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2025-07-25
Dopo i miliardi buttati in accoglienza Schlein critica le spese per l’Albania
È inutile raccontarsi frottole: il modello Albania, finora, è servito a poco o niente. Il governo ci puntava molto, ma non ha retto all’assalto dei giudici, che hanno riportato qui i migranti trasferiti al di là dell’Adriatico in attesa di rimpatrio. Sollevando anche davanti alla Corte di giustizia europea una querelle sul concetto di «Paesi sicuri».
Adesso, Actionaid e l’Università di Bari segnalano che la Prefettura di Roma, competente sulle strutture di Shengjin e Gjadër, ha versato all’ente gestore, Medihospes, 570.000 euro: sono «114.000 euro al giorno per detenere 20 persone, tra metà ottobre e fine dicembre 2024, liberate poi tutte in poche ore», «per cinque giorni di reale operatività». Una cifra sproporzionata, che secondo l’associazione e l’ateneo pugliese qualifica il protocollo con Tirana come «il più costoso, inumano e inutile strumento nella storia delle politiche migratorie italiane». A dire la verità, in Europa lo studiano con attenzione: prima il Regno Unito, poi la Danimarca, entrambi guidati da partiti di sinistra. Copenaghen, cui tocca la presidenza del semestre Ue, pretende di andare persino oltre il progetto del governo italiano. Vuole hub in Stati terzi, per rispedire gli stranieri a casa oppure nelle nazioni di transito.
L’opposizione si è fiondata sui dati sciorinati a proposito dei centri nei Balcani. Durissima la numero uno del Pd, Elly Schlein: «Giorgia Meloni», ha tuonato, «deve chiedere scusa agli italiani, perché i numeri relativi ai costi della sua illegale operazione Albania sono un insulto anche a quei milioni di persone che oggi si trovano in difficoltà», dopo «anni» trascorsi «a blaterare contro i famosi 35 euro al giorno per l’accoglienza». Ma il problema è proprio questo: se oggi le cose non vanno bene, ieri andavano malissimo. E se oggi si pende per provare a rimpatriare gli irregolari, ieri si spandeva per mantenerli a casa nostra.
L’inquilina del Nazareno dovrebbe rispolverare i resoconti di ministero dell’Economia e servizio del bilancio del Senato. Noi li abbiamo recuperati e, anche grazie alle vecchie elaborazioni di Openpolis, abbiamo calcolato quanti soldi i contribuenti hanno sborsato per l’accoglienza degli stranieri tra il 2017 e il 2024. Abbiamo considerato Cas, centri governativi, Sprar e altre strutture, escludendo l’assistenza ai minori non accompagnati, che è intoccabile, almeno quando i minori non sono quelli che si spacciano per tali. Ebbene: parliamo di 14 miliardi e 885 milioni versati nel giro di otto anni. Quasi 15 miliardi. Una media di 1 miliardo e otto all’anno. Cinque milioni al giorno. Questa somma non è un insulto ai nostri connazionali in difficoltà? All’epoca dov’era Giuseppe Conte, che contesta un governo incapace di trovare «6 milioni per le mammografie e che toglie risorse dal fondo per vittime di mafia, usura e orfani di femminicidio» per finanziare Milano-Cortina? E non era sempre Actionaid, a marzo, a denunciare che nella gestione dell’accoglienza manca trasparenza, con il 71,1% dei contratti assegnato senza gara pubblica nel 2023 e il 40% nei primi otto mesi del 2024? Ricordate il business delle coop e i migranti che «rendono più della droga»?
Quale beneficio ci hanno recato le migliaia di extracomunitari ricevuti con tutti i crismi e mantenuti sul nostro territorio? Gli stessi che, secondo le toghe, non si possono spedire in Albania, in edifici che non sono delle segrete per torturarli, bensì istituti gestiti dalle autorità italiane e soggetti alle leggi italiane? Ci hanno forse pagato le pensioni? Sembrerebbe, piuttosto, che siamo stati noi a pagare a loro i bonus: com’è successo alla sessantina di partita Iva fasulle, pizzicate dalla Guardia di finanza di Ortona, in Abruzzo. Furbetti che si fingevano piccoli imprenditori per ottenere assegni familiari, reddito grillino, permessi di soggiorno, quando non la cittadinanza (per concedere la quale, peraltro, la Schlein dimezzerebbe i tempi). Di sicuro, i migranti sono tornati utili a caporali e datori di lavoro disonesti, che li hanno sfruttati per contenere i costi di produzione delle merci e aumentare i propri margini di profitto. A dem, sinistre radicali e +Europa vari, all’indomani dell’approvazione del ddl sul femminicidio, si potrebbe poi rammentare che il 44% dei reati sessuali - parola del Viminale - nei primi nove mesi del 2024 aveva avuto come autore un individuo sbarcato sulle nostre coste.
Il segretario pd insiste sulla presunta illegalità del patto con Tirana, «tanto che quelle prigioni» - se fossero davvero prigioni, i detenuti nel nostro Paese ci andrebbero volentieri - «sono rimaste vuote». Svuotate dai magistrati. Altrimenti, il Cpr avrebbe funzionato a pieno regime e avrebbe consentito il rimpatrio di qualche manciata di adulti in perfetta salute, provenienti da Stati che il nostro governo considera sicuri. Al contrario, aggrappandosi a un verdetto della Corte Ue, i giudici si sono messi a sindacare la classificazione delle nazioni di provenienza, segnatamente Egitto e Bangladesh. Il primo agosto dovrebbe arrivare una pronuncia dal Lussemburgo, i cui effetti potrebbero essere aggirati solo da un intervento dell’Europa stessa.
Sia i danesi, sia il commissario deputato alla pratica, l’austriaco Magnus Brunner, sia la presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola, ne parlano da tempo. Il mantra è: accelerare i rimpatri, uniformare le procedure, limitare i flussi. Magari, stilare una lista unica di Paesi sicuri. Fino ad oggi, però, chi ha fatto da sé ha fatto per tre. Tipo la Germania, che dopo la sfilza di attentati all’arma bianca perpetrati dalle sue «risorse», si vanta di aver rimandato gente in Afghanistan. Di certo senza essere passata per l’Albania. E nemmeno per la sede del Pd.
False partite Iva per stare in Italia
Partite Iva fittizie aperte solo per ottenere il permesso di soggiorno e altri sussidi. La Guardia di finanza di Ortona, in provincia di Chieti, ha scoperto un articolato e collaudato sistema di frode basato sull’apertura illecita di partite Iva, nell’ambito di una complessa attività investigativa che ha coinvolto l’intero territorio nazionale. L’operazione dei finanzieri della Tenenza di Ortona, coordinata dal tenente Giancarlo Passeri, sotto la direzione del Comando provinciale di Chieti, ha fatto emergere uno scenario preoccupante: decine di extracomunitari avrebbero simulato attività d’impresa, aprendo partite Iva mai usate, per ottenere il permesso di soggiorno e accedere a benefici economici. Sono stati segnalati 63 immigrati clandestini e tre consulenti fiscali.
L’indagine ha preso il via da alcuni controlli sul reale svolgimento dell’attività di impresa di 74 extracomunitari titolari di partita Iva. L’analisi incrociata dei dati contenuti nelle banche dati della Guardia di finanza e dei documenti acquisiti nell’Ufficio stranieri della Questura di Chieti ha permesso di scoprire che le dichiarazioni dei redditi, trasmesse all’Agenzia delle entrate con l’aiuto - secondo l’accusa - di tre professionisti compiacenti, fossero del tutto false, mendaci e prive del necessario supporto documentale, ovvero non erano corredate da fatture, ricevute e corrispettivi. Gli accertamenti delle Fiamme gialle hanno evidenziato come le partite Iva, che di fatto erano fittizie, servivano esclusivamente a legittimare la permanenza dei loro titolari in Italia e a evitare i controlli previsti dalla normativa sull’immigrazione. L’attività investigativa ha consentito di scoprire come, oltre al permesso di soggiorno, molti degli indagati avevano anche fatto richiesta, spesso ottenendolo, anche del reddito di cittadinanza, dell’assegno per il nucleo familiare e del reddito d’inclusione.
Il sospetto degli inquirenti era che le attività commerciali dichiarate non venissero in realtà esercitate e che le relative certificazioni reddituali fossero generate e trasmesse, dai presunti titolari, tutti provenienti dal Nord Africa, solo per continuare a soggiornare in Italia e per godere, quindi, di tutti i benefici previsti dalla Legge.
Nello specifico, i finanzieri, attraverso verifiche incrociate, hanno constatato che 19 persone hanno ottenuto illecitamente la cittadinanza italiana, mentre 52 extracomunitari hanno indebitamente percepito altri benefici economici quali reddito di cittadinanza, assegno nucleo familiare, reddito di inclusione, per un ammontare complessivo pari a 1.445.262,38 euro. A seguito delle verifiche, sono state avviate 54 richieste di cessazione della partita Iva, 44 delle quali sono state già eseguite dall’Agenzia delle entrate.
«Il risultato di servizio raggiunto evidenzia e conferma», ha evidenziato il comandante provinciale della Guardia di finanza di Chieti, il colonnello Michele Iadarola, «la trasversalità dell’attività della Guardia di finanza la cui azione è stata finalizzata a contrastare il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, tutelando al contempo le fasce più deboli della popolazione e impedendo la dispersione delle risorse pubbliche».
Adesso sarà avanzata richiesta alla Pubblica amministrazione per la revoca dei titoli di soggiorno concessi e il recupero dei benefici economici percepiti indebitamente. L’inchiesta, ancora in corso, potrebbe presto allargarsi ad altri territori. L’attività di indagine si inserisce, infatti, nell’ambito di un più ampio contrasto al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
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Actionaid e ateneo barese: per i centri balcanici 114.000 euro al giorno a migrante, aperti solo cinque giorni Già: i giudici li hanno svuotati. La leader pd: «Un insulto agli italiani». Allora gli sprechi per tenere tutti qui?La Gdf di Ortona smantella una truffa da 1,5 milioni: 63 extracomunitari si fingevano imprenditori per avere aiuti e permessi di soggiorno. Ottenute 19 cittadinanze indebite.Lo speciale contiene due articoliÈ inutile raccontarsi frottole: il modello Albania, finora, è servito a poco o niente. Il governo ci puntava molto, ma non ha retto all’assalto dei giudici, che hanno riportato qui i migranti trasferiti al di là dell’Adriatico in attesa di rimpatrio. Sollevando anche davanti alla Corte di giustizia europea una querelle sul concetto di «Paesi sicuri».Adesso, Actionaid e l’Università di Bari segnalano che la Prefettura di Roma, competente sulle strutture di Shengjin e Gjadër, ha versato all’ente gestore, Medihospes, 570.000 euro: sono «114.000 euro al giorno per detenere 20 persone, tra metà ottobre e fine dicembre 2024, liberate poi tutte in poche ore», «per cinque giorni di reale operatività». Una cifra sproporzionata, che secondo l’associazione e l’ateneo pugliese qualifica il protocollo con Tirana come «il più costoso, inumano e inutile strumento nella storia delle politiche migratorie italiane». A dire la verità, in Europa lo studiano con attenzione: prima il Regno Unito, poi la Danimarca, entrambi guidati da partiti di sinistra. Copenaghen, cui tocca la presidenza del semestre Ue, pretende di andare persino oltre il progetto del governo italiano. Vuole hub in Stati terzi, per rispedire gli stranieri a casa oppure nelle nazioni di transito.L’opposizione si è fiondata sui dati sciorinati a proposito dei centri nei Balcani. Durissima la numero uno del Pd, Elly Schlein: «Giorgia Meloni», ha tuonato, «deve chiedere scusa agli italiani, perché i numeri relativi ai costi della sua illegale operazione Albania sono un insulto anche a quei milioni di persone che oggi si trovano in difficoltà», dopo «anni» trascorsi «a blaterare contro i famosi 35 euro al giorno per l’accoglienza». Ma il problema è proprio questo: se oggi le cose non vanno bene, ieri andavano malissimo. E se oggi si pende per provare a rimpatriare gli irregolari, ieri si spandeva per mantenerli a casa nostra.L’inquilina del Nazareno dovrebbe rispolverare i resoconti di ministero dell’Economia e servizio del bilancio del Senato. Noi li abbiamo recuperati e, anche grazie alle vecchie elaborazioni di Openpolis, abbiamo calcolato quanti soldi i contribuenti hanno sborsato per l’accoglienza degli stranieri tra il 2017 e il 2024. Abbiamo considerato Cas, centri governativi, Sprar e altre strutture, escludendo l’assistenza ai minori non accompagnati, che è intoccabile, almeno quando i minori non sono quelli che si spacciano per tali. Ebbene: parliamo di 14 miliardi e 885 milioni versati nel giro di otto anni. Quasi 15 miliardi. Una media di 1 miliardo e otto all’anno. Cinque milioni al giorno. Questa somma non è un insulto ai nostri connazionali in difficoltà? All’epoca dov’era Giuseppe Conte, che contesta un governo incapace di trovare «6 milioni per le mammografie e che toglie risorse dal fondo per vittime di mafia, usura e orfani di femminicidio» per finanziare Milano-Cortina? E non era sempre Actionaid, a marzo, a denunciare che nella gestione dell’accoglienza manca trasparenza, con il 71,1% dei contratti assegnato senza gara pubblica nel 2023 e il 40% nei primi otto mesi del 2024? Ricordate il business delle coop e i migranti che «rendono più della droga»?Quale beneficio ci hanno recato le migliaia di extracomunitari ricevuti con tutti i crismi e mantenuti sul nostro territorio? Gli stessi che, secondo le toghe, non si possono spedire in Albania, in edifici che non sono delle segrete per torturarli, bensì istituti gestiti dalle autorità italiane e soggetti alle leggi italiane? Ci hanno forse pagato le pensioni? Sembrerebbe, piuttosto, che siamo stati noi a pagare a loro i bonus: com’è successo alla sessantina di partita Iva fasulle, pizzicate dalla Guardia di finanza di Ortona, in Abruzzo. Furbetti che si fingevano piccoli imprenditori per ottenere assegni familiari, reddito grillino, permessi di soggiorno, quando non la cittadinanza (per concedere la quale, peraltro, la Schlein dimezzerebbe i tempi). Di sicuro, i migranti sono tornati utili a caporali e datori di lavoro disonesti, che li hanno sfruttati per contenere i costi di produzione delle merci e aumentare i propri margini di profitto. A dem, sinistre radicali e +Europa vari, all’indomani dell’approvazione del ddl sul femminicidio, si potrebbe poi rammentare che il 44% dei reati sessuali - parola del Viminale - nei primi nove mesi del 2024 aveva avuto come autore un individuo sbarcato sulle nostre coste.Il segretario pd insiste sulla presunta illegalità del patto con Tirana, «tanto che quelle prigioni» - se fossero davvero prigioni, i detenuti nel nostro Paese ci andrebbero volentieri - «sono rimaste vuote». Svuotate dai magistrati. Altrimenti, il Cpr avrebbe funzionato a pieno regime e avrebbe consentito il rimpatrio di qualche manciata di adulti in perfetta salute, provenienti da Stati che il nostro governo considera sicuri. Al contrario, aggrappandosi a un verdetto della Corte Ue, i giudici si sono messi a sindacare la classificazione delle nazioni di provenienza, segnatamente Egitto e Bangladesh. Il primo agosto dovrebbe arrivare una pronuncia dal Lussemburgo, i cui effetti potrebbero essere aggirati solo da un intervento dell’Europa stessa.Sia i danesi, sia il commissario deputato alla pratica, l’austriaco Magnus Brunner, sia la presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola, ne parlano da tempo. Il mantra è: accelerare i rimpatri, uniformare le procedure, limitare i flussi. Magari, stilare una lista unica di Paesi sicuri. Fino ad oggi, però, chi ha fatto da sé ha fatto per tre. Tipo la Germania, che dopo la sfilza di attentati all’arma bianca perpetrati dalle sue «risorse», si vanta di aver rimandato gente in Afghanistan. Di certo senza essere passata per l’Albania. E nemmeno per la sede del Pd. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/sinistra-spreca-milioni-accoglienza-migranti-2673756519.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="false-partite-iva-per-stare-in-italia" data-post-id="2673756519" data-published-at="1753427370" data-use-pagination="False"> False partite Iva per stare in Italia Partite Iva fittizie aperte solo per ottenere il permesso di soggiorno e altri sussidi. La Guardia di finanza di Ortona, in provincia di Chieti, ha scoperto un articolato e collaudato sistema di frode basato sull’apertura illecita di partite Iva, nell’ambito di una complessa attività investigativa che ha coinvolto l’intero territorio nazionale. L’operazione dei finanzieri della Tenenza di Ortona, coordinata dal tenente Giancarlo Passeri, sotto la direzione del Comando provinciale di Chieti, ha fatto emergere uno scenario preoccupante: decine di extracomunitari avrebbero simulato attività d’impresa, aprendo partite Iva mai usate, per ottenere il permesso di soggiorno e accedere a benefici economici. Sono stati segnalati 63 immigrati clandestini e tre consulenti fiscali.L’indagine ha preso il via da alcuni controlli sul reale svolgimento dell’attività di impresa di 74 extracomunitari titolari di partita Iva. L’analisi incrociata dei dati contenuti nelle banche dati della Guardia di finanza e dei documenti acquisiti nell’Ufficio stranieri della Questura di Chieti ha permesso di scoprire che le dichiarazioni dei redditi, trasmesse all’Agenzia delle entrate con l’aiuto - secondo l’accusa - di tre professionisti compiacenti, fossero del tutto false, mendaci e prive del necessario supporto documentale, ovvero non erano corredate da fatture, ricevute e corrispettivi. Gli accertamenti delle Fiamme gialle hanno evidenziato come le partite Iva, che di fatto erano fittizie, servivano esclusivamente a legittimare la permanenza dei loro titolari in Italia e a evitare i controlli previsti dalla normativa sull’immigrazione. L’attività investigativa ha consentito di scoprire come, oltre al permesso di soggiorno, molti degli indagati avevano anche fatto richiesta, spesso ottenendolo, anche del reddito di cittadinanza, dell’assegno per il nucleo familiare e del reddito d’inclusione.Il sospetto degli inquirenti era che le attività commerciali dichiarate non venissero in realtà esercitate e che le relative certificazioni reddituali fossero generate e trasmesse, dai presunti titolari, tutti provenienti dal Nord Africa, solo per continuare a soggiornare in Italia e per godere, quindi, di tutti i benefici previsti dalla Legge.Nello specifico, i finanzieri, attraverso verifiche incrociate, hanno constatato che 19 persone hanno ottenuto illecitamente la cittadinanza italiana, mentre 52 extracomunitari hanno indebitamente percepito altri benefici economici quali reddito di cittadinanza, assegno nucleo familiare, reddito di inclusione, per un ammontare complessivo pari a 1.445.262,38 euro. A seguito delle verifiche, sono state avviate 54 richieste di cessazione della partita Iva, 44 delle quali sono state già eseguite dall’Agenzia delle entrate.«Il risultato di servizio raggiunto evidenzia e conferma», ha evidenziato il comandante provinciale della Guardia di finanza di Chieti, il colonnello Michele Iadarola, «la trasversalità dell’attività della Guardia di finanza la cui azione è stata finalizzata a contrastare il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, tutelando al contempo le fasce più deboli della popolazione e impedendo la dispersione delle risorse pubbliche».Adesso sarà avanzata richiesta alla Pubblica amministrazione per la revoca dei titoli di soggiorno concessi e il recupero dei benefici economici percepiti indebitamente. L’inchiesta, ancora in corso, potrebbe presto allargarsi ad altri territori. L’attività di indagine si inserisce, infatti, nell’ambito di un più ampio contrasto al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Silvia Salis (Ansa)
L’ex atleta olimpica e i suoi hanno incolpato il governo centrale e i giornali locali, dopo essersi premurati di scrivere che il cittadino africano «era regolarmente presente sul territorio nazionale», hanno dato ampio spazio alla senatrice e coordinatrice nazionale di Italia viva Raffaella Paita che, riprendendo uno scoop della Verità, ha chiesto, con un’interrogazione, spiegazioni proprio a Piantedosi sulla presenza in città dell’assassino con il permesso scaduto: «La coalizione di centrodestra non può scaricare la responsabilità sul Comune. Anzi sono io che interrogo il ministro Piantedosi, perché voglio sapere come mai questo soggetto si trovasse ancora a Genova visto che era stato fermato da polizia e carabinieri». Peccato che il capo del Viminale, come riportato dal nostro giornale, abbia già preso provvedimenti e ordinato un’ispezione.
Verifica che prenderà avvio nelle prossime ore. Sarà un modo per comprendere come sia stato possibile che Camara, dopo essere stato controllato dagli agenti in svariate occasioni, non sia stato trattenuto in un Centro di permanenza per il rimpatrio, nonostante i numerosi precedenti e il permesso di soggiorno scaduto. La linea di Piantedosi è quella di fermare i migranti irregolari pericolosi e di procedere sempre, previa convalida del giudice, con il trattenimento. Una strategia perseguita anche con il cosiddetto programma Oscar, avviato nel 2024. Perché, allora, non è stato applicato nel caso di Camara? L’ispezione, chiesta da Piantedosi in accordo con il capo della polizia Vittorio Pisani, consentirà di appurarlo. L’iniziativa rappresenta anche un indiretto promemoria a tutte le questure affinché non si ripeta più un caso come quello di Camara. Ma l’imminente verifica ha fatto perdere le staffe a un’altra esponente di Italia viva come la Paita e la stessa Salis (che seppur non iscritta è considerata un’«invenzione» di Matteo Renzi), ovvero l’assessora a Polizia locale e Sicurezza urbana Arianna Viscogliosi, già in giunta con il centrodestra. L’esponente della giunta, dopo che abbiamo dato la notizia dell’ispezione, è sbottata in Consiglio comunale: «Ma cosa fa il governo? Piantedosi ci manda gli ispettori per controllare chi? Sé stesso? Per controllare l’attività del Questore e della polizia di Stato? Siamo al paradosso… non lo sa lui come vengono gestite queste cose?».
Intanto la giunta, mentre nelle vie cittadine imperversano bande di maranza, spacciatori e rapinatori, si dà priorità surreali. La polizia municipale, da mesi, dà la caccia a chi deposita i rifiuti nel cassonetto sbagliato, ai cittadini che lasciano il finestrino dell’auto abbassato (una sorta di istigazione a delinquere punita dal Codice della strada) e ai padroni che portano in giro i cani senza la bottiglietta dell’acqua per diluire la pipì degli amici a quattro zampe. Sanzioni che ci si può aspettare a Lugano o a Singapore, non a Genova dove, a partire dai caruggi della città vecchia, strade e marciapiedi sono insudiciati dalle deiezioni dei cani e da rifiuti di ogni genere (ben lontani dai cassonetti monitorati con solerzia dai vigili). Non siamo in Svizzera, ma neppure in Veneto o in Trentino Alto Adige. Genova, seppur bellissima, è una città sempre più sgarrupata, anche perché a governarla è una prima cittadina troppo impegnata a farsi intervistare da rotocalchi patinati o a partecipare a eventi in giro per l’Italia. Il suo obiettivo è ottenere un’investitura come anti Meloni da tutto il campo largo. Ma la sua prima esperienza politica, da sindaca di Genova, lascia alquanto a desiderare e così per la conferenza stampa del primo compleanno della sua giunta ha stabilito regole di ingaggio che neanche a Pyongyang, in Corea del Nord. Con la benedizione della sezione locale dell’Ordine dei giornalisti.
L’11 giugno, dalle 10 alle 13, nel salone di rappresentanza di Palazzo Tursi, si autocelebreranno la sindaca, gli assessori e i consiglieri delegati. Nel comunicato inviato ai cronisti si legge: «Come concordato con l’Ordine dei giornalisti della Liguria (sic, ndr), ciascuna testata potrà rivolgere un massimo di due domande su tematiche che riguardano l’amministrazione della città». Nel documento i giornalisti vengono pregati di accreditarsi a uno specifico link, «indicando le tematiche su cui rivolgeranno le domande, entro lunedì 8 alle 18». Insomma, pochi quesiti e dichiarati prima, come in dogana. La sindaca, evidentemente, ha bisogno di farsi preparare le risposte per tempo, come un’Ambra Angiolini qualsiasi. Ma non a tutti è piaciuta l’idea della conferenza stampa preconfezionata e così il Comune ha provato, ieri, a fare una repentina marcia indietro, affidandosi questa volta a un dispaccio dell’organo di rappresentanza dei cronisti: «L’Ordine dei giornalisti della Liguria evidenzia che tutti i colleghi sono liberi di porre domande su temi e questioni che ogni collega ritiene più opportuno e che la richiesta (per chi lo vorrà) di anticipare gli argomenti (e non le domande) è stata fatta dal Comune soltanto per agevolare lo svolgimento della conferenza stampa, sia nei tempi che nella completezza delle risposte che verranno fornite ai cronisti presenti» è stato precisato ieri.
Siamo certi che i quesiti meno graditi saranno quelli riguardanti la sicurezza in città, dopo l’uccisione di Signor, avvenuta il 30 maggio scorso. Anche perché la giunta, come detto, sembra più preoccupata di punire i cittadini che non usano bene i cassonetti dell’immondizia che non di ripulire i parchi cittadini dai balordi. Già a inizio anno, i giornali avevano dato la notizia di cinque maxi multe da 1.000 euro. La già citata «assessora» Viscogliosi si è sperticata in elogi: «Ringrazio gli agenti per la dedizione con la quale, al termine di indagini molto elaborate, sono riusciti a rintracciare i responsabili. Ma il “boom” di sanzioni per comportamenti scorretti legati ai rifiuti è merito anche della cittadinanza che sempre più spesso, attraverso segnalazioni mirate al numero unico 112, ci aiuta a tutelare il decoro urbano e a ripristinare la legalità».
Il predecessore della Viscogliosi, Antonino Gambino, ex esponente di Fdi, commenta: «In questo primo anno di amministrazione Salis le priorità della polizia locale non sono più state il presidio del territorio e il contrasto ai reati predatori, ma l’incremento delle sanzioni, in particolare quelle per abbandono rifiuti ed errato conferimento nei cassonetti, scaricando, per calcolo propagandistico, tutta la responsabilità per l’incremento del degrado e dell’insicurezza su questore e prefetto, in quanto rappresentanti del governo. Le tanto decantate politiche sociali sono ferme al palo e non stanno dando nessun frutto tangibile. L’unico risultato, ormai sotto gli occhi di tutti, è un aumento esponenziale dei senzatetto per strada e dello spaccio e del consumo di droga alla luce del sole». La capogruppo della Lega in Consiglio comunale, Paola Bordilli, ricorda un’altra mossa della maggioranza: «Due giorni dopo l’omicidio di Villetta Di Negro, ha annunciato in pompa magna i controlli sulla pipì dei cani, come se quella dovesse essere la priorità della polizia municipale». Il decoro urbano come prima voce del programma, mentre bande di giovani stranieri terrorizzano la cittadinanza quasi nell’indifferenza generale e la gente viene ammazzata per strada. «Siamo in piena emergenza, come dimostra il tragico omicidio di Signor», continua Bordilli. «A Genova il livello di sicurezza si è pericolosamente abbassato: lo gridano cittadini e commercianti esasperati, ma il sindaco non ascolta, distratta come è dalle sue ambizioni nazionali».
Un esempio chiaro della confusione che regna sotto la Lanterna è offerto dalla vicenda della darsena genovese, tra il Museo del mare e l’Acquario. Qui attraccano i pescherecci, ma soprattutto spacciano i pusher. Tanto che spesso si trovano pacchetti di droga nelle reti dei pescatori. Per mesi la Lega ha proposto di portare avanti i piani di bonifica già avviati dalla giunta di centrodestra. Di fronte all’evasività della giunta il consigliere del Carroccio, Alessio Bevilacqua, ha chiesto alla commissione preposta di fare un sopralluogo serale per verificare la situazione. Ma il presidente del Consiglio comunale, il dem Claudio Villa, ha fatto sapere di non poter accogliere la richiesta «per la necessità di assicurare condizioni di sicurezza adeguate per tutti i partecipanti». Insomma, neppure una delegazione di politici e tecnici, magari scortata dalla polizia municipale, ha la garanzia di non correre pericoli nel centro di Genova in orario serale. Una notizia che non farà piacere ai genovesi che amano passeggiare verso il tramonto nella zona del Porto antico.
Alla fine, minacciando un consiglio comunale monotematico, la Lega ha ottenuto per venerdì prossimo almeno un sopralluogo diurno. Il bilancio della Bordilli su un anno di giunta della Salis è desolante: «Siamo di fronte al nulla, perché come sindaco non è pervenuta. Per dodici mesi abbiamo visto solo la campagna elettorale di un’aspirante candidata premier. Un anno fatto di reel, immobilismo e narrazioni distorte della realtà, lontane dai bisogni reali dei cittadini. Quando c’è stato l’omicidio di Villetta Di Negro, come capita spesso, era fuori città e ha liquidato la tragedia con il solito scaricabarile, dopo il lancio del martello, la sua nuova e inaccettabile specialità. Forse è il caso di ricordarle che il dramma è avvenuto in un parco pubblico comunale, uno di quei giardini che la giunta ha blindato in vista dell’arrivo degli Alpini, trattati come Unni. Mentre gli sbandati vengono lasciati liberi di dormirci e spacciare. Genova merita un vero amministratore, non una passante». Per questo, giovedì, urgono domande vere per la sindaca. Ma difficilmente se ne sentiranno. E, se ci saranno, ne siamo certi, mancheranno le risposte.
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Roberto Vannacci (Ansa)
«Quattro deputati entrano con noi e sposano il nostro progetto. Saranno Davide Bergamini, Attilio Pierro, Domenico Furgiuele e Gianangelo Bof. Con loro entra anche Antonio Maria Rinaldi, ex eurodeputato».
I nuovi nomi sono stati presentati in una conferenza stampa a Viareggio (Lucca). Si tratta di cinque ex leghisti, due dei quali, Pierro e Bergamini, passati già in Forza Italia dopo l’addio al Carroccio a Montecitorio. «Il 6 giugno ricorre lo sbarco in Normandia, oggi celebriamo lo sbarco in Futuro nazionale. Sono persone che vivono i territori, amministratori locali che hanno un seguito», fa notare il generale, evidenziando che si tratta di nomi che portano voti e consensi. Quindi comincia a farsi i conti. «Non facciamo la questua. Sono loro stessi che si sono rivolti a noi, perché credono nel progetto. E ci raggiungono per portare avanti quella che è la novità politica degli ultimi 15 anni in Italia». La conferenza stampa diventa occasione anche per entrare nel merito del dibattito politico del momento: «Fn vuole portare la proposta di una nuova legge elettorale e si batte perché torni a dare dignità ai cittadini sui territori, torni cioè a includere le preferenze».
L’ingresso che fa più clamore forse è quello di Rinaldi, economista, euroscettico, nei mesi scorsi la Lega lo aveva immaginato candidato sindaco di Roma. «Non aderisco a Futuro nazionale perché ho cambiato idea», ha spiegato, «ma perché trovo oggi una realtà politica nella quale continuare a riconoscermi. Le idee che difendevo ieri sono le stesse che continuo a difendere oggi e che difenderò domani. Idee che da anni sintetizzo nello slogan “Riprendiamoci le chiavi di casa”». Rinaldi, europarlamentare leghista dal 2019 al 2024, denuncia un «vuoto di rappresentanza», in cui va letto «il successo crescente di Fn». L’economista, quindi, rimarca: «In questa scelta ha avuto un ruolo importante anche la figura di Vannacci. Lo conosco da tempo e ne ho sempre apprezzato una qualità che considero rara e preziosa: la coerenza».
Domenico Furgiuele, che era entrato nella Lega nel 2014, è uno dei membri più noti del neopartito e in un lungo post sui social ha spiegato le ragioni della sua scelta. «Non è una decisione improvvisa. È una scelta meditata, rinviata più volte. Ho cercato motivi per restare, ma non ne ho trovati». E poi: «Scelgo ancora una volta la trincea e il generale Vannacci». Pierro, dopo «12 anni di militanza nella Lega», dice di aver «scelto la coerenza».
Al di là dei proclami, sono i numeri quelli che contano e che in questo momento continuano a crescere e a tenere il centrodestra in allerta e non solo in ottica elettorale, ma anche per la fine della legislatura. Infatti più passa il tempo e più cresce il peso dei vannacciani, fuori e dentro i palazzi. Pierro e Bergamini, sono in forza alla Camera, ma ci sarebbero anche i senatori leghisti Manfredi Potenti ed Elena Murelli a essere considerati sempre più vicini al reclutamento. E si sa, in Senato, bastano pochi voti per spostare tutto. Vannacci poi sfida Marina Berlusconi: «Mi può stare simpaticissima, ma non capisco perché parli a nome di Fi quando non svolge un ruolo politico». In serata viene fatta trapelare la replica della figlia del Cav. Fi non avrebbe alcun rammarico per i due deputati uscenti. Si tratterebbe di un errore del passato, che ha portato dentro al partito esponenti che non ne condividevano i valori fondamentali.
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Elly Schlein, Maurizio Landini e Nicola Fratoianni durante la manifestazione organizzata dalla Cgil per le strade di Amendolara marina dopo l'omicidio di 4 braccianti - tre afghani e un pachistano - avvenuto lunedì scorso (Ansa)
Pakistane e afghane le vittime, pakistani i caporali (meglio dire gli assassini), italianissime le code di paglia che reggono lo striscione del giorno: «Mai più. Chi reclama i propri diritti non può finire così».
Giusto, ci mancherebbe. Ma sarà il ventesimo «mai più» dell’ultimo decennio, dai tempi del ministro e sottosegretario Teresa Bellanova (governi Renzi e Conte 2) e Nunzia Catalfo (governo Conte 2) che dicevano: «Il contrasto al caporalato è una priorità sociale». La rete criminale non è invisibile, è qualcosa di evidente e squallido, è uno schiaffo quotidiano alla dignità del lavoro e non può diventare - con la magia di un transformer - «indignazione» e «manifestazione» solo in presenza dei cadaveri. Con il rischio scontato di ammainare le coscienze una volta ammainate le bandiere.
Quelle rosse sventolano attorno a Landini, Schlein, Nicola Fratoianni (Avs), Pasquale Tridico in rappresentanza del Movimento 5 stelle, con il consueto contorno di associazioni come Libera e Anpi. Non manca nessuno, a sinistra si marcano a uomo. E il campo largo è senza dubbio più comodo di un campo di fragole e di ortaggi a tre euro in nero all’ora. «I lavoratori invisibili, le braccia nei campi dietro le quali si sostiene la nostra agricoltura, necessitano di rispetto e dignità, non di ferocia e barbarie», tuona Landini come se fosse arrivato da Marte. E ancora: «Serve una rivolta morale»
Dov’era fino a ieri il segretario della Cgil, vale a dire il più importante difensore dei lavoratori? A occuparsi di pro Pal, di diritti Lgbtq+, di droni russi; a organizzare «la rivolta sociale» contro il governo, a dare a Giorgia Meloni della «cortigiana di Trump» in Tv. Per questo, pronunciate alla stazione di servizio Ip (luogo della strage) davanti ai 5.000 fedelissimi calati su Amendolara, le sue parole stridono. Lui si chiama fuori: «Questa tragedia rappresenta un sistema sbagliato di fare impresa fondato sullo sfruttamento e sul caporalato. È il momento che tutti, uscendo dall’ipocrisia, dicano basta a questo sistema». Dicano, gli altri. Sembra che la cosa non lo riguardi.
Ad ascoltarlo in prima fila c’è Elly Schlein, segretaria di un partito che nei dieci anni al governo non ha fatto nulla per arginare il fenomeno, se non moltiplicarlo con i porti aperti e l’accoglienza diffusa, autentiche fabbriche di disperati destinati alla schiavitù del lavoro clandestino. Lady Pd punta direttamente sulle aziende: «Non si può solo parlare di caporalato ma di padronato. Allora bisogna prevedere il sequestro preventivo delle aziende che impiegano lavoratori sfruttati e vittime del caporalato». Qualcuno dovrebbe spiegarle che alcune inchieste sono arrivate fino alle cooperative, alle società di accoglienza, a opache associazioni-carrozzone specializzate nel drenare fondi pubblici, a chi campa sul business del migrante. Il dramma riguarda tutti, anche chi ha aperto le porte del Parlamento ad Aboubakar Soumahoro con gli stivali infangati e le Vuitton della moglie.
Non basta. Bisogna allargare l’orizzonte a livello nazionale per vedere i danni del grande abbraccio all’immigrazione voluto dalla sinistra con la benedizione della Chiesa. Landini, Schlein, Fratoianni, Conte: quando la maestra spiegava la legge di «causa ed effetto» avevano tutti la varicella. Importare disperati senza regole e fingere di non vedere che sono destinati alla schiavitù 2.0 è colpevole. Chi è fortunato finisce per pedalare sulle rotaie del tram a Milano con la borsa frigo sulla schiena per portare gli «udon con verdure e gamberi» ai fighetti radical che si puliscono la coscienza col «restiamo umani». Chi è meno fortunato viene intruppato nei maranza. Chi non ha neppure la forza di delinquere si ferma a raccogliere arance e ortaggi a tre euro al giorno, sempre che il caporale pakistano sia di buon umore.
Nessuno può impartire lezioni ad Amendolara, neppure nel giorno del lutto. Forse l’unico è don Giacomo Panizza che da anni con «Progetto Sud» si impegna a umanizzare il lavoro nella piana di Sibari. E oggi dice: «La manifestazione non basta. C’è bisogno di tutela dei diritti umani, di solidarietà sociale, di coesione territoriale e di contrasto allo sfruttamento. La vera domanda è un’altra: vogliamo occuparci di sfruttamento lavorativo soltanto quando produce morti oppure vogliamo costruire sistemi capaci di intercettarlo, contrastarlo e proteggere le persone prima? Una strage non nasce il giorno della strage».
«Basta morti e clandestinità», scandiscono i manifestanti. Slogan, solo vecchi slogan senza vergogna. Come «Abbraccia un cinese» prima della strage pandemica, come «abbraccia una nutria» prima della devastante alluvione in Emilia Romagna. Senza dimenticare un dettaglio: il progressista immacolato che oggi piange le quattro vittime arrivate dal mare, un mese fa ha applaudito alla grazia del Quirinale allo scafista Alaa Faraj, condannato a 30 anni per la morte di 49 persone trovate morte nella stiva. Il solito corto circuito dei buoni per decreto, che non s’accorgono di camminare - senza gli stivali di Soumahoro - dentro la palude.
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