Su Tim i francesi gettano la spugna. Il timone resta a Gubitosi ed Elliott
Ansa
Vivendi e il finanziere Vincent Bollorè lasciano cadere la richiesta di revoca di cinque consiglieri e la maggioranza rimane in capo agli americani con i quali si schiera l’intera assemblea. Varato il piano per tagliare i costi.

Alla fine Vivendi ha scelto la pace. La società francese ha capito che non valeva più la pena creare divisioni nell’azionariato e ha fatto un passo indietro in Tim, rinunciando a cercare lo scontro all’interno dell’assemblea. Il socio transalpino (23,94% del capitale) ieri ha chiesto di revocare la sua proposta di sostituire cinque consiglieri espressione di Elliott (9,55%) con altrettanti di propria nomina. Una richiesta che è stata approvata a larghissima maggioranza (95,35% dei presenti) dall’assise. «Abbiamo deciso di non perseguire la nostra proposta di revoca di cinque consiglieri del board purché l’assemblea si esprima in tale direzione», ha detto Caroline Le Masne de Chermont, rappresentante del socio francese. «Vivendi», ha ricordato, «ha investito in Italia 4 miliardi e vede molto potenziale in questa società. Abbiamo sempre espresso la volontà di ottenere le migliori condizioni perché Tim possa esprimere il proprio potenziale».

La proposta dei francesi è stata accolta positivamente sia dal presidente di Tim, Fulvio Conti, che dall’amministratore delegato, Luigi Gubitosi. Entrambi, nel corso dell’assemblea, avevano chiesto il «superamento delle divisioni e di abbassare i toni» affinché Tim «torni ad essere un’azienda normale».

In particolare il numero uno della società ieri aveva sottolineato che «la litigiosità tra i soci non ha aiutato» il titolo che dopo i segnali di pace ha accelerato al rialzo. A fine giornata Tim ha chiuso a +2,48% a 0,5544 euro.

«Quello di oggi è il primo passo di una lunga marcia che faremo insieme», ha detto ieri Gubitosi al termine dei lavori. «È il primo passo per ristabilire rapporti molto più distesi e collaborativi con gli azionisti», ha aggiunto. «Più che tregua preferisco parlare di pace. Sulla stampa ho letto che ci sarebbero stati dei fuochi d’artificio ma oggi ci sono stati fuochi gioiosi di fine anno e di inizio anno nuovo», ha concluso.

Gli ha fatto eco il presidente Fulvio Conti che ha assicurato: «Ce la metterò tutta perché questa pace sia duratura». Apprezzamento è stato espresso anche da Elliott che ha parlato di «un chiaro segnale del fatto che Vivendi ha capito che il cda indipendente di Tim gode di un ampio supporto. Apre la strada alla stabilità e alla creazione di valore sostenibile per tutti gli stakeholder e rappresenta «una vittoria per tutta l’azienda». Elliott ha inoltre confermato che continuerà a sostenere pienamente l’azione dell’ad, Luigi Gubitosi, quella del management team e del cda indipendente, auspicando «un dialogo costruttivo con tutti gli stakeholder per perseguire un valore che massimizzi la crescita futura dell’azienda».

Se Vivendi ha lanciato segnali distensivi per quanto riguarda i rapporti all’interno del cda, allo stesso modo va detto che i francesi ieri si sono astenuti su tutte le proposte contenute nell’ordine del giorno dell’assemblea.

Una mossa attesa per lo meno sul fronte del bilancio, considerando che Vivendi era stata fortemente contraria all’impairment da 2 miliardi di euro che aveva portato in rosso i conti del 2018. In realtà la mossa dei francesi era pressoché obbligata considerato che i tre principali proxy advisor avevano consigliato ai soci istituzionali di Tim di respingere la proposta di revoca avanzata dai francesi.

Il fondo americano è infatti convinto che la decisione della media company transalpina sia «un chiaro segnale del fatto che Vivendi ha capito che il cda indipendente di Tim gode di un ampio supporto».

Immediata è giunta la risposta di un portavoce di Vivendi. «Siamo stati molto corretti e abbiamo fatto un gesto per il bene di lungo termine di Tim. Vigileremo da oggi che ogni membro del board agisca nell’interesse di tutti gli azionisti».

Ora, dunque, solo il tempo potrà dirci se i segnali di pace giunti ieri dalla Francia potranno garantire stabilità per l’azienda e creare valore. Quel che è certo è che su questo fronte Vincent Bolloré ha cominciato la ritirata. Quel che è certo è che ieri Elliot ha portato a casa un risultato senza precedenti per un fondo attivista.

Il timone è dunque tornato tutto nelle mani di Gubitosi, che può concentrarsi sul piano di rilancio. «Tim ha la storia, la competenze e il know how per competere con orgoglio e successo con i concorrenti europei. Può fare tantissimo per gli azionisti e per il Paese», ha concluso.

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