Avrebbero fatto affari alle spalle di donne in difficoltà e con figli minori a carico, costringendo i piccoli a dormire in giacigli di fortuna e minacciandoli fisicamente. I dirigenti della cooperativa Serinper a Villafranca in Lunigiana, nella provincia di Massa Carrara, sono accusati di aver assunto parenti e amici di funzionari pubblici, ottenendo in cambio vantaggi e accumulando profitti ingenti. In pochi anni, i redditi della Serinper sarebbero passati dai 200.000 euro del 2011 a più di 2,7 milioni di euro nel 2017. Un sistema corruttivo che vedeva coinvolti anche sindaci e perfino un giudice onorario, secondo quando emerge dall'indagine «Accoglienza», svolta dai carabinieri del nucleo investigativo di Massa, coordinati dal pm Alessia Iacopini. Ieri il gip, Marta Baldasseroni, ha disposto gli arresti domiciliari per otto persone, accusate di corruzione e di traffico di influenze illecite. Si tratta di Alessio Zoppi, Tamara Pucciarelli e Enrico Benassi, dirigenti della Serinper; Paola Giusti, responsabile del Centro affidi dei servizi sociali per il Comune di Massa; Rosanna Vallelonga, responsabile della commissione multidisciplinare Asl della Lunigiana; Filippo Abramo Bellesi, sindaco di Villafranca in Lunigiana; Mauro Marcelli, all'epoca dei fatti responsabile dell'Ufficio Suap; Rosa Russo, ex giudice onorario presso il Tribunale per i minori di Firenze. Indagati, nell'ambito della stessa inchiesta, anche Gianni Lorenzetti e Marino Petracci, rispettivamente sindaco e consigliere comunale di Montignoso, e Stefano Benedetti, presidente del consiglio comunale di Massa. Una scandalosa storia di favori e corruzione, stando alle accuse, con amministratori e pubblici funzionari che avrebbero permesso la straordinaria crescita della Serinper, chiudendo pure un occhio su numerose irregolarità. Partiamo dalla cooperativa sociale, nata nel 2010 e diventata in pochi anni punto di riferimento per enti pubblici e tribunali. Sul sito dichiara di offrire «accoglienza per gestanti, madri con figli, donne in difficoltà e minori». Donne italiane e straniere che nella casa troverebbero «una sistemazione abitativa adeguata», a detta dei sei soci, mentre dalle indagini è emerso che nelle numerose strutture protette, gestite dalla cooperativa, avvenivano «gravissime violazioni degli standard minimi richiesti, consistenti, ad esempio, nel somministrare agli utenti cibo di scarsa qualità e in quantità insufficienti, nel non garantire condizioni igienico sanitarie adeguate e assistenza di personale qualificato, nel far dormire i minori in giacigli di fortuna, nonché nel vessarli con continue minacce e sottoporli a manovre di costrizione fisica denominate “contenimento"», come hanno spiegato i carabinieri. Una condotta vergognosa, ai danni di persone fragili che non potevano ribellarsi perché minacciate di ritorsioni. Intanto crescevano gli introiti della cooperativa. Ma è sul «collaudato sistema» di appalti e favori, che le indagini avrebbero rivelato gli intrecci più sorprendenti. I dirigenti della Serinper sono accusati di aver assunto parenti e amici di funzionari pubblici come Paola Giusti, che avrebbe fatto assegnare minori disagiati nelle case di accoglienza della cooperativa, in cambio di un posto per i familiari. O come Rosanna Vallelonga, che avrebbe ottenuto assunzioni di persone da lei segnalate dopo aver consegnato documenti d'ufficio riservati, tra i quali verbali utili alla Serinper per conoscere le situazioni economiche e giuridiche di un immobile, che poi riuscì ad acquistare e gestire. Avrebbe pure omesso di chiudere una comunità, pure conoscendone le gravi carenze strutturali. O come Mauro Marcelli, che avrebbe scambiato assunzioni di più persone con le segnalazioni dell'arrivo di ispettori e non avrebbe fatto pagare sanzioni alla cooperativa. Il giudice onorario, Rosa Russo, in cambio di favori e assunzioni per i familiari avrebbe omesso di segnalare al Tribunale per i Minori di Firenze gravi irregolarità riguardanti la cooperativa, cui riferiva se c'erano indagini in corso. Il sindaco di centrodestra di Villafranca in Lunigiana, Filippo Abramo Bellesi, è accusato di avere concesso, in cambio di assunzioni di persone da lui indicate, autorizzazioni per la Casa di Bastian gestita dalla Serinper e di non averle poi revocate, pur sapendo che mancavano requisiti anche di igiene. Indagati anche sindaco e consigliere comunale di Montignoso, entrambi di sinistra: Gianni Lorenzetti per i reati di omessa denuncia, favoreggiamento, abuso in atti d'ufficio e omissione di questi. Marino Petracci avrebbe agito in favore della Serinper dopo aver ottenuto l'assunzione della moglie nella struttura. Il forzista Stefano Benedetti è indagato per aver concesso appoggio politico sempre in cambio di assunzioni. La cooperativa «sempre in espansione perché purtroppo le situazioni di degrado e disagio nel nostro Paese aumentano», sul territorio Toscano avrebbe così trovato formidabili alleanze per crescere ai danni dei più deboli.
Norme più stringenti contro i conflitti d'interesse. A stragrande maggioranza, il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha approvato ieri una circolare che stabilisce nuove regole per la nomina dei futuri giudici onorari nei 29 Tribunali per i minori italiani. È un passo importante, che dovrebbe porre un freno a decisioni dettate da motivi diversi dalla tutela di bambini e adolescenti. La nuova circolare è frutto di una proposta presentata in gennaio dal consigliere laico del Csm Stefano Cavanna, avvocato civilista genovese e vicino alla Lega, ma ieri ha trovato ampio consenso.
Una legge del 1934 stabilisce che nei tribunali minorili, accanto ai magistrati di professione, debbano operare i «giudici onorari», cioè tecnici di altre materie: psicologi, avvocati, psichiatri, esperti di pedagogia, biologia e sociologia o antropologia criminale. Nominati dal Csm in base a 29 graduatorie, una per tribunale, i giudici onorari minorili durano in carica per un triennio, rinnovabile, e hanno un ruolo cruciale per due motivi: perché in totale sono oltre mille contro circa 200 magistrati di professione e perché nelle camere di consiglio che decidono sulla sorte dei minori hanno lo stesso peso dei colleghi togati. I giudici onorari, insomma, incidono profondamente su ordinanze e sentenze, perché in ogni tribunale per i minori le corti si compongono di due giudici togati e due onorari, mentre nelle corti d'appello sono formate da tre togati e due onorari.
È almeno dal 2015, però, che la giustizia minorile è attraversato da forti polemiche, confermate nell'estate 2019 con l'emersione dello scandalo sui presunti allontanamenti illeciti dei bambini di Bibbiano. Cinque anni fa, davanti alle frequenti segnalazioni di genitori, l'associazione «Finalmente liberi», una onlus guidata dall'avvocato veronese Cristina Franceschini, aveva scoperto che oltre un quinto dei giudici onorari minorili italiani si trovava in palese conflitto d'interessi: 220 di loro collaboravano con una comunità o lavoravano alle dipendenze di una casa-famiglia; ma in certi casi l'avevano addirittura fondata, oppure ne erano soci. Insomma, a decidere sugli allontanamenti dei bambini, e sull'affido a una struttura dell'accoglienza, era troppo spesso un giudice che poteva trarne un vantaggio, diretto o indiretto.
Nel 2015 il Csm aveva già varato una circolare che proibiva quei conflitti d'interessi, ma la norma è rimasta in gran parte inapplicata: da allora, infatti, molti aspiranti giudici onorari si sono limitati a cancellare dal curriculum ogni legame con le case-famiglia; altri si sono formalmente liberati da ogni tipo di collegamenti prima di partecipare al concorso, per poi riannodarli dopo aver ottenuto la nomina in un tribunale minorile. Il fenomeno è diffuso. Ancora un mese fa, per esempio, la commissione d'inchiesta istituita dalla Regione Piemonte ha scoperto che, su 36 giudici onorari attivi nel tribunale dei minori di Torino, 12 si troverebbero in conflitto d'interessi. Nel pieno dello scandalo di Bibbiano, nell'agosto 2019, il giudice onorario Elena Buccoliero è stata indotta a dimettersi dal tribunale dei minori di Bologna perché le è stato rimproverato un possibile conflitto d'interessi in quanto si trovava contemporaneamente alla guida della Fondazione emiliano-romagnola per le vittime di reato, oltre che dal fatto che le intercettazioni disposte dalla Procura di Reggio Emilia avevano fatto emergere l'esistenza di rapporti con alcuni degli indagati.
La circolare approvata ieri dal Csm, finalmente, chiude il cerchio e soprattutto stringe molte viti. Stabilisce che «i requisiti per la nomina a giudice onorario minorile devono permanere per tutto il periodo di svolgimento dell'incarico» e obbliga il giudice onorario a comunicare «immediatamente» al presidente del tribunale «ogni situazione che possa incidere sulla permanenza dei requisiti per la nomina». Spetta comunque allo stesso presidente «vigilare sul rispetto della normativa in materia di incompatibilità dei giudici onorari» e l'adozione di «tutte le misure necessarie a evitare situazioni di potenziale conflitto di interessi».
La responsabilità dei 29 presidenti dei tribunali minorili ieri è stata decisamente rafforzata dal Csm, che ha approvato due emendamenti proposti entrambi da magistrati: il primo, firmato dal consigliere togato Giovanni Zaccaro di Area (la corrente di sinistra), impedisce che il compito di vigilanza possa essere delegato a un altro magistrato; il secondo, presentato da Ilaria Pepe, un'altra togata eletta per Autonomia & indipendenza (la corrente fondata da Camillo Davigo), stabilisce che il puntuale adempimento di questo compito debba concorrere ai criteri di valutazione per la carriera del magistrato-presidente e per la sua conferma nel ruolo di dirigente.
La nuova circolare ha cancellato anche il diritto di scegliere candidati in deroga alle graduatorie, che prima era concesso al presidente del tribunale dei minori: nel caso di una carenza di aspiranti giudici onorari appartenenti a una determinata categoria (per esempio gli psicologi), il presidente poteva scegliere altri candidati, attingendo a suo piacimento dalle graduatorie. «Era un sistema discutibile», dice Cavanna alla Verità, «che minava la credibilità del concorso». Sarà invece la commissione valutatrice, in via preliminare, a stabilire le «figure affini» cui fare ricorso nel caso in cui dagli elenchi dei candidati idonei manchino certe qualifiche professionali. Ogni arbitrio dovrebbe cessare.




