Manca anche il rispetto per i morti. Gli avvoltoi conoscono già i colpevoli
Maurizio Landini ed Elly Schlein (Ansa)
A cosa serve dichiarare sciopero (pochissime le adesioni) in Enel quando ancora non si sa cosa sia successo a Suviana? Dito puntato contro l’uso di ditte esterne, ma si tratta di alcune delle principali aziende del settore.

Una tragedia come quella di Suviana, con tre morti accertati, quattro dispersi e cinque feriti, meriterebbe un po’ di silenzio. Invece, come spesso è accaduto anche con altre disgrazie, c’è chi usa il disastro per fare campagna politica e propaganda sindacale. A che serve infatti dichiarare sciopero, quando ancora non si sa che cosa sia accaduto dentro la centrale elettrica? Forse a riportare in vita gli scomparsi? Oppure a evitare nuove vittime nonostante non si sappia che cosa ci sia alla base della disgrazia? E poi, che senso ha criticare l’uso di società esterne, quando neppure si conosce il livello professionale delle persone impiegate nelle opere di manutenzione compiute da aziende specializzate? E perché denunciare la presenza sul luogo della sciagura di un lavoratore anziano, come se Enel stesse sfruttando un povero pensionato? Credete che lavorare per una ditta esterna o avere settant’anni significhi essere incapace o sfruttato?

Quante parole inutili si stanno spendendo. Il dramma che stanno vivendo le famiglie delle vittime dell’incidente richiederebbe invece rispetto e non le strumentalizzazioni che abbiamo ascoltato nelle ultime ore. A Suviana non erano impiegati clandestini senza permesso di soggiorno e neppure c’erano persone costrette a lavorare al di fuori delle norme di sicurezza. Un settantenne, che fa il consulente ed è retribuito con compenso a partita Iva, non è un povero pensionato che deve sgobbare per mantenersi, ma un professionista esperto, che non si rassegna ad andare ai giardinetti come vorrebbe il sindacato, e pensa di avere ancora molto da fare e tanto da insegnare. Quando poi si critica il lavoro esterno, ovvero i subappalti, forse non si comprende che ci sono attività super specializzate, che sono realizzate da imprese con standard internazionali molto elevati. Sin dalle prime ore dopo il disastro di Suviana, giornali e tv invece hanno raccolto le denunce sindacali sull’impiego di ditte esterne, quasi che all’origine dello scoppio della turbina ci fossero aziende che lavorano al ribasso, rinunciando alle misure a tutela dei lavoratori. In realtà, nella manutenzione della centrale erano ingaggiati alcuni dei più grandi nomi del settore, a cominciare dalla Voith, multinazionale esperta in turbine, con oltre cent’anni di esperienza, per poi passare a Abb e Siemens, colossi dell’energia e dell’automazione. Parliamo di giganti che fatturano miliardi (per quanto riguarda gli ultimi due, decine) e che sono quotati nelle principali borse internazionali, non del negozio dietro l’angolo, che risparmia su materiali e professionalità.

Dunque, che senso ha scioperare, denunciare l’uso di società appaltatrici e l’impiego di consulenti quando nessuna di queste motivazioni serve a spiegare che cosa sia accaduto a Suviana?

Ci sono morti, feriti e dispersi. Sicuramente qualche cosa non ha funzionato nei lavori di manutenzione, che non erano straordinari, come si è voluto far credere quasi a lasciar intendere che una squadra di operai fosse stata costretta a intervenire durante un’emergenza. La revisione era programmata. Prova ne sia che l’appalto era stato affidato due anni fa, non l’altro ieri. E faceva parte dei controlli periodici, dei lavori necessari a garantire l’efficienza e la sicurezza dell’impianto. Una turbina o un alternatore sono sistemi complessi, ma non sono né una centrale nucleare né un una fabbrica chimica. E che cosa ha fatto scoppiare un incendio e il relativo crollo di un intero piano della centrale, con conseguente allagamento, lo stabilirà la magistratura, non certo uno sciopero o le campagne strumentali di qualche politico in cerca di voti. La sicurezza sul lavoro infatti, non ha nulla a che fare con la propaganda. Troppe volte infatti si mischiano l’una e l’altra. Ma in nessun caso le polemiche sono servite a salvare vite umane. Per fortuna tutto ciò i lavoratori lo sanno: infatti le adesioni allo sciopero fra i dipendenti dell’Enel ha toccato il minimo storico. Appena il 3 per cento. La miglior risposta alle polemiche.

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