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2023-12-31
Il socio di Verdini voleva arrivare a Draghi
Mario Draghi (Ansa)
Nel dicembre 2021 il presidente del Consiglio dei ministri era Super Mario Draghi e l’uomo seduto in quel momento sulla poltronissima da amministratore delegato di Anas, Massimo Simonini, si sentiva, per sua stessa ammissione «sulla graticola». Non immaginava di finire anche nella rete delle captazioni della Guardia di finanza che già allora aveva pescato Tommaso Verdini e il suo socio Fabio Pileri a brigare per gli imprenditori ai quali tramite la Inver, la società al centro dell’inchiesta della Procura di Roma sugli appalti Anas, avrebbero fornito le dritte per incassare appalti milionari. Poi Verdini & C., secondo l’accusa, avrebbero ricambiato aiutando i funzionari, tramite le loro relazioni, a fare carriera. Simonini il 29 dicembre 2021 incontra Pileri nel bar Antico cafè Ruschena, in via Lungotevere a Roma. E con Pileri fa strategia sui nuovi obiettivi: «Dobbiamo capire bene quale ruolo andarci a prendere, quello dobbiamo vedere, dobbiamo trovarci un appoggio a Palazzo Chigi». Già un mese prima, però, ovvero il 19 novembre 2021, Verdini junior & C., «commentano in anticipo rispetto all’ufficialità», annotano gli investigatori della Guardia di finanza, «la nomina di Aldo Isi ad amministratore delegato di Anas, mostrandosi soddisfatti della scelta». Gli indagati, che sembravano però avere particolarmente a cuore la riconferma di Simonini, si sarebbero a quel punto mossi per salvarlo: «È chiaro che abbiamo perso una battaglia importante, importantissima, però se noi riusciamo oggi con tutta la buona volontà di tutti gli interlocutori, amici... a ricollocarti in una posizione buona, gli ho detto, comunque è una vittoria anche nostra...». E il giorno seguente, infatti, Pileri anticipa a un imprenditore fiorentino che «Simonini a breve avrebbe incontrato l’amministratore delegato di Fs per un incarico relativo all’utilizzo dei fondi per il Pnrr che gli avrebbe consentito di mantenere lo stesso stipendio». La conversazione, riassunta dagli investigatori, si conclude con Pileri che «sottolinea all’interlocutore di essere riuscito a tutelare Simonini facendo riconoscere i meriti della sua gestione ed evitando che fosse mandato via». E con un altro interlocutore aggiunge: Simonini «non rimane a piedi, amo lavorato pe’ non fallo rimane’ a piedi. [...] Gli lasciano le opere dove è commissario, così almeno giustificano anche lo stipendio che percepisce. Questo è un po’ l’accordo che siamo annati diciamo a trattare». Ma ai Verdinis non si rivolgevano solo big e funzionari di Anas. Stando alle chiacchierate di Pileri, anche dai dem sarebbero arrivate richieste di aiuto: «Io ti dico solamente che a noi ci ha chiamati l’altro ieri Lotti, c’ha da sistema’ uno, non gliela fa a sistemarlo perché Massimo Bruno (chief corporate affairs office di Fs, ndr) gli ha risposto “io parlo con il Pd, siete troppi, quindi parlo solamente con il segretario nazionale (in quel momento Enrico Letta, ndr)”. Quindi per farti capi’ che Bruno parla con tutti». Non solo.
Secondo Pileri «Bruno» va anche «a pranzo con tutti». E fa un esempio: «Pure con Elio Lannutti (in quel momento senatore del Movimento 5 stelle, ndr) è andato». Perso Simonini i consulenti dell’appalto facile fanno strategia. Verdini junior si confronta con Pileri: «Noi stiamo fregando le posizioni agli amici nostri, che siano Lega e alle volte ci proviamo anche col Pd». Pileri risponde: «So’ d’accordo». Verdini riprende il discorso: «Ci proviamo anche col Pd perché quando c’era Margiotta (Salvatore Margiotta, ex sottosegretario alle Infrastrutture e trasporti, ndr) c’abbiamo provato anche col Pd, noi ci proviamo con tutti gli amici che abbiamo. Un po’ di conto lo diamo ma stiamo fregando posizioni». Ma è in un’altra conversazione che Pileri confessa tutta la sua trasversalità: «Come vedi io ogni volta che ci sta un governo io c’ho degli amici. Ci stanno quelli e c’ho i 5 stelle c’ho... Pd c’ho Pd. Gli dici quindi io non voglio la guerra con nessuno, voglio sta’ bene, non mi va di fa’ la guerra». E che con i pentastellati in passato avrebbero avuto rapporti emerge da un’altra conversazione: «I primi che ci hanno abbandonati è stato il Movimento 5 stelle... perché gli ho detto sicuramente non era più il Movimento 5 stelle di due anni fa... e quindi gli ho detto che ci siamo trovati in difficoltà». E sempre Pileri, con un funzionario di Anas che cerca sponde, parla di Mariastella Gelmini (attualmente vicesegretario di Azione). Il funzionario chiede: «Ma ‘sta Gelmini comanna (comanda, ndr)?». E Pileri: «È di Forza Italia, una delle ministre migliori, poi, sai, col fatto del virus, avendoci lei la delega alle Regioni fa parte dei tavoli tecnici».
Rispetto alle relazioni con la politica trovare riscontri nei computer sequestrati agli indagati lo scorso luglio non sarà un gioco da ragazzi. Dopo essersi consultato con un avvocato, che avrebbe definito l’attività della Inver «borderline», Verdini junior riporta i consigli del legale al socio: «Tu devi imparare a distinguere le due cose e a gestirle in modo tale che nessuno ti possa attaccare... quindi bisogna... una piccola accortezza... ci ha detto di levare per esempio tutte le documentazioni con Senato, Camera, eccetera».
Le opposizioni provocano: «Salvini spieghi in Aula», ma Chigi ora fa quadrato
Un’altra domanda scomoda alla quale rispondere: la conferenza stampa di fine anno di Giorgia Meloni, più volte rimandata a causa della indisposizione della premier e prevista ora per il 4 gennaio, avrà certamente tra gli argomenti l’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari Tommaso Verdini, figlio di Denis (indagato pure lui) e fratello di Francesca, la compagna di Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Ieri alcuni quotidiani riportavano una frase della Meloni, che avrebbe definito la vicenda «una brutta storia», commento che ci viene smentito da fonti vicine a Palazzo Chigi, ma la preoccupazione per gli sviluppi dell’indagine serpeggia tra i partiti di maggioranza: «Era prevedibile», dice alla Verità un autorevole esponente del centrodestra, «ma non in queste dimensioni. Il babbo era già ai domiciliari, la famiglia Verdini è particolarmente esposta. Certamente è un problema». Problema destinato a ingigantirsi nei prossimi giorni: le opposizioni chiedono a Salvini di riferire in aula, ma fonti vicine al leader della Lega fanno sapere che il vicepremier «in agenda non ha inserito alcun intervento in Aula per un’informativa». Sarà questo il punto sul quale insisteranno le opposizioni, con i Verdi di Angelo Bonelli che, a quanto apprendiamo, non escludono iniziative «clamorose», senza aggiungere dettagli ma facendo presagire qualche fuoco d’artificio di inizio anno. «Desidero portare alla sua attenzione», scrive Bonelli in una lettera indirizzata alla Meloni, «che prima del varo del decreto sul ponte sullo Stretto di Messina, il Ministro delle infrastrutture Matteo Salvini ha avuto degli incontri con il patron di Webuild, Salini, e l’ex ministro Lunardi. Incontri che lo stesso Salvini ha qualificato come informali. Questi sono stati documentati anche in un’inchiesta trasmessa da Report nel novembre 2023. Incontri simili si sono verificati tra l’ex ministro Lunardi e il Presidente del comitato scientifico del ponte, il professor Prestininzi. Inoltre, in corrispondenza dell’approvazione del decreto, le azioni di Webuild hanno registrato significativi aumenti di valore. Fin dal mese di ottobre», aggiunge Bonelli, «nel mio ruolo di deputato, ho richiesto la copia di documenti attinenti al decreto sul ponte, quali la relazione sul progetto e l’atto negoziale. Tuttavia, il ministero delle infrastrutture e la società del ponte sullo Stretto di Messina hanno ritenuto di non fornirmi tali documenti». Tanta carne buttata sulla brace, dunque. Chiede a Salvini di riferire in Aula anche il M5s: «Veramente il ministro delle Infrastrutture», affermano in una nota le capogruppo M5s nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato, Valentina D’Orso e Ada Lopreiato, «non vuole riferire alle Camere su una gravissima inchiesta che riguarda l’Anas? Sarebbe una reazione inaccettabile e il M5s non intende dargli tregua, il suo ruolo istituzionale glielo impone. Anas è una società pubblica controllata dal suo governo, l’inchiesta riguarda appalti pubblici per centinaia di milioni di euro e possibili comportamenti criminali che sarebbero avvenuti anche nel 2023, il nome del sottosegretario Freni, che non è indagato, ricorre in diversi passaggi delle carte giudiziarie. Meloni e Salvini devono immediatamente prendere posizione di fronte agli italiani e rispondere alla richiesta di informativa urgente avanzata dalle opposizioni». Il capogruppo Pd alla Camera, Chiara Braga, chiede a sua volta a Salvini di spiegare in parlamento: «Come può Salvini», dice la Braga, «pensare che non dovrà spiegare al parlamento che cosa succede negli appalti Anas? Un insulto, la sua alzata di spalle. Arroganza e presunzione non lo mettono al riparo da un coinvolgimento che prima che personale è politico». «La richiesta delle opposizioni a Salvini», commenta all’Ansa il capogruppo al senato di Forza Italia, Maurizio Gasparri, «è pretestuosa. Tutti dicono che bisogna salvaguardare l’autonomia della magistratura, perché un’informativa in Parlamento? Salvini non è indagato, di cosa deve rispondere? Non c’è l’oggetto del contendere».
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Le manovre di Pileri per trovare, con Simonini, un gancio nel governo ai tempi di Supermario. E dall’inchiesta affiorano anche i rapporti trasversali tra gli indagati e la sinistra: «Lotti deve sistemare uno, ma il capo di Fs Bruno parla solo con Enrico Letta». Pd, Verdi e pentastellati chiedono una informativa al ministro. Maurizio Gasparri (Fi) difende il leghista: «Non deve mica giustificarsi». Lo speciale contiene due articoli.Nel dicembre 2021 il presidente del Consiglio dei ministri era Super Mario Draghi e l’uomo seduto in quel momento sulla poltronissima da amministratore delegato di Anas, Massimo Simonini, si sentiva, per sua stessa ammissione «sulla graticola». Non immaginava di finire anche nella rete delle captazioni della Guardia di finanza che già allora aveva pescato Tommaso Verdini e il suo socio Fabio Pileri a brigare per gli imprenditori ai quali tramite la Inver, la società al centro dell’inchiesta della Procura di Roma sugli appalti Anas, avrebbero fornito le dritte per incassare appalti milionari. Poi Verdini & C., secondo l’accusa, avrebbero ricambiato aiutando i funzionari, tramite le loro relazioni, a fare carriera. Simonini il 29 dicembre 2021 incontra Pileri nel bar Antico cafè Ruschena, in via Lungotevere a Roma. E con Pileri fa strategia sui nuovi obiettivi: «Dobbiamo capire bene quale ruolo andarci a prendere, quello dobbiamo vedere, dobbiamo trovarci un appoggio a Palazzo Chigi». Già un mese prima, però, ovvero il 19 novembre 2021, Verdini junior & C., «commentano in anticipo rispetto all’ufficialità», annotano gli investigatori della Guardia di finanza, «la nomina di Aldo Isi ad amministratore delegato di Anas, mostrandosi soddisfatti della scelta». Gli indagati, che sembravano però avere particolarmente a cuore la riconferma di Simonini, si sarebbero a quel punto mossi per salvarlo: «È chiaro che abbiamo perso una battaglia importante, importantissima, però se noi riusciamo oggi con tutta la buona volontà di tutti gli interlocutori, amici... a ricollocarti in una posizione buona, gli ho detto, comunque è una vittoria anche nostra...». E il giorno seguente, infatti, Pileri anticipa a un imprenditore fiorentino che «Simonini a breve avrebbe incontrato l’amministratore delegato di Fs per un incarico relativo all’utilizzo dei fondi per il Pnrr che gli avrebbe consentito di mantenere lo stesso stipendio». La conversazione, riassunta dagli investigatori, si conclude con Pileri che «sottolinea all’interlocutore di essere riuscito a tutelare Simonini facendo riconoscere i meriti della sua gestione ed evitando che fosse mandato via». E con un altro interlocutore aggiunge: Simonini «non rimane a piedi, amo lavorato pe’ non fallo rimane’ a piedi. [...] Gli lasciano le opere dove è commissario, così almeno giustificano anche lo stipendio che percepisce. Questo è un po’ l’accordo che siamo annati diciamo a trattare». Ma ai Verdinis non si rivolgevano solo big e funzionari di Anas. Stando alle chiacchierate di Pileri, anche dai dem sarebbero arrivate richieste di aiuto: «Io ti dico solamente che a noi ci ha chiamati l’altro ieri Lotti, c’ha da sistema’ uno, non gliela fa a sistemarlo perché Massimo Bruno (chief corporate affairs office di Fs, ndr) gli ha risposto “io parlo con il Pd, siete troppi, quindi parlo solamente con il segretario nazionale (in quel momento Enrico Letta, ndr)”. Quindi per farti capi’ che Bruno parla con tutti». Non solo. Secondo Pileri «Bruno» va anche «a pranzo con tutti». E fa un esempio: «Pure con Elio Lannutti (in quel momento senatore del Movimento 5 stelle, ndr) è andato». Perso Simonini i consulenti dell’appalto facile fanno strategia. Verdini junior si confronta con Pileri: «Noi stiamo fregando le posizioni agli amici nostri, che siano Lega e alle volte ci proviamo anche col Pd». Pileri risponde: «So’ d’accordo». Verdini riprende il discorso: «Ci proviamo anche col Pd perché quando c’era Margiotta (Salvatore Margiotta, ex sottosegretario alle Infrastrutture e trasporti, ndr) c’abbiamo provato anche col Pd, noi ci proviamo con tutti gli amici che abbiamo. Un po’ di conto lo diamo ma stiamo fregando posizioni». Ma è in un’altra conversazione che Pileri confessa tutta la sua trasversalità: «Come vedi io ogni volta che ci sta un governo io c’ho degli amici. Ci stanno quelli e c’ho i 5 stelle c’ho... Pd c’ho Pd. Gli dici quindi io non voglio la guerra con nessuno, voglio sta’ bene, non mi va di fa’ la guerra». E che con i pentastellati in passato avrebbero avuto rapporti emerge da un’altra conversazione: «I primi che ci hanno abbandonati è stato il Movimento 5 stelle... perché gli ho detto sicuramente non era più il Movimento 5 stelle di due anni fa... e quindi gli ho detto che ci siamo trovati in difficoltà». E sempre Pileri, con un funzionario di Anas che cerca sponde, parla di Mariastella Gelmini (attualmente vicesegretario di Azione). Il funzionario chiede: «Ma ‘sta Gelmini comanna (comanda, ndr)?». E Pileri: «È di Forza Italia, una delle ministre migliori, poi, sai, col fatto del virus, avendoci lei la delega alle Regioni fa parte dei tavoli tecnici». Rispetto alle relazioni con la politica trovare riscontri nei computer sequestrati agli indagati lo scorso luglio non sarà un gioco da ragazzi. Dopo essersi consultato con un avvocato, che avrebbe definito l’attività della Inver «borderline», Verdini junior riporta i consigli del legale al socio: «Tu devi imparare a distinguere le due cose e a gestirle in modo tale che nessuno ti possa attaccare... quindi bisogna... una piccola accortezza... ci ha detto di levare per esempio tutte le documentazioni con Senato, Camera, eccetera».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/socio-verdini-voleva-draghi-2666838486.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="le-opposizioni-provocano-salvini-spieghi-in-aula-ma-chigi-ora-fa-quadrato" data-post-id="2666838486" data-published-at="1704015741" data-use-pagination="False"> Le opposizioni provocano: «Salvini spieghi in Aula», ma Chigi ora fa quadrato Un’altra domanda scomoda alla quale rispondere: la conferenza stampa di fine anno di Giorgia Meloni, più volte rimandata a causa della indisposizione della premier e prevista ora per il 4 gennaio, avrà certamente tra gli argomenti l’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari Tommaso Verdini, figlio di Denis (indagato pure lui) e fratello di Francesca, la compagna di Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Ieri alcuni quotidiani riportavano una frase della Meloni, che avrebbe definito la vicenda «una brutta storia», commento che ci viene smentito da fonti vicine a Palazzo Chigi, ma la preoccupazione per gli sviluppi dell’indagine serpeggia tra i partiti di maggioranza: «Era prevedibile», dice alla Verità un autorevole esponente del centrodestra, «ma non in queste dimensioni. Il babbo era già ai domiciliari, la famiglia Verdini è particolarmente esposta. Certamente è un problema». Problema destinato a ingigantirsi nei prossimi giorni: le opposizioni chiedono a Salvini di riferire in aula, ma fonti vicine al leader della Lega fanno sapere che il vicepremier «in agenda non ha inserito alcun intervento in Aula per un’informativa». Sarà questo il punto sul quale insisteranno le opposizioni, con i Verdi di Angelo Bonelli che, a quanto apprendiamo, non escludono iniziative «clamorose», senza aggiungere dettagli ma facendo presagire qualche fuoco d’artificio di inizio anno. «Desidero portare alla sua attenzione», scrive Bonelli in una lettera indirizzata alla Meloni, «che prima del varo del decreto sul ponte sullo Stretto di Messina, il Ministro delle infrastrutture Matteo Salvini ha avuto degli incontri con il patron di Webuild, Salini, e l’ex ministro Lunardi. Incontri che lo stesso Salvini ha qualificato come informali. Questi sono stati documentati anche in un’inchiesta trasmessa da Report nel novembre 2023. Incontri simili si sono verificati tra l’ex ministro Lunardi e il Presidente del comitato scientifico del ponte, il professor Prestininzi. Inoltre, in corrispondenza dell’approvazione del decreto, le azioni di Webuild hanno registrato significativi aumenti di valore. Fin dal mese di ottobre», aggiunge Bonelli, «nel mio ruolo di deputato, ho richiesto la copia di documenti attinenti al decreto sul ponte, quali la relazione sul progetto e l’atto negoziale. Tuttavia, il ministero delle infrastrutture e la società del ponte sullo Stretto di Messina hanno ritenuto di non fornirmi tali documenti». Tanta carne buttata sulla brace, dunque. Chiede a Salvini di riferire in Aula anche il M5s: «Veramente il ministro delle Infrastrutture», affermano in una nota le capogruppo M5s nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato, Valentina D’Orso e Ada Lopreiato, «non vuole riferire alle Camere su una gravissima inchiesta che riguarda l’Anas? Sarebbe una reazione inaccettabile e il M5s non intende dargli tregua, il suo ruolo istituzionale glielo impone. Anas è una società pubblica controllata dal suo governo, l’inchiesta riguarda appalti pubblici per centinaia di milioni di euro e possibili comportamenti criminali che sarebbero avvenuti anche nel 2023, il nome del sottosegretario Freni, che non è indagato, ricorre in diversi passaggi delle carte giudiziarie. Meloni e Salvini devono immediatamente prendere posizione di fronte agli italiani e rispondere alla richiesta di informativa urgente avanzata dalle opposizioni». Il capogruppo Pd alla Camera, Chiara Braga, chiede a sua volta a Salvini di spiegare in parlamento: «Come può Salvini», dice la Braga, «pensare che non dovrà spiegare al parlamento che cosa succede negli appalti Anas? Un insulto, la sua alzata di spalle. Arroganza e presunzione non lo mettono al riparo da un coinvolgimento che prima che personale è politico». «La richiesta delle opposizioni a Salvini», commenta all’Ansa il capogruppo al senato di Forza Italia, Maurizio Gasparri, «è pretestuosa. Tutti dicono che bisogna salvaguardare l’autonomia della magistratura, perché un’informativa in Parlamento? Salvini non è indagato, di cosa deve rispondere? Non c’è l’oggetto del contendere».
Il pianista Maurizio Baglini e la violoncellista Silvia Chiesa, che insieme formano un duo nella musica classica come nella vita, presentano la loro idea per abbattere la barriera tra artisti e pubblico. E ci regalano una meravigliosa pagina di Rachmaninoff.
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L’incubo è diventato realtà: benzina e gasolio a 2 euro e il rischio che se il conflitto dovesse continuare per altri 60 giorni possano arrivare fino a 2,5-3 euro come ha ipotizzato il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli.
Sono quotazioni ingiustificate poiché non esiste oggi in Italia una situazione di emergenza nelle forniture di petrolio o di combustibili fossili tale da giustificare rincari così rapidi e pesanti nei distributori. Eppure i cittadini stanno pagando oltre 1,70 euro al litro per la benzina e oltre 1,80 euro al litro per il gasolio, con punte che superano i 2 euro, soprattutto lungo la rete autostradale, come denunciato dalle associazioni dei consumatori. Aumenti che in pochi giorni hanno registrato anche 10 centesimi al litro in più, scaricando immediatamente sui consumatori le oscillazioni dei mercati. L’attenzione è puntata alle prossime mosse del governo. Al momento è stato messo in campo Mister Prezzi, il Garante per la sorveglianza dei prezzi per individuare fenomeni di speculazione, ma per frenare la spirale rialzista ci vuole ben altro. Il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, lancia messaggi rassicuranti. Su X scrive che «allo stato attuale, il prezzo medio dei carburanti è al di sotto dei 2 euro al litro, valori ben lontani dai picchi registrati nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ulteriori aumenti dipenderanno dall’evoluzione del conflitto». Intanto la Lega è al lavoro per preparare un «pacchetto energia» a favore di famiglie e imprese con una serie di emendamenti al decreto Bollette già in discussione, l’unico veicolo legislativo a disposizione per arginare possibili rincari. Tra le proposte anche di evitare la cessione di quote delle riserve energetiche. Il termine per presentare gli emendamenti è domani. Un’altra iniziativa, ventilata dal ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, è la convocazione delle compagnie petrolifere per chiedere informazioni ufficiali e avere rassicurazioni sulle potenziali ricadute sui trasporti. La Lega fa anche pressing sulla Commissione europea affinché si muova in linea con la Casa Bianca. «Considerato che gli Usa hanno allentato le sanzioni sul petrolio russo, annunciando la possibilità di aprire ulteriormente in questa direzione - scrive la Lega su X - sarebbe opportuno che anche l’Unione europea avesse un atteggiamento simile nel nome del realismo».
Il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, ha detto che gli Stati Uniti potrebbero revocare le sanzioni su ulteriori forniture di petrolio russo. Secondo Bessent «ci sono centinaia di milioni di barili di greggio sanzionato in mare aperto e, in sostanza, revocando le sanzioni, il Tesoro può creare offerta». Novità dovrebbero arrivare dal vertice del Consiglio europeo previsto per il 18-19 marzo al quale il premier Giorgia Meloni porterà la richiesta di sospendere il meccanismo dell’Ets, il sistema di scambio di quote di emissione che produce un costo aggiuntivo per le imprese energivore. La riunione potrebbe esaminare anche la proposta di separare il prezzo dell’elettricità da quello del gas.
Le conseguenze degli aumenti energetici sulle imprese, sono stati valutati dalla Cgia di Mestre che prospetta un maggior costo di 10 miliardi nel 2026. Se le attuali tensioni dovessero tradursi in rincari strutturali dei costi energetici, le aziende italiane potrebbero trovarsi a pagare quest’anno 7,2 miliardi di euro in più per l’elettricità e altri 2,6 miliardi per il gas. Secondo un’analisi di Confartigianato, il conflitto espone a rischi 27,8 miliardi di euro di export manifatturiero italiano verso i mercati mediorientali e 15,9 miliardi di import di beni energetici, con possibili ripercussioni sulla crescita e sugli investimenti delle imprese.
Il M5s e il Pd propongono un meccanismo di accise mobili. «Quando il prezzo dei carburanti sale troppo, lo Stato riduce automaticamente le accise per abbassare il costo alla pompa. In altre parole, si restituisce ai cittadini quell’extragettito Iva che lo Stato incassa proprio a causa dell’aumento dei prezzi» afferma Chiara Appendino del M5s, ribadendo che su questo è d’accordo anche la segretaria del Pd, Elly Schlein.
«La proposta di Schlein sui carburanti? «È una norma che abbiamo introdotto noi già dal 2023, vedremo di adattarla», ha replicato Giorgetti, «Se ci sono margini? Li troveremo», ha aggiunto. Intenzione confermata dal premier Giorgia Meloni: «Siamo anche al lavoro per mitigare il più possibile le conseguenze del conflitto per i cittadini e la nostra nazione. In particolare, sulla benzina, stiamo valutando di attivare il meccanismo delle cosiddette accise mobili che questo governo ha reso più efficace con il provvedimento sui carburanti del 2023 nel caso in cui i prezzi aumentassero in modo stabile. Il meccanismo, la cui attivazione viene chiesta anche da parte di alcuni partiti dell’opposizione, consente di utilizzare la parte di maggiore Iva che arriva dall’aumento dei prezzi, per la riduzione delle accise. È lo strumento della sterilizzazione che avevamo scritto nel programma di governo e la sua attivazione è allo studio già da qualche giorno da parte del Mef».
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