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2025-07-25
Dopo i miliardi buttati in accoglienza Schlein critica le spese per l’Albania
È inutile raccontarsi frottole: il modello Albania, finora, è servito a poco o niente. Il governo ci puntava molto, ma non ha retto all’assalto dei giudici, che hanno riportato qui i migranti trasferiti al di là dell’Adriatico in attesa di rimpatrio. Sollevando anche davanti alla Corte di giustizia europea una querelle sul concetto di «Paesi sicuri».
Adesso, Actionaid e l’Università di Bari segnalano che la Prefettura di Roma, competente sulle strutture di Shengjin e Gjadër, ha versato all’ente gestore, Medihospes, 570.000 euro: sono «114.000 euro al giorno per detenere 20 persone, tra metà ottobre e fine dicembre 2024, liberate poi tutte in poche ore», «per cinque giorni di reale operatività». Una cifra sproporzionata, che secondo l’associazione e l’ateneo pugliese qualifica il protocollo con Tirana come «il più costoso, inumano e inutile strumento nella storia delle politiche migratorie italiane». A dire la verità, in Europa lo studiano con attenzione: prima il Regno Unito, poi la Danimarca, entrambi guidati da partiti di sinistra. Copenaghen, cui tocca la presidenza del semestre Ue, pretende di andare persino oltre il progetto del governo italiano. Vuole hub in Stati terzi, per rispedire gli stranieri a casa oppure nelle nazioni di transito.
L’opposizione si è fiondata sui dati sciorinati a proposito dei centri nei Balcani. Durissima la numero uno del Pd, Elly Schlein: «Giorgia Meloni», ha tuonato, «deve chiedere scusa agli italiani, perché i numeri relativi ai costi della sua illegale operazione Albania sono un insulto anche a quei milioni di persone che oggi si trovano in difficoltà», dopo «anni» trascorsi «a blaterare contro i famosi 35 euro al giorno per l’accoglienza». Ma il problema è proprio questo: se oggi le cose non vanno bene, ieri andavano malissimo. E se oggi si pende per provare a rimpatriare gli irregolari, ieri si spandeva per mantenerli a casa nostra.
L’inquilina del Nazareno dovrebbe rispolverare i resoconti di ministero dell’Economia e servizio del bilancio del Senato. Noi li abbiamo recuperati e, anche grazie alle vecchie elaborazioni di Openpolis, abbiamo calcolato quanti soldi i contribuenti hanno sborsato per l’accoglienza degli stranieri tra il 2017 e il 2024. Abbiamo considerato Cas, centri governativi, Sprar e altre strutture, escludendo l’assistenza ai minori non accompagnati, che è intoccabile, almeno quando i minori non sono quelli che si spacciano per tali. Ebbene: parliamo di 14 miliardi e 885 milioni versati nel giro di otto anni. Quasi 15 miliardi. Una media di 1 miliardo e otto all’anno. Cinque milioni al giorno. Questa somma non è un insulto ai nostri connazionali in difficoltà? All’epoca dov’era Giuseppe Conte, che contesta un governo incapace di trovare «6 milioni per le mammografie e che toglie risorse dal fondo per vittime di mafia, usura e orfani di femminicidio» per finanziare Milano-Cortina? E non era sempre Actionaid, a marzo, a denunciare che nella gestione dell’accoglienza manca trasparenza, con il 71,1% dei contratti assegnato senza gara pubblica nel 2023 e il 40% nei primi otto mesi del 2024? Ricordate il business delle coop e i migranti che «rendono più della droga»?
Quale beneficio ci hanno recato le migliaia di extracomunitari ricevuti con tutti i crismi e mantenuti sul nostro territorio? Gli stessi che, secondo le toghe, non si possono spedire in Albania, in edifici che non sono delle segrete per torturarli, bensì istituti gestiti dalle autorità italiane e soggetti alle leggi italiane? Ci hanno forse pagato le pensioni? Sembrerebbe, piuttosto, che siamo stati noi a pagare a loro i bonus: com’è successo alla sessantina di partita Iva fasulle, pizzicate dalla Guardia di finanza di Ortona, in Abruzzo. Furbetti che si fingevano piccoli imprenditori per ottenere assegni familiari, reddito grillino, permessi di soggiorno, quando non la cittadinanza (per concedere la quale, peraltro, la Schlein dimezzerebbe i tempi). Di sicuro, i migranti sono tornati utili a caporali e datori di lavoro disonesti, che li hanno sfruttati per contenere i costi di produzione delle merci e aumentare i propri margini di profitto. A dem, sinistre radicali e +Europa vari, all’indomani dell’approvazione del ddl sul femminicidio, si potrebbe poi rammentare che il 44% dei reati sessuali - parola del Viminale - nei primi nove mesi del 2024 aveva avuto come autore un individuo sbarcato sulle nostre coste.
Il segretario pd insiste sulla presunta illegalità del patto con Tirana, «tanto che quelle prigioni» - se fossero davvero prigioni, i detenuti nel nostro Paese ci andrebbero volentieri - «sono rimaste vuote». Svuotate dai magistrati. Altrimenti, il Cpr avrebbe funzionato a pieno regime e avrebbe consentito il rimpatrio di qualche manciata di adulti in perfetta salute, provenienti da Stati che il nostro governo considera sicuri. Al contrario, aggrappandosi a un verdetto della Corte Ue, i giudici si sono messi a sindacare la classificazione delle nazioni di provenienza, segnatamente Egitto e Bangladesh. Il primo agosto dovrebbe arrivare una pronuncia dal Lussemburgo, i cui effetti potrebbero essere aggirati solo da un intervento dell’Europa stessa.
Sia i danesi, sia il commissario deputato alla pratica, l’austriaco Magnus Brunner, sia la presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola, ne parlano da tempo. Il mantra è: accelerare i rimpatri, uniformare le procedure, limitare i flussi. Magari, stilare una lista unica di Paesi sicuri. Fino ad oggi, però, chi ha fatto da sé ha fatto per tre. Tipo la Germania, che dopo la sfilza di attentati all’arma bianca perpetrati dalle sue «risorse», si vanta di aver rimandato gente in Afghanistan. Di certo senza essere passata per l’Albania. E nemmeno per la sede del Pd.
False partite Iva per stare in Italia
Partite Iva fittizie aperte solo per ottenere il permesso di soggiorno e altri sussidi. La Guardia di finanza di Ortona, in provincia di Chieti, ha scoperto un articolato e collaudato sistema di frode basato sull’apertura illecita di partite Iva, nell’ambito di una complessa attività investigativa che ha coinvolto l’intero territorio nazionale. L’operazione dei finanzieri della Tenenza di Ortona, coordinata dal tenente Giancarlo Passeri, sotto la direzione del Comando provinciale di Chieti, ha fatto emergere uno scenario preoccupante: decine di extracomunitari avrebbero simulato attività d’impresa, aprendo partite Iva mai usate, per ottenere il permesso di soggiorno e accedere a benefici economici. Sono stati segnalati 63 immigrati clandestini e tre consulenti fiscali.
L’indagine ha preso il via da alcuni controlli sul reale svolgimento dell’attività di impresa di 74 extracomunitari titolari di partita Iva. L’analisi incrociata dei dati contenuti nelle banche dati della Guardia di finanza e dei documenti acquisiti nell’Ufficio stranieri della Questura di Chieti ha permesso di scoprire che le dichiarazioni dei redditi, trasmesse all’Agenzia delle entrate con l’aiuto - secondo l’accusa - di tre professionisti compiacenti, fossero del tutto false, mendaci e prive del necessario supporto documentale, ovvero non erano corredate da fatture, ricevute e corrispettivi. Gli accertamenti delle Fiamme gialle hanno evidenziato come le partite Iva, che di fatto erano fittizie, servivano esclusivamente a legittimare la permanenza dei loro titolari in Italia e a evitare i controlli previsti dalla normativa sull’immigrazione. L’attività investigativa ha consentito di scoprire come, oltre al permesso di soggiorno, molti degli indagati avevano anche fatto richiesta, spesso ottenendolo, anche del reddito di cittadinanza, dell’assegno per il nucleo familiare e del reddito d’inclusione.
Il sospetto degli inquirenti era che le attività commerciali dichiarate non venissero in realtà esercitate e che le relative certificazioni reddituali fossero generate e trasmesse, dai presunti titolari, tutti provenienti dal Nord Africa, solo per continuare a soggiornare in Italia e per godere, quindi, di tutti i benefici previsti dalla Legge.
Nello specifico, i finanzieri, attraverso verifiche incrociate, hanno constatato che 19 persone hanno ottenuto illecitamente la cittadinanza italiana, mentre 52 extracomunitari hanno indebitamente percepito altri benefici economici quali reddito di cittadinanza, assegno nucleo familiare, reddito di inclusione, per un ammontare complessivo pari a 1.445.262,38 euro. A seguito delle verifiche, sono state avviate 54 richieste di cessazione della partita Iva, 44 delle quali sono state già eseguite dall’Agenzia delle entrate.
«Il risultato di servizio raggiunto evidenzia e conferma», ha evidenziato il comandante provinciale della Guardia di finanza di Chieti, il colonnello Michele Iadarola, «la trasversalità dell’attività della Guardia di finanza la cui azione è stata finalizzata a contrastare il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, tutelando al contempo le fasce più deboli della popolazione e impedendo la dispersione delle risorse pubbliche».
Adesso sarà avanzata richiesta alla Pubblica amministrazione per la revoca dei titoli di soggiorno concessi e il recupero dei benefici economici percepiti indebitamente. L’inchiesta, ancora in corso, potrebbe presto allargarsi ad altri territori. L’attività di indagine si inserisce, infatti, nell’ambito di un più ampio contrasto al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
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Actionaid e ateneo barese: per i centri balcanici 114.000 euro al giorno a migrante, aperti solo cinque giorni Già: i giudici li hanno svuotati. La leader pd: «Un insulto agli italiani». Allora gli sprechi per tenere tutti qui?La Gdf di Ortona smantella una truffa da 1,5 milioni: 63 extracomunitari si fingevano imprenditori per avere aiuti e permessi di soggiorno. Ottenute 19 cittadinanze indebite.Lo speciale contiene due articoliÈ inutile raccontarsi frottole: il modello Albania, finora, è servito a poco o niente. Il governo ci puntava molto, ma non ha retto all’assalto dei giudici, che hanno riportato qui i migranti trasferiti al di là dell’Adriatico in attesa di rimpatrio. Sollevando anche davanti alla Corte di giustizia europea una querelle sul concetto di «Paesi sicuri».Adesso, Actionaid e l’Università di Bari segnalano che la Prefettura di Roma, competente sulle strutture di Shengjin e Gjadër, ha versato all’ente gestore, Medihospes, 570.000 euro: sono «114.000 euro al giorno per detenere 20 persone, tra metà ottobre e fine dicembre 2024, liberate poi tutte in poche ore», «per cinque giorni di reale operatività». Una cifra sproporzionata, che secondo l’associazione e l’ateneo pugliese qualifica il protocollo con Tirana come «il più costoso, inumano e inutile strumento nella storia delle politiche migratorie italiane». A dire la verità, in Europa lo studiano con attenzione: prima il Regno Unito, poi la Danimarca, entrambi guidati da partiti di sinistra. Copenaghen, cui tocca la presidenza del semestre Ue, pretende di andare persino oltre il progetto del governo italiano. Vuole hub in Stati terzi, per rispedire gli stranieri a casa oppure nelle nazioni di transito.L’opposizione si è fiondata sui dati sciorinati a proposito dei centri nei Balcani. Durissima la numero uno del Pd, Elly Schlein: «Giorgia Meloni», ha tuonato, «deve chiedere scusa agli italiani, perché i numeri relativi ai costi della sua illegale operazione Albania sono un insulto anche a quei milioni di persone che oggi si trovano in difficoltà», dopo «anni» trascorsi «a blaterare contro i famosi 35 euro al giorno per l’accoglienza». Ma il problema è proprio questo: se oggi le cose non vanno bene, ieri andavano malissimo. E se oggi si pende per provare a rimpatriare gli irregolari, ieri si spandeva per mantenerli a casa nostra.L’inquilina del Nazareno dovrebbe rispolverare i resoconti di ministero dell’Economia e servizio del bilancio del Senato. Noi li abbiamo recuperati e, anche grazie alle vecchie elaborazioni di Openpolis, abbiamo calcolato quanti soldi i contribuenti hanno sborsato per l’accoglienza degli stranieri tra il 2017 e il 2024. Abbiamo considerato Cas, centri governativi, Sprar e altre strutture, escludendo l’assistenza ai minori non accompagnati, che è intoccabile, almeno quando i minori non sono quelli che si spacciano per tali. Ebbene: parliamo di 14 miliardi e 885 milioni versati nel giro di otto anni. Quasi 15 miliardi. Una media di 1 miliardo e otto all’anno. Cinque milioni al giorno. Questa somma non è un insulto ai nostri connazionali in difficoltà? All’epoca dov’era Giuseppe Conte, che contesta un governo incapace di trovare «6 milioni per le mammografie e che toglie risorse dal fondo per vittime di mafia, usura e orfani di femminicidio» per finanziare Milano-Cortina? E non era sempre Actionaid, a marzo, a denunciare che nella gestione dell’accoglienza manca trasparenza, con il 71,1% dei contratti assegnato senza gara pubblica nel 2023 e il 40% nei primi otto mesi del 2024? Ricordate il business delle coop e i migranti che «rendono più della droga»?Quale beneficio ci hanno recato le migliaia di extracomunitari ricevuti con tutti i crismi e mantenuti sul nostro territorio? Gli stessi che, secondo le toghe, non si possono spedire in Albania, in edifici che non sono delle segrete per torturarli, bensì istituti gestiti dalle autorità italiane e soggetti alle leggi italiane? Ci hanno forse pagato le pensioni? Sembrerebbe, piuttosto, che siamo stati noi a pagare a loro i bonus: com’è successo alla sessantina di partita Iva fasulle, pizzicate dalla Guardia di finanza di Ortona, in Abruzzo. Furbetti che si fingevano piccoli imprenditori per ottenere assegni familiari, reddito grillino, permessi di soggiorno, quando non la cittadinanza (per concedere la quale, peraltro, la Schlein dimezzerebbe i tempi). Di sicuro, i migranti sono tornati utili a caporali e datori di lavoro disonesti, che li hanno sfruttati per contenere i costi di produzione delle merci e aumentare i propri margini di profitto. A dem, sinistre radicali e +Europa vari, all’indomani dell’approvazione del ddl sul femminicidio, si potrebbe poi rammentare che il 44% dei reati sessuali - parola del Viminale - nei primi nove mesi del 2024 aveva avuto come autore un individuo sbarcato sulle nostre coste.Il segretario pd insiste sulla presunta illegalità del patto con Tirana, «tanto che quelle prigioni» - se fossero davvero prigioni, i detenuti nel nostro Paese ci andrebbero volentieri - «sono rimaste vuote». Svuotate dai magistrati. Altrimenti, il Cpr avrebbe funzionato a pieno regime e avrebbe consentito il rimpatrio di qualche manciata di adulti in perfetta salute, provenienti da Stati che il nostro governo considera sicuri. Al contrario, aggrappandosi a un verdetto della Corte Ue, i giudici si sono messi a sindacare la classificazione delle nazioni di provenienza, segnatamente Egitto e Bangladesh. Il primo agosto dovrebbe arrivare una pronuncia dal Lussemburgo, i cui effetti potrebbero essere aggirati solo da un intervento dell’Europa stessa.Sia i danesi, sia il commissario deputato alla pratica, l’austriaco Magnus Brunner, sia la presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola, ne parlano da tempo. Il mantra è: accelerare i rimpatri, uniformare le procedure, limitare i flussi. Magari, stilare una lista unica di Paesi sicuri. Fino ad oggi, però, chi ha fatto da sé ha fatto per tre. Tipo la Germania, che dopo la sfilza di attentati all’arma bianca perpetrati dalle sue «risorse», si vanta di aver rimandato gente in Afghanistan. Di certo senza essere passata per l’Albania. E nemmeno per la sede del Pd. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/sinistra-spreca-milioni-accoglienza-migranti-2673756519.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="false-partite-iva-per-stare-in-italia" data-post-id="2673756519" data-published-at="1753427370" data-use-pagination="False"> False partite Iva per stare in Italia Partite Iva fittizie aperte solo per ottenere il permesso di soggiorno e altri sussidi. La Guardia di finanza di Ortona, in provincia di Chieti, ha scoperto un articolato e collaudato sistema di frode basato sull’apertura illecita di partite Iva, nell’ambito di una complessa attività investigativa che ha coinvolto l’intero territorio nazionale. L’operazione dei finanzieri della Tenenza di Ortona, coordinata dal tenente Giancarlo Passeri, sotto la direzione del Comando provinciale di Chieti, ha fatto emergere uno scenario preoccupante: decine di extracomunitari avrebbero simulato attività d’impresa, aprendo partite Iva mai usate, per ottenere il permesso di soggiorno e accedere a benefici economici. Sono stati segnalati 63 immigrati clandestini e tre consulenti fiscali.L’indagine ha preso il via da alcuni controlli sul reale svolgimento dell’attività di impresa di 74 extracomunitari titolari di partita Iva. L’analisi incrociata dei dati contenuti nelle banche dati della Guardia di finanza e dei documenti acquisiti nell’Ufficio stranieri della Questura di Chieti ha permesso di scoprire che le dichiarazioni dei redditi, trasmesse all’Agenzia delle entrate con l’aiuto - secondo l’accusa - di tre professionisti compiacenti, fossero del tutto false, mendaci e prive del necessario supporto documentale, ovvero non erano corredate da fatture, ricevute e corrispettivi. Gli accertamenti delle Fiamme gialle hanno evidenziato come le partite Iva, che di fatto erano fittizie, servivano esclusivamente a legittimare la permanenza dei loro titolari in Italia e a evitare i controlli previsti dalla normativa sull’immigrazione. L’attività investigativa ha consentito di scoprire come, oltre al permesso di soggiorno, molti degli indagati avevano anche fatto richiesta, spesso ottenendolo, anche del reddito di cittadinanza, dell’assegno per il nucleo familiare e del reddito d’inclusione.Il sospetto degli inquirenti era che le attività commerciali dichiarate non venissero in realtà esercitate e che le relative certificazioni reddituali fossero generate e trasmesse, dai presunti titolari, tutti provenienti dal Nord Africa, solo per continuare a soggiornare in Italia e per godere, quindi, di tutti i benefici previsti dalla Legge.Nello specifico, i finanzieri, attraverso verifiche incrociate, hanno constatato che 19 persone hanno ottenuto illecitamente la cittadinanza italiana, mentre 52 extracomunitari hanno indebitamente percepito altri benefici economici quali reddito di cittadinanza, assegno nucleo familiare, reddito di inclusione, per un ammontare complessivo pari a 1.445.262,38 euro. A seguito delle verifiche, sono state avviate 54 richieste di cessazione della partita Iva, 44 delle quali sono state già eseguite dall’Agenzia delle entrate.«Il risultato di servizio raggiunto evidenzia e conferma», ha evidenziato il comandante provinciale della Guardia di finanza di Chieti, il colonnello Michele Iadarola, «la trasversalità dell’attività della Guardia di finanza la cui azione è stata finalizzata a contrastare il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, tutelando al contempo le fasce più deboli della popolazione e impedendo la dispersione delle risorse pubbliche».Adesso sarà avanzata richiesta alla Pubblica amministrazione per la revoca dei titoli di soggiorno concessi e il recupero dei benefici economici percepiti indebitamente. L’inchiesta, ancora in corso, potrebbe presto allargarsi ad altri territori. L’attività di indagine si inserisce, infatti, nell’ambito di un più ampio contrasto al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Alla vigilia del ritorno del Ring di Wagner al Teatro alla Scala, Marco Targa, presidente dell’Associazione Wagneriana Milano, ci introduce nel mondo di uno dei compositori che più hanno influenzato la cultura dei nostri giorni, dal cinema alla letteratura
Rodolfo Fiesoli (Ansa)
Era ufficialmente una cooperativa che ospitava famiglie che si rendevano disponibili per l’affidamento di bambini, anche se poi spesso non si trattava di veri nuclei, bensì di quelle che venivano chiamate «famiglie funzionali», ovvero «nuove famiglie» che nella mente malata dei fondatori della comunità avrebbero dovuto sostituire la famiglia naturale. Soprattutto, però, il Forteto era una setta in cui si commettevano abusi con regolarità. Di più: vessazioni e atti di libidine erano la norma. Proprio come Epstein, il fondatore della cooperativa Rodolfo Fiesoli aveva una fittissima rete di contatti nel sistema di potere locale e nazionale. Conosceva e invitava politici (soprattutto progressisti), ospitava giornalisti e magistrati, era perfettamente inserito negli ambienti che contano, e questi ultimi ricambiavano l’attenzione trattandolo come un guru, un esempio da seguire. Proprio come Epstein, Fiesoli nascondeva la propria faccia oscura alla luce del sole: aveva fondato il Forteto nel 1977 e nel 1985 gli era arrivata una prima e pesante condanna per gli abusi sui minorenni. Eppure fino almeno al 2010 ha continuato ad agire indisturbato, ha goduto dei favori di intellettuali e amministratori, e ha continuato a maltrattare e molestare minorenni, esattamente come faceva - dopo una prima condanna - il faccendiere americano. Se ne deduce che a ogni latitudine il potere nascosto agisce sempre allo stesso modo: ha gli stessi vizi, commette gli stessi feroci peccati, gode delle medesime reti di protezione e si sente al riparo dal giudizio di Dio e degli uomini. Su queste similitudini si dovrebbe riflettere a lungo, e un supplemento di riflessione merita di essere fatto sul caso italiano, su cui è stata fatta giustizia soltanto a metà. Come abbiamo raccontato ieri, alcune vittime di Fiesoli hanno ricevuto o devono ricevere cospicui risarcimenti. A differenza di Epstein, il fondatore del Forteto non è morto in carcere in circostanze molto sospette, ma ha concluso la sua esistenza fuori dalla galera, tanto che chi scrive pubblicò - poco prima che morisse - foto che lo ritraevano in un bar intento ad avvicinare dei ragazzini. Se però Fiesoli è stato per lo meno condannato, nessuna punizione è arrivata per la totalità dei potenti che lo hanno favorito, a partire dai magistrati. Vengono i brividi quando si approfondiscono i rapporti che egli intratteneva con giudici e procuratori del Tribunale dei minori di Firenze. Gian Paolo Meucci, uno dei padri fondatori del diritto minorile italiano, monumento del tribunale fiorentino, se ne andava serenamente in giro a dire che la condanna a due anni che Fiesoli si prese nel 1985 era stata una sentenza politica. E i suoi colleghi sottoscrivevano le sue affermazioni. Già questo è curioso: quando serve, si può dire che le sentenze politiche esistono. Fiesoli era appena stato ritenuto colpevole di atti di libidine violenta quando Meucci affidò al Forteto un bambino down a esclusivo scopo dimostrativo: voleva rendere chiaro a tutti che per lui Fiesoli era puro come un giglio. Errore clamoroso se mai ve ne fu uno.
Meucci passò a miglior vita nel 1985, ma negli anni successivi altri suoi colleghi mantennero comportamenti che hanno dell’incredibile. Prendiamo Andrea Sodi, ex figura di spicco del Tribunale per i minorenni di Firenze. Egli frequentava regolarmente Fiesoli, lo fece fino alla fine, pure quando Fiesoli si trovava (finalmente) ai domiciliari con una condanna a 15 anni per gli abusi. Sodi trascorse giorni di vacanza con Fiesoli, faceva la spesa al Forteto, vi andava a cena. A un certo punto emerse addirittura che il figlio di Sodi, tecnico informatico, aveva lavorato per Fiesoli nella cooperativa assieme al figlio di un altro magistrato, Fabio Massimo Drago. Ma i giudici che passavano per la struttura toscana erano parecchi, e mentre loro compravano il formaggio e cenavano in allegria, chiudevano gli occhi sui bambini abusati. È davvero possibile che nessuno di loro abbia mai pagato?
Sappiamo che il Consiglio superiore della magistratura si è più volte occupato di questi giudici, l’ultima volta nel 2019. L’organo di disciplina dei magistrati ha in effetti usato toni piuttosto duri nei riguardi di quanti hanno avuto legami con Fiesoli, e ha certificato l’esistenza di un sistema terrificante. «Certamente le decisioni di affido che si susseguirono e che sembra furono fortemente influenzate dalla fiducia che i dirigenti dell’ufficio riponevano nella struttura e nei suoi responsabili danno adito a molte perplessità», si legge nella delibera del Csm del 2019. Il consiglio dice chiaramente che i giudici avrebbero dovuto farsi venire dei sospetti sul Forteto, e condividerli fra loro, anche perché c’erano state condanne contro Fiesoli nel 1985 e poi nel 2000 da parte della Corte Ue. «Le decisioni assunte dall’autorità giudiziaria in sede penale, prima, e in sede sovranazionale in ambito di tutela dei diritti umani avrebbero ragionevolmente dovuto indurre i dirigenti dell’Ufficio a condividere con gli altri giudici le informazioni in loro possesso, ad assumere con grande prudenza le decisioni di utilizzare ancora la struttura come luogo sicuro ove collocare dei minori e, comunque, a monitorarle attentamente pur attraverso i servizi sociali affidatari anche perché era noto che in alcuni casi gli affidamenti disposti per il tramite dei servizi si traducevano in collocamenti presso le cosiddette famiglie funzionali, ossia famiglie create appositamente, senza che tra i due coniugi vi fosse un reale legame affettivo», si legge ancora nella delibera. «Del resto anche l’attività di vigilanza che sulla struttura del Forteto doveva essere esercitata da parte della Procura minorile di Firenze fu del tutto carente o esercitata in modo del tutto improprio (si pensi a quanto emerge dalla sentenza di primo grado in ordine al rapporto sistematico che il dott. Andrea Sodi, sostituto procuratore minorile, intratteneva con la struttura in virtù di un legame di amicizia con i responsabili della stessa, ove faceva la spesa e spesso si tratteneva a cena). Tanto meno vennero attivate, anche dalle altre Istituzioni competenti che si susseguirono nel tempo, iniziative ispettive o disciplinari».
Il Csm fa notare poi che i giudici fiorentini come Francesco Scarcella, Piero Tony. Gianfranco Casciano e Andrea Sodi erano «dirigenti piuttosto autorevoli e comunque accentratori, che, sia pure in diversi momenti o con diversi modi, avevano tutti maturato una convinzione positiva (o un pregiudizio positivo) sull’operato del Forteto e del Fiesoli; convenzione che di fatto aveva finito per condizionare gli altri giudici». Insomma, il quadro tracciato dall’organo di disciplina dei magistrati è devastante. Ebbene, sapete come si sono concluse le pratiche aperte presso il Csm? Facile: con l’archiviazione. E così è finita la storia del rapporto fra il Forteto e i magistrati: questi ultimi hanno commesso gravi errori, hanno contribuito a dare mano libera all’abusatore di bambini, ma non hanno avuto alcuna sanzione. Così funziona la giustizia da queste parti.
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