Ecco #DimmiLaVerità del 3 maggio 2024. Ospite il deputato Salvatore Deidda (Fdi), candidato alle Europee. L'argomento del giorno è: "Balneari e trasporti: le priorità di Sicilia e Sardegna".
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La mappatura delle spiagge fatta dal governo sarà rigettata perché è quantitativa. A Bruxelles chiedono la lista qualitativa.
Forse una parte dei gestori dei lidi che ieri a Roma ha dato luogo a una protesta in stile balneare ha sbagliato indirizzo. Più che a Palazzo Chigi le insidie si celano a palazzo Berlaymont a Bruxelles dove l’Unione europea si prepara a un esproprio delle spiagge più belle, ricche e appetibili d’Italia. C’è un documento che lo prova: non vogliono la mappatura quantitativa delle spiagge a quella qualitativa. A Bruxelles interessano Viareggio e Rimini, Lignano e Mondello non tutte le spiagge. Erano in cinquemila ieri in piazza Santi Apostoli. Evidentemente il tavolo che si è protratto fino a tarda ora mercoledì a palazzo Chigi non ha soddisfatto il Sib-Confcommercio e la Fiba-Confesercenti. Antonio Capacchione, leader del Sib, vuole un confronto diretto con Giorgia Meloni - che per ora tace - e chiede una legge subito per mettere a posto il settore lamentando un’inerzia del governo. Maurizio Rustignoli di Fiba che ha organizzato la protesta lamenta: «le aste sono partite, è un caos totale, serve una legge subito e agire è un onere del governo centrale, non può sfuggire dalle proprie responsabilità». C’è invece un altro pezzo di mondo balneare che lavora a cercare una soluzione. È Assobalneari (aderente a Confindustria) guidata da Fabrizio Licordari e Base Balneare- Donnebalneari guidata da Bettina Bolla che ieri hanno organizzato un doppio appuntamento; una conferenza a stampa con tutti i deputati e senatori del centrodestra - da Maurizio Gasparri a Barbara Bergamini, da Elisa Montemagni a Carlo Fidanza - per ribadire che il lavoro fatto con la mappatura degli arenili che ha confermato che la risorsa non è scarsa e dunque la Bolkestein non si applica, è un punto fermo e irrinunciabile; un’iniziativa a Bruxelles per capire che intenzioni hanno Commissione ed eurocrati. E lì c’è la sorpresa. Nelle stanze di Bruxelles circola un documento in cui si dice che la mappatura fatta dall’Italia sarà rigettata perché è quantitativa. A Bruxelles vogliono invece la mappatura qualitativa. Che significa misurare la densità di licenze solo nelle aree di pregio: Versilia, Romagna, Liguria, Veneto e Friuli, Sicilia e la Sardegna. Insomma là dove si concentra la maggiore offerta turistica. A Bruxelles non vogliono difendere il libero mercato, ma vogliono obbligare l’Italia a mettere a gara i pezzi pregiati. Negano la sentenza della Corte di giustizia europea che ha detto chiaramente: ogni paese è libero di misurare la risorsa come vuole e applicare la Bolkestein secondo il proprio intendimento. E si capisce perché tanto interesse per le spiagge italiane. La verità - come hanno dimostrato le prime aste di Jesolo che hanno assegnato 5 lidi prima gestiti da 5 famiglie a un solo gruppo finanziario - è che a cercare un posto al sole non il libero mercato, ma il grande capitale. L’Italia - come hanno sottolineato tanto Fabrizio Licordari quanto Bettina Bolla - per la prima volta ha fatto muro a Bruxelles con tutto il governo e la mappatura offerta alla Commissione è una corretta strategia di difesa.
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Ansa
Incontro a Palazzo Chigi, i concessionari dei lidi chiedono una soluzione all’esecutivo.
È la giornata del mare e Palazzo Chigi oggi si colora di blu. Resta da capire se sarà blu notte e se il mare è in tempesta perché i balneari, ricevuti ieri in gran fretta da Giorgia Meloni, sono pronti a prendere d’assedio la sede del Governo. Non tutti: Assobalneari - aderente a Federturismo di Confindustria - sta a Bruxelles per cercare una mediazione diretta con l’Europa. Il tema è e resta la direttiva Bolkestein che secondo l’interpretazione dell’Agcom impone al messa a gara delle concessioni di spiaggia. Come si sa Giorgia Meloni ha chiesto tempo all’Europa e ora lo chiede ai balneari per finire il lavoro di ricognizione degli arenili attualmente dati in concessione e stabilire - come scritto nella stessa direttiva e come sancito dalla Corte europea - se la risorsa è scarsa o no. Tutto ruota attorno all’articolo 12 della direttiva europea che dice che bisogna mettere a gara se il mercato è ristretto. C’è al lavoro da tempo un tavolo tecnico che ha stabilito che fatto cento lo sviluppo delle coste italiane solo un terzo è oggi occupato dai lidi. Dunque non ci sarebbe scarsità di risorsa e non c’è necessità di mettere a gara le concessioni. Ma questa affermazione non è condivisa da Bruxelles, ma neppure dall’Autorità per la concorrenza presieduta da Giacomo Lasorella che ha intimato ai sindaci di procedere con le aste. Il parere dell’Agcom è fondato sul decreto legge varato dal governo Draghi che ha fissato la scadenza delle concessioni al 31 dicembre scorso. A quanto pare il decreto varato dal governo Meloni che proroga le licenze alla fine di quest’anno, con ulteriore possibile dilazione di 12 mesi per finire il lavoro di censimento, non ha prodotto effetti. A chiedere al Governo una parola definitiva non sono solo i balneari, ma anche i sindaci alcuni dei quali hanno già avviato le gare, altri sono sommersi dai ricorsi.
Perché c’è un punto incontrovertibile: per la legislazione europea le proroghe sono illegittime. Dunque se il governo prova che non scatta la Bolkestein perché non c’è scarsità di risorsa siccome con il decreto Milleproroghe ha allungato le scadenze delle concessioni chiunque può impugnarle e chiedere l’esecuzione delle aste. Sta già succedendo in Romagna con l’associazione «Mare libero» e infatti il sindaco di Rimini ha annunciato le prossime gare, sta succedendo in Versilia dove oltre la metà dei lidi è sub judice. Di fronte a questo caos i balneari di Confcommercio e Confesercenti hanno organizzato per oggi a Roma una mega manifestazione. Per scongiurarla ieri pomeriggio il governo ha convocato i balneari. L’incontro si è protratto fino a tarda ora. I balneari hanno chiesto a Giorgia Meloni quattro cose: una legge immediata che blocchi gli effetti del decreto Draghi che faceva scadere le concessioni al 31 dicembre scorso, l’abolizione dell’articolo 49 del codice della navigazione che consente allo Stato l’esproprio dei manufatti quando scade la concessione, di avviare comunque un iter per il riconoscimento del valore degli indennizzi per chi perde la concessione, una legge definitiva sul settore. Da quello che si apprende il governo ha ribadito che la mappatura della risorsa va avanti e che, come specificato a Bruxelles nella risposta spedita il 17 gennaio alla lettera di messa in mora ricevuta a novembre scorso, ci sono margini di trattativa. Peraltro dall’Ue hanno più volte fatto sapere che non c’è un termine ultimativo per avviare la procedura d’infrazione. Con tutta probabilità è intenzione di Bruxelles affrontare il tema dopo le elezioni europee perché come ha specificato Johanna Bernsel, portavoce della Commissione Ue per le questioni di mercato interno «continuiamo a dialogare con le autorità italiane per una soluzione che sia compatibile con le regole europee». Ma a preoccupare i balneari è il fronte interno alla vigilia della stagione turistica. E la faccenda rischia di diventare assai delicata per il governo perché sia Lega che Forza Italia sono schierate con i lidi senza se e senza ma e anche perché gli stessi balneari continuano a ripetere: «Bisogna superare il caos e dare sicurezza al settore, pensavamo che questo governo fosse nostro alleato, ma così non è». Ah sia detto per inciso oggi è anche la giornata del Parkinson e in tutto il mondo i monumenti si illuminano di blu.
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Ansa
L’ultimo caso in Basilicata: la Regione sfratta i gestori pur avendo attestato l’abbondanza di spiagge libere.
Forse il centrosinistra in Basilicata s’ accontenta di una «giunta ombra» e in quella spera. A un mese dal voto, a 15 giorni dall’apertura della stagione balneare, che coincide con la Pasquetta, ad agitare le acque nella regione non c’è solo il rebus del campo largo, ma quello delle spiagge strette.
Si scrive Basilicata, si legge Bolkestein e si declina come un paradosso: una regione che di fatto ha solo spiagge libere vuole sfrattare i pochi gestori dei lidi. Quella dei bagnini è una questione che non si riesce a risolvere neppure a livello nazionale, tant’è che una parte degli operatori ha deciso di manifestare l’11 aprile a Roma, prendendo d’assedio Palazzo Chigi, per uscire dal limbo dei continui rinvii sulle concessioni. Ma a Potenza è diventata una commedia dell’assurdo e sulla prossima stagione si allungano ombre sinistre (l’aggettivo non è casuale). Perciò i gestori dei lidi sono pronti a boicottare il voto e a denunciare la passata giunta regionale. È il caso che Vito Bardi, presidente uscente di centrodestra e con ampia speranza di fare il bis, ci dia un occhio.
Capita che in Basilicata, bagnata da due mari, i funzionari regionali abbiano deciso una rotta tutta loro sulle concessioni. La giunta Bardi, perciò, poco prima di Natale, ha deliberato la messa all’asta delle «licenze», prendendo per buona la scadenza della validità che Mario Draghi aveva posto al 31 dicembre scorso. Che l’attuale governo abbia deciso la proroga di un ulteriore anno, estendibile per ulteriori 12 mesi, perché si deve concludere la mappatura delle spiagge disponibili a Potenza, non lo sanno. In realtà chi non lo sa è l’Agcom, l’Autorità per la concorrenza, presieduta da Giacomo Lasorella, che va intimando a tutta Italia di fare le gare e sfrattare i vecchi bagnini. È successo a Jesolo, dove si è ottenuto lo straordinario risultato di mandare via i vecchi titolari di cinque concessioni per assegnarle tutte a un solo operatore; sta succedendo in Versilia, dove viene messa all’asta metà delle spiagge; sta a accadendo a Rimini, dove il sindaco pd, Jamil Sadegholvaad, sta sfrattando una parte di operatori. Ma il caso della Basilicata è tragicomico.
La Corte di giustizia europea ha riconosciuto che la Bolkestein si applica solo in costanza di scarsità di risorsa. Proprio per stabilire questo il governo ha dato corso alla mappatura delle spiagge. A Potenza il censimento lo hanno già fatto, stabilendo che su circa 37 chilometri di spiagge fruibili se ne possono dare in concessione 17,2 chilometri e che attualmente i lidi occupano solo 8,6 chilometri, il 23,4 % delle spiagge e meno della metà di quelle che possono essere date in concessione. Dunque non c’è alcuna scarsità di risorsa. Lo hanno messo nero su bianco i funzionari della Regione, che sono però gli stessi che hanno chiesto e ottenuto dalla giunta lo sfratto dei bagnini e la messa gara delle spiagge. Quando si dice la Potenza della burocrazia.
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Nel riquadro, Fabrizio Licordari (Getty Images)
Il presidente Fabrizio Licordari: «Felice per i taxi ma noi siamo stati abbandonati. E Lega e Fi si sono rimangiati le promesse».
«Sento parlare di campagna elettorale sotto l’ombrellone, per me se la scordano. Non consentiremo a nessuno di disturbare i nostri clienti che giustamente si stanno rilassando, forse nell’ultima stagione che passano con noi. Anche perché abbiamo da fare la nostra campagna elettorale. L’abbiamo intitolata: uno vale dieci. Nel senso che ogni nostro ospite può informare come minimo altre dieci persone del torto che stiamo subendo; siamo vittime di un esproprio per calcolo politico. Racconteremo anche di come certi partiti a cominciare da Lega e Forza Italia, del Pd neppure parlo, siano capacissimi di promettere una cosa e di farne un’altra».
Chi parla è Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari, l’uomo più deluso d’Italia dalla politica, soprattutto dalla maggiorana dei Migliori. «Che il Pd preferisce l’Europa alle imprese italiane si sa, ma Lega e Forza Italia dicevano di difendere gli interessi nazionali; ora vengono a dirci: stiamo dalla vostra parte. No, è finito il tempo in cui potevano prenderci in giro, ora sappiamo cosa e come fare». Tutto nasce dal famoso disegno di legge Concorrenza che è stato approvato tre giorni fa alla Camera e che deve tornare comunque al Senato per la terza lettura perché è stato stralciato il capitolo taxi. «Sono contento per i taxi, ma questo stralcio ci fa ancora più percepire l’iniquità delle norme. La direttiva Bolkestein a cui, sbagliando, il governo si riferisce per togliere le concessioni demaniali agli stabilimenti balneari si occupa dei servizi e i taxi sono un servizio, mentre non si occupa di concessioni di beni e noi siamo concessionari di beni, dunque dovevano a maggior ragione essere esclusi. Ma che l’aria che tirava l’avevamo capita dal discorso di Mario Draghi quando ci ha usato per punzecchiare la Lega. Siamo diventati il casus belli che lui ha cercato per dire: o io o Salvini. Alla fine la Lega ha sfratto noi».
Licordari era stato tra i pochi a manifestare soddisfazione per la caduta del governo. Lo aveva fatto con un comunicato inusitato, visto che la sua associazione - oltre 30.000 aziende che danno lavoro a 100.000 famiglie e ad almeno 300.000 persone, fatturato stimato sui 2 miliardi - aderisce a Confindustria, solitamente governista. Eppure Assobalneari aveva salutato così la caduta di Draghi: «La decisione di avviarsi verso la fine della legislatura e anticipare l’appuntamento elettorale del 2023 rappresenta un importante gesto di coraggio e di responsabilità da parte delle forze politiche coinvolte». Quelle forze politiche chiamate a votare sul ddl Concorrenza hanno però deluso le aspettative dei balneari. «Anche questo», sottolinea Licordari , «però è un elemento di chiarezza. Ora noi contiamo solo sui fatti e i fatti dicono che a difendere le nostre imprese sono rimasti solo quelli di Fratelli d’Italia e in particolare l’onorevole Riccardo Zucconi, che ha illustrato la posizione del suo gruppo». Al centro della contesa ci sono le famose aste che si faranno a partire dal prossimo anno per la riassegnazione delle concessioni. Resta indefinito il tema degli indennizzi alle aziende che dovessero perdere la concessione, così come sono aperti tutti i contenziosi legali. «Di sicuro», afferma ancora Fabrizio Licordari, «non possono cantare vittoria come fa il viceministro allo sviluppo economico, Gilberto Pichetto di Forza Italia , che esulta perché si è usciti dall’età delle carrozze a cavalli, salvo ammettere che ci sono nel ddl Concorrenza tantissimi errori, che è stato fatto tutto in fretta. Dice Pichetto che il prossimo governo aggiusterà, noi non ci fidiamo: prendiamo atto che per il bene della nazione hanno svenduto anche le centrali idroelettriche e che continuano a dire che era in pericolo il Pnrr quando tutti sanno che non c’entra nulla». Il contraccolpo economico è pesante. Lo è per tutto il turismo. Chi ha una concessione ha azzerato gli investimenti, abbassa la qualità e rinuncia a fare promozione. La stagione si è così contratta «e avremo», sostiene Assobalneari, «una pesante flessione sulle presenze: dicono che è stata una stagione da record, ma non è vero». L’Italia tra i Paesi mediterranei è la sola che si sta adeguando alla direttiva Bolkestein per gli stabilimenti balneari. La Grecia concede i litorali in leasing e agli hotel dà l’esclusiva, in Spagna e Portogallo le concessioni sono a 75 anni, in Francia dove apparentemente le spiagge sono libere tutta la macchina turistica è assicurata dai prefetti agli operatori con taciti rinnovi. Dunque nessuno risponde all’Europa come l’Italia. «Sapevamo», nota Licordari, «che Draghi ubbidisce all’Europa, ci hanno stupito gli altri che a noi giuravano che la Bolkestein non sarebbe passata». E il fatturato? «Se ne accorgeranno. Parliamo di un valore aggiunto turistico di oltre 45 miliardi che s’innesca col nostro lavoro. Vediamo cosa succede a lasciare le spiagge prive di sorveglianza: 8.500 chilometri di coste che vanno all’asta. Fratelli d’Italia glielo ha detto che è anche una questione di sicurezza. In fin dei conti noi siamo le sentinelle dei confini, ma l’Italia ha ammainato il tricolore sul suo mare».
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