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2022-07-22
Studio inchioda il modello Speranza. Le serrate hanno ucciso più del virus
Non bastava la caduta del governo. Sul modello Speranza, oltre a quella politica, piomba pure la pietra tombale scientifica. A seppellire due anni di disastri arriva uno studio comparato, firmato da John P.A. Ioannidis (già noto per le intemerate contro i lockdown), Francesco Zonta e Michael Levitt. Il paper fa parte del numero 213 di Environmental research ed è una colossale analisi sull’extra mortalità nel biennio 2020-2021. Poiché incrociano i dati di 33 Paesi sviluppati, gli autori non si soffermano a commentarli uno per uno. Ma per trarre le debite conclusioni, basta osservare le tabelle da loro elaborate.
Nel periodo considerato, l’Italia ha scontato un eccesso di dipartite che oscilla tra le 115.690 (con un fattore di aggiustamento per classi d’età) e le 166.373. Manco a dirlo: è il risultato peggiore dell’intero elenco. Anche a volersi limitare al paragone con Germania, Francia, Spagna e Regno Unito, nazioni simili alle nostre per collocazione geografica, dimensioni e popolazione, il nostro Paese esce a pezzi. Per intenderci: i tedeschi sono 82 milioni e mezzo, ma hanno avuto tra 54.740 e 128.557 defunti in più rispetto a quelli che, stando ai modelli statistici, era lecito aspettarsi. Solo la Spagna ha fatto un po’ peggio, se si considera il numero più elevato di decessi, calcolato senza aggiustamento per età: 95.964, su una popolazione di circa 47 milioni e mezzo di abitanti.
Sono numeri che riducono a un cumulo di macerie fumanti la Cattedrale sanitaria innalzata dai governi Conte bis e Draghi. Nonostante serrate, coprifuoco e super green pass, l’impatto della pandemia è stato pesante. Anzi, si può affermare che lo sia stato anche a causa di quelle misure. Si badi, infatti, a un dettaglio: Ioannidis & c. non conteggiano solo le vittime del Covid; misurano i morti in eccesso per tutte le cause. Ora, come abbiamo dimostrato più volte sulla Verità e come ormai ammettono pure molte virostar, da noi, nei bollettini dei deceduti per il coronavirus, sono state inserite anche moltissime persone trapassate per ben altri motivi: chi aveva il cancro, chi gravi patologie cardiovascolari, chi, addirittura, s’era schiantato con l’auto o era annegato in piscina. Se, al netto dei dubbi criteri di classificazione dei defunti, si riscontra ugualmente una consistente extra mortalità, ciò può significare una cosa sola: che ne hanno uccisi più le conseguenze delle restrizioni, del Covid stesso.
È un’idea cui alludono pure gli autori del saggio, i quali, peraltro, notano che la tendenza alla mortalità in eccesso si è mantenuta nei Paesi più sviluppati «nonostante la disponibilità di opzioni per una vaccinazione efficace nel 2021». Levitt, Zonta e Ioannidis sottolineano che i decessi in sovrannumero possono essere dovuti «agli effetti indiretti della pandemia e/o alle dirompenti misure adottate, tanto più in Paesi con sistemi sanitari molto fragili». Vengono in mente i catasti di visite saltate, screening oncologici rinviati e terapie sospese. Giusto ieri, Istat e Agenas hanno diffuso dati desolanti: 22% in meno di ricoveri ordinari nel 2020, -14% di ospedalizzazioni per cancro. Un’incuria certo connessa all’oggettiva emergenza, ma pure agli strascichi del delirio di regole e divieti che, tutt’ora, gravano sui nosocomi: medici sani cacciati dal posto di lavoro perché non vaccinati; altri schiaffati in quarantena da asintomatici; senza dimenticare le procedure bizantine per gli accessi ad ambulatori e sale operatorie.
Lo smacco emerge in modo ancora più chiaro quando si misura la proporzione dell’extra mortalità generale, rispetto alle dipartite attribuite al Covid (indice R). In tutti e cinque i Paesi europei che stiamo osservando, ci sono state più morti in eccesso rispetto alle sole morti per Covid. In parole povere, l’extra mortalità non è stata provocata esclusivamente dal virus. Ma, ancora una volta, l’Italia è l’ultima della classe: il parametro R oscilla tra 0,84 e 1,21 ed entrambi i valori sono superiori a quelli riscontrati in Francia, Germania, Spagna e Regno Unito.
Dunque, pur prendendo per buoni i bollettini dell’Iss, avremmo ancora una cornucopia di decessi inattesi. Sono le vittime del glorificato «modello italiano». La mania del Covid zero, d’altronde, ci rende tragicamente grotteschi al cospetto della Svezia, già vituperata per il rifiuto di adottare lockdown totali: addirittura, nelle stime riadattate in base alle classi d’età, la nazione scandinava ha un deficit di 367 morti rispetto agli anni precedenti. Un bel trofeo per l’ex avvocato del popolo, l’ex assessore potentino e il quasi ex governo dei migliori.
Vaiolo, altra corsa (inutile) ai vaccini
L’emergenza è tutta da provare, ma intanto il ministero della Salute ha autorizzato la temporanea distribuzione del vaccino Jynneos di Bavarian Nordic contro il vaiolo delle scimmie (Monkeypox). Prima ancora dell’autorizzazione dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema), ma con l’assenso della Commissione tecnico-scientifica di quella italiana (Aifa), è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto che autorizza l’immissione in commercio del prodotto fino al 31 dicembre 2022. Nel provvedimento si spiega che l’Aifa ha dato parere favorevole al vaccino - già approvato dall’Agenzia americana (Fda) per la prevenzione del vaiolo della scimmia negli adulti ad alto rischio di infezione - in attesa che si renda disponibile un vaccino con la medesima indicazione approvato da Ema.
La questione è più tecnica che di sostanza e chiarisce, in parte, il motivo di un allarmismo immotivato. In Unione europea (Ue), spiega il sito dell’Istituto superiore di sanità, non ci sono vaccini per il Monkeypox, ma quello per il vaiolo umano - non somministrato in Italia dal 1981, la malattia è eradicata - ha una efficacia di circa l’85% nella prevenzione del vaiolo delle scimmie.
Gli over 40 sono quindi protetti perché questo virus, a differenza del Sars-Cov2, muta più difficilmente e dà una malattia molto più benigna. In ogni caso, nel 2013 l’Ema, per la prevenzione del vaiolo umano, ha autorizzato Mva-Bn (Modified vaccinia Ankara-Bavarian Nordic) un vaccino di terza generazione con virus attenuato modificato (ceppo di Ankara, stessa famiglia del vaiolo) che viene commercializzato come Imvanex in Europa e Jynneos in America dove, dal 2019 è indicato anche per la prevenzione della Monkeypox. A inizio mese l’Ema ha avviato la procedura per ampliare l’indicazione di Imvanex in Ue, ma intanto, in nome di un allarme difficile da comprendere, oltre all’Aifa, anche il Consiglio superiore di sanità, si legge nel decreto ministeriale, ha espresso «parere favorevole in merito all’utilizzo emergenziale del vaccino contro il Monkeypox, Jynneo, fermo restando che la strategia vaccinale, anche in relazione alle dosi fornite da Hera, andrà prioritariamente orientata verso i soggetti a rischio per esposizione professionale e/o stili di vita», in particolare rapporti sessuali tra uomini.
Hera è l’Autorità europea per le emergenze sanitarie che si è assicurata, in settimana, altre 54.530 dosi del vaccino della biotech danese Bavarian Nordic portando il totale delle dosi acquistate a 163.620, come ha reso noto, lo scorso lunedì, la stessa commissaria europea alla Salute, Stella Kyriakides, che si è detta «preoccupata per il crescente numero di casi di vaiolo delle scimmie nell’Ue».
Mettendo i numeri in fila, però, qualcosa non torna sul termine emergenziale, soprattutto se si considera che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha segnalato, in un anno, 14.000 casi di vaiolo delle scimmie in oltre 70 Paesi e 5 decessi, tutti in Africa, dove è endemico. I dati diffusi ieri dall’Agenzia europea delle malattie (Ecdc) segnala che su 10.604 casi in Ue, la maggior parte ha una età media di 31-40 anni (42%) sono maschi (99,5%) e il 38% è positivo anche all’Hiv. Spagna e Germania hanno 2.835 e 2.033 infetti. Sono giovani uomini con pustole sulla pelle e malessere generale che guariscono in due settimane senza andare all’ospedale. L’Italia ha 374 casi, ma può contare su 5.300 dosi di vaccino già consegnate. Certo il vaccino serve per la prevenzione nelle persone a rischio, ma i numeri restano sproporzionati, come del resto la velocità della procedura di acquisto. Questa è la prima volta - sottolinea la Commissione europea - che il bilancio dell’Ue viene utilizzato attraverso il programma Eu4Health per acquistare direttamente vaccini per gli Stati membri. Non si sa per quale emergenza se, come ammette la stessa Oms, perfino in Africa, dove la prevenzione non brilla di certo, il Monkeypox virus si riesce ad autolimitare semplicemente perché si informano le persone sul fatto che il contagio avviene principalmente per contatti diretti con fluidi corporei.
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Una ricerca mostra l’esito nefasto dei lockdown. Le morti in eccesso, infatti, superano quelle per Sars Cov 2. Le conseguenze delle restrizioni sulla sanità, con esami e interventi saltati, sono state peggiori del patogeno.Via libera dal ministero della Salute al siero anti Monkeypox in via emergenziale. Riparte la manfrina allarmista: consegnate all’Italia 5.300 dosi, ma i casi son solo 374.Lo speciale contiene due articoli.Non bastava la caduta del governo. Sul modello Speranza, oltre a quella politica, piomba pure la pietra tombale scientifica. A seppellire due anni di disastri arriva uno studio comparato, firmato da John P.A. Ioannidis (già noto per le intemerate contro i lockdown), Francesco Zonta e Michael Levitt. Il paper fa parte del numero 213 di Environmental research ed è una colossale analisi sull’extra mortalità nel biennio 2020-2021. Poiché incrociano i dati di 33 Paesi sviluppati, gli autori non si soffermano a commentarli uno per uno. Ma per trarre le debite conclusioni, basta osservare le tabelle da loro elaborate. Nel periodo considerato, l’Italia ha scontato un eccesso di dipartite che oscilla tra le 115.690 (con un fattore di aggiustamento per classi d’età) e le 166.373. Manco a dirlo: è il risultato peggiore dell’intero elenco. Anche a volersi limitare al paragone con Germania, Francia, Spagna e Regno Unito, nazioni simili alle nostre per collocazione geografica, dimensioni e popolazione, il nostro Paese esce a pezzi. Per intenderci: i tedeschi sono 82 milioni e mezzo, ma hanno avuto tra 54.740 e 128.557 defunti in più rispetto a quelli che, stando ai modelli statistici, era lecito aspettarsi. Solo la Spagna ha fatto un po’ peggio, se si considera il numero più elevato di decessi, calcolato senza aggiustamento per età: 95.964, su una popolazione di circa 47 milioni e mezzo di abitanti. Sono numeri che riducono a un cumulo di macerie fumanti la Cattedrale sanitaria innalzata dai governi Conte bis e Draghi. Nonostante serrate, coprifuoco e super green pass, l’impatto della pandemia è stato pesante. Anzi, si può affermare che lo sia stato anche a causa di quelle misure. Si badi, infatti, a un dettaglio: Ioannidis & c. non conteggiano solo le vittime del Covid; misurano i morti in eccesso per tutte le cause. Ora, come abbiamo dimostrato più volte sulla Verità e come ormai ammettono pure molte virostar, da noi, nei bollettini dei deceduti per il coronavirus, sono state inserite anche moltissime persone trapassate per ben altri motivi: chi aveva il cancro, chi gravi patologie cardiovascolari, chi, addirittura, s’era schiantato con l’auto o era annegato in piscina. Se, al netto dei dubbi criteri di classificazione dei defunti, si riscontra ugualmente una consistente extra mortalità, ciò può significare una cosa sola: che ne hanno uccisi più le conseguenze delle restrizioni, del Covid stesso. È un’idea cui alludono pure gli autori del saggio, i quali, peraltro, notano che la tendenza alla mortalità in eccesso si è mantenuta nei Paesi più sviluppati «nonostante la disponibilità di opzioni per una vaccinazione efficace nel 2021». Levitt, Zonta e Ioannidis sottolineano che i decessi in sovrannumero possono essere dovuti «agli effetti indiretti della pandemia e/o alle dirompenti misure adottate, tanto più in Paesi con sistemi sanitari molto fragili». Vengono in mente i catasti di visite saltate, screening oncologici rinviati e terapie sospese. Giusto ieri, Istat e Agenas hanno diffuso dati desolanti: 22% in meno di ricoveri ordinari nel 2020, -14% di ospedalizzazioni per cancro. Un’incuria certo connessa all’oggettiva emergenza, ma pure agli strascichi del delirio di regole e divieti che, tutt’ora, gravano sui nosocomi: medici sani cacciati dal posto di lavoro perché non vaccinati; altri schiaffati in quarantena da asintomatici; senza dimenticare le procedure bizantine per gli accessi ad ambulatori e sale operatorie. Lo smacco emerge in modo ancora più chiaro quando si misura la proporzione dell’extra mortalità generale, rispetto alle dipartite attribuite al Covid (indice R). In tutti e cinque i Paesi europei che stiamo osservando, ci sono state più morti in eccesso rispetto alle sole morti per Covid. In parole povere, l’extra mortalità non è stata provocata esclusivamente dal virus. Ma, ancora una volta, l’Italia è l’ultima della classe: il parametro R oscilla tra 0,84 e 1,21 ed entrambi i valori sono superiori a quelli riscontrati in Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. Dunque, pur prendendo per buoni i bollettini dell’Iss, avremmo ancora una cornucopia di decessi inattesi. Sono le vittime del glorificato «modello italiano». La mania del Covid zero, d’altronde, ci rende tragicamente grotteschi al cospetto della Svezia, già vituperata per il rifiuto di adottare lockdown totali: addirittura, nelle stime riadattate in base alle classi d’età, la nazione scandinava ha un deficit di 367 morti rispetto agli anni precedenti. Un bel trofeo per l’ex avvocato del popolo, l’ex assessore potentino e il quasi ex governo dei migliori. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/studio-inchioda-modello-speranza-2657708725.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="vaiolo-altra-corsa-inutile-ai-vaccini" data-post-id="2657708725" data-published-at="1658427827" data-use-pagination="False"> Vaiolo, altra corsa (inutile) ai vaccini L’emergenza è tutta da provare, ma intanto il ministero della Salute ha autorizzato la temporanea distribuzione del vaccino Jynneos di Bavarian Nordic contro il vaiolo delle scimmie (Monkeypox). Prima ancora dell’autorizzazione dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema), ma con l’assenso della Commissione tecnico-scientifica di quella italiana (Aifa), è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto che autorizza l’immissione in commercio del prodotto fino al 31 dicembre 2022. Nel provvedimento si spiega che l’Aifa ha dato parere favorevole al vaccino - già approvato dall’Agenzia americana (Fda) per la prevenzione del vaiolo della scimmia negli adulti ad alto rischio di infezione - in attesa che si renda disponibile un vaccino con la medesima indicazione approvato da Ema. La questione è più tecnica che di sostanza e chiarisce, in parte, il motivo di un allarmismo immotivato. In Unione europea (Ue), spiega il sito dell’Istituto superiore di sanità, non ci sono vaccini per il Monkeypox, ma quello per il vaiolo umano - non somministrato in Italia dal 1981, la malattia è eradicata - ha una efficacia di circa l’85% nella prevenzione del vaiolo delle scimmie. Gli over 40 sono quindi protetti perché questo virus, a differenza del Sars-Cov2, muta più difficilmente e dà una malattia molto più benigna. In ogni caso, nel 2013 l’Ema, per la prevenzione del vaiolo umano, ha autorizzato Mva-Bn (Modified vaccinia Ankara-Bavarian Nordic) un vaccino di terza generazione con virus attenuato modificato (ceppo di Ankara, stessa famiglia del vaiolo) che viene commercializzato come Imvanex in Europa e Jynneos in America dove, dal 2019 è indicato anche per la prevenzione della Monkeypox. A inizio mese l’Ema ha avviato la procedura per ampliare l’indicazione di Imvanex in Ue, ma intanto, in nome di un allarme difficile da comprendere, oltre all’Aifa, anche il Consiglio superiore di sanità, si legge nel decreto ministeriale, ha espresso «parere favorevole in merito all’utilizzo emergenziale del vaccino contro il Monkeypox, Jynneo, fermo restando che la strategia vaccinale, anche in relazione alle dosi fornite da Hera, andrà prioritariamente orientata verso i soggetti a rischio per esposizione professionale e/o stili di vita», in particolare rapporti sessuali tra uomini. Hera è l’Autorità europea per le emergenze sanitarie che si è assicurata, in settimana, altre 54.530 dosi del vaccino della biotech danese Bavarian Nordic portando il totale delle dosi acquistate a 163.620, come ha reso noto, lo scorso lunedì, la stessa commissaria europea alla Salute, Stella Kyriakides, che si è detta «preoccupata per il crescente numero di casi di vaiolo delle scimmie nell’Ue». Mettendo i numeri in fila, però, qualcosa non torna sul termine emergenziale, soprattutto se si considera che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha segnalato, in un anno, 14.000 casi di vaiolo delle scimmie in oltre 70 Paesi e 5 decessi, tutti in Africa, dove è endemico. I dati diffusi ieri dall’Agenzia europea delle malattie (Ecdc) segnala che su 10.604 casi in Ue, la maggior parte ha una età media di 31-40 anni (42%) sono maschi (99,5%) e il 38% è positivo anche all’Hiv. Spagna e Germania hanno 2.835 e 2.033 infetti. Sono giovani uomini con pustole sulla pelle e malessere generale che guariscono in due settimane senza andare all’ospedale. L’Italia ha 374 casi, ma può contare su 5.300 dosi di vaccino già consegnate. Certo il vaccino serve per la prevenzione nelle persone a rischio, ma i numeri restano sproporzionati, come del resto la velocità della procedura di acquisto. Questa è la prima volta - sottolinea la Commissione europea - che il bilancio dell’Ue viene utilizzato attraverso il programma Eu4Health per acquistare direttamente vaccini per gli Stati membri. Non si sa per quale emergenza se, come ammette la stessa Oms, perfino in Africa, dove la prevenzione non brilla di certo, il Monkeypox virus si riesce ad autolimitare semplicemente perché si informano le persone sul fatto che il contagio avviene principalmente per contatti diretti con fluidi corporei.
Idris Elba (Ansa)
Il naso lungo e dritto scendeva fino a un labbro superiore corto, sotto il quale c’era una bocca larga e finemente disegnata ma crudele. La linea della mascella era dritta e ferma». Così Ian Fleming descrive James Bond in Dalla Russia con amore. È la prima volta che appare, così nel dettaglio, il viso di 007. Un uomo qualunque, tanto che lo scrittore britannico aveva deciso di battezzarlo con il nome di un ornitologo. Non appariscente, quindi. Un uomo con un volto e un fisico normali. Che passa inosservato, o quasi, come si conviene a un agente segreto. Più simile al primo attore che lo ha impersonificato, Sean Connery, che all’ultimo, Daniel Craig.
Ma adesso che anche Craig è uscito di scena, chi lo sostituirà? Qualcuno ha proposto una donna, del resto già intravista in No time to die. «È solo un numero», risponde Lashana Lynch a un esterrefatto Craig dopo che quest’ultimo è venuto a sapere che non è più lui 007, ma lei. Qualcun altro, invece, ha fatto il nome di un attore afro, Idris Elba, il quale però ha messo le cose in chiaro in un’intervista concessa a Gq: «Bond è talmente irreale che un pizzico di realismo ci sta bene, ma non cerchiamo di renderlo politicamente corretto. Credo che si debba rimanere fedeli alla propria essenza. Non bisogna cercare di assecondare i gusti del pubblico. Bisogna essere semplicemente Bond».
Non ci sarà quindi, almeno secondo Elba, alcun 007 afro. E neppure politicamente corretto. Anche perché non avrebbe senso. Il personaggio inventato da Fleming, infatti, è un bianco squisitamente britannico. Un uomo disposto a rischiare la pelle per la regina e per quel che resta dell’impero britannico. E il cui profilo, già nei primi film, è stato parecchio ammorbidito. Su Bond, infatti, Fleming ha riversato tutto sé stesso. Le proprie paure, le proprie passioni. E pure le proprie perversioni. Nei libri è addirittura un sadico, proprio come il suo inventore. Indossa vestiti su misura, realizzati dai migliori sarti di Londra. Beve il Vesper Martini in onore della donna che ha amato, Vesper Lynd appunto, e che gli è stata strappata («la puttana è morta», dirà alla fine di Casinò royale, mentre invece stava morendo dentro lui). Nei romanzi si parla di cocktail e di buon vino, ma non si fa mai riferimento alla birra, che pure appare in uno degli ultimi film, il già citato No time to die, ma solo per una questione di pubblicità (povero James, costretto a sorseggiare con la bottiglia verde in bella vista pur di campare). C’è tanto caviale su pane tostato e ideali ormai vecchi e sepolti. C’è un uomo che è ben lontano dalla figura del super eroe che emerge dai film. Soffre di accidia, si abbatte ed è ferito più volte. Viene addirittura spedito in un centro per disintossicarsi di tutto il cibo e i drink che ha nel corpo ed è costretto a bere strani intrugli dietetici. E infine, dopo essersi innamorato, pensa addirittura di smettere di fare l’agente segreto. Bond è tutto questo. Un personaggio della letteratura inglese del Dopoguerra. E ne conserva i dolori e le speranze. È figlio dei bombardamenti su Londra e della noia di Fleming, l’uomo che voleva essere James Bond.
Sbagliava il personaggio della Lynch a dire, in No time to die, che 007 è solo un numero. È un pezzo di storia britannica. Un brandello di Union Jack che si ostina a resistere, anche se rovinato dal tempo.
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Franco Prodi (Imagoeconomica)
Oppure quando, per fronteggiare alcune crisi degli anni Settanta, nonché l’abbandono del nucleare, si costruirono alcune centrali a policombustibile che, con semplici modifiche ai bruciatori, avrebbero potuto generare elettricità da questo o quel combustibile (gas naturale, petrolio, carbone), a seconda della convenienza, e poi, arrivò la sinistra e dispose ogni impedimento per l’uso del carbone? Scelte scriteriate che ogni tanto si fanno a casa nostra, direte. D’accordo sullo «scriteriate», un po’ meno su «ogni tanto», ché l’elenco è ben lungo. Ecco un altro esempio fresco di questi giorni: per misteriosi motivi la Regione Puglia sta smantellando un modernissimo sistema di radar che avrebbe giovato al monitoraggio degli eventi meteorologici. Il che è tanto più misterioso, posto che quelli che stanno commettendo il delitto sono gli stessi che piangono perché non si fa abbastanza per contrastare quegli eventi. Quei radar li aveva predisposti il professor Franco Prodi.
Professor Prodi, alla Regione Puglia stanno rottamando alcuni radar di avanzato livello tecnologico che lei stesso aveva voluto. È così?
«Sì, è così. La fisica dell’Atmosfera è centrale nel sistema clima, ma studia anche il meteo e i sistemi di precipitazione. Lo strumento principale della ricerca sperimentale è il radar meteorologico. Era il 2010 quando preparavo un progetto in risposta ad un bando della Regione Puglia su fondi europei. Il progetto si chiamava “Rivona. Rischi per il volo e nowcasting aeroportuale”, e risultò vincitore del bando. Tra il 2012 e il 2014, realizzammo quanto il progetto prometteva: installazione di due radar meteorologici di avanzate caratteristiche, collocati a distanza ottimale dall’aeroporto di Brindisi (a Torchiarolo e a Mesagne), su direzioni a 90 gradi fra loro, multiparametrici, Doppler e sincronizzabili».
Cosa ci facevate con quei radar?
«Per esempio, col radar basato in Torchiarolo studiammo i temporali e i sistemi precipitanti, e presentammo interessanti risultati alle conferenze di radarmeteorologia a Breckenridge (Colorado) e a Norman (Oklahoma)».
Per quanto tempo sono stati utilizzati?
«Non per molto. Per ragioni misteriose, sebbene fino al 2010 io avessi diretto l’Isac (Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima) del Cnr, decisero di assegnare quelle apparecchiature radar ai ricercatori della sezione di Roma dell’Isac, fino ad allora totalmente estranei al progetto stesso. Purtroppo, questi si rivelarono presto incapaci di gestire quelle strumentazioni - e non posso dargliene una colpa, visto che non l’avevano progettato loro - tanto che dalla data del loro coinvolgimento dal radar di Torchiarolo non uscì più alcuna immagine».
E l’altro radar, quello di Mesagne?
«Sebbene noi lo avessimo consegnato completato, esso non fu mai neanche attivato, per la stessa ragione per la quale l’altro fu messo da parte».
Le conseguenze?
«Anche se il mio gruppo aveva disegnato specificatamente il progetto per la sicurezza dei voli, quei radar e i metodi della radarmeteorologia avrebbero avuto ricadute benefiche importanti in tutti gli altri settori, nella gestione dei rischi meteorologici (alluvioni, temporali distruttivi e grandine), in agricoltura per l’irrigazione, nella gestione dei bacini idroelettrici, nel traffico terrestre, marittimo e ferroviario».
E oggi cosa sta succedendo?
«Un fatto gravissimo. Utilizzando fondi del Pnrr, la Regione Puglia, attraverso la cessione in comodato dell’area di Torchiarolo, sta consentendo l’installazione, da parte della Protezione civile regionale, di un radar di caratteristiche inferiori al radar esistente. Sembrerebbe per restare nei tempi di scadenza (fine giugno) previsti per l’utilizzo di quei fondi Pnrr. In pratica, pur di spendere denaro pubblico disponibile, si sta ignorando che attrezzatura migliore di quella che si vorrebbe installare nuova esiste già».
Ma non avrebbero potuto installare il nuovo radar in altra zona e continuare a beneficiare di quelli più avanzati che esistono già?
«Esatto. Il radar della Protezione civile potrebbe tuttora essere installato in altra località. Una adatta potrebbe essere Grottaglie: la Regione avrebbe tre radar e non commetterebbe il delitto di rottamarne due che sono di grande valore tecnico-scientifico».
Da quel che capisco, chi li ha avuti in carico non sembra sappia usarli. Ma i proprietari dei radar avanzati non hanno battuto ciglio?
«Il proprietario è il Cnr, ma a quanto pare la direzione Isac-Cnr ha preferito subire l’umiliazione. Ed è un’umiliazione alla scienza in generale, cosa cui ormai siamo abituati da quando i decisori politici, soprattutto quelli locali brillano di insipienza. Pensi che hanno venduto la cosa all’opinione pubblica come un miglioramento del progetto che stanno smantellando».
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Ecco #DimmiLaVerità del 10 giugno 2026. La capogruppo di Fdi in Commissione Covid Alice Buonguerrieri rivela gli ultimi clamorosi sviluppi emersi dalle audizioni.