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2025-02-03
La riscossa del tasso variabile dopo l’ultimo taglio Bce
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Il taglio dei tassi Bce dello 0,25% rappresenta una buona notizia per le famiglie che hanno un mutuo o stanno pensando di accenderlo. Secondo le rilevazioni della Fabi, il più importante sindacato italiano del settore bancario, il costo dei finanziamenti immobiliari potrebbe scendere sotto la soglia del 3%.
Già adesso, dopo i tagli effettuati nel 2024 su un mutuo da 200.000 euro della durata di 25 anni si stima un risparmio di quasi 83.000 euro (-22,8%), mentre l'acquisto di un'auto da 25.000 euro a rate risulta più economica di oltre 11.800 euro (-24,2%) rispetto allo scorso anno. Anche l'acquisto di elettrodomestici, come una lavatrice da 750 euro, comporterà un risparmio di circa 170 euro (-15,4%) per chi deciderà di acquistare a credito.
Matteo Favaro, Managing Director di MutuiOnline.it, sottolinea che, nonostante oggi i tassi fissi siano predominanti sul mercato, un riequilibrio tra tasso fisso e tasso variabile potrebbe avvenire nella seconda metà del 2025. Questo potrebbe offrire ai consumatori una maggiore varietà di opzioni per scegliere il mutuo più conveniente in base alle proprie esigenze.
Secondo il Codacons, i mutui a 20 anni con importi tra i 100.000 e i 200.000 euro vedranno una riduzione della rata mensile tra i 13 e i 27 euro, con un risparmio annuo che può variare da 156 a 324 euro. Per i mutui a 30 anni, il risparmio potrebbe essere leggermente superiore, con una riduzione della rata mensile tra i 15 e i 30 euro, pari a un risparmio annuale tra i 180 e i 360 euro.
La situazione dei mutui
In Italia, attualmente sono 6,9 milioni le famiglie indebitate, pari al 25% della popolazione. Di queste, oltre 3,5 milioni hanno un mutuo per l'acquisto di una casa. Dopo un periodo di aumenti significativi, che avevano portato il costo dei finanziamenti immobiliari intorno al 5% le cose sembrano ora volgere al miglioramento. Secondo le stime di Facile.it e Mutui.it, il taglio dei tassi da parte della BCE potrebbe portare a una riduzione della rata di un mutuo a tasso variabile da 666 euro a 649 euro nei prossimi mesi, con un risparmio di circa 17 euro al mese. Se le previsioni si confermeranno, il tasso Euribor continuerà a scendere, e a metà del 2025 si potrebbe arrivare a una rata di circa 629 euro, con un risparmio annuale prossimo ai 50 euro. Entro la fine del 2025, la rata potrebbe scendere ulteriormente fino a 620 euro.
Tassi fissi o tassi variabili
Nonostante i tassi variabili stiano calando, i mutui a tasso fisso continuano a essere una scelta vantaggiosai. Al momento la rata fissa è mediamente più competitiva rispetto ai variabili, grazie anche alla decisione di molte banche di assorbire parte dell'aumento dell'indice Irs, il tasso di riferimento per i mutui a tasso fisso. Oggi, infatti, i migliori mutui a tasso fisso partono dal 2,48% (con una rata mensile di circa 564 euro), mentre quelli a tasso variabile partono dal 3,45% (con una rata di 620 euro). Sebbene il divario tra i due tipi di tasso si stia riducendo, il fisso rimane la scelta più conveniente per chi vuole stabilità e certezza sulle proprie rate mensili.
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Il taglio dei tassi Bce dello 0,25% rappresenta una buona notizia per le famiglie che hanno un mutuo o stanno pensando di accenderlo. Secondo le rilevazioni della Fabi, il più importante sindacato italiano del settore bancario, il costo dei finanziamenti immobiliari potrebbe scendere sotto la soglia del 3%.Già adesso, dopo i tagli effettuati nel 2024 su un mutuo da 200.000 euro della durata di 25 anni si stima un risparmio di quasi 83.000 euro (-22,8%), mentre l'acquisto di un'auto da 25.000 euro a rate risulta più economica di oltre 11.800 euro (-24,2%) rispetto allo scorso anno. Anche l'acquisto di elettrodomestici, come una lavatrice da 750 euro, comporterà un risparmio di circa 170 euro (-15,4%) per chi deciderà di acquistare a credito.Matteo Favaro, Managing Director di MutuiOnline.it, sottolinea che, nonostante oggi i tassi fissi siano predominanti sul mercato, un riequilibrio tra tasso fisso e tasso variabile potrebbe avvenire nella seconda metà del 2025. Questo potrebbe offrire ai consumatori una maggiore varietà di opzioni per scegliere il mutuo più conveniente in base alle proprie esigenze.Secondo il Codacons, i mutui a 20 anni con importi tra i 100.000 e i 200.000 euro vedranno una riduzione della rata mensile tra i 13 e i 27 euro, con un risparmio annuo che può variare da 156 a 324 euro. Per i mutui a 30 anni, il risparmio potrebbe essere leggermente superiore, con una riduzione della rata mensile tra i 15 e i 30 euro, pari a un risparmio annuale tra i 180 e i 360 euro.La situazione dei mutuiIn Italia, attualmente sono 6,9 milioni le famiglie indebitate, pari al 25% della popolazione. Di queste, oltre 3,5 milioni hanno un mutuo per l'acquisto di una casa. Dopo un periodo di aumenti significativi, che avevano portato il costo dei finanziamenti immobiliari intorno al 5% le cose sembrano ora volgere al miglioramento. Secondo le stime di Facile.it e Mutui.it, il taglio dei tassi da parte della BCE potrebbe portare a una riduzione della rata di un mutuo a tasso variabile da 666 euro a 649 euro nei prossimi mesi, con un risparmio di circa 17 euro al mese. Se le previsioni si confermeranno, il tasso Euribor continuerà a scendere, e a metà del 2025 si potrebbe arrivare a una rata di circa 629 euro, con un risparmio annuale prossimo ai 50 euro. Entro la fine del 2025, la rata potrebbe scendere ulteriormente fino a 620 euro.Tassi fissi o tassi variabiliNonostante i tassi variabili stiano calando, i mutui a tasso fisso continuano a essere una scelta vantaggiosai. Al momento la rata fissa è mediamente più competitiva rispetto ai variabili, grazie anche alla decisione di molte banche di assorbire parte dell'aumento dell'indice Irs, il tasso di riferimento per i mutui a tasso fisso. Oggi, infatti, i migliori mutui a tasso fisso partono dal 2,48% (con una rata mensile di circa 564 euro), mentre quelli a tasso variabile partono dal 3,45% (con una rata di 620 euro). Sebbene il divario tra i due tipi di tasso si stia riducendo, il fisso rimane la scelta più conveniente per chi vuole stabilità e certezza sulle proprie rate mensili.
«Wonder Man» (Disney+)
La nuova serie, su Disney+ da mercoledì 28 gennaio, segue Simon Williams, supereroe con identità segreta, alle prese con una carriera da attore e la sorveglianza del Dipartimento per il controllo dei danni. Tra quotidiano e straordinario, lo show intrattiene senza promettere rivoluzioni.
L'idea è ormai sedimentata. I supereroi, la cui narrazione un tempo era appannaggio di pochi e magnifici film, sarebbero stati sfruttati dalla serialità televisiva. Un do ut des, perché la domanda non rimanesse mai senza risposta e perché anche i personaggi minori degli universi fumettistici potessero trovare un loro spazio. Ci sarebbe stata reciprocità, uno scambio consensuale fra il pubblico e la parte creativa. E così, in questi ultimi anni, è stato. Così continuerà ad essere.
Wonder Man, su Disney+ da mercoledì 28 gennaio, sembra portare avanti quel che è iniziato diverse stagioni fa, l'idea ormai sedimentata. Al centro, dunque, non ha alcun personaggio noto. Non ai più. Protagonista dello show è Simon Williams, un ragazzo all'apparenza ordinario, impegnato a intraprendere una carriera da attore. Parrebbe desiderare quello che tanti, come lui, desiderano: un posto nel mondo patinato dello spettacolo, sotto i riflettori, dove il lavoro si possa mescolare al gioco e il gioco al divertimento. Per farlo, parrebbe anche disposto a tutto. Ivi compreso nascondere quel che più lo renderebbe straordinario, i suoi super poteri. Simon Williams, di cui è stato raccontato (ad oggi) solo all'interno dei fumetti, non è un uomo qualunque, ma un supereroe. Un supereroe che il Dipartimento per il Controllo dei Danni, guidato dall'agente P. Cleary, considera alla stregua di una minaccia. Troppo spesso i supereroi si sono ritagliati ruoli che, all'interno della società, non avrebbero dovuto ricoprire. Troppo spesso i media sono andati loro dietro, accecati da quell'abbaglio che il Dipartimento vuole denunciare come tale.Williams abbozza, concentrando ogni energia su di sé, l'occultamento dei poteri e la carriera da attore. Una carriera che potrebbe prendere il volo, qualora il ragazzo riuscisse ad aggiudicarsi la parte del protagonista in un remake d'autore.Wonder Man si muove così, su un binario duplice, sfruttando l'alterità tra identità segreta e identità pubblica. C'è l'uomo, quello semplice e comune, con i drammi e le difficoltà, le gioie e l'evolversi di un quotidiano che in nulla differisce da quello di chi guardi. E c'è il supereroe, messo alle strette da un'istituzione ambigua, che vorrebbe controllarne il potenziale. Non è irrinunciabile e non promette di inaugurare un nuovo filone, una nuova epopea. Però, intrattiene, con quel po' di genuina magia che i supereroi sanno portarsi appresso.
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Secondo il Rapporto Censis-United, quasi metà dei laureati non avrebbe completato gli studi senza la formazione digitale. La flessibilità, l’autonomia nello studio e la possibilità di conciliare lavoro e università spingono sempre più adulti verso le università telematiche.
In Italia, quasi metà dei laureati delle università telematiche ammette che senza la didattica digitale non avrebbe mai conseguito il titolo: il 45,1% non ce l’avrebbe fatta, mentre un ulteriore 39,4% avrebbe impiegato molto più tempo. È il primo dato che emerge dal Rapporto Censis-United sulla formazione digitale, basato su quasi 4.000 laureati delle sette università telematiche associate United nel periodo 2020-2024.
Il quadro che ne viene fuori racconta di un sistema che non sostituisce gli atenei tradizionali, ma li integra. La principale motivazione degli studenti è la flessibilità: il 73,7% ha scelto l’università telematica per conciliare studio e lavoro, e oltre la metà apprezza la gestione autonoma dei tempi di vita. Anche le agevolazioni economiche giocano un ruolo importante: tra chi ne ha usufruito, l’80,6% le considera determinanti nella scelta del percorso.
Il profilo del laureato digitale è chiaro. Più della metà ha completato una laurea triennale, il 53,7% è donna e quasi il 40% ha 46 anni o più. La maggior parte degli iscritti era già occupata al momento dell’iscrizione (75,3%), e quasi la metà proviene da percorsi tecnici o professionali. Significativa anche la presenza territoriale: il 51,2% dei partecipanti risiede nel Mezzogiorno.
L’esperienza di studio è giudicata complessivamente positiva: il 93,4% dei laureati dichiara di essere soddisfatto del percorso intrapreso. Gli aspetti più apprezzati sono la possibilità di conciliare impegni personali e professionali (82,5%) e l’autonomia nello studio (47,7%). Anche l’uso delle tecnologie è valutato positivamente: oltre il 96% ritiene intuitivi i materiali e le piattaforme online, e il 78,4% segnala come vantaggio l’adozione di strumenti avanzati come intelligenza artificiale, metaverso e laboratori virtuali.
Il Rapporto evidenzia inoltre un effetto concreto sul fronte occupazionale. Tra i laureati che hanno trovato o cambiato lavoro entro un anno, il 79,1% ritiene la laurea utile per ottenere un impiego, soprattutto grazie alle competenze acquisite.
In sintesi, la didattica digitale emerge come uno strumento strategico per ampliare l’accesso all’università, ridurre i divari formativi e rafforzare il capitale umano del Paese, confermandosi più di una semplice alternativa: una risposta strutturale alle esigenze di flessibilità e personalizzazione sempre più richieste dagli studenti.
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Il settore italiano degli imballaggi vale 51,3 miliardi e impiega 12.000 addetti. Alla luce del nuovo regolamento europeo PPWR che punta a ridurre del 15% entro il 2040 i rifiuti da imballaggio, la filiera chiede strumenti stabili e un tavolo con governo e Parlamento per innovare senza penalizzare competitività e lavoro.
L’Italia dell’imballaggio è un settore solido e innovativo, un pezzo importante del Made in Italy che vale complessivamente 51,3 miliardi di euro, tra produttori di materiali e costruttori di macchine per confezionamento, stampa e converting. Con oltre 17 milioni di tonnellate di produzione nel 2024, pari all’1,7% del Pil, la filiera registra una crescita costante e prevede incrementi stabili anche nei prossimi anni.
Ma mentre i numeri confermano la salute del comparto, la sfida principale resta la transizione verso la sostenibilità. Il nuovo regolamento europeo Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR) punta a ridurre del 15% entro il 2040 i rifiuti da imballaggio, spingendo il settore a trovare un equilibrio tra crescita della domanda e riduzione dell’impatto ambientale.
Proprio su questo tema si è concentrato l’incontro Filiera a confronto: l’Italia dell’imballaggio verso la nuova normativa europea, organizzato al Senato dal senatore Gianluca Cantalamessa con il supporto di Giflex, l’associazione dei produttori di imballaggi flessibili. L’iniziativa ha messo sul tavolo dati, prospettive e richieste del settore, alla luce della nuova regolamentazione europea. «Oggi servono strumenti stabili e applicabili per chi produce, per chi utilizza, per chi recupera e per chi ricicla gli imballaggi. Le imprese non possono lavorare nell’incertezza: devono programmare, investire, innovare», ha dichiarato Alberto Palaveri, presidente di Giflex. «Siamo qui per rafforzare e difendere nel nuovo contesto europeo la leadership della nostra filiera». Il messaggio chiave è chiaro: servono regole praticabili, supportate da investimenti mirati che permettano alle imprese di trasformare gli obiettivi normativi in risultati concreti. La filiera chiede anche di potenziare i sistemi di raccolta e riciclo, compreso il riciclo chimico, e di accompagnare la transizione verso imballaggi innovativi con strumenti capaci di compensare i costi e proteggere la competitività del settore.
Un ruolo centrale è giocato dall’imballaggio flessibile, leggero ed efficiente: pesa in media solo il 2-3% del prodotto contenuto, richiede meno materie prime e genera basse emissioni di CO2, contribuendo così agli obiettivi europei. Il comparto europeo ha registrato nel 2024 un fatturato di 18,8 miliardi di euro e le previsioni per il 2029 stimano una crescita significativa, sia a livello mondiale sia in Europa. In Italia, il flessibile impiega circa 12.000 addetti, produce circa 400.000 tonnellate e fattura oltre 4,3 miliardi di euro. «Il Made in Italy dell’imballaggio è un modello industriale di eccellenza, competitivo e sostenibile», ha sottolineato il senatore Cantalamessa. «L’Europa deve riconoscere chi è avanti, non penalizzarlo con burocrazia e norme rigide uguali per tutti. La riduzione dei rifiuti si ottiene con filiera, dialogo e flessibilità normativa, non con regolazioni ideologiche».
Per affrontare queste sfide, Giflex ha annunciato la volontà di promuovere un tavolo di lavoro di filiera con governo e Parlamento, finalizzato a costruire soluzioni condivise per ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi senza compromettere innovazione, crescita e competitività.
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