le sue ultimissime volontà. Segue un brevissimo elenco. Tre nomi. L’inseparabile fratello. La moglie putativa. L’amico perseguitato in suo nome. A Paolo Berlusconi, come già annunciato due anni prima, vengono lasciati 100 milioni. Altrettanti vanno a Marta Fascina. Altri 30 saranno elargiti a Marcello Dell’Utri. Tre postille a margine nella ripartizione dello sterminato impero, valutato 4 miliardi: «Per il bene che gli ho voluto e per quello che loro hanno voluto a me».
Saranno i figli a farsi carico di queste donazioni. E tra le righe, si celano perfino due misteri. A Paolo, citato due volte, vanno 200 milioni o il Cavaliere ha voluto solo ribadire? È lo stesso Paolo a fugare ogni dubbio, «per evitare fraintendimenti»: il fratello, rivela, gli aveva anticipato in più occasioni l’intenzione di lasciargli quei 100 milioni. Ma è l’elenco iniziale a porre ulteriori interrogativi. Berlusconi, nella lettera, si rivolge ai quattro figli: «Marina, Pier Silvio, Barbara e Eleonora». Non viene citato Luigi, il più piccolo. Dimenticanza o volontà? Qualora di trattasse di una precisa scelta, si tratterebbe di un favore all’ultimogenito, che sarebbe sollevato dall’incombenza verso i tre beneficiari. Insomma, i 230 milioni donati complessivamente a fratello, compagna e amico del Cavaliere verrebbero trattenuti dalle quote destinate ai quattro figli: dunque, quasi 58 milioni a testa. Comunque, scripta manent: Luigi non dovrebbe contribuire ad adempire agli ultimi desideri del padre, a meno di diversi accordi familiari.
L’ultimo testamento, che si conclude con quel «tanto amore a tutti», è contenuto in una busta datata «Arcore 19 gennaio 2022» Dentro, c’è questo appunto, lungo una quindicina di righe. È stato consegnato nel primo pomeriggio di due giorni fa, a Villa San Martino, dalla compagna beneficiaria al notaio storico. Roveda, nel successivo atto, ricostruisce: «La signora Marta Fascina, alla presenza di testimoni, mi consegna una busta non sigillata recante la scritta “Ai miei figli” e la firma “S Berlusconi“». Nella busta si trova un foglio di carta intestata composto da due facciate «scritto con inchiostro nero, apparentemente da un’unica persona» che, si specifica, la Fascina “ritiene essere il testamento olografo del signor Silvio Berlusconi e che mi chiede di pubblicare”».
Insomma: nei convulsi giorni dell’apertura dei primi due testamenti, Roveda va ad Arcore, dove Marta ha vissuto con Silvio. Sono le ultime disposizioni del Cavaliere, vergate all’improvviso. Quando vede la vita scivolargli via. Prevedibile quindi la generosità verso la quasi moglie, che non l’ha mai abbandonato durante la malattia. Scontato il gesto verso il devotissimo fratello. Meno scontata la riconoscenza per l’amico di sempre: l’unico indomito berlusconiano che ha davvero pagato, con una condanna di sette anni per concorso esterno, la pervicacia con cui i giudici hanno perseguitato il Cavaliere, i suoi amici e le sue aziende. «Quando stamattina mi ha chiamato il notaio, sono rimasto choccato dalla notizia», ammette Dell’Utri. «Non me lo aspettavo perché non mi doveva nulla. L’affetto rimaneva anche senza questo gesto materiale, che dimostra la grandezza dell’uomo». L’ex senatore di Forza Italia lo definisce un fratello: «Io ho dato tutto per lui e lui ha dato tutto per me», ricorda.
Rimarranno invece ai figli le proprietà immobiliari, come d’altronde emerge dal primo testamento: scritto nell’ottobre 2006, mentre l’ex premier era ancora sposato con Veronica Lario. Berlusconi lascia la «quota disponibile», ovvero il suo 20%, a Marina e Pier Silvio. Che insieme ora controllano il 53% di Fininvest. Così come il resto del patrimonio, tra cui le case e ville acquistate negli anni dall’ex presidente del Consiglio. Quasi tutte sono possedute dalla holding Dolcedrago. Pezzi unici e ragguardevoli: da Villa San Martino a Villa Campari sul lago di Como, da Villa Belvedere a Macherio a Villa Zeffirelli a Roma, dalla residenza alle Bahamas a quelle ad Antigua. Il gioiello della corona, però, è Villa Certosa in Costa Smeralda. Gli arabi, da anni, sono pronti a sborsare cifre indimenticabili. Si favoleggia dell’ultima offerta del figlio del re d’Arabia: mezzo miliardo di euro. Per adesso, nisba. Tutto rimane nelle salde mani dei cinque figli del Cavaliere.
Ai figli pure la fideiussione sui debiti di Fi
Nessuno scossone in Forza Italia dall’apertura del testamento di Silvio Berlusconi, almeno dal punto di vista strettamente finanziario. La fideiussione da 90 milioni di euro con la quale Berlusconi garantiva l’esposizione debitoria del partito, infatti, verrà presa in carico dai figli. Del resto, si ragiona in ambienti forzisti, i figli del Cav, a partire da Pier Silvio, hanno più volte manifestato la loro volontà di non lasciar disperdere il «lascito politico» del fondatore. «Si andrà avanti con il sostegno della famiglia», spiega alla Verità un big berlusconiano, «le parole dei figli sono state tranquillizzanti fin dal primo momento. Ora spetta a noi stringerci compatti e mettercela tutta per conseguire un bel risultato elettorale a partire dalle europee del prossimo anno». Sarà Antonio Tajani, come noto, a assumere il ruolo di leader del partito fino alle prossime Europee: il prossimo 15 luglio il Consiglio nazionale lo indicherà come reggente; poi, dopo il voto della prossima primavera, si terrà il congresso nazionale, il primo «vero» appuntamento assembleare di Forza Italia.
Curiosità, ovviamente, per quello che sarà il ruolo di Marta Fascina: la compagna di vita del presidente Berlusconi, che ha ricevuto un lascito di 100 milioni di euro, dalla scomparsa del Cav non si è più mostrata in pubblico. Nessuno è in grado di prevedere, al momento, se la famiglia di Berlusconi continuerà a considerarla come «tramite» con il partito. Nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa del Cav, ricordiamolo, Tajani ha ufficializzato la nomina di Fabio Roscioli, storico avvocato di Berlusconi, come nuovo tesoriere al posto di Alfredo Messina.
Intanto, al di là delle vicende legate al testamento, Forza Italia guarda al futuro. A quanto apprende La Verità da fonti di primo piano, la strategia nel lungo periodo non esclude il ritorno nel partito di alcuni esponenti che sono usciti da Forza Italia recentemente. Riflettori accesi in particolare su Azione, la creatura politica di Carlo Calenda, che non riesce a crescere quanto i più ottimisti si aspettavano, e che è tra l’altro costantemente dilaniata dalla faida interna al Terzo polo. Non è sfuggito agli addetti ai lavori il tweet con il quale Mariastella Gelmini, ex forzista transitata in Azione, ha commentato il caso Santanchè: «Ho ascoltato l’informativa della ministra Daniela Santanché al Senato», ha twittato la Gelmini, «vedremo se le sue parole saranno confermate anche dai fatti. Ad oggi, a mio avviso, non ci sono mozioni di sfiducia che tengano. Sono e sarò garantista, anche in questo caso». Una linea diversa da quella dello stesso Calenda, che invece è andato all’attacco: «C’è una profonda differenza», ha scritto su Twitter il leader di Azione, «tra essere garantisti e sostenere che comportamenti gravemente inappropriati di un membro di governo debbano essere considerati irrilevanti fino a eventuale sentenza passata in giudicato. Non abbiamo chiesto le dimissioni della Santanchè fino a oggi», ha aggiunto Calenda, «abbiamo chiesto spiegazioni. Le spiegazioni date sono parziali, inesistenti o omissive. Ricordo che in questo caso si parla di mancato pagamento del Tfr, uso fraudolento della cassa integrazione, mancato pagamento di stipendi, mancata restituzione di fondi pubblici. Alla luce di quanto accaduto oggi in Senato, la ministra dovrebbe seriamente valutare di fare un passo indietro». Due linee molto diverse, apertamente in contrapposizione tra loro.
Grandi ritorni in vista? Sotto garanzia assoluta di anonimato, un big di Forza Italia nicchia: «Non ci sono ritorni in vista nell’immediato futuro», ci dice il nostro interlocutore, «ma è chiaro che se alla fine Calenda si appiattirà su Pd e M5s, molti che hanno sposato il suo progetto non potranno proseguire su questa strada. In quel caso non si tratterà di un singolo dissenso, ma si aprirà un processo molto più articolato, che potrebbe riportare in Forza Italia diversi esponenti politici di ispirazione moderata, liberale e garantista che si riconoscono nei valori del Partito popolare europeo».
Continua a leggereRiduci
Coi testamenti lasciati 100 milioni anche al fratello Paolo. La lettera con cui vengono disposte le donazioni non cita Luigi: le sue quote dovrebbero essere escluse dal calcolo. Gli immobili in mano alla Dolcedrago.Niente scossoni in Forza Italia, che terrà il congresso dopo le Europee ed è pronto al rientro dei calendiani.Lo speciale contiene due articoli.«Tanto amore a tutti». E poi: solide aziende, favolose ville e strepitosi lasciti. Siano fatte le ultime volontà del Cavaliere. Dopo giorni di attese e illazioni, ecco svelato l’arcano: i testamenti di Silvio Berlusconi sono tre e sono stati depositati nello studio di Arrigo Roveda, taciturno notaio assurto a improvvisa notorietà. Il primo è del 2 ottobre 2006: l’ex premier lascia la sua quota di patrimonio «disponibile», dunque anche il controllo di Fininvest, ai primi due figli, Marina e Pier Silvio. Mentre il resto viene diviso tra i cinque eredi «in parti eguali». Ben 14 anni dopo, il 5 ottobre del 2020, vengono confermate le precedenti intenzioni, con l’aggiunta di un lascito di 100 milioni al fratello Paolo. Intendimento reiterato nell’ultimo testamento, vergato dal Cavaliere il 19 gennaio 2022. I giorni più difficili della sua vita. All’immortale Silvio è stata appena diagnosticata la leucemia. «Cara Marina, Pier Silvio, Barbara e Eleonora, sto andando al San Raffaele, se non dovessi tornare vi prego di prendere atto di quanto segue» scrive nella lettera ai figli, annunciando le sue ultimissime volontà. Segue un brevissimo elenco. Tre nomi. L’inseparabile fratello. La moglie putativa. L’amico perseguitato in suo nome. A Paolo Berlusconi, come già annunciato due anni prima, vengono lasciati 100 milioni. Altrettanti vanno a Marta Fascina. Altri 30 saranno elargiti a Marcello Dell’Utri. Tre postille a margine nella ripartizione dello sterminato impero, valutato 4 miliardi: «Per il bene che gli ho voluto e per quello che loro hanno voluto a me».Saranno i figli a farsi carico di queste donazioni. E tra le righe, si celano perfino due misteri. A Paolo, citato due volte, vanno 200 milioni o il Cavaliere ha voluto solo ribadire? È lo stesso Paolo a fugare ogni dubbio, «per evitare fraintendimenti»: il fratello, rivela, gli aveva anticipato in più occasioni l’intenzione di lasciargli quei 100 milioni. Ma è l’elenco iniziale a porre ulteriori interrogativi. Berlusconi, nella lettera, si rivolge ai quattro figli: «Marina, Pier Silvio, Barbara e Eleonora». Non viene citato Luigi, il più piccolo. Dimenticanza o volontà? Qualora di trattasse di una precisa scelta, si tratterebbe di un favore all’ultimogenito, che sarebbe sollevato dall’incombenza verso i tre beneficiari. Insomma, i 230 milioni donati complessivamente a fratello, compagna e amico del Cavaliere verrebbero trattenuti dalle quote destinate ai quattro figli: dunque, quasi 58 milioni a testa. Comunque, scripta manent: Luigi non dovrebbe contribuire ad adempire agli ultimi desideri del padre, a meno di diversi accordi familiari. L’ultimo testamento, che si conclude con quel «tanto amore a tutti», è contenuto in una busta datata «Arcore 19 gennaio 2022» Dentro, c’è questo appunto, lungo una quindicina di righe. È stato consegnato nel primo pomeriggio di due giorni fa, a Villa San Martino, dalla compagna beneficiaria al notaio storico. Roveda, nel successivo atto, ricostruisce: «La signora Marta Fascina, alla presenza di testimoni, mi consegna una busta non sigillata recante la scritta “Ai miei figli” e la firma “S Berlusconi“». Nella busta si trova un foglio di carta intestata composto da due facciate «scritto con inchiostro nero, apparentemente da un’unica persona» che, si specifica, la Fascina “ritiene essere il testamento olografo del signor Silvio Berlusconi e che mi chiede di pubblicare”».Insomma: nei convulsi giorni dell’apertura dei primi due testamenti, Roveda va ad Arcore, dove Marta ha vissuto con Silvio. Sono le ultime disposizioni del Cavaliere, vergate all’improvviso. Quando vede la vita scivolargli via. Prevedibile quindi la generosità verso la quasi moglie, che non l’ha mai abbandonato durante la malattia. Scontato il gesto verso il devotissimo fratello. Meno scontata la riconoscenza per l’amico di sempre: l’unico indomito berlusconiano che ha davvero pagato, con una condanna di sette anni per concorso esterno, la pervicacia con cui i giudici hanno perseguitato il Cavaliere, i suoi amici e le sue aziende. «Quando stamattina mi ha chiamato il notaio, sono rimasto choccato dalla notizia», ammette Dell’Utri. «Non me lo aspettavo perché non mi doveva nulla. L’affetto rimaneva anche senza questo gesto materiale, che dimostra la grandezza dell’uomo». L’ex senatore di Forza Italia lo definisce un fratello: «Io ho dato tutto per lui e lui ha dato tutto per me», ricorda.Rimarranno invece ai figli le proprietà immobiliari, come d’altronde emerge dal primo testamento: scritto nell’ottobre 2006, mentre l’ex premier era ancora sposato con Veronica Lario. Berlusconi lascia la «quota disponibile», ovvero il suo 20%, a Marina e Pier Silvio. Che insieme ora controllano il 53% di Fininvest. Così come il resto del patrimonio, tra cui le case e ville acquistate negli anni dall’ex presidente del Consiglio. Quasi tutte sono possedute dalla holding Dolcedrago. Pezzi unici e ragguardevoli: da Villa San Martino a Villa Campari sul lago di Como, da Villa Belvedere a Macherio a Villa Zeffirelli a Roma, dalla residenza alle Bahamas a quelle ad Antigua. Il gioiello della corona, però, è Villa Certosa in Costa Smeralda. Gli arabi, da anni, sono pronti a sborsare cifre indimenticabili. Si favoleggia dell’ultima offerta del figlio del re d’Arabia: mezzo miliardo di euro. Per adesso, nisba. Tutto rimane nelle salde mani dei cinque figli del Cavaliere.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/testamento-berlusconi-ville-famiglia-2662245454.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ai-figli-pure-la-fideiussione-sui-debiti-di-fi" data-post-id="2662245454" data-published-at="1688710031" data-use-pagination="False"> Ai figli pure la fideiussione sui debiti di Fi Nessuno scossone in Forza Italia dall’apertura del testamento di Silvio Berlusconi, almeno dal punto di vista strettamente finanziario. La fideiussione da 90 milioni di euro con la quale Berlusconi garantiva l’esposizione debitoria del partito, infatti, verrà presa in carico dai figli. Del resto, si ragiona in ambienti forzisti, i figli del Cav, a partire da Pier Silvio, hanno più volte manifestato la loro volontà di non lasciar disperdere il «lascito politico» del fondatore. «Si andrà avanti con il sostegno della famiglia», spiega alla Verità un big berlusconiano, «le parole dei figli sono state tranquillizzanti fin dal primo momento. Ora spetta a noi stringerci compatti e mettercela tutta per conseguire un bel risultato elettorale a partire dalle europee del prossimo anno». Sarà Antonio Tajani, come noto, a assumere il ruolo di leader del partito fino alle prossime Europee: il prossimo 15 luglio il Consiglio nazionale lo indicherà come reggente; poi, dopo il voto della prossima primavera, si terrà il congresso nazionale, il primo «vero» appuntamento assembleare di Forza Italia. Curiosità, ovviamente, per quello che sarà il ruolo di Marta Fascina: la compagna di vita del presidente Berlusconi, che ha ricevuto un lascito di 100 milioni di euro, dalla scomparsa del Cav non si è più mostrata in pubblico. Nessuno è in grado di prevedere, al momento, se la famiglia di Berlusconi continuerà a considerarla come «tramite» con il partito. Nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa del Cav, ricordiamolo, Tajani ha ufficializzato la nomina di Fabio Roscioli, storico avvocato di Berlusconi, come nuovo tesoriere al posto di Alfredo Messina. Intanto, al di là delle vicende legate al testamento, Forza Italia guarda al futuro. A quanto apprende La Verità da fonti di primo piano, la strategia nel lungo periodo non esclude il ritorno nel partito di alcuni esponenti che sono usciti da Forza Italia recentemente. Riflettori accesi in particolare su Azione, la creatura politica di Carlo Calenda, che non riesce a crescere quanto i più ottimisti si aspettavano, e che è tra l’altro costantemente dilaniata dalla faida interna al Terzo polo. Non è sfuggito agli addetti ai lavori il tweet con il quale Mariastella Gelmini, ex forzista transitata in Azione, ha commentato il caso Santanchè: «Ho ascoltato l’informativa della ministra Daniela Santanché al Senato», ha twittato la Gelmini, «vedremo se le sue parole saranno confermate anche dai fatti. Ad oggi, a mio avviso, non ci sono mozioni di sfiducia che tengano. Sono e sarò garantista, anche in questo caso». Una linea diversa da quella dello stesso Calenda, che invece è andato all’attacco: «C’è una profonda differenza», ha scritto su Twitter il leader di Azione, «tra essere garantisti e sostenere che comportamenti gravemente inappropriati di un membro di governo debbano essere considerati irrilevanti fino a eventuale sentenza passata in giudicato. Non abbiamo chiesto le dimissioni della Santanchè fino a oggi», ha aggiunto Calenda, «abbiamo chiesto spiegazioni. Le spiegazioni date sono parziali, inesistenti o omissive. Ricordo che in questo caso si parla di mancato pagamento del Tfr, uso fraudolento della cassa integrazione, mancato pagamento di stipendi, mancata restituzione di fondi pubblici. Alla luce di quanto accaduto oggi in Senato, la ministra dovrebbe seriamente valutare di fare un passo indietro». Due linee molto diverse, apertamente in contrapposizione tra loro. Grandi ritorni in vista? Sotto garanzia assoluta di anonimato, un big di Forza Italia nicchia: «Non ci sono ritorni in vista nell’immediato futuro», ci dice il nostro interlocutore, «ma è chiaro che se alla fine Calenda si appiattirà su Pd e M5s, molti che hanno sposato il suo progetto non potranno proseguire su questa strada. In quel caso non si tratterà di un singolo dissenso, ma si aprirà un processo molto più articolato, che potrebbe riportare in Forza Italia diversi esponenti politici di ispirazione moderata, liberale e garantista che si riconoscono nei valori del Partito popolare europeo».
Ecco #DimmiLaVerità del 26 gennaio 2026. Il nostro Fabio Amendolara commenta gli ultimi sviluppi del caso di Anguillara.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani (secondo da sinistra) presente alla cerimonia di firma del contratto di concessione della zona franca di Misurata (Ansa)
Con il nuovo terminal container della Free Zone inaugurato a Misurata, frutto di un investimento privato da oltre 2,7 miliardi di dollari di Msc e un fondo qatarino, Roma consolida il proprio ruolo non solo in Libia ma nel Mediterraneo, tra Piano Mattei, economia, energia e stabilità regionale.
L’Italia ribadisce il suo ruolo da protagonista nel Mediterraneo, rafforzando la sua presenza in Libia e coinvolgendo anche il Qatar. A Misurata, grande città amministrata dal Governo di unità nazionale (Gnu), riconosciuto dalle Nazioni unite e guidato da Abdul-Hamid Dbeibah, è stato inaugurato il terminal container della Misurata Free Zone a opera del gruppo italiano Mediterranean shipping company, meglio noto come Msc e il fondo Al Maha Capital Partners del Qatar.
Alla posa della prima pietra erano presenti oltre a Dbeibah, il ministro degli Esteri del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani ed il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. L’investimento supera i 2,7 miliardi di dollari spalmati in tre anni e punta all’ammodernamento di un enorme hub commerciale. Misurata, nonostante faccia parte del governo della Libia occidentale, gode di una fortissima autonomia dovuta alla presenza di potenti milizie garanti della permanenza al potere dell’attuale Primo ministro Dbeibah. La città vanta una lunga tradizione di autonomia e ribellione e nel 2011 era stata fra le prime a ribellarsi a Muammar Gheddafi. Ancora oggi le milizie di Misurata sono determinanti per la tenuta del governo di Tripoli e sono loro che hanno difeso i quartieri governativi quando nei mesi scorsi la capitale si era trasformata in un campo di battaglia.
Le milizie misuratine sono acerrime nemiche del generale Khalifa Haftar, autentico padrone della Libia orientale, ed hanno dichiarato più volte che avrebbero impedito la sua avanzata verso Tripoli. Haftar nell’estate scorsa aveva stretto la Tripolitania in una morsa chiudendola a Est e a Sud, spingendosi fino a Sirte, ma non aveva trovato un accordo con le milizie locali e soprattutto le forze misuratine aveva iniziato ad attaccare tutti i suoi alleati. L’accordo creerà circa 70.000 posti di lavoro nella città portuale ed il ministro degli Esteri italiano Tajani ha voluto sottolineare l’importanza di questa joint venture che aumenta la presenza di Roma nel Mediterraneo. «Una firma che rafforza il Piano Mattei per l’Africa e che amplia una strategia che unisce economia, sicurezza energetica e dona nuova linfa alla dinamica diplomazia italiana in una regione chiave. La partnership con il Qatar dimostra come la nostra politica estera stia funzionando e come tante nazioni vogliano stringere rapporti commerciali con noi e che possiamo cambiare gli equilibri sul campo». Il ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale del governo di Tripoli, Taher Al-Baour ha ribadito l’importanza delle relazioni fra Libia ed Italia che stanno affrontato insieme anche il processo di riconciliazione nazionale per la stabilità e l’unità del Paese. «Il governo di Roma riconosce il nostro governo come il legittimo rappresentante del popolo libico e vuole continuare a lavorare insieme per crescere. Gli investimenti come quello di Misurata dimostrano come il territorio sia saldamente nelle nostre mani, respingendo le false notizie di un crollo imminente del nostro esecutivo. Questo hub può diventare strategico e connettere Europa, Nord Africa e Medio Oriente».
L’Italia esporta verso la Libia derivati dalla raffinazione del petrolio, navi e imbarcazioni, mentre le importazioni italiane sono concentrate su petrolio e gas naturale. Nel 2024 l’interscambio fra le due nazioni ha raggiunto 9,5 miliardi di euro con le esportazioni italiane aumentate di oltre il 36%, mentre nel 2025, l’Italia è stato primo cliente della Libia, con una quota di mercato del 22,4%, e terzo fornitore, con una quota del 10,1%. Una crescita continua che dimostra come la presa della Turchia sul Gnu si stia indebolendo a favore dell’Italia ed anche in Cirenaica, dove sono i russi a essere protagonisti, il governo italiano sta lavorando per aumentare gli scambi commerciali e soprattutto riunificare i due governi. «Roma garantisce al Gnu un sostegno chiaro e diretto anche sul fronte migratorio - continua il responsabile della politica estera di Tripoli - noi abbiamo bisogno di collaborazione per i rimpatri e per la sicurezza delle nostre frontiere. Dobbiamo lavorare con le nazioni africane, anche a sud del Sahel, con l’obiettivo di rafforzare i governi che spesso si trovano in difficoltà contro banditi ed estremisti islamici. Italia e Libia hanno firmato un nuovo accordo per la perforazione e lo sfruttamento di un grande giacimento petrolifero nel golfo della Sirte. La Libia sta tornando protagonista e l’Europa ha ben compreso il ruolo della nostra nazione per la stabilità e la prosperità dell’intero Mediterraneo».
Continua a leggereRiduci