Viene forte il sospetto che l'ignoranza, in certi momenti storici, sia davvero una virtù. Quest'idea avanza ogni volta che ci imbattiamo nei presunti rappresentanti della cultura, della scienza e dell'erudizione. Professori universitari, illustri intellettuali, cattedratici di varia natura: negli ultimi tempi si stracciano le vesti per «l'ignoranza diffusa» che ha prodotto il successo dei populisti.
Ad esempio Irene Tinagli, economista bocconiana, già parlamentare con Scelta civica e Pd. La signora ha da poco dato alle stampe La grande ignoranza. Dall'uomo qualunque al ministro qualunque l'ascesa dell'incompetenza e il declino dell'Italia (Rizzoli), in cui descrive «un Paese assuefatto al linguaggio sgangherato e all'ignoranza elevata a segnale di freschezza». Già: un Paese di bifolchi così stupidi da non votare i partiti di riferimento della nostra stimata docente.
Poi c'è Ermanno Bencivenga, filosofo e autore di La stupidità del male (Feltrinelli), altro tomo appena pubblicato e molto celebrato. «Che cos'è il male? È la tentazione della stupidità, il rifiuto di pensare», spiega il professore. Il suo pubblico progressista non mancherà di apprezzare, del resto è già convinto che al governo ci siano dei bruti la cui cattiveria è alimentate dall'ottusità.
Il politologo Massimiliano Panarari offre il suo contributo con Uno non vale uno (Marsilio), intemerata molto ben scritta (e pure molto discutibile) contro il «primato della gente» e, più in generale, la retorica populista. Senz'altro è vero che «uno non vale uno», poiché l'egualitarismo strapazzato non è certo una grande trovata. Non è detto, però, che a valere di più sia necessariamente il «competente», l'«esperto», il «tecnico».
Un altro volume molto apprezzato dai recensori italici è La conoscenza e i suoi nemici di Tom Nichols (Luiss), un saggio bello denso in cui l'accademico si domanda: «Che farsene di libri, titoli di studio e anni di praticantato se esiste Wikipedia? Perché leggere libri e giornali quando Facebook mette a nostra disposizione notizie autentiche e di prima mano? Se tutti possono dire la loro, allora perché dovremmo delegare le decisioni più importanti a politici strapagati?».
Tutte questioni molto rilevanti, di cui varrebbe la bene occuparsi con serietà. Il problema, tuttavia, è sempre il medesimo: l'incompetenza e l'ignoranza sono presentate come forze propulsive dei movimenti populisti e identitari.
Insomma, stiamo assistendo a un notevole spreco di carta il cui unico obiettivo è dimostrare che, se votate a destra, siete idioti. È, questa, la nuova declinazione della «superiorità morale» che da tempo immemore impregna l'universo progressista. Loro, quelli che votano dalla parte giusta, sono i più bravi, i più buoni, i più accoglienti e - ovviamente - anche i più intelligenti. Voi che scegliete i «barbari» siete tonti, ottusi e puzzate anche un po'.
Pensate che stia semplificando? E allora correte a sfogliare Non annegare. Meditazioni sulla conoscenza e sull'ignoranza (Mimesis) di Nicla Vassallo. Non sapete chi sia? Beh, allora visitate subito il suo sito Internet, niclavassallo.net, in cui la nostra si presenta come «filosofa e studiosa di fama internazionale».
Appena si apre la pagina web, parte una specie di cortometraggio intitolato Da Nicola a Nicla, di cui la studiosa è la principale interprete. La vediamo aggirarsi per strade e giardini, rimirare statue, abbracciare alberi, persino remare a bordo di una barchetta. La Vassallo, nei primi minuti di film, spiega che lei «non può essere un essere umano qualunque». No, lei è una filosofa, esercita un mestiere in cui «la ragione domina». Se fai l'idraulico invece, come noto, della ragione te ne puoi anche fregare, tanto i tubi si riparano da soli, no?
In un'altra scena della meravigliosa pellicola la troviamo intenta ad appuntare «idee filosofiche» su un taccuino. Nicla interrompe la scrittura solo per mordicchiare con sensualità la penna (perché va bene la cultura, ma non si può mica rinunciare a essere sexy...).
La studiosa si è fermata vicino a un mercato e spiega di essere «lontana eppure vicina alla folla che si riversa su questo luogo, ben differente dal mercato della vita, per troppi esseri umani. E si tratterà poi di esseri umani?».
Bella domanda: gli avventori del mercato saranno davvero esseri umani? Oppure si tratta di Untermenschen che hanno votato la Lega? Chi può dirlo.
E voi, da che parte state? Siete uomini oppure bestie? Siete buoni o cattivi? Siete razzisti oppure accoglienti? Siete stupidi o intelligenti? Riflettete sulle vostre simpatie politiche, e datevi da soli la risposta. Se non ne siete in grado, potrete sempre scrivere a Nicla Vassallo o a Irene Tinagli. Saranno molto felici di mostrarvi quanto siete imbecilli. E, magari, saranno persino così gentili da rieducarvi.
Sia come sia, Riccardo Ruggeri non ha valutato favorevolmente il libro di Nichols; ma le sue critiche mi hanno invogliato a leggerlo. L'ho fatto due volte e ne sono uscito annichilito. La situazione non è solo uguale a quella che io sostengo da tempo e che mi contrappone all'amico Riccardo; è molto peggiore. Tanto peggiore da farmi davvero disperare in una soluzione, quale che sia. E comunque, dopo aver letto e riflettuto, ho trovato davvero difficile aderire al suo ottimismo.
Il libro è scritto in uno stile semplice e scorrevole, mi ricorda il testo di diritto penale su cui ho studiato, del professore Francesco Antolisei. Tanto semplice che ti sembra di aver capito tutto subito; poi, alla fine, non ti ricordi nulla e devi rileggere con attenzione; che è quello che ho fatto. Riassumo qui una sintesi del pensiero di Nichols, tralasciando l'analisi di come l'arroganza dell'ignoranza ha potuto prodursi: basterà dire che - come già spiegato da Umberto Eco - la colpa è di Internet («I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli. Prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel»).
Nichols comincia con il constatare l'esistenza diffusa di un equivoco. L'uguaglianza tra i cittadini propria di un sistema democratico significa che tutti hanno uguali diritti politici; «uno vale uno», per dirla con gli inventori di questo slogan di successo. Che vuol dire - naturalmente - che ogni voto conta come qualsiasi altro. Ma - spiega Nichols - ciò si è rapidamente trasformato nella convinzione che «avere diritti uguali significhi anche che l'opinione di ciascuno su qualsiasi argomento debba essere accettata alla pari di quella di chiunque altro»; il che comporta la «convinzione irrazionale secondo cui tutti sono altrettanto intelligenti di chiunque altro».
Il fenomeno non è strano, a pensarci bene. Secondo Nichols le persone sono «orgogliose di non sapere le cose. Arrivano a considerare l'ignoranza una vera e propria virtù. Rifiutare l'opinione degli esperti significa affermare la propria autonomia, un modo per isolare il proprio ego sempre più fragile e non sentirsi dire che si sta sbagliando qualcosa». E ciò che lo preoccupa «non è tanto il fatto che la gente rifiuti la competenza, ma che lo faccia con una tale rabbia». Difficile arrestare questa involuzione, impossibile curarla. Il professore spiega perché: «Tutti siamo affetti dal bias di conferma, la tendenza naturale ad accettare soltanto prove che confermano ciò che già crediamo. La più grande fonte di conoscenza umana (Internet) dai tempi di Gutenberg (l'inventore della stampa) è diventata tanto una piattaforma per attacchi al sapere consolidato quanto uno strumento per difendersene».
Confortato da un «esperto» di tale calibro, ho riproposto a una piccola cerchia di amici (che ho cercato di coinvolgere in questa analisi che mi spaventa, letteralmente) la querelle sulla necessità di somministrare vaccini ai bambini, intervenuta tra il professore Roberto Burioni e la Iena Dino Giarrusso. Avrei dovuto desistere subito, quando è apparso evidente che tutti sapevano chi era Giarrusso ma solo uno conosceva l'impressionante curriculum scientifico del microbiologo, virologo, infettivologo Burioni. Ma non l'ho fatto e ho raccontato la risposta dello scienziato al duello televisivo sui vaccini proposto dalla Iena: «Gentile Giarrusso, se parliamo di vaccini ci sono due possibilità: lei si prende laurea specializzazione e dottorato e ci confrontiamo. Oppure io spiego, lei ascolta e alla fine mi ringrazia perché le ho insegnato qualcosa»: mi hanno (tutti meno quell'uno) caricato di miserie: arrogante, presuntuoso, fastidioso; tutte aggettivazioni puntualmente riscontrate sul web e molti giornali cartacei. Solo quell'uno ha provato a dire che arrogante etc era stato chi nulla sapeva (a dispetto di ciò che credeva di sapere) e che tuttavia pretendeva un confronto con uno scienziato.
Dal che emerge ancora una volta quanto il professor Nichols sia stato acuto e preveggente: «Se i cittadini non si preoccupano di acquisire un'alfabetizzazione di base sulle tematiche che influiscono sulla loro vita, rinunciano a esercitare il loro controllo su di esse. E quando gli elettori perdono il controllo di queste importanti decisioni, rischiano il dirottamento della loro democrazia da parte di ignoranti demagoghi o una più lenta e graduale decadenza delle istituzioni democratiche, fino a scivolare in una tecnocrazia autoritaria».
Ora, che i cittadini italiani non abbiano nessuna intenzione di alfabetizzarsi mi pare evidente: infatti hanno eletto ignoranti demagoghi (in verità che siano demagoghi lo suppongo; che siano ignoranti emerge dal loro curriculum scolastico e lavorativo). È per questo che penso che l'amico Ruggeri non abbia poi così ragione; e che la «tecnocrazia autoritaria» sia tutto ciò che ci resta.





