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2025-07-25
Dopo i miliardi buttati in accoglienza Schlein critica le spese per l’Albania
È inutile raccontarsi frottole: il modello Albania, finora, è servito a poco o niente. Il governo ci puntava molto, ma non ha retto all’assalto dei giudici, che hanno riportato qui i migranti trasferiti al di là dell’Adriatico in attesa di rimpatrio. Sollevando anche davanti alla Corte di giustizia europea una querelle sul concetto di «Paesi sicuri».
Adesso, Actionaid e l’Università di Bari segnalano che la Prefettura di Roma, competente sulle strutture di Shengjin e Gjadër, ha versato all’ente gestore, Medihospes, 570.000 euro: sono «114.000 euro al giorno per detenere 20 persone, tra metà ottobre e fine dicembre 2024, liberate poi tutte in poche ore», «per cinque giorni di reale operatività». Una cifra sproporzionata, che secondo l’associazione e l’ateneo pugliese qualifica il protocollo con Tirana come «il più costoso, inumano e inutile strumento nella storia delle politiche migratorie italiane». A dire la verità, in Europa lo studiano con attenzione: prima il Regno Unito, poi la Danimarca, entrambi guidati da partiti di sinistra. Copenaghen, cui tocca la presidenza del semestre Ue, pretende di andare persino oltre il progetto del governo italiano. Vuole hub in Stati terzi, per rispedire gli stranieri a casa oppure nelle nazioni di transito.
L’opposizione si è fiondata sui dati sciorinati a proposito dei centri nei Balcani. Durissima la numero uno del Pd, Elly Schlein: «Giorgia Meloni», ha tuonato, «deve chiedere scusa agli italiani, perché i numeri relativi ai costi della sua illegale operazione Albania sono un insulto anche a quei milioni di persone che oggi si trovano in difficoltà», dopo «anni» trascorsi «a blaterare contro i famosi 35 euro al giorno per l’accoglienza». Ma il problema è proprio questo: se oggi le cose non vanno bene, ieri andavano malissimo. E se oggi si pende per provare a rimpatriare gli irregolari, ieri si spandeva per mantenerli a casa nostra.
L’inquilina del Nazareno dovrebbe rispolverare i resoconti di ministero dell’Economia e servizio del bilancio del Senato. Noi li abbiamo recuperati e, anche grazie alle vecchie elaborazioni di Openpolis, abbiamo calcolato quanti soldi i contribuenti hanno sborsato per l’accoglienza degli stranieri tra il 2017 e il 2024. Abbiamo considerato Cas, centri governativi, Sprar e altre strutture, escludendo l’assistenza ai minori non accompagnati, che è intoccabile, almeno quando i minori non sono quelli che si spacciano per tali. Ebbene: parliamo di 14 miliardi e 885 milioni versati nel giro di otto anni. Quasi 15 miliardi. Una media di 1 miliardo e otto all’anno. Cinque milioni al giorno. Questa somma non è un insulto ai nostri connazionali in difficoltà? All’epoca dov’era Giuseppe Conte, che contesta un governo incapace di trovare «6 milioni per le mammografie e che toglie risorse dal fondo per vittime di mafia, usura e orfani di femminicidio» per finanziare Milano-Cortina? E non era sempre Actionaid, a marzo, a denunciare che nella gestione dell’accoglienza manca trasparenza, con il 71,1% dei contratti assegnato senza gara pubblica nel 2023 e il 40% nei primi otto mesi del 2024? Ricordate il business delle coop e i migranti che «rendono più della droga»?
Quale beneficio ci hanno recato le migliaia di extracomunitari ricevuti con tutti i crismi e mantenuti sul nostro territorio? Gli stessi che, secondo le toghe, non si possono spedire in Albania, in edifici che non sono delle segrete per torturarli, bensì istituti gestiti dalle autorità italiane e soggetti alle leggi italiane? Ci hanno forse pagato le pensioni? Sembrerebbe, piuttosto, che siamo stati noi a pagare a loro i bonus: com’è successo alla sessantina di partita Iva fasulle, pizzicate dalla Guardia di finanza di Ortona, in Abruzzo. Furbetti che si fingevano piccoli imprenditori per ottenere assegni familiari, reddito grillino, permessi di soggiorno, quando non la cittadinanza (per concedere la quale, peraltro, la Schlein dimezzerebbe i tempi). Di sicuro, i migranti sono tornati utili a caporali e datori di lavoro disonesti, che li hanno sfruttati per contenere i costi di produzione delle merci e aumentare i propri margini di profitto. A dem, sinistre radicali e +Europa vari, all’indomani dell’approvazione del ddl sul femminicidio, si potrebbe poi rammentare che il 44% dei reati sessuali - parola del Viminale - nei primi nove mesi del 2024 aveva avuto come autore un individuo sbarcato sulle nostre coste.
Il segretario pd insiste sulla presunta illegalità del patto con Tirana, «tanto che quelle prigioni» - se fossero davvero prigioni, i detenuti nel nostro Paese ci andrebbero volentieri - «sono rimaste vuote». Svuotate dai magistrati. Altrimenti, il Cpr avrebbe funzionato a pieno regime e avrebbe consentito il rimpatrio di qualche manciata di adulti in perfetta salute, provenienti da Stati che il nostro governo considera sicuri. Al contrario, aggrappandosi a un verdetto della Corte Ue, i giudici si sono messi a sindacare la classificazione delle nazioni di provenienza, segnatamente Egitto e Bangladesh. Il primo agosto dovrebbe arrivare una pronuncia dal Lussemburgo, i cui effetti potrebbero essere aggirati solo da un intervento dell’Europa stessa.
Sia i danesi, sia il commissario deputato alla pratica, l’austriaco Magnus Brunner, sia la presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola, ne parlano da tempo. Il mantra è: accelerare i rimpatri, uniformare le procedure, limitare i flussi. Magari, stilare una lista unica di Paesi sicuri. Fino ad oggi, però, chi ha fatto da sé ha fatto per tre. Tipo la Germania, che dopo la sfilza di attentati all’arma bianca perpetrati dalle sue «risorse», si vanta di aver rimandato gente in Afghanistan. Di certo senza essere passata per l’Albania. E nemmeno per la sede del Pd.
False partite Iva per stare in Italia
Partite Iva fittizie aperte solo per ottenere il permesso di soggiorno e altri sussidi. La Guardia di finanza di Ortona, in provincia di Chieti, ha scoperto un articolato e collaudato sistema di frode basato sull’apertura illecita di partite Iva, nell’ambito di una complessa attività investigativa che ha coinvolto l’intero territorio nazionale. L’operazione dei finanzieri della Tenenza di Ortona, coordinata dal tenente Giancarlo Passeri, sotto la direzione del Comando provinciale di Chieti, ha fatto emergere uno scenario preoccupante: decine di extracomunitari avrebbero simulato attività d’impresa, aprendo partite Iva mai usate, per ottenere il permesso di soggiorno e accedere a benefici economici. Sono stati segnalati 63 immigrati clandestini e tre consulenti fiscali.
L’indagine ha preso il via da alcuni controlli sul reale svolgimento dell’attività di impresa di 74 extracomunitari titolari di partita Iva. L’analisi incrociata dei dati contenuti nelle banche dati della Guardia di finanza e dei documenti acquisiti nell’Ufficio stranieri della Questura di Chieti ha permesso di scoprire che le dichiarazioni dei redditi, trasmesse all’Agenzia delle entrate con l’aiuto - secondo l’accusa - di tre professionisti compiacenti, fossero del tutto false, mendaci e prive del necessario supporto documentale, ovvero non erano corredate da fatture, ricevute e corrispettivi. Gli accertamenti delle Fiamme gialle hanno evidenziato come le partite Iva, che di fatto erano fittizie, servivano esclusivamente a legittimare la permanenza dei loro titolari in Italia e a evitare i controlli previsti dalla normativa sull’immigrazione. L’attività investigativa ha consentito di scoprire come, oltre al permesso di soggiorno, molti degli indagati avevano anche fatto richiesta, spesso ottenendolo, anche del reddito di cittadinanza, dell’assegno per il nucleo familiare e del reddito d’inclusione.
Il sospetto degli inquirenti era che le attività commerciali dichiarate non venissero in realtà esercitate e che le relative certificazioni reddituali fossero generate e trasmesse, dai presunti titolari, tutti provenienti dal Nord Africa, solo per continuare a soggiornare in Italia e per godere, quindi, di tutti i benefici previsti dalla Legge.
Nello specifico, i finanzieri, attraverso verifiche incrociate, hanno constatato che 19 persone hanno ottenuto illecitamente la cittadinanza italiana, mentre 52 extracomunitari hanno indebitamente percepito altri benefici economici quali reddito di cittadinanza, assegno nucleo familiare, reddito di inclusione, per un ammontare complessivo pari a 1.445.262,38 euro. A seguito delle verifiche, sono state avviate 54 richieste di cessazione della partita Iva, 44 delle quali sono state già eseguite dall’Agenzia delle entrate.
«Il risultato di servizio raggiunto evidenzia e conferma», ha evidenziato il comandante provinciale della Guardia di finanza di Chieti, il colonnello Michele Iadarola, «la trasversalità dell’attività della Guardia di finanza la cui azione è stata finalizzata a contrastare il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, tutelando al contempo le fasce più deboli della popolazione e impedendo la dispersione delle risorse pubbliche».
Adesso sarà avanzata richiesta alla Pubblica amministrazione per la revoca dei titoli di soggiorno concessi e il recupero dei benefici economici percepiti indebitamente. L’inchiesta, ancora in corso, potrebbe presto allargarsi ad altri territori. L’attività di indagine si inserisce, infatti, nell’ambito di un più ampio contrasto al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
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Actionaid e ateneo barese: per i centri balcanici 114.000 euro al giorno a migrante, aperti solo cinque giorni Già: i giudici li hanno svuotati. La leader pd: «Un insulto agli italiani». Allora gli sprechi per tenere tutti qui?La Gdf di Ortona smantella una truffa da 1,5 milioni: 63 extracomunitari si fingevano imprenditori per avere aiuti e permessi di soggiorno. Ottenute 19 cittadinanze indebite.Lo speciale contiene due articoliÈ inutile raccontarsi frottole: il modello Albania, finora, è servito a poco o niente. Il governo ci puntava molto, ma non ha retto all’assalto dei giudici, che hanno riportato qui i migranti trasferiti al di là dell’Adriatico in attesa di rimpatrio. Sollevando anche davanti alla Corte di giustizia europea una querelle sul concetto di «Paesi sicuri».Adesso, Actionaid e l’Università di Bari segnalano che la Prefettura di Roma, competente sulle strutture di Shengjin e Gjadër, ha versato all’ente gestore, Medihospes, 570.000 euro: sono «114.000 euro al giorno per detenere 20 persone, tra metà ottobre e fine dicembre 2024, liberate poi tutte in poche ore», «per cinque giorni di reale operatività». Una cifra sproporzionata, che secondo l’associazione e l’ateneo pugliese qualifica il protocollo con Tirana come «il più costoso, inumano e inutile strumento nella storia delle politiche migratorie italiane». A dire la verità, in Europa lo studiano con attenzione: prima il Regno Unito, poi la Danimarca, entrambi guidati da partiti di sinistra. Copenaghen, cui tocca la presidenza del semestre Ue, pretende di andare persino oltre il progetto del governo italiano. Vuole hub in Stati terzi, per rispedire gli stranieri a casa oppure nelle nazioni di transito.L’opposizione si è fiondata sui dati sciorinati a proposito dei centri nei Balcani. Durissima la numero uno del Pd, Elly Schlein: «Giorgia Meloni», ha tuonato, «deve chiedere scusa agli italiani, perché i numeri relativi ai costi della sua illegale operazione Albania sono un insulto anche a quei milioni di persone che oggi si trovano in difficoltà», dopo «anni» trascorsi «a blaterare contro i famosi 35 euro al giorno per l’accoglienza». Ma il problema è proprio questo: se oggi le cose non vanno bene, ieri andavano malissimo. E se oggi si pende per provare a rimpatriare gli irregolari, ieri si spandeva per mantenerli a casa nostra.L’inquilina del Nazareno dovrebbe rispolverare i resoconti di ministero dell’Economia e servizio del bilancio del Senato. Noi li abbiamo recuperati e, anche grazie alle vecchie elaborazioni di Openpolis, abbiamo calcolato quanti soldi i contribuenti hanno sborsato per l’accoglienza degli stranieri tra il 2017 e il 2024. Abbiamo considerato Cas, centri governativi, Sprar e altre strutture, escludendo l’assistenza ai minori non accompagnati, che è intoccabile, almeno quando i minori non sono quelli che si spacciano per tali. Ebbene: parliamo di 14 miliardi e 885 milioni versati nel giro di otto anni. Quasi 15 miliardi. Una media di 1 miliardo e otto all’anno. Cinque milioni al giorno. Questa somma non è un insulto ai nostri connazionali in difficoltà? All’epoca dov’era Giuseppe Conte, che contesta un governo incapace di trovare «6 milioni per le mammografie e che toglie risorse dal fondo per vittime di mafia, usura e orfani di femminicidio» per finanziare Milano-Cortina? E non era sempre Actionaid, a marzo, a denunciare che nella gestione dell’accoglienza manca trasparenza, con il 71,1% dei contratti assegnato senza gara pubblica nel 2023 e il 40% nei primi otto mesi del 2024? Ricordate il business delle coop e i migranti che «rendono più della droga»?Quale beneficio ci hanno recato le migliaia di extracomunitari ricevuti con tutti i crismi e mantenuti sul nostro territorio? Gli stessi che, secondo le toghe, non si possono spedire in Albania, in edifici che non sono delle segrete per torturarli, bensì istituti gestiti dalle autorità italiane e soggetti alle leggi italiane? Ci hanno forse pagato le pensioni? Sembrerebbe, piuttosto, che siamo stati noi a pagare a loro i bonus: com’è successo alla sessantina di partita Iva fasulle, pizzicate dalla Guardia di finanza di Ortona, in Abruzzo. Furbetti che si fingevano piccoli imprenditori per ottenere assegni familiari, reddito grillino, permessi di soggiorno, quando non la cittadinanza (per concedere la quale, peraltro, la Schlein dimezzerebbe i tempi). Di sicuro, i migranti sono tornati utili a caporali e datori di lavoro disonesti, che li hanno sfruttati per contenere i costi di produzione delle merci e aumentare i propri margini di profitto. A dem, sinistre radicali e +Europa vari, all’indomani dell’approvazione del ddl sul femminicidio, si potrebbe poi rammentare che il 44% dei reati sessuali - parola del Viminale - nei primi nove mesi del 2024 aveva avuto come autore un individuo sbarcato sulle nostre coste.Il segretario pd insiste sulla presunta illegalità del patto con Tirana, «tanto che quelle prigioni» - se fossero davvero prigioni, i detenuti nel nostro Paese ci andrebbero volentieri - «sono rimaste vuote». Svuotate dai magistrati. Altrimenti, il Cpr avrebbe funzionato a pieno regime e avrebbe consentito il rimpatrio di qualche manciata di adulti in perfetta salute, provenienti da Stati che il nostro governo considera sicuri. Al contrario, aggrappandosi a un verdetto della Corte Ue, i giudici si sono messi a sindacare la classificazione delle nazioni di provenienza, segnatamente Egitto e Bangladesh. Il primo agosto dovrebbe arrivare una pronuncia dal Lussemburgo, i cui effetti potrebbero essere aggirati solo da un intervento dell’Europa stessa.Sia i danesi, sia il commissario deputato alla pratica, l’austriaco Magnus Brunner, sia la presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola, ne parlano da tempo. Il mantra è: accelerare i rimpatri, uniformare le procedure, limitare i flussi. Magari, stilare una lista unica di Paesi sicuri. Fino ad oggi, però, chi ha fatto da sé ha fatto per tre. Tipo la Germania, che dopo la sfilza di attentati all’arma bianca perpetrati dalle sue «risorse», si vanta di aver rimandato gente in Afghanistan. Di certo senza essere passata per l’Albania. E nemmeno per la sede del Pd. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/sinistra-spreca-milioni-accoglienza-migranti-2673756519.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="false-partite-iva-per-stare-in-italia" data-post-id="2673756519" data-published-at="1753427370" data-use-pagination="False"> False partite Iva per stare in Italia Partite Iva fittizie aperte solo per ottenere il permesso di soggiorno e altri sussidi. La Guardia di finanza di Ortona, in provincia di Chieti, ha scoperto un articolato e collaudato sistema di frode basato sull’apertura illecita di partite Iva, nell’ambito di una complessa attività investigativa che ha coinvolto l’intero territorio nazionale. L’operazione dei finanzieri della Tenenza di Ortona, coordinata dal tenente Giancarlo Passeri, sotto la direzione del Comando provinciale di Chieti, ha fatto emergere uno scenario preoccupante: decine di extracomunitari avrebbero simulato attività d’impresa, aprendo partite Iva mai usate, per ottenere il permesso di soggiorno e accedere a benefici economici. Sono stati segnalati 63 immigrati clandestini e tre consulenti fiscali.L’indagine ha preso il via da alcuni controlli sul reale svolgimento dell’attività di impresa di 74 extracomunitari titolari di partita Iva. L’analisi incrociata dei dati contenuti nelle banche dati della Guardia di finanza e dei documenti acquisiti nell’Ufficio stranieri della Questura di Chieti ha permesso di scoprire che le dichiarazioni dei redditi, trasmesse all’Agenzia delle entrate con l’aiuto - secondo l’accusa - di tre professionisti compiacenti, fossero del tutto false, mendaci e prive del necessario supporto documentale, ovvero non erano corredate da fatture, ricevute e corrispettivi. Gli accertamenti delle Fiamme gialle hanno evidenziato come le partite Iva, che di fatto erano fittizie, servivano esclusivamente a legittimare la permanenza dei loro titolari in Italia e a evitare i controlli previsti dalla normativa sull’immigrazione. L’attività investigativa ha consentito di scoprire come, oltre al permesso di soggiorno, molti degli indagati avevano anche fatto richiesta, spesso ottenendolo, anche del reddito di cittadinanza, dell’assegno per il nucleo familiare e del reddito d’inclusione.Il sospetto degli inquirenti era che le attività commerciali dichiarate non venissero in realtà esercitate e che le relative certificazioni reddituali fossero generate e trasmesse, dai presunti titolari, tutti provenienti dal Nord Africa, solo per continuare a soggiornare in Italia e per godere, quindi, di tutti i benefici previsti dalla Legge.Nello specifico, i finanzieri, attraverso verifiche incrociate, hanno constatato che 19 persone hanno ottenuto illecitamente la cittadinanza italiana, mentre 52 extracomunitari hanno indebitamente percepito altri benefici economici quali reddito di cittadinanza, assegno nucleo familiare, reddito di inclusione, per un ammontare complessivo pari a 1.445.262,38 euro. A seguito delle verifiche, sono state avviate 54 richieste di cessazione della partita Iva, 44 delle quali sono state già eseguite dall’Agenzia delle entrate.«Il risultato di servizio raggiunto evidenzia e conferma», ha evidenziato il comandante provinciale della Guardia di finanza di Chieti, il colonnello Michele Iadarola, «la trasversalità dell’attività della Guardia di finanza la cui azione è stata finalizzata a contrastare il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, tutelando al contempo le fasce più deboli della popolazione e impedendo la dispersione delle risorse pubbliche».Adesso sarà avanzata richiesta alla Pubblica amministrazione per la revoca dei titoli di soggiorno concessi e il recupero dei benefici economici percepiti indebitamente. L’inchiesta, ancora in corso, potrebbe presto allargarsi ad altri territori. L’attività di indagine si inserisce, infatti, nell’ambito di un più ampio contrasto al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Angelo Bonelli con Elly Schlein (Ansa)
Il lunedì del «prenda posizione» questa volta è davvero originale perché vede noti mangiapreti come Nicola Zingaretti, Matteo Renzi, Angelo Bonelli vestirsi da chierichetti (ed Elly Schlein da suora) pur di sollecitare, premere, incalzare la maggioranza a fare qualcosa di scontato: difendere papa Leone XIV dalle insolenti parole di Donald Trump.
Tutti reduci dalla notte dell’Innominato, tutti in processione con i ceri al posto dei vessilli della Cgil. La scena è singolare, i teologi usciti dal comitato centrale mettono perfino tenerezza. Bonelli parla di blasfemia con la giugulare gonfia neanche fosse un allievo di don Baget Bozzo: «Giorgia Meloni augura buon viaggio al Papa in Africa ma tace vergognosamente sulla blasfemia di Trump. Da cattolico sono indignato. Meloni richiami l’ambasciatore Usa e pretenda le scuse formali». Il leader di Avs è così disturbato da scambiare la premier per una papessa o per il cardinale Pietro Parolin, attribuendole doveri di supplenza nella diplomazia vaticana.
Il fastidio degli adoratori dei sassi dell’Adige è curiosamente determinato dal tono della solidarietà di Giorgia Meloni al pontefice, ritenuto troppo poco papalino. «Desidero rivolgere al Papa il ringraziamento e l’augurio più sincero per il buon esito del viaggio apostolico che lo condurrà per la prima volta in Africa», aveva vergato in mattinata la premier. «Possa il Santo Padre favorire la composizione dei conflitti e il ritorno della pace nel solco tracciato dai suoi predecessori». Non essendoci la parola «Trump» si era scatenata la bagarre.
Così Meloni ha ritenuto di precisare qualche ora più tardi: «Pensavo che il senso della mia dichiarazione fosse chiaro, ma lo ribadisco. Trovo inaccettabili le parole del presidente Trump nei confronti del Santo Padre. Il Papa è il capo della Chiesa cattolica ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra». La polemica dell’opposizione è palesemente strumentale anche perché lo stesso tono istituzionale utilizzato da palazzo Chigi percorre l’augurio di Sergio Mattarella: non nomina mai la Casa Bianca ma nessuno si permette di «vergognarsi».
La processione continua. Nicola Zingaretti sgomita per mostrarsi in prima fila sul sagrato: «Non siamo di fronte a una divergenza politica ma a un tentativo esplicito di piegare l’autorità morale a una logica di propaganda. Noi stiamo con il Papa». E ci mancherebbe. Con un dettaglio inedito: è la prima volta. Perché a fungere oggi da guardie svizzere sono gli stessi leader politici schierati da anni e in modo ferreo con l’aborto «senza se e senza ma», con l’utero in affitto e i bambini comprati nelle fiere, con l’eutanasia come ultima allegra scampagnata. Punti fermi dell’ideologia progressista che vedono il pontefice da 2.000 anni sull’altro fronte. Perfino più vicino, nei valori non negoziabili, a Trump che a loro.
Elly Schlein da sempre ripete: «Non sono credente, sono laica». Ma non potendo farsi sorprendere dagli autonominati «catechisti per un giorno» decide di indossare il velo con buone ragioni: «Insultare il Papa per il suo fortissimo richiamo alla pace, al dialogo e alla dignità umana è un atto gravissimo che rivela fino in fondo la cultura della sopraffazione di chi non tollera voci libere». Tra i finti flagellanti c’è anche Matteo Renzi in fiocchetto e bermuda da capo scout. È meraviglioso vedere prìncipi e vestali del laicismo anticlericale aggrapparsi alla veste bianca per opportunismo politico. «I Trump passano, i papi restano. Ma non c’è nessuno che sventolava il cappellino Maga che oggi avverta il bisogno di stigmatizzare l’attacco della Casa Bianca? Tajani è ancora a Cologno Monzese a rapporto? Salvini potrà mai ritrovare la favella?».
Sempre concentrato su se stesso, il poco credibile prevosto di Italia viva si era dimenticato di aprire la homepage di tutti i siti. Matteo Salvini: «Se c’è una persona che si sta spendendo sul tema della pace e sulla soluzione del conflitto è papa Leone. Attaccare il Papa, uomo simbolo di pace e guida spirituale di miliardi di cattolici, non mi sembra una cosa utile e intelligente da fare». Antonio Tajani: «Nutro grandissimo rispetto nei confronti del Papa; è un uomo forte, determinato, parla di fede e di pace dal primo giorno. Condivido profondamente il suo pensiero». Maurizio Lupi (Noi Moderati): «Solidarietà piena al pontefice dopo le inopportune parole di Trump. In un tempo pieno di incertezze e irrazionalità è ancora una volta la Chiesa a indicare la via».
Tutto rientrato nell’alveo di un’intelligente normalità? No, perché quando arriva il vespro si materializza Giuseppe Conte. «Le parole del Papa sono la migliore reazione agli inqualificabili attacchi di Trump. Però Meloni, madre cristiana, ancora non si è schierata. Prenda posizione». Lo ha fatto due volte, ma nell’oratorio del centrosinistra la realtà è un optional.
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Trump nei panni di Gesù nell'immagine postata su Truth (Ansa)
E non perché noi abbiamo perso il senso dell’umorismo, ma perché a un certo punto, ci sia consentito dirlo con sfumatura nazional-populista, anche basta. Non ci sono mai piaciuti i discorsi pregiudizialmente ostili a The Donald, e anzi per l’uomo abbiamo nutrito inizialmente una certa simpatia. Dopo tutto aveva cominciato piuttosto bene, picconando il woke e presentandosi come il presidente della pace. Certo, non ha risolto il conflitto ucraino in 24 ore come promesso, ma che quella fosse una esagerazione da comizio lo sapeva perfino lui: l’importante era offrire segnali distensivi sulla Russia. Abbiamo tollerato certe sue uscite di pessimo gusto come i video propagandistici su Gaza trasformata in una sorta di nuova Dubai perché poco dopo si era prodigato per ottenere una sottospecie di tregua al massacro (un rallentamento dei bombardamenti era meglio che niente). Abbiamo perfino compreso la ratio dei dazi, per quanto rischiassero di mettere in difficoltà l’economia europea, perché in fondo il gioco sporco della Germania sulle esportazioni era noto e negli anni aveva danneggiato pure noi. E comunque le politiche green europee erano decisamente peggio delle gabelle americane. Abbiamo portato pazienza sull’attacco al Venezuela. Maduro non piaceva a nessuno, e in quel caso l’uso della forza era circoscritto, la strategia era piuttosto chiara e gli obiettivi sono stati velocemente raggiunti. Poi però è arrivato l’attacco all’Iran. E avrà pure qualche ragione, come sostengono certi strenui difensori di Washington, ma ogni tanto bisognerebbe anche ricordarsi che gli alleati vanno trattati con rispetto. Un rispetto per lo meno uguale a quello che gli Usa riservano a Israele. Invece Trump si è imbarcato in una impresa che i suoi più lungimiranti collaboratori gli avevano presentato come complessa e preferibilmente evitabile. Lo ha fatto a nostro danno, senza offrire nulla in cambio e senza un orizzonte chiaro. Sarà anche vero che lo scopo è colpire la Cina, ma se a farne le spese devono essere gli europei, beh allora anche no, grazie. E saranno brutti e cattivi gli ayatollah, come no. Però, di nuovo, occorre avere un po’ di rispetto. Dichiarare che «un’intera civiltà morirà stanotte» non è retorica bellica, è una aberrazione che dovrebbe suscitare vergogna, se non altro perché rende l’Occidente (o presunto tale) esattamente uguale ai nemici che dice di voler combattere in nome della libertà. In ogni caso, non si è trattato solo dell’Iran, ma pure del Libano. È stata lasciata mano libera a Benjamin Netanyahu, dalla cui brama di annientamento sinceramente non vorremmo essere né contagiati né sfiorati. Il Trump che si voleva presidente della pace è morto, sepolto sotto le bombe israeliane e sotto le stupidaggini proferite da certi consiglieri in fase di eccitazione militare. Adesso tocca al Papa. Il quale, con tutta evidenza, fa infuriare Donald perché non è controllabile e a differenza dei rappresentanti delle Chiese di Stato può agire senza condizionamenti politici. Trump, in escalation mistica, prima si finge Spirito santo sostenendo di averlo fatto eleggere. Poi si tramuta in Martin Lutero e lo copre di insulti perché osa parlare di pace. Infine si paragona a Cristo e si fabbrica da solo sui social ritratti da venerare. Non sappiamo se qualche svalvolato pastore evangelico o qualche bellicoso protestante-sionista abbia convinto il presidente di essere un nuovo Messia. Di certo nelle sue azioni si legge una buona dose di esaltazione apocalittica, emerge l’antico vizio dei puritani che si credevano i soli illuminati da Dio, investiti dalla missione sacra di redimere il mondo. Ma poco importa: Trump dovrebbe sapere che chi si crede il Messia ritornato, di solito, non fa una bella fine, e il più delle volte porta alla rovina un bel po’ di innocenti. Si, lo ammettiamo: Donald ci è stato simpatico, tempo fa. Ma adesso (non da oggi) ci suscita un solo commento: anche basta.
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