Guglielmo Marconi non ha il viso che le immagini d’epoca hanno reso noto: il naso sottile, gli occhi piccoli, sui quali finisce una fronte ampia, appena più su la scriminatura laterale. È più ruvido di come lo si ricordi, i suoi tratti quelli di Stefano Accorsi, scelto – a centocinquant’anni dalla nascita del premio Nobel – per raccontarne la storia. Marconi – L’uomo che ha connesso il mondo, mandato in onda dalla tv di Stato nel centenario di Radio Rai, è stata declinata in due puntate: una serie evento, trasmessa da RaiUno il 20 e 21 maggio e costruita perché rilegga in chiave moderna, attraverso la lente dell’attualità, la vita e le opere dell’inventore. È il 1937, quando la fiction comincia, i paesaggi quelli dell’Emilia-Romagna. Marconi ha il volto di Accorsi, e il luccichio della furbizia lo attraversa. In Italia, è l’uomo del momento, il padre della comunicazione senza fili. Ma Marconi – L’uomo che ha connesso il mondo non si ferma a questo, alla ricostruzione storica delle rivoluzioni cui l’ingegno del bolognese ha portato. La serie Rai, scritta da Salvatore De Mola e Bernardo Pellegrini, fa un passo oltre, nella direzione del marketing. Miscela verità e finzione, ruba ai generi per creare un prodotto ibrido, che, in qualche modo, possa passare (anche) per spy-story.
La sottosegretaria al Ministero della Cultura Lucia Borgonzoni, la fiction, l’ha definita «capace di mettere insieme più sfumature», così da «far conoscere Marconi soprattutto ai ragazzi». Marconi, che era un genio, eclettico, visionario, in grado di precorrere i tempi. «Marconi sia stato un visionario capace di unire l’inventore all’imprenditore. Il primo a inventare una startup. Era molto attento alla comunicazione, un precursore del modo in cui comunicare, attento perfino a come si vestiva», ha continuato la Borgonzoni, dicendosi basita di fronte alle polemiche di chi vogliono l’inventore come icona esclusiva del centrodestra. «Mi sembra un’offesa», ha detto, durante la conferenza stampa Rai, la sottosegretaria al Mic, cercando di restituire la grandezza di un uomo, il cui ingegno ha cambiato le sorti del mondo. Marconi – L’uomo che ha connesso il mondo non racconta tutto quel che una biografia dovrebbe. Però, racconta tanto. Racconta e ricostruisce le difficoltà morali dell’uomo, i suoi dissidi interiori. È il 1937, l’ultimo anno che Marconi avrebbe passato in vita. È vecchio, famoso. Si divide fra la moglie Maria Cristina e la figlia, Elettra. La Seconda Guerra Mondiale è alle porte e l’inventore, padre della radio e della comunicazione senza fili, ha la testa piena di dubbi. Di pensieri. I rapporti con Mussolini sono complicati, e paure lo agitano. Paure che gettano ombre sul presente, mentre questo viene ricostruito attraverso un espediente narrativo. La fiction Rai ha deciso di affidare la ricostruzione del Marconi-pensiero, del suo essere uomo, ad un’intervista fittizia, così da poter ricordare i successi di una vita intera e, al contempo, dar voce ai tormenti che hanno segnato quel 1937, anno di morte del premio Nobel.






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