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I magistrati per il Sì sono numerosi ma non si espongono: temono conseguenze
Nel riquadro il consigliere di Corte d’Appello di Catanzaro Anna Maria Torchia (Getty Images)
Questo dato da solo serve per far capire come l’attuale sistema di autogoverno non garantisca più una giustizia indipendente.

Sono un magistrato ordinario, che vive la sua ordinaria vita privata e il suo ordinario lavoro nella massima riservatezza. Sebbene rispetti, superfluo dirlo, tutti coloro che la pensano diversamente da me e anche i colleghi che sostengono il No - a molti dei quali sono legata da rapporti di amicizia che questa accesa campagna elettorale non minerà -, non condivido certi toni del confronto, né la scelta dell’Associazione nazionale magistrati di schierarsi in uno scontro politico e politicizzato che sono convinta sarebbe dovuto rimanere estraneo all’agire dei magistrati, i quali sarebbero stati più utili ai cittadini se impegnati in un’opera di mera informazione.

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Pier Silvio appoggia la riforma: «Voterò convintissimamente Sì»
Pier Silvio Berlusconi (Ansa)
Il numero uno di Mfe: «Battaglia di civiltà». Poi lusinga Fiorello: «Venga da noi».

Politica, televisione, finanza. È un Pier Silvio Berlusconi tuttocampista quello che parla ai giornalisti convocati per un bilancio complessivo a Cologno Monzese. Il complicato momento storico sia a livello internazionale che in casa nostra spinge l’amministratore delegato Mediaset a pronunciarsi senza inutili prudenze anche sull’imminente referendum sulla giustizia. «Da editore, non voglio eccedere nell’esprimere la mia opinione», premette.

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La giustizia non è supplenza morale
Carlo Nordio (Ansa)
Una parte del Paese chiede ai tribunali di dividere i cittadini «degni» dagli «indegni». Esprimersi contro non è quindi dissenso, ma traccia una linea di demarcazione etica.

In Italia la giurisdizione non è soltanto espressione di un potere dello Stato. È diventata, nel tempo, un’identità morale. Un luogo simbolico nel quale una parte del Paese cerca riscatto, ordine, redenzione. Non si tratta di un fenomeno recente, né di una polemica contingente: è una struttura culturale profonda, che riemerge ciclicamente ogni volta che la politica appare fragile e le mediazioni perdono legittimità.

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Anche il Csm lo mette nero su bianco: «Le correnti creano debiti elettorali»
Consiglio superiore della magistratura (Ansa). Nel riquadro, Giuseppe Bianco, magistrato penale
Una delibera del 2010 afferma che un togato non deve essere «interprete acritico» di interessi associativi. La magistratura scelga: se si concepisce come corpo politico si faccia eleggere, altrimenti serve terzietà.

La campagna referendaria sta finendo. E comunque vada il voto, quello che ormai è clamorosamente emerso è che il correntismo attuale si rifiuta caparbiamente di rispondere a una sola, ineludibile, domanda: la magistratura è un corpo politico o tecno-giudiziario? Se è tecno-giudiziario, deve accettare che il tanto sbandierato principio di indipendenza si connetta a quello altrettanto importante della riserva di legge, cioè delle materie riservate esclusivamente al legislatore elettivo.

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Ente gestisce milioni per i magistrati. Ma non era sciolto?
Corte di Cassazione (Ansa). Nel riquadro, l'avvocato Romolo Reboa
Al quinto piano della Cassazione hanno sede (gratis) l’Anm e una fondazione che vale 15 milioni abolita, sulla carta, nel 2010.

Sono un avvocato e ho ricevuto un incarico professionale da parte del Comitato nazionale per il Sì: accertare se il Comitato per il No promosso dall’Anm occupi il sesto piano del Palazzaccio in virtù di un provvedimento amministrativo e se esso e la pur prestigiosa associazione privata che lo ospita paghino degli oneri per la concessione.

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