
L’ipotesi peggiore si sta materializzando. Non che Milan e Inter, o meglio RedBird e Oaktree, i due fondi internazionali che controllano i club, non l’avessero presa in considerazione, ma probabilmente neanche nelle loro proiezioni più pessimistiche ipotizzavano un intervento così celere della Procura di Milano.
A neanche sei mesi dal rogito del novembre 2025, infatti, il progetto stadio di proprietà rischia la paralisi e, di conseguenza, anche i piani a lungo termine che prevedevano un deciso cambio di marcia in termini di ricavi. Dati ufficiali non esistono, ma secondo le stime più accreditate, grazie al nuovo impianto, ciascun club potrebbe arrivato a guadagnare tra biglietti, hospitality, eventi extracalcistici e diritti pubblicitari circa 100 milioni di euro in più all’anno. Non solo. Perché lo stadio cambierebbe l’appeal delle società. O meglio, la loro «vendibilità». In altre parole, RedBird e Oaktree, che per mestiere investono con l’obiettivo di guadagnare percentuali a doppia cifra rispetto a ogni asset che mettono in portafoglio, avrebbero risorse in canna decisamente più profittevoli.
E adesso? Forse è ancora presto per capire se l’indagine per la presunta procedura pilotata dai vertici del Comune di Milano con advisor e consulenti di rossoneri e nerazzurri possa portare all’annullamento dell’operazione, ma lo scenario più catastrofico prevede l’attivazione dello scudo penale. La clausola, non a caso fortemente voluta dai due club, che prevede la possibilità di rescindere dal contratto nel caso di «indagini o procedimenti penali che impediscano l’inizio dei lavori nei tempi concordati. O che mettano in discussione la bancabilità del progetto».
Perché, è bene ricordarlo, San Siro è stato ceduto per 197 milioni di euro, ma il progetto complessivo di riqualificazione e ristrutturazione dell’area prevede un esborso di circa 1,5 miliardi che verrà in buona parte finanziato attraverso un maxi-prestito bancario.
Una prima tranche da circa 350 milioni di euro sarebbe stata garantita da un pool di istituti che vede in prima fila Goldman Sachs, Jp Morgan, Banco Bpm e Bper. Ma è solo l’inizio. Certo che se il progetto dovesse entrare anche solo nella fase di stand by, tutto il castello di fidi che Redbird e Oaktree stanno da tempo mettendo in piedi rischierebbe di saltare. La Verità ha provato a chiedere un commento ai fondi: di loro sono soliti mantenere una certa riservatezza e, vista la delicatezza del momento, non si sono smentiti.
Certo, va ricordato che in conformità con quanto previsto dalla Legge stadi, il contratto di compravendita prevede una responsabilità del Comune di Milano in caso di inadempienza. Con la possibilità di chiedere «la restituzione delle somme versate», «il rimborso delle spese documentate, fino a un massimo di 20 milioni di euro» e «l’esonero dal pagamento di qualsiasi indennità per l’utilizzo dello Stadio Meazza, per un periodo massimo di due anni».
Un ulteriore bel guaio per il Comune e un risarcimento sostanzioso per i due club che difficilmente, però, basterà a RedBird e Oaktree. I due proprietari che lottano ormai da anni per trovare un equilibrio tra ambizioni sportive e conti di Milan e Inter e che pensavano di aver finalmente svoltato grazie all’operazione stadio.
Se la ricerca di un nuovo impianto dovesse tornare al punto di partenza, anche i loro progetti sulle due sponde opposte dei Navigli potrebbero cambiare. Ma, forse, stiamo correndo troppo in fretta.





