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2020-02-13
Sui preti sposati Francesco infrange i sogni progressisti
Ansa
Le previsioni che i lettori della Verità avevano potuto considerare già una settimana fa, e ripetute anche nell'edizione di ieri, si sono rivelate autentiche. Papa Francesco nell'esortazione post sinodale Querida Amazonia non ratifica in modo diretto nessuna delle novità che il documento finale del sinodo panamazzonico aveva approvato con maggioranza qualificata. Nessuna apertura all'ordinazione al sacerdozio per diaconi permanenti sposati, come indicato, invece, dal paragrafo 111 del documento finale, nessun cenno alla richiesta del diaconato permanente per le donne. Anche sul possibile rito liturgico ad hoc, il Papa non va oltre a considerazioni sul tema dell'inculturazione (c'è però un richiamo nella nota a piè di pagina n. 120).
Il quarto e ultimo «sogno» dell'esortazione pubblicata ieri - i capitoli, infatti, sono cadenzati richiamandosi a una chiave onirica - è appunto questo «sogno ecclesiale» per l'Amazzonia. Gli altri «sogni» hanno come oggetto il «sociale», il «culturale» e «l'ecologico», punti su cui il Papa si dilunga ampiamente tra inserti poetici e riferimenti ai poveri, agli alberi, al capitalismo, agli ecosistemi e al perdono per alcune spedizioni missionarie.
Ma è l'ultimo «sogno», quello «ecclesiale», che per molti si è trasformato in una specie di incubo, viste le aspettative che vasti settori della Chiesa avevano rispetto alle novità e ai preti sposati in particolare. Il Papa, dicevamo, non ha aperto a nulla in modo diretto e si può immaginare che il cardinale Claudio Hummes, vero deus ex machina del sinodo, e il vescovo Erwin Kräutler, gran fautore dei preti sposati in Amazzonia, mastichino amaro (insieme a diversi prelati e teologi tedeschi).
Per quanto riguarda la possibile via ai preti sposati, che erano stati invocati per risolvere il problema di alcune aree geografiche private dell'eucaristia, Francesco ribadisce che è solo il prete a «presiedere l'Eucaristia», così come a confessare, e non indica alcuno spazio per il celibato opzionale dei sacerdoti. Nemmeno in Amazzonia. Anzi, chiede ai vescovi di pregare per le vocazioni e incoraggia i missionari a scegliere l'Amazzonia come loro terreno pastorale.
Sul ruolo delle donne, il Papa scrive che bisogna «evitare di ridurre la nostra comprensione della Chiesa a strutture funzionali» e che le donne impegnate nella Chiesa amazzonica «dovrebbero poter accedere a funzioni e anche a servizi ecclesiali che non richiedano l'Ordine sacro». Incarichi riconosciuti quindi, magari con mandato del vescovo locale, ma nessuna ordinazione.
Il testo del Papa su questi due punti, su cui tutti i mass media si sono concentrati, rappresenta una chiara sorpresa. Resta da capire se e quanto abbiano inciso nella scelta di Francesco il libro del cardinale Robert Sarah con Benedetto XVI a difesa della norma del celibato sacerdotale per la Chiesa latina, e anche le corse in avanti del sinodo della Chiesa tedesca (dai preti sposati alla benedizione per le coppie gay). Le indiscrezioni che arrivano da oltre Tevere dicono che il Papa da un lato fosse personalmente combattuto sul tema celibato dei preti e dall'altro volesse però dare appoggio al percorso sinodale. La geometria variabile del pensiero di Francesco - lui stesso nel 2013 ha detto che «il gesuita deve essere una persona dal pensiero incompleto, aperto» - in qualche modo trova però conferma anche nel testo di Querida Amazonia. E nella interpretazione che ne hanno fornito durante la conferenza stampa di presentazione altri due gesuiti, il direttore di Civiltà cattolica, padre Antonio Spadaro, e il cardinale Michael Czerny.
Al numero 2 dell'esortazione il Papa comunica che non ha intenzione di «sostituire né ripetere» il documento finale del sinodo - quello che aveva le aperture ai preti sposti - , ma lo presenta «ufficialmente», auspicando che «tutta la Chiesa si lasci arricchire e interpellare da questo lavoro» e che in Amazzonia «si impegnino nella sua applicazione». Si annuncia così una novità, quella di una esortazione del Papa, quindi un documento del magistero ordinario, che viene in un certo senso posto sullo stesso piano di un testo che non ha alcun valore magisteriale. Infatti, Czerny in conferenza stampa si è concentrato su questo punto, spiegando che «a parte l'autorità magisteriale formale, la presentazione ufficiale e l'incoraggiamento conferiscono al documento conclusivo una certa autorità morale. Ignorarla sarebbe una mancanza di obbedienza alla legittima autorità del Santo Padre». In cardinale invoca perciò una «comprensione creativa» che tenga insieme «il processo sinodale, il documento conclusivo e l'esortazione post sinodale».
Questa prospettiva solleva alcune considerazioni sul rapporto tra primato di Pietro, prerogativa del Papa appunto, e sinodalità. Tra l'altro la «comprensione creativa» può lasciar intendere un sistema di porte girevoli in cui tutto può accadere. Padre Antonio Spadaro nella sua interpretazione, pubblicata ieri «tempestivamente», fa notare che «l'esortazione dunque non supera il documento finale, né intende dargli semplicemente il suo sigillo. Francesco lo assume tutto e lo accompagna, guidandone la ricezione all'interno del percorso sinodale, che è in divenire e non può certamente dirsi concluso». Non a caso il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del sinodo dei vescovi, ieri, rispondendo all'ultima domanda in conferenza stampa, ha ricordato un punto fermo del papato di Francesco: «Il tempo è superiore allo spazio». Ma questa volta i tempi sembrano essersi allungati, proprio per volontà del Papa.
Per i «riformatori» non finisce qui
Parafrasando una delle poesie che compaiono tra le pagine di Querida Amazonia si potrebbe dire che «quelli che credevano che il celibato dei preti fosse una corda per giocare si sbagliavano». Perché il percorso sinodale panamazzonico, fortissimamente voluto dal cardinale Claudio Hummes, si è trasformato in una specie di palude su cui molti sogni si sono arenati.
Le spinte dietro alla possibile ordinazione di preti sposati, spinte che hanno le loro braccia operative in Sud America e il cervello in Germania, sono in realtà parte di una costellazione di novità che dagli anni Settanta cerca di rivoluzionare la Chiesa. Il paradigma di una nuova teologia morale, il celibato dei preti e l'ordinazione delle donne, oltre al refrain della sinodalità, sono i punti su cui la Chiesa, non per colpa della stampa, tende a polarizzarsi dall'interno. Di fronte al fatto della mancata apertura di papa Francesco sui preti sposati il sistema è andato un po' in tilt.
Il direttore dei media vaticani, Andrea Tornielli, nel suo editoriale su Vatican news di ieri, dice che Francesco «eccede le diatribe dialettiche che hanno finito per rappresentare il sinodo quasi come un referendum sulla possibilità di ordinare sacerdoti uomini sposati» e ha deciso «di rispondere non prevedendo cambiamenti o ulteriori possibilità di deroghe rispetto a quelle già previste dalla vigente disciplina ecclesiastica, ma chiedendo di ripartire dall'essenziale». Dalla fede, dalla missione, dal kerigma, dalla grazia e «non dalle strategie di marketing o dalle tecniche comunicative degli influencer religiosi». Insomma, il Papa ha chiuso le porte, il Papa è in continuità con i suoi predecessori, il Papa non ascolta certo quei «conservatori» che complottano contro di lui, il Papa va al cuore della fede. L'impressione, leggendo l'editoriale di Tornielli, è quella di tanta acqua da buttare sul fuoco, ed è anche comprensibile visto com'è andato l'ultimo mese, tra il giallo (ancora non pienamente risolto) del libro del cardinale Robert Sarah con Benedetto XVI e altri mal di pancia di alcuni cardinali che hanno mal sopportato l'attivismo del cardinale Hummes.
Leggendo però la puntuale interpretazione dell'esortazione fornita dall'altro grande consigliere di Francesco, il direttore della Civiltà cattolica, Antonio Spadaro, si ha come l'impressione che qui sul fuoco invece dell'acqua si butti benzina. Anche Spadaro fa riferimento all'eccedere del Papa rispetto ai poli dialettici per cercare una soluzione superiore, ma per Spadaro questa soluzione pare essere in un sinodo permanente attivo che metta tutto in un processo sempre aperto. Per cui, come ebbe a dire lo stesso Spadaro in un suo magistrale tweet, potrebbe davvero accadere che «2+2 in #teologia faccia 5».
Certo, anche Tornielli sottolinea che la questione discussa da lungo tempo, quella del celibato, «potrà esserlo ancora in futuro», ma nel senso di Spadaro per il sinodo si scorge quasi un leggero rosicare di fronte al brusco stop del processo panamazzonico. Quasi come un influencer religioso che deve far presto a dettare la linea, uno youtuber che ricorda come tutto non sia finito qua, ma c'è un orizzonte da esplorare ancora. Non tutto è perduto, c'è sempre un sinodo possibile davanti a noi. «Quelli che credevano che il celibato dei preti fosse una corda per giocare si sbagliavano». Anche i consiglieri del Papa, a volte, non sanno più come tirarla.
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L'esortazione del Papa la dà vinta a Ratzinger e delude chi ha usato il sinodo amazzonico per demolire il celibato sacerdotale.Il fronte modernista prepara la già la vendetta. Andrea Tornielli fa il pompiere adombrando nuove discussioni «in futuro». Antonio Spadaro minaccia una specie di assemblea permanente.Lo speciale contiene due articoliLe previsioni che i lettori della Verità avevano potuto considerare già una settimana fa, e ripetute anche nell'edizione di ieri, si sono rivelate autentiche. Papa Francesco nell'esortazione post sinodale Querida Amazonia non ratifica in modo diretto nessuna delle novità che il documento finale del sinodo panamazzonico aveva approvato con maggioranza qualificata. Nessuna apertura all'ordinazione al sacerdozio per diaconi permanenti sposati, come indicato, invece, dal paragrafo 111 del documento finale, nessun cenno alla richiesta del diaconato permanente per le donne. Anche sul possibile rito liturgico ad hoc, il Papa non va oltre a considerazioni sul tema dell'inculturazione (c'è però un richiamo nella nota a piè di pagina n. 120).Il quarto e ultimo «sogno» dell'esortazione pubblicata ieri - i capitoli, infatti, sono cadenzati richiamandosi a una chiave onirica - è appunto questo «sogno ecclesiale» per l'Amazzonia. Gli altri «sogni» hanno come oggetto il «sociale», il «culturale» e «l'ecologico», punti su cui il Papa si dilunga ampiamente tra inserti poetici e riferimenti ai poveri, agli alberi, al capitalismo, agli ecosistemi e al perdono per alcune spedizioni missionarie.Ma è l'ultimo «sogno», quello «ecclesiale», che per molti si è trasformato in una specie di incubo, viste le aspettative che vasti settori della Chiesa avevano rispetto alle novità e ai preti sposati in particolare. Il Papa, dicevamo, non ha aperto a nulla in modo diretto e si può immaginare che il cardinale Claudio Hummes, vero deus ex machina del sinodo, e il vescovo Erwin Kräutler, gran fautore dei preti sposati in Amazzonia, mastichino amaro (insieme a diversi prelati e teologi tedeschi). Per quanto riguarda la possibile via ai preti sposati, che erano stati invocati per risolvere il problema di alcune aree geografiche private dell'eucaristia, Francesco ribadisce che è solo il prete a «presiedere l'Eucaristia», così come a confessare, e non indica alcuno spazio per il celibato opzionale dei sacerdoti. Nemmeno in Amazzonia. Anzi, chiede ai vescovi di pregare per le vocazioni e incoraggia i missionari a scegliere l'Amazzonia come loro terreno pastorale. Sul ruolo delle donne, il Papa scrive che bisogna «evitare di ridurre la nostra comprensione della Chiesa a strutture funzionali» e che le donne impegnate nella Chiesa amazzonica «dovrebbero poter accedere a funzioni e anche a servizi ecclesiali che non richiedano l'Ordine sacro». Incarichi riconosciuti quindi, magari con mandato del vescovo locale, ma nessuna ordinazione. Il testo del Papa su questi due punti, su cui tutti i mass media si sono concentrati, rappresenta una chiara sorpresa. Resta da capire se e quanto abbiano inciso nella scelta di Francesco il libro del cardinale Robert Sarah con Benedetto XVI a difesa della norma del celibato sacerdotale per la Chiesa latina, e anche le corse in avanti del sinodo della Chiesa tedesca (dai preti sposati alla benedizione per le coppie gay). Le indiscrezioni che arrivano da oltre Tevere dicono che il Papa da un lato fosse personalmente combattuto sul tema celibato dei preti e dall'altro volesse però dare appoggio al percorso sinodale. La geometria variabile del pensiero di Francesco - lui stesso nel 2013 ha detto che «il gesuita deve essere una persona dal pensiero incompleto, aperto» - in qualche modo trova però conferma anche nel testo di Querida Amazonia. E nella interpretazione che ne hanno fornito durante la conferenza stampa di presentazione altri due gesuiti, il direttore di Civiltà cattolica, padre Antonio Spadaro, e il cardinale Michael Czerny.Al numero 2 dell'esortazione il Papa comunica che non ha intenzione di «sostituire né ripetere» il documento finale del sinodo - quello che aveva le aperture ai preti sposti - , ma lo presenta «ufficialmente», auspicando che «tutta la Chiesa si lasci arricchire e interpellare da questo lavoro» e che in Amazzonia «si impegnino nella sua applicazione». Si annuncia così una novità, quella di una esortazione del Papa, quindi un documento del magistero ordinario, che viene in un certo senso posto sullo stesso piano di un testo che non ha alcun valore magisteriale. Infatti, Czerny in conferenza stampa si è concentrato su questo punto, spiegando che «a parte l'autorità magisteriale formale, la presentazione ufficiale e l'incoraggiamento conferiscono al documento conclusivo una certa autorità morale. Ignorarla sarebbe una mancanza di obbedienza alla legittima autorità del Santo Padre». In cardinale invoca perciò una «comprensione creativa» che tenga insieme «il processo sinodale, il documento conclusivo e l'esortazione post sinodale».Questa prospettiva solleva alcune considerazioni sul rapporto tra primato di Pietro, prerogativa del Papa appunto, e sinodalità. Tra l'altro la «comprensione creativa» può lasciar intendere un sistema di porte girevoli in cui tutto può accadere. Padre Antonio Spadaro nella sua interpretazione, pubblicata ieri «tempestivamente», fa notare che «l'esortazione dunque non supera il documento finale, né intende dargli semplicemente il suo sigillo. Francesco lo assume tutto e lo accompagna, guidandone la ricezione all'interno del percorso sinodale, che è in divenire e non può certamente dirsi concluso». Non a caso il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del sinodo dei vescovi, ieri, rispondendo all'ultima domanda in conferenza stampa, ha ricordato un punto fermo del papato di Francesco: «Il tempo è superiore allo spazio». Ma questa volta i tempi sembrano essersi allungati, proprio per volontà del Papa.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/sui-preti-sposati-francesco-infrange-i-sogni-progressisti-2645128368.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="per-i-riformatori-non-finisce-qui" data-post-id="2645128368" data-published-at="1767893696" data-use-pagination="False"> Per i «riformatori» non finisce qui Parafrasando una delle poesie che compaiono tra le pagine di Querida Amazonia si potrebbe dire che «quelli che credevano che il celibato dei preti fosse una corda per giocare si sbagliavano». Perché il percorso sinodale panamazzonico, fortissimamente voluto dal cardinale Claudio Hummes, si è trasformato in una specie di palude su cui molti sogni si sono arenati. Le spinte dietro alla possibile ordinazione di preti sposati, spinte che hanno le loro braccia operative in Sud America e il cervello in Germania, sono in realtà parte di una costellazione di novità che dagli anni Settanta cerca di rivoluzionare la Chiesa. Il paradigma di una nuova teologia morale, il celibato dei preti e l'ordinazione delle donne, oltre al refrain della sinodalità, sono i punti su cui la Chiesa, non per colpa della stampa, tende a polarizzarsi dall'interno. Di fronte al fatto della mancata apertura di papa Francesco sui preti sposati il sistema è andato un po' in tilt. Il direttore dei media vaticani, Andrea Tornielli, nel suo editoriale su Vatican news di ieri, dice che Francesco «eccede le diatribe dialettiche che hanno finito per rappresentare il sinodo quasi come un referendum sulla possibilità di ordinare sacerdoti uomini sposati» e ha deciso «di rispondere non prevedendo cambiamenti o ulteriori possibilità di deroghe rispetto a quelle già previste dalla vigente disciplina ecclesiastica, ma chiedendo di ripartire dall'essenziale». Dalla fede, dalla missione, dal kerigma, dalla grazia e «non dalle strategie di marketing o dalle tecniche comunicative degli influencer religiosi». Insomma, il Papa ha chiuso le porte, il Papa è in continuità con i suoi predecessori, il Papa non ascolta certo quei «conservatori» che complottano contro di lui, il Papa va al cuore della fede. L'impressione, leggendo l'editoriale di Tornielli, è quella di tanta acqua da buttare sul fuoco, ed è anche comprensibile visto com'è andato l'ultimo mese, tra il giallo (ancora non pienamente risolto) del libro del cardinale Robert Sarah con Benedetto XVI e altri mal di pancia di alcuni cardinali che hanno mal sopportato l'attivismo del cardinale Hummes. Leggendo però la puntuale interpretazione dell'esortazione fornita dall'altro grande consigliere di Francesco, il direttore della Civiltà cattolica, Antonio Spadaro, si ha come l'impressione che qui sul fuoco invece dell'acqua si butti benzina. Anche Spadaro fa riferimento all'eccedere del Papa rispetto ai poli dialettici per cercare una soluzione superiore, ma per Spadaro questa soluzione pare essere in un sinodo permanente attivo che metta tutto in un processo sempre aperto. Per cui, come ebbe a dire lo stesso Spadaro in un suo magistrale tweet, potrebbe davvero accadere che «2+2 in #teologia faccia 5». Certo, anche Tornielli sottolinea che la questione discussa da lungo tempo, quella del celibato, «potrà esserlo ancora in futuro», ma nel senso di Spadaro per il sinodo si scorge quasi un leggero rosicare di fronte al brusco stop del processo panamazzonico. Quasi come un influencer religioso che deve far presto a dettare la linea, uno youtuber che ricorda come tutto non sia finito qua, ma c'è un orizzonte da esplorare ancora. Non tutto è perduto, c'è sempre un sinodo possibile davanti a noi. «Quelli che credevano che il celibato dei preti fosse una corda per giocare si sbagliavano». Anche i consiglieri del Papa, a volte, non sanno più come tirarla.
George Soros (Ansa)
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump lo aveva già annunciato a fine agosto, accusando Soros e suo figlio Alex di sostenere proteste violente negli Stati Uniti. «Non permetteremo più a questi lunatici di fare a pezzi l’America, Soros e il suo gruppo di psicopatici hanno causato gravi danni al nostro Paese. Fate attenzione, vi stiamo osservando!», aveva avvisato Trump. A fine settembre 2025, il presidente Usa ha firmato un memorandum presidenziale che esortava le agenzie federali a «identificare e smantellare» le reti finanziarie presumibilmente a sostegno della violenza politica. Oggi, la lotta al «filantropo» che sostiene attivamente molti gruppi di protesta ha fatto un salto di qualità: secondo quanto annunciato da Jeanine Pirro, procuratore degli Stati Uniti nel distretto di Columbia, la Osf potrebbe essere equiparata a un’organizzazione terroristica ai sensi del Rico Act (Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act) e i conti correnti collegati a Soros potrebbero essere congelati, innescando un feroce dibattito sui finanziamenti alle attività politiche, la libertà di parola e la sicurezza nazionale.
Trump ha citato esplicitamente George Soros e Reid Hoffman (co-fondatore di LinkedIn e PayPal, attivista democratico e assiduo frequentatore delle riunioni del Gruppo Bildeberg) come «potenziali sostenitori finanziari dei disordini che hanno preso di mira l’applicazione federale delle politiche migratorie americane (“Ice operations”)». L’accusa principale di Trump è che le reti di potere che fanno capo a ricchi donatori allineati ai democratici stiano indirettamente finanziando gruppi «antifa» e soggetti coinvolti a vario titolo in scontri, danni alla proprietà privata e attacchi mirati alle operazioni contro l’immigrazione clandestina. L’obiettivo del governo non sarebbero, dunque, soltanto i cittadini che commettono crimini, ma anche l’infrastruttura a monte: donatori, organizzazioni, sponsor fiscali e qualsiasi entità che si presume stia foraggiando la violenza politica organizzata.
L’ipotesi di Trump, in effetti, non è così peregrina: da anni in America e in Europa piccoli gruppi di anonimi attivisti del clima (in Italia, Ultima Generazione, che blocca autostrade e imbratta opere d’arte e monumenti), sono in realtà strutturati all’interno di una rete internazionale (la A22), coordinata e sovvenzionata da una «holding» globale, il Cef (Climate Emergency Fund, organizzazione non-profit con sede nell’esclusiva Beverly Hills), che finanzia gli attivisti protagonisti di azioni di protesta radicale ed è a sua volta sostenuta da donatori privati, il 90% dei quali sono miliardari come Soros o Bill Gates. E se è questo il sistema che ruota intorno al Cef per il clima, lo stesso schema delle «matrioske» è stato adottato anche da altre organizzazioni che, sulla carta, oggi difendono «i diritti civili» o «la disinformazione e le fake news» (la cupola dei cosiddetti fact-checker che fa capo al Poynter Institute, ad esempio, orienta l’opinione pubblica e i legislatori in maniera spesso confacente ai propri interessi ed è finanziata anche da Soros), domani chissà.
Secondo gli oppositori di Trump, trattare gli «Antifa» come un gruppo terroristico convenzionale solleva ostacoli costituzionali che toccano la libertà di espressione tutelata dal Primo emendamento e l’attività di protesta. Ma il presidente tira dritto e intende coinvolgere tutto il governo: Dipartimento di Giustizia, Dhs (Dipartimento di sicurezza interna), Fbi, Tesoro e Irs (Internal Revenue Service), l’agenzia federale responsabile della riscossione delle tasse negli Stati Uniti. Sì, perché spesso dietro questi piccoli gruppi ci sono macchine da soldi, che ufficialmente raccolgono donazioni dai privati cittadini, ma per poche migliaia di dollari: il grosso dei finanziamenti proviene dai cosiddetti «filantropi» ed è disciplinato ai sensi della Section 501(c) che esenta dalle tasse le presunte «charitable contributions», ovvero le donazioni fatte dai miliardari progressisti a organizzazioni non profit qualificate. Per le azioni di disobbedienza civile contro le politiche climatiche, ad esempio, si sono mobilitati Trevor Neilson, ex strettissimo collaboratore di Bill Gates, ma anche Aileen Getty, figlia di John Paul Getty II dell’omonima compagnia petrolifera, e Rory Kennedy, figlia di Bob Kennedy: tutti, inesorabilmente, schierati con il Partito democratico americano.
In Italia, le azioni annunciate contro Soros sarebbero un brutto colpo per Bonino, Magi & Co., che sono legittimamente riusciti - chiedendo e ricevendo i contributi direttamente sui conti dei mandatari elettorali - a schivare il divieto ai partiti politici, stabilito dalla legge italiana, di ricevere finanziamenti da «persone giuridiche aventi sede in uno Stato estero non assoggettate a obblighi fiscali in Italia» e di accettare donazioni superiori ai 100.000 euro.
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Domenico Pianese, segretario del COISP, spiega perché, anche quando pericolosi, gli immigrati irregolare non vengono espulsi dal nostro Paese, partendo dai casi di Aurora Livoli e del capotreno ucciso a Bologna. Tra decreti di espulsione inefficaci, burocrazia, accordi internazionali e decisioni giudiziarie, emerge un sistema che lascia liberi soggetti pericolosi e scarica il peso sulle forze dell’ordine.
John Logie Baird (a destra) durante una dimostrazione del suo apparecchio televisivo (Getty Images)
Baird, nato nel 1888 in Scozia, era un inventore per passione. Estroso sin dall’infanzia pur minato da una salute cagionevole, si specializzò nel campo dell’ingegneria elettrica. Dopo l’interruzione degli studi a causa della Grande Guerra, lavorò per la locale società elettrica «Clyde Valley Electrical Company» prima di diventare piccolo imprenditore nello stesso settore. Il sogno di trasmettere suoni e immagini a distanza per mezzo di cavi elettrici era il sogno di molti ricercatori dell’epoca, che anche Baird perseguì fin da giovanissimo, quando realizzò da solo una linea telefonica per comunicare con le camerette degli amici che abitavano nella sua via. La chiave di volta per l’invenzione del primo televisore arrivò nei primi anni Venti, quando l’inventore scozzese sfruttò a sua volta un dispositivo nato quarant’anni prima. Si trattava dell’apparecchio noto come «disco di Nipkow», dal nome del suo inventore Paul Gottlieb Nipkow che lo brevettò nel 1883. Questo consisteva in un disco rotante ligneo dove erano praticati fori disposti a spirale che, girando rapidamente di fronte ad un’immagine illuminata, la scomponevano in linee come un rudimentale scanner. La rotazione del disco generava un segnale luminoso variabile, che Baird fu in grado di tradurre in una serie di impulsi elettrici differenziati a seconda dell’intensità luminosa generata dall’effetto dei fori. La trasmissione degli impulsi avveniva per mezzo di una cellula fotoelettrica, che traduceva il segnale e lo inviava ad una linea elettrica, al termine della quale stava un apparecchio ricevente del tutto simile a quello trasmittente dove il disco di Nipkow, ricevuto l’impulso, girava allo stesso modo di quello del televisore che aveva catturato l’immagine. L’apparecchio ricevente era dotato di un vetro temperato che, colpito dagli impulsi luminosi del disco rotante, riproduceva l’immagine trasmessa elettricamente con una definizione di 30 linee. John Logie Baird riuscì per la prima volta a riprodurre l’immagine tra due apparecchi nel suo laboratorio nel 1924 utilizzando la maschera di un burattino ventriloquo truccata e fortemente illuminata, condizione necessaria per la trasmissione di un’immagine minimamente leggibile. La prima televisione elettromeccanica a distanza fu presentata da Baird il 26 gennaio 1926 a Londra di fronte ad un comitato di scienziati. Gli apparecchi furono sistemati in due stanze separate e Baird mosse la testa del manichino «Stooky Bill», che comparve simultaneamente sul vetro retroilluminato dell’apparecchio ricevente riproducendo fedelmente i movimenti. Anche se poco definita, quella primissima trasmissione televisiva segnò un punto di svolta. L’esperimento fece molta impressione negli ambienti scientifici inglesi, che nei mesi successivi assistettero ad altre dimostrazioni durante le quali fu usato per la prima volta un uomo in carne ed ossa, il fattorino di Baird William Edward Taynton, che può essere considerato il primo attore televisivo della storia.
Tra il 1926 e la fine del decennio l’invenzione di Baird ebbe larga eco, ed il suo sistema fu alla base delle prime trasmissioni della BBC iniziate nel 1929. Il sistema elettromeccanico tuttavia aveva grandi limiti. Il disco di Nipkow impediva la crescita della definizione e la meccanica era rumorosa e fragile. Il sistema Baird fu abbandonato negli anni Trenta con la nascita della televisione elettronica basata sull’utilizzo del tubo catodico.
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