True
2026-04-15
Sulle stragi i pm fecero «indagini apparenti»
Getty Images
De Luca ha anche escluso che la cosiddetta «trattativa» possa aver rappresentato una concausa della strage, fugando ogni dubbio sulle interlocuzioni avute da Mario Mori e Giuseppe De Donno con l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, oggetto di un processo durato 10 anni che ha visto alla fine assolti i due carabinieri.
Lo stesso De Luca ha sostenuto che nel procedimento iscritto a Palermo che riguardava le infiltrazioni di Cosa nostra nella gestione delle cave di marmo di Carrara da parte dei fratelli Buscemi (fedelissimi di Totò Riina), procedimento seguito dagli allora pm Gioacchino Natoli e Giusto Sciacchitano «si è fatto un po’ di movimento [...] ma si è trattato di indagini apparenti», mentre nel procedimento assegnato a Guido Lo Forte e Giuseppe Pignatone, è stato commesso «un gravissimo errore procedurale, per l’80%, ammesso dallo stesso Pignatone, che vanificò tutto il risultato». L’audizione di De Luca segue di un giorno la richiesta di archiviazione depositata al gip dalla Procura di Caltanissetta: un vero e proprio atto di accusa di quanto non è stato fatto nella lotta alla mafia da parte della magistratura palermitana, accusata di avere svolto solo «indagini apparenti», e la messa a terra delle conclamate connivenze di alcuni magistrati che hanno concluso anche opachi affari immobiliari con capimafia fedelissimi di Riina. Tale richiesta ha subito scatenato polemiche anzitutto poiché svela, con intercettazioni del senatore del M5s ed ex magistrato Roberto Scarpinato, l’attività di inquinamento dei lavori della commissione parlamentare Antimafia realizzata dall’ex pm. Infatti Scarpinato e Natoli, il quale doveva essere audito proprio dalla commissione e quindi anche dallo stesso Scarpinato, si incontrano a cena il 31 agosto 2023 e Natoli, si attiva «con il procuratore della Repubblica di Palermo (De Lucia, ndr) al fine di recuperare, come suggeritogli da Scarpinato, gli atti inerenti al procedimento penale n. 3589/1991. Durante le sue ricerche, il Natoli appurava, tra l’altro, che, secondo quanto risultante dalle verifiche effettuate dalle cancellerie della Procura di Palermo, la documentazione inerente alle intercettazioni non era stata distrutta poiché il suo provvedimento non era stato eseguito». Scarpinato insomma «guida Natoli» nella selezione degli atti che costui deve produrre alla commissione Antimafia della quale lo stesso Scarpinato è componente.
Non solo: la richiesta di archiviazione riporta l’intercettazione del 29 agosto 2023 in cui vengono dispensati giudizi poco lusinghieri sui magistrati della Procura di Caltanissetta. «Stanno ancora seguendo “Mafia e appalti”, non so se ti rendi conto del livello!», ricevendo a sua volta consigli da Natoli. Non manca un riferimento all’avvocato Fabio Trizzino, genero di Borsellino, il quale ha avuto il merito di segnalare alla commissione Antimafia quanto era accaduto nei procedimenti sule infiltrazioni di Cosa nostra nelle cave di marmo di Carrara. Dice Scarpinato: «A proposito di Mafia e appalti, Trizzino [...] . dice che io, Lo Forte e tu ci siamo messi d’accordo per insabbiare il fascicolo di cui tu eri titolare su Buscemi che veniva da non so quale Procura! Massa-Carrara e compagnia bella... E ora lo vuole ripetere di nuovo alla commissione Antimafia, capisci?». Natoli dice di avere richiesto documenti al procuratore di Palermo e Scarpinato gli consiglia di sollecitare: «E allora fatti vedere in modo che siamo preparati prima che ce la buttino addosso!».
La richiesta di archiviazione evidenzia, inoltre, come «in successive conversazioni, Natoli e Scarpinato si accordavano sulle domande che quest’ultimo avrebbe rivolto al primo». Nella conversazione del 18 gennaio 2024, Scarpinato avrebbe spiegato a Natoli ciò che avrebbe dovuto dire a proposito della «famigerata» riunione del 14 luglio 1992 «al fine di sostenere che Borsellino sapeva ed era d’accordo sulla richiesta di archiviazione dell’indagine Mafia e appalti»: «Tu mi devi dire che ci fu un’esposizione anche del fatto che c’era stata la richiesta di archiviazione», arrivando poi a definire la «scaletta» delle domande che il parlamentare avrebbe rivolto all’ex collega.
Caltanissetta spiega, quindi, che le intercettazioni in cui è rimasto coinvolto Scarpinato in realtà erano casuali in quanto dirette ad altri indagati, ovvero Pignatone, Lo Forte e Natoli che sono stati captati per le «anomalie che hanno riguardato l’indagine Mafia e appalti, probabilmente significative dei fortissimi interessi contrari a che la stessa andasse avanti con i necessari approfondimenti, cosa poi realmente accaduta». Per raggiungere tale obiettivo, scrivono i pm, «i soggetti portatori dei predetti interessi hanno, del tutto verosimilmente, avuto contatti anche con i magistrati che, in quegli anni, si occuparono, a vario titolo, delle indagini relative».
Tranciante il giudizio degli inquirenti sul procedimento che ha riguardato le infiltrazioni di Cosa nostra a Carrara: esso avrebbe presentato uno «sviluppo delle attività di indagine ictu oculi lacunoso, superficiale e del tutto inadeguato, procedimento che, ove scandagliato con diligenza anche minima, avrebbe di fatto consentito di accendere un faro sulla compenetrazione fra l’organizzazione criminale Cosa nostra e importantissime imprese di rilevanza nazionale, come tali aggiudicatarie di commesse pubbliche multi miliardarie».
Tale impietoso giudizio si estende anche alla scelta della polizia giudiziaria delegata individuata da Natoli in «una sezione del neocostituito Gico della Guardia di finanza di Palermo, fortemente sottodimensionata rispetto alla tipologia di attività da espletare e priva del know-how necessario a una visione d’insieme dei fenomeni criminali esplorati». Quindi i pm formulano l’accusa più radicale, quella di collusione di fatto con Cosa nostra: «La brevissima durata complessiva dell’attività delle investigazioni; le sorti di un secondo fascicolo iscritto su impulso della Procura di Massa-Carrara e inizialmente assegnato da Borsellino a Pignatone e Lo Forte, originari titolari del procedimento “Mafia appalti” [...] consentono di affermare che si trattò di un’indagine “apparente”».
Sulle ragioni per le quali a Palermo si facessero «indagini apparenti» su Cosa nostra dovremo, però, attendere la definizione degli atri procedimenti a carico di ben noti magistrati.
Continua a leggereRiduci
Il procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, dice alla commissione Antimafia che l’inchiesta «Mafia e appalti» fu «sicura concausa» della morte di Falcone e Borsellino. Tra sciatterie ed errori procedurali, il lavoro di Pignatone e Natoli esce a pezzi.Si è svolta ieri in commissione Antimafia la terza audizione del procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, che ha spiegato come la gestione da parte della Procura di Palermo dell’indagine dei carabinieri del Ros «Mafia e appalti» rappresenti una sicura concausa delle stragi del 1992. I reati ci sono e sono stati determinati anche da quel movente, ma non vi sono elementi per sostenere l’accusa in giudizio nei confronti di coloro che hanno «gestito» quell’indagine sovraesponendo Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, consegnandoli di fatto a Cosa nostra. De Luca ha anche escluso che la cosiddetta «trattativa» possa aver rappresentato una concausa della strage, fugando ogni dubbio sulle interlocuzioni avute da Mario Mori e Giuseppe De Donno con l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, oggetto di un processo durato 10 anni che ha visto alla fine assolti i due carabinieri. Lo stesso De Luca ha sostenuto che nel procedimento iscritto a Palermo che riguardava le infiltrazioni di Cosa nostra nella gestione delle cave di marmo di Carrara da parte dei fratelli Buscemi (fedelissimi di Totò Riina), procedimento seguito dagli allora pm Gioacchino Natoli e Giusto Sciacchitano «si è fatto un po’ di movimento [...] ma si è trattato di indagini apparenti», mentre nel procedimento assegnato a Guido Lo Forte e Giuseppe Pignatone, è stato commesso «un gravissimo errore procedurale, per l’80%, ammesso dallo stesso Pignatone, che vanificò tutto il risultato». L’audizione di De Luca segue di un giorno la richiesta di archiviazione depositata al gip dalla Procura di Caltanissetta: un vero e proprio atto di accusa di quanto non è stato fatto nella lotta alla mafia da parte della magistratura palermitana, accusata di avere svolto solo «indagini apparenti», e la messa a terra delle conclamate connivenze di alcuni magistrati che hanno concluso anche opachi affari immobiliari con capimafia fedelissimi di Riina. Tale richiesta ha subito scatenato polemiche anzitutto poiché svela, con intercettazioni del senatore del M5s ed ex magistrato Roberto Scarpinato, l’attività di inquinamento dei lavori della commissione parlamentare Antimafia realizzata dall’ex pm. Infatti Scarpinato e Natoli, il quale doveva essere audito proprio dalla commissione e quindi anche dallo stesso Scarpinato, si incontrano a cena il 31 agosto 2023 e Natoli, si attiva «con il procuratore della Repubblica di Palermo (De Lucia, ndr) al fine di recuperare, come suggeritogli da Scarpinato, gli atti inerenti al procedimento penale n. 3589/1991. Durante le sue ricerche, il Natoli appurava, tra l’altro, che, secondo quanto risultante dalle verifiche effettuate dalle cancellerie della Procura di Palermo, la documentazione inerente alle intercettazioni non era stata distrutta poiché il suo provvedimento non era stato eseguito». Scarpinato insomma «guida Natoli» nella selezione degli atti che costui deve produrre alla commissione Antimafia della quale lo stesso Scarpinato è componente.Non solo: la richiesta di archiviazione riporta l’intercettazione del 29 agosto 2023 in cui vengono dispensati giudizi poco lusinghieri sui magistrati della Procura di Caltanissetta. «Stanno ancora seguendo “Mafia e appalti”, non so se ti rendi conto del livello!», ricevendo a sua volta consigli da Natoli. Non manca un riferimento all’avvocato Fabio Trizzino, genero di Borsellino, il quale ha avuto il merito di segnalare alla commissione Antimafia quanto era accaduto nei procedimenti sule infiltrazioni di Cosa nostra nelle cave di marmo di Carrara. Dice Scarpinato: «A proposito di Mafia e appalti, Trizzino [...] . dice che io, Lo Forte e tu ci siamo messi d’accordo per insabbiare il fascicolo di cui tu eri titolare su Buscemi che veniva da non so quale Procura! Massa-Carrara e compagnia bella... E ora lo vuole ripetere di nuovo alla commissione Antimafia, capisci?». Natoli dice di avere richiesto documenti al procuratore di Palermo e Scarpinato gli consiglia di sollecitare: «E allora fatti vedere in modo che siamo preparati prima che ce la buttino addosso!».La richiesta di archiviazione evidenzia, inoltre, come «in successive conversazioni, Natoli e Scarpinato si accordavano sulle domande che quest’ultimo avrebbe rivolto al primo». Nella conversazione del 18 gennaio 2024, Scarpinato avrebbe spiegato a Natoli ciò che avrebbe dovuto dire a proposito della «famigerata» riunione del 14 luglio 1992 «al fine di sostenere che Borsellino sapeva ed era d’accordo sulla richiesta di archiviazione dell’indagine Mafia e appalti»: «Tu mi devi dire che ci fu un’esposizione anche del fatto che c’era stata la richiesta di archiviazione», arrivando poi a definire la «scaletta» delle domande che il parlamentare avrebbe rivolto all’ex collega.Caltanissetta spiega, quindi, che le intercettazioni in cui è rimasto coinvolto Scarpinato in realtà erano casuali in quanto dirette ad altri indagati, ovvero Pignatone, Lo Forte e Natoli che sono stati captati per le «anomalie che hanno riguardato l’indagine Mafia e appalti, probabilmente significative dei fortissimi interessi contrari a che la stessa andasse avanti con i necessari approfondimenti, cosa poi realmente accaduta». Per raggiungere tale obiettivo, scrivono i pm, «i soggetti portatori dei predetti interessi hanno, del tutto verosimilmente, avuto contatti anche con i magistrati che, in quegli anni, si occuparono, a vario titolo, delle indagini relative».Tranciante il giudizio degli inquirenti sul procedimento che ha riguardato le infiltrazioni di Cosa nostra a Carrara: esso avrebbe presentato uno «sviluppo delle attività di indagine ictu oculi lacunoso, superficiale e del tutto inadeguato, procedimento che, ove scandagliato con diligenza anche minima, avrebbe di fatto consentito di accendere un faro sulla compenetrazione fra l’organizzazione criminale Cosa nostra e importantissime imprese di rilevanza nazionale, come tali aggiudicatarie di commesse pubbliche multi miliardarie».Tale impietoso giudizio si estende anche alla scelta della polizia giudiziaria delegata individuata da Natoli in «una sezione del neocostituito Gico della Guardia di finanza di Palermo, fortemente sottodimensionata rispetto alla tipologia di attività da espletare e priva del know-how necessario a una visione d’insieme dei fenomeni criminali esplorati». Quindi i pm formulano l’accusa più radicale, quella di collusione di fatto con Cosa nostra: «La brevissima durata complessiva dell’attività delle investigazioni; le sorti di un secondo fascicolo iscritto su impulso della Procura di Massa-Carrara e inizialmente assegnato da Borsellino a Pignatone e Lo Forte, originari titolari del procedimento “Mafia appalti” [...] consentono di affermare che si trattò di un’indagine “apparente”».Sulle ragioni per le quali a Palermo si facessero «indagini apparenti» su Cosa nostra dovremo, però, attendere la definizione degli atri procedimenti a carico di ben noti magistrati.
L'amministratore delegato e direttore generale di Simest Regina Corradini D'Arienzo
Al «Giorno della Verità» nel dialogo L’energia del potere – La partita decisiva per l’Europa è intervenuta Regina Corradini D’Arienzo, amministratore delegato e direttore generale di Simest. Al centro del confronto il sostegno alle imprese colpite dallo shock energetico, il ruolo delle Pmi, la filiera produttiva e le prospettive dell’export italiano.
Un miliardo di euro per sostenere le imprese che hanno subito lo shock energetico e il rischio di un rallentamento degli investimenti, soprattutto per le piccole e medie imprese. È uno dei passaggi chiave del dialogo andato in scena al «Giorno della Verità» nel panel L’energia del potere – La partita decisiva per l’Europa, con protagonista Regina Corradini D’Arienzo, amministratore delegato e direttore generale di Simest, intervistata dal vicedirettore de La Verità Giuliano Zulin.
L’intervento ha messo al centro la necessità di evitare un freno alla crescita delle imprese dopo la fase di shock energetico. Le risorse stanziate, è stato spiegato, nascono dalla volontà di sostenere la continuità degli investimenti attraverso un’iniezione immediata di liquidità e un contributo a fondo perduto fino al 30%.
Nel ragionamento, un ruolo centrale è stato attribuito al concetto di filiera, indicato come elemento chiave per la tenuta del sistema produttivo italiano. L’eventuale blocco degli investimenti, è stato sottolineato, rappresenterebbe infatti un rischio significativo per la competitività complessiva.
Ampio spazio anche al tema dell’export italiano e alla sua evoluzione. Secondo quanto illustrato, la forza delle imprese italiane risiede nella diversificazione settoriale e nella struttura familiare delle aziende, considerata un punto di forza nella capacità di resistere agli shock esterni, anche in contesti geopolitici complessi.
Tra i dati citati, la prospettiva di un export italiano in crescita fino a 700 miliardi di euro entro il 2027. Un obiettivo che, è stato osservato, richiede un sistema in grado non solo di sostenere ma anche di incentivare l’internazionalizzazione delle imprese.
Attualmente, meno del 9% delle aziende italiane esporta: un dato che, secondo quanto emerso dal confronto, evidenzia la necessità di ampliare la platea delle imprese attive sui mercati esteri. Per questo motivo, è stato spiegato, gli strumenti di sostegno sono stati estesi anche alle piccole e medie imprese, con l’obiettivo di rafforzare l’intera filiera produttiva.
Continua a leggereRiduci
Francesco Lollobrigida e Massimo De Manzoni
«Le Tecniche di Evoluzione Assistita non sono OGM. Con la Tea la scienza non modifica la natura ma la mette in condizione di affrontare nuove sfide. L'intervista di Massimo De Manzoni al ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida.
L'agricoltura italiana è la prima per valore aggiunto in Europa. Sono dati del 2024, confermati nel 2025. Il nostro export tocca quasi i 73 miliardi. Lo ha detto il ministro dell'Agricoltura e delle Foreste Francesco Lollobrigida intervistato dal codirettore della Verità Massimo De Manzoni. Frutto di un governo che ha investito 16, 8 miliardi di euro nel settore. «Mai nessun governo ha impegnato così tanto in un settore primario e noi abbiamo investito non speso» ha spiegato Lollobrigida. Investimenti che secondo uno studio di Ambrosetti genereranno 245 miliardi di euro di impatto nel settore.
Lollobrigida ha l'occasione di rivendicare il lavoro fatto per normare la commercializzazione della carne sintetica: «Una poltiglia cellulare che qualcuno ambiva a chiamare carne. Un alimento pensato per i poveri, non per tutti. Noi abbiamo chiesto di normare il prodotto. In Parlamento la legge è passata con il centrodestra, l’appoggio di altri e l’astensione di parte del Pd. Ci accusarono di restare isolati in Europa, ma poi in molti invece con noi. Così anche nel resto del mondo, dove qualcuno ha ripreso la nostra legge. Una vittoria che ha dimostrato che avevamo ragione. Non si potrà chiamare carne ma l’obiettivo è bannarla». Sulle Tecniche di Evoluzione Assistita risponde: «non sono OGM. Gli OGM intervengono tra specie diverse forzando la natura, mentre le TEA sono operazioni intraspecie: si accelera con la scienza qualcosa che la natura potrebbe realizzare da sola». Il Ministro fa un esempio: «Grazie alle TEA, la scienza non modifica la natura ma la mette in condizione di affrontare nuove sfide. Tra le sperimentazioni che stiamo conducendo come Italia, c'è il riso senza acqua. Sembra una cosa impossibile, ma stiamo sperimentando per raggiungere questo risultato». Sull'energia solare chiarisce: «Non siamo contro energia solare, ma siamo contro la speculazione dei terreni agricoli». Interrogato dal codirettore sulla possibilità di ricadute nel settore dovute al duro scambio tra Trump e Meloni, Lollobrigida risponde: «La rappresaglia di Trump è un rischio che vedo relativamente perché c’è una grande richiesta da parte del mercato americano».
Continua a leggereRiduci
Il presidente esecutivo di BF Spa (Bonifiche Ferraresi) Federico Vecchioni
Il presidente esecutivo di BF Spa, intervistato dal condirettore Massimo de' Manzoni sul palco del Giorno della Verità, spiega perché il mondo agricolo rappresenta una priorità nazionale e non può essere separato dall'economia e dalla politica.
Cibo, filiere e sovranità. Intervistato dal condirettore Massimo de’ Manzoni in occasione de il Giorno della Verità, il presidente esecutivo di BF Spa (Bonifiche Ferraresi) Federico Vecchioni ha fatto il punto sull'importanza del mondo agricolo e sulle sue potenzialità palco nazionale (e non solo).
In vista della complessità dell'attuale contesto mondiale, afferma Vecchioni, si potrebbe dire che l'agricoltura abbia finalmente riacquistato il suo reale valore, acquisendo persino un importante ruolo geostrategico. «C’è una percezione internazionale che quello agricolo sia un tema di rilevanza non solo economica, ma anche sociale. Basti pensare che l’emergenza alimentare in aree di scarsità agricola abbia causato tensioni preoccupanti e strutturali in ambito planetario. Per questo, il mondo agroalimentare è tornato a un’attenzione non più solo di settore. «Il ministero dell'Agricoltura è politico. E l’agricoltura non può essere collocata ai margini dell’economia: sarebbe un grave errore di tipo politico».
«Ma se da un lato la rilevanza del cibo è tornata di tutti i Paesi (non solo quelli più poveri), dall’altra» sostiene il presidente esecutivo di BF Spa «abbiamo il dovere quasi morale di dare al comparto della produzione agricola una priorità di allenza tra governi, in primis l’Europa e le scelte fatte dal 1957. Allora si pensava al reddito agricolo, poi lo si è a lungo dimenticato».
Bonifiche Ferraresi, nella visione di Vecchioni, «è un ecosistema molto flessibile di imprese che hanno deciso di creare un’infrastuttura industriale con natura privata ma con la consapevolezza di una rilevanza istituzionale. Dobbiamo quindi intervenire sul tessuto sociale: con un sano tessuto sociale ci sarà un sano tessuto produttivo. In caso contrario no».
De' Manzoni concentra quindi l'attenzione sul modo in cui creare un sano tessuto sociale, in questo mondo di scarse risorse e di un'intelligenza artificiale che le assorbe ulteriormente, mentre al contrario diminuiscono le terre coltivabili. Vecchioni spiega tuttavia che, fortunatamente, «in realtà nel mondo esiste ancora molta terra da preservare e restituire alle future generazioni». Inoltre, afferma, «BF Spa non compra terreni, ma gestisce valore per realizzare un'infrastruttura che può essere replicata anche in altri contesti (le cosiddette model farm), ma che al tempo stesso opera con la comunità (dai piccoli agricoltori alle istituzioni).
Nella fase finale dell'intervento, Vecchioni ha ricordato l'importanza di tornare a investire sui giovani: «Nel 2022 gli iscritti alla facoltà universitaria di Scienze agrarie erano 4.200, mentre oggi sono meno di 2.000. Eppure, nello stesso momento, aumentano gli iscritti a Ingegneria agraria. La differenza la fa proprio la parola "ingegneria", che nell'immaginario dei giovani li fa pensare di avere un lavoro più sicuro se si iscrivono a questa facoltà rispetto a quella di agronomia». Con la consapevolezza rassicurante che «l’ia non sostituirà mai la professione dell’agricoltore».
Continua a leggereRiduci
Al «Giorno della Verità» sono intervenuti Georg Gufler, Chief Executive Officer di Doppelmayr Italia; Fulvio Giuliani, giornalista e responsabile comunicazione di Interporto Rivers; e Stefano Paggi, Chief Technology & Operation Officer di FiberCop, in un confronto moderato dal vicedirettore de La Verità Giuliano Zulin. Al centro del dibattito la trasformazione della competitività italiana tra mobilità sostenibile, infrastrutture digitali e logistica integrata.
Georg Gufler, Chief Executive Officer di Doppelmayr Italia; Fulvio Giuliani, giornalista e responsabile comunicazione di Interporto Rivers; e Stefano Paggi, Chief Technology & Operation Officer di FiberCop, insieme al vicedirettore de La Verità Giuliano Zulin che ha moderato il panel. Sono i protagonisti del confronto La fabbrica del futuro, andato in scena al «Giorno della Verità», dedicato alla sfida della competitività nella rivoluzione digitale italiana.
Al centro del dibattito l’idea di una fabbrica del futuro più veloce, connessa e integrata tra sistemi di trasporto, logistica e infrastrutture digitali. Un modello in cui, è stato sottolineato, la circolazione delle merci e delle informazioni diventa elemento decisivo di sviluppo.
Gufler ha descritto la mobilità come una sfida centrale per lo sviluppo sostenibile dei territori, illustrando l’attività di Doppelmayr Italia, società attiva da oltre 130 anni e con più di 600 installazioni realizzate in Italia tra impianti turistici e urbani. Tra i punti chiave del suo intervento, il ruolo dei sistemi a fune come soluzione complementare alle infrastrutture tradizionali, con tempi di realizzazione più rapidi e costi inferiori rispetto ad altre opere, oltre a benefici in termini di impatto ambientale e consumo di suolo.
Nel panel è stato inoltre citato un progetto realizzato a Parigi, con cinque stazioni collegate alla rete metropolitana e ferroviaria, che avrebbe consentito una riduzione dei tempi di percorrenza di circa 22 minuti.
Ampio spazio anche alla digitalizzazione delle infrastrutture. Paggi ha richiamato il ruolo di FiberCop e l’obiettivo di estendere la connessione veloce a circa 20 milioni di unità tra famiglie e imprese, sottolineando la centralità della rete come infrastruttura strategica per la competitività del Paese.
Sul fronte logistico, Giuliani ha illustrato il ruolo degli interporti come nodi fondamentali per lo smistamento delle merci. In Italia ne esistono circa trenta, ha ricordato, e rappresentano una componente ancora poco conosciuta ma strategica della catena logistica nazionale. L’interporto di Marghera è stato indicato come esempio di crescita recente, con oltre un milione e mezzo di tonnellate movimentate nell’anno.
Nel dibattito è emersa anche la necessità di rafforzare il trasporto intermodale e le connessioni con i traffici marittimi e le direttrici europee, così come la possibilità di utilizzare sistemi innovativi anche per il cosiddetto «ultimo miglio» urbano.
Infine, è stato affrontato il tema delle tecnologie avanzate, dall’intelligenza artificiale alla crittografia quantistica, considerate strumenti destinati a incidere sia sull’elaborazione dei dati sia sulla sicurezza delle reti digitali.
In chiusura, una riflessione sul bisogno di accelerare il cambiamento infrastrutturale e produttivo del Paese, tra investimenti, innovazione e superamento delle resistenze alla trasformazione.
Continua a leggereRiduci