Ansa
Grazie all'impegno dei lettori, tre parlamentari porteranno avanti una proposta normativa con la quale fissare il 26 agosto come Giornata della memoria delle mattanze comuniste.
Il 9 febbraio 2009 entra in scena la morte come cura. Proprio 10 anni fa Eluana Englaro moriva per decisione del padre dopo uno stato vegetativo persistente dal 1992. «Noi la ricordiamo per annunciare che la battaglia contro quello che chiamano un fine vita dignitoso è solo una risposta sbagliata al dolore». Sono le parole del presidente di Pro Vita Toni Brandi e di quello di Generazione Famiglia Jacopo Coghe, associazioni tra le promotrici del Family Day, in occasione dell’anniversario della morte di Eluana Englaro, alla quale fu rimosso il tubo di alimentazione.
«Allora i sostenitori di quella decisione» - aggiungono Brandi e Coghe - «mostrarono una falsa percezione del concetto di cura e di dignità della persona e insieme una fuorviante interpretazione di quello di idratazione. Oggi, con la proposta di legge sull’eutanasia a firma 5 stelle, e che vede come secondo firmatario il leghista Roberto Turri, si vuole riportare l’Italia a quella visione ideologica, spacciata per miglior bene, per di più spostando tutto il peso sul ruolo del medico. Inoltre questo progetto di legge è anche peggiore della decisione di uccidere Eluana, perché giustificherà l'uccisione di un numero indeterminato di persone, non solo per ritiro dei sostegni vitali ma anche mediante iniezioni letali o mezzi mortiferi di altro tipo».
Per i due presidenti «non esistono morti viventi e la tutela della vita è l’unico compito del medico ben sancito dal giuramento di Ippocrate, barbaramente rivisto a uso e consumo di chi nega dignità e valore al moribondo. Contro l'eutanasia e contro i suoi ‘mentori’ lotteremo a ogni costo e strenuamente».
«Eutanasia libera, ma per chi? Non per i medici: loro dovranno uccidere i pazienti che chiederanno l'eutanasia omissiva, pena il risarcimento del danno morale e materiale. Ci appelliamo a tutti coloro che possono intervenire: fermate questa proposta, obbligare qualcuno ad essere un assassino per legge è un abominio disumano»: così i presidenti di Pro Vita e Generazione Famiglia - associazioni tra le promotrici del Family Day - Toni Brandi e Jacopo Coghe, si scagliano duramente contro la proposta di legge di iniziativa popolare sulla liceità dell’eutanasia e il rifiuto dei trattamenti sanitari all'esame delle commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera e che solo in parte ricalca le norme sul testamento biologico del 2017.
«In un colpo solo, il Movimento 5 stelle e gli altri firmatari a favore dell’eutanasia legale, in nome della libertà di uno cancellano la libertà di molti e decidono di ignorare il problema di coscienza, ossia ciò che fa la differenza tra uno Stato di diritto e una dittatura. Per loro deve essere inaugurata una nuova follia: la ‘caccia a medici e infermieri’ che non se la sentono di troncare una vita, sia pure su richiesta del paziente. Siamo al furto della vita autorizzato, così che appaia meno vergognoso e violento» continuano Brandi e Coghe.
«Con la scusa che il provvedimento facilita la soluzione finale a chi sia affetto da una malattia produttiva di gravi sofferenze, inguaribile o con prognosi infausta inferiore a diciotto mesi» - hanno ribadito Brandi e Coghe - «si vuole fingere una pietà che non c’è, nascondendo in realtà spietatezza e guadagno assicurato solo per i bilanci della sanità, che viene così agevolata nello “smaltimento” del paziente sofferente».
Concludono Brandi e Coghe: «Il Movimento 5 stelle sembra volere una strage di persone depresse. Perché, se basta una "malattia produttiva di gravi sofferenze" a fondare la richiesta di eutanasia attiva, una condizione così soggettiva sarà riscontrata da migliaia di persone depresse, le quali, in un momento di scoraggiamento, potranno farsi uccidere nonostante le alternative per la vita».