Piazza Affari ha chiuso il primo semestre con un rialzo vicino al 20%, posizionandosi tra le migliori Borse mondiali, trainata dal settore bancario, che ha segnato un +29%. L’andamento è stato simile a quello delle Borsa tedesca (sostenuta da un piano di investimenti) e spagnola, mentre Londra e Parigi sono rimaste più indietro.
Nonostante una dinamica turbolenta, con un forte inizio anno, un calo del 15% dopo l’annuncio dei dazi americani e una successiva ripresa, la Borsa italiana ha retto bene anche in un contesto geopolitico difficile (tensioni Iran-Israele, bombardamenti Usa su siti nucleari). Il Ftse mib è stato trainato dalle banche - protagoniste di un’ondata di consolidamenti - e dal settore della Difesa, favorito dai piani di spesa europei e Nato.
Tra i titoli più performanti da inizio anno figurano Leonardo (+78,92%), Iveco (+83,04%), Lottomatica (+81,12%), Telecom Italia (+67,44%), Avio (+65,61%), Unicredit (+53,39%), Unipol (+42,34%) e Banco Bpm (+55,40%). Bene anche società a larga capitalizzazione come Intesa Sanpaolo (+32,34%) ed Enel (+21,13%).
Non tutti i settori però hanno brillato. Gli indici delle medie e piccole capitalizzazioni, in particolare l’Euronext growth market, hanno faticato. «Qui il termine “Growth” (crescita, ndr) appare più un auspicio», secondo Salvatore Gaziano, direttore investimenti di Soldiexpert scf, «complice anche il continuo fenomeno del delisting, nonostante i progetti di rilancio da parte dello Stato italiano».
Sorprendentemente, la resilienza di Piazza Affari ha coinciso con un calo dello spread italiano rispetto a quello di altri Paesi europei, riflettendo un peggioramento della situazione economica e del debito pubblico di nazioni come Francia e Regno Unito. Intanto, flussi di capitale che negli anni scorsi si erano concentrati sugli Stati Uniti stanno tornando in Europa, favorendo mercati meno costosi come quello italiano, anche grazie all’indebolimento del dollaro e al calo di fiducia verso l’economia americana.
Tra le note dolenti spicca Stellantis, in forte calo (-27,45% da inizio anno), che ha perso circa il 75% del proprio valore in poco più di un anno. La produzione di auto nel primo semestre è scesa del 33% rispetto al 2024; i veicoli commerciali sono calati del 16,3%. Secondo i sindacati, non si prevedono segnali di ripresa nel breve periodo. Il problema, in questo caso, è a livello di sistema, con l’Ue che spinge per l’auto elettrica, senza che quest’ultima sia veramente pronta in termini infrastrutturali e di gradimento della clientela.
Il 23 giugno si è insediato il nuovo ad Antonio Filosa, che punta a riorganizzare il gruppo a partire dagli Stati Uniti, dove la redditività è maggiore e le difficoltà sono inferiori rispetto all’Europa. Alcuni analisti ipotizzano anche un possibile futuro scorporo dei marchi americani (Chrysler, Dodge, Jeep, Ram), ipotesi però smentita dalla società. Filosa avrà sede negli Stati Uniti, a differenza del suo predecessore Carlos Tavares, che guidava il gruppo dall’Europa.




