- Mario Draghi sembra sempre più insofferente e rivendica decisioni che non possono includere le richieste dei partiti. Se Lega, Fdi e Fi cedono sulla difesa di casa e risparmi la pagheranno alle urne. Mezza intesa sul Csm.
- I ritorni del Cav non finiscono mai. Silvio Berlusconi parla alla convention di Fi, rilancia le parole d’ordine e promette impegno per le elezioni. Stoccata a Giorgia Meloni. «Deluso da Putin ma no all’embargo del gas russo».
Lo speciale comprende due articoli.
Nell’ultima conferenza stampa il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha srotolato sul tavolo una frase che sa tanto di annuncio mortuario per i partiti. Ha detto che la guerra in Ucraina è un po’ come il Covid. E di fronte alle emergenze bisogna prendere un certo tipo di scelte che non possono includere le richieste dei partiti. Il riferimento era al Def, documento di economia e finanza, e alla delega fiscale. Niente scostamento e nessuna possibilità di trattare su catasto e sulle tasse per i Btp e la cedolare secca. «I cittadini tra i partiti e l’unità di governo sapranno chi scegliere», ha detto Draghi.
Più che una minaccia, il premier ha così espresso un profondo fastidio per il fatto che il Parlamento, lo stesso che non lo ha votato per il Colle, debba mettere in discussione le scelte del suo governo e gli accordi presi da Palazzo Chigi con l’Ue. Peccato che il Parlamento esista proprio per ottemperare a tali funzioni. È chiaro che il modello di funzionamento di un consiglio di amministrazione è più celere e maggiormente controllabile, ma la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora. L’alternativa non si può prendere in considerazione. E i nodi stanno arrivando al pettine.
Nella maggioranza le acque agitate sono su ben due fronti. Il primo è quello della riforma della giustizia, il secondo è quello della delega fiscale. Italia viva ha votato a favore di un emendamento alla riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario su cui c’era un parere negativo del governo. La Lega ritiene che «la casta minoritaria dei magistrati di sinistra non può continuare a condizionare la vita, la politica, l’economia di un intero Paese». Dopo giorni di tensione è stata trovata la quadra sul sorteggio delle Corti d’Appello e sulla separazione delle funzioni. Il Pd denuncia denuncia le ambiguità di Iv e Lega che non promettono un passo indietro sui referendum. Insomma, la quadra è trovata a metà. Mentre sulla delega fiscale la rottura rimane totale. E il Carroccio pone un ultimatum: «Non devono aumentare le tasse su Bpt e locazioni». Ma tensioni ci sono state ancora sul tema delle armi da parte dei grillini che si sono astenuti su un parere al decreto legislativo che recepisce la direttiva europea sull’esenzione di Iva e accise sull’intero comparto della Difesa.
Le prossime due settimane saranno ancora più calde. Il testo della delega fiscale grazie all’intervento del presidente della Commissione Luigi Marattin che ha sospeso il voto è finito in una sorta di congelatore. A far deflagrare la bomba è stato il rischio concreto di finire sotto. Il voto sull’articolo 7 prevedeva un intervento mirato a cancellare l’Imu sulla abitazioni inagibili e su quelle occupate dai morosi. Risultato il testo così come redatto dal governo ora rischia di finire in Aula (il voto è previsto il martedì dopo Pasqua) senza relatore e con una grossa spada di Damocle. La fiducia da parte del governo. Un atto che contiene una doppia provocazione.
La prima nel merito. Non sarà possibile modificare i pilastri del catasto e delle aliquote cosiddette duali, cioè quelle che regolano la tassazione di Btp e locazioni. Ma soprattutto il Parlamento dovrà rinunciare a costruire un percorso di legge condiviso. Due anni di pandemia e poco più di un mese di guerra ci hanno abituati a decreti notturni e a dpcm firmati dal solo presidente del Consiglio. Le conversioni in legge sono andate avanti a colpi di fiducia. E Draghi ne ha fatto un uso ancora più invasivo di Giuseppe Conte.
La scorsa estate si è votata la legge delega per la riforma del processo penale solo grazie alla fiducia. Portando a 12 il numero delle questioni poste dall’inizio del mandato. Da lì in avanti, nonostante l’ampia maggioranza, c’è stata un escalation. Tra il mese di luglio del 2021 e i primi giorni di agosto è accaduto ben sei volte. Adesso però non ci sono scuse. Non c’è nessuna urgenza. In ogni caso gli effetti della delega fiscale non si vedranno prima del gennaio 2023. Lo stesso anno in cui sono attese le urne. E qui l’annuncio mortuario di Draghi potrebbe diventare realtà.
Il centro destra sulle tasse ancora più che sulla giustizia appare compatto. Si è visto a inizio settimana quando Lega, Fdi e Forza Italia si sono giocati la partita del voto in commissione facendo finire Italia viva e il resto della maggioranza in una sorta di tranello. Ciò sembra lasciare intendere che se Draghi non metterà la fiducia ci sono margini per modificare la legge delega. Se invece calerà la sciabola, a quel punto il centro destra si ritroverà all’ultima fermata. Dovrà scegliere se agonizzare fino al termine della legislatura oppure far cadere questo esecutivo. Gli effetti delle scelte si vedranno alle prossime urne. I cittadini dopo gli annunci e le denunce si aspettano di essere tutelati. La riforma del catasto porterà tasse e così come è scritta va fermata. La Lega soprattutto deve imparare dagli errori commessi a Milano e a Roma dove palesemente ha scelto di non correre. Se avvenisse anche sulle tasse sarebbe un colpo mortale per l’intera coalizione.
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