Tajani dà l’ultimatum all’opposizione: «Al candidato dell’Italia si dice sì»
  • Il vicepremier striglia gli europeisti a parole: «L’uomo che ha gestito il Pnrr non rappresenta solo un partito» Renew si impunta: «Ecr non sostenne Ursula». Socialisti combattuti, un no potrebbe far traballare la Ribera.
  • L’obiettivo dichiarato di Palazzo Chigi è la vicepresidenza esecutiva. Chi la ottiene è di fatto un «numero due» in Commissione, con ampi poteri e molta visibilità.

Lo speciale contiene due articoli.

Non si placa il dibattito attorno al nome di Raffaele Fitto per la Commissione europea. Una candidatura, la sua, che sembra ormai essere blindata grazie al sostegno dei popolari che con il premier, Giorgia Meloni, hanno già trovato l’accordo. A dividere, più che il suo nome, è la carica che andrebbe a ricoprire, ovvero la vicepresidenza con delega all’Economia. «È giusto che l’Italia abbia una vicepresidenza esecutiva, perché è la seconda manifattura d’Europa, la terza economia, un Paese fondatore, credo che sia anche utile all’Europa avere un rappresentante italiano che possa dare il massimo contributo con l’esperienza e Fitto è una persona esperta che conosce il Parlamento», ha commentato il vicepremier, ministro degli Esteri, nonché vicepresidente del Ppe, Antonio Tajani, che si dice straconvinto del nome di Fitto, nonostante sia espressione del gruppo dei conservatori, Ecr, facendo parte di Fratelli d’Italia. «I partiti d’opposizione non vogliono votare la Commissione europea? Se ne assumeranno le responsabilità. Si dicono europeisti, ma votando contro non darebbero grande dimostrazione di europeismo», rincara Tajani. «Mi auguro che tutti i parlamentari italiani che fanno parte dei partiti d’opposizione ricordino un principio: Fitto è un candidato dell’Italia, non di un partito. Dovrebbero fare come facemmo noi con Paolo Gentiloni. Silvio Berlusconi volle ascoltare l’audizione di Gentiloni, perché fuori dai confini dell’Italia non contano le divisioni tra partiti, ma conta l’Italia».

A esser contrari sono soprattutto i Verdi che dicono che non appoggeranno la sua candidatura, mentre per i liberali il discorso è un po’ diverso. Per gli esponenti di Renew si tratta di una questione di principio infatti. Loro ritengono che non avendo Ecr appoggiato la maggioranza che ha fatto eleggere Ursula von der Leyen presidente della Commissione europea, non è giusto che i conservatori abbiano un posto di peso al pari di chi invece l’ha sostenuta e votata in Parlamento. Tanto che settimana scorsa, appresa la notizia, la francese Valérie Hayer, presidente del gruppo liberale dell’Assemblea comunitaria, aveva commentato: «Spero che le voci non siano vere. Questo significherebbe che Ursula von der Leyen metterebbe tra i pesi massimi della Commissione europea un commissario di estrema destra che, tra l’altro, non l’ha sostenuta», aveva aggiunto, definendo la cosa «incomprensibile» e anche «inaccettabile».

I socialisti invece sono afflitti da una crisi. Per posizione si situerebbero senza grandi dubbi contro la sua candidatura, come già rimostrato più volte. C’è un tema di interessi però: non hanno i numeri per fare opposizione. O meglio: li avrebbero a costo di sacrificare la loro candidata socialista, Teresa Ribera, candidata al portafoglio della Concorrenza.

Per quanto riguarda la proposta di affidare una vicepresidenza esecutiva della Commissione europea a Fitto, «stiamo negoziando e ci sono diverse questioni sul tavolo. Tuttavia, alla fine, dobbiamo vedere la proposta, vogliamo parlare di priorità e posizioni. Non riusciamo a capire come un governo che non ha sostenuto Von der Leyen possa ora avere un posto in Commissione allo stesso livello di noi o del Ppe», ha detto una fonte qualificata del gruppo dei Socialisti e democratici al Parlamento europeo. «Von der Leyen è diventata presidente della Commissione europea grazie al sostegno delle forze pro-europee. È stata molto chiara nel dire che vuole lavorare con le forze pro europee. Ecco perché non va bene per noi che ci sia un vicepresidente esecutivo dell’Ecr». La strategia è evidente: adesso, vista la situazione, sarebbero per appoggiare nome e delega ma non come vicepresidenza esecutiva. Secondo altre fonti interne a Bruxelles invece, la proposta di assegnare una vicepresidenza esecutiva a Fitto non sarebbe un grosso ostacolo nella chiusura della lista dei commissari e delle deleghe da parte di Von der Leyen. L’esecutivo Ue infatti ribadisce che lo stallo è soprattutto tecnico, perché vuole avere il nome confermato dal governo sloveno: la scelta della candidata Marta Kos dovrà passare al vaglio della Ccommissione per gli Affari europei del Parlamento sloveno domani. Un passaggio non scontato, visto che il partito di opposizione, i Democratici (Sds), insiste affinché il governo fornisca le motivazioni della sostituzione di Tomaz Vesel prima che possa pronunciarsi il Parlamento. Secondo Bruxelles le critiche avanzate da socialisti, liberali e verdi non sarebbero insormontabili e si confida sul fatto che il presidente Von der Leyen spiegherà ai gruppi della sua maggioranza il perché di tale scelta.

Lei è pronta a tirare dritto e spiegare alla sua maggioranza perché è necessario tenere a bordo l’Italia e il suo governo. Per il peso tra i 27, certo ma anche per allontanare del tutto Ecr dal campo sovranista e integrarlo sempre più in quello europeista.

Secondo il ragionamento che si segue, dal momento che al Parlamento europeo ci sono già stati due vicepresidenti di Ecr, le critiche fin qui portate non avrebbero grande rilevanza. Anche per questo dai socialisti si registrano passi indietro e segnali di ammorbidimento: «Saremo responsabili», assicurano. La condizione? «Fitto dovrà dimostrare al Parlamento se è pro Ue e dovrà essere preparato».

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