A “La Borsa e la vita” avevamo annunciato il mini rally delle Borse a inizio aprile. Ora i mercati sono sui massimi, così come i debiti, mentre l’inflazione rialza la testa. E se alzano i tassi? Occhio al Giappone, il temporale può partire da lì.
L’osservatorio Ifis: da noi le sofferenze si riducono, ma la massa europea cresce spinta dalle difficoltà di Parigi e Berlino. Positiva anche la situazione spagnola.
All’Npl meeting 2025 di Banca Ifis, svoltosi ieri a Villa Fürstenberg a Mestre, analisti, operatori e istituzioni hanno fatto il punto sullo stato di salute del credito in Italia e in Europa. L’evento - aperto dall’ad del gruppo, Frederik Geertman - ha riunito i protagonisti dell’industria del credito deteriorato per discutere tendenze, rischi e nuove frontiere.
Dopo i minimi del 2023, lo stock lordo di crediti deteriorati (Npe) delle banche europee è risalito a 373 miliardi di euro. L’aumento è guidato soprattutto da Germania e Francia, dove si osservano esposizioni in crescita in particolare nel mondo aziendale e nell’immobiliare; la dinamica è solo in parte bilanciata dal proseguimento del derisking (minor esposizione) in Italia e Spagna. Nel complesso, il rapporto Npe sul totale dei crediti resta stabile all’1,84% nel secondo trimestre 2025, segnale di un sistema che, pur assorbendo nuovi shock, mantiene un equilibrio complessivo.
In controtendenza rispetto al resto del Vecchio continente, l’Italia continua a mostrare indicatori di rischio contenuti. Lo stock complessivo di crediti deteriorati (banche e investitori) è nettamente inferiore ai picchi del 2015, con un calo di 86 miliardi negli ultimi dieci anni. Anche il tasso di deterioramento rimane su livelli storicamente bassi: tra le famiglie è stabile intorno allo 0,6%, mentre le pressioni maggiori si concentrano nel comparto imprese, soprattutto in edilizia, commercio e hospitality. Guardando avanti, l’Npe ratio lordo è previsto scendere al 2,3% entro il 2027, ben al di sotto della soglia prudenziale del 5% indicata dalla Bce.
Del resto, l’industria italiana del servicing Npl ha raggiunto una maturità che si riflette nei numeri: dal 2018 si contano 59 operazioni straordinarie tra fusioni e acquisizioni e accordi commerciali, a cui si accompagna un incremento delle masse pro capite del 39% a parità di operatori (anzi, con quattro player in meno). Il consolidamento, insomma, sta favorendo efficienza e specializzazione.
Resta però centrale il tema dell’efficienza dei recuperi. L’analisi condotta su 44 portafogli (95 miliardi di valore lordo di bilancio) mostra un rallentamento dei tassi di incasso correlato a un maggior ricorso al canale giudiziale dal 2023. Alla base, anche i ritardi accumulati nei tribunali: secondo lo studio, il 60% dei fascicoli supera i cinque anni. Snellire questi processi è cruciale.
Nel dibattito è emerso con forza il ruolo dell’innovazione: l’Intelligenza artificiale è ormai vista come leva per automatizzare attività ripetitive, valorizzare i dati, individuare segnali di rischio e semplificare la gestione documentale. Numerosi operatori europei hanno già annunciato progetti in questa direzione.
In questo contesto, Geertman ha sottolineato il doppio binario di efficienza e sostenibilità come chiave per affrontare la nuova fase di mercato. «L’andamento del credito europeo evidenzia una ripresa degli stock di deteriorato provenienti dalle banche», ha detto. «Si tratta di un fenomeno polarizzato e concentrato soprattutto in Francia e Germania, dove si registrano esposizioni deteriorate crescenti nel comparto corporate e nel real estate, generate dall’attuale congiuntura economica. L’Italia mantiene invece un livello di rischio storicamente basso, anche nell’attuale contesto fortemente volatile, grazie all’efficacia con cui gli operatori del settore collaborano con il sistema bancario. L’industria italiana degli Npl ha raggiunto una maturità tale da essere un alleato strategico delle banche, accogliendo con efficacia i nuovi stock di deteriorato. Questo percorso, con Banca Ifis impegnata in prima fila, potrà continuare a essere efficace anche in futuro solo se l’industria italiana degli Npl rimarrà aggiornata in termini di sviluppo e innovazione: in tal senso, l’implementazione di nuove tecnologie sarà una componente fondamentale», ha concluso Geertman.
Tra le iniziative citate, il progetto Social banking di Banca Ifis: una revisione dei processi «in chiave sociale», che punta a favorire il rientro graduale delle posizioni e la reinclusione finanziaria dei debitori più fragili. È un approccio che coniuga risultati industriali e impatto sociale, e che, secondo la banca, rappresenta un tassello irrinunciabile per la sostenibilità di lungo periodo del settore.
Per le famiglie italiane, la fotografia è rassicurante: il tasso di deterioramento rimane basso e stabile. Per le imprese, invece, il contesto resta sfidante soprattutto in alcuni comparti ciclici come edilizia e commercio; da qui la centralità di strumenti di prevenzione del rischio, piani di ristrutturazione sostenibili e processi di gestione più rapidi e digitali. Il mercato, nel frattempo, continuerà a svolgere la sua funzione di «valvola di sfogo», grazie a una pipeline di cessioni stabile e a operatori specializzati più solidi e tecnologici.
L’Europa vede insomma tornare a crescere i crediti deteriorati, ma l’Italia si conferma un’eccezione virtuosa. La tenuta del sistema passerà da tre assi portanti: consolidamento degli operatori, tecnologia (con particolare attenzione all’Ia) e sostenibilità sociale dei modelli di recupero.
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Inizio seduta disastroso per i listini. Poi il giallo verso le 16: mini-rally sulla notizia di una moratoria, ma la Casa Bianca non l’ha mai detto. Crolla l’Asia, Milano -5,3%.
Mai nella storia finanziaria abbiamo assistito a qualcosa di simile. Ore 16.10: spuntano voci secondo cui la Casa Bianca starebbe valutando una «sospensione tariffaria di 90 giorni».
Ore 16.15: la Cnbc riferisce che Trump sta valutando una sospensione di 90 giorni dei dazi per tutti i paesi, tranne la Cina.
Ore 16.18: l’indice S&P 500 a Wall Street guadagna oltre 3.000 miliardi di dollari di capitalizzazione risalendo dal suo minimo.
Ore 16.25: emergono notizie secondo cui la Casa Bianca «non era a conoscenza» del fatto che Trump stesse valutando una pausa di 90 giorni.
Ore 16.26: la Cnbc segnala che i titoli sulla sospensione tariffaria di 90 giorni sono errati.
Ore 16.34: la Casa Bianca ufficialmente definisce «fake news» i titoli sulla sospensione dei dazi.
Ore 16.40: l’S&P 500 perde 2.500 miliardi di capitalizzazione dal massimo di 22 minuti prima. Tutto nasce da una proposta di Bill Ackman, uno dei più noti gestori di hedge fund di Wall Street, che su X chiede di posticipare di 90 giorni l’entrata in vigore dei dazi per tutti i Paesi tranne la Cina. La proposta viene girata in diretta sulla Fox a Kevin Hassett, direttore del Economic Council e consigliere della Casa Bianca. La domanda è: «Si farà una pausa di 90 giorni? Lo prenderesti in considerazione?». Risposta di Hassett: «Penso che il presidente deciderà ciò che il presidente deciderà. Ci sono più di 50 Paesi in trattativa con il presidente. Oggi arriva il primo ministro di Israele. Abbiamo ricevuto un contatto durante la notte da Taiwan. Ma esorterei tutti a smorzare un po’ la retorica. Il fatto è che una tariffa di base del 10% si applica a circa il 14% del Pil. È circa la percentuale del nostro commercio, quante importazioni abbiamo. E quindi l’86% del Pil è influenzato dalla deregolamentazione, dalle riduzioni fiscali e da tutto il resto. E anche se pensi» prosegue Hassett rivolto al giornalista «che ci sarà qualche effetto negativo dal lato commerciale, è comunque una piccola parte del Pil. E quindi l’idea che sarà un inverno nucleare (come ha scritto Bill Ackman, trumpiano pentito dopo l’annuncio sui dazi) o qualcosa del genere è una retorica completamente irresponsabile». Da dove è nata allora l’ipotesi della Casa Bianca di rinviare di 90 giorni l’introduzione delle tariffe al mondo?
Non solo Ackman, l’uomo che fermò un anno fa con un post su X la speculazione sui titoli di stato americani, chiede passi indietro a Trump.
Jamie Dimon, Ceo di JPMorgan Chase, ha affermato che i dazi faranno probabilmente aumentare i prezzi sia dei beni nazionali che di quelli importati, gravando su un’economia statunitense che era già in rallentamento. Dimon ha affrontato la questione della politica tariffaria nella sua lettera annuale agli azionisti. È il primo Ceo di una grande banca di Wall Street ad affrontare pubblicamente la radicale politica tariffaria di Trump, mentre i mercati globali crollano. «I mercati sembrano ancora prezzare gli asset partendo dal presupposto che continueremo ad avere un atterraggio piuttosto morbido», ha scritto Dimon nella sua lettera agli azionisti. «Non ne sono così sicuro». E in particolare sui dazi ha detto: «Più velocemente questo problema verrà risolto, meglio sarà, perché alcuni degli effetti negativi aumenteranno cumulativamente nel tempo e sarebbero difficili da invertire», ha concluso. «Nel breve periodo, vedo questo come una grande goccia d’acqua in più sulla schiena del cammello». Le perdite in Borsa intanto aumentano anche se a Wall Street non è stato un «black monday» come molti avevano profetizzato, nonostante Donald Trump minacci addirittura di aumentare ulteriormente al 50% i dazi americani sui prodotti cinesi se Pechino continuerà a rispondere alla sua offensiva doganale, pur lasciando aperta la porta a negoziati con gli altri paesi coinvolti. Wall Street dunque (a Borse ancora aperte) cede circa l’1%, mentre è in Europa che si concentrano le vendite più forti, che non avevano ancora digerito completamente i mega ribassi di venerdì a New York. La Borsa di Francoforte, che era tornata in territorio positivo per qualche istante, ha chiuso con una caduta del 4,13%, Londra ha perso il 4,38%, Milano è scivolata del 5,18% e Zurigo ha ceduto il 5,16%. La Borsa di Parigi ha registrato un calo del 4,78%, la peggiore discesa da marzo 2022. Peggio è andata in Asia, dove il Nikkei ha ceduto il 7,8%, mentre le azioni cinesi sono scese del 13,74%, segnando la peggiore seduta dell’Hang Seng di Hong Kong dal 5 giugno 1989. Tutto però potrebbe ancora cambiare: in meglio o in peggio.
L’incertezza regna sovrana e le prossime settimane saranno decisive per comprendere se i mercati riusciranno a trovare un equilibrio o se, al contrario, l’escalation dei dazi porterà a conseguenze ancora più gravi. In corso un vertice a porte chiuse dei governatori della Federal Reserve. Taglieranno i tassi o non c’è ancora il «sangue che scorre fra le strade» come direbbero i lupi di Borsa?
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Il 4 gennaio, primo giorno di scambi del 2021, l’indice Ftse Mib aveva iniziato la seduta a 22.315 punti. Al 23 dicembre la Borsa di Milano si appresta ad andare in ferie vicino ai 27.000 punti.
Questo è stato l’anno della ripresa per le Borse italiane e Piazza Affari non ha fatto eccezione. Nel solo primo semestre, stando all’ultimo bollettino della Consob, Piazza Affari ha superato gli ostacoli del 2020 tornando con forza ai livelli pre-pandemia. Quasi tutti gli indicatori hanno presentato un andamento positivo. In particolare, la capitalizzazione complessiva delle società italiane presenti a Piazza Affari è cresciuta del 19,9% su base annua a 559,7 miliardi di euro per effetto del balzo dei prezzi di mercato (l’indice Ftse All Share Italia ha guadagnato il 13,8% nel primo semestre di quest'anno). Si tratta di un dato leggermente superiore ai 557,7 miliardi di fine 2019. In relazione alle dimensioni dell’economia nazionale la capitalizzazione di Borsa è salita al 34,8% rispetto al 32% di fine 2020.
Anche il numero delle società quotate è cresciuto da 382 a 389, merito soprattutto dei nuovi arrivi su quello che fino a poco tempo fa si chiamava Aim, il mercato delle Pmi che oggi si chiama Euronext Growth Milan.
Come spiegano gli esperti di BG Saxo, «quest'anno è stato caratterizzato da notevoli differenze all'interno del mercato azionario. In basso tematici come gaming, bubble stock e e-commerce che sono scesi rispettivamente del 20%, 25% e 30% poiché colpiti da aspettative di ricavi inferiori e dai tassi d'interesse più alti quest'anno, con la debolezza che probabilmente continuerà l'anno prossimo quando i tassi d'interesse a lungo termine saranno costretti a chiudere parte del gap con l'inflazione», dicono gli esperti. «I tre temi più performanti di quest'anno sono stati: Crypto & Blockchain (+62%), Logistica (+36%) e Semiconduttori (+31%), indicativi dell'anno che abbiamo passato. Le criptovalute hanno prosperato grazie all'afflusso di nuovo denaro e all'adozione istituzionale su una scala senza precedenti negli ultimi cinque anni. I titoli della logistica e dei semiconduttori si sono avvantaggiati grazie al potere dei prezzi in mezzo a una domanda straordinaria e a complessi vincoli di fornitura che espandono le entrate e i profitti operativi di queste aziende».
Dove puntare, dunque? Più o meno dove si è fatto finora. «Puntare molto sull’azionario americano«, dicono da Natixis Im, «favorendo gli Stati Uniti rispetto ad altri mercati, con un equilibrio tra settori tecnologici e ciclici. Dopo quello che è sembrato un consolidamento senza fine per gran parte del 2021, le small cap dovrebbero probabilmente beneficiare di un rally tra la fine dell’anno e l’inizio del 2022, anche se qualsiasi allocazione dovrebbe essere vista nel breve termine. Il settore tecnologico continuerà a essere supportato dai consumi, mentre i componenti ciclici, come i semiconduttori, beneficeranno del ciclo di investimenti emergente. I titoli ciclici più ampiamente considerati, compresi industriali, materiali, finanziari ed energia, continueranno a riservare sorprese al rialzo grazie al buon andamento della crescita nominale».
Per quanto riguarda Piazza Affari, i timori maggiori riguardano le pressioni inflazionistiche e lo spettro di nuove chiusure. Ad ogni modo, c’è ottimismo. Come spiegano da Intermonte, «ci aspettiamo che le mid/small cap italiane siano ben posizionate per attirare l'interesse degli investitori, soprattutto nei settori growth (i titoli che presentano una quotazione decisamente e visibilmente più elevata rispetto agli utili prodotti, ndr), come la tecnologia e il lusso», hanno puntualizzato gli esperti.
Proprio sul lusso, gli esperti di Gam ritengono sia il settore cui puntare. «La forte performance delle azioni del settore del lusso è sostenuta dai continui upgrade degli utili», spiega Swetha Ramachandran, gestore azionario di Gam Investments.
Il consiglio su questa nicchia è «comprare meno, comprare meglio» è il motto de facto del settore del lusso. «Crediamo che il mercato stia sottovalutando il potere di determinazione dei prezzi del settore, che dovrebbe alimentare l'espansione dei margini fino al 2022, a fronte di un contesto di domanda sana e sostenuta nel 2021. Prevediamo che lo slancio in corso a fine anno si rivelerà un catalizzatore per una continua sovraperformance del settore, in un contesto macroeconomico favorevole».
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