La superdirigente pugliese fedelissima di Emiliano si occuperà anche del Pnrr

La Regione Puglia si è dotata di una nuova struttura interamente dedicata al Pnrr per accelerare, evidentemente, la messa a terra delle opere previste dal piano. La giunta guidata da Michele Emiliano ha deciso di affidarla, adottando una delibera ad hoc, all’ingegner Barbara Valenzano che ha già ricoperto l’incarico di direttore del dipartimento mobilità, opere pubbliche, ambiente e paesaggio della Regione. Una superdirigente, insomma, che in passato ha avuto un’influenza enorme sulla vita politica regionale. Era lei la donna cui Emiliano affidava i dossier più scottanti: urbanistica, opere pubbliche, trasporti, ambiente. Non solo. L’ingegner Valenzano ha anche ricoperto il ruolo di custode giudiziario dell’area a caldo nell’ex Ilva. A ottobre 2021 in un provvedimento della Corte di assise di Taranto per la liquidazione dei compensi agli amministratori giudiziari dei beni dell’ex stabilimento sottoposto a sequestro si leggeva che in favore degli ingegneri Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento, a titolo di compenso e spese in relazione al periodo 25 luglio 2012 - 15 ottobre 2013, la complessiva somma di 1.937.521,49 euro oltre a Iva se dovuta, nonché 7.426,3 euro per Valenzano, 4.084,4 euro per Laterza e 8.371,27 euro per Lofrumento a titolo di rimborso spese. «Somme da porsi a carico dell’Erario previa verifica di incapienza totale o parziale della procedura».
Nel frattempo, ci sono ancora 145 imprese dell’indotto dell’Ilva che lo scorso 11 novembre si sono viste sospendere le commesse almeno fino a metà gennaio. Lo scorso 20 dicembre il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, aveva commentato il via libera della Commissione europea al programma Just transition fund per il periodo 2021-2027 assicurando che «il miliardo di euro destinato all’Italia rappresenta un importante tassello nel mosaico che il governo sta componendo per dotare Taranto di un polo di sviluppo che abbini la produzione siderurgica ad interventi finalizzati alla sostenibilità».
Intanto, però, il decreto atteso inizialmente per il 21 dicembre in Consiglio di ministri sembra ormai destinato a slittare a dopo Natale mentre oggi si dovrebbe riunire l’assemblea di Acciaierie d’Italia rinviata già quattro volte. Resta da capire se si procederà tramite un aumento di capitale, che potrebbe portare prima del previsto Invitalia, oggi socio di minoranza al 38%, in maggioranza nel capitale del gruppo siderurgico, assieme alla multinazionale franco-indiana Arcelor Mittal, ora al 62 per cento. Come ha scritto La Verità lo scorso 9 dicembre, se Acciaierie d’Italia vorrà incassare i soldi dovrà ricapitalizzare e quindi per Arcelor Mittal significherà o scendere nel capitale o cacciare oltre un miliardo e mezzo per mantenere il controllo. Diversamente non si può fare. Palazzo Chigi e il ministero delle Imprese hanno le mani legate dal contratto. Un esproprio sarebbe una pubblicità così negativa da rendere l’opzione non percorribile. La palla passa nelle mani di Lucia Morselli. Inutile pensare che il presidente Franco Bernabè sblocchi la situazione. Di certo, se nel 1965 la capacità produttiva dell’Ilva di Taranto era di 3 milioni di tonnellate di acciaio, nelle sue diverse forme, la stessa azienda chiuderà il 2022, a 57 anni di distanza, non riuscendo a superare i 3,7 milioni di tonnellate di produzione.






