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2025-02-21
Starmer consente alle Big Tech di saccheggiare il patrimonio culturale britannico
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(Ansa)
«Siamo di fronte al furto del secolo: il governo laburista abolisce le leggi sul copyright e consente il saccheggio dell'ingegno britannico per lo sviluppo dell'intelligenza artificiale delle Big Tech».
Con queste parole Andrew Neil, noto conduttore televisivo, si schiera nella campagna del Daily Mail e condensa quanto sta accadendo in Gran Bretagna, in un vero e proprio triangolo della morte formato dalle Big Tech statunitensi, dal governo e, da una posizione di debolezza, dall'industria dell'intrattenimento.
La posta in gioco riguarda, in effetti, la vita o la morte non solo di un intero settore ma di milioni di persone e, almeno simbolicamente, di una civiltà.
Il «Made in Britain» genera ogni anno una ricchezza di 126 miliardi di sterline, garantisce 2,4 milioni di posti di lavoro, soprattutto tra le piccole imprese, ed esercita in tutto il mondo una vasta influenza difficilmente determinabile in valori monetari. Qualcuno definisce un vero e proprio «soft power» ciò che da anni è forgiato dall'ingegno di editori librari, case discografiche, studi cinematografici, testate giornalistiche ed emittenti televisive britanniche. Basti pensare alla musica rock, a Harry Potter e a Mister Bean.
L'ultimo baluardo di difesa di questo mondo è l'attuale legislazione del copyright, un sistema che riconosce all'individuo la paternità sulla propria opera in maniera automatica, senza ricorrere a brevetti o a registrazioni di sorta. In questo modo tutti gli attori del settore, dal chitarrista di periferia a J.K. Rowling, hanno diritto a un compenso e sono tutelati da eventuali furti o plagi.
L'idillio, però, rischia di rompersi. Starmer vorrebbe consentire in via eccezionale ai vari Google, Meta e OpenAi di appropriarsi gratuitamente dei testi, delle immagini, della musica e di tutto il patrimonio artistico britannico allo scopo di affinare l'addestramento dell'intelligenza artificiale. In questo modo, non sussisterebbe alcun obbligo di remunerazione ai padri dell'opera, gli eventuali contenziosi legali sarebbero complessi e, certamente, patirebbero innanzitutto i tanti piccoli utenti del settore.
L'operazione rientra nel più ampio «Piano d'Azione per le Opportunità dell'Ia», un'iniziativa volta a rendere il Regno Unito leader mondiale nell'intelligenza artificiale attraverso la creazione di un supercomputer nazionale, lo sviluppo di infrastrutture e data center e altri ingenti investimenti.
Oltre alla campagna del Daily Mail, però, anche diversi personaggi di spicco volgono lo sguardo al presente e alla tradizione britannica. A prendere posizione sono, tra gli altri, Elton John, Paul McCartney, la scrittrice Jeanette Winterson, il presidente di Sony Music Group Rob Stringer, il ceo di Warner Music Robert Kyncl e Tom Kiehl, amministratore delegato di Uk Music.
Guardando al passato si comprende ulteriormente la rilevanza della posta in gioco. La legislazione britannica sul copyright risale al XVIII secolo ed è strettamente legata alla libertà di stampa, all'Illuminismo e alla rivoluzione industriale. Tutto questo è stato l'humus della libertà di pensiero, della ricerca e, più in profondità, della democrazia. Anche qui suona l'ennesimo campanello d'allarme.
Continua a leggereRiduci
Il Daily Mail si schiera con l’industria dell’intrattenimento contro la revisione delle leggi sul copyright, che consentirebbe alle Big Tech di sfruttare gratuitamente testi, musica e immagini per addestrare l’intelligenza artificiale.«Siamo di fronte al furto del secolo: il governo laburista abolisce le leggi sul copyright e consente il saccheggio dell'ingegno britannico per lo sviluppo dell'intelligenza artificiale delle Big Tech».Con queste parole Andrew Neil, noto conduttore televisivo, si schiera nella campagna del Daily Mail e condensa quanto sta accadendo in Gran Bretagna, in un vero e proprio triangolo della morte formato dalle Big Tech statunitensi, dal governo e, da una posizione di debolezza, dall'industria dell'intrattenimento.La posta in gioco riguarda, in effetti, la vita o la morte non solo di un intero settore ma di milioni di persone e, almeno simbolicamente, di una civiltà.Il «Made in Britain» genera ogni anno una ricchezza di 126 miliardi di sterline, garantisce 2,4 milioni di posti di lavoro, soprattutto tra le piccole imprese, ed esercita in tutto il mondo una vasta influenza difficilmente determinabile in valori monetari. Qualcuno definisce un vero e proprio «soft power» ciò che da anni è forgiato dall'ingegno di editori librari, case discografiche, studi cinematografici, testate giornalistiche ed emittenti televisive britanniche. Basti pensare alla musica rock, a Harry Potter e a Mister Bean.L'ultimo baluardo di difesa di questo mondo è l'attuale legislazione del copyright, un sistema che riconosce all'individuo la paternità sulla propria opera in maniera automatica, senza ricorrere a brevetti o a registrazioni di sorta. In questo modo tutti gli attori del settore, dal chitarrista di periferia a J.K. Rowling, hanno diritto a un compenso e sono tutelati da eventuali furti o plagi.L'idillio, però, rischia di rompersi. Starmer vorrebbe consentire in via eccezionale ai vari Google, Meta e OpenAi di appropriarsi gratuitamente dei testi, delle immagini, della musica e di tutto il patrimonio artistico britannico allo scopo di affinare l'addestramento dell'intelligenza artificiale. In questo modo, non sussisterebbe alcun obbligo di remunerazione ai padri dell'opera, gli eventuali contenziosi legali sarebbero complessi e, certamente, patirebbero innanzitutto i tanti piccoli utenti del settore.L'operazione rientra nel più ampio «Piano d'Azione per le Opportunità dell'Ia», un'iniziativa volta a rendere il Regno Unito leader mondiale nell'intelligenza artificiale attraverso la creazione di un supercomputer nazionale, lo sviluppo di infrastrutture e data center e altri ingenti investimenti.Oltre alla campagna del Daily Mail, però, anche diversi personaggi di spicco volgono lo sguardo al presente e alla tradizione britannica. A prendere posizione sono, tra gli altri, Elton John, Paul McCartney, la scrittrice Jeanette Winterson, il presidente di Sony Music Group Rob Stringer, il ceo di Warner Music Robert Kyncl e Tom Kiehl, amministratore delegato di Uk Music.Guardando al passato si comprende ulteriormente la rilevanza della posta in gioco. La legislazione britannica sul copyright risale al XVIII secolo ed è strettamente legata alla libertà di stampa, all'Illuminismo e alla rivoluzione industriale. Tutto questo è stato l'humus della libertà di pensiero, della ricerca e, più in profondità, della democrazia. Anche qui suona l'ennesimo campanello d'allarme.
Gli utenti «potranno ottenere un ristoro direttamente dai gestori autostradali per i disservizi subiti durante gli spostamenti». Il rimborso non sarà però dovuto in alcuni casi specifici, ad esempio quando sul tratto interessato è già prevista una riduzione generalizzata del pedaggio.
Secondo quanto previsto, i gestori delle autostrade dovranno definire modalità e criteri per le richieste di indennizzo. Tra gli effetti possibili della misura viene indicata anche l’eventualità di un aumento delle tariffe autostradali da parte delle concessionarie per compensare i costi dei rimborsi.
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«Permesso di soggiorno e cittadinanza sono un atto di fiducia degli italiani nei confronti di chi arriva. Chi commette reati deve poter perdere questa fiducia: permesso di soggiorno a punti come la patente, per chi delinque via i documenti e si ricomincia da capo».
Lo ha dichiarato il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, a margine di una cena elettorale a Macerata a sostegno del sindaco uscente Sandro Parcaroli, commentando i fatti avvenuti a Modena, dove un giovane di origine marocchina ha investito diverse persone causando vari feriti, alcuni in gravi condizioni. «L’integrazione per molte seconde generazioni è un fallimento», ha aggiunto il leader della Lega.