Sunak corre da Netanyahu: «Uniti contro i nuovi nazisti». Diplomatici in fuga da Ankara
Rishi Sunak e Benjamin Netanyahu (Ansa)
  • Il premier britannico dall’omologo: «Fermare l’escalation». Recep Tayyip Erdogan invoca il cessate il fuoco, mentre Israele ritira i suoi funzionari dalla Turchia per ragioni di sicurezza.
  • Altre prove sull’uso di armi nordcoreane da parte degli jihadisti nell’attacco del 7 ottobre.

Lo speciale contiene due articoli.

Continuano le dimostrazioni del sostegno occidentale a Israele. Ieri, infatti, si è recato nello Stato ebraico il premier britannico, Rishi Sunak. «Voglio che sappiate che io e il Regno Unito siamo dalla vostra parte», ha dichiarato appena atterrato a Tel Aviv, per poi condannare «gli indicibili e orribili atti di terrorismo», perpetrati da Hamas. Il premier ha quindi avuto un faccia a faccia con il presidente israeliano, Isaac Herzog, incontrando poi il suo omologo, Benjamin Netanyahu. Al termine del colloquio con quest’ultimo, i due leader hanno tenuto una conferenza stampa congiunta. «Hamas sono i nuovi nazisti, sono il nuovo Isis e dobbiamo combatterli insieme proprio come il mondo, il mondo civilizzato si è unito per combattere i nazisti», ha dichiarato Netanyahu, che ha anche parlato di un «asse del male», costituito da Iran, Hamas ed Hezbollah. Rivolgendosi poi a Sunak, il premier israeliano ha aggiunto: «Ottanta anni fa, signor primo ministro, il mondo civilizzato era al vostro fianco nei momenti più bui. Questa è la nostra ora più buia. È l’ora più buia del mondo. Dobbiamo restare uniti». «Sosteniamo assolutamente Israele nel difendersi in linea con il diritto internazionale, nel perseguire Hamas, nel riprendere gli ostaggi, nello scoraggiare ulteriori incursioni e nel rafforzare la sicurezza per il Paese nel lungo termine», ha replicato Sunak. «So che state prendendo ogni precauzione per evitare di danneggiare i civili, in netto contrasto con i terroristi di Hamas, che cercano di mettere in pericolo i civili», ha proseguito l’inquilino di Downing Street. «Riconosciamo inoltre che anche il popolo palestinese è vittima di Hamas», ha aggiunto. «Sono orgoglioso di essere qui con te come tuo amico nell’ora più buia di Israele. Saremo al tuo fianco con solidarietà, staremo con il tuo popolo e vogliamo anche che tu vinca», ha concluso il premier britannico. Nel corso del suo colloquio con Sunak, Herzog si è lamentato del fatto che la Bbc si rifiuta di chiamare «terroristi» i membri di Hamas. «Cos’altro devono vedere per capire che si tratta di un’atroce organizzazione terroristica?», ha chiesto il presidente israeliano. «Dovremmo chiamarlo per quello che è: un atto di terrorismo perpetrato da una malvagia organizzazione terroristica, Hamas», ha replicato Sunak, che si è diretto ieri sera in Arabia Saudita. Tutto questo mentre, sempre ieri, a recarsi in Israele è stato anche il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius.

Nel frattempo, Joe Biden, parlando dalla base tedesca di Ramstein, ha elogiato l’accordo raggiunto tra Netanyahu e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi: un accordo sulla base di cui entreranno aiuti umanitari nella Striscia di Gaza attraverso l’Egitto. In particolare, l’inquilino della Casa Bianca ha speso parole di encomio per al Sisi, definendolo «giusto» e «molto collaborativo». Biden ha anche detto che gli aiuti potrebbero iniziare ad arrivare già da oggi, mentre è stato costituito un comitato trilaterale tra Usa, Israele ed Egitto per sovrintendere alla loro erogazione. La questione dell’assistenza ai palestinesi sta intanto spaccando la politica statunitense: i repubblicani non hanno apprezzato il fatto che, l’altro ieri, la Casa Bianca ha annunciato l’intenzione di inviare 100 milioni di dollari in aiuti ai civili della Striscia di Gaza e della Cisgiordania.

Tornando al lato internazionale, il fronte occidentale è stato frattanto accusato da Recep Tayyip Erdogan di gettare benzina sul fuoco in riferimento alla crisi di Gaza. Il presidente turco ha anche criticato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, sostenendo inoltre che «la Turchia continuerà a lavorare per stabilire un cessate il fuoco umanitario e una stabilità permanente». Un cessate il fuoco «incondizionato» tra Israele e Hamas è stato invocato anche dal ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan. Non solo. Ieri, da Pyongyang, il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha detto che Mosca è disponibile a collaborare con Ankara per ridurre la tensione in Medio Oriente. Eppure non è detto che la Turchia sia effettivamente un attore equidistante. Nel 2018, Erdogan si rifiutò di definire Hamas un’organizzazione terroristica e, nel 2020, ne ricevette due leader a Istanbul. Negli ultimi anni, Ankara ha poi rafforzato i propri legami con l’Iran, che storicamente spalleggia Hamas. La Turchia è inoltre stata tra i Paesi che frettolosamente avevano subito incolpato Israele della recente esplosione relativa all’ospedale di Gaza. In tutto questo, secondo Middle East Eye, lo Stato ebraico ha ritirato i propri diplomatici dalla Turchia, compreso l’ambasciatore Irit Lillian. «I diplomatici se ne sono andati giovedì per motivi di sicurezza e non a causa di una crisi diplomatica tra i due Paesi», ha comunque precisato la testata. Da questo punto di vista, ha molto più senso la posizione americana, che cerca di coniugare due esigenze: permettere a Israele di ripristinare la deterrenza ed evitare al contempo un allargamento del conflitto. In tal senso, gli Usa hanno puntato, sì, a dissuadere Netanyahu dall’adottare una reazione sproporzionata, ma hanno anche garantito il loro appoggio per colpire Hamas.

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