Ecco #DimmiLaVerità del 16 marzo 2026. La nostra Francesca Ronchin ci rivela i dettagli dell'egemonia della sinistra nelle associazioni degli italiani all'estero.
2025-12-22
Dimmi La Verità | Federica Onori (Azione): «Ultimi provvedimenti per gli italiani all'estero»
Ecco #DimmiLaVerità del 22 dicembre 2025. La deputata di Azione Federica Onori illustra gli ultimi provvedimenti per gli italiani all'estero a partire da novità su Imu e Tari.
Ecco #DimmiLaVerità del 28 novembre 2025. Il deputato di Fdi Andrea Di Giuseppe spiega i dettagli della nuova legge sulla tessera sanitaria per gli italiani all'estero.
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2024-05-30
Tre milioni di italiani residenti all’estero rischiano di restare senza diritto di voto
Imagoeconomica
Chi vive fuori dall’Unione (quindi anche nel Regno Unito) non potrà esprimersi per corrispondenza: monta la protesta.
È stato detto che quelle che si stanno per svolgere saranno le elezioni europee più importanti della storia dell’Unione. Si tratta di un dato di fatto che nessuno ha contestato, e il tono della campagna elettorale, in passato mai così tesa e densa di temi dirimenti per il futuro del continente, sta a dimostrarlo. Ebbene, ci sono più di tre milioni di nostri connazionali residenti al di fuori dell’Ue, che non potranno dire la propria, se non affrontando un viaggio talvolta proibitivo e costosissimo. L’attuale normativa, risalente all’anno di istituzione delle Europee (il 1979), non ammette per gli italiani residenti al di fuori dell’Unione il voto per corrispondenza, come invece previsto per i referendum e per le Politiche da una legge del 2001. Una situazione paradossale, dunque, che se in passato è stata tollerata dai diretti interessati, forse a causa della rilevanza secondaria di questo tipo di consultazione, ora ha fatto scoppiare una protesta generalizzata che si sta esplicando sotto forma di diverse petizioni. L’aspetto fortemente illogico (per non dire grottesco) in tutta questa vicenda, è la disparità di trattamento tra Politiche ed Europee: un italiano iscritto all’Aire (Anagrafe italiani residenti all’estero) e residente ad esempio in Australia può eleggere senatori e deputati, ma se vuole dire la propria sui rappresentanti italiani da mandare a Strasburgo, non ha alternativa al prendere l’aereo e tornare nel Belpaese. Un’ipotesi lunare, considerando i tempi e soprattutto i costi del viaggio, per i quali lo Stato mette a disposizioni degli sconti sulle tariffe che sono largamente insufficienti.
Alla base di questa anomalia, che riguarda una piccola minoranza dei 27, e nessuno dei grandi Paesi dell’Unione, c'è il fatto che nessuno degli esecutivi degli ultimi decenni, in primis quelli che si sono sempre dichiarati europeisti, hanno fatto qualcosa per allargare la partecipazione su base globale. Il malumore degli elettori, stavolta, è esploso anche in virtù del fatto che la platea degli esclusi è aumentata: i tanti italiani residenti nel Regno Unito, infatti, sono divenuti extra-Ue e non potranno votare, come fatto le scorse volte, nel seggio allestito nel consolato italiano più vicino. Sul sito della Farnesina, nelle sezioni dedicate al voto degli italiani all’estero, dove è possibile scaricare le brochure-guida al voto relative anche alle elezioni del 2019, quanto scritto non lascia spazio a interpretazioni: «A differenza delle consultazioni elettorali regolate dalla L. 459/2001, alle elezioni del Parlamento europeo possono partecipare solo i connazionali residenti in un Paese membro dell’Ue».
Stesso discorso per chi vive o lavora in Svizzera, Paese che non ha mai fatto parte dell’Ue e che – data la vicinanza – può consentire un viaggio sostenibile in treno o in auto solo a chi proviene dal Nord Italia e non ai meridionali. Lo conferma in maniera anche un po’ brusca l’ambasciata italiana in Svizzera, nel suo sito: «Alle elezioni europee», si legge, «non si applica il sistema del voto per corrispondenza per gli elettori italiani non residenti nei Paesi dell’Unione europea. Gli elettori italiani residenti in Svizzera potranno esercitare il loro diritto di voto solo in Italia, usufruendo di agevolazioni tariffarie nei viaggi per il loro comune di residenza».
Le agevolazioni sono il frutto di convenzioni stipulate da Trenitalia, Italo e Ita Airways, che comportano, soprattutto per ciò che riguarda i voli intercontinentali, comunque un esborso rilevante. Per ciò che riguarda i treni, gli sconti oscillano tra il 60 e il 70% delle tariffe base (la prima classe è ovviamente esclusa), mentre per i voli Ita l’ammontare delle agevolazioni non viene specificato. Inoltre, agli sconti si può accedere solo esibendo la tessera elettorale e la cartolina con le indicazioni delle modalità e della sezione in cui votare, ma da più di una segnalazione che ci è giunta in redazione, quest’ultimo documento risulta non ancora arrivato a molti italiani extra-Ue. In particolare, molti nostri lettori residenti in Svizzera e provenienti da Milano, hanno fatto presente ai competenti uffici di Palazzo Marino che la cartolina-avviso che indica in quale seggio meneghino recarsi ancora non è giunta, quando mancano una decina di giorni al voto. Il che comporterà, tra le altre cose, delle difficoltà per eventuali acquisti di biglietti in tempo utile.
Interpellate dal nostro giornale, fonti della Farnesina ammettono che si tratta di una «aporia» legislativa a cui sarebbe opportuno porre rimedio in modo sollecito, come stanno appunto chiedendo le diverse petizioni promosse online dai nostri expat. Anche perché non è più sostenibile il vecchio principio su cui si basa la legge del 1979, e cioè che chi non vive nell’Unione non ha il diritto di esprimersi sui suoi indirizzi politici. Un principio ampiamente superato, anzitutto dall’interconnessione tra le diverse parti del pianeta, e poi dal fatto che agli stessi italiani è stato riconosciuto il diritto di inviare propri rappresentanti a Montecitorio e Palazzo Madama.
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Andrea Costantino (Ansa)
Il dato arriva da Katia Anedda, presidente della onlus Prigionieri del Silenzio. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio aveva annunciato nel 2020 il ritorno di Chico Forti, ma il velista trentino è ancora rinchiuso nelle carceri della Florida. L'imprenditore milanese, invece, è riuscito a passare finalmente il Natale a casa dopo aver pagato una multa di 275.000 dollari.
Andrea Costantino è un cittadino libero. Fino al 23 sera, l''imprenditore milanese era ancora bloccato nell’ambasciata italiana di Abu Dhabi. Poi la situazione si è sbloccata. Nei giorni scorsi, infatti, è stata pagata la multa di 275.000 euro richiesta dagli Emirati Arabi Uniti per il rilascio del passaporto. A quanto risulta alla Verità, a pagare è stato lo stesso Costantino tramite un prestito dilazionato in 2 anni. L'importante è che sia tornato a casa. «La Presidenza del Consiglio esprime soddisfazione perché, in questa vigilia di Natale, l'imprenditore italiano Andrea Costantino è rientrato in Italia e ha potuto riabbracciare i suoi cari. Ringrazia in particolare il ministro degli Esteri e la rete della Farnesina, i Servizi di informazione e sicurezza e le Autorità degli Emirati per il buon esito della vicenda» ricordava due giorni fa palazzo Chigi.
Nelle ultime settimane per lui si erano mobilitati in molti, tra cui anche i Radicali Italiani che avevano indetto uno sciopero della fame ricordando come da mesi Costantino fosse di fatto un prigioniero politico, un ostaggio. «Dopo aver subito l’onta di una carcerazione ingiusta e ingiustificabile, Andrea è oggi ristretto in pochi metri quadrati all’interno di una dependance della nostra ambasciata di Abu Dhabi, quindi tutt’ora prigioniero. Ma se hanno imprigionato il suo corpo di certo non si può dire altrettanto della sua mente», ha scritto il segretario dei Radicali Lucani Maurizio Bolognetti. «Chissà che bella la mia Milano a Natale. La prima della Scala, le feste…», spiegava nei giorni scorsi proprio Costantino in un’intervista spiegando come invece al momento si trovasse «ai domiciliari sepolto vivo da sei mesi in un tugurio di 16 metri quadri» dopo essere stato in carcere con la falsa accusa di avere venduto gasolio in Yemen. Tra il 23 e il 24 finalmente è stato dato il via libera. E nelle notte un aereo da Abu Dhabi l'ha riportato a Milano per fargli trascorrere il Natale con la sua famiglia. Ma se la sua situazione è finalmente risolta, quella di molti altri italiani è ancora bloccata.
«Ringrazio tutti quelli che hanno lavorato per riportarmi a casa» - ha detto Costantino - «dal direttore generale per gli italiani all'estero della Farnesina Luigi Maria Vignali, l'ambasciatore italiano Lorenzo Fanara, a Matteo Salvini: alla fine è stata trovata questa soluzione tecnica che mi ha permesso di essere a casa alla vigilia di Natale e riabbracciare i miei affetti". Il futuro? "Voglio passare più tempo possibile con la mia famiglia, poi mi dovrò rimettere in piedi e lavorare. Intanto mi godo questi momenti di pura gioia».
«Chico Forti tornerà in Italia». Era il 22 dicembre del 2020 quando l’allora ex ministro degli Esteri Luigi Di Maio annunciava in pompa magna il rientro in Italia dell’italiano condannato e incarcerato in Florida per un delitto per cui si è sempre dichiarato innocente. A distanza di 2 anni Chico Forti passerà anche quest’anno il Natale in cella. Di lui si parla poco, ma tra i famigliari c’è ancora speranza. La scorsa settimana si sono dati appuntamento in oltre 200, in piazza Duomo a Trento, per la tradizionale corsa dei babbi natale, la Christmas run con il gazebo degli Amici di Chico Forti, in piazza per attirare l'attenzione sulla vicenda dell'ex velista trentino da 22 anni in carcere negli Stati Uniti Tanto che lo zio Gianni Forti, nei giorni scorsi, ha annunciato di essere fiducioso del ritorno a casa del nipote. La madre di 94 anni lo aspetta. Ma Chico non è il solo a passare un Natale ancora lontano dai suoi famigliari.
Come noto negli ultimi mesi è tornata in Italia Alessia Piperno, incarcerata in Iran, ma è bene ricordare che gli italiani bloccati all’estero sono ancora 2069, come ricordava nei giorni scorsi a Radio 1 Katia Anedda, presidente della onlus Prigionieri del Silenzio e autrice lo scorso anno del libro «Prigionieri dimenticati. Italiani detenuti all’estero tra anomalie e diritti negati». Una situazione che non è cambiata nel corso degli anni. «Fino a qualche anno fa erano più di 3000» spiega Anedda. Insomma ci sono migliaia di italiani bloccati in carcere, spesso ingiustamente, una questione che diventa soprattutto economica per le famiglie, che devono sobbarcarsi le spese legali, spesso anche le spese per i traduttori. Insomma, è una situazione che dimostra come possa essere molto facile anche per un normale cittadino trovarsi al posto dei nostri connazionali ingiustamente detenuti, innocenti o colpevoli che siano. Ci sono persone che si ritrovano in situazioni davvero difficili, anche in paesi, dove i consolati sono quasi inesistenti, senza poi considerare che negli ultimi tempi alcune ambasciate sono state chiuse. Persone implicate in vicende giudiziarie e finite dietro le sbarre che non sanno come muoversi e sulle quali scende sempre una coltre di silenzio. Anche a Natale.
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